Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
venerdì 20 luglio 2018
إسرائيل توافق على قانون لصالح هويتها اليهودية
إن
قرار البرلمان الإسرائيلي بالموافقة على القانون الذي يحدد الهوية
اليهودية لإسرائيل يفتح سيناريوهات مزعجة حول مستقبل البلاد والقضية
الفلسطينية ويؤكد الدلالة المعادية للديمقراطية للأغلبية التي تحمل الحكومة
في تل أبيب. يجب
أن يتم تحديد أن الفرق في الأصوات لصالح الموافقة كان ضئيلاً ، ولكن على
الرغم من هذه الحقيقة الرياضية ، فإن الاتجاه الذي اتخذ السلطة التنفيذية
يبدو غير قابل للجدل. هناك
العوامل الخارجية التي قد اختار هذا القانون: وصوله الى السلطة من ترامب،
الذي حل محل أوباما في البيت الأبيض، وسكون من المنظمات الدولية والأفراد
التي يمكن أن تؤثر إسرائيل لتمرير تشريعات من هذا النوع، بالإضافة إلى
اضطراب وهي في الشرق الأوسط ، التي فضلت نوعًا من عدم الاهتمام بالمسألة الإسرائيلية-الفلسطينية ؛ ولكن
ارتفع ظروف مواتية أيضا من خلال الوضع في البلاد إسرائيل، مع غالبية
الناخبين التطرف على نحو متزايد والمعارضة منقسمة وعاجزة عن الاستفادة من
فشل في السياسة الاقتصادية للحكومة، ولم تستفد من الفضائح التي تتعلق رئيس الوزراء. تكيفت
الإسرائيليين إلى أن المزيد والمزيد من يحكمها الحق دينيا تقريبا،
وبالتزامن مع الأوساط الدينية الأكثر محافظة، الذي أجرى سياسة ضد العرب
ولصالح المستوطنات غير الشرعية في الأراضي، لتوسيع توسيع المستوطنين
المتدينين وبهدف زيادة سطح أراضي إسرائيل. لم
رحيل الحكومة الحالية فقط جنبا إلى جنب مع هذه العناوين، ولكن أصبح من
المروج، الحفاظ على موقف غامض في المجال الدولي، واعدا تنازلات للعرب،
الذين لم يسبق التوصل إليها والحصول، في الواقع، لابعاد القضية الفلسطينية
لكسب الوقت لتوظيف في احتلال المناطق. في هذا السياق كان من الممكن وضع قانون حول الهوية اليهودية لدولة إسرائيل. ما نريد خلقه هو أمة متجانسة تقوم على خصوصيات الانتماء إلى اليهودية. الخطر
الملموس ، حتى بالنسبة لليهود غير الملتزمين ، هو أن العامل الديني يفترض
أهمية بالغة الأهمية ، وقادر على التكييف ، بل وبشكل أكثر حسمًا ، مستقبل
المجتمع الإسرائيلي. وبموجب
القانون الجديد كل يهودي الذين سيكون لديهم الحق في الهجرة إلى بلد
إسرائيل والحصول على الجنسية، وهذا يعني توفير تتطلب التوسع في أراضي
البلاد، والذي ينص على ذلك صراحة من خلال تشجيع الجاليات اليهودية في من المستوطنات. ممارسة طرح الأراضي من المجتمعات العربية تصبح قانونية. من
الواضح أن هذا العامل لا يمكن إلا أن يؤثر على مستقبل العلاقات مع
الفلسطينيين ، ولكن أيضا على النتائج التي ستتركها العلاقات الدبلوماسية
على تل أبيب. إن
التوقع بأن هذا الحكم لن يؤدي إلا إلى تغييرات في التوازن الإقليمي ، فإنه
يبدو سهلاً للغاية ، ولكن طالما أن المجتمع الدولي لا يرغب في استخدام
أدوات ضغط كافية ، فستكون لدى الحكومة الإسرائيلية الشرعية لمواصلة العمل
في هذا الاتجاه. سيكون
من المثير للاهتمام التحقق من سلوك المؤسسات الوطنية تجاه تلك الأقلية ،
نحو عشرين بالمائة من المواطنين الإسرائيليين غير اليهود ، الذين يشملون
العرب المسلمين ، ولكن أيضًا الكاثوليك والدروس والأرثوذكس. وقد
حددت الأقليات السياسية ، بما في ذلك اليهود ، القانون المناهض
للديمقراطية لأنها تخاطر بالتمييز على وجه التحديد بسبب الآثار التي قد
تكون لها على ذلك الجزء من المجتمع الإسرائيلي الذي لا يتطابق مع خصائص
الهوية اليهودية. بالتأكيد يجب التحقق من شروط وحقوق هؤلاء المواطنين بعد دخول القانون الجديد حيز التنفيذ. ويمثل
إصدار هذا المعيار تراجعاً مناهضاً للتاريخ لمواقع إسرائيل وإرادتها في
الإغلاق ، التي تهدف ، من خلال البحث المزعوم لحماية أصولها وعقيدتها
الدينية ، إلى إضفاء الشرعية على احتلال أراضي الآخرين ضد اليمين. دولي في ازدراء المجتمع الدولي وجعل الاستخدام الفعال للقيم الألفية.
