Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
lunedì 3 giugno 2019
وتستند الصين في الوقت الحاضر أيضا على قمع تيانانمن
تتوافق الذكرى السنوية الثلاثين لأحداث تيانانمن في وقت صعب للغاية بالنسبة للصين ، بسبب قضية الواجبات الأمريكية. تم تحليل هذه الحقائق ، بعد ثلاثة عقود ، بأشكال مختلفة ، ولكن علنًا في الخارج فقط ؛ بالنسبة لوسائل الإعلام الصينية ، لا يزال تذكر تمرد الطالب من المحرمات. هذا موضوع لا يتم التعامل معه لأن هناك خوفًا واضحًا من عودة هذا الشعور في وقت لا يتم فيه تسليط الضوء على مشاكل الحقوق المدنية بل وجودها بالفعل. في حالة العمل فقط ، تتكرر الإضرابات أكثر فأكثر بسبب الظروف التي يتم فيها معاملة العمال وعدم دفع الأجور في كثير من الأحيان. الفساد هو نقطة ضعف حقيقية في البلد ، مما يخلق خللاً في الشؤون العامة ويولد قدراً كبيراً من عدم الثقة تجاه القوى المركزية ، التي لا تقدم تصورًا لمحاربة هذه الظاهرة بشكل كاف. إن السياسة المالية للحكومة ، التي تستمر في الاستثمار في الخارج لتأكيد قيادتها العالمية ، يتم النظر إليها أيضًا معارضة لأنها لا تتوافق مع قدر متساو من الاستثمار الموجه إلى أكثر المناطق الريفية تخلفًا في البلاد. لذلك ، هناك أسباب واضحة للبطالة ، مثل عدم الاستمرار في ذكرى تلك الحقائق. منذ قمع ثلاثين عامًا ، بدأت الاستراتيجية الصينية للتضحية بالحريات الفردية لصالح التنمية الاقتصادية: كانت تيانانمين هي القاعدة العملية التي بدأت منها الصين اليوم. من الواضح أن الصينيين تبادلوا الرفاهية الاقتصادية للحقوق المدنية ، لكن هذا لم يكن خيارًا ، لقد كان فرض استخدام القوى العاملة دون قيود تحكم ، إن لم يكن تلك التي تشكل جزءًا من الحسابات المالية للحزب. لقد انحرفت الشيوعية الصينية تمامًا عن عقائد ماركس ، مما تسبب في عدم مساواة عميقة ، لدرجة أن أساليبها تجاه العمال تحسد عليها الرأسماليين والصناعيين الغربيين ، الذين يجب عليهم التعامل مع النقابات والأحزاب. إذا تم التمسك بالصمت حيال تيانانمن في الداخل ، فإن فكرة السياسيين الصينيين واضحة: القمع كان فعالاً للحفاظ على التوازنات الداخلية ، وقبل كل شيء وظيفي لمصالح البيروقراطيين الحزبيين. ولكن إذا كان غياب التصريحات الرسمية في الصين هو القاعدة ، فقد أعلن الدعاة لحكومة بكين ، مثل وزير الدفاع في سنغافورة ، أن القمع قد ساعد في دفع البلاد إلى وضع التنمية الحالي. تكشف هذه القناعات ، إذا لزم الأمر ، كيف يأخذ صناع السياسة الصينيون في الاعتبار حجج الحقوق المدنية والحريات المدنية ؛ حقيقة أنهم يعتبرون القمع جانبًا إيجابيًا ، لأنه فعال في السماح للبلد بأن يصبح القوة الاقتصادية العالمية الثانية ، يجب أن يفرض على الدول الغربية انعكاسات خطيرة على استخدام رأس المال الصيني داخل حدودها. لقد كشفت التوسعية الصينية الحالية عن جوانب غير إيجابية بالفعل في إفريقيا يجب على أوروبا أن تطرح عليها أسئلة واضحة للغاية. من ناحية أخرى ، فإن البلد الذي يفشل في التفكير في هذه الحقيقة الخطيرة لديه مشاكل واضحة للغاية وموقف يجب أن يكون غير قابل للتوفيق مع الديمقراطيات الغربية. يجب أن تكون مسألة الحقوق موضوعًا لتقييم العلاقات الدولية بين الدول المختلفة ، لكن للأسف الآن نفضل السيولة المالية معتقدًا أن إنجازاتنا في هذه القضايا مصونة. إن احتياطات التعامل مع النظام الصيني ، والتي من المستحيل عدم علاجها ، تتضاءل بفرص اقتصادية محتملة ، لكن هذا يضيف فقط إلى مأزق بكين ، الذي يبدو أنه يريد معاملة الدول كما يتعامل مواطنيها ، وهذا هو منحهم وهم أكبر قدر من الرفاه ، ولكن بثمن باهظ جدا.
