Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 29 agosto 2014

أوكرانيا: إدارة أوباما صعبة بشأن الأزمة

بالنسبة للرئيس أوباما هي واحدة من أصعب الفترات التي مرت ولايته في تربة السياسة الخارجية. يتطلب تعميق الأزمة في أوكرانيا الولايات المتحدة الأمريكية حالة تأهب منذ قلب أوروبا، من دون الدعم المناسب للاتحاد الأوروبي، قاتلوا بين المصالح الجيوسياسية والمصالح الاقتصادية. ما ضحى هو احترام القانون الدولي، أن موسكو تنتهك دون عقاب لفترة طويلة جدا الآن. أدلة قاطعة على مرور الوسائل الحدود وفعالة الأوكرانية من الروس الآن تبدو ثابتة. تبرير صالحة القليل من الالتزام الإنساني موسكو لصالح السكان الموالين لروسيا، في حين قتلت موضوع الطائرات المدنية الماليزية أسفل، ربما عن طريق الصواريخ الروسية لها، على الرف على ما يبدو دون أي العدالة للضحايا. واشنطن مترددة في التورط في مواجهة عسكرية بعيدة أكثر خطورة من أي خصم من الأصولية الإسلامية. نحن هنا في أرض أكثر بكثير تقويض الشرق الأوسط. ما تبقى من الدول الغربية، على الرغم من اجتيازه قبل الأزمة، أكثر بكثير حاسمة للاقتصاد العالمي، سوريا أو العراق. إذا كانت النية عدم استخدام القوة من قبل البيت الأبيض لبعض، كما أنها على يقين من أن واشنطن لا تنوي تأجيل لسلوك بوتين وتقلب مرة أخرى إلى نوع من الحل الدبلوماسي. سوف تشديد العقوبات على روسيا أن يكون الصك الذي سيتم استخدامه لجلب موسكو في القضبان القانون الدولي. بالنسبة للولايات المتحدة، التوغل الروسي في أراضي أوكرانيا هو عرض من أعراض واضحة للسياسة التوسعية لوقف بأي ثمن، وهذا بالفعل بعد الأحداث في شبه جزيرة القرم لم تنتج أي نتائج لموسكو اذا لم العقوبات الاقتصادية، لحظة تستبطن بعض الصعوبات، جنبا إلى جنب مع إدانة دولية دون آثار كبيرة. موقف أوباما من الصعب لداخل المعسكر الغربي هناك تطابق وجهات النظر، والولايات المتحدة هي المركز المهيمن السفير لدى الأمم المتحدة، سامانثا باور، الذي يزعم أن عدم وجود رد فعل على تهديد موسكو ان يؤدي الى عملية مكلفة للغاية للحفاظ على الدبلوماسية الأمريكية. الخوف داخل الولايات المتحدة بأن موسكو هي المضي قدما في التوسع لها في العقاب تماما. هو، كما يتبين من وقائع خوف له ما يبرره، والتي لا يمكن حتى مناقشته في مقر مجلس الامن الدولي لالفيتو الروسي واضح، فضلا عن أجزاء أقل وضوحا من الصين، والوضع الذي نشأت على رأسه بشدة بمبدأ عدم التدخل في الشؤون الداخلية للدول، عند قاعدة المذهب في السياسة الخارجية الصينية. فمن الواضح أن المصالح الخاصة فقط، ضد الولايات المتحدة، وتحديد موقف عدائي من بكين. ولكن إذا كان في المنزل يجب أن يحتوي على أوباما المواقف التي تدخل الحدود، مع الاتحاد الأوروبي يكافح مع الكثير من الحذر من الدول الأوروبية التي تكيفت على مضض عقوبات ضد روسيا، بسبب فقدان الدخل الناجم عن حظر الواردات . في الواقع تتعلق هذه المواقف في معظم الدول الغربية من الاتحاد الأوروبي، ولكنها هي أيضا الأكثر أهمية من الناحية السياسية، في حين أن الدول التي كانت تابعة للكتلة الشيوعية هي تلك الأكثر انخراطا في أوباما الدعوة إلى بذل جهد أكبر لاحتواء روسيا، في بحكم ماضيهم داخل الستار الحديدي. على الأرجح لا يزال بالتالي إلى تشديد العقوبات جنبا إلى جنب مع المساعدة والإمدادات العسكرية للجيش الأوكراني. هذا القرار قد تثير المواجهة بين واشنطن وموسكو بطريقة خطرة وتؤثر على جميع المشاكل الدولية الرئيسية الحاضر. التفكير في سوريا، حيث يمكن تحديد الدور الروسي من نتائج الصراع. وفي الوقت نفسه، فإن قضية الأوكرانية أن تركز قمة حلف شمال الاطلسي يوم 4 سبتمبر، الذي سيعقد في المملكة المتحدة، حيث أوكرانيا، ونطلب من المفترض رسميا مساعدة من الحلف؛ سيكون خطوة سياسية من شأنها أن يكون لها تأثير على الأزمة التي، في هذه الأثناء، يؤمل يعاني توقف.

