Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 20 luglio 2018

إسرائيل توافق على قانون لصالح هويتها اليهودية

إن قرار البرلمان الإسرائيلي بالموافقة على القانون الذي يحدد الهوية اليهودية لإسرائيل يفتح سيناريوهات مزعجة حول مستقبل البلاد والقضية الفلسطينية ويؤكد الدلالة المعادية للديمقراطية للأغلبية التي تحمل الحكومة في تل أبيب. يجب أن يتم تحديد أن الفرق في الأصوات لصالح الموافقة كان ضئيلاً ، ولكن على الرغم من هذه الحقيقة الرياضية ، فإن الاتجاه الذي اتخذ السلطة التنفيذية يبدو غير قابل للجدل. هناك العوامل الخارجية التي قد اختار هذا القانون: وصوله الى السلطة من ترامب، الذي حل محل أوباما في البيت الأبيض، وسكون من المنظمات الدولية والأفراد التي يمكن أن تؤثر إسرائيل لتمرير تشريعات من هذا النوع، بالإضافة إلى اضطراب وهي في الشرق الأوسط ، التي فضلت نوعًا من عدم الاهتمام بالمسألة الإسرائيلية-الفلسطينية ؛ ولكن ارتفع ظروف مواتية أيضا من خلال الوضع في البلاد إسرائيل، مع غالبية الناخبين التطرف على نحو متزايد والمعارضة منقسمة وعاجزة عن الاستفادة من فشل في السياسة الاقتصادية للحكومة، ولم تستفد من الفضائح التي تتعلق رئيس الوزراء. تكيفت الإسرائيليين إلى أن المزيد والمزيد من يحكمها الحق دينيا تقريبا، وبالتزامن مع الأوساط الدينية الأكثر محافظة، الذي أجرى سياسة ضد العرب ولصالح المستوطنات غير الشرعية في الأراضي، لتوسيع توسيع المستوطنين المتدينين وبهدف زيادة سطح أراضي إسرائيل. لم رحيل الحكومة الحالية فقط جنبا إلى جنب مع هذه العناوين، ولكن أصبح من المروج، الحفاظ على موقف غامض في المجال الدولي، واعدا تنازلات للعرب، الذين لم يسبق التوصل إليها والحصول، في الواقع، لابعاد القضية الفلسطينية لكسب الوقت لتوظيف في احتلال المناطق. في هذا السياق كان من الممكن وضع قانون حول الهوية اليهودية لدولة إسرائيل. ما نريد خلقه هو أمة متجانسة تقوم على خصوصيات الانتماء إلى اليهودية. الخطر الملموس ، حتى بالنسبة لليهود غير الملتزمين ، هو أن العامل الديني يفترض أهمية بالغة الأهمية ، وقادر على التكييف ، بل وبشكل أكثر حسمًا ، مستقبل المجتمع الإسرائيلي. وبموجب القانون الجديد كل يهودي الذين سيكون لديهم الحق في الهجرة إلى بلد إسرائيل والحصول على الجنسية، وهذا يعني توفير تتطلب التوسع في أراضي البلاد، والذي ينص على ذلك صراحة من خلال تشجيع الجاليات اليهودية في من المستوطنات. ممارسة طرح الأراضي من المجتمعات العربية تصبح قانونية. من الواضح أن هذا العامل لا يمكن إلا أن يؤثر على مستقبل العلاقات مع الفلسطينيين ، ولكن أيضا على النتائج التي ستتركها العلاقات الدبلوماسية على تل أبيب. إن التوقع بأن هذا الحكم لن يؤدي إلا إلى تغييرات في التوازن الإقليمي ، فإنه يبدو سهلاً للغاية ، ولكن طالما أن المجتمع الدولي لا يرغب في استخدام أدوات ضغط كافية ، فستكون لدى الحكومة الإسرائيلية الشرعية لمواصلة العمل في هذا الاتجاه. سيكون من المثير للاهتمام التحقق من سلوك المؤسسات الوطنية تجاه تلك الأقلية ، نحو عشرين بالمائة من المواطنين الإسرائيليين غير اليهود ، الذين يشملون العرب المسلمين ، ولكن أيضًا الكاثوليك والدروس والأرثوذكس. وقد حددت الأقليات السياسية ، بما في ذلك اليهود ، القانون المناهض للديمقراطية لأنها تخاطر بالتمييز على وجه التحديد بسبب الآثار التي قد تكون لها على ذلك الجزء من المجتمع الإسرائيلي الذي لا يتطابق مع خصائص الهوية اليهودية. بالتأكيد يجب التحقق من شروط وحقوق هؤلاء المواطنين بعد دخول القانون الجديد حيز التنفيذ. ويمثل إصدار هذا المعيار تراجعاً مناهضاً للتاريخ لمواقع إسرائيل وإرادتها في الإغلاق ، التي تهدف ، من خلال البحث المزعوم لحماية أصولها وعقيدتها الدينية ، إلى إضفاء الشرعية على احتلال أراضي الآخرين ضد اليمين. دولي في ازدراء المجتمع الدولي وجعل الاستخدام الفعال للقيم الألفية.

