Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

martedì 20 febbraio 2018

إيطاليا نحو حزب أوليغارشي

وسيكون البرلمان الذي سيتم انتخابه من قبل المشاورة التشريعية الإيطالية في 4 مارس، تعبيرا عن الإرادة الشعبية فقط من الناحية النظرية. وسيؤدي القانون الانتخابي الجديد، في الواقع، إلى سلطة يعبر عنها الطرفان فقط وليس المجتمع المدني، ويبدو أن الطبقة السياسية بعيدة المنال. ما ينذر به لم يعد ديموقراطية، بل قلة من الأحزاب، كتعبير عن فئة متزايدة الضيقة وغالبا ما تكون من نوع الأسرة. وليس من قبيل الصدفة أنه خلال المناقشات المتعلقة بوضع القانون الانتخابي الذي سيطبق، كان هناك توحد بين الأطراف المتنازعة أيضا على عدم قبول الأفضليات التي يمكن أن تعطي للمواطن الناخب شكلا، وإن كان يتضمن، ممارسة حق الاختيار الذي ينتخب الناس. بل على النقيض من ذلك، اختار الطرفان، بطرق معارضة تماما للروح الديمقراطية، عناصر القوائم الانتخابية، التي تم اختيارها فقط لولائهم للمجموعة الحاكمة. تلك التي سيتم تشكيلها ستكون المجموعات البرلمانية التي تعبر عن دائرة صغيرة من الأحزاب التي يجب أن تمثل دائما بأمانة وغير نقدية. ومن ناحية أخرى، نفذت الحملة الانتخابية لكل تدريب حتى الآن بوعود غير واقعية ومصادمات متبادلة منخفضة المستوى، لم تسفر إلا عن دفع المزيد والمزيد من المواطنين بعيدا عن المشاورات الانتخابية. ولم نحث على أي شيء من جميع الأطراف على ممارسة حق التصويت، خوفا من الامتناع عن التصويت، الذي أعلن عنه كبير، وهو ما قد لا يضفي الشرعية على التصويت بطريقة شاملة. وقد أظهرت الحملة الانتخابية بعدا عن المشاكل الحقيقية للبلد، مما يدل على الرغبة في تعزيز سلطة مقيدة لا يمكن تبريرها إلا لحماية المصالح المقيدة؛ الفرضية التي تعززها تطبيقات لحماية بعض القطاعات الاقتصادية والاجتماعية. وتضاف هذه العوامل، التي تتوقف على التشاور الانتخابي، إلى السلطة التي يمارسها الطرفان دون وضعها في تشريع يلغي أدائها الديمقراطي، لذلك نشهد لمحة عامة عن ممارسة السلطة التي تبدأ من سيطرة النظام الحزبي المنفذ من خلال القوة المالية الحصرية، حتى الإدارة التي تتم من خلال منصات تكنولوجيا المعلومات. فالحزب الكلاسيكي الذي يوفر قاعدة طرفية كبيرة لم يعد موجودا، لأنه كان مؤشرا مضادا للمعارضة الداخلية، أكثر صعوبة في احتوائه. إن التأكيد على ما يسمى الحزب الخفيف لم يخدم سوى السيطرة الكاملة على الطبقات الحاكمة، التي أصبحت أيضا عمليا الوحيدة داخل التشكيلات السياسية. غير أن تفتيت القاعدة وخيبة أملها تزامنت أيضا مع زيادة الامتناع عن التصويت، التي تشكلت بالتأكيد من منظور السياسة بعيدا عن مشاكل المواطنين، ولكن أيضا بسبب عدم وجود تلك القوة التي تقوم على التطوع من أجل والحفاظ على الحزب نشطا في البعد المحلي، وأنها كانت قوة قادرة على سحب حتى غير الأعضاء في المعاناة السياسية. ولا يبدو أن تدمير هذا النموذج، الذي حدث في وقت واحد تقريبا على اليسار وفي الوسط وعلى اليمين أيضا، كان عشوائيا حتى لو كان من المفترض أن يتزامن مع نهاية الجمهورية الأولى. لم يكن الأمر كذلك: جنبا إلى جنب مع تدمير حزب الشعب، ومرحلة من الحرمان من الثقافة المضغوط على نحو متزايد جنبا إلى جنب، وذلك بفضل ما تم نشره من قبل وسائل التلفزيون ونوعية التعليم في المدارس الفقيرة على نحو متزايد. والنتيجة هي أننا أردنا إزالة الطبقة الشعبية من الحياة السياسية: أولا بشكل غير مباشر والآن مع القواعد التي تحد من سلطة اتخاذ القرار للمواطنين لاختيار الحزب السياسي، وهو خيار معبأة مسبقا يحتوي على المرشحين التعبير عن مجالات أخرى من تلك التي وهم مؤهلون وشخصيات مثيرة للجدل لا بديل لها. وغالبا ما تكون محاولة االنتخابات غير كافية جدا، مما يبرر االمتناع عن التصويت، ويحبذ قوة األطراف غير الخاضعة للسيطرة، والتي أصبحت اآلن مجرد قوى تعبر عن ممارسة قوة قلة القلة بعيدا عن النوايا الديمقراطية للدستور اإليطالي.