giovedì 28 agosto 2014

Gli USA cercano alleati contro il califfato

La necessità per gli Usa è quella di combattere il califfato, ma questa esigenza non può essere portata avanti con le sole forze americane, sia dal lato militare, che da quello politico. In questo assunto sono racchiusi i limiti che Obama si è dato per rispondere alla minaccia degli integralisti sunniti; si tratta di un ragionamento molto ponderato, che deve conciliare, prima di tutto l’azione militare, nel brevissimo periodo, e quella politica su periodi più lunghi, per dare una concreta stabilità a tutta la regione. Ma trovare un’intesa tra più paesi sul piano bellico, significa dare i fondamenti ad un coinvolgimento più ampio sul piano politico e diplomatico su quello riguardante il futuro della regione ed il suo assetto. Il presidente degli USA, impiegando gli aerei americani in appoggio ai combattenti curdi ed all’esercito regolare irakeno, sta già derogando al suo principio di fare intraprendere al proprio paese una nuova guerra al terrorismo in maniera unilaterale e senza l’appoggio concreto di altre potenze, ben conscio del fatto che, senza una unità di intenti che comprenda una vasta platea internazionale, ogni sforzo risulterà vano. Tuttavia l’esigenza di sconfiggere il califfato è più impellente delle regole della dottrina Obama e la Casa Bianca deve intraprendere, comunque, il ruolo di capofila di una eventuale alleanza che si formerà per raggiungere questo scopo. Anche perché gli interessi minacciati dagli uomini dello stato islamico vanno aldilà di quelli americani, investendo quelli dei paesi limitrofi, fino ad arrivare a minacciare l’intera Europa. Peraltro già dall’inizio dell’azione contro l’esercito dello stato islamico dell’Iraq e del Levante, gli USA hanno avuto preventivamente il permesso di bombardare gli integralisti dallo stato irakeno, non agendo certo in maniera autonoma ed attenendosi così alle regole imposte da Obama.  Lo scenario attuale cambia la situazione, giacché l’intenzione di attaccare gli integralisti anche dal versante siriano verrebbe concessa e sostenuta da un governo formalmente nemico degli USA, come quello di Assad. Per non collaborare con Damasco, come sembrano essere le intenzioni statunitensi ed in generale delle potenze occidentali, la legittimazione dovrebbe venire da proprio da una coalizione internazionale, comunque non sotto le bandiere dell’ONU per i soliti blocchi imposti nella sede del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da Cina e Russia. Per quanto riguarda la difesa dell’Iraq e del Kurdistan, gli USA sono riusciti ad aggregare sette nazioni (Albania, Canada, Croazia, Danimarca, Italia, Francia e Regno Unito), che si sono impegnate a fornire armi e materiale vario ai combattenti curdi, cui deve aggiungersi la Germania, che pare non intenda fornire armamenti ma mezzi di supporto, come materiale per comunicazioni. Questa sorta di coalizione rappresenta un inizio, soprattutto per sostenere politicamente la scelta di Obama, ma non è sufficiente a garantire un impegno più gravoso, come quello di affrontare la questione con la Siria o la gestione dei territori irakeni dopo una eventuale ritirata del califfato. In questa ottica la diplomazia americana si è messa all’opera con l'Australia, Regno Unito, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. L’intenzione della Casa Bianca è di coinvolgere i paesi arabi verso un sostegno dell’opposizione moderata ad Assad, in un progetto che miri anche a scalzare la dittatura siriana (progetto che se intrapreso all’inizio della rivolta avrebbe, forse impedito la nascita del califfato) e nello stesso tempo battere gli uomini del califfato sul terreno della Siria, mentre gli altri paesi potrebbero contribuire agli attacchi aerei condotti dalle forze USA. L’azione di scatenare una lotta allo stato islamico è quindi partita, tuttavia, occorre ancora rilevare che gli obiettivi, anche grazie all’alleanza con il governo irakeno e l’amministrazione curda, dal lato dell’Iraq sono ben definiti e delineati, sia dal punto di vista tattico, che della gestione più immediata, mentre dal lato siriano la situazione appare più confusa, sia per i rapporti con Assad, che per una situazione che si è venuta a creare in una zona dove gli USA non possono contare su alleati e contatti certi; proprio per questo motivo l’attività di raccolta di informazioni, mediante droni ed aerei spia è già iniziata per consentire e  pianificare un attacco nella miglior sicurezza possibile.