L'Europa potrebbe essere denunciata per crimini contro l'umanità nella gestione dei flussi migratori
L’obiettivo di un gruppo di avvocati è quelo di portare l’Unione Europa come imputato davanti alla Corte Penale Internazionale. L’accusa verso Bruxelles ed i suoi funzionari, oltre che per i rappresentanti dei paesi membri presso la commissione dei crimini contro l’umanità, sarebbe gravissima: avere usato la Libia, paese non sicuro per i migranti, di avere gestito la riduzione del flusso migratorio per l’Europa. Detta in questo modo l’accusa sfiora l’ovvietà, ma le implicazioni della gestione libica dei migranti comprendono l’uso di abusi violenze e stupri perpetrate anche nei confronti di minori, oltre che di persone indifese. Certamente l’accusa contro l’Unione Europea non è di definirla direttamente responsabile materialmente delle violenze, ma quella di avere usato la Libia in maniera funzionale alla riduzione dei flussi migratori, avendo la consapevolezza delle condizioni attraverso le quali queste riduzioni venivano raggiunte. Se, da un lato, l’azione è sicuramente meritoria, la denuncia arriva a rendere l’evidenza giuridica di una vicenda ben nota, grazie alle cronache documentate dalla stampa e denunciate più volte dalle organizzazioni umanitarie. Nelle 242 pagine della denuncia al Procuratore della Corte viene stimato che tra il 2014 e circa la metà del 2017 almeno 14.500 persone siano annegate nel tratto di mare tra Libia ed Italia, mentre 40.000 migranti siano stati intercettati e riportati nei campi profughi libici, dove vige la detenzione e la tortura. La collaborazione tra la marina libica e le autorità europee è cosa accertata e sicura e tecnicamente, i libici non avrebbero la capacità di agire inmaniera tale da intercettare i migranti di fronte la proprio mare, senza un adeguato supporto. Le smentite delle isituzioni europee, di avere agito in accordo con le autorità libiche per la garanzia dei diritti umani, sono più volte state smentite da inchieste e testimonianze circa la situazione di gravi violazioni accertate nei campi profughi libici, dove i migranti sono costretti a subire situazioni degradanti e dove sono costantemente a rischio della vita. Uno dei problemi circa la possibile indagine della Corte Penale Internazionale è la verifica della sua indipendenza dall’Unione Europea, che è uno dei principali sostenitori. Dal punto di vista politico, questa denuncia, evidenzia la strategia errata dell’Unione di fare gestire il problema migratorio da altri soggetti internazionali, la Libia, appunto, e la Turchia, senza avere la capacità di una gestione diretta del problema, che è conseguenza dei grandi contrasti su questo argomento tra gli stati membri, dall’incapacità di fare rispettare le decisioni comuni ai membri riottosi e sostanzialmente, dall’assenza di una programmazione e capacità di previsione del fenomeno. A parte le ovvie e condivisibili considerazioni di natura umanitaria e legale, che sono alla base della denuncia, la questione investe la natura politica della gravità del fatto: per risolvere un problema di portata comunitaira si preferisce delegare un’altro soggetto, andando addirittura ad operare nelle sue acque nazionali, per evitare che l’obbligo di soccorso internazionale costringa i membri dell’Unione ad accogliere i profughi. Occorre ricordare che in paesi molto meno avanzati dell’Unione, come la Giordania o il Kenya, per fare alcuni esempi, si organizza l’accoglienza senza ricorrere ad intermediari di dubbia garanzia. Questo mette in evidenza il fallimento delle politiche europee e, sul piano dell’immagine, arreca un danno rilevante ad una isitutzione come quella europea costruita su altri vincoli. Le previsioni degli esperti dicono che questo genere di cause difficilmente può avere successo, tuttavia avere certificato e portato alla ribalta della platea internazionale le pratiche scorrette dell’Unione Europea, può determinare un diverso sentimento comune ed una diversa sensibilità rispetto ad un problema che non può essere affrontato con l’intenzione di nasconderlo come ha fatto finora Bruxelles. Anche in un quadro politico dove gli assetti sono cambiati, il problema migratorio e gli aspetti ad esso connessi non può essere gestito in maniera violenta e contro le leggi internazionali: almeno la denuncia potrà avere il merito di una nuova attenzione al fenomeno.