lunedì 19 febbraio 2018

Tra USA e Turchia rapporti sempre più difficili

La missione del Segretario di stato americano Tillerson in Turchia è stata molto complicata. I rapporti tra i due paesi sono ai minimi storici e c’è il concreto rischio di una rottura diplomatica, uno scenario fino a poco tempo fa non certo prevedibile. La questione dell’appoggio degli USA alle milizie curde, tradizionalmente alleate di Washington, è solo l’ultimo caso di contrasto tra le due nazioni e rappresenta un pericoloso precedente di minacce reciproche, che potrebbe degenerare in scontro armato. Precedentemente ci sono stati i casi dei visti negati ai cittadini turchi da parte dagli USA, a cui è seguita una misura analoga da parte delle autorità di Ankara. Uno dei motivi di attrito è la mancata estradizione di un predicatore turco, residente negli USA, che viene creduto come uno degli ispiratori del fallito colpo di stato. Tutti questi motivi di attrito sono comunque secondari, se si considera la percezione americana, probabilmente sostenuta da prove concrete, del sostegno iniziale da parte dei turchi allo Stato islamico, che doveva essere lo stumento per fare cadere Assad e si è poi trasformato, grazie agli ingenti finaziamenti, in una entità terroristica sovrana, che ha sovvertito l’ordine della Siria e, sopratutto, dell’Iraq, paese nel quale si erano impegnati in maniera diretta gli Stati Uniti. L’importanza del mantenimento di buoni rapporti tra USA e Turchia è dovuta anche al fatto che la Turchia è l’unico membro musulmano all’interno dell’Alleanza Atlantica e per gli Stati Uniti la permamenza di Ankara nell’alleanza occidentale è ritenuto un aspetto irrinunciabile di fronte ai nuovi scenari mondiali che si stanno delineando. Washington teme che la Turchia possa finire nell’influenza russa; se ciò dovesse avvenire, Mosca guadagnerebbe una posizione strategica sul Mediterraneo e sul Mar Nero in grado di aumentare l’apprensione dei paesi che appartenevano al blocco sovietico e che ora temono maggiormente la Russia dal punto di vista militare. Inoltre non essere più alleato con uno dei maggiori paesi musulmani aprirebbe una distanza ancora più netta tra gli USA ed il mondo sunnita. Uno dei temi di discussione è stato il futuro della Siria: su questo fronte la Turchia sembra essere particolarmente vicina alla Russia, sopratutto dopo che Erdogan ha individuato Assad, dopo averlo combattuto, un possibile argine contro i curdi e la loro volontà di costituire una entità sovrana sui confini della Turchia. La posizione americana, pur essendo vicino ai curdi, non è ancora del tutto netta, proprio perchè Washington non vuole precludersi qualsisasi soluzione per avere un rapporto migliore con Ankara. Sul futuro di Assad c’è un’ampia divergenza, provata dal sostegno di Washington alle forze democratiche siriane, che sono sul fronte opposto della coalizione di fatto composta da Russia, Iran ed, appunto, Turchia. Occorrerà vedere come si svilupperanno i colloqui e se le due parti intenderanno valutare in modo comunque positivo il rapporto di alleanza tra i due stati. Se con Obama si comprendeva come la distanza tra i due paesi fosse giustificata dalla direzione politica intrapresa da Erdogan, con Trump si poteva prevedere una sorta di riavvicinamento, proprio per le inclinazioni politiche dell’attuale presidente degli Stati Uniti. Ma come per la Russia, la carica di presidente non basta ad indirizzare la politica federale e quindi l’apparato diplomatico e quello militare hanno mantenuto la distanza con la Turchia. Resta da vedere se questo allontamento è ritenuto ancora vantaggioso per i poteri al di fuori della Casa Bianca o se, al contrario, è diventato necessario un riavvicinamento in grado di scongiurare una rottura definitiva. Il lavoro diplomatico non sarà facile: Erdogan non vuole rinunciare a combattere i curdi e Washington non può tradire degli alleati fedeli. La Turchia non sembra, però,  cedere qualcosa e la situazione attuale è che si è verificato soltanto un impegno generico tra le due parti per trovare dei meccanismi   in grado di potere affrontare le questioni divergenti. Le rispettive posizioni restano distanti ed a questa situazione si aggiunge il probabile accordo tra milizie curde ed esercito regolare di Assad, che Damasco sarebbe disposto ad impiegare come forza di interposizione tra curdi e turchi, per evitare a questi ultimi di avanzare ulteriormente in territorio siriano. Se questa eventualità dovesse concretizzarsi la confusione tra le tutte le parti in causa sarebbe destinata ad aumentare ancora: infatti la domanda legittima è che cosa farà la Russia e che cosa faranno gli Stati Uniti se questa nuova alleanza dovesse diventare realtà.