L'Europa sviluppa strategie economiche alternative agli USA

Contro l’invadenza del presidente degli Stati Uniti, l’Europa oppone, per ora, una strategia di accordi commerciali: una risposta soltanto in parte politica, che rientra nel maggiore spazio di manovra, quello economico, a disposizione di Bruxelles. Certo accordarsi con la Cina, il principale avversario economico, degli USA, rappresenta anche un atto politico, che riveste un signficato di avversione alla politica di Washington. Tuttavia i nuovi accordi commerciali con la Cina appaiono una scelta obbligata per preservare i vantaggi economici che la guerra commerciale di Trump rischia di ridurre. Certamente l’accordo con Pechino è in nome del libero scambio e della globalizzazione ed avviene sulla base della filosofia dei rapporti multilaterali, in netta antitesi alle misure protezionistiche del paese nord americano; ma la natura dell’accordo è anche dubbia perchè viene stipulato tra due soggetti con visioni profondamente diverse sui diritti ed anche sbilanciato sul piano dei costi e delle garanzie dei rispettivi lavoratori. Il fattore più importante resta il mercato, che con il suo volume di scambio tra Europa e Cina assicura il valore di  un miliardo e mezzo di merci  scambiate tra le due parti. Questo dato è il più eloquente per trovare una sorta di giustificazione per il rapporto con la Cina: continuare ad assicurare un livello produttivo che poteva essere ridotto dai dazi che Trump vuole applicare sui prodotti europei. Se, da un lato, si può comprendere la volontà di assicurare alle aziende europee uno sbocco per le loro produzioni, occorre anche valutare se la Cina può essere solo un partner economico o, attraverso questo rapporto non voglia essere sempre più influente in Europa. Questo pericolo è tale perchè la rilevanza politica europea è ancora troppo limitata dallo spazio di manovra che i suoi membri non riescono a concedergli; deve essere ben presente che una maggiore integrazione politica, con un peso specifico istituzionale centrale sostenuto dagli stati membri garantisce alle istituzioni centrali una maggiore capacità di contrattazione e di risposta alle sollecitazioni politiche provenienti dall’esterno. D’altronde è necessaria anche una salvaguardia dell’Unione dagli attacchi esterni di personaggi come Trump, ma anche come Putin, che puntano ad una divisione dell’Europa per trarre maggiore vantaggio in trattative economiche e politiche, oltre ad avere avversari più piccoli e  frammentati rispetto ad un soggetto unitario. La minaccia proviene anche da un fronte che si può definire interno con i partiti a favore della sovranità nazionale, più vicini a Trump e, quindi, ostili ad accordi con la Cina. Il pericolo concreto è che l’avvicinamento alla Cina diventi un ulteriore argomento di divisione dentro l’Unione, un ulteriore fattore di destabilizzazione in grado di compromettere l’attuale fragile equilibrio. Tuttavia la necessità di mantenere il livello economico attuale potrà mitigare, almeno sul breve periodo tutti i dubbi dell’avvicinamento alla Cina. Una soluzione può essere quella di sfruttare questo periodo per aprire delle trattative con Pechino sul tema dei diritti umani, includendoli negli accordi commerciali. Bruxelles può partire comunque dalla visione comune con la Cina sul tema del riscaldamento globale e della lotta all’inquinamento, riguardo alle quali le posizioni europee sono vicine a quelle cinesi e sempre più lontane da quelle degli Stati Uniti di Trump. Nel frattempo, sul fronte commerciale, l’Europa guarda sempre ad oriente ma con un soggetto, quale il Giappone, con il quale ha maggiori similitudini. Dopo quattro anni di trattative, l’accordo tra Europa e Giappone è stato sbloccato dalle tendenze isolazionistiche americane; i due soggetti hanno firmato un accordo che è stato definito il maggiore mai stipulato tra le due aree e che prevede il libero scambio, eliminando le barriere tariffarie nei settori delle automobili, ed in quelli agricolo ed alimentare, oltre la sottoscrizione di diverse politiche comuni riguardanti temi sia regionali, che multilaterali. Si tratta di segnali inequivocabili che gli alleati degli Stati Uniti stanno elaborando e sviluppando strategie alternative che prevedono l’assenza di Washington dai loro tavoli di trattative e, che segnano un cambiamento radicale della politica internazionale che riguarda i paesi occidentali.

