Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 17 dicembre 2025

المتغيرات والحلول لإعادة إطلاق أوروبا

 ما التحديات التي يجب أن يواجهها الاتحاد الأوروبي للحفاظ على دوره المنشود على الساحة الدولية؟ لقد أبرز انتخاب ترامب، والتقدم التجاري الصيني، والحرب في أوكرانيا على حدود الاتحاد، ما كان معروفًا للجميع: التراجع التدريجي لحجمه الاقتصادي، وتهميش دوره العسكري، وعدم كفاية سياسته الخارجية المنقسمة على نحو متزايد. يُضاف إلى ذلك الاستهانة بمصدر التهديدات التي تواجه أوروبا، والتي لم تعتبر واشنطن قط خصمًا سياسيًا يسعى إلى تفكيك النظام الأوروبي الحالي. إن غياب التقدم في العلاقات مع الصين، والتقاعس العملي تجاه روسيا، مع النزاع حول استخدام احتياطيات البنك المركزي الروسي في أوروبا، وأخيرًا عدم وجود رد حاسم لمواجهة فرض التعريفات الأمريكية، كل ذلك أدى إلى تدهور صورة بروكسل بشكل كبير. مع ذلك، لم ينشأ هذا الوضع فجأةً؛ فالمصالح الراسخة التي ضمنتها الحكومات الأمريكية في الدفاع الأوروبي، من خلال الالتزام المباشر بالاستثمارات والكوادر، لم تُتجاوز حتى الآن، على الرغم من المؤشرات التحذيرية التي ظهرت بالفعل خلال رئاسة أوباما، والتي حوّلت المصالح الخارجية الأمريكية من القارة العجوز إلى جنوب شرق آسيا. ويرتبط هذا ارتباطًا وثيقًا بغياب موقف أوروبي قادر على التحرر استباقيًا من حليفه الأمريكي. ومن هنا تبرز الحاجة إلى تعزيز الشراكات الحمائية، التي يمكن أن تُترجم إلى سيناريوهات وقائية وردعية، تستند أيضًا إلى تبادل أكثر كثافة للتعاون الدولي، ليس فقط بين الدول أو الكيانات فوق الوطنية، بل أيضًا بين الكيانات الخاصة التي تؤدي أدوارًا استراتيجية في قطاعات محددة. يجب تصور وبناء تحالفات، اقتصادية وعسكرية، مع حلفاء محتملين مثل أستراليا وكوريا الجنوبية واليابان، وبالطبع المملكة المتحدة. تستحق كندا نقاشًا منفصلًا: فبفضل تقاربها السياسي والثقافي القوي، يمكن أن تكون لاعبًا رئيسيًا في تعزيز الانخراط مع أوروبا، حتى أنها قد تصل إلى حد التفكير في انضمام أوتاوا كعضو كامل في الاتحاد الأوروبي. سيؤدي ذلك إلى توسيع نطاق نفوذ بروكسل ليشمل الحدود الأمريكية، بهدف احتواء الولايات المتحدة تحديدًا، في حال تعاقبت رئاسات مماثلة. من هذا المنطلق، وفي ظل هيمنة أحادية الجانب التي يمارسها البيت الأبيض على مجموعة السبع، والتي باتت أداة سياسية مستقلة، قد يكون إيجاد حلول بديلة في مصلحة جميع الدول الراغبة في مواجهة التحدي التجاري الأمريكي القائم على التعريفات الجمركية المجحفة. وتترافق الحاجة إلى تقليل الاعتماد الاستراتيجي على السلع والخدمات مع القدرة على جذب الاستثمارات التي ستُمكّن من تحقيق تنمية كبيرة في القطاعات الاستراتيجية من خلال إنشاء وتطوير صناعات محلية ذات قيمة عالية، مثل صناعات الفضاء والدفاع والطب، القادرة على توفير عوائد مالية مجزية للمستثمرين. وتتمثل الخطوة الأولى في تحسين إجراءات الحوكمة، والتخلي عن شرط الإجماع في قرارات الأغلبية المؤهلة، وضمان اختيار أدق للأعضاء الجدد والحاليين، الذين لا يمكنهم التأثير على سياسة المجموعة بقيم تتعارض بوضوح مع المبادئ التأسيسية والتحديات الجديدة الناشئة. ويجب أن يكون الهدف منظمة فوق وطنية ذات نقل تدريجي للسيادة، قادرة على تعزيز سياسة خارجية مشتركة، وقوة مسلحة موحدة ذات قدرات تدخل سريع. سيؤدي هذا تدريجياً إلى كيان موحد بشكل متزايد، قادر على تمثيل مصالح جميع شعوب أوروبا وخارجها، وعلى لعب دور رئيسي على الساحة الدولية.

