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Politica Internazionale
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giovedì 4 gennaio 2018
欧州と国際シナリオで米国が残した電力バキューム
トランプ大統領の最大の効果の一つは、国際的、彼らはオバマ大統領まで果たしていた役割の漸進的な米国の撤退です:世界有数のパワー、ワシントンの位置に、確実に外交シーンコントロールの並べ替えを、行使世界で一定の安定性。この役割が肯定的であっても否定的であっても、それは現時点の不測の事態によって変わる可能性のある主観的判断であるが、現在の勢力に関する分析は無関係であると思われる。退位の種類は、すでに最初のシリアのすべてのことが、特定の国際危機にじかにと直接米国をコミットしないようにしようとしたオバマ氏、で開始された、とする代表団のようなものを採用していたことも事実であります彼はより優れた立場を残し、アメリカの国にとってはより静かで二次的な役割を担っています。しかし、この離脱にもかかわらず、政治的理由だけでなく経済面でも、ワシントンとホワイトハウスは国際情勢の中心にとどまり、通常の西洋の価値観に合うように準備を整えた。ホワイトハウスの新しい搭乗者との練習のこの種が変更されている:アメリカの離脱をも選挙運動に約束したように、それは彼がオバマ氏を雇った方法とは全く異なる、オリジナルの特徴を取るまで増加しています。国際舞台でのみ軍と米国の外交官によって軽減新しいアメリカの態度、新しいことに加えて、他の勢力によって満たされる機会を提供するパワー真空です。国際情勢はかなりの変化を遂げてきた。また、主に双極性の段階を通過し、ほぼこれらのプロセスを停止することができることをせずに、一般均衡の有意な変化を引き起こすことができる被験者に一連の複数の流体現実を提示しています。イスラム国家のような非国家主体の出現は、国家間の古典的な弁証法を克服して、今や結晶化しすぎているビジョンを克服することができる現象のコントロールが不十分であるという危険性を強調している。ロシアは超大国をプレイし始めている、しかし、その内部構造赤字は依然としてプーチンの行動がワシントンでいくつかの大きな問題を作成したが、米国の1は、以下の通りです置きますが、米国の本当のライバルはかなり中国に見えます既に重要なデータの中でアメリカの国を通過している。北京では、それは経済的、技術的な覇権をしようとするため、異なる目的を持つ相手であるが、少なくとも今のところ、国の内政に干渉しようとしません。しかし、それは独裁政権の形を持つ国であり、それは具体的なスキルを持つ大規模な金融流動性、民主主義と使いやすさの大きな決断のスピードが第三世界のように、欧米市場への参入を許可する要因を、持っていますそれらを内部から調整する。おそらくこのシナリオは避けられないだろうが、米国の閉鎖はそれ自体成功の条件を促進する。未来は未知のものであり、特に変化の遅い反応時間が遅く、国際政治の分野で主導的役割を果たすにはあまりにも遅れているヨーロッパ諸国にとって、未知のものです。本当の危険があり、中国の先進的な、市場での大規模な普及によってマークされ、その後、ヨーロッパの社会で、それはアメリカのシールドより存在せず、経済から政治的に、非常に薄くなります。脅威のこの種を克服するには、この経済相に不可欠であるため、欧州は、中国との関係を開発し続けていることが重要ですが、同じ場所、そしてこのために、我々はそれが義務となってきているワシントンからの独立性を必要とするが、それはまだ征服されていない。シナリオが変更された場合は、時々見つけられる解決策ではなく、欧州の中央機関の改革から合併計画内の接着と耐久性の基準に必ず到達するように計画された計画に適応する必要があります。さもなければ、アメリカの権力奪取は、欧州の民主的価値とほとんど共通しない主題で満たされることになっています。
أوروبا وفرغ السلطة التي خلفتها الولايات المتحدة في السيناريو الدولي
أحد
التأثيرات الرئيسية لرئاسة ترامب على الصعيد الدولي هو الإزالة التدريجية
للولايات المتحدة من الدور الذي كانت تحتجزه حتى رئاسة أوباما: في موقف قوة
عالمية أكبر، مارست واشنطن نوعا من السيطرة على الساحة الدبلوماسية، بعض الاستقرار في العالم. إذا
كان هذا الدور إيجابيا أو سلبيا فهو حكم شخصي يمكن أن يختلف وفقا للطوارئ
الحالية، ولكن لتحليل الفراغ الحالي للسلطة يبدو غير ذي صلة. ومن
الصحيح أيضا أن نوعا من التنازل قد بدأ بالفعل مع أوباما، الذي حاول عدم
إشراك الولايات المتحدة في أول شخص وبشكل مباشر في بعض الأزمات الدولية،
أولا وقبل كل شيء السوري، واعتمدت نوعا من الوفد إلى أكثر حلفاء تعاونيين، تاركا له مكانة بارزة ويحافظ على دور أكثر منعزل وثانوي للبلد الأمريكي. ومع
ذلك، وعلى الرغم من هذا فك الارتباط، التي تمليها أسباب سياسية، ولكن أيضا