L'Europa sviluppa strategie economiche alternative agli USA
Contro l’invadenza del presidente degli Stati Uniti, l’Europa oppone, per ora, una strategia di accordi commerciali: una risposta soltanto in parte politica, che rientra nel maggiore spazio di manovra, quello economico, a disposizione di Bruxelles. Certo accordarsi con la Cina, il principale avversario economico, degli USA, rappresenta anche un atto politico, che riveste un signficato di avversione alla politica di Washington. Tuttavia i nuovi accordi commerciali con la Cina appaiono una scelta obbligata per preservare i vantaggi economici che la guerra commerciale di Trump rischia di ridurre. Certamente l’accordo con Pechino è in nome del libero scambio e della globalizzazione ed avviene sulla base della filosofia dei rapporti multilaterali, in netta antitesi alle misure protezionistiche del paese nord americano; ma la natura dell’accordo è anche dubbia perchè viene stipulato tra due soggetti con visioni profondamente diverse sui diritti ed anche sbilanciato sul piano dei costi e delle garanzie dei rispettivi lavoratori. Il fattore più importante resta il mercato, che con il suo volume di scambio tra Europa e Cina assicura il valore di un miliardo e mezzo di merci scambiate tra le due parti. Questo dato è il più eloquente per trovare una sorta di giustificazione per il rapporto con la Cina: continuare ad assicurare un livello produttivo che poteva essere ridotto dai dazi che Trump vuole applicare sui prodotti europei. Se, da un lato, si può comprendere la volontà di assicurare alle aziende europee uno sbocco per le loro produzioni, occorre anche valutare se la Cina può essere solo un partner economico o, attraverso questo rapporto non voglia essere sempre più influente in Europa. Questo pericolo è tale perchè la rilevanza politica europea è ancora troppo limitata dallo spazio di manovra che i suoi membri non riescono a concedergli; deve essere ben presente che una maggiore integrazione politica, con un peso specifico istituzionale centrale sostenuto dagli stati membri garantisce alle istituzioni centrali una maggiore capacità di contrattazione e di risposta alle sollecitazioni politiche provenienti dall’esterno. D’altronde è necessaria anche una salvaguardia dell’Unione dagli attacchi esterni di personaggi come Trump, ma anche come Putin, che puntano ad una divisione dell’Europa per trarre maggiore vantaggio in trattative economiche e politiche, oltre ad avere avversari più piccoli e frammentati rispetto ad un soggetto unitario. La minaccia proviene anche da un fronte che si può definire interno con i partiti a favore della sovranità nazionale, più vicini a Trump e, quindi, ostili ad accordi con la Cina. Il pericolo concreto è che l’avvicinamento alla Cina diventi un ulteriore argomento di divisione dentro l’Unione, un ulteriore fattore di destabilizzazione in grado di compromettere l’attuale fragile equilibrio. Tuttavia la necessità di mantenere il livello economico attuale potrà mitigare, almeno sul breve periodo tutti i dubbi dell’avvicinamento alla Cina. Una soluzione può essere quella di sfruttare questo periodo per aprire delle trattative con Pechino sul tema dei diritti umani, includendoli negli accordi commerciali. Bruxelles può partire comunque dalla visione comune con la Cina sul tema del riscaldamento globale e della lotta all’inquinamento, riguardo alle quali le posizioni europee sono vicine a quelle cinesi e sempre più lontane da quelle degli Stati Uniti di Trump. Nel frattempo, sul fronte commerciale, l’Europa guarda sempre ad oriente ma con un soggetto, quale il Giappone, con il quale ha maggiori similitudini. Dopo quattro anni di trattative, l’accordo tra Europa e Giappone è stato sbloccato dalle tendenze isolazionistiche americane; i due soggetti hanno firmato un accordo che è stato definito il maggiore mai stipulato tra le due aree e che prevede il libero scambio, eliminando le barriere tariffarie nei settori delle automobili, ed in quelli agricolo ed alimentare, oltre la sottoscrizione di diverse politiche comuni riguardanti temi sia regionali, che multilaterali. Si tratta di segnali inequivocabili che gli alleati degli Stati Uniti stanno elaborando e sviluppando strategie alternative che prevedono l’assenza di Washington dai loro tavoli di trattative e, che segnano un cambiamento radicale della politica internazionale che riguarda i paesi occidentali.