martedì 16 dicembre 2025

Gli ostacoli sulla pace ucraina

 Con gli indici di gradimento in calo e la difficoltà economica autoimposta a causa dei dazi, il presidente USA Trump, deve cercare di risollevare il proprio apprezzamento con qualche risultato da ottenere in politica internazionale. L’obiettivo sarebbe quello di ottenere un qualche accordo per la guerra ucraina, se non la pace definitiva, almeno una tregua iniziale che possa permettere una adeguata evoluzione dei negoziati. Da più parti si rilevano segnali di ottimismo, dagli stessi negoziatorio americani, al leader finlandese a quello turco ed in una certa misura perfino dal presidente ungherese; tuttavia l’ambasciatore russo del Regno Unito ha affermato che non vi è alcun testo di pace con Kiev ma solo la resa del paese ucraino. Nel piano concordato tra USA ed Europa vi sarebbe un grado vicino all’ottanta per cento dei punti presentati, con la possibilità della variazione della legge marziale per consentire lo svolgimento delle elezioni. Resta, però, l’impedimento più grande, che riguarda la volontà russa di avere l’intera regione del Donbass. Per Putin solo questa condizione gli permetterebbe di avere la cosa che più si avvicina alla vittoria, peraltro senza che questa conquista sia ottenuta militarmente. Questo obiettivo è inconciliabile con il sentire comune del popolo ucraino, che, in un recente sondaggio ha espresso una percentuale del 75% sfavorevole al ritiro da terre, il Donbass, che ritiene parte del territorio nazionale. Questo sta alla base del rifiuto di Zelensky di cedere anche alle richieste americane, che vedono nella cessione del Donbass la ragione principale per una fine delle ostilità. Washington considera una soluzione alternativa, che preveda che il Donbass diventi una zona demilitarizzata, senza la presenza di truppe russe ed ucraine, Kiev potrebbe accettare questo modello soltanto con la presenza nel Donbass di una presenza militare straniera; questa opzione è rifiutata da Mosca, che potrebbe accettare soltanto la presenza della propria polizia e della Guardia Nazionale al posto dell’esercito russo: una soluzione totalmente sgradita a Kiev. Un ulteriore punto di attrito è il progetto di congelare l’attuale linea del fronte, come presentato congiuntamente da Unione Europea ed Ucraina, per la Russia ancora troppo indietro nell’espansione verso ovest, questa soluzione equivarrebbe all’ammissione di una sconfitta, nonostante l’ingente sforzo militare ed il gran numero di caduti, si parla di un milione di militari russi circa, l’Armata rossa sta faticando ed avanza lentamente, mentre le previsioni per l’economia russa per il 2026 parlano apertamente di possibile collasso. Esiste, poi, il problema della volontà di Kiev di garantirsi una assicurazione per il dopoguerra, quando e come ci sarà; per l’Ucraina la soluzione migliore sarebbe l’adesione all’Alleanza Atlantica, capace di scongiurare ogni possibile nuova velleità di Mosca, tuttavia la Russia rifiuta categoricamente questa soluzione, per cui gli ucraini rivendicano l’adozione di un meccanismo pari all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, anche al di fuori della stessa Alleanza Atlantica. Kiev ha bisogno di garanzie concrete dopo che la propria indipendenza e sovranità, sottoscritte da USA e Russia nel 1994, nel memorandum di Budapest non sono state rispettate, come non è stato rispettato l’accordo che stabiliva che la Russia non avrebbe mai potuto invadere l’Ucraina, dopo che Kiev aveva restituito tutte le testate atomiche a Mosca, dopo la dissoluzione dell’URSS. C’è poi la questione dei beni russi presenti in Europa, che secondo Bruxelles, devono essere utilizzati per la ricostruzione dell’Ucraina e che, al contrario gli USA vorrebbero gestire: il piano dell’Unione è l’ingresso a Bruxelles nel 2027 di Kiev e questo fatto, che la maggioranza degli ucraini approva, può risultare un ostacolo necessario ma di difficile accettazione da parte del Cremlino. 