الاقتصادية وواشنطن والبيت الأبيض ظلت في قلب الساحة الدولية وعلى استعداد
لتتناسب مع القيم الغربية المعتادة. مع
المستأجر الجديد للبيت الأبيض هذا النوع من العرف قد تغير: فك الارتباط
الأمريكي، كما وعدت في الحملة الانتخابية، زاد ليتخذ سمات الأصلي، تختلف
كثيرا عن الطرائق التي تولى أوباما. وباإلضافة
إلى كونها تمثل جدة على الساحة الدولية، فإن الموقف األمريكي الجديد، الذي
يخفف من قبل الجيش والدبلوماسيين األميركيين، يشكل فراغا في السلطة يتيح
الفرصة لملء القوى األخرى. ومن
ناحية أخرى، شهد الوضع الدولي تغيرات كبيرة، وتجاوز إلى حد كبير مرحلة
القطبين، ويعرض حقيقة أكثر سلاسة مع سلسلة من المواضيع القادرة على إحداث
تغييرات كبيرة في التوازن العام، تقريبا دون توقف هذه العمليات. وقد
برز ظهور جهات فاعلة غير وطنية مثل تنظيم الدولة الإسلامية، خطر عدم وجود
سيطرة على الظواهر القادرة على التغلب على الجدلية الكلاسيكية بين الدول،
لكسر الرؤية التي تتبلور الآن. استأنفت
روسيا لعب دور القوة العظمى، ولكن عجزها الهيكلي الداخلي لا يزال يضعها
على الجانب الأمريكي، على الرغم من أن نشاط بوتين قد خلق بالتأكيد صعوبات
كبيرة في واشنطن، ولكن يبدو أن المنافس الأمريكي الحقيقي هو الصين، التي مرت بالفعل في البلاد الأمريكية في بعض البيانات الهامة. تمثل
بكين خصما له أهداف مختلفة لأنها تسعى إلى التفوق الاقتصادي والتكنولوجي،
ولكنها لا تهدف إلى التدخل في السياسة الداخلية للدول، على الأقل حتى الآن.
ومع
ذلك، فهي دولة ذات شكل استبدادي للحكومة ولها سيولة مالية كبيرة، وهي
عوامل تسمح لها بمعدل قرار أكبر من الديمقراطيات والمنشأة لدخول الأسواق
الغربية، كما في أسواق العالم الثالث، مع القدرة الملموسة لضبطها من الداخل. ربما كان هذا السيناريو حتميا، ولكن إغلاق الولايات المتحدة في حد ذاته يسهل ظروف النجاح. ويعرض
المستقبل مجازفات كبيرة، وخاصة بالنسبة للدول الأوروبية، التي لديها أوقات
رد فعل بطيئة جدا للتغيير ولا تزال متخلفة جدا عن القيام بدور قيادي في
ساحة السياسة الدولية. والخطر
الحقيقي هو أن التقدم الصيني، الذي يتميز باندلاع كبير في الأسواق،
وبالتالي في المجتمعات الأوروبية، يتحول، من ناحيتين اقتصادية إلى سياسية،
دون أن يكون الدرع الأمريكي موجودا بعد الآن. ولتصحيح
هذا النوع من التهديد، من المهم أن تواصل أوروبا تطوير الاتصالات مع
الصين، لأن هذه المرحلة الاقتصادية ضرورية، ولكن من موقف متساو، ونحتاج إلى
الاستقلال عن واشنطن الذي أصبح إلزاميا، ولكن فإنه لم يتم بعد غزا. إذا
تغير السيناريو، فمن الضروري التكيف، وليس مع الحلول التي تم العثور عليها
من وقت لآخر، ولكن مع خطة مخططة جيدا، والتي تمر من إصلاح المؤسسات
المركزية الأوروبية وتصل بالضرورة إلى معايير الالتصاق والديمومة داخل
الاتحاد. وإلا فإن الفراغ الأميركي للسلطة هو المراد شغله بموضوع له القليل جدا من القواسم المشتركة مع القيم الديمقراطية الأوروبية.