The United States seeking allies against the caliphate

The need for the United States is to fight the caliphate, but this requirement can not be carried out with only the American forces, both from the military and politically. In this assumption are enclosed in the limits that Obama has given to respond to the threat of fundamentalist Sunnis; it is a very thoughtful reasoning, which must reconcile, first of all military action in the very short term, and that policy over longer periods, to give a concrete stability in the whole region. But finding an agreement between countries in terms of war, means giving the foundations for a wider involvement in political and diplomatic on the one regarding the future of the region and its trim. The President of the United States, using American aircraft in support of Kurdish fighters and Iraqi regular army, is already derogating from the principle of doing his own country to undertake a new war on terror, unilaterally and without the practical support of other powers , well aware of the fact that without a unity of purpose that includes a wide international audience, every effort will be in vain. However, the need to defeat the caliphate is the most compelling of the rules of the doctrine of Obama and the White House must be taken, however, the role of leader of a possible alliance that will be formed to achieve this goal. Also because the interests threatened by the men of the Islamic state go beyond those of Americans, investing those of neighboring countries, until you get to threaten the whole of Europe. Moreover, since the beginning of the action against the army of the Islamic state of Iraq and the Levant, the United States had advance permission to bomb the Iraqi fundamentalist state, certainly not acting independently and so according to the rules imposed by Obama. The current scenario change the situation, since the intention of attacking the fundamentalists also from the Syrian side would be granted and paid by a government formally enemy of the United States, like that of Assad. In order not to cooperate with Damascus, as they seem to be the intentions of the United States and the Western powers in general, it should come from their own legitimacy by an international coalition, but not under the banner of the UN for the usual blockade imposed on the seat of the Security Council United Nations from China and Russia. With regard to the defense of Iraq and Kurdistan, the United States is able to aggregate seven countries (Albania, Canada, Croatia, Denmark, Italy, France and the UK), who are committed to providing weapons and other materials to Kurdish fighters , to which must be added the German, who apparently does not intend to provide weapons but the means of support, as a material for communications. This sort of coalition represents a beginning, especially to politically support the choice of Obama, but it is not enough to guarantee a most difficult task, such as to address the issue with Syria or the management of the Iraqi territories after a possible retreat of the caliphate. In this perspective, American diplomacy is at work with Australia, the United Kingdom, Jordan, Qatar, Saudi Arabia, Turkey and United Arab Emirates. The intention of the White House is to involve the Arab countries to support a moderate opposition to Assad, in a project that also seeks to undermine the Syrian dictatorship (a project which if taken at the beginning of the revolt would have perhaps prevented the birth of caliphate) and at the same time beat the men of the caliphate on the ground of Syria, while the other countries could contribute to the airstrikes conducted by the US forces. The action to trigger a fight to the Islamic state is playing then, however, it should also be noted that the objectives, also thanks to the alliance with the Iraqi government and the Kurdish administration, on the side of Iraq are well defined and delineated, both from the tactical point of view, that of managing more immediate, while the Syrian side the situation is more confused, and for relations with Assad, who for a situation that has arisen in an area where the United States can not count on allies and certain contacts; for this reason the business of gathering information, using drones and spy planes has already begun to allow and plan an attack in the best possible security.