Obstacles to Ukrainian peace

 With his approval ratings plummeting and the self-imposed economic hardship of tariffs, US President Trump must seek to boost his standing with some international political results. The goal would be to secure some sort of agreement on the Ukrainian war, if not a definitive peace, then at least an initial truce that could allow negotiations to progress appropriately. Signs of optimism are being seen from many quarters, from the US negotiators themselves, to the Finnish and Turkish leaders, and to some extent even from the Hungarian president; however, the Russian ambassador to the United Kingdom has stated that there is no peace text with Kiev, only Ukraine's surrender. The plan agreed upon between the US and Europe would contain nearly 80 percent of the points presented, with the possibility of a change in martial law to allow elections to be held. The biggest obstacle, however, remains Russia's desire to secure the entire Donbass region. For Putin, only this condition would allow him to achieve the closest thing to victory, even without this conquest being achieved militarily. This objective is irreconcilable with the common feeling of the Ukrainian people, who, in a recent poll, expressed 75% against withdrawing from land, Donbass, which they consider part of their national territory. This is the basis of Zelensky's refusal to give in even to American demands, which see the cession of Donbass as the primary reason for an end to hostilities. Washington is considering an alternative solution, which would envisage Donbass becoming a demilitarized zone, without the presence of Russian and Ukrainian troops. Kiev could accept this model only with the presence of a foreign military presence in Donbass; this option is rejected by Moscow, which could only accept the presence of its own police and National Guard in place of the Russian army: a solution totally unwelcome to Kiev. A further point of contention is the plan to freeze the current front line, as jointly presented by the European Union and Ukraine. For Russia, still too far behind in its westward expansion, this solution would be tantamount to admitting defeat. Despite the massive military effort and the large number of casualties—around a million Russian soldiers are estimated—the Red Army is struggling and advancing slowly, while forecasts for the Russian economy for 2026 openly point to a possible collapse. Then there is the problem of Kiev's willingness to secure post-war insurance, whenever and however it will come. For Ukraine, the best solution would be membership in the Atlantic Alliance, capable of averting any possible new ambitions from Moscow. However, Russia categorically rejects this solution, so the Ukrainians are demanding the adoption of a mechanism equivalent to Article 5 of the Atlantic Alliance, even outside of the Atlantic Alliance itself. Kiev needs concrete guarantees after its independence and sovereignty, signed by the US and Russia in 1994, were not respected in the Budapest Memorandum, just as the agreement establishing that Russia could never invade Ukraine was not respected after Kiev returned all its nuclear warheads to Moscow following the dissolution of the USSR. Then there is the question of Russian assets in Europe, which, according to Brussels, should be used for Ukraine's reconstruction, and which, conversely, the US would like to control: the EU's plan is for Kiev to join Brussels in 2027, and this fact, which the majority of Ukrainians approve of, could prove a necessary obstacle but difficult for the Kremlin to accept.

