Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 18 novembre 2020

يمكن أن تبدأ المعركة ضد الشعبوية من هزيمة ترامب

 يجب تحليل هزيمة ترامب من خلال بانوراما أوسع لحدود الولايات المتحدة ، خاصة من وجهة نظر سياسية يجب أن ننظر في كيف يمكن أن يكون للنتيجة الانتخابية غير المواتية للبطل الشعبوي تداعيات على المستوى العام وأيضًا بشكل خاص في تيار العالم الواسع ، وهو ما يشير إلى قيم الشعبوية ، والتي ، على الرغم من تواجدها بشكل أكبر في الأحزاب والحركات اليمينية المتطرفة ، ليست من الامتيازات الحصرية لهذا الحزب السياسي ، الذي له أتباع حتى في بعض الحركات اليسارية المتطرفة. السؤال الأول هو ما إذا كانت هذه الهزيمة يمكن أن تؤثر على الاتجاهات الانتخابية المستقبلية في سلسلة. كانت السمة المميزة لترامب في السلطة تتمثل في التخليص الجمركي عمليا لجميع المواقف السياسية غير الصحيحة والوصمة للقوى السياسية التقليدية ؛ ومع ذلك ، يجب تحديد أن هذا الاتجاه كان جاريًا بالفعل وأن ترامب كان لديه ميزة الارتقاء إلى مستويات غير معروفة سابقًا ، وهي الطرق التي يمكن من خلالها التغلب على المحظورات السياسية ، وتحرير الأفكار والسلوكيات ، والتي لم تكن حتى ذلك الحين خارجة أو خارجية. تمارس على وجه التحديد للحدود التي تفرضها الثقافة السياسية الحالية. إن نمو الطبقة الحاكمة غير المعدة بشكل كافٍ ومنفصلة عن الديالكتيك السياسي العادي ، لأنها نشأت في قطاعات اجتماعية تتميز برؤية محدودة وتتعلق بمصالح معينة ، ذات طبيعة اقتصادية وإقليمية ، قد سهل بالتأكيد تأكيد الشعبوية في هذه الخاصية العالمية ، جنبًا إلى جنب مع عدم الثقة المشروع في القوى السياسية التقليدية حتى من جانب الناخبين الذين لا يحبون التحول الشعبوي ، يمنعنا من التفكير في أنه على المدى القصير ، يمكن أن يكون هناك تقلص كبير في تقدير القيم الشعبوية. من ناحية أخرى ، يتشكل الجانب المعاكس من قدرة تعبئة القوى المناهضة للشعبوية على وجه التحديد بسبب النفور العميق الذي يثيره أشخاص مثل ترامب ؛ ومع ذلك ، يشير هذا الجانب إلى ضعف جوهري يتعين على الأحزاب التقليدية التغلب عليه بالفعل في المستقبل القريب: عدم القدرة على إثارة توافق في الآراء بشأن جوانبها البرنامجية ، القادرة في الوقت الحالي ، على الحصول على إجماع أقل حتى من معارضة الشعبوية ، القادرة على لتجميع وإعادة الناخبين الذين لديهم أفكار معاكسة ، مثل يمين الوسط المتحد مع اليسار إلى صناديق الاقتراع. في هذا الجانب ، يتم التأكيد على الحاجة إلى أن قيادة الرئيس الأمريكي الجديد لا تقتصر على الولايات المتحدة ، بل يمكن أن تمثل عنصرًا ، على المستوى العالمي ، قادرًا على جذب تلك القوى التقدمية والتي هي جزء من المحافظين الكلاسيكيين ، والتي مع الحفاظ الخلافات الخاصة ، لتكون قادرة على تشكيل جبهة مشتركة ضد الإيديولوجية الشعبوية. في الواقع ، يجب أن يركز التفكير على القدرة على أن تظل حاضرًا للأسباب التي فضلت تطور الشعبوية ، التي يتواجد مرتكبوها جيدًا في كل من التقدميين والمحافظين ؛ قدم عملهم أسبابًا واضحة وتصورات جوهرية للنمو المفهوم للحركات التي تدافع عن أفكار قادرة على التجذر في الطبقات الاجتماعية التي جربتها الأزمة وتركت خارج العملية الإنتاجية وإعادة توزيع الثروة. كان الخداع الذي تم ارتكابه على هذه القطاعات من المجتمع ، والذي يزداد اتساعًا للأسف ، هو إثارة صراع بين الفقراء (غالبًا مع الهجرة ، وبالتأكيد غير المنظمة ، في المرمى) القادرة على صرف الانتباه عن إنشاء قواعد قادرة على تفضيل رأس المال الكبير على حساب الناخبين الشعبويين ؛ انتقلنا لمحاربة التكتلات المالية الكبيرة لتشجيع زيادة تركيز الثروة. جانب آخر هو ازدراء قيم الحقوق المدنية ، مما يؤدي إلى توجه واضح بشكل متزايد ضد الديمقراطية في الحكومات الشعبوية: يجب أن يصبح هذا العامل قوة في القدرة على تجميع المشاعر المناهضة للشعبوية ، ولكنه وحده لا يكفي ل التناقض الفعال والفعال إذا لم يقترن بتحسين في الظروف المعيشية على نطاق واسع ، عمليًا وعلى المستوى الإدراكي للطبقات الاجتماعية التي احتضنت الشعبوية. لهذا السبب بالتحديد ، يجب أن تتميز سياسة بايدن بإصلاحات قادرة على مقاطعة إعجاب ترامب ، الذي حصل مع ذلك على 70 مليون صوت ، وفي نفس الوقت التأثير على البرامج السياسية لقادة العالم الآخرين. لقد بدأ تحدي الشعبوية للتو.