Relations between the USA and Turkey are increasingly difficult

The mission of US Secretary of State Tillerson in Turkey has been very complicated. Relations between the two countries are at historic lows and there is a real risk of a diplomatic break, a scenario that until recently was not predictable. The question of US support for the Kurdish militias, traditionally allied with Washington, is only the last case of conflict between the two nations and represents a dangerous precedent of mutual threats, which could degenerate into armed conflict. Previously there were cases of visas denied to Turkish citizens by the US, followed by a similar measure by the Ankara authorities. One of the reasons for friction is the failure to extradite a Turkish preacher, resident in the US, who is believed to be one of the inspirers of the failed coup. All these reasons of friction are however secondary, if we consider the American perception, probably supported by concrete evidence, of the initial support from the Turks to the Islamic State, which was to be the tool to drop Assad and then transformed, thanks to huge financings, in a sovereign terrorist entity, which has subverted the order of Syria and, above all, of Iraq, a country in which the United States had been directly involved. The importance of maintaining good relations between the US and Turkey is also due to the fact that Turkey is the only Muslim member within the Atlantic Alliance, and for the United States, the permeability of Ankara in the Western alliance is considered an aspect indispensable in the face of the new world scenarios that are emerging. Washington fears that Turkey may end up in Russian influence; if this were to happen, Moscow would gain a strategic position on the Mediterranean and the Black Sea capable of increasing the apprehension of the countries that belonged to the Soviet bloc and which now fear Russia more from the military point of view. Furthermore, not being allied with one of the major Muslim countries would open an even clearer distance between the US and the Sunni world. One of the topics of discussion was the future of Syria: on this front Turkey seems to be particularly close to Russia, especially after Erdogan has identified Assad, after having fought it, a possible bank against the Kurds and their desire to constitute an entity sovereign on the borders of Turkey. The American position, although close to the Kurds, is not yet completely clear, just because Washington does not want to preclude any solution to have a better relationship with Ankara. On the future of Assad there is a wide divergence, proven by the support of Washington to the Syrian democratic forces, which are on the opposite front of the coalition in fact composed of Russia, Iran and, indeed, Turkey. It will be necessary to see how the talks will develop and whether the two sides intend to evaluate the relationship between the two states in a positive way. If with Obama it was understood how the distance between the two countries was justified by the political direction taken by Erdogan, with Trump one could foresee a sort of rapprochement, precisely because of the political inclinations of the current president of the United States. But as for Russia, the office of president is not enough to direct federal policy and therefore the diplomatic and military apparatus have kept the distance with Turkey. It remains to be seen whether this removal is still considered beneficial for powers outside the White House or if, on the contrary, a rapprochement that could prevent a definitive rupture has become necessary. Diplomatic work will not be easy: Erdogan does not want to give up fighting the Kurds and Washington can not betray faithful allies. However, Turkey does not seem to give up anything and the current situation is that there has only been a generic commitment between the two parties to find mechanisms capable of dealing with divergent issues. The respective positions remain distant and to this situation is added the probable agreement between Kurdish militia and regular army of Assad, which Damascus would be willing to use as a force of interposition between Kurds and Turks, to prevent them from further advancing in Syrian territory. If this eventuality were to materialize, the confusion among all the parties involved would be bound to increase again: in fact, the legitimate question is what will Russia do and what the United States will do if this new alliance were to become a reality.