Obstáculos para la paz en Ucrania

 Con sus índices de aprobación en desplome y las dificultades económicas autoimpuestas por los aranceles, el presidente estadounidense, Trump, debe buscar fortalecer su posición con resultados políticos internacionales. El objetivo sería lograr algún tipo de acuerdo sobre la guerra en Ucrania, si no una paz definitiva, al menos una tregua inicial que permita que las negociaciones avancen adecuadamente. Se observan señales de optimismo desde diversos sectores, desde los propios negociadores estadounidenses hasta los líderes finlandeses y turcos, y en cierta medida incluso desde el presidente húngaro; sin embargo, el embajador ruso en el Reino Unido ha declarado que no existe un texto de paz con Kiev, solo la rendición de Ucrania. El plan acordado entre Estados Unidos y Europa contendría casi el 80% de los puntos presentados, con la posibilidad de modificar la ley marcial para permitir la celebración de elecciones. El mayor obstáculo, sin embargo, sigue siendo el deseo de Rusia de asegurar toda la región del Donbás. Para Putin, solo esta condición le permitiría lograr lo más cercano a la victoria, incluso sin que esta conquista se logre militarmente. Este objetivo es irreconciliable con el sentir común del pueblo ucraniano, que, en una encuesta reciente, se opuso en un 75% a la retirada del Donbás, que considera parte de su territorio nacional. Esta es la base de la negativa de Zelenski a ceder incluso ante las exigencias estadounidenses, que consideran la cesión del Donbás como la principal razón para el cese de las hostilidades. Washington considera una solución alternativa que contemplaría la conversión del Donbás en una zona desmilitarizada, sin la presencia de tropas rusas y ucranianas. Kiev solo podría aceptar este modelo con la presencia militar extranjera en el Donbás; esta opción es rechazada por Moscú, que solo podría aceptar la presencia de su propia policía y Guardia Nacional en lugar del ejército ruso: una solución totalmente indeseable para Kiev. Otro punto de discordia es el plan de congelar la actual línea de frente, presentado conjuntamente por la Unión Europea y Ucrania. Para Rusia, aún demasiado retrasada en su expansión hacia el oeste, esta solución equivaldría a admitir la derrota. A pesar del masivo esfuerzo militar y la gran cantidad de bajas —se estima en alrededor de un millón de soldados rusos—, el Ejército Rojo lucha y avanza lentamente, mientras que las previsiones para la economía rusa en 2026 apuntan abiertamente a un posible colapso. Además, está el problema de la disposición de Kiev a obtener un seguro de posguerra, cuando y como sea. Para Ucrania, la mejor solución sería la pertenencia a la Alianza Atlántica, capaz de evitar cualquier posible nueva ambición por parte de Moscú. Sin embargo, Rusia rechaza categóricamente esta solución, por lo que los ucranianos exigen la adopción de un mecanismo equivalente al Artículo 5 de la Alianza Atlántica, incluso fuera de la propia Alianza Atlántica. Kiev necesita garantías concretas después de que su independencia y soberanía, firmadas por Estados Unidos y Rusia en 1994, no se respetaran en el Memorándum de Budapest, al igual que el acuerdo que establecía que Rusia nunca podría invadir Ucrania no se respetó después de que Kiev devolviera todas sus armas nucleares a Moscú tras la disolución de la URSS. Luego está la cuestión de los activos rusos en Europa, que, según Bruselas, deberían utilizarse para la reconstrucción de Ucrania, y que, por el contrario, Estados Unidos querría controlar: el plan de la UE es que Kiev se una a Bruselas en 2027, y este hecho, que la mayoría de los ucranianos aprueba, podría resultar un obstáculo necesario, pero difícil de aceptar para el Kremlin.