martedì 2 gennaio 2018
Le possibili ragioni esterne della crisi iraniana
Le proteste iraniane, questa volta, non sembrano essere originate da motivi politici ma dalla congiuntura economica negativa, che ha determinato il rialzo dell’inflazione ed il conseguente aumento dei prezzi, tra i quali, dei generi di prima necessità. La popolazione appare delusa dai tanto attesi e mancati effetti del raggiungimento dell’accordo sul nucleare, che doveva essere il volano per fare ripartire l’economia iraniana. Uno dei principali fattori che hanno concorso a determinare questa situazione è stata l’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti: il successore di Obama non ha seguito la politica del suo predecessore ed ha assunto una posizione molto critica con Teheran e contro l’accordo firmato anche dagli USA, di fatto mantenendo le sanzioni contro l’Iran. La mossa è strumentale ai legami sempre più stretti che Washington sta intrattenendo con Arabia Saudita ed Israele, storici nemici dell’Iran, seppure per ragioni diverse. Gli interessi concomitanti di queste tre potenze potrebbero avere determinato la crisi economica iraniana, che è sfociata nelle manifestazioni di piazza di questi giorni. Per gli USA attuali e per i suoi alleati, una situazione di destabilizzazione del paese iraniano, in grado di danneggiare il governo riformatore in carica, può rappresentare un fattore di contrasto alla linea espansionistica che l’Iran ha deciso di tenere in Siria e Libano. Un indebolimento dei riformatori con un eventuale ritorno dei conservatori, potrebbe permettere di rappresentare l’Iran in maniera ancora più illiberale e ciò potrebbe provocare anche un atteggiamento differente dei paesi europei, per ora fermamente decisi a mantenere gli impegni firmati nell’accordo sul nucleare. Indirettamente i conservatori ed i religiosi iraniani potrebbero trarre vantaggio da queste proteste proprio per un eventuale ritorno al potere; non sembra casuale che la città da dove sono partite le contestationi sia proprio una roccaforte dei movimenti più conservatori del paese. D’altra parte appare innegabile che le colpe del governo siano effettive: il drenaggio finanziario a favore degli investimenti militari e dell’intervento in Siria e per fermare il fondamentalismo sunnita ha provocato una mancanza di risorse che l’esecutivo ha pensato di compensare con l’aggravio dei costi su settori merceologici, come gli alimentari, che hanno un impatto diretto sulla popolazione. Un ulteriore aspetto da contestare al governo è la crescente corruzione presente del paese, che non permette una vita economica libera da condizionamenti ed un’altro fattore di sottrazione alle finanze del paese, oltre che un motivo di impedimento di investimenti stranieri, necessari per il rilancio dell’economia del paese. Tuttavia se questa lettura della crisi in corso avesse dei fondamenti, la mossa costituirebbe un azzardo di non poco conto da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati: un ritorno dei conservatori e degli ultra religiosi al potere non potrebbe che acuire la crisi in corso con una deriva potenzialmente molto pericolosa, non solo per la regione, ma per gli equilibri del mondo intero. Se si vuole esasperare la situazione interna di un paese, anche attraverso l’uso sconsiderato dei social network e si è il presidente della più grande potenza mondiale, c’è qualcosa che non va bene; la percezione è che ancora una volta il dilettantismo di Trump abbia la meglio sulla necessaria prudenza che sarebbe necessaria in politica estera. Le conseguenze di una crisi iraniana potrebbero avere anche delle ripercussioni sul rapporto, già difficile, tra Washington e Mosca, sopratutto dopo che il Cremlino ha fatto sapere di ritenere inamissibile una intromissione in quelli che considera esclusivi affari interni di Teheran. Il rapporto tra Iran e Russia si è particolarmente rinforzato con l’alleanza che è servita per gestire la crisi siriana, dove entrambi i paesi avevano obiettivi comuni. Alzare la tensione con la Russia, anche attraverso la crisi interna iraniana, potrebbe creare uno stato di tensione molto dannoso per lo scenario internazionale, sarebbe preferibile un atteggiamento di basso profilo, che non privilegi gli interessi regionali di qualche alleato; peraltro la politica della Casa Bianca sembra sempre più spostarsi ad oriente tralasciando il naturale rapporto con l’Europa, che, infatti, fino ad ora si è mantenuta molto cauta sui fatti iraniani. Al mondo un Iran che torna ad essere esclusivo bastione degli sciiti non serve a molto, al contrario sarebbe auspicabile un coinvolgimento di Teheran nella politica internazionale: un programma che Obama non è riuscito a completare e che per essere compiuto necessita di una situazione economica del paese iraniano ben diversa da quella attuale. Per l’Europa potrebbe essere la duplice occasione di recitare un ruolo di primaria importanza sia nel campo diplomatico chein quello economico.
