Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 16 dicembre 2015

Nasce una nuova coalizione militare sunnita

L'Arabia Saudita ha creato una coalizione militare di paesi sunniti per combattere lo Stato islamico ed altri gruppi terroristici. Se la prima impressione può essere quella di una alleanza costituita per eliminare i dubbi sulla reale collaborazione con gli Usa e le potenze occidentali contro il califfato, ad una analisi più attenta, questo nuovo soggetto che entra sulla scena del sempre più confuso conflitto mediorientale, rischia di compromettere ulteriormente i fragili equilibri presenti. Intanto le finalità del socio fondatore della coalizione, l’Arabia Saudita, non sembrano essere essenzialmente quelle di sconfiggere lo Stato islamico, ma, sopratutto, di bilanciare l’azione di Iran e Russia, sia nella questione siriana, dove l’obiettivo è sempre quello di eliminare Assad dalla scena, per prendere l’influenza di Damasco, sia nello scenario irakeno, dove la presenza di Teheran è sempre maggiore. Proprio a riguardo del paese irakeno, la preoccupazione saudita è quella di contrastare l’accresciuto potere degli sciiti nei confronti dei sunniti, una conseguenza della cattiva gestione americana del dopo Saddam. Le finalità della coalizione sono quelle di contrastare l’azione di ogni gruppo terroristico, quindi non il solo Stato islamico, senza, peraltro, definire chi rientra in questa categoria. La questione non è secondaria, se si pensa all’accanimento con il quale le forze armate saudite si stanno battendo nello Yemen, contro ribelli sciiti non direttamente collegati con l’Iran. Appare chiaro che una interpretazione così larga dei possibili nemici, individuati come terroristi, rischia di fare entrare in questa categoria formazioni o movimenti, che presenti nello scenario in questione, non rientrano nella concezione di Riyadh. In questa ottica anche le formazioni laiche, che combattono contro Assad sostenute dagli Stati Uniti, potrebbero diventare obiettivo dell’azione della nuova coalizione guidata dall’Arabia Saudita. I paesi che hanno confermato la loro adesione alla coalizione sono la Giordania, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Bahrain, Bangladesh, Benin, la Turchia, il Ciad, Togo, Tunisia, Gibuti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea, Palestina, Repubblica di Comore, Qatar, Costa d'Avorio, Kuwait, Libano, Libia, Maldive, Mali, Malaysia, Egitto, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria e Yemen. L’operatività dall’alleanza dovrebbe svolgersi in maniera coordinata con le potenze occidental ie le organizzazioni internazionali, tuttavia il quadro politico delle parti in campo appare confuso e già compromesso da interessi troppo contrastanti. Appare fin troppo chiaro che l’obiettivo di sconfiggere lo Stato islamico, da parte tutti i soggetti sia soltanto una parte delle loro reali intenzioni e costituisca sempre più una scusante attraverso cui creare nuovi equilibri nella regione. Occorrerà interpretare quali saranno i sentimenti degli Stati Uniti nei confronti di questa alleanza. Da un lato uno schieramento di forze musulmane sul terreno è sempre stato un obiettivo della Casa Bianca, per evitare dubbi di generare un conflitto che poteva essere interpretato come neocolonialista e consentire di dare una soluzione interna alla crisi del medioriente. Tuttavia i punti di vista troppo distanti e gli atteggiamenti spesso equivoci di Arabia Saudita e Turchia, nei confronti del califfato, non chiariscono i dubbi sulle reali intenzioni della coalizione. La difficoltà dei rapporti con la Russia, ormai ritenuta essenziale per la soluzione del problema, potrebbe acuirsi tra l’Alleanza Atlantica e Mosca, se la Turchia, dall’interno della nuova coalizione, continuasse ad operare perseguendo i propri interessi, che sono quelli di eliminare Assad e rendere difficile la vita ai curdi. Ma anche le ambizioni saudite, che non sono solo politiche, ma anche religiose, potrebbero incrinare i rinnovati rapporti tra Iran ed USA, ed anzi, questo potrebbe essere proprio un obiettivo di Riyadh. Una questione ulteriore è proprio come potrà essere il rapporto con Teheran, dato che la creazione di una alleanza formata da soli stati sunniti, non può che non rischiare un peggioramento tra i due rami maggiori dell’islamismo, estremizzando così una situazione già grave. Il giudizio su questa alleanza non può essere positivo, perchè nasce proprio da una unione particolare, la matrice sunnita, anziché essere estesa ad una platea trasversale, ma ciò è dovuto a differenze rilevanti che sono tutt’altro che superate ed andrebbero appianate in via diplomatica in maniera preventiva, per non aggiungere nuovi elementi di discordia in grado di favorire l’entità che si dice di volere combattere: lo Stato islamico.

Nessun commento:

Posta un commento