Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

lunedì 13 luglio 2020

La decisione su Santa Sofia, segnale di difficoltà per Erdogan

La decisione del presidente turco Erdogan sull’edificio di Santa Sofia, pur se sancita dagli organi costituzionali del paese, ha tutte le sembianze di un mezzo per risolvere problemi interni, piuttosto che prediligere la politica estera ed il dialogo interconfessionale. Intanto il segnale è unicamente a favore della parte più estrema del radicalismo turco e delinea la direzione che Erdogan intende mantenere, sia nella politica interna, che in quella estera. La questione è fondamentale se inquadrata nella reale posizione della Turchia nel campo occidentale, sia dal punto di vista militare, con il riferimento al rapporto conflittuale con l’Alleanza Atlantica prima di tutto, ma anche dal punto di vista politico in generale, rispetto agli interessi occidentali. Ankara ha patito il rifiuto dell’Unione Europea ad essere ammessa come membro, ma la motivazione appare sempre più giustificata e giusta da parte di Bruxelles; la Turchia, occorre ricordarlo, non è stata ammessa per la mancanza dei requisiti essenziali in materia di rispetto dei diritti, ma, pur lamentando l’iniquità di questa decisione, non si è avvicinata agli standard europei. Al contrario ha iniziato un processo di graduale islamizzazione della vita politica, che ha ulteriormente compresso i diritti civili ed ha impostato sulla persona del presidente la centralità del potere. Un paese sostanzialmente corrotto, che patisce una crisi economica (arrivata dopo un periodo di sviluppo) importante e dove il potere usa uno schema classico quando gli affari interni vanno male: distogliere l’opinione pubblica con temi alternativi e di politica estera. Non per niente Erdogan si è concentrato sulla lotta ai curdi, appoggiando anche milizie islamiche radicali, che combattevano con lo Stato islamico ed aggravando il rapporto con gli Stati Uniti, da ultimo l’avventura libica ha posto la Turchia in aperto contrasto con l’Unione Europea. La questione di Santa Sofia sembra inserirsi in questo quadro ed in questa strategia, tuttavia il contrasto, almeno direttamente, non è con una o più nazioni, ma con autorità religiose che hanno rilevanza ed importanza da non sottovalutare. L’aperta ostilità degli ortodossi può avere delle ripercussioni con i rapporti non proprio cordiali con la Russia è stata integrata dalla dichiarazione di Papa Francesco, che ha espresso dolore personale. Il Vaticano aveva optato per una condotta ispirata alla cautela, in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale turca e per questo era stato fatto oggetto di pesanti critiche proprio dalle chiese ortodosse. Probabilmente l’azione del Papa è stata rimandata fino all’ultimo per preservare il dialogo con Erdogan sulle questioni legate all’accoglienza dei migranti, la gestione del terrorismo, lo status di Gerusalemme, i conflitti in Medio Oriente ed anche il dialogo interreligioso, strumento ritenuto fondamentale per i contatti tra i popoli. Il contatto tra Vaticano e Turchia finora è sopravvissuto perfino alle critiche per il genocidio armeno che il Papa ha espresso più volte, tuttavia la questione di Santa Sofia investe non solo il cattolicesimo ma tutti gli appartenenti alla religione cristiana e le conseguenze potrebbero essere negative nel proseguimento degli stessi rapporti tra cristianità ed islam, che superano, per le loro ricadute, di gran lunga i contatti tra Erdogan e Papa Francesco. Non per niente la trasformazione in moschea di Santa Sofia è vista con preoccupazione anche dai musulmani più moderati, che vivono in Europa. Il fattore interreligioso dovrebbe essere quello di maggiore preoccupazione per Erdogan, dato che ufficialmente non vi sono state critiche da parte di USA, Russia (fattore da valutare con attenzione per l’importanza della comunità ortodossa nel paese e nell’appoggio a Putin) ed Unione Europea. La sensazione è che ciò sia stato dettato dalla volontà di non incrinare ulteriormente il rapporto con la Turchia, malgrado tutto ancora considerata fondamentale negli equilibri geopolitici regionali. Tuttavia la mossa di Santa Sofia sembra essere l’ultima trovata a disposizione di Erdogan per potere usare la religione come strumento di propaganda politica nei confronti di una opinione pubblica che non sembra più appoggiare la sua politica neo-ottomana, a causa di una spesa pubblica sempre più ingente, soprattutto nella spesa militare, ma che non porta miglioramenti sensibili in campo economico alla popolazione turca. Se viene a mancare il sostegno dell’economia, anche a causa di una inflazione in costante aumento, può essere possibile che i settori scontenti per la crescente povertà si saldino con quella parte della società che non condivide politicamente la direzione intrapresa dal presidente turco, ed anzi la contesta apertamente, aprendo uno stato di crisi politica difficilmente di nuovo gestibile con la sola repressione.