Las relaciones entre EE. UU. Y Turquía son cada vez más difíciles

La misión del Secretario de Estado de los Estados Unidos Tillerson en Turquía ha sido muy complicada. Las relaciones entre los dos países se encuentran en mínimos históricos y existe un riesgo real de una ruptura diplomática, un escenario que hasta hace poco no era predecible. La cuestión del apoyo de los EE.UU. a las milicias kurdas, aliados tradicionales de Washington, es sólo el último caso de conflicto entre las dos naciones y representa un peligroso precedente de amenazas mutuas, lo que podría degenerar en enfrentamiento armado. Anteriormente, hubo casos de visas denegadas a los ciudadanos turcos por los EE. UU., Seguidas de una medida similar por parte de las autoridades de Ankara. Una de las razones de la fricción es la falta de extradición de un predicador turco, residente en los EE. UU., Que se cree que es uno de los inspiradores del golpe fallido. Todos estos motivos de fricción son sin embargo menor, teniendo en cuenta la percepción de América, probablemente apoyado por evidencia sustancial, el apoyo inicial del Estado Islámico de Turquía, que iba a ser como el instrumento para derribar Assad y luego se transforma, gracias a enormes financiamientos, en una entidad terrorista soberana, que ha subvertido el orden de Siria y, sobre todo, de Irak, un país en el que los Estados Unidos habían estado directamente involucrados. La importancia de mantener buenas relaciones entre EE. UU. Y Turquía también se debe al hecho de que Turquía es el único miembro musulmán dentro de la Alianza Atlántica, y para los Estados Unidos, la permeabilidad de Ankara en la alianza occidental se considera un aspecto indispensable frente a los nuevos escenarios mundiales que están surgiendo. Washington teme que Turquía termine en la influencia rusa; si esto sucediera, Moscú obtendría una posición estratégica en el Mediterráneo y el Mar Negro capaz de aumentar la aprehensión de los países que pertenecían al bloque soviético y que ahora temen más a Rusia desde el punto de vista militar. Además, no estar aliado con uno de los principales países musulmanes abriría una distancia aún más clara entre los Estados Unidos y el mundo sunita. Uno de los temas de discusión fue el futuro de Siria en este frente, Turquía parece ser particularmente cerca de Rusia, sobre todo después de Erdogan identificó Assad, después de haber luchado contra una posible defensa contra los kurdos y su deseo de establecer una entidad soberano en las fronteras de Turquía. La posición estadounidense, aunque cercana a los kurdos, aún no está completamente clara, solo porque Washington no quiere excluir ninguna solución para tener una mejor relación con Ankara. Sobre el futuro de Assad hay una amplia divergencia, probada por el apoyo de Washington a las fuerzas democráticas sirias, que están en el frente opuesto de la coalición, de hecho compuesta por Rusia, Irán y, de hecho, Turquía. Será necesario ver cómo se desarrollarán las conversaciones y si las dos partes tienen la intención de evaluar la relación entre los dos estados de una manera positiva. Si Obama se entiende como la distancia entre los dos países se justifica por la dirección política adoptada por Erdogan, con Trump se podía prever algún tipo de acercamiento, a causa de las inclinaciones políticas del actual presidente de Estados Unidos. Pero en cuanto a Rusia, la oficina del presidente no es suficiente para dirigir la política federal y, por lo tanto, el aparato diplomático y militar ha mantenido la distancia con Turquía. Queda por verse si esta remoción aún se considera beneficiosa para las potencias fuera de la Casa Blanca o si, por el contrario, se ha hecho necesario un acercamiento que pueda evitar una ruptura definitiva. El trabajo diplomático no será fácil: Erdogan no quiere dejar de luchar contra los kurdos y Washington no puede traicionar a sus aliados fieles. Sin embargo, Turquía no parece renunciar a nada y la situación actual es que solo ha habido un compromiso genérico entre las dos partes para encontrar mecanismos capaces de abordar cuestiones divergentes. Las posiciones respectivas se mantienen distantes y en esta situación se ve agravada por el acuerdo probable entre milicias kurdas y el ejército regular de Assad, que Damasco estaría dispuesto a emplear como fuerza de interposición entre kurdos y turcos, para evitar este último para avanzar aún más en territorio sirio. Si este caso llegara a materializar la confusión entre serían puestos a todos los interesados ​​para aumentar: de hecho, la pregunta legítima es lo que Rusia va a hacer y lo que a los EE.UU. si esta alianza se convirtiera en realidad.

