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mercoledì 29 ottobre 2014

التطرف اليميني ضد الإرهاب الإسلامي، ظاهرة خطيرة

الأحداث التي وقعت في كولونيا، ألمانيا، والتي شهدت اشتباكات عنيفة بين الشرطة وأفراد من اليمين المتطرف في البلاد، خلال مظاهرات ضد وجود السلفيين على الأراضي الألمانية، هي إشارة إنذار خطيرة صالحة لجميع دول القارة، اجتاز بالفعل نبضات الشعبوية وضد الهجرة بشكل عام. في بلد غير مستقر عن وجود متزايد من المسلمين الذين ينتمون إلى التيار السلفي، والتي تعتبر من بين الأكثر أصولية الألمانية، أدى إلى انحطاط الاحتجاج، التي أصبحت العمود الفقري لليمين المتطرف. الجزء سخط على أسس مشتركة جزئيا، بدءا من عدم إدراج متطوع في النسيج الاجتماعي للأفراد الألماني لهذا التيار، إلى ظاهرة مقلقة لكثير من المقاتلين، الذين هاجروا من ألمانيا إلى الانخراط في صفوف الدولة الإسلامية. على الرغم من أن الأرقام الرسمية تتحدث عن بضع مئات من المقاتلين، حوالي 450، يعتبر في الواقع تقديرات أكثر موثوقية تقييم هذه الظاهرة حتى خمس أو ست مرات. معظم أولئك الذين يسافرون إلى الخارج للجيش الخلافة ينتمي إلى السلفية تملك. عدم وجود رقابة على أفراد من الأصوليين الإسلاميين، ويرجع ذلك جزئيا إلى التشريعات التي لم تكن قادرة على فهم تطور الظاهرة، وهذه سمة مشتركة لدول الاتحاد الأوروبي الأخرى، يقدم اليمين المتطرف الألماني الفرصة للتباهي، شراء الرؤية الجيدة، وتنفيذ أساليب بعيدة عن الأرثوذكسية للتعبير عن آرائهم. لم يكن، ومع ذلك، فقط ظاهرة الألمانية، قبل فترة طويلة ظهرت منظمة عصبة الدفاع، والتي منذ عام 2009 وقد تأسست بهدف القتال ضد أسلمة بريطانيا. ان هذه الحركة ستكون مثالا للمجموعات الألمانية. ويشمل تكوين المتظاهرين أساسا ممثلي جمعيات مشجعي كرة القدم، والتي غالبا ما تكون قريبة أو تابعة لأنفسهم تشكيلات النازيين الجدد، وخلق ظواهر خطيرة من قبيل المصادفة، للأسف شائعة جدا في كثير من الأحيان في البلدان الأخرى، بما في ذلك أنصار كرة القدم العنيف واليمين المتطرف. هذه المجموعات يمكن ناور بسهولة من قبل الأحزاب السياسية، التي تركز استراتيجياتها نحو الشعبوية والمعادية للمهاجرين ويمكن أن تشكل تهديدا موضوعي للتوازن الداخلي للبلد، وليس فقط في ألمانيا. للأسف، هذه الإجراءات لديها القدرة للنجاح في نظر الجمهور، أصبح قلق متزايد من التطورات المحتملة للإرهاب التي قد تنشأ مع عودة من وجه الشرق الأوسط من الإرهابيين الإسلاميين في أوروبا. هناك ما يبرر هذه المخاوف، التي المخابرات من الدول الغربية تكافح بالفعل، ولكن في غياب تدابير ترمي إلى منع لهم، تشكل سببا مقنعا لتنفيذ احتجاجات متوترة على نحو متزايد لتتحول. الحاجة للعمل المشترك من قبل الغرب وخاصة الاتحاد الأوروبي، هو، بالتالي، أكثر إلحاحا، يجب أن يكون الهدف المشترك لا يعطي فرصة لجعل التطرف المظاهرات العامة اليميني، وقادرة على الحصول على موافقة سهلة، جنبا إلى جنب مع الوقاية من الإرهاب المحلي الممكن الإسلامية. ينبغي لمثل هذا المنع ليس فقط القمعي، ولكن خصوصا التمثيل مسبق مع السلطات الإسلامية المعتدلة متجذرة بالفعل على أرض الواقع. التي ما زال يترك الحاجة إلى إجراء تنظيمي السريع التي هي قادرة على تنظيم هذه الظاهرة، وحماية الاستقرار الداخلي والعمل الدولي، أي قرار أن تقرر أن تتخذ، دون تهيئة الظروف التي تساعد الشعبوية والمتطرفين من أي نوع.