The decision on Santa Sofia, a sign of difficulty for Erdogan

The decision by Turkish President Erdogan on the Santa Sofia building, although sanctioned by the country's constitutional bodies, has all the appearance of a means of solving internal problems, rather than preferring foreign policy and inter-confessional dialogue. Meanwhile, the signal is solely in favor of the most extreme part of Turkish radicalism and outlines the direction that Erdogan intends to maintain, both in domestic and foreign policy. The question is fundamental if framed in the real position of Turkey in the western field, both from the military point of view, with reference to the conflictual relationship with the Atlantic Alliance first of all, but also from the political point of view in general, with respect to the interests Westerners. Ankara has suffered the refusal of the European Union to be admitted as a member, but the motivation appears to be increasingly justified and fair by Brussels; Turkey, it should be remembered, was not admitted for the lack of essential requirements regarding respect for rights, but, while complaining about the iniquity of this decision, it did not approach European standards. On the contrary, he began a process of gradual Islamization of political life, which further compressed civil rights and placed the centrality of power on the person of the President. A substantially corrupt country, which suffers from an important economic crisis (which came after a period of development) and where power uses a classic scheme when internal affairs go wrong: to divert public opinion with alternative and foreign policy issues. It is not for nothing that Erdogan focused on fighting the Kurds, also supporting radical Islamic militias, who fought with the Islamic State and aggravating the relationship with the United States, most recently the Libyan adventure placed Turkey in open contrast with the Union European. The question of Saint Sophia seems to fit into this framework and this strategy, however the contrast, at least directly, is not with one or more nations, but with religious authorities that have relevance and importance which should not be underestimated. The open hostility of the Orthodox can have repercussions on relations that are not exactly cordial with Russia, was supplemented by the declaration of Pope Francis, who expressed personal pain. The Vatican had opted for a conduct inspired by caution, pending the pronouncement of the Turkish Constitutional Court and for this reason it had been made the subject of heavy criticism precisely by the Orthodox churches. The Pope's action was probably postponed until the end to preserve dialogue with Erdogan on issues related to the reception of migrants, the management of terrorism, the status of Jerusalem, conflicts in the Middle East and even inter-religious dialogue, an instrument considered fundamental for contacts between peoples. The contact between the Vatican and Turkey has so far survived even the criticisms of the Armenian genocide that the Pope has expressed several times, however the question of Saint Sophia affects not only Catholicism but all members of the Christian religion and the consequences could be negative in the continuation of the same relations between Christianity and Islam, which by far outweigh the contacts between Erdogan and Pope Francis. It is not for nothing that the transformation into a Hagia Sophia mosque is viewed with concern by even the most moderate Muslims, who live in Europe. The interreligious factor should be the one of greatest concern for Erdogan, given that officially there has been no criticism from the USA, Russia (a factor to be carefully evaluated for the importance of the Orthodox community in the country and in support of Putin) and the Union European. The feeling is that this was dictated by the desire not to further damage the relationship with Turkey, despite everything still considered fundamental in the regional geopolitical balances. However, Hagia Sophia's move seems to be Erdogan's latest found to be able to use religion as a tool for political propaganda against a public opinion that no longer seems to support his neo-Ottoman policy, due to public spending. increasingly large, especially in military spending, but which does not bring significant improvements in the economic field to the Turkish population. If the support of the economy is lacking, also due to a steadily rising inflation, it may be possible that the sectors unhappy with the growing poverty become welded with that part of society that does not politically share the direction taken by the Turkish president, and on the contrary, it openly challenges it, opening a state of political crisis that is difficult to manage again with just repression.

