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venerdì 18 ottobre 2013

USA: verso la decadenza del sistema partitico bipolare

Con la conclusione della vicenda della crisi che ha portato gli Stati Uniti sull’orlo del fallimento, si pare ora una fase di analisi per la politica interna americana, con il compito, per chi non si riconosce nell’area del tea party e quelle ad esso vicine, fenomeno che riguarda anche i democratici, di costruire un terreno comune affinché la prima economia mondiale non sia più tenuta in ostaggio da sentimenti estremi. Il primo dato riguarda il numero dei repubblicani che hanno votato alla Camera contro il provvedimento; si tratta di 144 onorevoli su di un totale di 234. Quindi la grande maggioranza del Partito Repubblicano sarebbe stata favorevole al default e si può dire che la quasi totalità dei contrari si identifica quindi nell’area del Tea Party. Le distinzioni di posizione dalla completa identificazione con il movimento dei Tea Party, può valere per poche unità, che hanno espresso voto contrario per non contrariare il proprio elettorato, anche pensandola in maniera differente, ma resta il fatto che la grande maggioranza dei contrari appoggia il conservatorismo espresso dall’America più profonda. Questo fatto rafforza l’indicazione già rilevata più volte che si assiste ad una clamorosa, ma ormai accertata spaccatura del Partito Repubblicano, dove coloro i quali si differenziavano soltanto per poco dai democratici sono, ormai, in netta minoranza. Una ragione individuata dagli analisti è stata la virata a sinistra di Obama, ma in, effetti, questo giudizio appare precipitoso e fuorviante: confondere l’estensione della sanità al maggior numero di persone con una impostazione dello stato appare azzardato, se non strumentale e funzionale alle argomentazioni del Tea Party. In realtà il Presidente americano ha finora praticato una ben timida politica economica di redistribuzione, non facendo seguire i fatti ai proclami elettorali. Scartata questa ipotesi, la spaccatura repubblicana va cercata all’interno del tessuto sociale dove è maturata: quella che è definita l’America più profonda, nominalmente legata alle tradizioni, ma incapace di evolvere verso una modernità consapevole, spesso scambiata per una corruzione dei costumi, una parte di nazione condizionata dai predicatori religiosi sempre più intrisi di fanatismo e governata da uomini politici allergici al bene comune, spesso identificato come scusa per aumentare le tasse. L’elezione di Obama e la sua conferma, probabilmente c’entrano poco o niente con l’evoluzione che ha permesso la sempre maggiore influenza del Tea Party, quello che è in corso è uno scontro tra gli USA delle grandi città, della popolazione urbana e le sue esigenze con gli stati rurali e frammentati, dove la densità abitativa è bassa ed è più sentito un sentimento individualista rispetto ad uno maggiormente collettivo. Questa frattura è sempre stata presente nella società statunitense, ma gli effetti della globalizzazione l’hanno accentuato in maniera estrema. Se sul piano politico il primo pericolo che corre il sistema americano è un dominio sempre maggiore del Tea Party sull’intero partito repubblicano, esiste anche la possibilità che il partito conservatore possa patire una scissione. In entrambi i casi, col sistema elettorale tarato sul bipartitismo, gli effetti sulla governabilità degli USA potrebbero essere disastrosi ed il caso sul default potrebbe diventare la norma. Con un partito repubblicano egemonizzato dal Tea Party sarebbe impossibile qualsiasi dialogo con i democratici e quindi ogni forma di collaborazione, ma anche con una frammentazione in tre partiti, che avrebbe come prima conseguenza la migrazione verso i repubblicani depurati dal Tea Party, dei democratici più tiepidi, si determinerebbe una situazione numerica difficilmente componibile per ottenere un governo con una maggioranza ampia e sicura. Occorre anche tenere presente che alle prossime presidenziali una personalità carismatica come Obama non potrà ripresentarsi e quindi gli scenari saranno ancora più incerti. L’unica strada che per il momento appare percorribile è quella di legare i repubblicani contrari all’invadenza eccessiva del Tea Party in un qualche modo al Partito Democratico, in una sorta di grande intesa europea in versione americana. Le affinità dimostrate nel salvataggio dello stato potrebbero sviluppare situazioni di dialogo caratterizzate da compromessi accettabili, anche pensando di riformare un sistema elettorale che pare avviarsi alla sua scadenza per le mutate condizioni del sistema politico. In ogni caso l’augurio per il mondo intero è che i moderati prevalgano: un paese statunitense governato dal Tea Party sarebbe un problema per gli assetti economici e politici globali.

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