Los Estados Unidos en busca de aliados contra el califato

La necesidad de que Estados Unidos es la lucha contra el califato, pero este requisito no puede llevarse a cabo sólo con las fuerzas estadounidenses, tanto de los militares como políticamente. En este supuesto están encerrados en los límites que Obama ha dado para responder a la amenaza de los sunitas fundamentalistas; se trata de un razonamiento muy considerado, que debe conciliar, en primer lugar la acción militar en el muy corto plazo, y que la política en períodos más largos, para dar una estabilidad hormigón en toda la región. Pero la búsqueda de un acuerdo entre los países en términos de guerra, significa dar las bases para una participación más amplia en los ámbitos político y diplomático en el que se refiere al futuro de la región y su alineación. El Presidente de los Estados Unidos, el uso de aviones de Estados Unidos en apoyo de combatientes kurdos y el ejército regular iraquí, ya está de excepción al principio de hacer su propio país para emprender una nueva guerra contra el terrorismo, de forma unilateral y sin el apoyo práctico de otras potencias , muy consciente del hecho de que sin una unidad de propósito, que incluye una amplia audiencia internacional, todo esfuerzo será en vano. Sin embargo, la necesidad de derrotar el califato es la más convincente de las reglas de la doctrina de Obama y la Casa Blanca hay que tener, sin embargo, el papel de líder de una posible alianza que se formó para lograr este objetivo. También porque los intereses amenazados por los hombres del Estado islámico van más allá de las de los americanos, la inversión de los países vecinos, hasta llegar a poner en peligro el conjunto de Europa. Por otra parte, desde el inicio de la acción contra el ejército del Estado Islámico de Irak y el Levante, los Estados Unidos tenían permiso previo para bombardear el estado fundamentalista iraquí, luego, no actúan de manera independiente y por lo tanto de acuerdo a las reglas impuestas por Obama. El escenario actual cambia la situación, ya que se le concedería la intención de atacar a los fundamentalistas también desde el lado sirio y pagado por un gobierno formalmente enemigo de los Estados Unidos, como el de Assad. Con el fin de no cooperar con Damasco, ya que parecen ser las intenciones de los Estados Unidos y las potencias occidentales en general, debe provenir de su propia legitimidad por una coalición internacional, pero no bajo la bandera de las Naciones Unidas para el bloqueo de costumbre impuesta a la sede del Consejo de Seguridad Naciones Unidas de China y Rusia. Con respecto a la defensa de Irak y el Kurdistán, los Estados Unidos es capaz de agregar siete países (Albania, Canadá, Croacia, Dinamarca, Italia, Francia y Reino Unido), que están comprometidos con el suministro de armas y otros materiales a los combatientes kurdos , a lo que se añadió el alemán, que al parecer no tiene la intención de proporcionar armas, pero los medios de apoyo, como material para las comunicaciones. Este tipo de coalición representa un comienzo, sobre todo para apoyar políticamente la elección de Obama, pero no es suficiente para garantizar una tarea más difícil, por ejemplo, para tratar el tema con Siria o la gestión de los territorios iraquíes después de un posible retiro del califato. En esta perspectiva, la diplomacia estadounidense está trabajando con Australia, el Reino Unido, Jordania, Qatar, Arabia Saudita, Turquía y los Emiratos Árabes Unidos. La intención de la Casa Blanca es involucrar a los países árabes para apoyar una oposición moderada al Assad, en un proyecto que también busca socavar la dictadura siria (un proyecto que si se toma al inicio de la revuelta tal vez hubiera evitado el nacimiento de califato) y al mismo tiempo, golpearon a los hombres de califato en la tierra de Siria, mientras que los otros países podrían contribuir a los ataques aéreos llevados a cabo por las fuerzas estadounidenses. La acción para desencadenar una lucha hasta el estado islámico se reproduce a continuación, sin embargo, también debe tenerse en cuenta que los objetivos, también gracias a la alianza con el gobierno iraquí y la administración kurda, en el lado de Irak están bien definidos y delineados, tanto desde el punto de vista táctico, el de la gestión más inmediata, mientras que el lado sirio, la situación es más confusa, y para las relaciones con Assad, quien por una situación que ha surgido en un área en la que Estados Unidos no puede contar con aliados y ciertos contactos; por esta razón, el negocio de la recolección de información, el uso de aviones no tripulados y aviones espías ya ha comenzado a permitir y planear un ataque en la mejor seguridad posible.

