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giovedì 2 luglio 2026

Pericolo sunnita per Israele

 Il prossimo obiettivo della strategia, politica e militare, di Israele, passa dall’orizzonte sciita a quello sunnita. Tel Aviv, con dichiarazioni di differenti politici, anche di alto rilievo, ha minacciato esplicitamente la Turchia, definendola il nuovo Iran, ed assoggettandola al Qatar, entrambi accusati di volere estendere la loro influenza dalla Siria fino a tutto il Medio Oriente. La presenza di oltre ventimila militari turchi nel paese siriano rappresenta un ostacolo per l’ulteriore obiettivo espansionistico, che Tel Aviv si sarebbe prefissato, dopo il Libano. L’impossibilità dello scontro militare si sposta, così, su quello diplomatico e non riguarda solo la Turchia ed il Qatar, l’obiettivo più ampio è evitare una coalizione più compatta e coesa di paesi sunniti, tra cui Egitto ed Arabia Saudita, con quest’ultima che sembra sfuggita alla suggestione degli accordi di Abramo, proprio a causa delle operazioni militari spregiudicate di Israele. Gli effetti del ridimensionamento iraniano e dei suoi alleati, ha finito per favorire un risorgimento delle ragioni politiche sunnite, che, sebbene con alcune differenze di vedute, sono accomunate da un interesse strategico e geopolitico della limitazione del ruolo israeliano nella regione a favore di un nuovo protagonismo nel Medio Oriente, con conseguente limitazione della libertà di azione militare che Israele si è arrogato, con la dottrina di occupazione in Libano, dopo la continua carneficina di Gaza. A alleanza sunnita, tra l’altro, si deve anche annoverare il Pakistan, altro attore impegnato ad assumere sempre più rilevanza internazionale; tuttavia la preoccupazione maggiore di Tel Aviv riguarda la Turchia, sia per la capacità del suo esercito, sia per la sua ambizione ad essere la forza trainante della coalizione sunnita, ma, soprattutto per la sua appartenenza all’Alleanza Atlantica, che rende praticamente impossibile un possibile attacco, anche se minacciato, da parte di Israele verso la Turchia. Oltretutto i rapporti da Trump ed Erdogan sono, al momento, ottimi e questo complica di molto le velleità israeliane. Certo un attacco contro Ankara metterebbe alla prova la solidità dell’Alleanza Atlantica, già compromessa dal presidente americano, tuttavia andare allo scontro frontale con l’Europa dovrebbe essere un buon dissuasivo anche per gli atteggiamenti sprezzanti di Tel Aviv. Resta comunque, una opzione da non sottovalutare e da considerare attentamente da parte di uno stato, che è diventato praticamente protagonista, in negativo, di politiche autoreferenziali nel campo del diritto internazionale e dell’uso indiscriminato delle armi. Con la possibile creazione di questa alleanza sunnita la questione palestinese tornerebbe praticamente come il problema di primo piano, dato il favore, almeno dichiarato, dei paesi sunniti ad una risoluzione a favore di uno stato palestinese. Da considerare anche le ingenti capacità economiche dei paesi produttori di petrolio, che potrebbero destinare alla ricostruzione di Gaza ed alla liberazione dalle colonie della Cisgiordania, per accrescere il loro prestigio in tutti i paesi sunniti e più in generale nell’opinione pubblica mondiale, che ha isolato Israele, purtroppo soltanto moralmente. Non è da tralasciare anche l’influsso che deriverebbe da questo protagonismo internazionale della Turchia nell’ambito interno dove Erdogan incontra crescenti difficoltà, che ha sempre cercato di risolvere più con la politica internazionale anziché con l’azione interna, basata su repressione e contrasto al dissenso. Aldilà delle implicazioni interne, che saranno comunque un dato da monitorare e da tenere in costante monitoraggio, occorrerà verificare gli sviluppi della politica interna israeliana, per vedere l’indirizzo che potrà prendere, anche e soprattutto nel caso di sconfitta dell’attuale governo. Le minacce del vice presidente americano, nei confronti di Tel Aviv, hanno costituito una novità da parte del governo di Washington, che per ora non ha sortito gli effetti voluti, ma hanno costituito un precedente rilevante, che, in caso di sviluppi ed unito alla nascita del blocco sunnita, sono per Israele un pericoloso segnale di pericolo: come reagirà staremo a vedere.

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