Europe develops alternative economic strategies to the USA

Against the intrusion of the President of the United States, Europe is currently opposing a strategy of trade agreements: a response that is only partly political, which is part of the greater room for maneuver, the economic one, available to Brussels. Certainly agreeing with China, the main economic adversary, of the US, is also a political act, which has a signified of an aversion to Washington's politics. However, the new trade agreements with China appear to be an obligatory choice to preserve the economic benefits that Trump's trade war risks to reduce. Of course, the agreement with Beijing is in the name of free trade and globalization and takes place on the basis of the philosophy of multilateral relations, in a clear antithesis to the protectionist measures of the North American country; but the nature of the agreement is also doubtful because it is stipulated between two subjects with visions that are profoundly different on the rights and also unbalanced in terms of costs and guarantees of the respective workers. The most important factor remains the market, which with its volume of trade between Europe and China ensures the value of a billion and a half of goods exchanged between the two parties. This figure is the most eloquent to find a sort of justification for the relationship with China: to continue to ensure a level of production that could be reduced by the duties that Trump wants to apply on European products. If, on the one hand, we can understand the desire to provide European companies with an outlet for their productions, we must also consider whether China can only be an economic partner or, through this relationship, does not want to be ever more influential in Europe. This danger is such because the European political relevance is still too limited by the room for maneuver that its members are unable to grant; it must be very clear that greater political integration, with a specific central institutional weight supported by the member states, guarantees to the central institutions a greater capacity for bargaining and for responding to external political demands. On the other hand, it is also necessary to safeguard the Union from the external attacks of characters like Trump, but also as Putin, who aim at a division of Europe to take greater advantage in economic and political negotiations, as well as having smaller and fragmented opponents compared to a unitary subject. The threat also comes from a front that can be defined as internal with the parties in favor of national sovereignty, closer to Trump and, therefore, hostile to agreements with China. The real danger is that the approach to China will become a further topic of division within the Union, a further factor of destabilization capable of compromising the current fragile balance. However, the need to maintain the current economic level can mitigate, at least in the short term, all doubts of the approach to China. One solution may be to take advantage of this period to open negotiations with Beijing on the subject of human rights, including them in trade agreements. Brussels, however, can start from the common vision with China on the theme of global warming and the fight against pollution, about which the European positions are close to those in China and more and more distant from those of the United States of Trump. Meanwhile, on the commercial front, Europe always looks to the east but with a subject, such as Japan, with which it has more similarities. After four years of negotiations, the agreement between Europe and Japan has been unblocked by US isolationist tendencies; the two parties have signed an agreement that has been defined as the largest ever stipulated between the two areas and which provides for free trade, eliminating tariff barriers in the automobile sectors, and in agricultural and food sectors, beyond the signing of several common policies regarding both regional and multilateral issues. These are unequivocal signs that the US allies are developing and developing alternative strategies that predict the absence of Washington from their negotiating tables and which mark a radical change in international politics regarding Western countries.

Europa desarrolla estrategias económicas alternativas para EE. UU.