Possible external reasons for the Iranian crisis
The
Iranian protests, this time, do not seem to originate from political
reasons but from the negative economic situation, which led to the rise
in inflation and the consequent increase in prices, among them, of basic
necessities. The
population is disappointed by the long-awaited and failed effects of
the nuclear agreement, which was to be the driving force to restart the
Iranian economy. One
of the main factors that helped determine this situation was the
election of Trump as president of the United States: Obama's successor
did not follow his predecessor's policy and took a very critical
position with Tehran and against the agreement also signed by the USA, effectively maintaining sanctions against Iran. The
move is instrumental to the ever closer ties that Washington is
entertaining with Saudi Arabia and Israel, historical enemies of Iran,
albeit for different reasons. The
concurrent interests of these three powers could have determined the
Iranian economic crisis, which has resulted in street demonstrations in
recent days. For
the current US and its allies, a situation of destabilization of the
Iranian country, capable of harming the reforming government in office,
can be a factor in contrasting the expansionist line that Iran has
decided to hold in Syria and Lebanon. A
weakening of the reformers with a possible return of the conservatives,
could allow to represent Iran in an even more illiberal way and this
could also provoke a different attitude of the European countries, for
now firmly decided to keep the commitments signed in the nuclear
agreement. Indirectly, Iranian conservatives and religious could benefit from these protests precisely for a possible return to power; it
does not seem random that the city from which the protests started is
just a stronghold of the most conservative movements in the country. On
the other hand, it is undeniable that the fault of the government is
effective: the financial drainage in favor of military investment and
intervention in Syria and to stop Sunni fundamentalism has caused a lack
of resources that the executive has decided to compensate with 'increase in costs on commodity sectors, such as food, which have a direct impact on the population. Another
aspect to challenge the government is the increasing corruption in the
country, which does not allow an economic life free from constraints and
another factor of subtraction to the finances of the country, as well
as a reason for impeding foreign investments, necessary for the revival of the country's economy. However,
if this reading of the current crisis had any basis, the move would be a
gamble of no small consideration by the United States and its allies: a
return of conservatives and ultra religious in power could only sharpen
the current crisis with a potentially very dangerous drift, not only for the region, but for the equilibrium of the entire world. If
you want to exacerbate the internal situation of a country, even
through the reckless use of social networks and you are the president of
the greatest world power, there is something wrong with it; the
perception is that once again Trump's dilettantism prevails over the
necessary prudence that would be needed in foreign policy. The
consequences of an Iranian crisis could also have repercussions on the
already difficult relationship between Washington and Moscow, especially
after the Kremlin has announced that it considers inadmissible an
interference in what it considers to be Tehran's exclusive internal
affairs. The
relationship between Iran and Russia has particularly strengthened with
the alliance that served to manage the Syrian crisis, where both
countries had common goals. Raising
the tension with Russia, also through the Iranian internal crisis,
could create a state of tension very harmful to the international
scenario, it would be preferable to have a low-profile attitude that
does not favor the regional interests of some allies; however,
the White House's policy seems increasingly to move to the east,
ignoring the natural relationship with Europe, which, up until now, has
remained very cautious on Iranian events. In
the world an Iran that returns to be an exclusive bastion of the
Shiites does not serve much, on the contrary it would be desirable to
involve Tehran in international politics: a program that Obama has not
been able to complete and which needs an economic situation in the
country Iranian very different from the current one. For
Europe, it could be the double occasion to play a role of primary
importance both in the diplomatic field and in the economic field.