La decisión sobre Santa Sofía, una señal de dificultad para Erdogan

La decisión del presidente turco Erdogan sobre el edificio de Santa Sofía, aunque sancionada por los órganos constitucionales del país, tiene la apariencia de un medio para resolver problemas internos, en lugar de preferir la política exterior y el diálogo interconfesional. Mientras tanto, la señal es únicamente a favor de la parte más extrema del radicalismo turco y describe la dirección que Erdogan pretende mantener, tanto en política interna como exterior. La pregunta es fundamental si se enmarca en la posición real de Turquía en el campo occidental, tanto desde el punto de vista militar, con referencia a la relación conflictiva con la Alianza Atlántica en primer lugar, como también desde el punto de vista político en general, con respecto a los intereses. Occidentales. Ankara ha sufrido la negativa de la Unión Europea a ser admitida como miembro, pero la motivación parece cada vez más justificada y justa por parte de Bruselas; Debe recordarse que Turquía no fue admitida por la falta de requisitos esenciales con respecto al respeto de los derechos, pero, aunque se quejó de la iniquidad de esta decisión, no se acercó a las normas europeas. Por el contrario, comenzó un proceso de islamización gradual de la vida política, que comprimió aún más los derechos civiles y colocó la centralidad del poder en la persona del Presidente. Un país sustancialmente corrupto, que sufre una importante crisis económica (que se produjo después de un período de desarrollo) y donde el poder utiliza un esquema clásico cuando los asuntos internos van mal: desviar la opinión pública con cuestiones alternativas y de política exterior. No en vano, Erdogan se centró en luchar contra los kurdos, también apoyó a las milicias islámicas radicales, que lucharon con el Estado Islámico y agravaron la relación con los Estados Unidos; más recientemente, la aventura libia colocó a Turquía en abierto contraste con la Unión Europeo. La cuestión de Santa Sofía parece encajar en este marco y esta estrategia, sin embargo, el contraste, al menos directamente, no es con una o más naciones, sino con autoridades religiosas que tienen relevancia e importancia que no deben subestimarse. La abierta hostilidad de los ortodoxos puede tener repercusiones en las relaciones que no son exactamente cordiales con Rusia, se complementó con la declaración del Papa Francisco, quien expresó su dolor personal. El Vaticano había optado por una conducta inspirada en la precaución, en espera del pronunciamiento del Tribunal Constitucional turco y, por esta razón, había sido objeto de fuertes críticas precisamente por parte de las iglesias ortodoxas. La acción del Papa probablemente se pospuso hasta el final para preservar el diálogo con Erdogan sobre cuestiones relacionadas con la recepción de migrantes, la gestión del terrorismo, el estado de Jerusalén, los conflictos en el Medio Oriente e incluso el diálogo interreligioso, un instrumento considerado fundamental para los contactos entre los pueblos. El contacto entre el Vaticano y Turquía ha sobrevivido hasta ahora incluso a las críticas al genocidio armenio que el Papa ha expresado varias veces, sin embargo, la cuestión de Santa Sofía afecta no solo al catolicismo sino a todos los miembros de la religión cristiana y las consecuencias podrían ser negativas en la continuación de las mismas relaciones entre el cristianismo y el islam, que superan con creces los contactos entre Erdogan y el papa Francisco. No es por nada que la transformación en una mezquita de Hagia Sophia es vista con preocupación incluso por los musulmanes más moderados, que viven en Europa. El factor interreligioso debería ser la mayor preocupación para Erdogan, dado que oficialmente no ha habido críticas de los EE. UU., Rusia (un factor que debe evaluarse cuidadosamente por la importancia de la comunidad ortodoxa en el país y en apoyo de Putin) y la Unión Europeo. La sensación es que esto fue dictado por el deseo de no dañar aún más la relación con Turquía, a pesar de todo lo que todavía se considera fundamental en los equilibrios geopolíticos regionales. Sin embargo, el movimiento de Hagia Sophia parece ser el último descubrimiento de Erdogan que puede utilizar la religión como una herramienta de propaganda política hacia una opinión pública que ya no parece apoyar su política neo-otomana, debido al gasto público. cada vez más grande, especialmente en gastos militares, pero que no aporta mejoras significativas en el campo económico a la población turca. Si falta el apoyo de la economía, también debido a una inflación en constante aumento, es posible que los sectores desafectos por la creciente pobreza se unan a esa parte de la sociedad que no comparte políticamente la dirección tomada por el presidente turco, y por el contrario, lo desafía abiertamente, abriendo un estado de crisis política que es difícil de manejar nuevamente con justa represión.