Contra la invasión del presidente de Estados Unidos, Europa se opone, por ahora, una estrategia de acuerdos comerciales: sólo en parte una respuesta política, que forma parte del mayor margen de maniobra, económico, disponible en Bruselas. Ciertamente, de acuerdo con China, el principal adversario económica, los Estados Unidos, es también un acto político, que desempeña una aversión signficato a la política de Washington. Sin embargo, los nuevos acuerdos comerciales con China parece una opción obvia para preservar los beneficios económicos que la guerra comercial Trump amenaza con reducir. Ciertamente, el acuerdo con Beijing está en el nombre del libre comercio y la globalización y se lleva a cabo sobre la base de la filosofía de las relaciones multilaterales, en agudo contraste con las medidas proteccionistas del país de América del Norte; pero la naturaleza del acuerdo también es cuestionable, ya que es entre dos personas con opiniones muy diferentes sobre los derechos y también desequilibrada en términos de coste y las garantías de sus respectivos empleados. El factor más importante sigue siendo el mercado, con su volumen de comercio entre Europa y China asegura que el valor de una mitad de mil millones de las mercancías comercializadas entre las dos partes. Esta cifra es la más elocuente de encontrar algún tipo de justificación para la relación con China para seguir garantizando que los niveles de producción podrían reducirse de derechos de que Trump quiere aplicar a los productos europeos. Si, por un lado, se puede entender el deseo de garantizar que las empresas europeas una salida para su producción, también es necesario evaluar si China sólo puede ser un socio económico y, a través de esta relación no quiere ser cada vez más influyente en Europa. Este peligro es que debido a la relevancia política europea es todavía demasiado limitado por el margen de maniobra de que sus miembros no pueden darle; Tiene que ser muy conscientes de que una mayor integración política, con una densidad institucional central de apoyo de los Estados miembros garantiza las instituciones centrales mayores habilidades de negociación y respondiendo a las políticas procedentes de las tensiones externas. Además, también es necesario para salvaguardar la Unión del ataque de los gustos Trump, sino también como Putin, que apunta a una división de Europa en beneficio de más en las negociaciones económicas y políticas, así como tener oponentes más pequeños y fragmentados comparado con un sujeto unitario. La amenaza también proviene de un frente que se puede definir con las partes internas a favor de la soberanía nacional, más cerca de Trump y por lo tanto hostil a acuerdos con China. El verdadero peligro es que el acercamiento a China se convertirá en un argumento adicional de división dentro de la Unión, un factor de desestabilización más propensos a socavar el frágil equilibrio actual. Sin embargo, la necesidad de mantener el nivel económico actual mitigará, al menos en el corto plazo todas las dudas de la aproximación a China. Una solución puede ser para aprovechar este período para abrir negociaciones con Pekín sobre los derechos humanos, incluyéndolas en los acuerdos comerciales. Bruselas puede ir de todos modos por la visión común con China sobre el problema del calentamiento global y la contaminación, de la que las posiciones europeas son similares a las de China y cada vez más a las de los Estados Unidos de Trump. Mientras tanto, en el frente comercial, Europa parece cada vez más hacia el este, pero con un tema, tales como Japón, con la que tiene más similitudes. Después de cuatro años de negociaciones, el acuerdo entre Europa y Japón ha sido liberado por las tendencias aislacionistas norteamericanos; las dos partes han firmado un acuerdo que ha sido llamado el más grande jamás firmado entre las dos zonas y se permite el libre comercio mediante la eliminación de las barreras arancelarias en el sector de la automoción, y en las industrias agrícolas y alimentarios, así como la firma de una serie de políticas comunes en tanto regionales como multilaterales. Estos son signos inequívocos de que los aliados de Estados Unidos se están preparando y desarrollando estrategias alternativas que implican la ausencia de Washington, desde sus mesas y negociaciones, que marcan un cambio radical en la política internacional que cubre los países occidentales.