Posibles razones externas para la crisis iraní
Las
protestas iraníes, esta vez, no parecen estar originado por razones
políticas, sino por la recesión económica, lo que llevó al aumento de la
inflación y el aumento de los precios, entre los cuales, los artículos
de primera necesidad. La
población está decepcionada por los efectos largamente esperados y
fallidos del acuerdo nuclear, que sería la fuerza impulsora para
reiniciar la economía iraní. Uno
de los principales factores que han contribuido a la causa de esta
situación es la elección de Trump como presidente de los Estados Unidos:
el sucesor de Obama no siguió la política de su predecesor y tomó una
posición muy crítica con Teherán y en contra del acuerdo también firmado por los EE. UU., manteniendo efectivamente las sanciones contra Irán. La
movida es instrumental para los lazos cada vez más estrechos que
Washington entretiene con Arabia Saudita e Israel, enemigos históricos
de Irán, aunque por diferentes razones. Los
intereses concurrentes de estos tres poderes podrían haber determinado
la crisis económica iraní, que ha resultado en manifestaciones
callejeras en los últimos días. Para
la corriente de Estados Unidos y sus aliados, una situación de
desestabilización de Irán del país, puede dañar el gobierno reformista
en el poder, puede representar una relación de contraste a la línea de
expansión que Irán ha decidido llevar a cabo en Siria y el Líbano. Un
debilitamiento de los reformadores con un posible retorno de los
conservadores, podría permitirse el lujo de representar a Irán en un no
liberal aún más y esto también podría dar lugar a una actitud diferente
de los países europeos, por ahora decidido a mantener los compromisos en
el acuerdo firmado en la energía nuclear. Indirectamente,
los conservadores y religiosos iraníes podrían beneficiarse de estas
protestas precisamente por un posible retorno al poder; no
parece aleatorio que la ciudad desde la cual comenzaron las protestas
sea solo una fortaleza de los movimientos más conservadores del país. Por
otra parte, parece innegable que las fallas del gobierno son eficaces:
la carga financiera a favor de una intervención militar en Siria y las
inversiones y para detener el fundamentalismo sunita ha llevado a una
falta de recursos que el gobierno ha decidido compensar con 'aumento de los costos en los sectores de productos básicos, como los alimentos, que tienen un impacto directo en la población. Un
aspecto adicional de criticar el gobierno es el aumento de la
corrupción en el país, lo que no permite una vida económica libre de los
condicionamientos y otro factor de la resta para las finanzas del país,
así como un motivo de denegación de la inversión extranjera, necesaria
para la reactivación de la economía del país. Sin
embargo, si esta lectura de la crisis actual tenía los fundamentos, la
medida podría ser una apuesta de no poca importancia por Estados Unidos y
sus aliados: el retorno de los conservadores y el poder religioso de
ultra sólo podría exacerbar la crisis actual con una deriva potencialmente peligrosa, no solo para la región, sino para el equilibrio del mundo entero. Si
desea agravar la situación interna de un país, incluso mediante el uso
descuidado de las redes sociales y es el presidente de la mayor potencia