What do you want to do ?
New mail

martedì 17 novembre 2020

Gli USA dovranno cambiare atteggiamento sul commercio per cambiare la politica estera

 Il presidente eletto degli Stati Uniti, Biden, dovrà mettere riparo alla politica commerciale del suo predecessore, che ha avuto anche ricadute sulla politica estera americana. Nell’epoca della globalizzazione dividere commercio da politica estera è anacronistico, perché i due fattori vanno sempre più spesso di pari passo. Soprattutto in uno scenario mondiale dove i contrasti vengono sempre di più risolti senza ricorrere alle guerre, che vengono lasciate come ultima opzione o negli scenari secondari, la competizione commerciale, come strumento di affermazione economica e quindi politica, diventa il teatro strategico per determinare supremazie e vantaggi. Trump non ha mai capito questo punto focale, che sta caratterizzando i risultati di politica estera a livello globale; chiuso nella sua strategia isolazionista, il presidente americano in scadenza, ha condotto una politica miope fatta di dazi sulle importazioni, non selettiva dal punto di vista politico: per avvantaggiare i prodotti americani ha condotto una lotta indiscriminata contro avversari ed alleati, che ha prodotto danni politici sia nel campo avverso, sia e soprattutto in quello amico. Il successo che Trump si attribuisce in campo economico, in realtà è una bugia, dato che ha approfittato delle misure lasciate in eredità da Obama e che i suoi consiglieri sono riusciti a mantenere attive. Per Biden sarà diverso, soprattutto in relazione alle guerre commerciali che Trump lascerà al nuovo presidente e che, in qualche modo dovranno essere disinnescate. Si è detto fin dall’inizio della campagna elettorale che nessuno dei due contendenti avrebbe potuto mutare l’atteggiamento verso la Cina, ciò è vero perché c’è il continuo bisogno di condannare quella che è una dittatura, come, peraltro Pechino ha più volte dimostrato e che un inquilino della Casa Bianca proveniente dal partito democratico, dovrà sottolineare con ancora maggiore forza; tuttavia un approccio differente e più diplomatico si può sperare nel prossimo dialogo tra USA e Cina, che sappia attenuare il livello dello scontro. Ma il vero punto cruciale è l’atteggiamento che Biden vorrà tenere con l’Europa e la necessità di recuperare un rapporto che il suo predecessore ha notevolmente deteriorato. Il comportamento di Trump, unito alla situazione generata dalla pandemia, ha sottolineato come per Bruxelles l’esigenza di essere sempre più autonoma è diventata una vera e propria emergenza. Questo fattore continuerà ad essere presente anche nei rapporti con la nuova amministrazione americana, anche se, come è auspicabile, i rapporti miglioreranno. D’altra parte l’Europa non può che privilegiare il rapporto con gli Stati Uniti, rispetto a quello con la Cina, i cui modi dittatoriali al suo interno ed il mancato rispetto di prassi commerciali corrette con l’estero, condizionano le valutazioni degli stati dell’Unione. Oltre alla convergenza sulla Cina, USA ed Europa devono ripartire dalla consapevolezza che, insieme costituiscono il mercato più ricco del mondo e ciò è un fattore primario che può agire da volano per entrambi le parti. Occorre anche considerare che la Cina, che si sta vedendo precluso questo mercato, sta cercando di creare alternative, come quella recentemente firmata a cui aderiscono diversi paesi, anche dell’area occidentale, come Giappone ed Australia, oltre a vari stati asiatici, che ha creato un mercato più vasto della singola area europea, ma anche dell’unione commerciale tra USA, Canada e Messico, arrivando a sommare il 40% degli scambi globali; questa associazione non ha vincoli politici e ciò rappresenta un fattore di debolezza, ma mira ad ottenere un abbassamento dei dazi doganali di circa il 90% in venti anni, integrando anche servizi e beni degli appartenenti. Questo accordo, che evidenzia la leadership cinese, è stato possibile proprio per l’abbandono del ruolo di influenza americano nel continente asiatico. Ripetere questo errore con l’Europa, ma anche con Canada e Messico, spesso altrettanto maltrattati da Trump, potrebbe essere letale per l’economia statunitense. Dall’aspetto economico globale a quello politico il passo è breve: se Washington dovesse indebolire ulteriormente il suo peso politico internazionale, il suo declino sarebbe garantito ed una eventuale volontà di riguadagnare posizioni implicherebbe un costo finanziario e sociale molto alto. Meglio sviluppare una strategia alternativa e concorrenziale alla Cina, tramite il coinvolgimento degli alleati diretti, con strumenti che prevedano vantaggi comuni, anche oltre gli aspetti economici, e l’attrazione in questa orbita di nemici di Pechino come l’India; cercando anche di sottrarre alla Cina, dal punto di vista commerciale, paesi dell’orbita occidentale, come Corea del Sud, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che si sono avvicinati troppo pericolosamente a Pechino.

