Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
venerdì 9 febbraio 2018
التطور الدولي للنزاع السوري
تطور
الحرب السورية يقدم بعض الدراجات النارية الخطرة القادرة على تطوير
مقارنات عسكرية بين دول مختلفة، والتي لا تزال تحاول جلب مصالحها إلى ما هو
أبعد من السلام الذي لا يأتي. مع
هزيمة الدولة الإسلامية، يبدو أن الوضع السوري قد خفف من العمليات
العسكرية، ولكن وجود جيوش دول مختلفة من المرجح أن يفتح مرحلة جديدة تتجاوز
المواجهة الداخلية لفصائل البلاد، لتصبح نوعا من مقارنة المواقف المعاكسة ضمن السيناريو الدولي. فمن ناحية، فإن الوجود الروسي يعمل على إبقاء الأسد في السلطة: فمن دون جيش موسكو، كان من المحتمل أن تكون دمشق قد هزمت. كانت
روسيا، حتى بداية الحرب الأهلية، مهتمة بإبقاء سوريا تحت نفوذها، مما أدى
إلى دخولها مباشرة إلى الصراع، مبررة اسميا بالرغبة في هزيمة الإرهاب
الإسلامي الذي يهيمن عليه السنة. بالنسبة
لطهران كان من المهم أيضا الإبقاء على الأسد في الحكومة، التي كان دائما
حليفا له، بفضل تقاربه الديني وبنكه ضد السنة، ويرجع ذلك جزئيا إلى الرغبة
في الحد من التوسع السعودي. لقد
حاولت الولايات المتحدة منذ فترة طويلة أن تفوض للآخرين حل الأزمة
السورية، على أمل التدخل الإنجليزي أو الأوروبي الذي لم يصل أبدا. وقد
حافظ أوباما على مستوى منخفض، مما حد نفسه لدعم الجزء الأضعف من التمرد،
والميليشيات العلمانية والديمقراطية التي لم تصل أبدا إلى درجة كافية من
الحكم الذاتي. كانت
إرادة ترامب في البداية هي تفويض بوتين بحل المسألة، وفضلت تكريس نفسه
للواقع الداخلي، غير أن ضغوط البنتاغون أجبرت البيت الأبيض على إشراك
القضية بشكل مباشر، وأيضا لحماية الحلفاء الكرديين التقليديين . وبالإضافة إلى هذه القوى الثلاث، فإن مشاركة تركيا آخذة في الظهور بشكل متزايد. تتبنى
أنقرة موقفا متقلبا: ففي بداية الصراع كان اهتمامها الأكبر هو تحديد سقوط
الأسد، وهو مصلحة تتطابق مع المصالح الملكية الخليجية، والتي ربما أردنا
استخدام الدولة الإسلامية كأداة في الواقع، لتحديد نمو الإرهاب السني. كان أردوغان يبحث منذ فترة طويلة عن دور هام لتركيا وطموحه كان في البداية لإحياء الإمبراطورية العثمانية في نسخة حديثة؛ أدت
التغييرات التي أدخلت على المجتمع التركي بالمعنى الديني والدستور
الدستوري إلى عزلة تدريجية للبلد وإلى حالة داخلية متزايدة الصعوبة بلغت
ذروتها في محاولة الانقلاب المزعومة. وقد
أظهر أردوغان هاجسا لما يسمى بالخطر الكردي، الذي يجب أن يفسر على أنه
فرصة لإلغاء المعارضة الداخلية داخل البلد وعاملا من عوامل الانحراف عن
المشاكل الوطنية، لتوجيهها نحو عدو خارجي. ومع ذلك، فقد أثبت الأكراد أنه ضروري للاستراتيجية الأمريكية في الحرب ضد الدولة الإسلامية، وضمان الحامية العسكرية من الأراضي. في
هذه المرحلة الجديدة من الحرب السورية الأميركيون يدافعون عسكريا عن
الأكراد والقوى الديمقراطية المعادية للأسد، الذين يحتلون أراضي تشمل آبار
النفط الثمينة، وهذا سبب يثير اهتماما خاصا بالنزاع. وتقول
التطورات الحالية إن هناك نهجا جاريا بين روسيا وإيران، المتحالفة رسميا
بالفعل، مع تركيا، التي تعتبر بقاء الأسد في السلطة الآن شخصية مكتسبة
كدولة مناهضة للكرد. ومن
المرجح أن يؤدي هذا العامل إلى مواجهة مسلحة بين بلدين داخل الحلف
الأطلسي، مما يولد قضية جديدة يمكن أن تخلق سابقة قانونية داخله. إن
استمرار حالة وقوع حادث عسكري، بسبب تواصل القوات المسلحة في مختلف
البلدان في سوريا، ينطوي على احتمال وقوع حادث قادر على إفساح المجال أمام
مواجهة دبلوماسية، الأمر الذي قد يكون له عواقب أكثر خطورة من المواجهة
العسكرية المحدودة . وعلاوة
على ذلك، يشكل وجود الميليشيات المسلحة التي تعمل بالنيابة عن بلدان
أجنبية عاملا آخر قادر على استئناف الصراع السوري على نطاق واسع، وهذه
المرة مع الجهات الفاعلة الدولية الأجنبية على نحو متزايد.
mercoledì 7 febbraio 2018
Bruxelles pensa all'ammissione dei paesi balcanici nell'Unione