Europe develops alternative economic strategies to the USA
Against
the intrusion of the President of the United States, Europe is
currently opposing a strategy of trade agreements: a response that is
only partly political, which is part of the greater room for maneuver,
the economic one, available to Brussels. Certainly
agreeing with China, the main economic adversary, of the US, is also a
political act, which has a signified of an aversion to Washington's
politics. However,
the new trade agreements with China appear to be an obligatory choice
to preserve the economic benefits that Trump's trade war risks to
reduce. Of
course, the agreement with Beijing is in the name of free trade and
globalization and takes place on the basis of the philosophy of
multilateral relations, in a clear antithesis to the protectionist
measures of the North American country; but
the nature of the agreement is also doubtful because it is stipulated
between two subjects with visions that are profoundly different on the
rights and also unbalanced in terms of costs and guarantees of the
respective workers. The
most important factor remains the market, which with its volume of
trade between Europe and China ensures the value of a billion and a half
of goods exchanged between the two parties. This
figure is the most eloquent to find a sort of justification for the
relationship with China: to continue to ensure a level of production
that could be reduced by the duties that Trump wants to apply on
European products. If,
on the one hand, we can understand the desire to provide European
companies with an outlet for their productions, we must also consider
whether China can only be an economic partner or, through this
relationship, does not want to be ever more influential in Europe. This
danger is such because the European political relevance is still too
limited by the room for maneuver that its members are unable to grant; it
must be very clear that greater political integration, with a specific
central institutional weight supported by the member states, guarantees
to the central institutions a greater capacity for bargaining and for
responding to external political demands. On
the other hand, it is also necessary to safeguard the Union from the
external attacks of characters like Trump, but also as Putin, who aim at
a division of Europe to take greater advantage in economic and
political negotiations, as well as having smaller and fragmented
opponents compared to a unitary subject. The
threat also comes from a front that can be defined as internal with the
parties in favor of national sovereignty, closer to Trump and,
therefore, hostile to agreements with China. The
real danger is that the approach to China will become a further topic
of division within the Union, a further factor of destabilization
capable of compromising the current fragile balance. However,
the need to maintain the current economic level can mitigate, at least
in the short term, all doubts of the approach to China. One
solution may be to take advantage of this period to open negotiations
with Beijing on the subject of human rights, including them in trade
agreements. Brussels,
however, can start from the common vision with China on the theme of
global warming and the fight against pollution, about which the European
positions are close to those in China and more and more distant from
those of the United States of Trump. Meanwhile,
on the commercial front, Europe always looks to the east but with a
subject, such as Japan, with which it has more similarities. After four years of negotiations, the agreement between Europe and Japan has been unblocked by US isolationist tendencies; the
two parties have signed an agreement that has been defined as the
largest ever stipulated between the two areas and which provides for
free trade, eliminating tariff barriers in the automobile sectors, and
in agricultural and food sectors, beyond the signing of several common
policies regarding both regional and multilateral issues. These
are unequivocal signs that the US allies are developing and developing
alternative strategies that predict the absence of Washington from their
negotiating tables and which mark a radical change in international
politics regarding Western countries.
Europa desarrolla estrategias económicas alternativas para EE. UU.