martedì 28 ottobre 2014

La Tunisia verso l'affermazione dei partiti laici

Se, come sembra, le elezioni tunisine confermeranno i dati dello spoglio delle prime circoscrizioni, ancora una volta il paese nordafricano, da cui era partita la primavera araba, per allargarsi, alle nazioni vicine, rappresenterà un importante esempio sulle tendenze politiche del mediterraneo meridionale. Dopo tre anni di governo del partito islamista al potere, le condizioni del paese, sia dal punto di vista sociale, che economico e politico parevano nettamente peggiorate, tanto da fare rimpiangere il deposto dittatore Ben Alì. Si erano replicate le condizioni di altri paesi del nord Africa, dove il partito al potere, di ispirazione islamica, voleva instaurare un sistema di governo fondato sulla religione in una nazione delle più laiche del mondo arabo, dove questi precetti non potevano attecchire ed essere accettati in modo passivo. Al Nahda, il movimento islamico al governo, ha condotto una politica radicale contro la cultura, negando i diritti umani agli oppositori e creando i presupposti per una crisi economica senza precedenti, causata da scelte sbagliate, aggravate da una accresciuta corruzione, in un quadro generale di alta inflazione, che ha causato, probabilmente il maggiore innalzamento del livello dei prezzi nel paese, comprimendo il potere d’acquisto di salari già tutt’altro che elevati. Anche l’inserimento nella vita politica di personaggi legati al mondo salafita,  ha ulteriormente esasperato gli animi, in una opposizione laica, ma profondamente divisa, che non aveva saputo, fino ad allora, aggregarsi intorno ad una idea comune di sviluppo per il paese, privo dell’influenza religiosa. Il fattore maggiormente aggregante è stato il crescente disagio che si è sviluppato nella società tunisina, sempre più insofferente ad una politica troppo improntata alla connessione, quasi simbiotica tra elemento politico amministrativo e religioso. Si è generato quindi un cortocircuito tra società civile e classe dirigente, che, al contrario di quello avvenuto in altri paesi, come l’Egitto pare possa risolversi in maniera democratica e non cruenta. Occorre ricordare che già Al Nahda aveva percepito questo fastidio ed aveva deciso di isolare gli elementi salafiti, per instaurare un dialogo con la società civile, nel quadro di quanto proposto in campagna elettorale,dove il fattore dell’unità nazionale è stato usato per non uscire dal governo del paese. Le forze laiche hanno, invece, optato una unione improntata sul rifiuto dell’invadenza della religione con l’amministrazione del paese, superando le reciproche differenze presenti sul piano politico, che ha permesso di costruire un blocco elettorale composto da esponenti di sinistra, centro e destra, con il concorso di appartenenti al governo di Ben Alì. Se sul piano dell’evoluzione politica in senso democratico, non si può che guardare con soddisfazione alla possibile affermazione di forze laiche in un paese arabo, che potrà costituire una soluzione a cui ispirarsi per altri paesi dell’area, nello stesso tempo non si può non notare come la frammentazione delle forze laiche, seppure all’interno di  uno stesso gruppo, non possa costituire un elemento di debolezza per il possibile nascente governo tunisino; ed anche la partecipazione di personaggi compromessi con il vecchio regime non rappresenta una garanzia di conservazione di una amministrazione laica contro le critiche dei partiti islamici, certo più coesi al loro interno, malgrado la prova di incapacità pratica del loro esecutivo. La Tunisia compie un passo avanti nella gestione dei suoi affari interni in maniera riconducibile perfettamente ad un processo democratico, cui l’occidente sperava si adeguassero tutti i paesi della primavera araba, che, al contrario, hanno incontrato una deriva religiosa ugualmente illiberale, al pari dei regimi che hanno rimpiazzato. Sarebbe un errore di valutazione, però, giudicare il processo che riguarda la Tunisia completamente avviato verso la democrazia pienamente compiuta, tuttavia al momento è la situazione che più si avvicina alle speranze occidentali. Ma la fragilità con cui dovrebbe nascere il nuovo esecutivo, basato appunto su divisioni politiche profonde, rischia di riportare i movimenti religiosi alla ribalta; il banco di prova di Tunisi è molto difficoltoso: se i partiti della coalizione saranno in grado di accantonare le singole visioni politiche per affermare la supremazia del sistema laico conseguiranno un successo senza precedenti, che sarà sancito in una competizione elettorale futura, dove qualunque forza in grado di vincere non lo sarà perché espressione di una visione religiosa, ma di un progetto politico laico di qualsiasi orientamento.