Die Beziehungen zwischen den USA und der Türkei werden zunehmend schwieriger

Die Mission des US-Außenministers Tillerson in der Türkei war sehr kompliziert. Die Beziehungen zwischen den beiden Ländern sind auf einem historischen Tiefstand und es besteht die reale Gefahr einer diplomatischen Pause, ein Szenario, das bis vor kurzem nicht vorhersehbar war. Die Frage der Unterstützung der USA zu den kurdischen Milizen, Washington traditionellen Verbündeten, ist nur das jüngste Fall eines Konflikts zwischen den beiden Nationen und stellt einen gefährlichen Präzedenzfall der gegenseitigen Bedrohungen, die in bewaffnete Konfrontation ausarten könnte. Zuvor gab es Fälle von Visa, die türkischen Bürgern von den USA verweigert wurden, gefolgt von einer ähnlichen Maßnahme der Behörden von Ankara. Einer der Gründe für die Reibung ist der Versäumnis, einen in den USA lebenden türkischen Prediger auszuliefern, von dem angenommen wird, dass er einer der Anreger des gescheiterten Putsches ist. Alle diese Gründe der Reibung sind jedoch zweitrangig, wenn wir die amerikanische Sichtweise, wahrscheinlich unterstützt durch konkrete Beweise, der anfänglichen Unterstützung der Türken gegenüber dem Islamischen Staat betrachten, der das Werkzeug sein sollte, um Assad fallen zu lassen und dann dank riesige Finanzierungen, in einer souveränen terroristischen Einheit, die die Ordnung von Syrien und vor allem des Irak, eines Landes, in das die Vereinigten Staaten direkt involviert waren, untergraben hat. Die Bedeutung guter Beziehungen zwischen den USA und der Türkei ist auch darauf zurückzuführen, dass die Türkei das einzige muslimische Mitglied innerhalb der Atlantischen Allianz ist und für die Vereinigten Staaten die Durchlässigkeit Ankaras in der westlichen Allianz als Aspekt betrachtet wird unverzichtbar angesichts der sich abzeichnenden neuen Welt-Szenarien. Washington befürchtet, dass die Türkei in russischem Einfluss enden könnte; Wenn das geschehen würde, würde Moskau eine strategische Position am Mittelmeer und am Schwarzen Meer gewinnen, die in der Lage wäre, die Besorgnis der Länder, die dem Sowjetblock angehörten und die jetzt Russland mehr fürchten als militärisch, zu erhöhen. Außerdem würde eine Verbindung mit einem der großen muslimischen Länder eine noch klarere Distanz zwischen den USA und der sunnitischen Welt schaffen. Eines der Themen der Diskussion war die Zukunft Syriens an dieser Front, die Türkei besonders nahe Russland zu sein