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mercoledì 31 marzo 2021

La Polonia deferita per la sua riforma giudiziaria, per l'Unione Europea è tempo di pensare a sanzioni anche estreme

 La questione dell’indipendenza della magistratura polacca, diventa ufficialmente materia di contenzioso tra Bruxelles e Varsavia; infatti la Commissione europea ha deferito la Polonia alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, con lo scopo di tutelare l’indipendenza dei giudici della nazione polacca. L’argomento centrale della disputa è costituito dalla legge entrata in vigore in Polonia il 14 febbraio del 2020, che, secondo la Commissione europea, risulta essere incompatibile con il primato del diritto dell’Unione, perché influisce sulla necessaria indipendenza dei giudici dall’esecutivo. Particolare aggravante della norma legale in discussione è anche il divieto, per i giudici di applicare in maniera diretta le disposizioni del diritto europeo, che proprio vogliono tutelare l’indipendenza della magistratura, mediante l’attivazione di procedure disciplinari a carico dei giudici, inoltre viene previsto il divieto di demandare alla Corte del Lussemburgo le decisioni preliminari sugli argomenti dell’indipendenza della magistratura, secondo quanto previsto dai trattati sottoscritti anche da Varsavia. Se il ricorso della Commissione europea dovesse venire accolto per il governo polacco sarebbe la seconda condanna, dopo che le modalità sulla nomina dei giudici della Corte suprema della Polonia sono state ritenute in contrasto con il diritto europeo. Le giustificazioni dell’esecutivo di Varsavia vertono sul fatto di avere una maggiore efficienza nel sistema giudiziario, anche per eliminare le tracce ancora presenti della legislazione antecedente al 1989, quando il paese era governato dalla dittatura comunista. La scusa, tuttavia, appare incoerente giacché il governo in carica si appella all’eliminazione di norme vigenti sotto un regime dittatoriale, volendo sostituirle con una legge che non rispetta l’indipendenza dei magistrati, un comportamento, quindi analogo a quello che si vuole combattere. L’indipendenza dei giudici è un requisito fondamentale del diritto europeo che Varsavia ha accettato in modo volontario e non è negoziabile per Bruxelles. Ancora più grave che la violazione sullo stesso argomento sia ripetuta per la seconda volta ed a così breve distanza, visto che la prima sanzione risale soltanto al 2 marzo scorso. Una nuova condanna allontanerebbe ancora di più la Polonia ed il suo governo reazionario dai principi fondativi dell’Unione e confermerebbe, se ce ne fosse bisogno, una adesione del paese polacco dovuta al solo scopo di ottenere i vantaggi economici provenienti dall’Unione, che tanto pesano sul bilancio del paese. Il problema è risaputo: i paesi del Patto di Visegrad  non sembrano essersi ancora abituati agli ideali occidentali e sono governati da esecutivi di destra che esercitano il potere ancora con i modi e le forme comuniste in vigore quando erano sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Nelle istituzioni dei paesi ex socialisti, in particolare Polonia ed Ungheria, non vi è stata una adeguata maturazione verso il rispetto democratico dell’esercizio di governo e delle opposizioni; in pratica non solo non è stato costruito quel sistema di pesi e contrappesi, che deve garantire il confronto democratico, ma, anzi, è stata presa la direzione di distruggere tutti quei poteri che possono contrastare una azione governativa univoca, sia esso il potere giudiziario, con la sua necessaria indipendenza, sia la libertà di stampa, sempre più compressa, con la conseguente diminuzione della garanzia dei diritti civili. La domanda è se può essere tollerabile avere come membri dell’Unione Europea, nazioni così indietro nei diritti, che l’ingresso e la permanenza in Europa avrebbe dovuto, invece fare progredire e garantire. La presenza di stati nazionali che rifiutano ogni obbligo e applicazione di norme che loro stessi hanno firmato liberamente e che troppo liberamente trasgrediscono non appare più tollerabile in un consesso sovranazionale che vuole aspirare a realizzare, prima o poi, una unione politica caratterizzata dalla garanzia del diritto. Se non  si accettano queste regole minime non deve essere consentito neanche accedere ai vantaggi che l’Unione garantisce e non basta comminare multe e non permettere l’accesso ai bilanci europei, perché un ravvedimento di fronte a queste minacce è soltanto un ravvedimento non sincero, che favorisce la ripetizione della violazione alla prima occasione disponibile. Occorre avere il coraggio di definire questi paesi come pesi inutili al processo di integrazione europea e, di conseguenza, avere il coraggio di azioni drastiche come l’espulsione dall’Unione: almeno non si dilapideranno inutilmente i fondi europei in finanziamenti senza scopo alcuno.