Hindernisse für den Frieden in der Ukraine

 Angesichts sinkender Zustimmungswerte und der selbstverschuldeten wirtschaftlichen Belastung durch Zölle muss US-Präsident Trump versuchen, sein Ansehen durch internationale politische Erfolge zu verbessern. Ziel wäre es, eine Art Abkommen im Ukraine-Konflikt zu erzielen, wenn nicht einen endgültigen Frieden, so doch zumindest eine vorläufige Waffenruhe, die zielführende Verhandlungen ermöglicht. Optimismus ist in vielen Kreisen zu beobachten, von den US-Unterhändlern selbst über die finnischen und türkischen Staatschefs bis hin zum ungarischen Präsidenten. Der russische Botschafter in Großbritannien erklärte jedoch, es gebe keinen Friedenstext mit Kiew, sondern nur die Kapitulation der Ukraine. Der zwischen den USA und Europa vereinbarte Plan würde fast 80 Prozent der vorgelegten Punkte umfassen und die Möglichkeit einer Aufhebung des Kriegsrechts für die Durchführung von Wahlen vorsehen. Das größte Hindernis bleibt jedoch Russlands Bestreben, die gesamte Donbass-Region zu kontrollieren. Für Putin wäre dies die einzige Möglichkeit, einem Sieg so nahe wie möglich zu kommen, selbst ohne militärische Eroberung. Dieses Ziel ist unvereinbar mit der Meinung der ukrainischen Bevölkerung, die sich in einer kürzlich durchgeführten Umfrage zu 75 % gegen einen Rückzug aus dem Donbass aussprach, den sie als Teil ihres Staatsgebiets betrachtet. Dies ist der Grund für Selenskyjs Weigerung, selbst den amerikanischen Forderungen nachzugeben, die die Abtretung des Donbass als Hauptgrund für ein Ende der Kampfhandlungen sehen. Washington erwägt eine alternative Lösung, die den Donbass in eine entmilitarisierte Zone ohne russische und ukrainische Truppen umwandeln würde. Kiew könnte dieses Modell nur mit einer ausländischen Militärpräsenz im Donbass akzeptieren; Moskau lehnt diese Option ab und akzeptiert lediglich die Präsenz der eigenen Polizei und Nationalgarde anstelle der russischen Armee – eine Lösung, die Kiew völlig ablehnt. Ein weiterer Streitpunkt ist der von der Europäischen Union und der Ukraine gemeinsam vorgelegte Plan, die bestehende Frontlinie einzufrieren. Für Russland, das in seiner Westexpansion noch immer weit zurückliegt, käme diese Lösung einer Kapitulation gleich. Trotz massiver militärischer Anstrengungen und hoher Opferzahlen – schätzungsweise rund eine Million russischer Soldaten – kämpft die Rote Armee und rückt nur langsam vor, während Prognosen für die russische Wirtschaft bis 2026 offen auf einen möglichen Zusammenbruch hindeuten. Hinzu kommt das Problem der Bereitschaft Kiews, sich nach dem Krieg abzusichern, wann und wie auch immer diese Absicherung erfolgen mag. Für die Ukraine wäre die beste Lösung eine Mitgliedschaft in der Atlantischen Allianz, die mögliche neue Ambitionen Moskaus abwehren könnte. Russland lehnt diese Lösung jedoch kategorisch ab, weshalb die Ukrainer die Einführung eines Mechanismus fordern, der Artikel 5 der Atlantischen Allianz entspricht, und zwar auch außerhalb der Allianz selbst. Kiew braucht konkrete Garantien, nachdem seine Unabhängigkeit und Souveränität, die 1994 von den USA und Russland besiegelt wurden, im Budapester Memorandum nicht respektiert wurden. Ebenso wenig wurde das Abkommen, das Russland eine Invasion in der Ukraine untersagte, eingehalten, nachdem Kiew nach dem Zerfall der UdSSR alle seine Atomsprengköpfe an Moskau zurückgegeben hatte. Dann stellt sich die Frage nach den russischen Vermögenswerten in Europa, die nach Brüssel für den Wiederaufbau der Ukraine genutzt werden sollen und die die USA ihrerseits gerne kontrollieren würden: Die EU plant, dass Kiew 2027 Brüssel beitritt, und diese Tatsache, die von der Mehrheit der Ukrainer befürwortet wird, könnte sich als notwendiges, aber für den Kreml schwer zu akzeptierendes Hindernis erweisen.