scheint, vor allem nach Erdogan identifiziert Assad, nach einem möglichen Bollwerk gegen die Kurden und ihren Wunsch, ein Unternehmen zu gründen gekämpft Souverän an den Grenzen der Türkei. Die amerikanische Haltung, obwohl sie den Kurden nahe steht, ist noch nicht völlig klar, nur weil Washington nicht verhindern will, dass irgendeine Lösung zu besseren Beziehungen mit Ankara führt. Über die Zukunft von Assad gibt es eine große Divergenz, die durch die Unterstützung Washingtons für die syrischen demokratischen Kräfte bewiesen wird, die sich auf der anderen Seite der Koalition befinden, die in der Tat aus Russland, dem Iran und der Türkei besteht. Es wird notwendig sein zu sehen, wie sich die Gespräche entwickeln werden und ob die beiden Seiten beabsichtigen, die Beziehungen zwischen den beiden Staaten positiv zu bewerten. Wenn Obama verstanden wurde als der Abstand zwischen den beiden Ländern durch die politische Richtung von Erdogan genommen gerechtfertigt war, mit Trump Sie irgendeine Art von Annäherung vorhersagen könnten, wegen der politischen Einstellung des aktuellen US-Präsidenten. Aber für Russland reicht das Amt des Präsidenten nicht aus, um die Bundespolitik zu lenken, und deshalb hat der diplomatische und militärische Apparat die Distanz zur Türkei gehalten. Es bleibt abzuwarten, ob diese Streichung für Mächte außerhalb des Weißen Hauses noch als nützlich erachtet wird oder ob dagegen eine Annäherung, die einen endgültigen Bruch verhindern könnte, notwendig geworden ist. Diplomatische Arbeit wird nicht leicht sein: Erdogan will den Kampf gegen die Kurden nicht aufgeben und Washington kann keine treuen Verbündeten verraten. Die Türkei scheint jedoch nichts aufzugeben, und derzeit besteht nur eine generelle Verpflichtung zwischen den beiden Parteien, Mechanismen zu finden, die in der Lage sind, unterschiedliche Probleme zu lösen. Die jeweiligen Positionen bleiben weit auseinander und in dieser Situation wird durch die wahrscheinlich Vereinbarung zwischen kurdischen Milizen und regulärer Armee von Assad zusammengesetzt, dass Damaskus bereit wäre, als eine Kraft der Zwischenschaltung zwischen Kurden und Türken zu beschäftigen, diese zu vermeiden, in syrischem Territorium vorzurücken weiter. Wenn dieser Fall die Verwirrung materialisieren waren zwischen allen Beteiligten zu erhöhen gesetzt würde: in der Tat ist die berechtigte Frage, was Russland tun wird und was die USA, wenn diese Allianz Realität geworden waren.