Die Entscheidung für Santa Sofia, ein Zeichen der Schwierigkeit für Erdogan

Die Entscheidung des türkischen Präsidenten Erdogan über das Gebäude in Santa Sofia, obwohl sie von den Verfassungsorganen des Landes genehmigt wurde, scheint ein Mittel zur Lösung interner Probleme zu sein, anstatt die Außenpolitik und den interkonfessionellen Dialog zu bevorzugen. In der Zwischenzeit spricht das Signal ausschließlich für den extremsten Teil des türkischen Radikalismus und umreißt die Richtung, die Erdogan sowohl in der Innen- als auch in der Außenpolitik beibehalten will. Die Frage ist von grundlegender Bedeutung, wenn sie in der realen Position der Türkei im westlichen Bereich sowohl aus militärischer Sicht als auch in Bezug auf die Interessen im Allgemeinen in Bezug auf die Konfliktbeziehung mit dem Atlantischen Bündnis im Vordergrund steht Westler. Ankara hat die Weigerung der Europäischen Union erlitten, als Mitglied aufgenommen zu werden, aber die Motivation scheint von Brüssel zunehmend gerechtfertigt und fair zu sein. Es sei daran erinnert, dass die Türkei wegen des Fehlens grundlegender Anforderungen an die Achtung der Rechte nicht zugelassen wurde, sich jedoch über die Ungerechtigkeit dieser Entscheidung beschwerte, sich jedoch nicht den europäischen Standards näherte. Im Gegenteil, er begann einen Prozess der schrittweisen Islamisierung des politischen Lebens, der die Bürgerrechte weiter komprimierte und die Zentralität der Macht auf die Person des Präsidenten legte. Ein im Wesentlichen korruptes Land, das unter einer wichtigen Wirtschaftskrise leidet (die nach einer Entwicklungsphase kam) und in der die Macht ein klassisches System anwendet, wenn innere Angelegenheiten schief gehen: die öffentliche Meinung mit alternativen und außenpolitischen Fragen abzulenken. Nicht umsonst konzentrierte sich Erdogan auf den Kampf gegen die Kurden, unterstützte auch radikale islamische Milizen, die mit dem Islamischen Staat kämpften und die Beziehungen zu den Vereinigten Staaten verschärften. Zuletzt stellte das libysche Abenteuer die Türkei in einen offenen Kontrast zur Union Europäisch. Die Frage der Heiligen Sophia scheint in diesen Rahmen und diese Strategie zu passen, jedoch besteht der Kontrast zumindest direkt nicht zu einer oder mehreren Nationen, sondern zu religiösen Autoritäten, die Relevanz und Bedeutung haben und nicht zu unterschätzen sind. Die offene Feindseligkeit der Orthodoxen kann Auswirkungen auf die Beziehungen haben, die nicht gerade herzlich zu Russland sind. Ergänzt wurde dies durch die Erklärung von Papst Franziskus, der persönlichen Schmerz zum Ausdruck