Contra
la invasión del presidente de Estados Unidos, Europa se opone, por
ahora, una estrategia de acuerdos comerciales: sólo en parte una
respuesta política, que forma parte del mayor margen de maniobra,
económico, disponible en Bruselas. Ciertamente,
de acuerdo con China, el principal adversario económica, los Estados
Unidos, es también un acto político, que desempeña una aversión
signficato a la política de Washington. Sin
embargo, los nuevos acuerdos comerciales con China parece una opción
obvia para preservar los beneficios económicos que la guerra comercial
Trump amenaza con reducir. Ciertamente,
el acuerdo con Beijing está en el nombre del libre comercio y la
globalización y se lleva a cabo sobre la base de la filosofía de las
relaciones multilaterales, en agudo contraste con las medidas
proteccionistas del país de América del Norte; pero
la naturaleza del acuerdo también es cuestionable, ya que es entre dos
personas con opiniones muy diferentes sobre los derechos y también
desequilibrada en términos de coste y las garantías de sus respectivos
empleados. El
factor más importante sigue siendo el mercado, con su volumen de
comercio entre Europa y China asegura que el valor de una mitad de mil
millones de las mercancías comercializadas entre las dos partes. Esta
cifra es la más elocuente de encontrar algún tipo de justificación para
la relación con China para seguir garantizando que los niveles de
producción podrían reducirse de derechos de que Trump quiere aplicar a
los productos europeos. Si,
por un lado, se puede entender el deseo de garantizar que las empresas
europeas una salida para su producción, también es necesario evaluar si
China sólo puede ser un socio económico y, a través de esta relación no
quiere ser cada vez más influyente en Europa. Este
peligro es que debido a la relevancia política europea es todavía
demasiado limitado por el margen de maniobra de que sus miembros no
pueden darle; Tiene
que ser muy conscientes de que una mayor integración política, con una
densidad institucional central de apoyo de los Estados miembros
garantiza las instituciones centrales mayores habilidades de negociación
y respondiendo a las políticas procedentes de las tensiones externas. Además,
también es necesario para salvaguardar la Unión del ataque de los
gustos Trump, sino también como Putin, que apunta a una división de
Europa en beneficio de más en las negociaciones económicas y políticas,
así como tener oponentes más pequeños y fragmentados comparado con un sujeto unitario. La
amenaza también proviene de un frente que se puede definir con las
partes internas a favor de la soberanía nacional, más cerca de Trump y
por lo tanto hostil a acuerdos con China. El
verdadero peligro es que el acercamiento a China se convertirá en un
argumento adicional de división dentro de la Unión, un factor de
desestabilización más propensos a socavar el frágil equilibrio actual. Sin
embargo, la necesidad de mantener el nivel económico actual mitigará,
al menos en el corto plazo todas las dudas de la aproximación a China. Una
solución puede ser para aprovechar este período para abrir
negociaciones con Pekín sobre los derechos humanos, incluyéndolas en los
acuerdos comerciales. Bruselas
puede ir de todos modos por la visión común con China sobre el problema
del calentamiento global y la contaminación, de la que las posiciones
europeas son similares a las de China y cada vez más a las de los
Estados Unidos de Trump. Mientras
tanto, en el frente comercial, Europa parece cada vez más hacia el
este, pero con un tema, tales como Japón, con la que tiene más
similitudes. Después
de cuatro años de negociaciones, el acuerdo entre Europa y Japón ha
sido liberado por las tendencias aislacionistas norteamericanos; las
dos partes han firmado un acuerdo que ha sido llamado el más grande
jamás firmado entre las dos zonas y se permite el libre comercio
mediante la eliminación de las barreras arancelarias en el sector de la
automoción, y en las industrias agrícolas y alimentarios, así como la
firma de una serie de políticas comunes en tanto regionales como multilaterales. Estos
son signos inequívocos de que los aliados de Estados Unidos se están
preparando y desarrollando estrategias alternativas que implican la
ausencia de Washington, desde sus mesas y negociaciones, que marcan un
cambio radical en la política internacional que cubre los países
occidentales.