Die USA suchen Verbündete gegen das Kalifat

Die Notwendigkeit für die Vereinigten Staaten ist, um das Kalifat zu kämpfen, aber diese Forderung nicht nur mit den amerikanischen Streitkräften durchgeführt werden, sowohl aus dem militärischen und politisch. In dieser Annahme sind in den Grenzen, die Obama gegeben hat, um auf die Bedrohung durch fundamentalistische Sunniten reagieren eingeschlossen; es ist eine sehr durchdachte Argumentation, die in Einklang bringen müssen, allen voran Militäraktion in der sehr kurzen Laufzeit, und diese Politik über längere Zeiträume, um eine konkrete Stabilität in der gesamten Region zu geben. Doch die Suche nach einer Einigung zwischen den Ländern in Bezug auf Krieg, bedeutet Verzicht die Grundlagen für eine breitere Beteiligung an politischen und diplomatischen auf der einen über die Zukunft der Region und ihrer Ordnung. Der Präsident der Vereinigten Staaten, mit amerikanischen Flugzeug zur Unterstützung der kurdischen Kämpfer und irakische regulären Armee, ist bereits eine Abweichung von dem Prinzip zu tun, sein eigenes Land, einen neuen Krieg gegen den Terror unternehmen, einseitig und ohne praktische Unterstützung anderer Mächte , auch der Tatsache bewusst, dass ohne eine gemeinsame Zielsetzung, die ein breites internationales Publikum enthält, werden alle Anstrengungen vergebens sein. Allerdings ist die Notwendigkeit, das Kalifat besiegen die überzeugendste der Regeln der Lehre von Obama und dem Weißen Haus getroffen werden müssen, aber die Rolle des Anführers einer möglichen Allianz, die gebildet werden, um dieses Ziel zu erreichen. Auch, weil die Interessen von den Männern des islamischen Staates bedroht gehen über die der Amerikaner, Investitionen der Nachbarländer, bis Sie zu der ganz Europa bedrohen. Darüber hinaus, da der Beginn der Aktion gegen die Armee des islamischen Staates im Irak und der Levante, hatten die Vereinigten Staaten Voraus die Erlaubnis, die irakische fundamentalistischen Staat bombardieren, schon gar nicht handeln unabhängig und so nach den Regeln von auferlegten Obama. Das gegenwärtige Szenario die Situation ändern, da die Absicht der Angriff auf die Fundamentalisten auch von der syrischen Seite gewährt werden würde und bezahlt von der Regierung offiziell Feind der Vereinigten Staaten, wie die von Assad. Um nicht mit Damaskus zusammenarbeiten, wie sie scheinen, die Absichten der Vereinigten Staaten und die Westmächte in der Regel sollte es aus ihrer eigenen