Poland referred for its judicial reform, it is time for the European Union to think about even extreme sanctions

 The question of the independence of the Polish judiciary officially becomes a matter of dispute between Brussels and Warsaw; in fact, the European Commission has referred Poland to the Court of Justice of the European Union, with the aim of protecting the independence of the judges of the Polish nation. The central argument of the dispute is the law that entered into force in Poland on February 14, 2020, which, according to the European Commission, appears to be incompatible with the primacy of EU law, because it affects the necessary independence of judges from the executive . A particular aggravating factor of the legal provision under discussion is also the prohibition, for judges to directly apply the provisions of European law, which precisely want to protect the independence of the judiciary, by activating disciplinary procedures against judges. provision is made for the prohibition on delegating preliminary decisions on the issues of the independence of the judiciary to the Luxembourg Court, in accordance with the provisions of the treaties also signed by Warsaw. If the appeal of the European Commission were to be accepted for the Polish government it would be the second sentence, after the modalities on the appointment of the judges of the Supreme Court of Poland were found to be contrary to European law. The justifications of the Warsaw executive concern the fact of having greater efficiency in the judicial system, also to eliminate the traces still present of the legislation prior to 1989, when the country was governed by the communist dictatorship. The excuse, however, appears inconsistent since the government in office appeals to the elimination of rules in force under a dictatorial regime, wanting to replace them with a law that does not respect the independence of the magistrates, a behavior, therefore similar to what one wants to fight . The independence of judges is a fundamental requirement of European law that Warsaw has voluntarily accepted and is not negotiable for Brussels. Even more serious is that the violation on the same subject is repeated for the second time and at such a short distance, given that the first sanction dates back only to last March 2. A new condemnation would further distance Poland and its reactionary government from the founding principles of the Union and would confirm, if needed, an accession of the Polish country due to the sole purpose of obtaining the economic advantages coming from the Union, which both weigh on the country's budget. The problem is well known: the countries of the Visegrad Pact do not yet seem to have accustomed themselves to Western ideals and are governed by right-wing executives who still exercise power with the communist ways and forms in force when they were under the influence of the Soviet Union. . In the institutions of the former socialist countries, in particular Poland and Hungary, there has not been an adequate maturation towards democratic respect for the exercise of government and the opposition; in practice, not only was that system of checks and balances not built, which must guarantee democratic confrontation, but, on the contrary, the direction was taken to destroy all those powers that can oppose a single governmental action, be it the judiciary, with its necessary independence, and the freedom of the press, increasingly compressed, with the consequent decrease in the guarantee of civil rights. The question is whether it can be tolerable to have as members of the European Union nations so far behind in their rights that entry and stay in Europe should instead have progressed and guaranteed. The presence of nation states that reject any obligation and application of norms that they themselves have freely signed and that too freely transgress no longer appears tolerable in a supranational forum that wants to aspire to achieve, sooner or later, a political union characterized by the guarantee of law . If these minimum rules are not accepted, access to the advantages that the Union guarantees is also not allowed and it is not enough to impose fines and not allow access to European budgets, because a repentance in the face of these threats is only an insincere repentance, which favors the repetition of the violation at the first available opportunity. It is necessary to have the courage to define these countries as unnecessary burdens to the process of European integration and, consequently, to have the courage to take drastic actions such as expulsion from the Union: at least, European funds will not be squandered unnecessarily in financing without any purpose.