What do you want to do ?
New mail

The US will have to change its attitude on trade to change its foreign policy

 US President-elect Biden will have to shelter his predecessor's trade policy, which has also had an impact on American foreign policy. In the era of globalization, dividing trade from foreign policy is anachronistic, because the two factors increasingly go hand in hand. Especially in a world scenario where contrasts are increasingly resolved without resorting to wars, which are left as a last option or in secondary scenarios, commercial competition, as an instrument of economic and therefore political affirmation, becomes the strategic theater to determine supremacy and advantages. Trump never understood this focal point, which is characterizing foreign policy achievements globally; closed in his isolationist strategy, the expiring American president conducted a short-sighted policy made up of tariffs on imports, not selective from a political point of view: to benefit American products, he conducted an indiscriminate struggle against adversaries and allies, which produced damage politicians both in the adverse field, and above all in the friendly one. The success that Trump attributes to himself in the economic field is actually a lie, given that he took advantage of the measures bequeathed by Obama and that his advisors have managed to keep active. For Biden it will be different, especially in relation to the trade wars that Trump will leave to the new president and which, in some way, will have to be defused. It has been said since the beginning of the electoral campaign that neither of the two contenders could have changed the attitude towards China, this is true because there is a continuous need to condemn what is a dictatorship, as, moreover, Beijing has repeatedly proved and that a White House tenant from the Democratic Party will have to stress even more strongly; however, a different and more diplomatic approach can be hoped for in the next dialogue between the US and China, which is able to mitigate the level of the clash. But the real crux is the attitude that Biden will want to have with Europe and the need to recover a relationship that his predecessor has considerably deteriorated. Trump's behavior, combined with the situation generated by the pandemic, underlined how for Brussels the need to be increasingly autonomous has become a real emergency. This factor will continue to be present also in relations with the new American administration, even if, as is to be hoped, relations will improve. On the other hand, Europe can only give priority to relations with the United States, over that with China, whose dictatorial ways internally and the failure to respect correct commercial practices with foreign countries, condition the evaluations of the states. of the Union. In addition to convergence on China, the US and Europe must start from the awareness that together they constitute the richest market in the world and this is a primary factor that can act as a driving force for both parties. It should also be considered that China, which is seeing this market foreclosed on, is trying to create alternatives, such as the recently signed one to which several countries, including the western area, such as Japan and Australia, as well as various Asian states, adhere. created a larger market than the single European area, but also the trade union between the USA, Canada and Mexico, adding up to 40% of global trade; this association has no political constraints and this represents a factor of weakness, but aims to obtain a reduction in customs duties of about 90% in twenty years, also integrating the services and goods of the members. This agreement, which highlights the Chinese leadership, was made possible precisely by the abandonment of the role of American influence on the Asian continent. Repeating this mistake with Europe, but also with Canada and Mexico, often equally mistreated by Trump, could be lethal for the US economy. From the global economic aspect to the political one, the step is short: if Washington were to further weaken its international political weight, its decline would be guaranteed and any willingness to regain positions would imply a very high financial and social cost. Better to develop an alternative and competitive strategy to China, through the involvement of direct allies, with tools that provide common benefits, even beyond the economic aspects, and the attraction in this orbit of Beijing's enemies such as India; also trying to take away from China, from a commercial point of view, countries of western orbit, such as South Korea, Japan, Australia and New Zealand, which have come too dangerously close to Beijing.