Europa entwickelt alternative Wirtschaftsstrategien zu den USA
Gegen
das Eindringen des Präsidenten der Vereinigten Staaten lehnt Europa
gegenwärtig eine Strategie der Handelsabkommen ab: eine Antwort, die nur
zum Teil politisch ist und Teil des größeren, Brüssel zur Verfügung
stehenden Handlungsspielraums ist. Mit
China, dem Hauptwirtschaftsgegner der USA, zuzustimmen, ist sicherlich
auch ein politischer Akt, der eine Abneigung gegen Washingtons Politik
bedeutet. Die
neuen Handelsabkommen mit China scheinen jedoch eine obligatorische
Wahl zu sein, um die wirtschaftlichen Vorteile zu bewahren, die Trumps
Handelskriegsrisiken zu verringern drohen. Natürlich
ist das Abkommen mit Peking im Namen von Freihandel und Globalisierung
und erfolgt auf der Grundlage der Philosophie der multilateralen
Beziehungen, in einer klaren Antithese zu den protektionistischen
Maßnahmen des nordamerikanischen Landes; aber
die Art der Vereinbarung ist auch zweifelhaft, weil sie zwischen zwei
Themen mit Visionen festgelegt ist, die sich grundlegend von den Rechten
unterscheiden und auch unausgewogen hinsichtlich der Kosten und
Garantien der jeweiligen Arbeitnehmer sind. Der
wichtigste Faktor ist nach wie vor der Markt, der mit seinem
Handelsvolumen zwischen Europa und China den Wert von anderthalb
Milliarden Gütern sichert, die zwischen den beiden Parteien ausgetauscht
werden. Diese
Zahl ist die eloquenteste, um eine Art von Rechtfertigung für die
Beziehung zu China zu finden: um weiterhin ein Produktionsniveau zu
gewährleisten, das durch die Pflichten, die Trump auf europäische
Produkte anwenden will, reduziert werden könnte. Wenn
wir zum einen den Wunsch verstehen, europäischen Unternehmen einen
Absatzmarkt für ihre Produktion zu bieten, müssen wir uns auch
überlegen, ob China nur ein Wirtschaftspartner sein kann oder durch
diese Beziehung in Europa nicht mehr einflussreich sein will. Diese
Gefahr besteht darin, dass die europäische politische Relevanz durch
den Handlungsspielraum, den ihre Mitglieder nicht gewähren können, noch
zu begrenzt ist; Es
muss klar sein, dass eine stärkere politische Integration mit einem
spezifischen zentralen institutionellen Gewicht, das von den
Mitgliedstaaten unterstützt wird, den zentralen Institutionen eine
größere Fähigkeit zum Verhandeln und zur Reaktion auf externe politische
Forderungen garantiert. Andererseits
ist es auch notwendig, die Union vor den äußeren Angriffen von
Charakteren wie Trump, aber auch als Putin zu schützen, die auf eine
Teilung Europas abzielen, um bei wirtschaftlichen und politischen
Verhandlungen größere Vorteile zu erzielen, sowie kleinere und
fragmentierte Gegner zu haben verglichen mit einem einheitlichen Subjekt. Die
Bedrohung kommt auch von einer Front, die als intern mit den Parteien
zugunsten der nationalen Souveränität definiert werden kann, näher an
Trump und daher feindselig gegenüber Abkommen mit China. Die
wirkliche Gefahr besteht darin, dass der Ansatz für China ein weiteres
Thema der Spaltung innerhalb der Union werden wird, ein weiterer Faktor
der Destabilisierung, der das derzeitige fragile Gleichgewicht gefährden
kann. Die
Notwendigkeit, das derzeitige wirtschaftliche Niveau beizubehalten,
kann jedoch zumindest kurzfristig alle Zweifel am Ansatz gegenüber China
abschwächen. Eine
Lösung könnte darin bestehen, diese Zeit zu nutzen, um Verhandlungen
mit Peking über Menschenrechte zu eröffnen, darunter auch
Handelsabkommen. Brüssel
kann jedoch von der gemeinsamen Vision mit China zum Thema Erderwärmung
und Bekämpfung der Umweltverschmutzung ausgehen, über die die
europäischen Positionen denen in China nahe stehen und die immer mehr
von denen der Vereinigten Staaten von Trump entfernt sind. Was
die kommerzielle Seite anbelangt, so schaut Europa immer nach Osten,
aber mit einem Thema wie Japan, mit dem es mehr Gemeinsamkeiten hat. Nach
vierjährigen Verhandlungen wurde das Abkommen zwischen Europa und Japan
durch die isolationistischen Tendenzen der USA blockiert. Die
beiden Parteien haben ein Abkommen unterzeichnet, das als das bisher
größte zwischen den beiden Bereichen vereinbart wurde und Freihandel
vorsieht und Zollschranken in den Automobil - und Agrar - und
Lebensmittelsektoren über die Unterzeichnung mehrerer gemeinsamer
Politikbereiche hinaus beseitigt sowohl regionale als auch multilaterale Fragen. Dies
sind eindeutige Anzeichen dafür, dass die US-Verbündeten alternative
Strategien entwickeln und entwickeln, die die Abwesenheit Washingtons
von ihren Verhandlungstischen vorhersagen und die einen radikalen Wandel
in der internationalen Politik gegenüber westlichen Ländern markieren.
