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Politica Internazionale
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venerdì 13 febbraio 2015
Nell'accordo ucraino il segnale della supremazia della Germania nell'Unione Europea
L'accordo, che fissa una tregua instabile nella regione dell'Ucraina orientale, ha avuto come protagonisti i capi di stato di Germania, Francia, Russia, Ucraina e del paese ospite, la Bielorussia. Tecnicamente si è trattato di un vertice caratterizzato dall’assenza degli organismi sovranazionali, come l’Unione Europea e le Nazioni Unite, che, ancora una volta, hanno evidenziato tutta la loro debolezza sullo scacchiere internazionale. Gli Stati Uniti, assenti solo formalmente, si sono fatti rappresentare da Parigi e Berlino, con i quali hanno coordinato la strategia diplomatica; tuttavia l’assenza degli americani è stata significativa. Obama ha lasciato condurre le trattative a due stati europei, praticando una sorta di educazione in omaggio alla area che circoscrive al crisi, al’interno del continente europeo. L’assenza dell’ONU è senza dubbio da rimarcare: quale compito istituzionale poteva essere più appropriato per intervenire in una trattativa come elemento neutrale e quindi di mediazione, che il caso Ucraino? Ancora una volta occorre interrogarsi sul senso reale dell’esistenza delle Nazioni Unite e sull’urgenza di una sua riforma, come alternativa alla cancellazione per inutilità manifesta. Il caso dell’assenza dell’Unione Europea testimonia ancora una volta, che la distanza dall’unione politica dei paesi aderenti è troppo lontana ed, anzi, ancora più lontana rispetto al passato. Se Francia e Germania hanno dovuto assumersi l’onere di condurre un negoziato così rilevante significa che le strutture di Bruxelles, malgrado i loro costi, non sono state ritenute all’altezza. Del resto i guasti fatti dalla titolare precedente delle politiche estere comunitarie paiono pari all’imbarazzante impalpabile presenza della attuale commissaria. Questo significa, in ambito europeo, un ritorno, più nei modi che nei fatti, dell’importanza delle istituzioni statali rispetto a quelle centrali; l’Europa resta insieme soltanto per la moneta unica e l’attuale momento delle relazioni internazionali, che, pur in quadro tragico, poteva dare l’occasione per una nuovo impulso alle strutture di Bruxelles, diventa l’ennesima occasione perduta. Certamente si può ragionare sulle ragioni delle debolezza strutturale dell’Unione Europea in senso politico, che è sempre più evidente, proprio per la mancanza di reale volontà degli stati maggiori di favorire il processo di integrazione. Le ragioni stanno sia a monte del processo, ma anche sono provocate da fenomeni congiunturali, che sconfinano nell’economia. Sicuramente la politica di integrare più stati possibili, ha generato una profonda differenza da quelli che erano i valori fondanti sui quali i primi membri avevano posto le basi per l’unità: spesso l’adesione è maturata per motivi di convenienza, economica e politica, che ha distratto Bruxelles dalla via iniziale; si è preferito aggiungere nazioni ulteriori soltanto per il requisito della vicinanza geografica, senza indagare sulle reali motivazioni a fare parte di una unione di stati destinata a diventare organismo sovranazionale. In questo ha influito la volontà americana di sottrarre paesi, che prima erano nell’orbita sovietica, alla Russia, per isolare Mosca. La mancanza di una carta di valori rigidamente approvati e fortemente vincolanti, ha creato spazi di manovra, che sono diventati di disturbo, per governi non disposti a cedere parti consistenti della propria sovranità, fattore che ha bloccato in maniera forte l’integrazione politica. Ma gli stessi spazi lasciati liberi da una Bruxelles troppo assente, sono stati usati da quegli stati più forti, per esercitare una egemonia nella direzione della politica europea. Attualmente è innegabile che il ruolo della Germania sia differente rispetto agli altri stati europei e che il potere di indirizzo fornitogli dalla potenza economica, gli conferisca una autonomia politica che sconfina nelle sovranità degli altri stati, con una capacità invasiva che può configurare addirittura una nuova fattispecie per il diritto internazionale. Tutto questo avviene nella quasi assenza di contrasto degli altri stati, che subiscono l’influenza tedesca in maniera che pare ormai rassegnata. La necessità di un nuovo riequilibrio delle istituzioni comunitarie per un rilancio del programma di unione politica è quindi particolarmente urgente per bilanciare una azione che Berlino ha reso troppo pervasiva in un contesto non più paritario, ma con un membro con un potere reale, anche se non sancito, maggiore degli altri membri dell’unione.
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