Uno egli obiettivi del Presidente della commissione europea Juncker era l’allargamento dei membri dell’Unione Europea. L’ingresso di nuovi stati è fermo dal 2015, quando fu ammessa la Croazia. Precedentemente nel 2004 entrarono dieci paesi, gran parte dell’ex blocco sovietico, i paesi baltici e Malta, mentre nel 2007 fu il turno di Bulgaria e Romania. I paesi balcanici, quelli provenienti dalla dissoluzione della Jugoslavia, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Kosovo, più l’Albania, è da tempo che ambiscono a fare parte dell’Unione e va detto che geograficamente la vicinanza all’Europa giustificherebbe queste ambizioni. Tuttavia soltanto Serbia e Montenegro hanno aperto i negoziati con Bruxelles per l’ammissione, mentre gli altri paesi, hanno, per ora, minori possibilità di ingresso nell’Unione. Le intenzioni del Presidente della commissione e della rappresentante per l’Unione della politica estera, sono quelle di cercare delle soluzioni per l’ingresso dei paesi balcanici in Europa, ma, al momento, i requisiti richiesti non sono soddisfatti. Sul tema dei diritti fondamentali questi paesi sono ancora lontani dagli standard europei e Bruxelles ha richiesto riforme concrete; anche i contrasti tra i paesi balcanici per ragioni di confini rappresentano un ostacolo importante, così come il grande livello di corruzione e la presenza molto rilevante della malavita all’interno della vita istituzionale sono argomenti, che, allo stato attuale bloccano ogni possibilità, se non saranno risolti. Dentro le istituzioni europee il pensiero dell’inclusione è motivato dalla volontà di prevenire una possibilie instabilità sui confini europei, tuttavia non c’è da attendersi un favore generale al potenziale ingresso dei nuovi membri. Una delle ragioni che più preoccupano i contrari è la possibilità che i paesi balcanici, una volta entrati nel consesso europeo, vadano ad allinearsi alle posizioni dei paesi dell’Europa dell’Est, caratterizzate da profondo euroscetticismo e con una condotta sui diritti fondamentali molto diversa dai paesi occidentali. Il rischio concreto potrebbe diventare che ad essere ammessi nell’Unione sarebbero ancora una volta paesi che non condividono gli elementi fondativi dell’Unione, ma aspirano a migliorare soltanto la propria condizione economica. Concretamente c’è il rischio reale che vengano rovesciati gli equilibri europei in favore della visione, sempre meno democratica, dei paesi dell’est, contraddistinta dal rifiuto della divisione degli obblighi comuni, basti guardare al caso delle migrazioni, unita al mantenimento di una situazione, attualmente privilegiata, dei contributi europei. Il punto centrale ora è chiedersi se il precedentemente allargamento è stato positivo o negativo l’Europa ed in base a quello ragionare per un ampliamento ulteriore. L’attuale situazione di contrasto con gli stati del gruppo di Višegrad fa propendere piuttosto ad un restringimento dell’Europa, che ad un allargamento, che non ha prodotto vantaggi per quelli stati che erano già membri e per l’idea stessa di unione che era stata prospettata. D’altra parte un allargamento con le condizioni con cui sono avvenuti quelli precedenti non sembra essere indicato, giacché dovrebbero essere previsti meccanismi di eventuali espulsioni per quelli stati che non si adeguano ai valori fondativi dell’Europa. La domanda è se gli stati balcanici si sono abituati alla democrazia nel senso più pieno del termine o, invece, siano come i paesi dell’est, che risentono ancora degli influssi dei regimi comunisti ed esprimono dei governi che tendono ad essere illiberali. Il rischio è che sia l’occidente, cioè il nucleo fondativo dell’Europa a doversi adeguare ad un livello di democrazia più basso di quello dei propri standard e che l’Unione, per allargarsi numericamente, abbia una compressione dei diritti. Se, da un lato, l’intenzione