Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

venerdì 7 agosto 2020

يعيق الوباء التعليم في العالم

 الأمين العام للأمم المتحدة دق ناقوس الخطر بشأن الوضع المدرسي. إنه إنذار ومستوى عالمي ناتج عن إغلاق المدارس والجامعات ، والذي يؤثر على أكثر من 160 دولة عالمية ، أي ما يعادل مليار طالب ، بينهم أكثر من 40 مليون طفل. إن عدم إمكانية الالتحاق بالمدارس ، خاصة في الفئات العمرية التي تهم رياض الأطفال والمدارس الابتدائية والمتوسطة ، يعني عجزًا يتراوح من التعلم إلى التنشئة الاجتماعية والقدرة على أن نكون معًا ، وهو ما سيكون يحتمل أن تكون قادرة على خلق عجز كبير في العلاقات بين البالغين في المستقبل. يرتبط جانب آخر بالمدرسة كأداة اجتماعية أيضًا كممتص للصدمات للعائلات التي لا تستطيع الاعتماد على المساعدة في حضانة أطفالها. هذا النقص في مخاطر التسبب في فقدان الدخل الاقتصادي إذا كان على أحد الوالدين ترك الوظيفة. وقد أظهرت حلول الطوارئ مع التعلم عن بعد أن هذا الاختيار قد سد جزئيًا الفجوات الناجمة عن التدريس المباشر ، سواء بسبب عدم إعداد المعلمين لهذا الحل المفاجئ ، سواء بالنسبة للصعوبات التكنولوجية وكذلك للتوزيع غير المتكافئ لل أدوات تكنولوجيا المعلومات في العائلات. ومع ذلك ، فإن دعوة سكرتير الأمم المتحدة لإعادة فتح المدارس ، بما يتوافق مع السيطرة على انتقال الفيروس المحتمل ، تثير تساؤلات حول مدى ملاءمة هذا الاختيار دون ضمان كافٍ فيما يتعلق بالسيطرة على انتشار الفيروس وعلاجاته. وفقًا لبعض علماء الفيروسات ، يبدو أن خطر انتشار أكبر للعدوى أو عودة نفس المرض في البلدان التي انخفضت فيها أعداد الوباء ، مرتبط بالشرائح الأصغر من السكان ، والتي يمكن أن تكون بمثابة وسيلة تفضيلية للفيروس. إذا لم يكن هناك يقين مطلق من هذه الفرضيات ، فلن يكون هناك أيضًا أمان مخالف. يبدو أن الاختيار ، في الوقت الحالي ، يقتصر حصريًا على الحد من الآثار المباشرة للوباء مع الثمن الواجب دفعه من حيث نقص التعليم وكذلك فقدان التنشئة الاجتماعية للسكان الأصغر سنًا. هذه معضلة رهيبة ، تؤثر على الاقتصاد في المدى القصير والطويل جداً ، خيار لا يمكن أن يكون في جانب واحد بدلاً من الآخر. يجب أن تكون الحلول التي يجب إيجادها بالضرورة عبارة عن وساطة ، قادرة أيضًا على إيجاد حلول فورية قد لا تكون صالحة في نفس الفترة القصيرة. الشيء المفقود لتحقيق الاستقرار ، ولكن ليس فقط فيما يتعلق بالتعليم ، هو الحصول على طريقة آمنة وميسورة التكلفة للفحص ، وعلاج معين ولقاح بدون موانع ، والتي يمكن أن تنتشر في جميع أنحاء العالم ، وبالتالي مع التكلفة الدنيا. في الوقت الحالي ، لا يبدو أن هذه الشروط الثلاثة قريبة ، لذلك يجب بذل الجهود لإيجاد حلول مؤقتة. من ناحية أخرى ، فإن المخاطر التي تندد بها الأمم المتحدة هي بلا شك حقيقية ومؤكدة: أي أزمة تعليمية ستؤدي إلى زيادة عدم المساواة بين الدول الغنية والفقيرة ، وداخل الدول المتقدمة نفسها ، مع الطلاب المنتمين إلى تفضل الطبقات العليا بالتأكيد على الطبقات المتوسطة والفقيرة. الحلول المؤقتة فقط ، ولكن من يدري إلى متى ، والتي وضعتها الحكومات المحلية أو فوق الوطنية ، عندما يكون لديها إمكانية تقديم إرشادات سياسية ، يمكن أن تخلق ظروفًا ، مهما كانت مؤقتة وغير نهائية أبدًا ، لأنه لا يمكن استبدال التدريس في الفصول الدراسية ، للحد من الضرر من الوضع الحالي. تم بالفعل استخدام العلاجات ، وإن كان ذلك بطريقة محدودة ، فإن الزيادة في التعلم عن بعد ، والتي يجب أن تتخللها فترات العودة إلى الفصل (مع جميع الاحتياطات الممكنة) تتطلب مساهمات لشراء أجهزة الكمبيوتر لـ عائلات (عقبة ليس من الصعب التغلب عليها ، بفضل التكلفة المنخفضة لمعدات تكنولوجيا المعلومات) ، ولكن قبل كل شيء مع الانتشار الأكبر لشبكات نقل تكنولوجيا المعلومات ، سواء في نشر الألياف الضوئية أو في تسريع خدمة 5G. ما أبرزه الوباء هو عدم الاستعداد ، على المستوى العام ولكن قبل كل شيء في البلدان الفقيرة ، فيما يتعلق بتأخير البنى التحتية للاتصالات ، التي تعد ضرورية بشكل متزايد للتنمية الاجتماعية والاقتصادية ، والتي تُفهم على أنها عامل قادر على الحد من آثار العزلة على التعليم ولكن أيضًا كمضاعف للطاقة الإنتاجية.