Tunisia to the affirmation of the secular parties

If, as seems likely, the Tunisian elections confirm the data of the examination of the first districts, once again the North African country, which had started the Arab Spring, to expand, to neighboring countries, will be an important example on the political mood of the southern Mediterranean. After three years of rule of the Islamist party in power, the state of the country, both in terms of social, political, economic, and seemed much worse, so much to do regret the deposed dictator Ben Ali. They had replicated the conditions in other countries of North Africa, where the ruling party, inspired by Islam, he wanted to establish a system of government based on religion in a nation of the most secular of the Arab world, where these precepts could not take root and be accepted in a passive way. Al Nahda, the Islamist movement in the government, has led a radical policy against the culture, denying human rights to the opponents and creating the conditions for an unprecedented economic crisis, caused by wrong choices, exacerbated by an increase in corruption, in a general framework high inflation, which caused probably the biggest rise in the price level in the country, squeezing the purchasing power of wages already far higher. Even the inclusion in the political life of people linked to the Salafist world, has further exasperated the minds, a secular opposition, but deeply divided, that he had not known until then, join around a common idea development for the country, free of religious influence. The most unifying factor was the growing unease that has developed in Tunisian society, increasingly impatient with a policy geared to the connection too, almost symbiotic element of political, administrative and religious. He then created a short circuit between civil society and the ruling class, which, contrary to what happened in other countries, such as Egypt seems to be resolved in a democratic way and not bloody. It should be remembered that Al Nahda had felt this discomfort and decided to isolate the elements Salafis, to establish a dialogue with civil society, in the context of what is proposed on the campaign trail, where the factor of national unity has been used not to go out by the government of the country. The secular forces have, however, chosen a union marked by the rejection of the intrusiveness of religion with the administration of the country, overcoming their differences on the political level, which made it possible to build a voting bloc made ​​up of representatives of the left, center and right, with the help of members of the government of Ben Ali. If you plan on political developments in the democratic sense, one can only look back with satisfaction to the possible emergence of secular forces in an Arab country, which can be a solution for inspiration for other countries in the same time you can not not see how the fragmentation of the secular forces, even within the same group can not constitute a weakness for the nascent Tunisian government as possible; and the participation of people compromise with the old regime does not represent a guarantee for the preservation of a secular government against criticism of Islamist parties, some more cohesive in them, despite evidence of their practical inability of the executive. Tunisia takes a step forward in the management of its internal affairs in a perfectly amenable to a democratic process, which the West had hoped you would tune all the countries of the Arab Spring, which, on the contrary, they encountered a drift equally illiberal religious, like regimes that they replaced. It would be an error of judgment, however, the trial judge regarding Tunisia fully started to democracy fully complete, but at the moment is the situation that is closest to the hopes of the West. But the fragility with which the new government should be born, just based on deep political divisions, is likely to bring to the fore the religious movements; the testing of Tunis is very difficult if the coalition parties will be able to set aside individual political views in order to assert the supremacy of the secular system will achieve unprecedented success, which will be set out in a future electoral competition, where any force can not win it will be because expression of a religious viewpoint, but a political project of any secular orientation.