di aumentare i paesi membri è lodevole proprio per cercare di allargare i diritti, dall’altro lato, occorre riconoscere che i paesi dell’Est Europa, al momento, rappresentano una delusione per la mancata evoluzione in senso democratico. Anche se la strada per l’ammissione dei paesi balcanici è ancora lunga, occorre ponderare bene questa eventualità ed almeno pensare forme di ingresso graduali, modulate sul lungo periodo, che possano interrompre i rapporti con quegli stati, che, sopratutto, in prospettiva, non sembreranno capaci di adeguarsi a processi democratici rispondenti agli standard richiesti ed attesi.
Brussels thinks about the admission of the Balkan countries in the Union
One
of the objectives of the President of the European Commission Juncker
was the enlargement of the members of the European Union. The entry of new states has been stopped since 2015, when Croatia was admitted. Formerly
in 2004 ten countries entered, most of the former Soviet bloc, the
Baltic countries and Malta, while in 2007 it was the turn of Bulgaria
and Romania. The
Balkan countries, those coming from the dissolution of Yugoslavia,
Serbia, Montenegro, Bosnia and Herzegovina, Macedonia and Kosovo, plus
Albania, have long desired to join the Union and it must be said that
geographically the proximity to Europe would justify these ambitions. However,
only Serbia and Montenegro have opened negotiations with Brussels for
admission, while other countries have, for now, fewer opportunities for
entry into the Union. The
intentions of the President of the commission and of the representative
for the Union of foreign policy are to seek solutions for the entry of
the Balkan countries in Europe, but, at the moment, the required
requirements are not met. On
the issue of fundamental rights these countries are still far from
European standards and Brussels has required concrete reforms; also
the contrasts between the Balkan countries for reasons of borders
represent an important obstacle, as well as the great level of
corruption and the very relevant presence of the underworld within the
institutional life are arguments, which, at present block every
possibility, if not will be solved. Within
the European institutions the thought of inclusion is motivated by the
desire to prevent a possible instability on the European borders,
however there is no expectation of a general favor to the potential
entry of new members. One
of the reasons that most concern the opposites is the possibility that
the Balkan countries, once they enter the European assembly, go to align
themselves with the positions of the countries of Eastern Europe,
characterized by deep Euroscepticism and with a very different behavior
on fundamental rights. from western countries. The
real risk could become that to be admitted to the Union would once
again be countries that do not share the founding elements of the Union,
but aspire to only improve their economic condition. Concretely
there is a real risk that the European balances will be reversed in
favor of the increasingly democratic vision of the Eastern countries,
marked by the rejection of the division of common obligations, just look
at the case of migration, together with the maintenance of a situation , currently privileged, of European contributions. The
central point now is to ask whether the previous enlargement was
positive or negative Europe and based on that reasoning for a further
enlargement. The
current situation of conflict with the states of the Višegrad group
leads rather to a narrowing of Europe, than to an enlargement, which has