What do you want to do ?
New mail

Estados Unidos tendrá que cambiar su actitud sobre comercio para cambiar su política exterior

 El presidente electo de Estados Unidos, Biden, tendrá que proteger la política comercial de su predecesor, que también ha tenido un impacto en la política exterior estadounidense. En la era de la globalización, separar el comercio de la política exterior es anacrónico, porque los dos factores van cada vez más de la mano. Sobre todo en un escenario mundial donde los contrastes se resuelven cada vez más sin recurrir a las guerras, que quedan como última opción o en escenarios secundarios, la competencia comercial, como instrumento de afirmación económica y por tanto política, se convierte en el teatro estratégico para determinar la supremacía y ventajas. Trump nunca ha entendido este punto focal, que está caracterizando los resultados de la política exterior a nivel global; Cerrado en su estrategia aislacionista, el presidente estadounidense que expira llevó a cabo una política miope compuesta por aranceles a las importaciones, no selectiva desde el punto de vista político: para beneficiar los productos estadounidenses, llevó a cabo una lucha indiscriminada contra adversarios y aliados, que produjo daños políticos tanto en el campo adverso, como sobre todo en el amistoso. El éxito que Trump se atribuye a sí mismo en el terreno económico es en realidad una mentira, dado que aprovechó las medidas legadas por Obama y que sus asesores han logrado mantenerse activos. Para Biden será diferente, sobre todo en relación a las guerras comerciales que Trump dejará al nuevo presidente y que, de alguna forma, habrá que desactivar. Se ha dicho desde el inicio de la campaña electoral que ninguno de los dos contendientes podría cambiar la actitud hacia China, esto es cierto porque hay una necesidad continua de condenar lo que es una dictadura, ya que, además, Pekín ha repetidamente probado y que un inquilino de la Casa Blanca del Partido Demócrata tendrá que enfatizar aún más fuertemente; sin embargo, se puede esperar un enfoque diferente y más diplomático en el próximo diálogo entre Estados Unidos y China, que podrá mitigar el nivel del enfrentamiento. Pero el verdadero punto crucial es la actitud que querrá tener Biden con Europa y la necesidad de recuperar una relación que su antecesor se ha deteriorado considerablemente. El comportamiento de Trump, sumado a la situación generada por la pandemia, subrayó cómo la necesidad de ser cada vez más autónomos se ha convertido en una verdadera emergencia para Bruselas. Este factor seguirá estando presente también en las relaciones con la nueva administración estadounidense, aunque, como es de esperar, las relaciones mejoren. Por otro lado, Europa sólo puede favorecer la relación con Estados Unidos, sobre la de China, cuyas formas dictatoriales internamente y el incumplimiento de las prácticas comerciales correctas con países extranjeros, condicionan las evaluaciones de los estados. Unión. Además de la convergencia sobre China, Estados Unidos y Europa deben partir de la conciencia de que juntos constituyen el mercado más rico del mundo y este es un factor primordial que puede actuar como motor de ambas partes. También hay que considerar que China, que se ve cerrada a este mercado, está intentando crear alternativas, como la recientemente firmada a la que se adhieren varios países, incluida la zona occidental, como Japón y Australia, así como varios estados asiáticos. creó un mercado más grande que el área única europea, pero también el sindicato entre los Estados Unidos, Canadá y México, que representa el 40% del comercio mundial; esta asociación no tiene restricciones políticas y esto representa un factor de debilidad, pero apunta a obtener una reducción de los aranceles aduaneros de alrededor del 90% en veinte años, integrando también los servicios y bienes de los miembros. Este acuerdo, en el que destaca el liderazgo chino, fue posible precisamente por el abandono del papel de la influencia estadounidense en el continente asiático. Repetir este error con Europa, pero también con Canadá y México, a menudo tan abusados ​​por Trump, podría ser letal para la economía estadounidense. Desde el aspecto económico global al político, el paso es corto: si Washington debilitara aún más su peso político internacional, su declive estaría garantizado y cualquier disposición a recuperar posiciones implicaría un altísimo coste económico y social. Mejor desarrollar una estrategia alternativa y competitiva a China, a través de la participación de aliados directos, con herramientas que brinden beneficios comunes, incluso más allá de los aspectos económicos, y la atracción en esta órbita de enemigos de Beijing como India; También tratando de quitarle a China, desde un punto de vista comercial, países de órbita occidental, como Corea del Sur, Japón, Australia y Nueva Zelanda, que se han acercado demasiado peligrosamente a Beijing.