L'emigrazione dalle coste tunisine segnala l'assenza di un progetto comunitario per i flussi migratori

 Le rotte migratorie verso l’Europa, che provengono dal Mediterraneo meridionale hanno visto un progressivo spostamento delle basi di partenza dalla Libia verso la Tunisia. I motivi di questa variazione sono diversi e sono riconducibile ad una maggiore attività di repressione da parte dei libici sui migranti che cercano di partire dalle loro coste, una impreparazione delle autorità tunisine a fare fronte a questo nuovo fenomeno che li riguarda ed, infine, l’incremento dell’emigrazione specificatamente tunisina verso l’Italia. La situazione economica della Tunisia a causa della pandemia è la vera emergenza alla quale sono connessi questi ultimi sviluppi. Il calo di attività del settore tessile ha registrato una percentuale diminuita del 17%, mentre nel turismo, che rappresenta una delle maggiori voci di entrata la contrazione è stata del 30%; ciò ha comportato un notevole calo del prodotto interno lordo e l’aumento esponenziale della disoccupazione. Aldilà del fatto che la diminuzione dell’economia sta riguardando la globalità del pianeta, la necessità di forme di cooperazione con gli stati della sponda meridionale del Mediterraneo dovrebbe essere al centro di un progetto dell’Unione, che, invece, non esiste, mentre l’iniziativa viene lasciata ai singoli stati più vicini alle situazioni di emergenza. Eppure l’investimento darebbe ritorni sia economici, sia sul piano della sicurezza, che su quello della politica; infatti una regolazione del traffico migratorio, oltre che offrire garanzie sulla stessa sicurezza delle persone, potrebbe togliere argomenti alle formazioni populiste ed anti europee.  Queste riflessioni sono funzionali al fenomeno dell’emigrazione per motivi economici, che riguarda la Tunisia, ma dovrebbe essere estesa anche ad altri paesi africani, proprio come strategia preventiva. Diverso è il caso di chi scappa da guerre e carestie e finisce preda dei trafficanti economici, che operano dalle coste libiche. L’atteggiamento dei governi occidentali, specialmente quelli italiani, si è indirizzato alla delega del controllo del fenomeno al governo libico, che non ha mai garantito il rispetto dei diritti umani ed, anzi, lo ha violato palesemente anche grazie ad armamenti forniti proprio dall’Italia. La consapevolezza dell’uso della violenza per in contenimento del fenomeno migratorio mette i governi italiani, sia quello attuale, che quello precedente, in una posizione di almeno tollerare i metodi libici, che non può essere condivisa. D’altronde questo motivo, quello della violenza libica, può essere proprio una delle cause dello spostamento delle basi di partenza verso le coste della Tunisia, dove lo stato non è preparato ad affrontare il fenomeno. Il governo italiano ha minacciato di togliere i contributi, si parla di oltre sei milioni di euro, alla Tunisia, ma si tratta ancora una volta di misure contingenti, come lo è l’elargizione del contributo, che sono avulse da un piano più articolato, ampio e di lungo periodo, per il quale occorre l’Unione Europea come protagonista principale, sia dal punto di vista finanziario, che politico. Il caso tunisino dimostra anche che la repressione da sola e come unico metodo di contrasto all’immigrazione illegale non è sufficiente, perché le soluzioni che la marea umana può trovare sono sempre diverse ed investono sempre nuovi soggetti, che, magari prima erano fuori dal contesto. Questo è ancora più vero perché i numeri del fenomeno migratorio si mantengono più o meno sugli stessi valori, sia che la partenza sia della coste libiche, che da quelle tunisine. Quindi il margine di manovra per iniziare un progetto di contenimento basato sugli aiuti potrebbe partire da dati certi e, forse, con investimenti inferiori di quelli dati alla Turchia per contenere la rotta balcanica, ma che non sarebbe una soluzione di emergenza ma un progetto di collaborazione dove anche gli stati di partenza potrebbero usare gli aiuti per uno sviluppo economico e non per le armi, fatte passare come strumento di controllo, lo sono anche, certo, ma anche strumento militare funzionale al governo di turno.