not produced advantages for those states that were already members and
for the very idea of union that was has been proposed. On
the other hand, an enlargement with the conditions with which the
previous ones occurred does not seem to be indicated, since mechanisms
for possible expulsions should be envisaged for those states that do not
conform to the founding values of Europe. The
question is whether the Balkan states have become accustomed to
democracy in the fullest sense of the term or, instead, are like the
Eastern countries, which are still influenced by the communist regimes
and express governments that tend to be illiberal. The
risk is that it is the West, that is, the founding nucleus of Europe to
have to adapt to a level of democracy lower than that of its own
standards and that the Union, to widen numerically, has a compression of
rights. If,
on the one hand, the intention to increase the member countries is
commendable precisely to try to widen the rights, on the other hand, it
must be recognized that the countries of Eastern Europe, at the moment,
represent a disappointment for the lack of evolution in democratic sense. Even
if the road for the admission of the Balkan countries is still long, it
is necessary to ponder well this eventuality and at least think of
gradual entry forms, modulated over the long term, that can interrupt
relations with those states, which, above all, in perspective, do not they will seem able to adapt to democratic processes that meet the required and expected standards.
Bruselas piensa en la admisión de los países de los Balcanes en la Unión
Uno de los objetivos del presidente de la Comisión Europea Juncker fue la ampliación de los miembros de la Unión Europea. La entrada de nuevos estados se ha detenido desde 2015, cuando Croacia fue admitida. Antes,
en 2004, ingresaron diez países, la mayoría del antiguo bloque
soviético, los países bálticos y Malta, mientras que en 2007 le tocó el
turno a Bulgaria y Rumanía. Los
países de los Balcanes, los de la disolución de Yugoslavia, Serbia,
Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia y Kosovo, además de Albania,
ha sido durante mucho tiempo que aspiran a formar parte de la Unión y
hay que decir que la proximidad geográfica a Europa justificar estas ambiciones Sin
embargo, solo Serbia y Montenegro han abierto negociaciones con
Bruselas para la admisión, mientras que otros países tienen, por ahora,
menos oportunidades de entrar en la Unión. Las
intenciones del presidente de la comisión y del representante de la
Unión de política exterior son buscar soluciones para la entrada de los
países balcánicos en Europa, pero, por el momento, no se cumplen los
requisitos necesarios. En
lo que respecta a los derechos fundamentales, estos países todavía
están lejos de los estándares europeos y Bruselas ha requerido reformas
concretas; incluso
los contrastes entre los países de los Balcanes por razones de
fronteras representan un obstáculo importante, así como el gran nivel de
corrupción y la muy significativa presencia del inframundo dentro de la
vida institucional son argumentos que, en la actualidad, bloquean
cualquier posibilidad, si no será resuelto Dentro
de las instituciones europeas, la idea de inclusión está motivada por
el deseo de evitar una posible inestabilidad en las fronteras europeas,
sin embargo, no se espera un favor general a la posible entrada de
nuevos miembros. Una
de las razones por las que más preocupan al contrario es la posibilidad
de que los países de los Balcanes, una vez introducidos en el seno
europeo, van a alinear las posiciones de los países de Europa del Este,