Obstacles à la paix en Ukraine

 Avec une cote de popularité en chute libre et les difficultés économiques qu'il s'impose lui-même en imposant des droits de douane, le président américain Trump doit impérativement redorer son image par des résultats politiques internationaux. L'objectif serait de parvenir à un accord sur la guerre en Ukraine, sinon à une paix définitive, du moins à une trêve initiale permettant de relancer les négociations. De nombreux signes d'optimisme se manifestent, des négociateurs américains eux-mêmes aux dirigeants finlandais et turcs, et même, dans une certaine mesure, au président hongrois. Cependant, l'ambassadeur de Russie au Royaume-Uni a déclaré qu'il n'y a pas de texte de paix avec Kiev, seulement la capitulation de l'Ukraine. Le plan convenu entre les États-Unis et l'Europe reprendrait près de 80 % des points présentés, avec la possibilité d'une levée de la loi martiale pour permettre la tenue d'élections. Le principal obstacle demeure néanmoins la volonté de la Russie de contrôler l'ensemble du Donbass. Pour Poutine, seule cette condition lui permettrait d'approcher au plus près la victoire, même sans conquête militaire. Cet objectif est inconciliable avec le sentiment général du peuple ukrainien qui, selon un récent sondage, 75 % s'oppose à un retrait du Donbass, territoire qu'il considère comme faisant partie intégrante de son territoire national. C'est sur ce fondement que Zelensky refuse de céder, même aux exigences américaines, pour lesquelles la cession du Donbass est la condition sine qua non d'un cessez-le-feu. Washington envisage une solution alternative : la démilitarisation du Donbass, sans présence de troupes russes ni ukrainiennes. Kiev n'accepterait ce modèle qu'avec le maintien d'une présence militaire étrangère dans le Donbass. Moscou rejette cette option, n'acceptant que la présence de sa propre police et de sa Garde nationale à la place de l'armée russe : une solution inacceptable pour Kiev. Autre point de désaccord : le gel de la ligne de front actuelle, proposé conjointement par l'Union européenne et l'Ukraine. Pour la Russie, encore trop en retard dans son expansion vers l'ouest, cette solution équivaudrait à un aveu de défaite. Malgré l'effort militaire massif et le nombre élevé de victimes – environ un million de soldats russes seraient touchés –, l'Armée rouge peine à progresser et avance lentement, tandis que les prévisions pour l'économie russe en 2026 évoquent ouvertement un possible effondrement. Se pose ensuite la question de la volonté de Kiev de se prémunir contre les conséquences d'un conflit, quelles que soient les circonstances. Pour l'Ukraine, la meilleure solution serait l'adhésion à l'Alliance atlantique, capable de prévenir toute nouvelle ambition de Moscou. Cependant, la Russie rejette catégoriquement cette solution, si bien que les Ukrainiens exigent l'adoption d'un mécanisme équivalent à l'article 5 de l'Alliance atlantique, même en dehors de celle-ci. Kiev a besoin de garanties concrètes, car son indépendance et sa souveraineté, signées par les États-Unis et la Russie en 1994, n'ont pas été respectées dans le Mémorandum de Budapest, tout comme l'accord stipulant que la Russie ne pourrait jamais envahir l'Ukraine n'a pas été respecté après la restitution par Kiev de toutes ses ogives nucléaires à Moscou suite à la dissolution de l'URSS. Se pose ensuite la question des avoirs russes en Europe qui, selon Bruxelles, devraient servir à la reconstruction de l'Ukraine, et que, inversement, les États-Unis souhaiteraient contrôler : le plan de l'UE prévoit que Kiev rejoigne Bruxelles en 2027, et ce fait, approuvé par la majorité des Ukrainiens, pourrait constituer un obstacle nécessaire mais difficile à accepter pour le Kremlin.

