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venerdì 9 ottobre 2015

Libia: raggiunta un'intesa per un governo unico

Alla vigilia della scadenza del suo mandato, l'inviato delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, raggiunge una intesa per la costituzione di un governo di unità nazionale in Libia. Questo risultato arriva dopo mesi di trattative estenuanti, avvenute con una situazione interna molto grave, dove la presenza di continui scontri armati ha avvicinato il paese libico ad una situazione di guerra civile, con il contorno di una grave situazione umanitaria che riguarda oltre 2,4 milioni di persone. Dopo la morte di Gheddafi la Libia è sprofondata in una situazione di anarchia a causa della presenza di numerose bande armate, che spesso facevano riferimento ai fondamentalisti islamici, favoriti, nella loro azione, dall’assenza di una alternativa politica che potesse occupare il vuoto di potere lasciato dalla fine della dittatura. L’errore fondamentale delle potenze occidentali impegnate militarmente contro Gheddafi è stato quello, dopo la sconfitta delle truppe regolari di Tripoli, di non presidiare un territorio, dove il condizionamento totale della dittatura aveva azzerato ogni possibile forma di opposizione organizzata e dove le uniche strutture tollerate erano i clan tribali; questa organizzazione sociale, naturalmente divisa all’interno di porzioni di territorio ben definite, non poteva essere congeniale per un passaggio di potere in grado di sostituire immediatamente l’organizzazione statale precedente. Senza un presidio del territorio, che presupponeva un impegno considerevole con la presenza di truppe di terra, unito ad un effettivo sostegno teso alla costruzione della necessaria organizzazione per supportare una amministrazione statale da formare ex novo, il paese libico è precipitato in un conflitto intestino, che è stato responsabile, tra l’altro, dell’aumento delle migrazioni verso l’Europa, attraverso l’Italia ed una situazione di profonda instabilità nelle coste meridionali del Mediterraneo, quindi molto vicino alle coste europee. L’accordo raggiunto non risolve la questione, ma costituisce un punto di partenza importante, al quale finora non si era ancora arrivati. Materialmente le due delegazioni riunite in Marocco sono arrivate ad accordarsi su di una lista di nomi contenente i possibili candidati alla guida del paese, questa lista dovrà essere ora esaminata dai due governi contrapposti di Tobruk e Tripoli. La speranza è quella di incontrare il gradimento, se non di tutto il popolo libico, almeno della grande parte del paese; nella lista figurano personalità appartenenti ad entrambi i parlamenti per bilanciare gli opposti schieramenti, che si differenziano, è bene ricordarlo, per una diversa impostazione delle forze politiche che gli compongono. Mentre il parlamento di Tobruk, appare meno condizionato dalla presenza di movimenti religiosi, quello di Tripoli è legato ai Fratelli musulmani ed è salito al potere grazie alle milizie religiose, usurpando quello costretto a fuggire a Tobruk, nonostante fosse legittimamente eletto. Certamente per raggiungere la pace ed una stabilità nel paese la trattativa ha dovuto non considerare come causa ostativa la posizione illegittima del parlamento di Tripoli, ma ciò ne comporta, anche se in modo implicito, un riconoscimento internazionale, che finora era stato negato. La comunità internazionale, infatti, in modo unanime, aveva sempre dato il riconoscimento formale al parlamento fuggito a Tobruk ed ora si troverà in una posizione scomoda, costretta a dialogare con i rappresentanti maggiormente legati ai movimenti confessionali, intorno ai quali ruota una galassia di formazioni probabilmente anche coinvolte con i traffici di armi e di esseri umani, questi ultimi usati come mezzo per mettere sotto ricatto i governi occidentali, una modalità che ricalca quelle già ampiamente usate dallo stesso Gheddafi. Non è escluso che proprio la pressione esercitata sull’Europa dall’aumento del flusso migratorio abbia indotto i paesi occidentali ad un atteggiamento più morbido verso il parlamento di Tripoli, per favorire una soluzione condivisa, tesa anche ad evitare possibili interventi di tipo militare contro i trafficanti di esseri umani, più volte minacciati. Oltre a questi problemi si aggiunge quello, forse, per certi versi, ancora più grave, della presenza nella regione della Sirte dello Stato islamico, che può rappresentare una minaccia concreta e che ha potuto prosperare soltanto grazie alla profonda rivalità tra i due parlamenti e che potrà essere sconfitto soltanto da una Libia unita e governata da un esecutivo legittimato.

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