que se caracteriza por una profunda euroescepticismo y llevar a cabo
sobre los derechos fundamentales muy diferentes de los países occidentales. El
riesgo real podría ser que admitir en la Unión volvería a ser países
que no comparten los elementos fundadores de la Unión, sino que solo
aspiran a mejorar su situación económica. Concretamente,
hay un riesgo real de que volcaron el equilibrio europeo en favor de la
visión, los países cada vez menos democráticas de Europa, marcada por
la negativa de la división de las obligaciones comunes, basta con ver el
caso de la migración, junto con la continuación de una situación , actualmente privilegiado, de las contribuciones europeas. El
punto central ahora es preguntar si la ampliación anterior fue positiva
o negativa en Europa y sobre la base de ese razonamiento para una nueva
ampliación. La
situación actual de conflicto con los estados del grupo de Višegrad
conduce más bien a un estrechamiento de Europa, que a una ampliación,
que no ha producido ventajas para los estados que ya eran miembros y
para la sola idea de unión que era ha sido propuesto. Por
otro lado, una ampliación con las condiciones con las cuales ocurrieron
las anteriores no parece estar indicada, ya que los mecanismos para
posibles expulsiones deben ser previstos para aquellos estados que no se
ajustan a los valores fundacionales de Europa. La
pregunta es si los estados balcánicos se han acostumbrado a la
democracia en el sentido más amplio del término o, en cambio, son como
los países orientales, que todavía están influenciados por los regímenes
comunistas y expresan gobiernos que tienden a ser antiliberales. El
riesgo es que el Occidente, que es el núcleo fundamental de Europa
tienen que adaptarse a un nivel más bajo de la democracia que la de sus
normas y que la UE, para ampliar en número, tienen una compresión de los
derechos. Si,
por una parte, la intención de aumentar los países miembros es
encomiable, precisamente para tratar de ampliar los derechos, por el
contrario, se debe reconocer que los países de Europa del Este, por el
momento, son una decepción por la falta de progreso en sentido democrático. Aunque
el camino para la admisión de los países de los Balcanes es todavía
largo, debe sopesar bien esta eventualidad y al menos piensa en formas
de entrada gradual, moduladas en el largo plazo, pueden interrumpe las
relaciones con esos estados, que, sobre todo, en el futuro, no Parecerán capaces de adaptarse a procesos democráticos que cumplan con los estándares requeridos y esperados.
Brüssel denkt über die Aufnahme der Balkanländer in die Union nach
Eines der Ziele des Präsidenten der Europäischen Kommission Juncker war die Erweiterung der Mitglieder der Europäischen Union. Der Beitritt neuer Staaten wurde seit 2015, als Kroatien zugelassen wurde, gestoppt. Zuvor
waren im Jahr 2004 zehn Länder, der größte Teil des ehemaligen
Ostblocks, die baltischen Länder und Malta, während im Jahr 2007
Bulgarien und Rumänien an der Reihe waren. Die
Balkanländer, die aus der Auflösung Jugoslawiens, Serbiens,
Montenegros, Bosnien und Herzegowinas, Mazedoniens und des Kosovo sowie
Albanien stammen, wollten schon lange der Union beitreten, und man muss
sagen, dass die Nähe zu Europa geographisch gerechtfertigt wäre diese Ambitionen. Allerdings
haben nur Serbien und Montenegro Verhandlungen mit Brüssel zur Aufnahme
aufgenommen, während andere Länder bisher weniger Möglichkeiten für
einen Beitritt in die Union haben. Die
Absichten des Präsidenten der Kommission und des Vertreters der
Außenpolitik der Union sind, nach Lösungen für den Beitritt der
