Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 7 ottobre 2026

L'immobilità dell'Unione Europea di fronte alle azioni israeliane

 C’è una scadenza importante in Israele, oltre alle elezioni il governo di Tel Aviv dovrebbe assegnare gli appalti per la costruzione dell’insediamento, denominato E1, nella porzione di territorio della Cisgiordania centrale, con il chiaro scopo di interrompere la continuità territorialità palestinese ed affossando definitivamente la possibilità dei due stati. L’insediamento E1 è chiaramente illegale nei confronti del diritto internazionale e prevede la costruzione di 3.400 abitazioni, costruite su terreni appartenenti a villaggi beduini. Risulta evidente l’intenzione dello stato ebraico di rendere impraticabile l’unico mezzo in grado di risolvere definitivamente il conflitto israelo-palestinese; se si pensa alla tattica attendista che Netanyahu ha sempre adoperato negli anni addietro, quando un accordo sembrava possibile, ora l’interpretazione del comportamento del primo ministro assume tutto un altro aspetto e d un altro progetto: quello che si sta concretizzando. Malgrado la condanna, avvenuta in maniera singola e non coordinata, di diversi stati, tra i quali Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada e altri Paesi, quello che è mancata è stata una azione coordinata di livello superiore, cioè, per i paesi europei, condotta dall’Unione Europea. Bruxelles avrebbe tra i suoi obblighi istituzionali, in conseguenza dei trattati firmati dai suoi membri, il dovere di azione contro le violazioni del diritto internazionale. Nonostante ripetuti appelli firmati da alte personalità dell’Unione, l’azione resta bloccata e la responsabilità maggiore ricade principalmente su due stati: Germania ed Italia, che con il loro ostracismo impediscono una azione comune, che, di fatto, incrina i valori europei, di cui, tra l’altro, i due paesi sono fondatori.  Per Berlino continua l’ipocrita scelta di non schierarsi contro Israele per la responsabilità della Shoa, che consente a Tel Aviv a portare avanti il progetto del genocidio dei palestinesi, per l’Italia si tratta, invece di una scelta di comodo, per non avversare Trump, il più grande sostenitore dello stato ebraico e delle sue nefandezze. Nel mentre la violenza israeliana non si arresta: la situazione di Gaza è particolarmente grave ed il numero dei palestinesi uccisi, dopo il cessate il fuoco dell’undici ottobre 2025, ammonta a 1.400 persone; prova concreta che Israele non si è mai fermato nelle violenze, peraltro il numero totale delle vittime di Gaza è di 74.000 persone trucidate, spesso con metodi vietati dalle convenzioni internazionali, aggravate dalle restrizioni imposte da Tel Aviv, che riguardano il blocco dei rifornimenti alimentari, del materiale medico e perfino di servizi per l’acqua potabile, situazione che ha generato emergenze igienico-sanitarie, che appaiono ulteriori strumenti di eliminazione di massa. In Cisgiordania non va meglio, negli ultimi tre anni le azioni violente dei coloni, spesso sostenute dall’esercito regolare israeliano, hanno provocato 1.200 morti, con azioni ed incursioni sempre più violente nelle proprietà palestinesi. Israele supporta queste azioni in spregio al pronunciamento della Corte di Giustizia internazionale. Malgrado queste prove evidenti l’Unione Europea ha perso, finora, l’occasione per sanzionare Israele in maniera adeguata e, nello specifico, di impedire le azioni dei coloni e la costruzione dell’insediamento E1 ad esempio con il divieto di commercio con gli insediamenti illegali e la sanzione degli istituti finanziari e fornitori di servizi necessari alla costruzione degli insediamenti. Il prossimo 12 ottobre ci sarà la riunione dei 27 ministri degli esteri dell’Unione, quella dovrà essere l’occasione per ridare dignità all’Unione Europea e tentare di essere la protagonista sul piano internazionale che dovrebbe essere, è il momento di dimostrare qualcosa per tutelare la popolazione civile, non solo di Gaza e della Cisgiordania, ma il punto di partenza per rispettare i dettati istituzionali che devono essere propri di Bruxelles. 

Nessun commento:

Posta un commento