Emigration from the Tunisian coast signals the absence of a community project for migratory flows

 Migration routes to Europe, which originate from the southern Mediterranean, have seen a progressive shift of the departure bases from Libya to Tunisia. The reasons for this variation are various and are attributable to a greater repression by Libyans on migrants who try to leave their shores, an unpreparedness of the Tunisian authorities to face this new phenomenon that concerns them and, finally, the specifically Tunisian emigration to Italy. The economic situation in Tunisia due to the pandemic is the real emergency to which these latest developments are connected. The decline in activity in the textile sector recorded a percentage which decreased by 17%, while in tourism, which represents one of the main items of income, the contraction was 30%; this led to a significant drop in gross domestic product and an exponential increase in unemployment. Beyond the fact that the decrease in the economy is affecting the whole planet, the need for forms of cooperation with the states of the southern shore of the Mediterranean should be at the heart of a Union project, which, however, does not exist, while the initiative is left to the individual states closest to emergency situations. Yet the investment would give both economic returns, both in terms of security and in terms of politics; in fact, regulation of migratory traffic, as well as offering guarantees on the safety of people, could take away arguments from populist and anti-European formations. These reflections are functional to the phenomenon of emigration for economic reasons, which concerns Tunisia, but it should also be extended to other African countries, just as a preventive strategy. Different is the case of those who flee from wars and famines and end up prey to economic traffickers, who operate from the Libyan coast. The attitude of Western governments, especially the Italian ones, has been directed to the delegation of control of the phenomenon to the Libyan government, which has never guaranteed respect for human rights and, indeed, has clearly violated it also thanks to weapons supplied by the Italy. Awareness of the use of violence to contain the migratory phenomenon puts Italian governments, both the current and the previous one, in a position to at least tolerate Libyan methods, which cannot be shared. On the other hand, this reason, that of Libyan violence, may be one of the causes of the shift of the bases of departure towards the coasts of Tunisia, where the state is not prepared to face the phenomenon. The Italian government has threatened to remove the contributions, there is talk of over six million euros to Tunisia, but it is once again about contingent measures, such as the granting of the contribution, which are divorced from a more complex plan, broad and long-term, for which the European Union is needed as the main protagonist, both from a financial and a political point of view. The Tunisian case also demonstrates that repression alone and as the only method of contrasting illegal immigration is not enough, because the solutions that the human tide can find are always different and always involve new subjects, who, perhaps before were out of context. . This is even more true because the numbers of the migratory phenomenon remain more or less on the same values, whether the departure is from the Libyan coast or from the Tunisian coast. So the room for maneuver to start a containment project based on aid could start from certain data and, perhaps, with investments lower than those given to Turkey to contain the Balkan route, but that would not be an emergency solution but a collaborative project where even the states of departure could use aid for economic development and not for weapons, passed as an instrument of control, they are also, of course, but also a functional military instrument for the current government.