Europe could be denounced for crimes against humanity in the management of migration flows
The goal of a group of lawyers is to bring the European Union as a defendant before the International Criminal Court. The accusation against Brussels and its officials, as well as for the representatives of the member countries at the commission of crimes against humanity, would be very serious: to have used Libya, a country that is not safe for migrants, to have managed the reduction of the flow migration for Europe. In this way the accusation comes close to obviousness, but the implications of the Libyan management of migrants include the use of abuses of violence and rapes perpetrated also against minors, as well as defenseless people. Certainly the accusation against the European Union is not to call it directly materially responsible for the violence, but that of having used Libya in a functional way to reduce migration flows, being aware of the conditions through which these reductions were achieved. If, on the one hand, the action is certainly meritorious, the denunciation goes as far as to make the legal evidence of a well-known affair, thanks to the chronicles documented by the press and repeatedly denounced by humanitarian organizations. In the 242 pages of the complaint to the Prosecutor of the Court it is estimated that between 2014 and about mid-2017 at least 14,500 people have drowned in the stretch of sea between Libya and Italy, while 40,000 migrants have been intercepted and taken back to the Libyan refugee camps, where they are detention and torture. The collaboration between the Libyan navy and the European authorities is something ascertained and safe and technically, the Libyans would not have the capacity to act in a way such as to intercept migrants in front of their own sea, without adequate support. The denials of the European institutions, of having acted in agreement with the Libyan authorities for the guarantee of human rights, have repeatedly been denied by inquiries and testimonies about the situation of serious violations ascertained in the Libyan refugee camps, where migrants are forced to suffer degrading situations and where they are constantly at risk of life. One of the problems about the possible investigation of the International Criminal Court is the verification of its independence from the European Union, which is one of the main supporters. From the political point of view, this complaint highlights the wrong strategy of the Union to have the migration problem managed by other international subjects, Libya, precisely, and Turkey, without having the capacity to directly manage the problem, which is a consequence of the great contrasts on this subject among the member states, from the inability to enforce the decisions common to the unruly and substantially members, from the absence of planning and the ability to forecast the phenomenon. Apart from the obvious and sharable considerations of a humanitarian and legal nature, which are the basis of the complaint, the question invests the political nature of the seriousness of the fact: to solve a problem of community importance it is preferred to delegate another subject, even going to work in its national waters, to prevent the international relief obligation from forcing EU members to accept refugees. It should be remembered that in countries far less advanced than the Union, such as Jordan or Kenya, to give some examples, reception is organized without resorting to intermediaries of dubious guarantee. This highlights the failure of European policies and, in terms of image, causes significant damage to an institution like the European one built on other constraints. The forecasts of the experts say that this kind of causes can hardly be successful, however having certified and brought to the forefront of the international audience the unfair practices of the European Union, can determine a different common feeling and a different sensibility with respect to a problem that cannot to be addressed with the intention of hiding it as it has done so far in Brussels. Even in a political framework where the structures have changed, the migration problem and the aspects connected to it cannot be managed violently and against international laws: at least the complaint may have the merit of a new attention to the phenomenon.
Europa podría ser denunciada por crímenes de lesa humanidad en la gestión de los flujos migratorios.