Túnez a la afirmación de los partidos laicos

Si, como parece probable, las elecciones tunecinas confirman los datos del examen de los primeros distritos, una vez más el país del norte de África, que había comenzado la primavera árabe, para ampliar, a los países vecinos, será un ejemplo importante en el estado de ánimo político del sur del Mediterráneo. Después de tres años de gobierno del partido islamista en el poder, el estado del país, tanto en términos de la vida social, política, económica, y parecía mucho peor, mucho que hacer lamentar el depuesto dictador Ben Ali. Ellos habían replicado las condiciones de otros países del norte de África, donde el partido en el poder, inspirado en el Islam, que quería establecer un sistema de gobierno basado en la religión en una nación de las más secular del mundo árabe, en las que estos preceptos no podían echar raíces y ser aceptados de una manera pasiva. Al Nahda, el movimiento islamista en el gobierno, ha llevado una política radical contra la cultura, la negación de los derechos humanos a los oponentes y crear las condiciones para una crisis económica sin precedentes, causada por decisiones equivocadas, agravada por un aumento de la corrupción, en un marco general la alta inflación, lo que provocó, probablemente, el mayor aumento en el nivel de precios en el país, apretando el poder adquisitivo de los salarios ya muy superior. Incluso la inclusión en la vida política de las personas vinculadas al mundo salafista, ha exasperado aún más las mentes, una oposición secular, pero profundamente dividida, que no había conocido hasta entonces, se unen en torno a una idea común de desarrollo para el país, libre de la influencia religiosa. El factor más unificador fue el creciente malestar que se ha desarrollado en la sociedad tunecina, cada vez más impaciente con una política orientada a la conexión también, casi simbiótica del elemento político, administrativo y religioso. Luego creó un cortocircuito entre la sociedad civil y la clase dominante, que, al contrario de lo ocurrido en otros países, como Egipto parece estar resuelto de una manera democrática y no sangrienta. Hay que recordar que Al Nahda se había sentido este malestar y decidió aislar a los elementos salafistas, para establecer un diálogo con la sociedad civil, en el contexto de lo que se propone en la campaña electoral, donde el factor de unidad nacional se ha utilizado no salir por el gobierno del país. Las fuerzas seculares han, sin embargo, eligió una unión marcada por el rechazo de la intrusión de la religión con la administración del país, la superación de sus diferencias en el plano político, lo que hizo posible la construcción de un bloque de votantes integrado por representantes de la izquierda, centro y derecha, con la ayuda de los miembros del gobierno de Ben Ali. Si usted planea en la evolución política en el sentido democrático, sólo se puede mirar hacia atrás con satisfacción a la posible aparición de fuerzas seculares en un país árabe, que puede ser una solución en busca de inspiración para otros países en el mismo tiempo no se puede no ve cómo la fragmentación de las fuerzas seculares, incluso dentro de un mismo grupo no puede constituir una debilidad por el gobierno tunecino naciente como sea posible; y la participación de las personas en peligro con el antiguo régimen no representa una garantía para la preservación de un gobierno secular contra las críticas de los partidos islamistas, algunos más cohesionada en ellos, a pesar de la evidencia de su incapacidad práctica del ejecutivo. Túnez da un paso adelante en la gestión de sus asuntos internos en un perfectamente susceptibles de un proceso democrático, que Occidente había esperado que lo haría sintonizar todos los países de la Primavera Árabe, que, por el contrario, se encontraron con una deriva igualmente intolerante religioso, al igual que regímenes que reemplazaron. Sería un error de juicio, sin embargo, el juez de primera instancia en relación con Túnez comenzó plenamente a la democracia totalmente completa, pero por el momento es la situación que más se acerque a las esperanzas de Occidente. Pero la fragilidad con la que el nuevo gobierno debe nacer, sólo sobre la base de profundas divisiones políticas, es probable que traer a un primer plano los movimientos religiosos; las pruebas de Túnez es muy difícil si los partidos de la coalición serán capaces de dejar de lado las opiniones políticas individuales con el fin de afirmar la supremacía del sistema secular será lograr el éxito sin precedentes, que se expondrá en un futuro la competencia electoral, en la que cualquier fuerza no se puede ganar, será porque la expresión de un punto de vista religioso, sino un proyecto político de cualquier orientación secular.