La emigración de las costas tunecinas señala la ausencia de un proyecto comunitario para los flujos migratorios

 Las rutas migratorias hacia Europa, que proceden del sur del Mediterráneo, han visto un desplazamiento progresivo de las bases de salida de Libia a Túnez. Los motivos de esta variación son diversos y se atribuyen a una mayor represión por parte de los libios a los migrantes que intentan salir de sus costas, una falta de preparación de las autoridades tunecinas para afrontar este nuevo fenómeno que les preocupa y, finalmente, la concretamente la emigración tunecina a Italia. La situación económica de Túnez debido a la pandemia es la verdadera emergencia a la que están conectados estos últimos acontecimientos. La disminución de la actividad en el sector textil registró un porcentaje de disminución del 17%, mientras que en el turismo, que representa uno de los principales rubros de entrada, la contracción fue del 30%; esto provocó una caída significativa del producto interior bruto y un aumento exponencial del desempleo. Más allá del hecho de que la disminución de la economía está afectando a todo el planeta, la necesidad de formas de cooperación con los estados de la costa sur del Mediterráneo debería estar en el centro de un proyecto de la Unión, que, sin embargo, no existe, mientras que la iniciativa se deja a los estados individuales más cercanos a situaciones de emergencia. Sin embargo, la inversión produciría beneficios económicos, tanto en términos de seguridad como en términos de política; de hecho, una regulación del tráfico migratorio, además de ofrecer garantías sobre la seguridad de las personas, podría quitar argumentos a las formaciones populistas y antieuropeas. Estas reflexiones son funcionales al fenómeno de la emigración por motivos económicos, que concierne a Túnez, pero también deberían extenderse a otros países africanos, sólo como estrategia preventiva. Distinto es el caso de quienes huyen de guerras y hambrunas y acaban siendo presa de los traficantes económicos, que operan desde la costa libia. La actitud de los gobiernos occidentales, especialmente los italianos, ha estado encaminada a delegar el control del fenómeno en el gobierno libio, que nunca ha garantizado el respeto a los derechos humanos y, de hecho, los ha violado claramente también gracias a las armas suministradas por el gobierno. Italia. La conciencia del uso de la violencia para contener el fenómeno migratorio coloca a los gobiernos italianos, tanto al actual como al anterior, en condiciones de al menos tolerar los métodos libios, que no se pueden compartir. Por otro lado, esta razón, la de la violencia libia, puede ser precisamente una de las causas del desplazamiento de los puntos de partida hacia las costas de Túnez, donde el estado no está preparado para enfrentar el fenómeno. El gobierno italiano ha amenazado con retirar las contribuciones, se habla de más de seis millones de euros, a Túnez, pero una vez más se trata de medidas contingentes, como es el otorgamiento de la contribución, que están divorciadas de un plan más articulado. a largo y largo plazo, para lo cual se necesita a la Unión Europea como protagonista principal, tanto desde el punto de vista financiero como político. El caso tunecino también demuestra que la represión por sí sola y como único método de contraste de la inmigración ilegal no es suficiente, porque las soluciones que puede encontrar la marea humana son siempre diferentes y siempre involucran a nuevos sujetos, que quizás antes estaban fuera de contexto. . Esto es aún más cierto porque las cifras del fenómeno migratorio se mantienen más o menos en los mismos valores, ya sea que la salida sea de la costa libia o de la costa tunecina. Por lo tanto, el margen de maniobra para comenzar un proyecto de contención basado en la ayuda podría comenzar a partir de ciertos datos y, tal vez, con inversiones menores que las otorgadas a Turquía para contener la ruta de los Balcanes, pero que no sería una solución de emergencia sino un proyecto colaborativo donde incluso los estados de partida podrían utilizar la ayuda para el desarrollo económico y no para las armas, pasadas como una herramienta de control, también son, por supuesto, pero también un instrumento militar funcional para el gobierno a su vez.