brachte. Der Vatikan hatte sich bis zur Verkündung des türkischen Verfassungsgerichts für ein Verhalten entschieden, das von Vorsicht inspiriert war, und aus diesem Grund war es gerade von den orthodoxen Kirchen Gegenstand heftiger Kritik geworden. Die Aktion des Papstes wurde wahrscheinlich bis zum Ende verschoben, um den Dialog mit Erdogan über Fragen im Zusammenhang mit der Aufnahme von Migranten, der Bekämpfung des Terrorismus, dem Status Jerusalems, Konflikten im Nahen Osten und sogar dem interreligiösen Dialog, einem Instrument, aufrechtzuerhalten als grundlegend für Kontakte zwischen Völkern angesehen. Der Kontakt zwischen dem Vatikan und der Türkei hat bisher sogar die Kritik am Völkermord an den Armeniern überlebt, die der Papst mehrfach geäußert hat. Die Frage der Heiligen Sophia betrifft jedoch nicht nur den Katholizismus, sondern alle Mitglieder der christlichen Religion, und die Folgen könnten in der Fortsetzung negativ sein der gleichen Beziehungen zwischen Christentum und Islam, die die Kontakte zwischen Erdogan und Papst Franziskus bei weitem überwiegen. Nicht umsonst wird die Umwandlung in eine Hagia Sophia-Moschee selbst von den gemäßigtsten Muslimen, die in Europa leben, mit Besorgnis betrachtet. Der interreligiöse Faktor dürfte für Erdogan von größter Bedeutung sein, da offiziell keine Kritik aus den USA, Russland (ein Faktor, der sorgfältig auf die Bedeutung der orthodoxen Gemeinschaft im Land und zur Unterstützung Putins geprüft werden muss) und der Union eingegangen ist Europäisch. Das Gefühl ist, dass dies durch den Wunsch diktiert wurde, das Verhältnis zur Türkei nicht weiter zu schädigen, obwohl alles in den regionalen geopolitischen Gleichgewichten immer noch als grundlegend angesehen wird. Der Schritt der Hagia Sophia scheint jedoch Erdogans jüngster Befund zu sein, Religion als Instrument für politische Propaganda in Richtung einer öffentlichen Meinung zu nutzen, die seine neo-osmanische Politik aufgrund öffentlicher Ausgaben nicht mehr zu unterstützen scheint. zunehmend größer, insbesondere bei den Militärausgaben, was der türkischen Bevölkerung jedoch keine wesentlichen wirtschaftlichen Verbesserungen bringt. Wenn die Unterstützung der Wirtschaft fehlt, auch aufgrund einer ständig steigenden Inflation, kann es sein, dass die von der wachsenden Armut betroffenen Sektoren mit dem Teil der Gesellschaft verschweißt werden, der die Richtung des türkischen Präsidenten politisch nicht teilt, und im Gegenteil, es fordert es offen heraus und eröffnet einen Zustand politischer Krise, der mit gerechter Unterdrückung nur schwer wieder zu bewältigen ist.