Tunesien nach der Bestätigung der säkularen Parteien

Wenn, was wahrscheinlich ist, die tunesischen Wahlen bestätigen die Daten der Untersuchung der ersten Bezirke, erneut das nordafrikanische Land, das der arabische Frühling begonnen hatte, zu erweitern, zu den Nachbarländern, wird ein wichtiges Beispiel für die politische Stimmung des südlichen Mittelmeerraums sein. Nach drei Jahren der Herrschaft der islamistischen Partei an der Macht, der Zustand des Landes, sowohl in Bezug auf soziale, politische, wirtschaftliche, und schien viel schlimmer, so viel zu tun bedauern den gestürzten Diktator Ben Ali. Sie hatten die Bedingungen in anderen Ländern von Nordafrika, wo die regierende Partei, inspiriert durch den Islam, um ein System der Regierung auf der Grundlage der Religion in einer Nation von der am stärksten säkularisierten der arabischen Welt, in denen diese Vorschriften nicht Fuß fassen und zu etablieren wollte er akzeptiert werden repliziert passiv. Al Nahda, die islamistische Bewegung in der Regierung, hat eine radikale Politik gegen die Kultur geführt, leugnen die Menschenrechte zu den Gegnern und die Schaffung der Voraussetzungen für eine beispiellose Wirtschaftskrise durch falsche Entscheidungen verursacht, durch eine Erhöhung der Korruption verschärft, in einem allgemeinen Rahmen die hohe Inflation, die wahrscheinlich verursacht den größten Anstieg des Preisniveaus im Land, drückte die Kaufkraft der Löhne bereits weit höher. Auch die Aufnahme in das politische Leben der Menschen auf den Salafisten Welt verbunden, wurde weiter erbittert den Köpfen, eine säkulare Opposition, sondern tief gespalten, dass er bis dahin nicht bekannt, kommen Sie um eine gemeinsame Ideenentwicklung für das Land, frei von religiösen Einflüssen. Das einigende Faktor war die zunehmende Unruhe, die in der tunesischen Gesellschaft entwickelt hat, immer ungeduldiger mit einer Politik zu dem Anschluss ausgerichtet, fast symbiotische Element der politischen, administrativen und religiösen. Schuf er dann einen Kurzschluss zwischen der Zivilgesellschaft und der herrschenden Klasse, die, im Gegensatz zu dem, was in anderen Ländern, wie Ägypten passiert ist demokratisch und nicht blutig gelöst zu sein scheint. Es sollte daran erinnert werden, dass Al Nahda hatte diese Beschwerden gefühlt und beschlossen, um die Elemente zu isolieren Salafis, um einen Dialog mit der Zivilgesellschaft zu schaffen, im Rahmen dessen, was im Wahlkampf, in dem der Faktor der nationalen Einheit nicht benutzt worden ist, um aus gehen vorgeschlagen von der Regierung des Landes. Die säkularen Kräfte haben jedoch entschieden eine Gewerkschaft durch die Ablehnung der Einmischung der Religion mit der Verwaltung des Landes markiert, die Überwindung ihrer Differenzen auf politischer Ebene, die es ermöglichen, bauen ein Wählerblock, der sich aus Vertretern der linken, mittleren und machte rechts, mit Hilfe von Mitgliedern der Regierung von Ben Ali. Wenn Sie auf die politischen Entwicklungen im demokratischen Sinne zu planen, kann man nur blicken zufrieden auf die mögliche Entstehung von säkularen Kräfte in einem arabischen Land, das eine Lösung für die Inspiration für andere Länder in der gleichen Zeit können Sie nicht sein können nicht sehen, wie die Fragmentierung der säkularen Kräfte, auch innerhalb der gleichen Gruppe nicht eine Schwäche für die entstehende tunesische Regierung wie möglich darstellen; und die Teilhabe von Menschen gefährden mit dem alten Regime stellt keine Gewähr für die Erhaltung einer säkularen Regierung gegen Kritik an islamistischen Parteien, manche mehr Zusammenhalt in ihnen, trotz Nachweis ihrer praktischen Unfähigkeit der Exekutive. Tunesien macht einen Schritt nach vorn in der Verwaltung ihrer inneren Angelegenheiten in einem perfekt zugänglich zu einem demokratischen Prozess, die der Westen gehofft hatte man es tune alle Länder des Arabischen Frühlings, die, ganz im Gegenteil, eine Drift ebenso liberal religiös, wie begegnet sie Regime, die sie ersetzt. Es wäre eine Fehleinschätzung sein, aber der Richter in Bezug auf Tunesien vollständig gestartet, die Demokratie vollständig abgeschlossen, aber im Moment ist die Situation, die am nächsten an den Hoffnungen des Westens ist. Aber die Fragilität, mit denen die neue Regierung geboren werden sollte, nur auf tiefen politischen Spaltungen basiert, ist wahrscheinlich in den Vordergrund, die religiösen Bewegungen zu bringen; die Prüfung von Tunis ist sehr schwierig, wenn die Koalitionsparteien in der Lage, neben individuellen politischen Ansichten in Ordnung zu bringen, um die Vormachtstellung des säkularen Systems behaupten wird beispiellosen Erfolg, der sich in einem künftigen Wahlkampf, in dem jede Kraft gesetzt werden erreichen kann nicht gewinnen wird, weil Ausdruck einer religiösen Sicht, aber ein politisches Projekt jeglicher weltlichen Orientierung.