Die Auswanderung von den tunesischen Küsten signalisiert das Fehlen eines Gemeinschaftsprojekts für Migrationsströme

 Bei Migrationsrouten nach Europa, die aus dem südlichen Mittelmeerraum stammen, haben sich die Abflugbasen von Libyen nach Tunesien schrittweise verschoben. Die Gründe für diese Variation sind unterschiedlich und auf eine stärkere Unterdrückung von Migranten durch Libyer zurückzuführen, die versuchen, ihre Küsten zu verlassen, eine Unvorbereitetheit der tunesischen Behörden, sich mit diesem neuen Phänomen zu befassen, das sie betrifft, und schließlich auf die Zunahme der spezifisch tunesischen Auswanderung nach Italien. Die wirtschaftliche Situation Tunesiens aufgrund der Pandemie ist der eigentliche Notfall, mit dem diese neuesten Entwicklungen verbunden sind. Der Rückgang der Aktivität im Textilsektor verzeichnete einen Prozentsatz, der um 17% zurückging, während im Tourismus, der einen der Haupteinnahmen darstellt, der Rückgang 30% betrug; Dies führte zu einem deutlichen Rückgang des Bruttoinlandsprodukts und einem exponentiellen Anstieg der Arbeitslosigkeit. Abgesehen von der Tatsache, dass sich der Rückgang der Wirtschaft auf die Weltwirtschaft auswirkt, sollte die Notwendigkeit von Formen der Zusammenarbeit mit den Staaten an der Südküste des Mittelmeers im Mittelpunkt eines Unionsprojekts stehen, das jedoch nicht existiert, während die Die Initiative bleibt den einzelnen Staaten überlassen, die Notsituationen am nächsten kommen. Die Investition würde jedoch sowohl wirtschaftliche als auch politische Renditen bringen. Tatsächlich könnte eine Regulierung des Migrationshandels sowie Garantien für die Sicherheit der Menschen Argumente aus populistischen und anti-europäischen Formationen entfernen. Diese Überlegungen wirken sich auf das Phänomen der Auswanderung aus wirtschaftlichen Gründen aus, das Tunesien betrifft, sollten jedoch ebenso wie eine Präventionsstrategie auf andere afrikanische Länder ausgedehnt werden. Anders ist es bei denen, die vor Kriegen und Hungersnöten davonlaufen und Opfer von Wirtschaftshändlern werden, die von der libyschen Küste aus operieren. Die Haltung der westlichen Regierungen, insbesondere der italienischen, war auf die Delegation der Kontrolle des Phänomens an die libysche Regierung gerichtet, die niemals die Achtung der Menschenrechte garantiert und sie im Gegenteil auch dank der von der EU gelieferten Waffen eindeutig verletzt hat Italien. Das Bewusstsein für die Anwendung von Gewalt zur Eindämmung des Migrationsphänomens versetzt die italienischen Regierungen, sowohl die derzeitige als auch die vorherige, in die Lage, zumindest libysche Methoden zu tolerieren, die nicht geteilt werden können. Andererseits kann dieser Grund, der der libyschen Gewalt, genau eine der Ursachen für die Verlagerung der Ausgangspunkte an die Küsten Tunesiens sein, wo der Staat nicht bereit ist, sich dem Phänomen zu stellen. Die italienische Regierung hat gedroht, die Beiträge nach Tunesien zu streichen, es ist von über sechs Millionen Euro die Rede, aber es handelt sich erneut um bedingte Maßnahmen, ebenso wie die Spende des Beitrags, die von einem klareren Plan getrennt sind. breit und langfristig, für die die Europäische Union sowohl aus finanzieller als auch aus politischer Sicht als Hauptakteur benötigt wird. Der tunesische Fall zeigt auch, dass Unterdrückung allein und als einzige Methode zur Bekämpfung der illegalen Einwanderung nicht ausreicht, da die Lösungen, die die menschliche Flut finden kann, immer unterschiedlich sind und immer neue Themen investieren, die vielleicht vorher aus dem Zusammenhang geraten waren . Dies gilt umso mehr, als die Zahlen des Migrationsphänomens mehr oder weniger auf den gleichen Werten bleiben, unabhängig davon, ob die libyschen oder die tunesischen Küsten verlassen. Der Handlungsspielraum für den Start eines auf Hilfe basierenden Eindämmungsprojekts könnte also von bestimmten Daten ausgehen und möglicherweise mit geringeren Investitionen als denjenigen, die der Türkei zur Eindämmung der Balkanroute gewährt wurden, was jedoch keine Notfalllösung, sondern ein Gemeinschaftsprojekt wäre Wo selbst die Abgangsstaaten Hilfe für die wirtschaftliche Entwicklung und nicht für Waffen verwenden könnten, die als Kontrollinstrument verabschiedet wurden, sind sie natürlich auch ein funktionierendes militärisches Instrument für die derzeitige Regierung.

