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martedì 14 luglio 2015

Termina in modo positivo il negoziato sul nucleare iraniano

Con due settimane di ritardo sulla scadenza prevista, i colloqui sulla questione nucleare iraniana si sono conclusi in maniera positiva. Non si può ancora parlare di accordo, perché si deve attendere la ratifica dei parlamenti statunitense ed iraniano, ma la chiusura del negoziato ha comunque un rilievo di portata storica, ed apre nuovi scenari di politica internazionale, fino ad ora quasi impensabili. Sicuramente si tratta dell’evento diplomatico più importante dell’anno, per ciò che investe e per i possibili sviluppi collegati. Come ha affermato l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, il risultato è tale che entrambe le parti hanno vinto e nessuno esce sconfitto dalla trattativa, mentre il ministro degli esteri iraniano ha parlato di un compromesso che non è completamente soddisfacente, ma che è il migliore possibile. Dietro questa dichiarazione c’è tutta la fatica che gli sforzi compiuti hanno comportato, sia in questa fase finale, che nei lunghi incontri preparativi, dove l’insuccesso è stato più volte sfiorato.  I termini finali dell’accordo contemplano il divieto per Teheran di produrre quantitativi sufficienti per arrivare alla costruzione dell’arma atomica, su di un arco di tempo di almeno dieci anni; per le ispezioni sono previste nuove modalità, mentre per i siti militari iraniani l’accesso potrà anche non essere garantito. Questa ultima regola mira a non violare in maniera troppo evidente la sovranità iraniana, particolare a cui la delegazione di Teheran teneva parecchio. In cambio il paese iraniano vedrà dall’inizio del 2016 la tanto attesa fine delle sanzioni economiche, che permetterà di accedere ai mercati esteri sia con le esportazioni, che con le importazioni. La misura ha già provocato immediatamente una discesa dei prezzi del greggio di cui l’Iran detiene un decimo delle riserve mondiali. Questo aspetto era molto sentito sia dal governo, che dalla popolazione perché permetterà al paese una crescita economica, che si prevede generalizzata ed alzerà la qualità della vita della società iraniana. Per quanto riguarda l’embargo sulle importazioni di armi tradizionali, la durata sarà ancora di cinque anni, mentre le restrizioni sulla tecnologia riguardante i missili balistici dureranno ancora per otto anni. La ricerca, sullo sviluppo della tecnologia nucleare, sarà oggetto di un inchiesta da parte dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica per accertare che anche in passato non vi siano stati sviluppi in senso militare della tecnologia atomica, in ogni caso gli impianti in funzione dovrebbero restare attivi, se utilizzati a scopi civili. Per il futuro l’Iran continuerà l’arricchimento dell’uranio nelle quantità consentite, così come la ricerca per  lo sviluppo delle principali centrifughe potrà proseguire entro i limiti delle applicazioni civili.  Nell’eventualità del mancato rispetto anche di singole parti dell’accordo, le sanzioni tornerebbero ad essere in vigore entro sessantacinque giorni dall’accertamento della violazione. Per Obama, che nei suoi mandati ha avuto sempre come punto debole la politica estera, si tratta del maggiore successo in campo internazionale che sia riuscito a conseguire: il raggiungimento dell’accordo apre, infatti, nuove prospettive per una distensione definitiva tra i due paesi e scenari di collaborazione più stretti su temi di interesse comune, come il terrorismo. Il contraltare al successo diplomatico è la reazione di Israele, che ha accolto la notizia nel peggiore dei modi, ritenendo la firma dell’accordo un regalo al terrorismo che Teheran potrà finanziare con la fine delle sanzioni. La strategia del governo di Tel Aviv è ora quella di fare pressione sul partito repubblicano e sugli esponenti del Congresso contrari all’esito positivo del negoziato per impedirne la trasformazione in accordo ufficiale. Per il presidente statunitense, quindi, ora parte una nuova fase di contrattazioni, tutta rivolta a convincere il parlamento USA  ha non ostacolare il risultato del negoziato. Più facile dovrebbe essere questo compito per i responsabili iraniani, che avevano proprio come obiettivo principale la fine delle sanzioni e che si attendono   i festeggiamenti della popolazione. Resta il problema politico del crescente peso che l’Iran assumerà nell’ambito degli equilibri regionali, con la sempre presente minaccia dell’Arabia Saudita di acquistare un ordigno atomico dal Pakistan. Il nuovo Re saudita si è finora distinto per un attivismo incentrato sulla contrapposizione religiosa tra sunniti e sciiti e la fine del negoziato non potrà che aumentare l’ostilità di Riyadh verso Teheran, anche attraverso atti ostili indiretti. Se, da un lato, si è ottenuto quello che sembra un grande successo per la pace globale, la delicata regione mediorientale rischia di avere un fattore in più di destabilizzazione.

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