What do you want to do ?
New mail

Die USA müssen ihre Haltung zum Handel ändern, um ihre Außenpolitik zu ändern

 Der gewählte US-Präsident Biden muss die Handelspolitik seines Vorgängers schützen, was sich auch auf die amerikanische Außenpolitik ausgewirkt hat. Im Zeitalter der Globalisierung ist die Trennung von Handel und Außenpolitik anachronistisch, da die beiden Faktoren zunehmend Hand in Hand gehen. Insbesondere in einem Weltszenario, in dem Kontraste zunehmend gelöst werden, ohne auf Kriege zurückzugreifen, die als letzte Option verbleiben, oder in sekundären Szenarien, wird der kommerzielle Wettbewerb als Instrument der wirtschaftlichen und damit politischen Bestätigung zum strategischen Theater, um die Vorherrschaft zu bestimmen und Vorteile. Trump hat diesen Schwerpunkt, der die Ergebnisse der Außenpolitik auf globaler Ebene kennzeichnet, nie verstanden. In seiner isolierten Strategie schloss der auslaufende amerikanische Präsident eine kurzsichtige Politik ab, die sich aus Einfuhrzöllen zusammensetzte, die aus politischer Sicht nicht selektiv waren: Zum Nutzen amerikanischer Produkte führte er einen wahllosen Kampf gegen Gegner und Verbündete, die Schaden anrichteten Politiker sowohl im negativen als auch vor allem im freundlichen Bereich. Der Erfolg, den Trump sich im wirtschaftlichen Bereich zuschreibt, ist tatsächlich eine Lüge, da er die von Obama vererbten Maßnahmen ausgenutzt hat und es seinen Beratern gelungen ist, aktiv zu bleiben. Für Biden wird es anders sein, insbesondere in Bezug auf die Handelskriege, die Trump dem neuen Präsidenten überlassen wird und die auf irgendeine Weise entschärft werden müssen. Seit Beginn des Wahlkampfs wurde gesagt, dass keiner der beiden Kandidaten die Haltung gegenüber China ändern könne. Dies ist richtig, da ständig eine Diktatur verurteilt werden muss, wie es Peking außerdem wiederholt getan hat bewiesen und dass ein Mieter des Weißen Hauses aus der Demokratischen Partei noch stärker betonen muss; Im nächsten Dialog zwischen den USA und China kann jedoch auf einen anderen und diplomatischeren Ansatz gehofft werden, der das Ausmaß des Konflikts mildern kann. Der eigentliche Kern ist jedoch die Haltung, die Biden zu Europa haben möchte, und die Notwendigkeit, eine Beziehung wiederherzustellen, die sein Vorgänger erheblich verschlechtert hat. Trumps Verhalten in Verbindung mit der durch die Pandemie verursachten Situation unterstrich, dass die Notwendigkeit einer zunehmenden Autonomie Brüssels zu einem echten Notfall geworden ist. Dieser Faktor wird auch in den Beziehungen zur neuen