La décision sur Santa Sofia, signe de difficulté pour Erdogan

La décision du président turc Erdogan sur le bâtiment de Santa Sofia, bien que sanctionnée par les organes constitutionnels du pays, a tout l'air d'un moyen de résoudre les problèmes internes, plutôt que de préférer la politique étrangère et le dialogue inter-confessionnel. Pendant ce temps, le signal est uniquement en faveur de la partie la plus extrême du radicalisme turc et décrit la direction qu'Erdogan entend maintenir, tant en politique intérieure qu'en politique étrangère. La question est fondamentale si elle s'inscrit dans la position réelle de la Turquie dans le domaine occidental, tant du point de vue militaire, en référence aux relations conflictuelles avec l'Alliance atlantique tout d'abord, mais aussi du point de vue politique en général, au regard des intérêts Occidentaux. Ankara a subi le refus de l'Union européenne d'être admise en tant que membre, mais la motivation semble de plus en plus justifiée et équitable par Bruxelles; La Turquie, rappelons-le, n'a pas été admise pour le manque d'exigences essentielles concernant le respect des droits, mais, tout en se plaignant de l'iniquité de cette décision, elle n'a pas abordé les normes européennes. Au contraire, il a entamé un processus d'islamisation progressive de la vie politique, qui a encore comprimé les droits civils et placé la centralité du pouvoir sur la personne du président. Un pays substantiellement corrompu, qui souffre d'une crise économique importante (qui est survenue après une période de développement) et où le pouvoir utilise un schéma classique lorsque les affaires intérieures tournent mal: détourner l'opinion publique avec des questions de politique alternative et étrangère. Ce n'est pas pour rien qu'Erdogan s'est concentré sur la lutte contre les Kurdes, soutenant également les milices islamiques radicales, qui ont combattu avec l'État islamique et aggravé les relations avec les États-Unis. Plus récemment, l'aventure libyenne a placé la Turquie en contraste avec l'Union Européen. La question de Sainte-Sophie semble s'inscrire dans ce cadre et cette stratégie, cependant le contraste, au moins directement, n'est pas avec une ou plusieurs nations, mais avec des autorités religieuses qui ont une pertinence et une importance qu'il ne faut pas sous-estimer. L'hostilité ouverte des orthodoxes peut avoir des répercussions sur des relations qui ne sont pas exactement cordiales avec la Russie, a été complétée par la déclaration du pape François, qui a exprimé sa souffrance personnelle. Le Vatican avait opté pour une conduite inspirée par la prudence, en attendant le prononcé de la Cour constitutionnelle turque et, pour cette raison, il avait fait l'objet de vives critiques précisément de la part des Églises orthodoxes. L'action du Pape a probablement été reportée jusqu'à la fin pour maintenir le dialogue avec Erdogan sur les questions liées à l'accueil des migrants, la gestion du terrorisme, le statut de Jérusalem, les conflits au Moyen-Orient et même le dialogue interreligieux, un instrument considérée comme fondamentale pour les contacts entre les peuples. Le contact entre le Vatican et la Turquie a jusqu'à présent survécu même aux critiques du génocide arménien que le Pape a exprimées à plusieurs reprises, cependant la question de Sainte-Sophie affecte non seulement le catholicisme mais tous les membres de la religion chrétienne et les conséquences pourraient être négatives dans la suite des mêmes relations entre le christianisme et l'islam, qui l'emportent de loin sur les contacts entre Erdogan et le pape François. Ce n'est pas pour rien que la transformation en une mosquée Sainte-Sophie est considérée avec inquiétude même par les musulmans les plus modérés, qui vivent en Europe. Le facteur interreligieux devrait être celui qui préoccupe le plus Erdogan, étant donné qu'il n'y a officiellement eu aucune critique des États-Unis, de la Russie (un facteur à évaluer soigneusement pour l'importance de la communauté orthodoxe dans le pays et pour soutenir Poutine) et de l'Union Européen. Le sentiment est que cela a été dicté par la volonté de ne pas nuire davantage aux relations avec la Turquie, malgré tout ce qui est toujours considéré comme fondamental dans les équilibres géopolitiques régionaux. Cependant, la décision de Sainte-Sophie semble être la dernière découverte d'Erdogan en mesure d'utiliser la religion comme un outil de propagande politique contre une opinion publique qui ne semble plus soutenir sa politique néo-ottomane, en raison des dépenses publiques. de plus en plus importantes, notamment dans les dépenses militaires, mais qui n'apportent pas d'améliorations significatives dans le domaine économique à la population turque. Si le soutien de l'économie fait défaut, également en raison d'une inflation en constante augmentation, il est possible que les secteurs désaffectés par la pauvreté croissante deviennent soudés avec cette partie de la société qui ne partage pas politiquement la direction prise par le président turc, et au contraire, il la défie ouvertement, ouvrant un état de crise politique difficile à gérer à nouveau avec une répression juste.