El objetivo de un grupo de abogados es llevar a la Unión Europea como acusado ante la Corte Penal Internacional. La acusación contra Bruselas y sus funcionarios, así como para los representantes de los países miembros en la comisión de crímenes de lesa humanidad, sería muy seria: haber usado a Libia, un país que no es seguro para los migrantes, para haber manejado la reducción del flujo Migración para Europa. De esta manera, la acusación se acerca a la evidencia, pero las implicaciones de la gestión libia de los migrantes incluyen el uso de abusos de violencia y violaciones perpetradas también contra menores, así como personas indefensas. Ciertamente, la acusación contra la Unión Europea no es llamarla directamente responsable material de la violencia, sino la de haber utilizado a Libia de una manera funcional para reducir los flujos migratorios, siendo consciente de las condiciones a través de las cuales se lograron estas reducciones. Si, por un lado, la acción es ciertamente meritoria, la denuncia va tan lejos como para hacer la evidencia legal de una historia conocida, gracias a los informes documentados por la prensa y denunciados varias veces por organizaciones humanitarias. En las 242 páginas de la demanda al Fiscal de la Corte, se estima que entre 2014 y aproximadamente a mediados de 2017, al menos 14.500 personas se ahogaron en el tramo del mar entre Libia e Italia, mientras que 40.000 migrantes fueron interceptados y devueltos a los campos de refugiados libios, donde están presentes. detención y tortura. La colaboración entre la armada libia y las autoridades europeas es algo que se ha determinado, seguro y técnicamente, los libios no tendrían la capacidad de actuar de manera tal que intercepten a los migrantes frente a su propio mar, sin el apoyo adecuado. Las negativas de las instituciones europeas, de haber actuado de acuerdo con las autoridades libias para garantizar los derechos humanos, han sido negadas repetidamente por indagaciones y testimonios sobre la situación de violaciones graves detectada en los campos de refugiados libios, donde los migrantes se ven obligados a sufrir. Situaciones degradantes y en las que están en constante riesgo de vida. Uno de los problemas sobre la posible investigación de la Corte Penal Internacional es la verificación de su independencia de la Unión Europea, que es uno de los principales partidarios. Desde el punto de vista político, esta queja destaca la estrategia equivocada de la Unión para que el problema de la migración sea manejado por otros sujetos internacionales, Libia, precisamente, y Turquía, sin tener la capacidad de gestionar directamente el problema, lo cual es una consecuencia. de los grandes contrastes sobre este tema entre los estados miembros, de la incapacidad de hacer cumplir las decisiones comunes a los miembros ingobernables y sustancialmente miembros, de la ausencia de una capacidad de planificación y previsión del fenómeno. Aparte de las consideraciones obvias y compartibles de naturaleza humanitaria y legal, que son la base de la queja, la pregunta invierte la naturaleza política de la gravedad del hecho: para resolver un problema de importancia comunitaria, se prefiere delegar otro tema, incluso ir a trabajar. en sus aguas nacionales, para evitar que la obligación internacional de socorro obligue a los miembros de la UE a aceptar refugiados. Debe recordarse que en países mucho menos avanzados que la Unión, como Jordania o Kenia, para dar algunos ejemplos, la recepción se organiza sin recurrir a intermediarios de dudosa garantía. Esto resalta el fracaso de las políticas europeas y, en términos de imagen, causa un daño significativo a una institución como la europea basada en otras restricciones. Las previsiones de los expertos dicen que este tipo de causas difícilmente pueden ser exitosas, sin embargo, una vez certificadas y colocadas en la vanguardia de la audiencia internacional de las prácticas desleales de la Unión Europea, puede determinar un sentimiento común diferente y una sensibilidad diferente con respecto a un problema que no puede debe abordarse con la intención de ocultarlo como lo ha hecho hasta ahora en Bruselas. Incluso en un marco político donde las estructuras han cambiado, el problema de la migración y los aspectos relacionados con él no pueden manejarse de manera violenta y contra las leyes internacionales: al menos la queja puede tener el mérito de una nueva atención al fenómeno.