amerikanischen Regierung weiterhin vorhanden sein, auch wenn sich die Beziehungen hoffentlich verbessern werden. Auf der anderen Seite kann Europa nur das Verhältnis zu den Vereinigten Staaten gegenüber dem zu China bevorzugen, dessen diktatorische Wege im Inneren und die Nichteinhaltung korrekter Geschäftspraktiken mit dem Ausland die Bewertungen der Staaten bestimmen. Union. Neben der Konvergenz in Bezug auf China müssen die USA und Europa von dem Bewusstsein ausgehen, dass sie zusammen den reichsten Markt der Welt darstellen. Dies ist ein Hauptfaktor, der für beide Parteien eine treibende Kraft sein kann. Es sollte auch berücksichtigt werden, dass China, das sich für diesen Markt geschlossen sieht, versucht, Alternativen zu schaffen, wie das kürzlich unterzeichnete, an dem verschiedene Länder, einschließlich des westlichen Raums wie Japan und Australien, sowie verschiedene asiatische Staaten festhalten. schuf einen größeren Markt als der einheitliche europäische Raum, aber auch die Gewerkschaft zwischen den USA, Kanada und Mexiko, die bis zu 40% des Welthandels ausmacht; Diese Vereinigung hat keine politischen Zwänge und stellt einen Schwachpunkt dar, zielt jedoch darauf ab, in zwanzig Jahren eine Senkung der Zölle um etwa 90% zu erreichen und auch die Dienstleistungen und Waren der Mitglieder zu integrieren. Dieses Abkommen, das die chinesische Führung hervorhebt, wurde gerade durch die Aufgabe der Rolle des amerikanischen Einflusses auf den asiatischen Kontinent ermöglicht. Die Wiederholung dieses Fehlers mit Europa, aber auch mit Kanada und Mexiko, die oft genauso von Trump missbraucht werden, könnte für die US-Wirtschaft tödlich sein. Vom weltwirtschaftlichen zum politischen Aspekt ist der Schritt kurz: Wenn Washington sein internationales politisches Gewicht weiter schwächen würde, wäre sein Niedergang garantiert und jede Bereitschaft, Positionen wiederzugewinnen, würde sehr hohe finanzielle und soziale Kosten bedeuten. Es ist besser, eine alternative und wettbewerbsorientierte Strategie für China zu entwickeln, indem direkte Verbündete einbezogen werden, mit Instrumenten, die gemeinsame Vorteile bieten, auch über die wirtschaftlichen Aspekte hinaus, und die Anziehungskraft auf diese Umlaufbahn von Feinden Pekings wie Indien; auch versuchen, aus westlicher Sicht Länder der westlichen Umlaufbahn wie Südkorea, Japan, Australien und Neuseeland aus China zu entfernen, die Peking zu gefährlich nahe gekommen sind.

What do you want to do ?
New mail

Les États-Unis devront changer d'attitude sur le commerce pour changer leur politique étrangère

 