Tunisie à l'affirmation des partis laïques

Si, comme cela semble probable, les élections tunisiennes confirment les données de l'examen des premiers quartiers, une fois de plus le pays d'Afrique du Nord, qui avait commencé le printemps arabe, à se développer, dans les pays voisins, sera un exemple important de l'humeur politique du sud de la Méditerranée. Après trois ans de règne du parti islamiste au pouvoir, l'état du pays, à la fois en termes de développement social, politique, économique, et semblait bien pire, tellement de choses à faire regretter le dictateur déchu Ben Ali. Ils avaient reproduit les conditions dans d'autres pays d'Afrique du Nord, le parti au pouvoir, inspiré par l'Islam, il voulait établir un système de gouvernement fondé sur la religion dans un pays de la plus laïque du monde arabe, ces préceptes ne pouvaient pas prendre racine et être acceptée d'une manière passive. Al Nahda, le mouvement islamiste dans le gouvernement, a conduit une politique radicale contre la culture, la négation des droits humains à l'adversaire et créer les conditions d'une crise économique sans précédent, provoquée par de mauvais choix, exacerbée par une augmentation de la corruption, dans un cadre général la forte inflation, qui a causé probablement la plus forte hausse du niveau des prix dans le pays, en serrant le pouvoir d'achat des salaires déjà beaucoup plus élevé. Même l'inclusion dans la vie politique des personnes liées au monde salafiste, a encore exaspéré les esprits, une opposition laïque, mais profondément divisée, qu'il ne savait pas jusque-là, rejoindre autour d'une idée commune de développement pour le pays, libre de toute influence religieuse. Le facteur le plus fédérateur était l'inquiétude croissante qui a développé dans la société tunisienne, de plus en plus impatient avec une politique axée sur la connexion trop, presque symbiotique élément de politique, administratif et religieux. Il a ensuite créé un court-circuit entre la société civile et la classe dirigeante, qui, contrairement à ce qui est arrivé dans d'autres pays, comme l'Egypte semble être résolu d'une manière démocratique et non sanglante. Il convient de rappeler que Al Nahda avait senti ce malaise et a décidé d'isoler les éléments salafistes, d'établir un dialogue avec la société civile, dans le cadre de ce qui est proposé sur le sentier de la campagne, où le facteur d'unité nationale a été utilisé de ne pas sortir par le gouvernement du pays. Les forces laïques ont cependant choisi une union marquée par le rejet de l'ingérence de la religion avec l'administration du pays, surmonter leurs divergences sur le plan politique, ce qui a permis de construire un bloc de vote composé de représentants de la gauche, au centre et droit, avec l'aide des membres du gouvernement de Ben Ali. Si vous prévoyez sur les développements politiques dans le sens démocratique, on ne peut que regarder en arrière avec satisfaction l'émergence possible des forces laïques dans un pays arabe, ce qui peut être une solution d'inspiration pour d'autres pays dans le même temps vous ne pouvez pas ne voit pas comment la fragmentation des forces laïques, même au sein du même groupe ne peut constituer une faiblesse pour le gouvernement tunisien naissant que possible; et la participation des personnes compromis avec l'ancien régime ne constitue pas une garantie pour la préservation d'un gouvernement laïque contre les critiques des partis islamistes, certains plus cohérente en eux, malgré les preuves de leur incapacité pratique de l'exécutif. Tunisie prend un pas en avant dans la gestion de ses affaires internes dans un parfaitement prête à un processus démocratique, dont l'Occident avait espéré vous le feriez affiner tous les pays du Printemps arabe, qui, au contraire, ils ont rencontré une dérive aussi intolérante religieuse, comme régimes qu'ils ont remplacés. Ce serait une erreur de jugement, cependant, le juge de première instance en ce qui concerne la Tunisie entièrement a commencé à la démocratie entièrement terminée, mais pour le moment est la situation qui est la plus proche de l'espoir de l'Occident. Mais la fragilité avec laquelle le nouveau gouvernement devrait être , juste, fondée sur de profondes divisions politiques, est susceptible de mettre en évidence les mouvements religieux; le test de Tunis est très difficile si les partis de la coalition seront en mesure de mettre de côté les opinions politiques individuelles pour affirmer la suprématie de la laïcité permettra d'atteindre un succès sans précédent, qui sera mis dans un avenir compétition électorale, toute force ne peut pas gagner ce sera parce que l'expression d'un point de vue religieux, mais un projet politique d'une orientation laïque.