Europa könnte wegen Verbrechen gegen die Menschlichkeit bei der Steuerung der Migrationsströme angeklagt werden
Ziel einer Gruppe von Anwälten ist es, die Europäische Union als Angeklagten vor den Internationalen Strafgerichtshof zu bringen. Die Anklage gegen Brüssel und seine Beamten sowie gegen die Vertreter der Mitgliedstaaten bei der Kommission für Verbrechen gegen die Menschlichkeit wäre sehr ernst: Libyen, ein Land, das für Migranten nicht sicher ist, zu benutzen, um die Reduzierung des Zustroms zu bewältigen Migration für Europa. Auf diese Weise kommt die Anschuldigung der Offensichtlichkeit nahe, aber die Auswirkungen des libyschen Migrantenmanagements umfassen die Anwendung von Gewalt- und Vergewaltigungsmissbrauch, der auch gegen Minderjährige sowie wehrlose Menschen verübt wird. Sicherlich heißt der Vorwurf gegen die Europäische Union nicht, sie direkt materiell für die Gewalt verantwortlich zu machen, sondern Libyen auf funktionale Weise zur Reduzierung der Migrationsströme eingesetzt zu haben, unter Berücksichtigung der Bedingungen, unter denen diese Reduzierungen erreicht wurden. Wenn die Aktion auf der einen Seite zweifellos lobenswert ist, reicht die Kündigung dank der Chroniken, die von der Presse dokumentiert und wiederholt von humanitären Organisationen angeprangert wurden, aus, um den rechtlichen Beweis für eine bekannte Angelegenheit zu erbringen. In den 242 Seiten der Beschwerde an den Ankläger des Gerichts wird geschätzt, dass in dem Seegebiet zwischen 2014 und etwa der Hälfte der 2017 mindestens 14.500 Menschen zwischen Libyen und Italien ertrunken, während 40.000 Migrant in libyschen Flüchtlingslagern abgefangen und gemeldet wurden, wo es Haft und Folter. Die Zusammenarbeit zwischen der libyschen Marine und den europäischen Behörden ist etwas Bestimmtes und Sicheres, und technisch gesehen hätten die Libyer nicht die Fähigkeit, ohne angemessene Unterstützung Migranten vor ihrem eigenen Meer abzufangen. Die Dementis der Europäischen isituzioni, dass er in Übereinstimmung mit den libyschen Behörden für die Gewährleistung der Menschenrechte war, haben wiederholt durch Untersuchungen und Zeugenaussagen über die Situation der schweren Verstöße in libyschen Lagern gefunden widerlegt worden, wo Migranten gezwungen sind, zu leiden erniedrigende Situationen und wo sie ständig in Lebensgefahr sind. Eines der Probleme bei der möglichen Untersuchung des Internationalen Strafgerichtshofs ist die Überprüfung seiner Unabhängigkeit von der Europäischen Union, die einer der Hauptbefürworter ist. Aus politischer Sicht hebt diese Beschwerde die falsche Strategie der Union hervor, das Migrationsproblem von anderen internationalen Subjekten, genau Libyen und der Türkei, bewältigen zu lassen, ohne die Fähigkeit zu haben, das Problem direkt zu bewältigen, was eine Folge ist der großen Kontraste zwischen den Mitgliedstaaten zu diesem Thema, die darin bestehen, dass die den widerspenstigen und wesentlichen Mitgliedern gemeinsamen Entscheidungen nicht durchgesetzt werden können, weil keine Planungs- und Prognosefähigkeit für das Phänomen besteht. Abgesehen von den offensichtlichen und akzeptablen humanitären und rechtlichen Erwägungen, die die Grundlage der Beschwerde sind, geht die Frage die politische Natur der Schwere der Tat: ein Problem der Abdeckung zu lösen kommunitären Sie es vorziehen, eine andere Person zu delegieren, auch zur Arbeit gehen in seinen nationalen Gewässern, um zu verhindern, dass die internationale Hilfspflicht EU-Mitglieder zur Aufnahme von Flüchtlingen zwingt. Es sollte nicht vergessen werden, dass in Ländern, die weitaus weniger fortgeschritten sind als die Union, wie Jordanien oder Kenia, um nur einige Beispiele zu nennen, der Empfang organisiert wird, ohne auf zweifelhafte Garantieintermediäre zurückzugreifen. Dies unterstreicht das Scheitern der europäischen Politik und verursacht im Hinblick auf das Image einen erheblichen Schaden für eine Institution wie die Europäische, die auf anderen Zwängen beruht. Die Prognosen der Experten besagen, dass diese Art von Ursachen kaum erfolgreich sein kann. Wenn man jedoch die unlauteren Praktiken der Europäischen Union zertifiziert und in den Vordergrund des internationalen Publikums rückt, kann dies zu einem anderen gemeinsamen Gefühl und einer anderen Sensibilität in Bezug auf ein Problem führen, das dies nicht kann mit der Absicht angesprochen zu werden, es zu verstecken, wie es bisher in Brüssel getan hat. Selbst in einem politischen Rahmen, in dem sich die Strukturen geändert haben, können das Migrationsproblem und die damit verbundenen Aspekte nicht gewaltsam und gegen internationales Recht gehandhabt werden: Zumindest könnte die Beschwerde eine neue Aufmerksamkeit für das Phänomen verdienen.