Europa entwickelt alternative Wirtschaftsstrategien zu den USA

Gegen das Eindringen des Präsidenten der Vereinigten Staaten lehnt Europa gegenwärtig eine Strategie der Handelsabkommen ab: eine Antwort, die nur zum Teil politisch ist und Teil des größeren, Brüssel zur Verfügung stehenden Handlungsspielraums ist. Mit China, dem Hauptwirtschaftsgegner der USA, zuzustimmen, ist sicherlich auch ein politischer Akt, der eine Abneigung gegen Washingtons Politik bedeutet. Die neuen Handelsabkommen mit China scheinen jedoch eine obligatorische Wahl zu sein, um die wirtschaftlichen Vorteile zu bewahren, die Trumps Handelskriegsrisiken zu verringern drohen. Natürlich ist das Abkommen mit Peking im Namen von Freihandel und Globalisierung und erfolgt auf der Grundlage der Philosophie der multilateralen Beziehungen, in einer klaren Antithese zu den protektionistischen Maßnahmen des nordamerikanischen Landes; aber die Art der Vereinbarung ist auch zweifelhaft, weil sie zwischen zwei Themen mit Visionen festgelegt ist, die sich grundlegend von den Rechten unterscheiden und auch unausgewogen hinsichtlich der Kosten und Garantien der jeweiligen Arbeitnehmer sind. Der wichtigste Faktor ist nach wie vor der Markt, der mit seinem Handelsvolumen zwischen Europa und China den Wert von anderthalb Milliarden Gütern sichert, die zwischen den beiden Parteien ausgetauscht werden. Diese Zahl ist die eloquenteste, um eine Art von Rechtfertigung für die Beziehung zu China zu finden: um weiterhin ein Produktionsniveau zu gewährleisten, das durch die Pflichten, die Trump auf europäische Produkte anwenden will, reduziert werden könnte. Wenn wir zum einen den Wunsch verstehen, europäischen Unternehmen einen Absatzmarkt für ihre Produktion zu bieten, müssen wir uns auch überlegen, ob China nur ein Wirtschaftspartner sein kann oder durch diese Beziehung in Europa nicht mehr einflussreich sein will. Diese Gefahr besteht darin, dass die europäische politische Relevanz durch den Handlungsspielraum, den ihre Mitglieder nicht gewähren können, noch zu begrenzt ist; Es muss klar sein, dass eine stärkere politische Integration mit einem spezifischen zentralen institutionellen Gewicht, das von den Mitgliedstaaten unterstützt wird, den zentralen Institutionen eine größere Fähigkeit zum Verhandeln und zur Reaktion auf externe politische Forderungen garantiert. Andererseits ist es auch notwendig, die Union vor den äußeren Angriffen von Charakteren wie Trump, aber auch als Putin zu schützen, die auf eine Teilung Europas abzielen, um bei wirtschaftlichen und politischen Verhandlungen größere Vorteile zu erzielen, sowie kleinere und fragmentierte Gegner zu haben verglichen mit einem einheitlichen Subjekt. Die Bedrohung kommt auch von einer Front, die als intern mit den Parteien zugunsten der nationalen Souveränität definiert werden kann, näher an Trump und daher feindselig gegenüber Abkommen mit China. Die wirkliche Gefahr besteht darin, dass der Ansatz für China ein weiteres Thema der Spaltung innerhalb der Union werden wird, ein weiterer Faktor der Destabilisierung, der das derzeitige fragile Gleichgewicht gefährden kann. Die Notwendigkeit, das derzeitige wirtschaftliche Niveau beizubehalten, kann jedoch zumindest kurzfristig alle Zweifel am Ansatz gegenüber China abschwächen. Eine Lösung könnte darin bestehen, diese Zeit zu nutzen, um Verhandlungen mit Peking über Menschenrechte zu eröffnen, darunter auch Handelsabkommen. Brüssel kann jedoch von der gemeinsamen Vision mit China zum Thema Erderwärmung und Bekämpfung der Umweltverschmutzung ausgehen, über die die europäischen Positionen denen in China nahe stehen und die immer mehr von denen der Vereinigten Staaten von Trump entfernt sind. Was die kommerzielle Seite anbelangt, so schaut Europa immer nach Osten, aber mit einem Thema wie Japan, mit dem es mehr Gemeinsamkeiten hat. Nach vierjährigen Verhandlungen wurde das Abkommen zwischen Europa und Japan durch die isolationistischen Tendenzen der USA blockiert. Die beiden Parteien haben ein Abkommen unterzeichnet, das als das bisher größte zwischen den beiden Bereichen vereinbart wurde und Freihandel vorsieht und Zollschranken in den Automobil - und Agrar - und Lebensmittelsektoren über die Unterzeichnung mehrerer gemeinsamer Politikbereiche hinaus beseitigt sowohl regionale als auch multilaterale Fragen. Dies sind eindeutige Anzeichen dafür, dass die US-Verbündeten alternative Strategien entwickeln und entwickeln, die die Abwesenheit Washingtons von ihren Verhandlungstischen vorhersagen und die einen radikalen Wandel in der internationalen Politik gegenüber westlichen Ländern markieren.