L'Europe développe des stratégies économiques alternatives aux Etats-Unis
Contre
l'intrusion du président des États-Unis, l'Europe s'oppose actuellement
à une stratégie d'accords commerciaux: une réponse qui n'est que
partiellement politique, qui fait partie de la plus grande marge de
manœuvre, économique, à la disposition de Bruxelles. Certes,
être d'accord avec la Chine, principal adversaire économique des
États-Unis, est aussi un acte politique, ce qui signifie une aversion
pour la politique de Washington. Cependant,
les nouveaux accords commerciaux avec la Chine semblent être un choix
obligatoire pour préserver les avantages économiques que la guerre
commerciale de Trump risque de réduire. Bien
sûr, l'accord avec Pékin est au nom du libre-échange et de la
mondialisation et se base sur la philosophie des relations
multilatérales, dans une nette opposition aux mesures protectionnistes
du pays nord-américain; mais
la nature de l'accord est également douteuse car elle est stipulée
entre deux sujets ayant des visions profondément différentes sur les
droits et également déséquilibrées en termes de coûts et de garanties
des travailleurs respectifs. Le
facteur le plus important reste le marché qui, avec son volume
d'échanges entre l'Europe et la Chine, assure la valeur d'un milliard et
demi de biens échangés entre les deux parties. Ce
chiffre est le plus éloquent pour trouver une sorte de justification de
la relation avec la Chine: continuer à assurer un niveau de production
qui pourrait être réduit par les droits que Trump veut appliquer aux
produits européens. Si,
d'une part, nous pouvons comprendre le désir de fournir aux entreprises
européennes un débouché pour leurs productions, nous devons aussi
considérer si la Chine ne peut être qu'un partenaire économique ou, par
cette relation, ne veut pas être plus influente en Europe. Ce
danger est tel que la pertinence politique européenne est encore trop
limitée par la marge de manœuvre que ses membres sont incapables
d'accorder; il
doit être très clair qu'une plus grande intégration politique, avec un
poids institutionnel central spécifique soutenu par les Etats membres,
garantit aux institutions centrales une plus grande capacité de
négociation et de réponse aux demandes politiques extérieures. D'autre
part, il est également nécessaire de protéger l'Union contre les
attaques extérieures de personnages comme Trump, mais aussi comme
Poutine, qui visent à une division de l'Europe pour tirer davantage
parti des négociations économiques et politiques, et avoir des
adversaires plus petits et fragmentés. par rapport à un sujet unitaire. La
menace vient aussi d'un front qui peut être défini comme interne avec
les partis en faveur de la souveraineté nationale, plus proche de Trump
et, par conséquent, hostile aux accords avec la Chine. Le
vrai danger est que l'approche de la Chine devienne un sujet de
division supplémentaire au sein de l'Union, un autre facteur de
déstabilisation capable de compromettre l'équilibre fragile actuel. Cependant,
la nécessité de maintenir le niveau économique actuel peut atténuer, du
moins à court terme, tous les doutes quant à l'approche de la Chine. Une
solution pourrait être de profiter de cette période pour entamer des
négociations avec Pékin sur les droits de l'homme, y compris dans les
accords commerciaux. Bruxelles,
cependant, peut partir de la vision commune avec la Chine sur le thème
du réchauffement climatique et de la lutte contre la pollution, dont les
positions européennes sont proches de celles de la Chine et de plus en
plus éloignées de celles des États-Unis. Pendant
ce temps, sur le plan commercial, l'Europe regarde toujours vers l'est
mais avec un sujet, comme le Japon, avec lequel elle a plus de
similitudes. Après
quatre années de négociations, l'accord entre l'Europe et le Japon a
été débloqué par les tendances isolationnistes américaines; les
deux parties ont signé un accord qui a été défini comme le plus grand
jamais stipulé entre les deux zones et qui prévoit le libre-échange,
l'élimination des barrières tarifaires dans les secteurs de
l'automobile, et agricole et alimentaire, au delà de la signature de
plusieurs politiques communes questions régionales et multilatérales. Ce
sont des signes sans équivoque que les alliés américains développent et
développent des stratégies alternatives qui prédisent l'absence de
Washington de leurs tables de négociations et qui marquent un changement
radical dans la politique internationale vis-à-vis des pays
occidentaux.