mundial, hay algo que no es bueno; la
percepción es que una vez más el diletantismo de Trump prevalece sobre
la prudencia necesaria que se necesitaría en la política exterior. Las
consecuencias de una crisis iraní también podrían tener repercusiones
en la relación, ya difícil, entre Washington y Moscú, especialmente
después de que el Kremlin ha hecho saber a creer una excesiva cepas
intromisión en lo que considera los asuntos exclusivos de Teherán. La
relación entre Irán y Rusia se ha fortalecido particularmente con la
alianza que sirvió para gestionar la crisis siria, donde ambos países
tenían objetivos comunes. Elevar
la tensión con Rusia, incluso por la crisis interna de Irán, podría
crear una tarea muy perjudicial para el escenario internacional de la
tensión, sería preferible un perfil bajo, que no privilegia los
intereses de algunos aliado regional; sin
embargo, la política de la Casa Blanca parece moverse cada vez más
hacia el este, ignorando la relación natural con Europa, que, hasta
ahora, ha permanecido muy cautelosa sobre los acontecimientos iraníes. Para
el mundo un Irán que se convierte en el bastión exclusivo de los
chiítas no es muy útil, como opuesta conveniencia de la participación de
Teherán en la política internacional: un programa que Obama no ha
logrado completar y que sea hecho requiere la situación económica de un
país Iraní muy diferente del actual. Para
Europa, podría ser la doble ocasión de desempeñar un papel de
importancia primordial tanto en el campo diplomático como en el
económico.
Mögliche externe Gründe für die iranische Krise
Die
iranischen Proteste scheinen diesmal nicht aus politischen Gründen zu
stammen, sondern aus der negativen wirtschaftlichen Situation, die zu
einem Anstieg der Inflation und dem damit einhergehenden Anstieg der
Preise für Grundbedürfnisse geführt hat. Die
Bevölkerung ist enttäuscht von den lang erwarteten und gescheiterten
Auswirkungen des Atomabkommens, das die treibende Kraft für den Neustart
der iranischen Wirtschaft sein sollte. Einer
der Hauptfaktoren, der diese Situation bestimmt hat, war die Wahl
Trumps zum Präsidenten der Vereinigten Staaten: Obamas Nachfolger folgte
nicht der Politik seines Vorgängers und nahm eine sehr kritische
Position gegenüber Teheran und gegen das Abkommen ein auch von den USA unterzeichnet, die Sanktionen gegen den Iran wirksam aufrechterhalten. Dieser
Schritt ist entscheidend für die immer engeren Beziehungen, die
Washington mit Saudi-Arabien und Israel, historischen Feinden des Iran,
aus unterschiedlichen Gründen pflegt. Die
konkurrierenden Interessen dieser drei Mächte hätten die iranische
Wirtschaftskrise bestimmen können, die in den letzten Tagen zu
Straßendemonstrationen geführt hat. Für
die derzeitigen USA und ihre Verbündeten kann eine Situation der
Destabilisierung des iranischen Landes, die der reformierenden Regierung
schaden kann, ein Faktor sein, der die expansionistische Linie, die der
Iran in Syrien und im Libanon beschlossen hat, gegenüberstellt. Eine
Schwächung der Reformer mit einer möglichen Rückkehr der Konservativen
könnte dazu führen, dass der Iran noch illiberaler repräsentiert wird
und dies könnte auch eine andere Haltung der europäischen Länder
hervorrufen, die jetzt fest entschlossen sind, die im Atomabkommen