Tunísia para a afirmação dos partidos seculares

Se, como parece provável, as eleições tunisianas confirmar os dados do exame dos primeiros distritos, uma vez mais, o país norte-Africano, que tinha começado a Primavera Árabe, a expandir-se, para os países vizinhos, será um exemplo importante sobre o clima político do sul do Mediterrâneo. Depois de três anos de governo do partido islâmico no poder, o estado do país, tanto em termos de desenvolvimento social, político, econômico, e parecia muito pior, muito o que fazer se arrepender do ditador deposto Ben Ali. Eles haviam replicado as condições em outros países do Norte de África, onde o partido no poder, inspirados pelo Islã, ele queria estabelecer um sistema de governo baseado na religião em uma nação de mais secular do mundo árabe, onde esses preceitos não poderia criar raízes e ser aceitos de forma passiva. Al Nahda, o movimento islâmico no governo, conduziu uma política radical contra a cultura, negando os direitos humanos para os adversários e criar as condições para uma crise econômica sem precedentes, causado por escolhas erradas, agravado por um aumento da corrupção, em um quadro geral a inflação alta, o que causou provavelmente o maior aumento no nível de preços no país, a reduzir o poder de compra dos salários muito maior. Mesmo a inclusão na vida política de pessoas ligadas ao mundo salafista, irritou ainda mais as mentes, a oposição secular, mas profundamente dividida, que não tinha conhecido até então, juntar-se em torno de uma ideia comum de desenvolvimento para o país, livre da influência religiosa. O fator mais unificador foi a crescente inquietação que se desenvolveu na sociedade tunisina, cada vez mais impaciente com uma política orientada para a conexão também, quase simbiótica elemento de política, administrativa e religiosa. Ele então criou um curto-circuito entre a sociedade civil e da classe dominante, que, ao contrário do que aconteceu em outros países, como o Egito parece ser resolvido de forma democrática e não sangrenta. Deve ser lembrado que a Al Nahda tinha sentido esse desconforto e decidiu isolar os elementos salafistas, para estabelecer um diálogo com a sociedade civil, no contexto do que é proposto na campanha eleitoral, em que o factor de unidade nacional tem sido usado para não sair pelo governo do país. As forças seculares, no entanto, optou por uma união marcada pela rejeição da intromissão da religião com a administração do país, superando suas diferenças, no plano político, o que tornou possível a construção de um bloco de eleitores formado por representantes da esquerda, centro e direito, com a ajuda de membros do governo de Ben Ali. Se você está pensando em desenvolvimentos políticos no sentido democrático, só podemos olhar para trás com satisfação para o possível surgimento de forças seculares em um país árabe, o que pode ser uma solução em busca de inspiração para outros países ao mesmo tempo, você não pode não vejo como a fragmentação das forças seculares, mesmo dentro do mesmo grupo não pode constituir uma fraqueza para o governo da Tunísia nascente possível; ea participação de pessoas se comprometer com o antigo regime não representa uma garantia para a preservação de um governo secular contra as críticas de partidos islâmicos, alguns mais coesa neles, apesar da evidência de sua incapacidade prática do executivo. Tunísia dá um passo à frente na gestão de seus assuntos internos num perfeitamente passível de um processo democrático, que o Ocidente esperava que faria sintonizar todos os países da Primavera Árabe, que, pelo contrário, eles encontraram uma deriva igualmente liberal religioso, como regimes que eles substituíram. Seria um erro de julgamento, no entanto, o juiz de primeira instância sobre a Tunísia começou totalmente a democracia totalmente completa, mas no momento é a situação que está mais próximo das esperanças do Ocidente. Mas a fragilidade com que o novo governo deveria nascer, apenas com base em profundas divisões políticas, é susceptível de trazer à tona os movimentos religiosos; o teste de Tunis é muito difícil, se os partidos da coalizão será capaz de anular opiniões políticas individuais, a fim de afirmar a supremacia do sistema secular vai alcançar o sucesso sem precedentes, que será objecto de uma futura concorrência eleitoral, onde qualquer força não pode vencer, será porque a expressão de um ponto de vista religioso, mas um projeto político de qualquer orientação secular.