What do you want to do ?
New mail
Le président élu américain Biden devra mettre à l'abri la politique commerciale de son prédécesseur, qui a également eu un impact sur la politique étrangère américaine. À l'ère de la mondialisation, séparer le commerce de la politique étrangère est anachronique, car les deux facteurs vont de plus en plus de pair. Surtout dans un scénario mondial où les contrastes se résolvent de plus en plus sans recourir aux guerres, laissées en dernière option ou en scénarios secondaires, la concurrence commerciale, en tant qu'instrument d'affirmation économique et donc politique, devient le théâtre stratégique pour déterminer la suprématie et avantages. Trump n'a jamais compris ce point focal, qui caractérise les réalisations de la politique étrangère à l'échelle mondiale; fermé dans sa stratégie isolationniste, le président américain expirant a mené une politique à courte vue faite de tarifs douaniers à l'importation, non sélective d'un point de vue politique: au profit des produits américains, il a mené une lutte aveugle contre les adversaires et les alliés, qui a fait des dégâts. les politiciens à la fois dans le champ adverse et surtout dans le champ amical. Le succès que Trump s'attribue dans le domaine économique est en fait un mensonge, étant donné qu'il a profité des mesures léguées par Obama et que ses conseillers ont réussi à rester actifs. Pour Biden, ce sera différent, notamment en ce qui concerne les guerres commerciales que Trump laissera au nouveau président et qui, d'une certaine manière, devront être désamorcées. On a dit depuis le début de la campagne électorale qu'aucun des deux prétendants n'aurait pu changer l'attitude envers la Chine, c'est vrai parce qu'il y a un besoin continu de condamner ce qui est une dictature, comme d'ailleurs Pékin l'a à plusieurs reprises prouvé et qu'un locataire de la Maison Blanche du Parti démocrate devra insister encore plus fortement; cependant, une approche différente et plus diplomatique peut être espérée dans le prochain dialogue entre les États-Unis et la Chine, qui est en mesure d'atténuer le niveau de l'affrontement. Mais le vrai point crucial est l'attitude que Biden voudra avoir avec l'Europe et la nécessité de retrouver une relation que son prédécesseur a considérablement détériorée. Le comportement de Trump, combiné à la situation générée par la pandémie, a souligné que la nécessité d'être de plus en plus autonome est devenue une véritable urgence pour Bruxelles. Ce facteur continuera d'être présent également dans les relations avec la nouvelle administration américaine, même si, comme il faut l'espérer, les relations s'amélioreront. En revanche, l'Europe ne peut donner la priorité qu'aux relations avec les États-Unis, sur celle avec la Chine, dont les voies dictatoriales en interne et le non-respect des bonnes pratiques commerciales avec les pays étrangers conditionnent les évaluations des États. Syndicat. En plus de la convergence sur la Chine, les États-Unis et l'Europe doivent partir de la conscience qu'ensemble, ils constituent le marché le plus riche du monde et c'est un facteur primordial qui peut agir comme un moteur pour les deux parties. Il faut également considérer que la Chine, qui voit ce marché se saisir, tente de créer des alternatives, comme celle récemment signée à laquelle adhèrent plusieurs pays, dont la zone occidentale, comme le Japon et l'Australie, ainsi que divers États asiatiques. créé un marché plus grand que la zone européenne unique, mais aussi le syndicat entre les États-Unis, le Canada et le Mexique, représentant jusqu'à 40% du commerce mondial; cette association n'a pas de contraintes politiques et cela représente un facteur de faiblesse, mais vise à obtenir une réduction des droits de douane d'environ 90% en vingt ans, intégrant également les services et les biens des membres. Cet accord, qui met en avant le leadership chinois, a été rendu possible précisément par l'abandon du rôle de l'influence américaine sur le continent asiatique. Répéter cette erreur avec l'Europe, mais aussi avec le Canada et le Mexique, souvent aussi abusés par Trump, pourrait être mortel pour l'économie américaine. De l'aspect économique mondial à l'aspect politique, le pas est court: si Washington affaiblissait encore son poids politique international, son déclin serait garanti et toute volonté de regagner des positions impliquerait un coût financier et social très élevé. Mieux vaut développer une stratégie alternative et compétitive à la Chine, à travers l'implication d'alliés directs, avec des outils qui apportent des bénéfices communs, même au-delà des aspects économiques, et l'attraction dans cette orbite des ennemis de Pékin comme l'Inde; essayant aussi de retirer à la Chine, d'un point de vue commercial, des pays d'orbite occidentale, comme la Corée du Sud, le Japon, l'Australie et la Nouvelle-Zélande, qui se sont trop dangereusement rapprochés de Pékin.