A decisão sobre Santa Sofia, um sinal de dificuldade para Erdogan

A decisão do presidente turco Erdogan sobre o prédio de Santa Sofia, embora sancionada pelos órgãos constitucionais do país, parece ter um meio de resolver problemas internos, em vez de preferir política externa e diálogo inter-confessional. Enquanto isso, o sinal é a favor da parte mais extrema do radicalismo turco e descreve a direção que Erdogan pretende manter, tanto na política interna quanto na externa. A questão é fundamental se enquadrada na posição real da Turquia no campo ocidental, tanto do ponto de vista militar, com referência à relação conflituosa com a Aliança Atlântica em primeiro lugar, mas também do ponto de vista político em geral, com relação aos interesses Ocidentais. Ancara sofreu a recusa da União Europeia em ser admitida como membro, mas a motivação parece cada vez mais justificada e justa por parte de Bruxelas; Deve-se lembrar que a Turquia não foi admitida por falta de requisitos essenciais em relação ao respeito aos direitos, mas, apesar de reclamar da iniqüidade dessa decisão, não se aproximou das normas europeias. Pelo contrário, ele iniciou um processo de islamização gradual da vida política, que comprimiu ainda mais os direitos civis e colocou a centralidade do poder na pessoa do presidente. Um país substancialmente corrupto, que sofre de uma importante crise econômica (que ocorreu após um período de desenvolvimento) e onde o poder usa um esquema clássico quando os assuntos internos dão errado: desviar a opinião pública com questões alternativas e de política externa. Não é à toa que Erdogan se concentrou em combater os curdos, também apoiando milícias islâmicas radicais, que lutaram com o Estado Islâmico e agravaram o relacionamento com os Estados Unidos. Mais recentemente, a aventura na Líbia colocou a Turquia em contraste aberto com a União Europeu. A questão de Santa Sofia parece se encaixar nesse arcabouço e nessa estratégia, porém o contraste, pelo menos diretamente, não é com uma ou mais nações, mas com autoridades religiosas que têm relevância e importância para não serem subestimadas. A hostilidade aberta dos ortodoxos pode ter repercussões nas relações que não são exatamente cordiais com a Rússia, complementada pela declaração do papa Francisco, que expressou dor pessoal. O Vaticano optou por uma conduta inspirada pela cautela, enquanto se aguarda o pronunciamento do Tribunal Constitucional turco e, por esse motivo, foi objeto de fortes críticas justamente das igrejas ortodoxas. A ação do papa provavelmente foi adiada até o fim para preservar o diálogo com Erdogan sobre questões relacionadas à recepção de migrantes, gestão do terrorismo, status de Jerusalém, conflitos no Oriente Médio e até diálogo inter-religioso, um instrumento considerado fundamental para os contatos entre os povos. Até agora, o contato entre o Vaticano e a Turquia sobreviveu até às críticas ao genocídio armênio que o Papa expressou várias vezes; no entanto, a questão de Santa Sofia afeta não apenas o catolicismo, mas todos os membros da religião cristã e as consequências podem ser negativas na continuação. das mesmas relações entre o cristianismo e o islamismo, que superam de longe os contatos entre Erdogan e o papa Francisco. Não é à toa que a transformação em uma mesquita de Hagia Sophia é vista com preocupação até pelos muçulmanos mais moderados que vivem na Europa. O fator inter-religioso deve ser o de maior preocupação para Erdogan, já que oficialmente não houve críticas dos EUA, da Rússia (um fator a ser cuidadosamente avaliado quanto à importância da comunidade ortodoxa no país e em apoio a Putin) e da União. Europeu. A sensação é de que isso foi ditado pelo desejo de não prejudicar ainda mais a relação com a Turquia, apesar de tudo ainda considerado fundamental nos equilíbrios geopolíticos regionais. No entanto, a ação de Hagia Sophia parece ser a mais recente descoberta por Erdogan, capaz de usar a religião como uma ferramenta de propaganda política para uma opinião pública que não parece mais apoiar sua política neo-otomana, devido aos gastos públicos. cada vez maior, especialmente em gastos militares, mas que não traz melhorias significativas no campo econômico para a população turca. Se o apoio à economia estiver ausente, também devido a um aumento constante da inflação, pode ser possível que os setores descontentes com a crescente pobreza sejam soldados com a parte da sociedade que não compartilha politicamente a direção adotada pelo presidente turco, e pelo contrário, desafia-o abertamente, abrindo um estado de crise política difícil de administrar novamente com apenas repressão.