L'Europe pourrait être dénoncée pour crimes contre l'humanité dans la gestion des flux migratoires
L'objectif d'un groupe d'avocats est de traduire l'Union européenne en tant que partie défenderesse devant la Cour pénale internationale. Les accusations portées contre Bruxelles et ses responsables, ainsi que contre les représentants des pays membres participant à la commission de crimes contre l'humanité, seraient très graves: avoir utilisé la Libye, un pays où les migrants ne sont pas en sécurité, avoir réussi à réduire le flux migration pour l'Europe. De cette manière, l’accusation est presque évidente, mais la gestion libyenne des migrants inclut notamment des abus de violence et des viols perpétrés également à l’encontre de mineurs, ainsi que de personnes sans défense. L’accusation à l’encontre de l’Union européenne n’est certes pas de l’appeler directement responsable matériellement de la violence, mais bien d’avoir utilisé la Libye de manière fonctionnelle pour réduire les flux migratoires, étant conscient des conditions dans lesquelles ces réductions ont été obtenues. Si, d'une part, l'action est certainement méritoire, la dénonciation va jusqu'à constituer la preuve juridique d'une affaire bien connue, grâce aux chroniques documentées par la presse et dénoncées à plusieurs reprises par des organisations humanitaires. Dans les 242 pages de la plainte adressée au procureur de la Cour, on estime qu'entre 2014 et mi-2017, au moins 14 500 personnes se sont noyées dans le bras de mer entre la Libye et l'Italie, tandis que 40 000 migrants ont été interceptés et ramenés dans les camps de réfugiés libyens, où ils se trouvent. détention et torture. La collaboration entre la marine libyenne et les autorités européennes est une chose établie et sûre. Techniquement, les Libyens n'auraient pas la capacité d'agir de manière à intercepter les migrants devant leur propre mer sans un soutien adéquat. Des enquêtes et des témoignages sur la situation des violations graves constatées dans les camps de réfugiés libyens, où des migrants sont forcés de subir, ont à maintes reprises nié aux institutions européennes d'avoir agi en accord avec les autorités libyennes pour la garantie des droits de l'homme situations dégradantes et où ils risquent constamment la vie. L'un des problèmes posés par l'enquête éventuelle de la Cour pénale internationale est la vérification de son indépendance par rapport à l'Union européenne, qui en est l'un des principaux partisans. Du point de vue politique, cette plainte met en lumière la mauvaise stratégie de l'Union consistant à faire en sorte que le problème des migrations soit géré par d'autres sujets internationaux, notamment la Libye et la Turquie, sans avoir la capacité de gérer directement le problème, ce qui est une conséquence. des grands contrastes sur ce sujet entre les États membres, de l’incapacité à appliquer les décisions communes aux indisciplinés et aux membres, à l’absence de capacité de planification et de prévision du phénomène. Outre les considérations évidentes et partageables de nature humanitaire et juridique qui sont à la base de la plainte, la question investit le caractère politique de la gravité du fait: pour résoudre un problème d'importance communautaire, il est préférable de déléguer un autre sujet, allant même au travail dans ses eaux nationales, d'empêcher que l'obligation de secours international oblige les membres de l'UE à accepter des réfugiés. Il convient de rappeler que dans des pays beaucoup moins avancés que l'Union, comme la Jordanie ou le Kenya, pour donner des exemples, la réception est organisée sans recourir à des intermédiaires de garantie douteuse. Cela met en évidence l'échec des politiques européennes et, en termes d'image, provoque des dommages importants à une institution telle que celle d'Europe, construite sur d'autres contraintes. Les prévisions des experts indiquent que ce type de cause peut difficilement être couronné de succès. Cependant, certifier et mettre au premier plan des audiences internationales les pratiques déloyales de l'Union européenne peut déterminer un sentiment commun différent et une sensibilité différente vis-à-vis d'un problème impossible à résoudre. être abordé dans l’intention de le cacher comme il l’a fait jusqu’à présent à Bruxelles. Même dans un contexte politique où les structures ont changé, le problème de la migration et les aspects qui y sont liés ne peuvent être gérés de manière violente et contraire au droit international: au moins la plainte peut-elle mériter une nouvelle attention portée à ce phénomène.