Balkanländer in Europa zu suchen, aber im Moment werden die
erforderlichen Anforderungen nicht erfüllt. In
Bezug auf die Grundrechte sind diese Länder noch weit von europäischen
Standards entfernt, und Brüssel hat konkrete Reformen gefordert. sogar
die Gegensätze zwischen den Balkanländern aus Gründen der Grenzen
stellen ein wichtiges Hindernis dar, ebenso wie das hohe Maß an
Korruption und die sehr bedeutende Präsenz der Unterwelt im
institutionellen Leben Argumente sind, die derzeit jede Möglichkeit
blockieren, wenn nicht wird gelöst werden. In
den europäischen Institutionen ist der Gedanke der Inklusion von dem
Wunsch motiviert, eine mögliche Instabilität an den europäischen Grenzen
zu verhindern, jedoch wird keine allgemeine Bevorzugung des
potenziellen Beitritts neuer Mitglieder erwartet. Einer
der Gründe, die die Gegensätze am meisten betreffen, ist die
Möglichkeit, dass sich die Balkanländer, sobald sie in die europäische
Versammlung eintreten, den Positionen der Länder Osteuropas angleichen,
die durch tiefe Euroskepsis und ein sehr unterschiedliches Grundrecht
geprägt sind. aus westlichen Ländern. Das
wirkliche Risiko könnte darin bestehen, dass die Aufnahme in die Union
wieder Länder sein würde, die nicht die Gründungselemente der Union
teilen, sondern lediglich ihre wirtschaftliche Lage verbessern wollen. Konkret
besteht die reale Gefahr, dass die europäischen Bilanzen zugunsten der
zunehmend demokratischen Vision der östlichen Länder, die durch die
Ablehnung der Teilung der gemeinsamen Verpflichtungen gekennzeichnet
ist, umgekehrt werden, nur den Fall der Migration zusammen mit der
Aufrechterhaltung einer Situation betrachten , derzeit privilegiert, von europäischen Beiträgen. Im
Mittelpunkt steht nun die Frage, ob die vorangegangene Erweiterung für
Europa positiv oder negativ war und auf dieser Argumentation für eine
weitere Erweiterung beruhte. Die
gegenwärtige Situation des Konflikts mit den Staaten der
Višegrad-Gruppe führt eher zu einer Verengung Europas, als zu einer
Erweiterung, die für die bereits bestehenden Staaten und für die Idee
einer Union keine Vorteile gebracht hat wurde vorgeschlagen. Auf
der anderen Seite scheint eine Erweiterung mit den Bedingungen, unter
denen die vorherigen stattgefunden haben, nicht angezeigt, da
Mechanismen für mögliche Vertreibungen für jene Staaten ins Auge gefasst
werden sollten, die nicht den Gründungswerten Europas entsprechen. Die
Frage ist, ob sich die Balkanstaaten im weitesten Sinne des Wortes an
die Demokratie gewöhnt haben oder vielmehr wie die östlichen Länder, die
immer noch von den kommunistischen Regimen beeinflusst sind und
Regierungen zum Ausdruck bringen, die tendenziell illiberal sind. Das
Risiko besteht darin, dass der Westen, also der Gründungskern Europas,
sich an ein niedrigeres Demokratie-Niveau als an seine eigenen Standards
anpassen muss und dass die Union, um zahlenmäßig zu verbreitern, eine
Verdichtung der Rechte hat. Wenn
einerseits die Absicht, die Mitgliedstaaten zu erhöhen, lobenswert ist,
gerade um die Rechte zu erweitern, sollte andererseits anerkannt
werden, dass die osteuropäischen Länder im Moment eine Enttäuschung über
die mangelnde Entwicklung der EU sind demokratischer Sinn. Auch
wenn der Weg für die Aufnahme der Balkanländer noch lang ist, muss man
über diese Möglichkeit nachdenken und zumindest an allmähliche,
langfristig modulierte Einreiseformen denken, die die Beziehungen zu
diesen Staaten unterbrechen können, was vor allem perspektivisch nicht
der Fall ist Sie
werden in der Lage sein, sich an demokratische Prozesse anzupassen, die
den geforderten und erwarteten Standards entsprechen.
