L’inchiesta di Hareetz, circa le responsabilità del massacro del 7 ottobre 2023, mettono in risalto ciò che da diverse parti sembrava molto più che una possibilità. Le voci sulla stranezza e le mancanze della difesa israeliana, autorizzavano dubbi legittimi sugli avvenimenti e la gestione dei fatti. Ora emerge che il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, chiamò personalmente Netanyahu ed in una telefonata di 45 minuti lo avvertì di una potenziale minaccia in grado di portare la destabilizzazione in tutta la regione. Ma si trattava soltanto del tentativo estremo di avvisare il paese ebraico dell’imminente pericolo; infatti i servizi segreti emiratini, tramite un contatto diretto con un alto esponente di Hamas, erano al corrente dei preparativi di una operazione terrificante, ciò portò a comunicare la minaccia allo Shin Bet, il cui capo informò Netanyahu fin dal 15 settembre. Nelle riunioni che seguirono venne raccomandato che le difese venissero incrementate, sia verso Gaza, che verso la Cisgiordania. Le opzioni di incrementare l’innalzamento delle misure difensive, non vennero però attivate e ciò portò al contatto diretto tentato dal Presidente del Emirati con la massima autorità di Tel Aviv. Ora l’inchiesta di Haaretz ha provocato, oltre alle minacce alla testata giornalistica, la smentita dell’ufficio del primo ministro israeliano, definendo una bugia assoluta quello affermato dal giornale; tuttavia sia l’ex capo del Shin Bet, che l’ex capo di stato maggiore delle forze armate hanno confermato di non essere stati messi al corrente della conversazione telefonica tra i due capi di stato. Le fonti di informazione di Haaretz sono tutte al di fuori di Israele e includono un consigliere del presidente emiratino. Netanyahu, non ha solo trascurato le informazioni provenienti dagli Emirati Arabi, ma anche quelle provenienti dai servizi segreti egiziani, che, da sempre hanno informazioni accurate provenienti dalla Striscia di Gaza: informato dal capo del servizio segreto de Il Cairo, che sarebbe stato in preparazione un evento terribile, il primo ministro israeliano avrebbe affermato di avere la situazione sotto controllo e di concentrare l’attenzione sulla Cisgiordania, situata dalla parte opposta della minaccia. Ricordiamo i fatti: una difesa insufficiente del Kibbutz dove è stata compiuta la strage, un kibbutz composto di persone di tendenza progressista, non certo in accordo con la tendenza del governo e che avevano in corso rapporti amichevoli con i palestinesi, quindi facilmente sacrificabili per che avesse voluto percorrere un certo percorso politico e militare. Del resto, pur non essendo del tutto provate, le accuse al premier israeliano di avere finanziato Hamas esistono e sono concrete. L’errore del 7 ottobre è stato solo di errata valutazione o si è trattato di altro? Occorre ricordare tutte le volte che Netanyahu ha rinviato, spesso con scuse ridicole, tutti i tentativi di creare i due stati, con l’intenzione di allontanare il più possibile questa soluzione, anche procedendo simultaneamente con la costruzione delle colonie, in aperta violazione di tutti gli accordi. Sarà interessante verificare se Haaretz riuscirà a sfuggire alla censura di Tel Aviv e continuerà nella sua inchiesta, ma non si può non tenere presente che i fatti del 7 ottobre hanno costituito la giustificazione autocostruita per lo sterminio e l’annientamento di Gaza, per entrarne in possesso in un futuro, la guerra in Libano e gli interventi armati in Siria, fino alla guerra con l’Iran in cui Netanyahu ha trascinato gli USA ed ha messo in pericolo l’economia mondiale. Tutto è partito da quella che in Israele è stata ritenuta la legittima ritorsione e rappresaglia ai fatti del 7 ottobre, grazie soprattutto ad un governo di estrema destra e ad un premier che non vuole lasciare assolutamente il potere. Questi, al momento restano sospetti, ma se l’inchiesta andrà avanti potrebbero uscire dei fatti che saranno tutt’altro che sorprese.
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