Решение о Санта-Софии, признак трудности для Эрдогана

Решение президента Турции Эрдогана в отношении здания в Санта-Софии, хотя и санкционированное конституционными органами страны, похоже, является средством решения внутренних проблем, а не предпочтением внешней политики и межконфессионального диалога. Между тем, сигнал только в пользу самой крайней части турецкого радикализма и указывает направление, которое Эрдоган намеревается сохранить, как во внутренней, так и во внешней политике. Вопрос является фундаментальным, если он сформулирован в реальном положении Турции на западном поле, как с военной точки зрения, прежде всего с точки зрения конфликтных отношений с Атлантическим альянсом, но также и с политической точки зрения в целом в отношении интересов. западники. Анкара перенесла отказ Европейского союза быть принятым в качестве члена, но мотивация кажется все более оправданной и справедливой со стороны Брюсселя; Следует помнить, что Турция не была допущена в связи с отсутствием необходимых требований в отношении соблюдения прав, но, хотя она и жаловалась на несправедливость этого решения, она не приближалась к европейским стандартам. Наоборот, он начал процесс постепенной исламизации политической жизни, которая еще больше сжимала гражданские права и делала центральное место в власти президента. Существенно коррумпированная страна, которая страдает от важного экономического кризиса (который наступил после периода развития) и где власть использует классическую схему, когда внутренние дела идут не так, как надо: чтобы отвлечь общественное мнение от проблем альтернативы и внешней политики. Недаром Эрдоган сосредоточился на борьбе с курдами, а также на поддержке радикальных исламских ополченцев, которые воевали с Исламским государством и обострении отношений с Соединенными Штатами. Совсем недавно ливийская авантюра поставила Турцию в открытый контраст с Союзом. Европейский. Вопрос о Святой Софии, кажется, вписывается в эту структуру, и эта стратегия, однако, контраст, по крайней мере, напрямую, не с одной или несколькими нациями, а с религиозными авторитетами, которые имеют отношение и важность, которые нельзя недооценивать. Открытая враждебность православных может иметь последствия для не совсем сердечных отношений с Россией, которая была дополнена декларацией папы Франциска, который выразил личную боль. Ватикан предпочел поведение, основанное на осторожности, до вынесения решения Конституционным судом Турции, и по этой причине он подвергся резкой критике именно со стороны православных церквей. Действия Папы, вероятно, были отложены до конца, чтобы сохранить диалог с Эрдоганом по вопросам, связанным с приемом мигрантов, управлением терроризмом, статусом Иерусалима, конфликтами на Ближнем Востоке и даже межрелигиозным диалогом, инструментом считается основополагающим для контактов между народами. Контакты между Ватиканом и Турцией до сих пор пережили даже критику армянского геноцида, которую Папа Римский неоднократно выражал, однако вопрос о Святой Софии затрагивает не только католицизм, но и всех членов христианской религии, и последствия могут быть отрицательными в продолжении тех же отношений между христианством и исламом, которые намного перевешивают контакты между Эрдоганом и папой Франциском. Недаром превращение в мечеть Святой Софии с беспокойством воспринимается даже самыми умеренными мусульманами, живущими в Европе. Межрелигиозный фактор должен вызывать наибольшую обеспокоенность у Эрдогана, учитывая, что официально не было никакой критики со стороны США, России (фактор, который необходимо тщательно оценить за важность православного сообщества в стране и в поддержку Путина) и Союза Европейский. Такое ощущение, что это было продиктовано желанием не наносить дальнейшего ущерба отношениям с Турцией, несмотря на то, что все еще считается фундаментальным в региональных геополитических балансах. Однако ход Святой Софии, похоже, является последним доказательством того, что Эрдоган смог использовать религию в качестве инструмента политической пропаганды против общественного мнения, которое, похоже, больше не поддерживает его неоосманскую политику из-за государственных расходов. становится все более значительным, особенно в военных расходах, но это не приносит существенных улучшений в экономической области турецкому населению. Если поддержки экономики не хватает, в том числе и из-за неуклонно растущей инфляции, может оказаться возможным, что сектора, недовольные растущей бедностью, будут спаяны с той частью общества, которая не разделяет политическое руководство президента Турции, и напротив, он открыто оспаривает это, открывая состояние политического кризиса, с которым снова трудно справиться только с помощью репрессий.