Europa desenvolve estratégias econômicas alternativas para os EUA
Contra
a intrusão do Presidente dos Estados Unidos, a Europa opõe-se
actualmente a uma estratégia de acordos comerciais: uma resposta que é
apenas parcialmente política, que faz parte da maior margem de manobra, a
económica, disponível a Bruxelas. Certamente,
concordar com a China, o principal adversário econômico dos EUA, é
também um ato político, que significa uma aversão à política de
Washington. No
entanto, os novos acordos comerciais com a China parecem ser uma opção
obrigatória para preservar os benefícios econômicos que a guerra
comercial de Trump pode reduzir. É
claro que o acordo com Pequim é em nome do livre comércio e da
globalização e se dá com base na filosofia das relações multilaterais,
em clara antítese às medidas protecionistas do país norte-americano; mas
a natureza do acordo também é duvidosa porque é estipulado entre dois
sujeitos com visões que são profundamente diferentes nos direitos e
também desequilibradas em termos de custos e garantias dos respectivos
trabalhadores. O
fator mais importante continua sendo o mercado, que, com seu volume de
comércio entre a Europa e a China, garante o valor de um bilhão e meio
de bens trocados entre as duas partes. Este
número é o mais eloqüente para encontrar uma espécie de justificativa
para o relacionamento com a China: continuar a garantir um nível de
produção que poderia ser reduzido pelos impostos que Trump quer aplicar
nos produtos europeus. Se,
por um lado, podemos compreender o desejo de fornecer às empresas
europeias uma saída para as suas produções, devemos também considerar se
a China só pode ser um parceiro económico ou, através desta relação,
não quer ser cada vez mais influente na Europa. Este
perigo é assim porque a relevância política européia ainda é muito
limitada pela margem de manobra que seus membros são incapazes de
conceder; Deve
ficar bem claro que uma maior integração política, com um peso
institucional central específico apoiado pelos Estados membros, garante
às instituições centrais maior capacidade de barganha e de resposta às
demandas políticas externas. Por
outro lado, também é necessário salvaguardar a União dos ataques
externos de personagens como Trump, mas também como Putin, que visam uma
divisão da Europa para tirar maior proveito nas negociações econômicas e
políticas, bem como ter oponentes menores e fragmentados. em comparação com um assunto unitário. A
ameaça também vem de uma frente que pode ser definida como interna com
as partes a favor da soberania nacional, mais próxima de Trump e,
portanto, hostil aos acordos com a China. O
perigo real é que a abordagem à China se torne um tópico adicional de
divisão dentro da União, um outro factor de desestabilização capaz de
comprometer o actual equilíbrio frágil. No
entanto, a necessidade de manter o nível econômico atual pode mitigar,
pelo menos no curto prazo, todas as dúvidas da abordagem da China. Uma
solução pode ser aproveitar este período para abrir negociações com
Pequim sobre o tema dos direitos humanos, incluindo-os em acordos
comerciais. Bruxelas,
no entanto, pode partir da visão comum com a China sobre o tema do
aquecimento global e a luta contra a poluição, sobre a qual as posições
européias estão próximas das da China e cada vez mais distantes das dos
Estados Unidos de Trump. Enquanto
isso, na frente comercial, a Europa sempre olha para o leste, mas com
um assunto, como o Japão, com o qual tem mais semelhanças. Após
quatro anos de negociações, o acordo entre a Europa e o Japão foi
desbloqueado pelas tendências isolacionistas dos Estados Unidos; as
duas partes assinaram um acordo que foi definido como o maior já
estipulado entre as duas áreas e que prevê o livre comércio, eliminando
as barreiras tarifárias nos setores automobilístico e agrícola e
alimentar, além da assinatura de várias políticas comuns relativas questões regionais e multilaterais. Estes
são sinais inequívocos de que os aliados dos EUA estão desenvolvendo e
desenvolvendo estratégias alternativas que preveem a ausência de
Washington de suas mesas de negociação e que marcam uma mudança radical
na política internacional em relação aos países ocidentais.
Iscriviti a:
Post (Atom)