Bruxelles pense à l'admission des pays des Balkans dans l'Union
L'un
des objectifs du président de la Commission européenne, M. Juncker,
était l'élargissement des membres de l'Union européenne. L'entrée de nouveaux Etats a été arrêtée depuis 2015, quand la Croatie a été admise. Auparavant,
en 2004, dix pays étaient entrés, la plupart de l'ancien bloc
soviétique, les pays baltes et Malte, alors qu'en 2007 c'était le tour
de la Bulgarie et de la Roumanie. Les
pays des Balkans, ceux de la dissolution de la Yougoslavie, la Serbie,
le Monténégro, la Bosnie-Herzégovine, la Macédoine et le Kosovo, ainsi
que l'Albanie, a longtemps été qui aspirent à faire partie de l'Union et
il faut dire que la proximité géographique en Europe justifie ces ambitions. Cependant,
seules la Serbie et le Monténégro ont ouvert des négociations avec
Bruxelles pour l'admission, tandis que d'autres pays ont, pour
l'instant, moins de possibilités d'entrer dans l'Union. Les
intentions du président de la commission et du représentant de l'Union
de la politique étrangère sont de rechercher des solutions pour l'entrée
des pays des Balkans en Europe, mais, pour le moment, les exigences
requises ne sont pas remplies. Sur
la question des droits fondamentaux, ces pays sont encore loin des
normes européennes et Bruxelles a besoin de réformes concrètes; De
plus, les contrastes entre les pays des Balkans pour des raisons
frontières constituent un obstacle majeur, ainsi que le niveau élevé de
la corruption et de la présence très importante au sein de la vie
institutionnelle du crime sont des sujets qui, à l'heure actuelle bloc
toute possibilité, voire sera résolu. Au
sein des institutions européennes, la pensée de l'inclusion est motivée
par le désir d'éviter une éventuelle instabilité sur les frontières
européennes, mais on ne s'attend pas à une faveur générale pour l'entrée
potentielle de nouveaux membres. L'une
des raisons qui préoccupent le plus au contraire est la possibilité que
les pays des Balkans, une fois entrés dans le giron européen, vont
aligner les positions des pays d'Europe orientale, caractérisée par
euroscepticisme profonde et conduite sur les droits fondamentaux très
différents des pays occidentaux. Le
risque réel pourrait être que les pays qui ne partagent pas les
éléments fondateurs de l'Union, mais aspirent à améliorer leur situation
économique, soient de nouveau admis dans l'Union. Concrètement,
il y a un risque réel qu'ils renversèrent l'équilibre européen en
faveur de la vision, les pays de moins en moins démocratiques de
l'Europe, marquée par le refus de la division des obligations communes,
il suffit de regarder le cas de la migration, combinée à la poursuite
d'une situation , actuellement privilégié, des contributions européennes. Le
point central est maintenant de se demander si l'élargissement
précédent était positif ou négatif pour l'Europe et basé sur ce
raisonnement pour un nouvel élargissement. La
situation actuelle du conflit avec les États du groupe Visegrad plaide
en faveur plutôt à un rétrécissement de l'Europe, à un élargissement,
qui n'a pas produit les avantages pour les pays qui étaient déjà membres
et l'idée même de l'union qui était a été proposé. D'autre
part, un élargissement des conditions avec lesquelles ils se sont
produits les précédentes ne semble pas indiquer, comme cela devrait être
les mécanismes prévus de toute expulsion pour les États qui ne sont pas
conformes aux valeurs fondatrices de l'Europe. La
question est de savoir si les pays des Balkans se sont habitués à la
démocratie au sens plein du terme, ou plutôt, ils sont comme les pays de
l'Est, qui sont encore touchés par les influences des régimes
communistes et expriment les gouvernements qui ont tendance à être
intolérantes. Le
risque est que l'Occident, qui est le noyau fondamental de l'Europe
doivent s'adapter à un niveau de démocratie inférieur à celui de ses
normes et que l'Union européenne, de se développer en nombre, une
compression des droits. Si,
d'une part, l'intention d'augmenter les pays membres est précisément
louable d'essayer d'élargir les droits, d'autre part, il faut
reconnaître que les pays d'Europe de l'Est, en ce moment, sont une
déception face à l'absence de progrès dans sens démocratique. Bien
que la voie à l'admission des pays des Balkans est encore longue, il
faut bien peser cette éventualité et au moins réfléchir à des formes
d'entrée progressive, modulées à long terme, ils peuvent interrompt les
relations avec les Etats qui, surtout, à l'avenir, non ils sembleront capables de s'adapter aux processus démocratiques qui répondent aux normes requises et attendues.