L'émigration des côtes tunisiennes signale l'absence d'un projet communautaire de flux migratoires

 Les routes migratoires vers l'Europe, qui viennent du sud de la Méditerranée, ont vu un déplacement progressif des bases de départ de la Libye vers la Tunisie. Les raisons de cette variation sont diverses et sont imputables à une plus grande répression des Libyens sur les migrants qui tentent de quitter leurs côtes, à une non-préparation des autorités tunisiennes à faire face à ce nouveau phénomène qui les concerne et, enfin, la 'augmentation de l'émigration spécifiquement tunisienne vers l'Italie. La situation économique en Tunisie due à la pandémie est la véritable urgence à laquelle ces derniers développements sont liés. La baisse de l'activité dans le secteur textile a enregistré un pourcentage qui a diminué de 17%, tandis que dans le tourisme, qui représente l'un des principaux postes de revenus, la contraction a été de 30%; cela a conduit à une baisse significative du produit intérieur brut et à une augmentation exponentielle du chômage. Au-delà du fait que la baisse de l'économie touche l'ensemble de la planète, le besoin de formes de coopération avec les États de la rive sud de la Méditerranée doit être au centre d'un projet de l'Union, qui, en revanche, n'existe pas, alors que le l'initiative est laissée aux États individuels les plus proches des situations d'urgence. Pourtant, l'investissement donnerait à la fois des retombées économiques, à la fois en termes de sécurité et en termes de politique; en fait, une réglementation du trafic migratoire, tout en offrant des garanties sur la sécurité des personnes elle-même, pourrait supprimer les arguments des formations populistes et anti-européennes. Ces réflexions sont fonctionnelles au phénomène de l'émigration pour des raisons économiques, qui concerne la Tunisie, mais il faudrait aussi l'étendre à d'autres pays africains, à titre de stratégie préventive. Il en va différemment de ceux qui fuient les guerres et les famines et finissent par être la proie des trafiquants économiques, qui opèrent depuis la côte libyenne. L'attitude des gouvernements occidentaux, en particulier italiens, a été dirigée vers la délégation de contrôle du phénomène au gouvernement libyen, qui n'a jamais garanti le respect des droits de l'homme et, en effet, l'a clairement violé également grâce aux armes fournies par le gouvernement libyen. Italie. La prise de conscience du recours à la violence pour contenir le phénomène migratoire met les gouvernements italiens, tant actuels que précédents, en mesure de tolérer au moins les méthodes libyennes, qui ne peuvent être partagées. D'autre part, cette raison, celle de la violence libyenne, peut être précisément l'une des causes du déplacement des points de départ vers les côtes tunisiennes, où l'Etat n'est pas prêt à faire face au phénomène. Le gouvernement italien a menacé de supprimer les contributions, on parle de plus de six millions d'euros à la Tunisie, mais il s'agit encore une fois de mesures contingentes, comme l'octroi de la contribution, qui sont dissociées d'un plan plus complexe, large et à long terme, pour laquelle l'Union européenne est nécessaire comme protagoniste principal, tant d'un point de vue financier que politique. Le cas tunisien montre aussi que la répression seule et comme seul moyen de contraster l'immigration clandestine ne suffit pas, car les solutions que la marée humaine peut trouver sont toujours différentes et investissent toujours de nouveaux sujets, qui, peut-être avant, étaient hors contexte. . Ceci est d'autant plus vrai que les chiffres du phénomène migratoire restent plus ou moins sur les mêmes valeurs, que le départ soit des côtes libyennes ou des côtes tunisiennes. Ainsi, la marge de manœuvre pour démarrer un projet de confinement basé sur l'aide pourrait partir de certaines données et, peut-être, avec des investissements inférieurs à ceux accordés à la Turquie pour contenir la route des Balkans, mais qui ne serait pas une solution d'urgence mais un projet collaboratif là où même les États de départ pourraient utiliser l'aide au développement économique et non pour les armes, passées comme un outil de contrôle, elles sont aussi, bien sûr, mais aussi un instrument militaire fonctionnel pour le gouvernement à son tour.