unterzeichneten Verpflichtungen einzuhalten. Indirekt
könnten iranische Konservative und Ordensleute von diesen Protesten
gerade für eine mögliche Rückkehr zur Macht profitieren; Es
scheint nicht zufällig, dass die Stadt, von der aus die Proteste
begannen, nur eine Hochburg der konservativsten Bewegungen des Landes
ist. Auf
der anderen Seite ist es unbestreitbar, dass die Schuld der Regierung
wirksam ist: Die finanzielle Entwässerung zugunsten militärischer
Investitionen und Interventionen in Syrien und der Stopp des
sunnitischen Fundamentalismus haben Ressourcenmangel verursacht, den die
Exekutive zu kompensieren versucht "Anstieg der Kosten für Rohstoffsektoren wie Lebensmittel, die sich unmittelbar auf die Bevölkerung auswirken. Ein
weiterer Aspekt, der die Regierung herausfordert, ist die zunehmende
Korruption im Land, die kein wirtschaftliches Leben ohne Einschränkungen
und einen weiteren Subtraktionsfaktor für die Finanzen des Landes
erlaubt, sowie ein Grund für die Behinderung ausländischer
Investitionen, die für die Wiederbelebung notwendig sind der Wirtschaft des Landes. Wenn
diese Interpretation der gegenwärtigen Krise jedoch eine Grundlage
hätte, wäre der Schritt ein Glücksfall, den die Vereinigten Staaten und
ihre Verbündeten nicht in Betracht ziehen würden: Eine Rückkehr von
Konservativen und ultra - religiösen Anhängern könnte die derzeitige
Krise nur verschärfen eine potentiell sehr gefährliche Drift, nicht nur für die Region, sondern für das Gleichgewicht der ganzen Welt. Wenn
Sie die innere Situation eines Landes verschärfen wollen, selbst durch
den rücksichtslosen Gebrauch von sozialen Netzwerken, und Sie sind der
Präsident der größten Weltmacht, dann stimmt etwas nicht damit; die Wahrnehmung ist, dass erneut Trumps Dilettantismus über die nötige Umsicht herrscht, die in der Außenpolitik benötigt wird. Die
Folgen einer iranischen Krise könnten sich auch auf die ohnehin
schwierigen Beziehungen zwischen Washington und Moskau auswirken,
insbesondere nachdem der Kreml erklärt hat, er halte eine Einmischung in
das, was er für Teherans ausschließliche innere Angelegenheiten hält,
für unzulässig. Die
Beziehungen zwischen dem Iran und Russland haben sich insbesondere
durch das Bündnis, das zur Bewältigung der syrischen Krise diente,
verstärkt, wo beide Länder gemeinsame Ziele hatten. Die
Anspannung der Spannungen mit Russland, auch durch die interne
iranische Krise, könnte einen Zustand der Spannung schaffen, der dem
internationalen Szenario sehr schadet, es wäre vorzuziehen, eine Haltung
zu haben, die die regionalen Interessen einiger Verbündeter nicht
begünstigt; Die
Politik des Weißen Hauses scheint jedoch zunehmend in Richtung Osten zu
gehen, wobei die natürlichen Beziehungen zu Europa ignoriert werden,
das bisher gegenüber den iranischen Ereignissen sehr zurückhaltend war. In
der Welt dient ein Iran, der wieder zu einer exklusiven Bastion der
Schiiten wird, nicht viel, im Gegenteil, es wäre wünschenswert, Teheran
in die internationale Politik einzubeziehen: ein Programm, das Obama
nicht fertigstellen konnte und das eine wirtschaftliche Situation im
Land benötigt Iranisch sehr verschieden von der aktuellen. Für
Europa könnte es die doppelte Gelegenheit sein, sowohl im
diplomatischen als auch im wirtschaftlichen Bereich eine vorrangige
Rolle zu spielen.