Legitimität von einer internationalen Koalition kommen, aber nicht unter dem Banner der Vereinten Nationen für die übliche Blockade auf dem Sitz im Sicherheitsrat verhängt werden Vereinten Nationen aus China und Russland. Im Hinblick auf die Verteidigung des Irak und Kurdistan, sind die Vereinigten Staaten in der Lage, sieben Ländern (Albanien, Kanada, Kroatien, Dänemark, Italien, Frankreich und Großbritannien), die auf die Bereitstellung Waffen und andere Materialien, die kurdischen Kämpfer verpflichtet sind aggregieren , auf die als ein Material für die Kommunikation der deutschen, der offenbar nicht beabsichtigt, Waffen, aber die Mittel zur Unterstützung hinzugefügt werden müssen. Diese Art von Koalition stellt einen Anfang, vor allem politisch unterstützt die Wahl von Obama, aber es ist nicht genug, um eine höchst schwierige Aufgabe zu gewährleisten, wie das Problem mit Syrien oder die Verwaltung der irakischen Territorien nach einem möglichen Rückzug des Kalifats anzugehen. In dieser Perspektive ist die amerikanische Diplomatie bei der Arbeit mit Australien, Großbritannien, Jordanien, Katar, Saudi-Arabien, der Türkei und den Vereinigten Arabischen Emiraten. Die Absicht des Weißen Hauses ist es, die arabischen Länder einbeziehen, um eine moderate Opposition gegen Assad zu unterstützen, in einem Projekt, das versucht auch die syrische Diktatur (ein Projekt, das, wenn zu Beginn der Revolte zu unterlaufen wäre die Geburt vielleicht verhindert werden können Kalifat) und zur gleichen Zeit schlugen die Männer des Kalifats auf dem Boden von Syrien, während die anderen Länder könnten auf die Luftangriffe durch die US-Streitkräfte durchgeführt beitragen. Die Aktion, die einen Kampf bis zum islamischen Staat auslösen wird dann spielen, aber es sollte auch darauf hingewiesen, dass die Ziele, auch dank der Allianz mit der irakischen Regierung und der kurdischen Verwaltung, auf der Seite des Irak sind klar definiert und abgegrenzt, beide werden von der taktischen Standpunkt aus, dass die Verwaltung mehr sofort, während die syrischen Seite ist die Situation verwirrt, und für die Beziehungen zu Assad, der für eine Situation, die in einem Gebiet entstanden ist, wo die Vereinigten Staaten können nicht auf Verbündete zählen und bestimmte Kontakte; aus diesem Grund das Geschäft der Sammlung von Informationen, mit Drohnen und Spionageflugzeuge hat bereits begonnen, zu ermöglichen und zu planen einen Angriff auf die bestmögliche Sicherheit.

Les États-Unis cherchent des alliés contre le califat

La nécessité pour les Etats-Unis pour lutter contre le califat, mais cette exigence ne peut être effectuée uniquement avec les forces américaines, à la fois de l'armée et politiquement. Dans cette hypothèse sont enfermés dans les limites que Obama a donné pour répondre à la menace de sunnites fondamentalistes; c'est un raisonnement très réfléchie, qui doit concilier, tout d'abord une action militaire dans le très court terme, et que la politique sur de longues périodes, pour donner une stabilité béton dans toute la région. Mais trouver un accord entre les pays en termes de guerre, c'est donner les bases d'une plus grande implication dans la vie politique et diplomatique sur celle concernant l'avenir de la région et sa garniture. Le président des États-Unis, en utilisant des avions américains à l'appui de combattants kurdes et l'armée régulière irakienne, est déjà dérogeant au principe de faire son propre pays à entreprendre une nouvelle guerre contre le terrorisme, unilatéralement et sans le soutien pratique des autres puissances , bien conscient du fait que, sans une unité de but qui comprend un large public international, tous les efforts seront vains. Toutefois, la nécessité de vaincre le califat est le plus convaincant des règles de la doctrine d'Obama et la Maison Blanche doivent être prises, cependant, le rôle de chef de file d'une alliance possible qui sera formé pour atteindre cet objectif. Aussi parce que les intérêts menacés par les hommes de l'Etat islamique vont au-delà des Américains, investir ceux des pays voisins, jusqu'à ce que vous arrivez à menacer l'ensemble de l'Europe. En outre, depuis le début de l'action contre l'armée de l'Etat islamique d'Irak et du Levant, les États-Unis avaient donné l'autorisation de bombarder l'état fondamentaliste irakien, certainement pas agir de façon indépendante et donc selon les règles imposées par Obama. Le scénario actuel de modifier la situation, puisque l'intention d'attaquer les fondamentalistes aussi du côté syrien serait accordée et versée par un gouvernement officiellement ennemi des États-Unis, comme celle de Assad. Afin de ne pas coopérer avec Damas, comme ils semblent être les intentions des États-Unis et les puissances occidentales en général, il doit venir de leur propre légitimité par une coalition internationale, mais pas sous la bannière de l'ONU pour le blocus qu'impose habituellement sur ​​le siège du Conseil de sécurité Organisation des Nations Unies de la Chine et de la Russie. En ce qui concerne la défense de l'Irak et du Kurdistan, les Etats-Unis est en mesure de réunir sept pays (Albanie, Canada, Croatie, Danemark, Italie, France et Royaume-Uni), qui se sont engagés à fournir des armes et d'autres matériaux à des combattants kurdes , à laquelle il faut ajouter l'allemand, qui, apparemment, n'a pas l'intention de fournir des armes, mais les moyens de soutien, en tant que matériau pour les communications. Ce genre de coalition représente un début, en particulier pour soutenir politiquement le choix d'Obama, mais il ne suffit pas à garantir une tâche plus difficile, comme d'aborder la question avec la Syrie ou la gestion des territoires irakiens après une éventuelle retraite du califat. Dans cette perspective, la diplomatie américaine est à l'œuvre avec l'Australie, le Royaume-Uni, la Jordanie, le Qatar, l'Arabie Saoudite, la Turquie et les Émirats arabes unis. L'intention de la Maison Blanche est à associer les pays arabes à soutenir une opposition modérée à Assad, dans un projet qui vise aussi à saper la dictature syrienne (un projet qui, s'il est pris au début de la révolte aurait peut-être empêché la naissance de califat) et en même temps ont battu les hommes du califat sur ​​le terrain de la Syrie, tandis que les autres pays pourraient contribuer aux frappes aériennes menées par les forces américaines. L'action de déclencher une lutte pour l'Etat islamique joue alors, cependant, il convient également de noter que les objectifs, aussi grâce à l'alliance avec le gouvernement irakien et l'administration kurde, sur le côté de l'Irak sont bien définis et délimités, à la fois du point de vue tactique, celui de la gestion plus immédiate, tandis que du côté syrien, la situation est plus confuse, et pour les relations avec Assad, qui pour une situation qui s'est créée dans une région où les Etats-Unis ne peuvent pas compter sur des alliés et certains des contacts; pour cette raison, l'entreprise de collecte d'informations, en utilisant des drones et des avions espions a déjà commencé à autoriser et de planifier un attentat à la meilleure sécurité possible.