Les relations entre les Etats-Unis et la Turquie sont de plus en plus difficiles

La mission du secrétaire d'Etat américain Tillerson en Turquie a été très compliquée. Les relations entre les deux pays sont à des niveaux historiquement bas et il existe un risque réel de rupture diplomatique, scénario qui n'était pas prévisible jusqu'à récemment. La question du soutien américain aux milices kurdes, traditionnellement alliées à Washington, n'est que le dernier cas de conflit entre les deux nations et représente un dangereux précédent de menaces mutuelles, qui pourraient dégénérer en conflit armé. Auparavant, il y avait des cas de visas refusés aux citoyens turcs par les États-Unis, suivis d'une mesure similaire par les autorités d'Ankara. L'une des raisons de la friction est l'échec de l'extradition d'un prédicateur turc, résidant aux États-Unis, qui serait l'un des inspirateurs du coup d'État manqué. Toutes ces raisons de friction sont cependant secondaires, si l'on considère la perception américaine, probablement appuyée par des preuves concrètes, du soutien initial des Turcs à l'État islamique, qui devait être l'outil pour abandonner Assad et ensuite transformé, grâce à d'énormes financements, dans une entité terroriste souveraine, qui a renversé l'ordre de la Syrie et, surtout, de l'Irak, pays dans lequel les États-Unis ont été directement impliqués. L'importance du maintien de bonnes relations entre les Etats-Unis et la Turquie est également due au fait que la Turquie est le seul membre musulman de l'Alliance atlantique, et pour les Etats-Unis, la perméabilité d'Ankara dans l'alliance occidentale est considérée indispensable face aux nouveaux scénarios mondiaux émergents. Washington craint que la Turquie ne finisse dans l'influence russe; Si cela se produisait, Moscou obtiendrait une position stratégique sur la Méditerranée et la mer Noire, capable d'accroître l'appréhension des pays appartenant au bloc soviétique et qui maintenant craignent davantage la Russie du point de vue militaire. De plus, ne pas s'allier à l'un des principaux pays musulmans ouvrirait une distance encore plus nette entre les États-Unis et le monde sunnite. L'un des sujets de discussion était l'avenir de la Syrie: sur ce front, la Turquie semble être particulièrement proche de la Russie, surtout après qu'Erdogan ait identifié Assad, après l'avoir combattu, une banque possible contre les Kurdes et leur volonté de constituer une entité souverain aux frontières de la Turquie. La position américaine, bien que proche des Kurdes, n'est pas encore tout à fait claire, juste parce que Washington ne veut pas exclure toute solution pour avoir une meilleure relation avec Ankara. Sur l'avenir d'Assad il y a une large divergence, prouvée par le soutien de Washington aux forces démocratiques syriennes, qui sont sur le front opposé de la coalition composée en fait de la Russie, de l'Iran et, en effet, de la Turquie. Il sera nécessaire de voir comment les discussions vont se développer et si les deux parties ont l'intention d'évaluer les relations entre les deux Etats de manière positive. Si avec Obama on comprenait comment la distance entre les deux pays était justifiée par la direction politique prise par Erdogan, avec Trump on pouvait prévoir une sorte de rapprochement, précisément à cause des inclinations politiques de l'actuel président des États-Unis. Mais pour ce qui est de la Russie, la fonction de président n'est pas suffisante pour diriger la politique fédérale et, par conséquent, l'appareil diplomatique et militaire a gardé la distance avec la Turquie. Il reste à voir si ce retrait est toujours considéré comme bénéfique pour les puissances extérieures à la Maison Blanche ou si, au contraire, un rapprochement qui pourrait empêcher une rupture définitive est devenu nécessaire. Le travail diplomatique ne sera pas facile: Erdogan ne veut pas abandonner la lutte contre les Kurdes et Washington ne peut pas trahir les alliés fidèles. Cependant, la Turquie ne semble pas abandonner quoi que ce soit et la situation actuelle est qu'il n'y a eu qu'un engagement générique entre les deux parties pour trouver des mécanismes capables de traiter des questions divergentes. Les positions respectives restent éloignés et dans cette situation est aggravée par l'accord probable entre les milices kurdes et l'armée régulière d'Assad, que Damas serait prêt à employer comme force d'interposition entre les Kurdes et les Turcs, pour éviter ce dernier d'aller plus loin en territoire syrien. Si cette éventualité devait se matérialiser, la confusion entre toutes les parties en question serait appelée à s'accroître de nouveau: en fait, la question légitime est de savoir ce que la Russie fera et ce que les États-Unis feront si cette nouvelle alliance devient réalité.