Les raisons externes possibles de la crise iranienne
Les
protestations iraniennes, cette fois, ne semblent pas provenir de
raisons politiques mais de la situation économique négative, qui a
conduit à la hausse de l'inflation et à l'augmentation consécutive des
prix, parmi lesquels les nécessités de base. La
population est déçue par les effets tant attendus et ratés de l'accord
nucléaire, qui devait être le moteur de la relance de l'économie
iranienne. L'élection
de Trump à la présidence des États-Unis est l'un des principaux
facteurs qui ont contribué à cette situation: le successeur d'Obama n'a
pas suivi la politique de son prédécesseur et a pris une position très
critique avec Téhéran et contre l'accord également signé par les États-Unis, en maintenant efficacement les sanctions contre l'Iran. Cette
décision est essentielle pour les liens toujours plus étroits que
Washington entretient avec l'Arabie Saoudite et Israël, ennemis
historiques de l'Iran, quoique pour des raisons différentes. Les
intérêts concourants de ces trois puissances auraient pu déterminer la
crise économique iranienne, qui a débouché sur des manifestations de rue
ces derniers jours. Pour
les Etats-Unis actuels et leurs alliés, une situation de
déstabilisation du pays iranien, capable de nuire au gouvernement
réformateur en place, peut contrecarrer la ligne expansionniste que
l'Iran a décidé de maintenir en Syrie et au Liban. Un
affaiblissement des réformateurs avec un possible retour des
conservateurs, pourrait permettre de représenter l'Iran d'une manière
encore plus anti-libérale et cela pourrait aussi provoquer une attitude
différente des pays européens, pour maintenant fermement décidé de
garder les engagements signés dans l'accord nucléaire. Indirectement,
les conservateurs iraniens et les religieux pourraient bénéficier de
ces protestations précisément pour un éventuel retour au pouvoir; il
ne semble pas aléatoire que la ville d'où viennent les manifestations
ne soit qu'un bastion des mouvements les plus conservateurs du pays. D'autre
part, il est indéniable que la faute du gouvernement est efficace: le
drainage financier en faveur de l'investissement militaire et de
l'intervention en Syrie et pour arrêter le fondamentalisme sunnite a
causé un manque de ressources que l'exécutif a décidé de compenser par 'augmentation
des coûts sur les secteurs de produits de base, tels que la nourriture,
qui ont un impact direct sur la population. Un
autre aspect pour contester le gouvernement est la corruption
croissante dans le pays, qui ne permet pas une vie économique libre de
contraintes et un autre facteur de soustraction aux finances du pays,
ainsi qu'une raison pour entraver l'investissement étranger, nécessaire
pour la renaissance de l'économie du pays. Cependant,
si cette lecture de la crise actuelle avait une base quelconque, le
mouvement serait un pari non négligeable de la part des Etats-Unis et de
leurs alliés: un retour des conservateurs et des ultra-religieux au
pouvoir ne pourrait qu'aggraver la crise actuelle avec une dérive potentiellement très dangereuse, non seulement pour la région, mais pour l'équilibre du monde entier. Si
vous voulez exacerber la situation interne d'un pays, même à travers
l'utilisation imprudente des réseaux sociaux et que vous êtes le
président de la plus grande puissance mondiale, il y a quelque chose qui
ne va pas; la
perception est qu'une fois de plus le dilettantisme de Trump prévaut
sur la prudence nécessaire qui serait nécessaire dans la politique
étrangère. Les
conséquences d'une crise iranienne pourraient également avoir des
répercussions sur les relations déjà difficiles entre Washington et
Moscou, surtout après que le Kremlin a annoncé qu'il considérait comme
inadmissible une ingérence dans ce qu'il considère être les affaires
internes exclusives de Téhéran. La
relation entre l'Iran et la Russie s'est particulièrement renforcée
avec l'alliance qui a servi à gérer la crise syrienne, où les deux pays
avaient des objectifs communs. Relever
la tension avec la Russie, également à travers la crise interne
iranienne, pourrait créer un état de tension très préjudiciable au
scénario international, il serait préférable d'avoir une attitude
discrète qui ne favorise pas les intérêts régionaux de certains alliés; Cependant,
la politique de la Maison Blanche semble de plus en plus se déplacer
vers l'Est, ignorant la relation naturelle avec l'Europe, qui, jusqu'à
présent, est restée très prudente sur les événements iraniens. Dans
le monde un Iran qui redevient un bastion exclusif des chiites ne sert
pas grand-chose, au contraire il serait souhaitable d'impliquer Téhéran
dans la politique internationale: un programme qu'Obama n'a pas pu
achever et qui a besoin d'une situation économique dans le pays Iranien très différent de l'actuel. Pour
l'Europe, ce pourrait être la double occasion de jouer un rôle
primordial tant dans le domaine diplomatique que dans le domaine
économique.
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