Emigração da costa tunisina sinaliza ausência de projeto comunitário para fluxos migratórios

 As rotas de migração para a Europa, que vêm do sul do Mediterrâneo, viram uma mudança progressiva das bases de partida da Líbia para a Tunísia. As razões para esta variação são várias e podem ser atribuídas a uma maior repressão dos líbios aos migrantes que tentam sair das suas costas, ao despreparo das autoridades tunisinas para enfrentar este novo fenómeno que os preocupa e, por último, o aumento da emigração especificamente tunisina para a Itália. A situação econômica da Tunísia devido à pandemia é a verdadeira emergência à qual esses últimos desenvolvimentos estão relacionados. A diminuição da atividade no setor têxtil registou uma redução percentual de 17%, enquanto no turismo, que representa um dos principais itens de entrada, a contração foi de 30%; isso levou a uma queda significativa do produto interno bruto e a um aumento exponencial do desemprego. Para além do facto de a desaceleração da economia estar a afetar todo o planeta, a necessidade de formas de cooperação com os Estados da margem sul do Mediterrâneo deveria estar no centro de um projecto da União, que, no entanto, não existe, enquanto o A iniciativa é deixada para os estados individuais mais próximos das situações de emergência. No entanto, o investimento daria retornos econômicos, tanto em termos de segurança quanto em termos políticos; de fato, a regulamentação do tráfego migratório, bem como a garantia de segurança das pessoas, poderia afastar argumentos de formações populistas e anti-européias. Estas reflexões são funcionais ao fenómeno da emigração por razões económicas, que diz respeito à Tunísia, mas também devem ser alargadas a outros países africanos, apenas como estratégia preventiva. Diferente é o caso de quem foge de guerras e fomes e acaba sendo vítima de traficantes econômicos, que operam na costa da Líbia. A atitude dos governos ocidentais, especialmente os italianos, foi direcionada para delegar o controle do fenômeno ao governo líbio, que nunca garantiu o respeito aos direitos humanos e, pelo contrário, claramente o violou também graças aos armamentos fornecidos pelo Itália. A consciência do uso da violência para conter o fenômeno migratório coloca os governos italianos, tanto o atual quanto o anterior, em posição de, pelo menos, tolerar métodos líbios, que não podem ser compartilhados. Por outro lado, esse motivo, o da violência na Líbia, pode ser precisamente uma das causas do deslocamento dos pontos de partida para as costas da Tunísia, onde o Estado não está preparado para lidar com o fenômeno. O governo italiano ameaçou retirar as contribuições, fala-se em mais de seis milhões de euros para a Tunísia, mas é mais uma vez de medidas contingentes, como a concessão da contribuição, que estão divorciadas de um plano mais complexo, ampla e a longo prazo, para a qual a União Europeia é necessária como protagonista, tanto do ponto de vista financeiro como político. O caso da Tunísia mostra também que a repressão por si só e como único meio de contrastar a imigração ilegal não é suficiente, porque as soluções que a maré humana pode encontrar são sempre diferentes e sempre investem novos sujeitos, que, talvez antes, estivessem fora de contexto . Isso é ainda mais verdadeiro porque os números do fenômeno migratório permanecem mais ou menos nos mesmos valores, sejam as saídas das costas da Líbia ou da Tunísia. Portanto, o espaço de manobra para iniciar um projeto de contenção baseado em ajuda poderia começar com certos dados e, talvez, com investimentos mais baixos do que aqueles dados à Turquia para conter a rota dos Balcãs, mas que não seria uma solução de emergência, mas um projeto colaborativo onde até mesmo os estados de partida poderiam utilizar ajudas para o desenvolvimento econômico e não para armas, passadas como um instrumento de controle, são também, é claro, mas também um instrumento militar funcional para o atual governo.