Obstáculos à paz na Ucrânia

 Com seus índices de aprovação em queda livre e as dificuldades econômicas autoimpostas pelas tarifas, o presidente dos EUA, Trump, precisa buscar melhorar sua imagem com resultados políticos internacionais. O objetivo seria garantir algum tipo de acordo sobre a guerra na Ucrânia, se não uma paz definitiva, pelo menos uma trégua inicial que permita o avanço adequado das negociações. Sinais de otimismo vêm de vários setores, desde os próprios negociadores americanos até os líderes finlandês e turco, e, em certa medida, até mesmo do presidente húngaro; no entanto, o embaixador russo no Reino Unido afirmou que não há um texto de paz com Kiev, apenas a rendição da Ucrânia. O plano acordado entre os EUA e a Europa contemplaria quase 80% dos pontos apresentados, com a possibilidade de uma mudança na lei marcial para permitir a realização de eleições. O maior obstáculo, porém, continua sendo o desejo da Rússia de assegurar toda a região de Donbass. Para Putin, somente essa condição lhe permitiria alcançar algo próximo da vitória, mesmo sem essa conquista ser obtida militarmente. Este objetivo é irreconciliável com o sentimento comum do povo ucraniano, que, em uma pesquisa recente, expressou 75% de oposição à retirada de Donbass, território que consideram parte de sua nação. Essa é a base da recusa de Zelensky em ceder até mesmo às exigências americanas, que veem a cessão de Donbass como a principal razão para o fim das hostilidades. Washington considera uma solução alternativa, que prevê a transformação de Donbass em uma zona desmilitarizada, sem a presença de tropas russas e ucranianas. Kiev só aceitaria esse modelo com a presença de militares estrangeiros em Donbass; essa opção é rejeitada por Moscou, que só aceitaria a presença de sua própria polícia e Guarda Nacional no lugar do exército russo: uma solução totalmente indesejável para Kiev. Outro ponto de discórdia é o plano de congelar a atual linha de frente, apresentado conjuntamente pela União Europeia e pela Ucrânia. Para a Rússia, ainda muito atrasada em sua expansão para o oeste, essa solução equivaleria a admitir a derrota. Apesar do enorme esforço militar e do grande número de baixas — estima-se que cerca de um milhão de soldados russos —, o Exército Vermelho enfrenta dificuldades e avança lentamente, enquanto as previsões para a economia russa em 2026 apontam abertamente para um possível colapso. Há ainda o problema da disposição de Kiev em garantir uma garantia pós-guerra, seja quando e como ela vier. Para a Ucrânia, a melhor solução seria a adesão à Aliança Atlântica, capaz de evitar quaisquer novas ambições de Moscou. No entanto, a Rússia rejeita categoricamente essa solução, e os ucranianos exigem a adoção de um mecanismo equivalente ao Artigo 5 da Aliança Atlântica, mesmo fora da própria Aliança. Kiev precisa de garantias concretas, visto que sua independência e soberania, assinadas pelos EUA e pela Rússia em 1994, não foram respeitadas no Memorando de Budapeste, assim como o acordo que estabelecia que a Rússia jamais invadiria a Ucrânia não foi respeitado após Kiev devolver todas as suas ogivas nucleares a Moscou depois da dissolução da URSS. Há ainda a questão dos ativos russos na Europa, que, segundo Bruxelas, deveriam ser usados ​​para a reconstrução da Ucrânia, e que, por outro lado, os EUA gostariam de controlar: o plano da UE é que Kiev se junte a Bruxelas em 2027, e esse fato, que a maioria dos ucranianos aprova, pode se revelar um obstáculo necessário, mas difícil de ser aceito pelo Kremlin.