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lunedì 13 luglio 2015
Le fazioni libiche firmano un documento per arrivare ad un governo di unità nazionale
Le fazioni libiche, che partecipano ai negoziati in Marocco, hanno raggiunto una ipotesi di accordo di pace, che, come risultato più importante, ha l’obiettivo della formazione di un governo di unità nazionale. Tuttavia l’accordo, pur essendo un progresso all’interno della situazione libica, appare incompleto per l’assenza del Governo generale nazionale, l’esecutivo non riconosciuto a livello internazionale con sede a Tripoli. La presenza di questa entità governativa è alla base della difficoltà del controllo del paese libico e della sempre maggiore presenza di forze legate all’estremismo islamico. Questo accordo unisce però, importanti figure amministrative, come i sindaci di Misurata e di altri importanti centri libici, il leader del Partito Giustizia e Costruzione per conto dell’Alleanza delle Forze Nazionali. La conseguenza principale dell’accordo dovrebbe essere la nomina di un primo ministro e dei ministri di un governo di unità nazionale. Questo testo dovrà comunque essere approvato dalla camera dei Rappresentanti, l’organo eletto democraticamente e riconosciuto dalla comunità internazionale, prima di entrare in vigore. La valutazione su questo accordo è che si tratti di un primo passo avanti nella gestione del paese, raggiunto con notevole sforzo, che mira a conciliare interessi differenti; ma proprio questa molteplicità di punti di vista, unita all’assenza del governo di Tripoli, non autorizza per ora ad avere troppe speranze sulla risoluzione della questione libica, una questione che appare fondamentale per limitare l’azione del califfato nell’africa settentrionale e nei paesi affacciati sulla sponda sud del Mediterraneo. Malgrado il grande favore con cui l’accordo è stato accolto dalla comunità diplomatica occidentale, che con una dichiarazione congiunta di Canada, Unione Europea, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, a cui si sono aggiunte Marocco, Russia e Turchia, che ha anche compreso una esortazione al governo di tripoli ad aderire all’iniziativa, la situazione appare ancora molto incerta. La necessità di una Libia stabile è imprescindibile ormai nel quadro generale della lotta al terrorismo e per il contenimento del fenomeno integralista. I recenti episodi avvenuti in Tunisia e lo stato di agitazione dell’Egitto, rivelano che la Libia, proprio per il suo stato di non completa governabilità, offre il rifugio ideale per chi è perseguitato nel paese egiziano perché appartenente alla Fratellanza musulmana o chi è contrario alla strada democratica intrapresa da Tunisi. Non si tratta però soltanto di disperati che sfuggono a persecuzioni polizia, che, quanto, piuttosto, di persone molto determinate ed altamente sensibili all’affermazione dello Stato islamico e proprio per questo facili da arruolare per compiere attentati destabilizzanti. La Libia, inoltre, offre facile accesso alla formazione dei miliziani, grazie alle tante milizie presenti sul territorio, delle quali molte si sono affiliate al califfato e che dispongono di ingenti quantitativi di armi, prelevate dai tanti depositi che l’esercito di Gheddafi aveva disseminato nel paese. Ad essere ricalcato è anche lo schema del colonnello, che usava i migranti per fare pressione sull’Europa ed in modo particolare sull’Italia. Se questo accordo dovesse essere ratificato e riuscire, non solo ad entrare in vigore, ma anche ad essere effettivo , la porzione del paese che potrebbe dotarsi di un controllo sovrano sarebbe sempre soltanto la metà. Ciò è ancora insufficiente per riportare la Libia entro una situazione di normalità ed in grado di collaborare con l’occidente, inoltre deve essere assolutamente tenuto conto di come questo accordo sarà recepito dalle strutture tribali, che sono le uniche forme sociali, che sono sopravvissute al regime di Gheddafi e che hanno continuato ad esistere, seppure condizionando troppo l’assetto del paese a causa della loro frammentarietà. La situazione generale della Libia è dovuta alla mancata gestione da parte delle nazioni occidentali, che hanno abbandonato il paese subito dopo la caduta di Gheddafi, consegnandolo al caos politico e, di fatto , creando ampi vuoti di potere, entro i quali è stato facile inserirsi da parte di una commistione di gruppi che fanno capo all’estremismo islamico e che collaborano, quando non sono essi stessi a praticare condotta illecite, con bande che operano al di fuori della legge praticano il traffico di esseri umani, delle armi e della droga. In questo contesto l’accordo raggiunto deve essere considerato soltanto un punto di partenza, ancorché importante, perché l’assenza del governo illegittimo di Tripoli appare troppo pesante in un contesto geopolitico, che non può prescindere dalla zona e dal peso politico di chi governa la capitale del paese. Appare inevitabile che gli sforzi della diplomazia devono tentare ad ogni costo l’inclusione del governo non riconosciuto per la creazione di un esecutivo che sia veramente espressione di tutte le forze in campo: soltanto così la Libia potrà riconquistare una fisionomia tale da potere esercitare la propria completa sovranità per ambire a diventare un soggetto internazionale importante, libero da quei condizionamenti esterni che ora troppo la condizionano.
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