As relações entre os EUA e a Turquia são cada vez mais difíceis

A missão do secretário de Estado dos EUA, Tillerson, na Turquia, foi muito complicada. As relações entre os dois países estão em mínimos históricos e existe um risco real de uma ruptura diplomática, um cenário que até recentemente não era previsível. A questão do apoio dos EUA às milícias curdas, tradicionalmente aliada com Washington, é apenas o último caso de conflito entre as duas nações e representa um perigoso precedente de ameaças mútuas, que podem degenerar em conflitos armados. Anteriormente, havia casos de vistos negados aos cidadãos turcos pelos EUA, seguidos por uma medida similar pelas autoridades de Ancara. Uma das razões para a fricção é a falta de extradição de um pregador turco, residente nos EUA, que acredita ser um dos inspiradores do golpe falhado. Todas estas razões de fricção são, no entanto, secundárias, se considerarmos a percepção americana, provavelmente apoiada por evidências concretas, do apoio inicial dos turcos ao Estado islâmico, que seria a ferramenta para abandonar Assad e depois transformada, graças a grandes financiamentos, em uma entidade terrorista soberana, que subverteu a ordem da Síria e, acima de tudo, do Iraque, um país no qual os Estados Unidos estiveram diretamente envolvidos. A importância de manter boas relações entre os EUA e a Turquia também se deve ao fato de que a Turquia é o único membro muçulmano da Aliança Atlântica e, para os Estados Unidos, a permeabilidade de Ancara na aliança ocidental é considerada um aspecto indispensável diante dos novos cenários mundiais que estão surgindo. Washington teme que a Turquia possa acabar com a influência russa; Se isso acontecesse, Moscou ganharia uma posição estratégica no Mediterrâneo e no Mar Negro capaz de aumentar a apreensão dos países que pertenciam ao bloco soviético e que agora temem a Rússia mais do ponto de vista militar. Além disso, não estar aliado com um dos principais países muçulmanos abriria uma distância ainda mais clara entre os EUA e o mundo sunita. Um dos temas de discussão foi o futuro da Síria: nesta frente, a Turquia parece ser particularmente próxima da Rússia, especialmente depois que Erdogan identificou Assad, depois de ter lutado contra isso, um possível banco contra os curdos e seu desejo de constituir uma entidade soberano nas fronteiras da Turquia. A posição americana, embora próxima dos curdos, ainda não está completamente clara, só porque Washington não quer evitar qualquer solução para ter um melhor relacionamento com Ankara. No futuro de Assad há uma ampla divergência, comprovada pelo apoio de Washington às forças democráticas sírias, que estão na frente oposta da coalizão, de fato composta por Rússia, Irã e, de fato, pela Turquia. Será necessário ver como as negociações se desenvolverão e se os dois lados pretendem avaliar a relação entre os dois estados de forma positiva. Se com Obama se entendeu como a distância entre os dois países era justificada pela direção política tomada por Erdogan, com Trump poderia prever uma espécie de aproximação, precisamente por causa das inclinações políticas do atual presidente dos Estados Unidos. Mas, quanto à Rússia, o cargo de presidente não é suficiente para direcionar a política federal e, portanto, o aparelho diplomático e militar manteve a distância com a Turquia. Resta saber se esta remoção ainda é considerada benéfica para poderes fora da Casa Branca ou se, pelo contrário, uma aproximação que poderia impedir uma ruptura definitiva tornou-se necessária. O trabalho diplomático não será fácil: Erdogan não quer desistir de lutar contra os curdos e Washington não pode trair aliados fiéis. No entanto, o Peru não parece desistir de nada e a situação atual é que só houve um compromisso genérico entre as duas partes para encontrar mecanismos capazes de lidar com questões divergentes. As posições respectivas permanecem distantes e, a esta situação, adiciona-se o provável acordo entre a milícia curda e o exército regular de Assad, que Damasco estaria disposto a usar como uma força de interposição entre curdos e turcos, para evitar que avançem no território sírio. Se essa eventualidade se materializasse, a confusão entre todas as partes envolvidas aumentaria de novo: de fato, a questão legítima é o que a Rússia fará e o que os Estados Unidos farão se essa nova aliança se tornar realidade.