A Europa pode ser denunciada por crimes contra a humanidade na gestão dos fluxos migratórios
O objetivo de um grupo de advogados é trazer a União Europeia como réu perante o Tribunal Penal Internacional. A acusação contra Bruxelas e seus funcionários, bem como contra os representantes dos países membros na prática de crimes contra a humanidade, seria muito séria: ter usado a Líbia, um país que não é seguro para os migrantes, conseguiu reduzir o fluxo migração para a Europa. Desta forma, a acusação se aproxima da obviedade, mas as implicações da gestão líbia de migrantes incluem o uso de abusos de violência e estupros perpetrados também contra menores, bem como pessoas indefesas. Certamente, a acusação contra a União Européia não é chamá-lo diretamente de materialmente responsável pela violência, mas de ter usado a Líbia de maneira funcional para reduzir os fluxos migratórios, estando ciente das condições pelas quais essas reduções foram alcançadas. Se, por um lado, a ação é certamente meritória, a denúncia chega a constituir a prova legal de um caso bem conhecido, graças às crônicas documentadas pela imprensa e denunciadas repetidas vezes por organizações humanitárias. Nas 242 páginas da queixa ao Procurador do Tribunal estima-se que entre 2014 e meados de 2017 pelo menos 14.500 pessoas se tenham afogado no mar entre a Líbia e a Itália, enquanto 40.000 migrantes foram interceptados e levados para os campos de refugiados líbios, onde estão detenção e tortura. A colaboração entre a marinha líbia e as autoridades européias é algo averiguado e seguro e tecnicamente, os líbios não teriam a capacidade de agir de modo a interceptar os migrantes em frente ao seu próprio mar, sem apoio adequado. As negativas das instituições europeias, de terem agido de acordo com as autoridades líbias para a garantia dos direitos humanos, foram repetidamente negadas por investigações e testemunhos sobre a situação de graves violações verificadas nos campos de refugiados líbios, onde os migrantes são forçados a sofrer situações degradantes e onde eles estão constantemente em risco de vida. Um dos problemas sobre a possível investigação do Tribunal Penal Internacional é a verificação de sua independência da União Européia, que é um dos principais apoiadores. Do ponto de vista político, esta queixa realça a estratégia errada da União de ter o problema da migração gerido por outras questões internacionais, a Líbia, precisamente, e a Turquia, sem ter a capacidade de gerir directamente o problema, o que é uma consequência. dos grandes contrastes sobre este tema entre os Estados membros, a partir da incapacidade de aplicar as decisões comuns aos membros indisciplinados e substancialmente, da ausência de uma capacidade de planejamento e previsão do fenômeno. Além das considerações óbvias e compartilháveis de natureza humanitária e jurídica, que são a base da denúncia, a questão investe a natureza política da seriedade do fato: para resolver um problema de importância comunitária é preferível delegar outro assunto, mesmo indo para o trabalho em suas águas nacionais, para evitar que a obrigação internacional de socorro obrigue os membros da UE a aceitar refugiados. Deve recordar-se que em países muito menos avançados do que a União, como a Jordânia ou o Quénia, para dar alguns exemplos, a recepção é organizada sem recorrer a intermediários de garantia duvidosa. Isso destaca o fracasso das políticas européias e, em termos de imagem, causa danos significativos a uma instituição como a européia, construída sobre outras restrições. As previsões dos especialistas dizem que esse tipo de causa dificilmente pode ser bem-sucedida, porém ter certificado e trazido à frente do público internacional as práticas desleais da União Européia, pode determinar um sentimento comum diferente e uma sensibilidade diferente em relação a um problema que não pode para ser abordado com a intenção de ocultá-lo como tem feito até agora em Bruxelas. Mesmo em um quadro político em que as estruturas mudaram, o problema da migração e os aspectos ligados a ele não podem ser geridos de forma violenta e contra as leis internacionais: pelo menos a denúncia pode ter o mérito de uma nova atenção ao fenômeno.
Iscriviti a:
Post (Atom)