Bruxelas pensa sobre a admissão dos países dos Balcãs na União
Um dos objectivos do Presidente da Comissão Europeia Juncker foi o alargamento dos membros da União Europeia. A entrada de novos estados foi interrompida desde 2015, quando a Croácia foi admitida. Anteriormente,
em 2004, dez países entraram, a maioria do antigo bloco soviético, os
países bálticos e Malta, enquanto em 2007 era a vez da Bulgária e da
Romênia. Os
países dos Balcãs, os que provêm da dissolução da Jugoslávia, da
Sérvia, do Montenegro, da Bósnia e Herzegovina, da Macedônia e do
Kosovo, além da Albânia, há muito desejaram se juntar à União e deve-se
dizer que, geograficamente, a proximidade com a Europa justificaria essas ambições. No
entanto, apenas a Sérvia e o Montenegro abriram negociações com
Bruxelas para admissão, enquanto outros países têm, por enquanto, menos
oportunidades de entrada na União. As
intenções do presidente da comissão e do representante da União da
política externa são buscar soluções para a entrada dos países dos
Balcãs na Europa, mas, no momento, os requisitos exigidos não são
atendidos. No
que diz respeito aos direitos fundamentais, estes países ainda estão
longe dos padrões europeus e Bruxelas exigiu reformas concretas; mesmo
os contrastes entre os países dos Balcãs por razões de fronteiras
representam um obstáculo importante, bem como o grande nível de
corrupção e a presença muito significativa do submundo na vida
institucional são argumentos que, no momento, bloqueiam qualquer
possibilidade, se não será resolvido. Dentro
das instituições europeias, o pensamento de inclusão é motivado pelo
desejo de evitar uma possível instabilidade nas fronteiras europeias, no
entanto, não há expectativa de um favor geral para a entrada potencial
de novos membros. Uma
das razões que mais se referem aos opostos é a possibilidade de os
países dos Balcãs, uma vez que entram na assembléia européia, se
alinharem com as posições dos países da Europa Oriental, caracterizados
por um profundo euroescepticismo e com um comportamento muito diferente
sobre os direitos fundamentais. dos países ocidentais. O
risco real poderia tornar-se a ser admitido na União, mais uma vez
seriam países que não compartilhavam os elementos fundadores da União,
mas aspiram apenas a melhorar sua condição econômica. Concretamente,
existe um risco real de que os equilíbrios europeus sejam revertidos em
favor da visão cada vez mais democrática dos países orientais, marcada
pela rejeição da divisão de obrigações comuns, apenas olhe para o caso
da migração, juntamente com a manutenção de uma situação , atualmente privilegiado, de contribuições européias. O
ponto central agora é perguntar se o alargamento anterior foi positivo
ou negativo para a Europa e com base nesse raciocínio para um novo
alargamento. A
situação atual de conflito com os estados do grupo Višegrad leva, em
vez disso, a um estreitamento da Europa, do que a um alargamento, que
não produziu vantagens para os estados que já eram membros e pela
própria idéia de sindicato que era foi proposto. Por
outro lado, um alargamento com as condições com as quais ocorreu
anteriormente não parece ser indicado, uma vez que os mecanismos de
possíveis expulsões devem ser previstos para os estados que não estão em
conformidade com os valores fundadores da Europa. A
questão é se os estados dos Balcãs se acostumaram à democracia no
sentido mais completo do termo ou, ao contrário, são como os países
orientais, que ainda são influenciados pelos regimes comunistas e
expressam governos que tendem a ser iliberal. O
risco é que seja o Ocidente, ou seja, o núcleo fundador da Europa a ter
que se adaptar a um nível de democracia inferior ao de seus próprios
padrões e que a União, para ampliar numericamente, tenha uma compressão
de direitos. Se,
por um lado, a intenção de aumentar os países membros é louvável,
precisamente, para tentar alargar os direitos, por outro lado, deve
reconhecer-se que os países da Europa Oriental, no momento, representam
uma decepção pela falta de evolução em sentido democrático. Mesmo
que a estrada para a admissão dos países dos Balcãs ainda seja longa, é
necessário pesar bem essa eventualidade e pelo menos pensar em formas
de entrada gradual, moduladas a longo prazo, que podem interromper as
relações com esses estados, que, acima de tudo, em perspectiva, não eles poderão adaptar-se aos processos democráticos que atendam aos padrões exigidos e esperados.
Iscriviti a:
Post (Atom)