L'Europe développe des stratégies économiques alternatives aux Etats-Unis

Contre l'intrusion du président des États-Unis, l'Europe s'oppose actuellement à une stratégie d'accords commerciaux: une réponse qui n'est que partiellement politique, qui fait partie de la plus grande marge de manœuvre, économique, à la disposition de Bruxelles. Certes, être d'accord avec la Chine, principal adversaire économique des États-Unis, est aussi un acte politique, ce qui signifie une aversion pour la politique de Washington. Cependant, les nouveaux accords commerciaux avec la Chine semblent être un choix obligatoire pour préserver les avantages économiques que la guerre commerciale de Trump risque de réduire. Bien sûr, l'accord avec Pékin est au nom du libre-échange et de la mondialisation et se base sur la philosophie des relations multilatérales, dans une nette opposition aux mesures protectionnistes du pays nord-américain; mais la nature de l'accord est également douteuse car elle est stipulée entre deux sujets ayant des visions profondément différentes sur les droits et également déséquilibrées en termes de coûts et de garanties des travailleurs respectifs. Le facteur le plus important reste le marché qui, avec son volume d'échanges entre l'Europe et la Chine, assure la valeur d'un milliard et demi de biens échangés entre les deux parties. Ce chiffre est le plus éloquent pour trouver une sorte de justification de la relation avec la Chine: continuer à assurer un niveau de production qui pourrait être réduit par les droits que Trump veut appliquer aux produits européens. Si, d'une part, nous pouvons comprendre le désir de fournir aux entreprises européennes un débouché pour leurs productions, nous devons aussi considérer si la Chine ne peut être qu'un partenaire économique ou, par cette relation, ne veut pas être plus influente en Europe. Ce danger est tel que la pertinence politique européenne est encore trop limitée par la marge de manœuvre que ses membres sont incapables d'accorder; il doit être très clair qu'une plus grande intégration politique, avec un poids institutionnel central spécifique soutenu par les Etats membres, garantit aux institutions centrales une plus grande capacité de négociation et de réponse aux demandes politiques extérieures. D'autre part, il est également nécessaire de protéger l'Union contre les attaques extérieures de personnages comme Trump, mais aussi comme Poutine, qui visent à une division de l'Europe pour tirer davantage parti des négociations économiques et politiques, et avoir des adversaires plus petits et fragmentés. par rapport à un sujet unitaire. La menace vient aussi d'un front qui peut être défini comme interne avec les partis en faveur de la souveraineté nationale, plus proche de Trump et, par conséquent, hostile aux accords avec la Chine. Le vrai danger est que l'approche de la Chine devienne un sujet de division supplémentaire au sein de l'Union, un autre facteur de déstabilisation capable de compromettre l'équilibre fragile actuel. Cependant, la nécessité de maintenir le niveau économique actuel peut atténuer, du moins à court terme, tous les doutes quant à l'approche de la Chine. Une solution pourrait être de profiter de cette période pour entamer des négociations avec Pékin sur les droits de l'homme, y compris dans les accords commerciaux. Bruxelles, cependant, peut partir de la vision commune avec la Chine sur le thème du réchauffement climatique et de la lutte contre la pollution, dont les positions européennes sont proches de celles de la Chine et de plus en plus éloignées de celles des États-Unis. Pendant ce temps, sur le plan commercial, l'Europe regarde toujours vers l'est mais avec un sujet, comme le Japon, avec lequel elle a plus de similitudes. Après quatre années de négociations, l'accord entre l'Europe et le Japon a été débloqué par les tendances isolationnistes américaines; les deux parties ont signé un accord qui a été défini comme le plus grand jamais stipulé entre les deux zones et qui prévoit le libre-échange, l'élimination des barrières tarifaires dans les secteurs de l'automobile, et agricole et alimentaire, au delà de la signature de plusieurs politiques communes questions régionales et multilatérales. Ce sont des signes sans équivoque que les alliés américains développent et développent des stratégies alternatives qui prédisent l'absence de Washington de leurs tables de négociations et qui marquent un changement radical dans la politique internationale vis-à-vis des pays occidentaux.

