Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
venerdì 10 luglio 2015
Le ragioni che ostacolano la soluzione della questione nucleare iraniana
Malgrado le dichiarazioni ufficiali hanno più volte ribadito di essere vicine ad una soluzione della questione nucleare, la tanta attesa conclusione continua a tardare. Ormai siamo ben oltre la data finale, che era stata fissata per il 30 giugno, nonostante questo la sensazione di potere arrivare alla definizione della questione, si alterna con il timore di non riuscirci e vanificare sforzi diplomatici enormi. Proprio per questo motivo i negoziatori delle due parti non rinunciano a cercare la soluzione finale. Tuttavia la posizione americana è quella di non volere continuare all’infinito la trattativa, la casa Bianca è intenzionata ad uscire dalle trattative con un risultato conclusivo, sia positivo, che negativo. In effetti questo allungamento della negoziazione non depone a favore della conclusione tanto attesa, al momento di arrivare al dunque le due parti trovano nuovi ostacoli per la firma finale. Eppure l’occasione è troppo importante per farsela sfuggire, un accordo definitivo metterebbe fine ad anni di rivalità e potrebbe permettere all’Iran di uscire dall’isolamento e dare un nuovo assetto, forse più stabile alla regione mediorientale. La discussione adesso ruota intorno a tre temi, che Teheran ritiene fondamentali. La prima questione riguarda l’embargo internazionale sulla forniture di armi, la seconda le ispezioni in siti militari, accettate soltanto in forma ridotta dagli iraniani e la terza le norme che dovranno regolare la ricerca e lo sviluppo che l’Iran può fare sul suo territorio nel settore nucleare. Si tratta, ovviamente di tre punti chiave, ai quali i negoziatori americani e francesi sono molto sensibili, perché probabilmente temono di alterare ulteriormente l’atteggiamento di Israele ed Arabia Saudita, già profondamente contrari ad ogni tipo di accordo con l’Iran. Dei tre punti contestati il primo è quello che nel breve periodo agita di più gli oppositori dell’accordo; l’embargo delle Nazioni Unite riguarda le armi convenzionali e la tecnologia di missili balistici. Mantenendo inalterato questo divieto si mira a non aumentare la potenza dell’esercito iraniano con lo scopo di limitare la volontà del paese di giocare un ruolo più rilevante nello scacchiere regionale. Anche se l’apporto iraniano contro lo Stato islamico, fa comodo agli USA, le distanze tra i due paesi sono ancora notevoli e il riarmo dell’Iran non è visto con favore da Tel Aviv, Riyadh e da parte degli stessi Stati Uniti, dove il Partito Repubblicano si è più volte detto contrario alla firma dell’accordo. Inoltre lo sviluppo della tecnologia dei missili balistici potrebbe consentire in un futuro il trasporto di una testata nucleare. Questo aspetto è quello maggiormente temuto da Israele: se al momento l’Iran sembra essere meno bellicoso occorre ricordare che larghe parti della società del paese continuano a vedere la nazione israeliana come il nemico da colpire. Il secondo punto di contrasto può essere difficilmente accettabile per Teheran, perché potrebbe consentire di violare la segretezza dei propri armamenti e rappresentare una sorta di violazione di sovranità. Su questo argomento si potrebbe raggiungere un accordo fissando ispezioni solo per determinati siti da effettuare con modalità rigidamente concordate. Il terzo punto è quello che investe il lungo periodo, perché si tratterebbe di monitorare costantemente i progressi e le modalità si sviluppo, che l’Iran riuscirà a conseguire nella tecnologia nucleare. Anche questo punto mette sotto tutela lo stato iraniano e, se da un lato, se ne può comprendere la necessità, dall’altro offre argomenti di forte critica ai detrattori interni iraniani dell’accordo. Uno dei maggiori fattori di complicazione del conclusione del negoziato è dato proprio dalle rispettive opinioni pubbliche interne: sa negli USA vi è la contrarietà dei repubblicani, in Iran vi è quella dei movimenti maggiormente legati all’ideologia religiosa; entrambi questi schieramenti hanno atteggiamenti analoghi e ritengono di concedere troppo alla parte avversa. Ma il mancato accordo danneggerebbe in maniera maggiore l’Iran, che è vincolato al raggiungimento della sospensione delle sanzioni, un provvedimento atteso lungamente dalla popolazione. Se il governo di Teheran non arriva a questo obiettivo, che era nel programma elettorale, può andare incontro a forti tensioni interne capaci di alterare l’equilibrio del paese. Per Obama si tratterebbe di una sconfitta più personale, un obiettivo dichiarato nel suo programma di politica estera, ma che non avrebbe ripercussioni interne alla nazione. Più problematica diventerebbe però la gestione della diplomazia in una fase delicata della situazione mediorientale. Per queste ragioni si può avere un debole ottimismo sulla conclusione dei lavori, che restano, però, ancora nella più profonda incertezza.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento