Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 13 aprile 2018

أوروبا تتساءل عن العقوبات ضد إيران لسوريا

هناك صراع داخل الدول الأوروبية حول الموقف الذي يجب اتخاذه مع إيران. هناك مسألتان ، وحتى إذا بدا كل منهما غير مرتبط ببعضهما البعض ، فإنهما يمثلان مشكلة في العلاقات مع طهران ، ولكن مع واشنطن أيضًا. التورط الإيراني في الحرب السورية إلى جانب الأسد ، وبالتالي جميع أخطائه ، يتطلب من الدول الأوروبية تقديم رد دبلوماسي قوي على الدولة الإيرانية: الحل الذي يتم التوصل إليه هو فرض عقوبات على طهران ، سبب المناقشة هو مدى جدية هذه التدابير. ويرتبط السؤال بالاتفاق النووي الذي اشترته إيران أيضا مع الاتحاد الأوروبي وألمانيا وفرنسا والمملكة المتحدة. والخوف هو أنه بسبب العقوبات المفروضة على وجودها في سوريا ، فإن طهران لديها رد فعل سلبي أيضا على الاتفاقية النووية ، وخاصة بالنسبة للضغط القادم من الولايات المتحدة الأمريكية ، والذي يبدو ، مع الرئيس ترامب ، يريد الانسحاب مما وافق. ما يخشاه الأوروبيون هو أن وضع عقوبات جديدة على إيران يمكن أن يكون نوعاً من العذر لإيران لجعل المعاهدة غير فعالة وتمهيد الطريق أمام التطوير النووي الإيراني. هذا السيناريو سيكون الأسوأ في هذه المرحلة ، والذي يتسم بالتوترات بين الأمريكيين والروس ، لأن الجبهة الإيرانية ستفتح بشكل رسمي. في الواقع ، فإن سلوك ترامب لا يتأثر فقط بالأفكار المسبقة للبيت الأبيض ، ولكن أيضا بسبب ضغوط الإسرائيليين والملكيات السنية ، المعارضين التقليديين لطهران. الخطر الملموس هو انتشار الأسلحة النووية وحالة التوتر الدائم مع إيران التي يمكن أن تدعي حقها في إجراء أبحاث نووية ، بما في ذلك لأغراض عسكرية وجدل يتكون من تهديدات بالتدخل المسلح ، وردود كافية ، مثل كان قد حدث بالفعل قبل التوقيع على الاتفاق تم التوصل إليه. من أجل تجنب عودة توازن الرعب على نطاق متعدد الأقطاب ، وبالتالي أكثر صعوبة في السيطرة ، اقترحت برلين وباريس ولندن عقوبات ضد إيران بمخطط إجراءات انتقائية: السبب ليس التسبب في تشديد في طهران ، وفي الوقت نفسه ، تبرهن لواشنطن على أنه بهذه الطريقة ، يمكن للمرء أن يكون صارمًا مع إيران دون حثه على الانسحاب من المعاهدة. على الرغم من الاختلاف مع بعض الشركاء الأوروبيين ، فإن التدابير المقترحة لا تتعلق بالدولة الإيرانية ، لكن مسؤوليها يعتقد أنهم متورطون بشكل مباشر في الصراع السوري. إذا كان من الواضح ، من جهة ، عملية نفذت لإظهار جميع النوايا الحسنة الممكنة لبلد كان مسؤولاً على أي حال عن ارتكاب مذابح ضد المدنيين ، من ناحية أخرى ، يمكن أن يخطئ هذا التحذير على وجه التحديد لضعفه. ترامب ، وبالتالي ، توفر له الفرصة لمواصلة المشروع لمقاطعة المعاهدة النووية. الخطر الحقيقي هو أنه ، بالإضافة إلى رئيس الولايات المتحدة ، حتى الحكومة الإيرانية تستفيد من هذه العقوبات للتخلي عن المعاهدة ، مع الأخذ في الاعتبار أيضًا أن الفوائد المتوقعة في المجال الاقتصادي قد انخفضت إلى حد كبير حتى الآن. وبعبارة أخرى ، يمكن لطهران أن تحكم على أنه من الأنسب أن تتحرك نحو أن تصبح قوة ذرية ، وفي الوقت نفسه ، تعزز العلاقات السياسية والتجارية مع الدول المعادية للأميركيين مثل روسيا ، ولكن أيضا الصين ، التي تعتبر أكثر فائدة من الناحية الاستراتيجية. على حساب المنافع الاقتصادية المحتملة ، في الوقت الراهن لم تصل ، أن نهاية العقوبات من جانب الأوروبيين والأميركيين ينبغي أن يكون مضمونا. سيكون من الضروري انتظار ما ستعتبره حكومة طهران أكثر أهمية: إذا كانت الجوانب الجيوسياسية أو الاقتصادية ، دون فوائد ملموسة بالتأكيد ، يبدو واضحا أن إيران تفضل طموحاتها الدولية.

giovedì 12 aprile 2018

Le variabili dello scenario siriano

La ragione del perchè il conflitto in Siria rischia di diventare una sorta di guerra mondiale è  la presenza di forze armate di diversi paesi sul territorio siriano, con obiettivi evidentemente differenti; uno scenario che presenta una variabilità di situazioni in equilibrio fortemente precario. Facendo un’analisi delle forze in campo si deve partire dall’interprete principale del conflitto: il dittatore di Damasco Bashar Al Assad. Dopo sette anni di guerra, con mezzo milione di  moti e metà della popolazione del paese sfollata all’estero, il governo di Damasco controlla circa due terzi del territorio e, nominalmente, appare come il vincitore della guerra; tuttavia si tratta di una vittoria conseguita soltanto grazie all’intervento degli alleati russi ed iraniani, senza i quali sarebbe stato presumibilmente sconfitto già tre anni addietro. Assad è una figura ridotta a  capo di stato fortemente controllato dagli alleati, mantenuto al potere soltanto per favorire gli interessi geopolitici di Mosca e Teheran. La Russia, inizialmente, aveva l’obiettivo principale di mantenere il controllo sull’unica base navale nel mare Mediterraneo, situata proprio sulla costa siriana; Putin è però stato abile a sfruttare il vuoto lasciato dagli USA, prima con Obama e dopo con Trump, facendo riconquistare a Mosca quel ruolo da super potenza che aveva promesso ad una popolazione sempre più nazionalista. Dal punto di vista militare la Russia ha legittimato la sua influenza sul paese siriano con un impiego di circa 50.000 soldati e, sopratutto, con l’installazione di un sistema di contraerea basato sulla tecnologia russa. Per l’Iran, oltre che l’aspetto geopolitico conta quello religioso: l’obiettivo di Teheran è quello di creare una fascia territoriale, che, partendo dall’Iran, attraversi l’Iraq, la Siria ed arrivi al Libano, per unire la popolazione sciita; si tratta di una questione fondamentale per la repubblica islamica, sopratutto nella fase attuale, che vede una unione sempre più compatta tra gli stati sunniti, capeggiati dagli storici nemici dell’Iran: l’Arabia Saudita. Oltre questi due paesi c’è la Turchia, che si contraddistingue per un  comportamento non sempre lineare, a seconda delle convenienze del momento: se all’inizio, probabilmente, Ankara ha contribuito a finanziare gli estremisti sunniti, che poi sarebbero diventati le truppe del califfato, con gli sviluppi del conflitto si è avvicinata ad Assad, inquadrandolo come potenziale alleato per il contenimento delle ambizioni curde di creare una propria entità sovrana. Attualmente l’esercito turco presidia una fascia di territorio siriano situato sul proprio confine ed ultimamente ha di nuovo cambiato atteggiamento su Assad auspicandone la caduta, dopo che le forze regolari siriane si sono schierate a protezione dei curdi. Gli USA, dopo avere fatto la valutazione che lo Stato islamico era stato sconfitto dovevano fare rientrare in patria i circa 4.000 effettivi presenti sul suolo siriano, il bombardamento con armi chimiche sta cambiando i piani di Washington. Questa svolta repentina ed inaspettata può essere stata dettata da ragioni di opportunità interna ed internazionale dovute a solleciti israeliani per la presenza degli iraniani sulle frontiere del proprio paese. Per Tel Aviv, infatti, la vicinanza delle truppe di Teheran non è accettabile, anche perchè significa anche un appoggio materiale per Hezbollah. Tuttavia Tel Aviv mantiene buoni rapporti con Mosca e ciò rappresenta una variabile poco decifrabile nei rapporti del Cremlino con gli iraniani. Infine occorre considerare ancora altre forze armate presenti sullo scenario, che non sono però espressione di entità statali, ma milizie di gruppi  sradicati dalle loro postazioni, come nel nord siriano e nella zona di Aleppo vi sono gli appartenenti ad Al Qaeda, mentre nel deserto tra Siria ed Iraq vi sono diversi gruppi di appartenenti allo Stato islamico, che potrebbero costituire il serbatoio per nuove milizie radicali. Un discorso a parte deve essere fatto per i curdi, che senza l’appoggio americano potrebbero avvicinarsi ai russi, creando una nuovo motivo di imbarazzo nel rapporto tra Mosca e l’Iran. Questo quadro restituisce una una situazione molto complicata e ricca di variabili, che con uno sviluppo di tipo militare, quale il possibile attacco americano ad Assad, rischia di avere forti ripercussioni anche su scala mondiale. Gli scenari futuri appaiono di difficile previsione, anche se uno scontro diretto tra USA e Russia non sembra probabile, le due potenze avrebbero il modo di farsi la guerra su altri piani, primo fra tutti quello commerciale e della stabilità europea. Senza contare che aspetti consolidati come l’accordo sul nucleare iraniano verrebbe sicuramente cancellato. Ora è il momento che le diplomazie agiscano e scongiurino una fase negativa per tutto il mondo.

The variables of the Syrian scenario

The reason why the conflict in Syria risks becoming a sort of world war is the presence of armed forces from different countries on Syrian territory, with clearly different objectives; a scenario that presents a variability of situations in a strongly precarious equilibrium. Making an analysis of the forces in the field we must start from the main interpreter of the conflict: the dictator of Damascus Bashar Al Assad. After seven years of war, with half a million motions and half the population of the country displaced abroad, the Damascus government controls about two thirds of the territory and, nominally, it appears as the winner of the war; nevertheless, it is a victory achieved only thanks to the intervention of the Russian and Iranian allies, without which it would presumably have been defeated three years ago. Assad is a figure reduced to a head of state strongly controlled by the allies, kept in power only to favor the geopolitical interests of Moscow and Tehran. Russia initially had the main objective of maintaining control over the only naval base in the Mediterranean Sea, located right on the Syrian coast; Putin, however, was able to exploit the vacuum left by the US, first with Obama and later with Trump, making Moscow the role of super power that he had promised to an increasingly nationalist population. From a military point of view, Russia has legitimized its influence on the Syrian country with the employment of about 50,000 soldiers and, above all, with the installation of an anti-aircraft system based on Russian technology. For Iran, as well as the geopolitical aspect of the religious: the goal of Tehran is to create a territorial band, which, starting from Iran, through Iraq, Syria and arrive in Lebanon, to unite the Shiite population; it is a fundamental question for the Islamic republic, especially in the current phase, which sees an increasingly compact union among the Sunni states, led by the historic enemies of Iran: Saudi Arabia. Beyond these two countries there is Turkey, which is characterized by a behavior that is not always linear, depending on the convenience of the moment: if at the beginning, probably, Ankara has helped to finance the Sunni extremists, who would later become the troops of the Caliphate, with the developments of the conflict has approached Assad, framing it as a potential ally for the containment of Kurdish ambitions to create its own sovereign entity. Currently the Turkish army is guarding a strip of Syrian territory located on its own border and lately has again changed its attitude on Assad hoping for the fall, after the Syrian regular forces have lined up to protect the Kurds. The US, after making the assessment that the Islamic State had been defeated, had to return home the approximately 4,000 people present on Syrian soil, the bombing with chemical weapons is changing Washington's plans. This sudden and unexpected turnaround may have been dictated by reasons of domestic and international opportunities due to Israeli reminders for the presence of Iranians on the borders of their country. For Tel Aviv, in fact, the proximity of Tehran's troops is not acceptable, also because it also means a material support for Hezbollah. However, Tel Aviv maintains good relations with Moscow and this represents a variable that can not be readily understood in the Kremlin's relations with the Iranians. Finally, we need to consider other armed forces present on the scenario, which are not the expression of state entities, but militias of groups uprooted from their positions, as in the Syrian north and in the Aleppo area there are members of Al Qaeda, while in the desert between Syria and Iraq there are several groups belonging to the Islamic State, which could be the reservoir for new radical militias. A separate argument must be made for the Kurds, who without American support could approach the Russians, creating a new reason for embarrassment in the relationship between Moscow and Iran. This framework gives back to a very complicated situation, rich in variables, that with a military development, such as the possible American attack on Assad, risks to have strong repercussions on a global scale. The future scenarios seem difficult to predict, even if a direct confrontation between the US and Russia does not seem likely, the two powers would have the way to wage war on other plans, first of all the commercial and European stability. Not to mention that consolidated aspects such as the Iranian nuclear deal would surely be canceled. Now is the time for diplomacy to take action and set off a negative phase for the whole world.

Las variables del escenario sirio

La razón por la cual el conflicto en Siria corre el riesgo de convertirse en una especie de guerra mundial es la presencia de fuerzas armadas de diferentes países en territorio sirio, con objetivos claramente diferentes; un escenario que presenta una variabilidad de situaciones en un equilibrio fuertemente precario. Haciendo un análisis de las fuerzas en el campo debemos partir del principal intérprete del conflicto: el dictador de Damasco Bashar Al Assad. Después de siete años de guerra, con medio millón de movimientos y la mitad de la población del país desplazada en el extranjero, el gobierno de Damasco controla alrededor de dos tercios del territorio y, nominalmente, aparece como el ganador de la guerra; sin embargo, es una victoria lograda solo gracias a la intervención de los aliados rusos e iraníes, sin la cual, presumiblemente, habría sido derrotada hace tres años. Assad es una figura reducida a un jefe de estado fuertemente controlado por los aliados, mantenido en el poder solo para favorecer los intereses geopolíticos de Moscú y Teherán. Inicialmente, Rusia tenía el objetivo principal de mantener el control de la única base naval en el Mar Mediterráneo, ubicada en la costa siria; Putin, sin embargo, fue capaz de explotar el vacío dejado por los EE. UU., Primero con Obama y más tarde con Trump, convirtiendo a Moscú en el papel de súper poder que había prometido a una población cada vez más nacionalista. Desde el punto de vista militar, Rusia ha legitimado su influencia en el país sirio con el empleo de unos 50,000 soldados y, sobre todo, con la instalación de un sistema antiaéreo basado en la tecnología rusa. Para Irán, así como el aspecto geopolítico del religioso: el objetivo de Teherán es crear una banda territorial que, comenzando desde Irán, cruza Irak, Siria y llega al Líbano, para unir la Población chiíta; es una cuestión fundamental para la República Islámica, especialmente en la fase actual, que ve una unión cada vez más compacta entre los estados sunitas, liderada por los enemigos históricos de Irán: Arabia Saudita. Más allá de estos dos países está Turquía, que se caracteriza por un comportamiento que no siempre es lineal, según la conveniencia del momento: si al principio, probablemente, Ankara ha ayudado a financiar a los extremistas suníes, que luego se convertirían en las tropas del Califato, con los desarrollos del conflicto se ha acercado a Assad, enmarcándolo como un aliado potencial para la contención de las ambiciones kurdas de crear su propia entidad soberana. Actualmente, el ejército turco está custodiando una franja del territorio sirio situado en su propia frontera y últimamente ha cambiado nuevamente su actitud hacia Assad esperando la caída, después de que las fuerzas regulares sirias se hayan alineado para proteger a los kurdos. Después de hacer la evaluación de que el Estado Islámico había sido derrotado, Estados Unidos tuvo que regresar a sus hogares con las aproximadamente 4.000 personas presentes en suelo sirio, el bombardeo con armas químicas está cambiando los planes de Washington. Este cambio repentino e inesperado puede haber sido dictado por razones de oportunidades nacionales e internacionales debido a los recordatorios israelíes de la presencia de iraníes en las fronteras de su país. Para Tel Aviv, de hecho, la proximidad de las tropas de Teherán no es aceptable, también porque también significa un apoyo material para Hezbollah. Sin embargo, Tel Aviv mantiene buenas relaciones con Moscú y esto representa una variable que no se puede entender fácilmente en las relaciones del Kremlin con los iraníes. Finalmente, necesitamos considerar otras fuerzas armadas presentes en el escenario, que no son la expresión de entidades estatales, sino milicias de grupos desarraigados de sus posiciones, como en el norte sirio y en el área de Alepo hay miembros de Al Qaeda, mientras que en el desierto entre Siria e Irak hay varios grupos pertenecientes al Estado Islámico, que podrían ser el depósito de nuevas milicias radicales. Se debe hacer un argumento por separado para los kurdos, que sin el apoyo estadounidense podrían acercarse a los rusos, creando una nueva razón para la vergüenza en la relación entre Moscú e Irán. Este marco remite a una situación muy complicada, rica en variables, que con un desarrollo militar, como el posible ataque estadounidense a Assad, corre el riesgo de tener fuertes repercusiones a escala global. Los escenarios futuros parecen difíciles de predecir, incluso si no parece probable una confrontación directa entre los EE. UU. Y Rusia, las dos potencias tendrían la forma de hacer la guerra a otros planes, en primer lugar la estabilidad comercial y europea. Sin mencionar que aspectos consolidados como el acuerdo nuclear iraní seguramente serían cancelados. Ahora es el momento de que la diplomacia tome medidas y ponga en marcha una fase negativa para todo el mundo.

Die Variablen des syrischen Szenarios

Der Grund, warum der Konflikt in Syrien Gefahr läuft, zu einer Art Weltkrieg zu werden, ist die Anwesenheit von Streitkräften aus verschiedenen Ländern auf syrischem Territorium mit eindeutig unterschiedlichen Zielen; ein Szenario, das eine Variabilität von Situationen in einem stark prekären Gleichgewicht darstellt. Bei der Analyse der Kräfte auf dem Feld müssen wir von dem Hauptinterpreten des Konflikts ausgehen: dem Diktator von Damaskus Bashar Al Assad. Nach sieben Jahren Krieg, mit einer halben Million Anträgen und der Hälfte der im Ausland vertriebenen Bevölkerung, kontrolliert die Regierung von Damaskus etwa zwei Drittel des Territoriums und erscheint nominell als der Gewinner des Krieges; Aber es ist ein Sieg, der nur dank der Intervention der russischen und iranischen Verbündeten erreicht wurde, ohne die er vor drei Jahren vermutlich besiegt worden wäre. Assad ist eine Figur, die auf ein von den Verbündeten stark kontrolliertes Staatsoberhaupt reduziert ist, das nur an der Macht ist, um die geopolitischen Interessen Moskaus und Teherans zu begünstigen. Russland hatte zunächst das Hauptziel, die Kontrolle über den einzigen Marinestützpunkt im Mittelmeer direkt an der syrischen Küste zu behalten; Putin war jedoch in der Lage, das von den USA hinterlassene Vakuum zu nutzen, zunächst mit Obama und später mit Trump, was Moskau zu einer Supermacht machte, die er einer zunehmend nationalistischen Bevölkerung versprochen hatte. Aus militärischer Sicht hat Russland seinen Einfluss auf das syrische Land mit der Beschäftigung von etwa 50.000 Soldaten und vor allem mit der Einrichtung eines auf russischer Technologie basierenden Flugabwehrsystems legitimiert. Für den Iran, sowie den geopolitischen Aspekt der Ordensleute: Das Ziel von Teheran ist es, eine territoriale Band zu schaffen, die, ausgehend von Iran, über den Irak, Syrien und im Libanon ankommen, die Schiitische Bevölkerung; Es ist eine fundamentale Frage für die Islamische Republik, besonders in der gegenwärtigen Phase, die eine immer kompaktere Union unter den sunnitischen Staaten sieht, angeführt von den historischen Feinden des Iran: Saudi-Arabien. Jenseits dieser beiden Länder gibt es die Türkei, die sich durch ein Verhalten auszeichnet, das nicht immer linear ist, abhängig von der Bequemlichkeit des Augenblicks: wenn Ankara wahrscheinlich am Anfang geholfen hat, die sunnitischen Extremisten zu finanzieren, die später die Truppen der Das Kalifat hat sich mit den Entwicklungen des Konflikts an Assad angenähert und es als potenziellen Verbündeten für die Eindämmung der kurdischen Ambitionen zur Schaffung einer eigenen souveränen Entität gestaltet. Gegenwärtig bewacht die türkische Armee einen Streifen syrischen Territoriums an ihrer eigenen Grenze und hat kürzlich seine Haltung gegenüber Assad geändert, in der Hoffnung auf den Fall, nachdem sich die regulären syrischen Truppen zum Schutz der Kurden zusammengeschlossen haben. Nachdem die US-Regierung festgestellt hatte, dass der Islamische Staat besiegt worden war, mussten die rund 4.000 Menschen auf syrischem Boden nach Hause zurückkehren. Die Bombardierung mit chemischen Waffen verändert Washingtons Pläne. Diese plötzliche und unerwartete Trendwende könnte durch nationale und internationale Möglichkeiten aufgrund der israelischen Erinnerung an die Anwesenheit von Iranern an den Grenzen ihres Landes bedingt gewesen sein. Für Tel Aviv ist die Nähe von Teherans Truppen in der Tat nicht akzeptabel, auch weil dies eine materielle Unterstützung für die Hisbollah bedeutet. Tel Aviv unterhält jedoch gute Beziehungen zu Moskau, und dies stellt eine Variable dar, die in den Beziehungen des Kremls zu den Iranern nicht ohne weiteres verstanden werden kann. Zu guter Letzt müssen wir andere Streitkräfte berücksichtigen, die nicht von staatlichen Einheiten sind, sondern Milizen von Gruppen, die aus ihren Stellungen entwurzelt sind, wie im syrischen Norden und im Aleppo-Gebiet Mitglieder von Al-Qaida, während in der Wüste dazwischen Syrien und der Irak gibt es mehrere Gruppen des Islamischen Staates, die das Reservoir für neue radikale Milizen sein könnten. Für die Kurden, die ohne amerikanische Unterstützung auf die Russen zugehen könnten, muss ein anderes Argument angeführt werden, was einen neuen Grund für die Verlegenheit in den Beziehungen zwischen Moskau und Iran schafft. Dieser Rahmen führt zu einer sehr komplizierten und variantenreichen Situation, die bei einer militärischen Entwicklung, wie etwa dem möglichen amerikanischen Angriff auf Assad, auf globaler Ebene starke Auswirkungen haben könnte. Die Zukunftsszenarien scheinen schwer vorherzusehen, selbst wenn eine direkte Konfrontation zwischen den USA und Russland nicht wahrscheinlich ist, würden die beiden Mächte den Weg finden, andere Pläne, vor allem die kommerzielle und europäische Stabilität, zu bekämpfen. Ganz zu schweigen davon, dass konsolidierte Aspekte wie das iranische Atomabkommen mit Sicherheit abgesagt werden. Jetzt ist es an der Zeit, dass die Diplomatie aktiv wird und eine negative Phase für die ganze Welt einleitet.

Les variables du scénario syrien

La raison pour laquelle le conflit en Syrie risque de devenir une sorte de guerre mondiale est la présence de forces armées de différents pays sur le territoire syrien, avec des objectifs clairement différents; un scénario qui présente une variabilité des situations dans un équilibre fortement précaire. Pour faire une analyse des forces sur le terrain, nous devons partir de l'interprète principal du conflit: le dictateur de Damas Bashar Al Assad. Après sept ans de guerre, avec un demi-million de personnes déplacées et les mouvements moitié de la population du pays à l'étranger, le gouvernement de Damas contrôle environ les deux tiers du territoire et, théoriquement, apparaît comme le vainqueur de la guerre; Cependant, il s'agit d'une victoire obtenue uniquement grâce à l'intervention des alliés russes et iraniens, sans laquelle il aurait sans doute été vaincu il y a trois ans. Assad est une figure réduite à un chef d'Etat fortement contrôlé par les alliés, maintenu au pouvoir uniquement pour favoriser les intérêts géopolitiques de Moscou et de Téhéran. La Russie avait initialement pour principal objectif de garder le contrôle sur la seule base navale de la mer Méditerranée, située sur la côte syrienne; Poutine, cependant, était capable d'exploiter le vide laissé par les Etats-Unis, d'abord avec Obama et plus tard avec Trump, faisant de Moscou le rôle de super-pouvoir qu'il avait promis à une population de plus en plus nationaliste. D'un point de vue militaire, la Russie a légitimé son influence sur le pays syrien en employant environ 50 000 soldats et, surtout, en installant un système anti-aérien basé sur la technologie russe. Pour l'Iran, ainsi que l'aspect géopolitique de l'aspect religieux: l'objectif de Téhéran est de créer une bande territoriale, qui, à partir de l'Iran, traverse l'Irak, la Syrie et arrive au Liban, pour unifier le Population chiite; C'est une question fondamentale pour la République islamique, surtout dans la phase actuelle, qui voit une union de plus en plus compacte entre les États sunnites, menés par les ennemis historiques de l'Iran: l'Arabie saoudite. En dehors de ces deux pays est la Turquie, qui se caractérise par un comportement pas toujours linéaire, selon les convenances du moment: si au début, probablement, Ankara a aidé à financer les extrémistes sunnites, qui allaient devenir plus tard les troupes de Califat, avec les développements du conflit a approché Assad, l'encadrant comme un allié potentiel pour le confinement des ambitions kurdes pour créer sa propre entité souveraine. Actuellement, l'armée turque garde une bande de territoire syrien située sur sa propre frontière et a récemment changé d'attitude sur Assad dans l'espoir de la chute, après que les forces régulières syriennes se soient alignées pour protéger les Kurdes. Les Etats-Unis, après avoir estimé que l'Etat islamique avait été vaincu, ont dû rentrer chez eux sur les quelque 4 000 personnes présentes sur le sol syrien, le bombardement avec des armes chimiques est en train de changer les plans de Washington. Ce retournement soudain et inattendu peut avoir été dicté par des raisons d'opportunités nationales et internationales en raison des rappels israéliens de la présence des Iraniens aux frontières de leur pays. Pour Tel-Aviv, en effet, la proximité des troupes de Téhéran n'est pas acceptable, car cela signifie aussi un soutien matériel pour le Hezbollah. Cependant, Tel-Aviv maintient de bonnes relations avec Moscou et cela représente une variable qui ne peut pas être facilement comprise dans les relations du Kremlin avec les Iraniens. Enfin, nous devons considérer encore d'autres forces armées présentes sur la scène, mais ce ne sont pas l'expression d'entités étatiques, mais les milices déracinés groupes de leurs sièges, comme dans le nord de la Syrie et dans la région d'Alep sont ceux qui appartiennent à Al-Qaïda, alors que dans le désert entre En Syrie et en Irak, plusieurs groupes appartenant à l'État islamique pourraient constituer le réservoir de nouvelles milices radicales. Un argument séparé doit être fait pour les Kurdes, qui, sans le soutien des Américains, pourraient approcher les Russes, créant une nouvelle raison d'embarras dans les relations entre Moscou et l'Iran. Ce cadre renvoie à une situation très compliquée, riche en variables, qui, avec un développement militaire, comme l'éventuelle attaque américaine sur Assad, risque d'avoir de fortes répercussions à l'échelle mondiale. Les scénarios d'avenir semblent difficiles à prévoir, même si une confrontation directe entre les Etats-Unis et la Russie ne semble pas probable, les deux puissances auraient le moyen de faire la guerre à d'autres plans, d'abord la stabilité commerciale et européenne. Sans compter que des aspects consolidés tels que l'accord nucléaire iranien seraient certainement annulés. Il est temps que la diplomatie agisse et déclenche une phase négative pour le monde entier.

As variáveis do cenário sírio

A razão pela qual o conflito na Síria corre o risco de se tornar uma espécie de guerra mundial é a presença de forças armadas de diferentes países em território sírio, com objetivos claramente diferentes; um cenário que apresenta uma variabilidade de situações em um equilíbrio fortemente precário. Fazendo uma análise das forças no campo, devemos partir do principal intérprete do conflito: o ditador de Damasco Bashar Al Assad. Após sete anos de guerra, com meio milhão de movimentos e deslocados metade da população do país no exterior, o governo de Damasco controla cerca de dois terços do território e, nominalmente, aparece como o vencedor da guerra; no entanto, é uma vitória alcançada apenas graças à intervenção dos aliados russo e iraniano, sem o qual presumivelmente teria sido derrotado há três anos. Assad é uma figura reduzida a um chefe de Estado fortemente controlado pelos aliados, mantido no poder apenas para favorecer os interesses geopolíticos de Moscou e Teerã. A Rússia inicialmente tinha como objetivo principal manter o controle da única base naval do Mar Mediterrâneo, localizada na costa da Síria; Putin, no entanto, foi capaz de explorar o vácuo deixado pelos EUA, primeiro com Obama e depois com Trump, fazendo de Moscou o papel de superpoder que ele havia prometido a uma população cada vez mais nacionalista. Do ponto de vista militar, a Rússia legitimou sua influência no país sírio com o emprego de cerca de 50 mil soldados e, acima de tudo, com a instalação de um sistema antiaéreo baseado na tecnologia russa. Para o Irã, bem como o aspecto geopolítico de assuntos religiosos: o objetivo de Teerã é criar uma faixa de terra, que, a partir de Iran, atravessa o Iraque, a Síria e chegadas ao Líbano para se juntar População xiita; é uma questão fundamental para a república islâmica, especialmente na fase atual, que vê uma união cada vez mais compacta entre os estados sunitas, liderada pelos inimigos históricos do Irã: a Arábia Saudita. Além destes dois países é a Turquia, que é caracterizada por um comportamento nem sempre linear, de acordo com as conveniências do momento: se no início, provavelmente, Ankara ajudou fundos extremistas sunitas, que mais tarde se tornariam as tropas de O Califado, com os desenvolvimentos do conflito, abordou Assad, enquadrando-o como um potencial aliado para a contenção das ambições curdas de criar sua própria entidade soberana. Atualmente, o exército turco supervisiona um território sírio gama localizado em sua fronteira e, ultimamente tem novamente alterado atitude de Assad esperando a queda, depois que as forças regulares sírias são implantados na protecção curda. Os EUA, depois de fazerem a avaliação de que o Estado Islâmico havia sido derrotado, tiveram que retornar para casa as cerca de 4.000 pessoas presentes em solo sírio, o bombardeio com armas químicas está mudando os planos de Washington. Essa reviravolta repentina e inesperada pode ter sido ditada por razões de oportunidades domésticas e internacionais devido aos lembretes israelenses da presença de iranianos nas fronteiras de seu país. Para Tel Aviv, de fato, a proximidade das tropas de Teerã não é aceitável, também porque também significa um apoio material ao Hezbollah. No entanto, Tel Aviv mantém boas relações com Moscou e isso representa uma variável que não pode ser prontamente entendida nas relações do Kremlin com os iranianos. Finalmente, é preciso considerar ainda outras forças armadas presentes na cena, mas estes não são uma expressão de entidades estatais, mas milícias arrancadas grupos de seus assentos, como no norte da Síria e na área de Aleppo são aqueles pertencentes a Al Qaeda, enquanto no deserto entre Síria e Iraque existem vários grupos pertencentes ao Estado Islâmico, que poderiam ser o reservatório para novas milícias radicais. Um argumento separado deve ser feito para os curdos, que sem o apoio dos EUA poderiam se aproximar dos russos, criando uma nova razão para o embaraço no relacionamento entre Moscou e Irã. Esse quadro retrata uma situação muito complicada, rica em variáveis, que com um desenvolvimento militar, como o possível ataque americano a Assad, corre o risco de ter fortes repercussões em escala global. Os cenários futuros parecem difíceis de prever, mesmo que não pareça provável um confronto direto entre os EUA e a Rússia, os dois poderes teriam o caminho para travar guerra contra outros planos, em primeiro lugar a estabilidade comercial e europeia. Sem mencionar que aspectos consolidados, como o acordo nuclear iraniano, certamente seriam cancelados. Agora é a hora da diplomacia agir e desencadear uma fase negativa para o mundo inteiro.