Europa desenvolve estratégias econômicas alternativas para os EUA

Contra a intrusão do Presidente dos Estados Unidos, a Europa opõe-se actualmente a uma estratégia de acordos comerciais: uma resposta que é apenas parcialmente política, que faz parte da maior margem de manobra, a económica, disponível a Bruxelas. Certamente, concordar com a China, o principal adversário econômico dos EUA, é também um ato político, que significa uma aversão à política de Washington. No entanto, os novos acordos comerciais com a China parecem ser uma opção obrigatória para preservar os benefícios econômicos que a guerra comercial de Trump pode reduzir. É claro que o acordo com Pequim é em nome do livre comércio e da globalização e se dá com base na filosofia das relações multilaterais, em clara antítese às medidas protecionistas do país norte-americano; mas a natureza do acordo também é duvidosa porque é estipulado entre dois sujeitos com visões que são profundamente diferentes nos direitos e também desequilibradas em termos de custos e garantias dos respectivos trabalhadores. O fator mais importante continua sendo o mercado, que, com seu volume de comércio entre a Europa e a China, garante o valor de um bilhão e meio de bens trocados entre as duas partes. Este número é o mais eloqüente para encontrar uma espécie de justificativa para o relacionamento com a China: continuar a garantir um nível de produção que poderia ser reduzido pelos impostos que Trump quer aplicar nos produtos europeus. Se, por um lado, podemos compreender o desejo de fornecer às empresas europeias uma saída para as suas produções, devemos também considerar se a China só pode ser um parceiro económico ou, através desta relação, não quer ser cada vez mais influente na Europa. Este perigo é assim porque a relevância política européia ainda é muito limitada pela margem de manobra que seus membros são incapazes de conceder; Deve ficar bem claro que uma maior integração política, com um peso institucional central específico apoiado pelos Estados membros, garante às instituições centrais maior capacidade de barganha e de resposta às demandas políticas externas. Por outro lado, também é necessário salvaguardar a União dos ataques externos de personagens como Trump, mas também como Putin, que visam uma divisão da Europa para tirar maior proveito nas negociações econômicas e políticas, bem como ter oponentes menores e fragmentados. em comparação com um assunto unitário. A ameaça também vem de uma frente que pode ser definida como interna com as partes a favor da soberania nacional, mais próxima de Trump e, portanto, hostil aos acordos com a China. O perigo real é que a abordagem à China se torne um tópico adicional de divisão dentro da União, um outro factor de desestabilização capaz de comprometer o actual equilíbrio frágil. No entanto, a necessidade de manter o nível econômico atual pode mitigar, pelo menos no curto prazo, todas as dúvidas da abordagem da China. Uma solução pode ser aproveitar este período para abrir negociações com Pequim sobre o tema dos direitos humanos, incluindo-os em acordos comerciais. Bruxelas, no entanto, pode partir da visão comum com a China sobre o tema do aquecimento global e a luta contra a poluição, sobre a qual as posições européias estão próximas das da China e cada vez mais distantes das dos Estados Unidos de Trump. Enquanto isso, na frente comercial, a Europa sempre olha para o leste, mas com um assunto, como o Japão, com o qual tem mais semelhanças. Após quatro anos de negociações, o acordo entre a Europa e o Japão foi desbloqueado pelas tendências isolacionistas dos Estados Unidos; as duas partes assinaram um acordo que foi definido como o maior já estipulado entre as duas áreas e que prevê o livre comércio, eliminando as barreiras tarifárias nos setores automobilístico e agrícola e alimentar, além da assinatura de várias políticas comuns relativas questões regionais e multilaterais. Estes são sinais inequívocos de que os aliados dos EUA estão desenvolvendo e desenvolvendo estratégias alternativas que preveem a ausência de Washington de suas mesas de negociação e que marcam uma mudança radical na política internacional em relação aos países ocidentais.