Os EUA terão que mudar sua atitude em relação ao comércio para mudar sua política externa

 O presidente eleito dos EUA, Biden, terá que proteger a política comercial de seu antecessor, que também teve impacto na política externa americana. Na era da globalização, dividir o comércio da política externa é anacrônico, porque os dois fatores caminham cada vez mais juntos. Principalmente em um cenário mundial em que os contrastes se resolvem cada vez mais sem recorrer às guerras, que ficam em último lugar ou em cenários secundários, a competição comercial, como instrumento de afirmação econômica e, portanto, política, torna-se o teatro estratégico para determinar a supremacia e vantagens. Trump nunca entendeu esse ponto focal, que caracteriza as conquistas da política externa globalmente; fechado em sua estratégia isolacionista, o ex-presidente norte-americano conduziu uma política míope, composta de tarifas sobre as importações, não seletivas do ponto de vista político: para beneficiar os produtos americanos, conduziu uma luta indiscriminada contra adversários e aliados, que produziu prejuízos políticos tanto no campo adverso, como sobretudo no campo amigável. O sucesso que Trump se atribui no campo econômico é na verdade uma mentira, visto que ele aproveitou as medidas legadas por Obama e que seus assessores conseguiram manter atuantes. Para Biden será diferente, principalmente em relação às guerras comerciais que Trump deixará para o novo presidente e que, de alguma forma, terão que ser neutralizadas. Diz-se desde o início da campanha eleitoral que nenhum dos dois contendores poderia ter mudado a atitude em relação à China, isto porque existe uma necessidade contínua de condenar o que é uma ditadura, como, aliás, Pequim repetidamente provado e que um inquilino da Casa Branca do Partido Democrata terá que se destacar ainda mais; entretanto, uma abordagem diferente e mais diplomática pode ser esperada no próximo diálogo entre os EUA e a China, que seja capaz de mitigar o nível do conflito. Mas o verdadeiro ponto crucial é a atitude que Biden vai querer ter com a Europa e a necessidade de recuperar uma relação que seu antecessor se deteriorou consideravelmente. O comportamento de Trump, combinado com a situação gerada pela pandemia, sublinhou como a necessidade de Bruxelas ser cada vez mais autônoma se tornou uma emergência real. Esse fator continuará presente também nas relações com a nova administração americana, ainda que, como se espera, as relações melhorem. Por outro lado, a Europa só pode dar prioridade às relações com os Estados Unidos, sobre as da China, cujos modos ditatoriais internamente e o desrespeito às práticas comerciais corretas com o estrangeiro condicionam as avaliações dos estados. União. Além da convergência na China, os Estados Unidos e a Europa devem partir da consciência de que juntos constituem o mercado mais rico do mundo e este é um fator primordial que pode atuar como motor de ambas as partes. Deve-se considerar também que a China, que vê esse mercado fechado, está tentando criar alternativas, como a recém-assinada, à qual aderem vários países, inclusive da zona ocidental, como Japão e Austrália, além de vários países asiáticos. criou um mercado maior do que o espaço único europeu, mas também o sindicato entre EUA, Canadá e México, somando 40% do comércio global; esta associação não tem constrangimentos políticos e isto representa um factor de fragilidade, mas visa obter uma redução dos direitos aduaneiros de cerca de 90% em vinte anos, integrando também os serviços e bens dos associados. Esse acordo, que destaca a liderança chinesa, foi possível justamente pelo abandono do papel da influência americana no continente asiático. Repetir esse erro com a Europa, mas também com Canadá e México, muitas vezes igualmente maltratados por Trump, pode ser letal para a economia dos Estados Unidos. Do aspecto econômico global ao político, o passo é curto: se Washington enfraquecesse ainda mais seu peso político internacional, seu declínio estaria garantido e qualquer disposição de retomar posições implicaria em um custo financeiro e social muito alto. Melhor desenvolver uma estratégia alternativa e competitiva à China, através do envolvimento de aliados diretos, com ferramentas que proporcionem benefícios comuns, mesmo além dos aspectos econômicos, e a atração nesta órbita de inimigos de Pequim como a Índia; também tentando tirar da China, do ponto de vista comercial, países da órbita ocidental, como Coréia do Sul, Japão, Austrália e Nova Zelândia, que se aproximaram perigosamente de Pequim.

What do you want to do ?
New mail