Os Estados Unidos procuram aliados contra o califado

A necessidade de os Estados Unidos é a luta contra o califado, mas este requisito não pode ser realizada apenas com as forças norte-americanas, tanto do militar e politicamente. Neste pressuposto estão encerrados nos limites que Obama deu para responder à ameaça de sunitas fundamentalistas; é um raciocínio muito pensativo, que deve conciliar, antes de tudo, uma ação militar, a muito curto prazo, e que a política em períodos mais longos, para dar uma estabilidade de concreto em toda a região. Mas encontrar um acordo entre os países em termos de guerra, significa dar as bases para uma maior participação na política e diplomática de um em relação ao futuro da região e sua guarnição. O presidente dos Estados Unidos, usando aviões americanos em apoio a combatentes curdos e exército regular iraquiano, que derroga o princípio de fazer o seu próprio país para realizar uma nova guerra contra o terrorismo, de forma unilateral e sem o apoio prático de outras potências , bem ciente do fato de que, sem uma unidade de propósito que inclui uma vasta audiência internacional, todos os esforços serão em vão. No entanto, a necessidade de derrotar o califado é a mais convincente das regras da doutrina de Obama ea Casa Branca devem ser tomadas, no entanto, o papel do líder de uma possível aliança que será formada para atingir esse objetivo. Também porque os interesses ameaçados pelos homens de Estado islâmico ultrapassam os dos norte-americanos, o investimento dos países vizinhos, até chegar a ameaçar toda a Europa. Além disso, desde o início da ação contra o exército do Estado Islâmico do Iraque e do Levante, os Estados Unidos tinham permissão antecipada para bombardear o estado fundamentalista iraquiano, certamente não agir de forma independente e assim de acordo com as regras impostas pela Obama. O cenário atual mudar a situação, uma vez que a intenção de atacar os fundamentalistas também do lado sírio seria concedido e pago por um governo formalmente inimigo dos Estados Unidos, como a de Assad. A fim de não cooperar com Damasco, como eles parecem ser as intenções dos Estados Unidos e as potências ocidentais em geral, deve vir de sua própria legitimidade por uma coalizão internacional, mas não sob a bandeira das Nações Unidas para o bloqueio de costume imposto à sede do Conselho de Segurança Nações Unidas da China e da Rússia. No que diz respeito à defesa do Iraque e do Curdistão, os Estados Unidos são capazes de agregar sete países (Albânia, Canadá, Croácia, Dinamarca, Itália, França e Reino Unido), que se comprometeram a fornecer armas e outros materiais para combatentes curdos , ao qual deve ser adicionado o alemão, que, aparentemente, não tem a intenção de fornecer armas, mas os meios de apoio, como um material para comunicações. Este tipo de coalizão representa um começo, especialmente para apoiar politicamente a escolha de Obama, mas não é suficiente para garantir uma tarefa mais difícil, como para resolver o problema com a Síria ou a gestão dos territórios iraquianos após uma possível retirada do califado. Nesta perspectiva, a diplomacia norte-americana está a trabalhar com a Austrália, o Reino Unido, Jordânia, Qatar, Arábia Saudita, Turquia e Emirados Árabes Unidos. A intenção da Casa Branca é envolver os países árabes para apoiar uma oposição moderada a Assad, em um projeto que também procura minar a ditadura síria (um projecto que se tomada no início da revolta teria talvez impediu o nascimento de califado) e ao mesmo tempo vencer os homens do califado na terra da Síria, enquanto os outros países poderiam contribuir para os ataques aéreos realizados pelas forças norte-americanas. A ação para desencadear uma luta para o Estado islâmico está jogando, em seguida, no entanto, também deve-se notar que os objetivos, também graças à aliança com o governo iraquiano ea administração curda, no lado do Iraque são bem definidos e delineados, tanto do ponto de vista tático, o de gestão mais imediato, enquanto o lado sírio a situação é mais confusa, e para as relações com Assad, que há uma situação que surgiu em uma área onde os Estados Unidos não podem contar com aliados e certos contatos; por este motivo a empresa de coleta de informações, utilizando drones e aviões de espionagem já começou a permitir e planejar um ataque no melhor segurança possível.