Polonia se refirió a su reforma judicial, es hora de que la Unión Europea piense incluso en sanciones extremas

 La cuestión de la independencia del poder judicial polaco se convierte oficialmente en un tema de disputa entre Bruselas y Varsovia; de hecho, la Comisión Europea ha remitido a Polonia ante el Tribunal de Justicia de la Unión Europea, con el objetivo de proteger la independencia de los jueces de la nación polaca. El argumento central de la controversia es la ley que entró en vigor en Polonia el 14 de febrero de 2020, que, según la Comisión Europea, parece ser incompatible con la primacía del derecho de la UE, porque afecta a la necesaria independencia de los jueces del ejecutivo. Un agravante particular de la disposición legal en discusión es también la prohibición de que los jueces apliquen directamente las disposiciones de la ley europea, que precisamente quieren proteger la independencia del poder judicial, mediante la activación de procedimientos disciplinarios contra los jueces. de delegar decisiones preliminares sobre cuestiones de independencia judicial en el Tribunal de Luxemburgo, de conformidad con las disposiciones de los tratados también firmados por Varsovia. Si la apelación de la Comisión Europea fuera confirmada para el gobierno polaco sería la segunda oración, después de que se determinara que las modalidades sobre el nombramiento de los jueces del Tribunal Supremo de Polonia estaban en conflicto con la ley europea. Las justificaciones del ejecutivo de Varsovia se refieren al hecho de tener una mayor eficiencia en el sistema judicial, también para eliminar los rastros aún presentes de la legislación anterior a 1989, cuando el país estaba gobernado por la dictadura comunista. La excusa, sin embargo, parece inconsistente ya que el gobierno de turno apela a la eliminación de las normas vigentes bajo un régimen dictatorial, queriendo reemplazarlas por una ley que no respete la independencia de los magistrados, comportamiento, por tanto, similar al que usted quiero pelear. La independencia de los jueces es un requisito fundamental del derecho europeo que Varsovia ha aceptado voluntariamente y no es negociable para Bruselas. Más grave aún es que la infracción sobre el mismo tema se repite por segunda vez y a tan corta distancia, dado que la primera sanción se remonta solo al pasado 2 de marzo. Una nueva condena alejaría aún más a Polonia y su gobierno reaccionario de los principios fundacionales de la Unión y confirmaría, en caso necesario, una adhesión del país polaco con el único propósito de obtener las ventajas económicas provenientes de la Unión, que pesan sobre el presupuesto del país. El problema es bien conocido: los países del Pacto de Visegrad no parecen haberse acostumbrado todavía a los ideales occidentales y están gobernados por ejecutivos de derecha que aún ejercen el poder con los modos y formas comunistas vigentes cuando estaban bajo la influencia de la Unión Soviética. En las instituciones de los antiguos países socialistas, en particular Polonia y Hungría, no ha habido una maduración adecuada hacia el respeto democrático por el ejercicio del gobierno y la oposición; En la práctica, no solo no se construyó ese sistema de frenos y contrapesos, que debe garantizar el enfrentamiento democrático, sino que, por el contrario, se tomó la dirección de destruir todos aquellos poderes que pueden oponerse a una sola acción gubernamental, ya sea la judicial, con su necesaria independencia, y la libertad de prensa, cada vez más comprimida, con la consecuente disminución de la garantía de los derechos civiles. La pregunta es si puede ser tolerable tener como miembros de la Unión Europea a naciones tan rezagadas en sus derechos que la entrada y permanencia en Europa debería haber progresado y garantizado. La presencia de Estados nación que rechazan cualquier obligación y aplicación de normas que ellos mismos han firmado libremente y que transgredir con demasiada libertad ya no parece tolerable en un foro supranacional que quiere aspirar a lograr, tarde o temprano, una unión política caracterizada por la garantía. de la ley. Si no se aceptan estas reglas mínimas, no se debe permitir ni siquiera acceder a las ventajas que garantiza la Unión y no basta con imponer multas y no permitir el acceso a los presupuestos europeos, porque un arrepentimiento ante estas amenazas es solo un arrepentimiento poco sincero, que favorece la repetición de la violación a la primera oportunidad disponible. Es necesario tener el coraje de definir a estos países como cargas innecesarias para el proceso de integración europea y, en consecuencia, tener el coraje de emprender acciones drásticas como la expulsión de la Unión: al menos, los fondos europeos no se malgastarán innecesariamente en Financiamiento sin finalidad alguna.

Polen verwies auf seine Justizreform, es ist Zeit für die Europäische Union, über selbst extreme Sanktionen nachzudenken

 Die Frage der Unabhängigkeit der polnischen Justiz wird offiziell zu einem Streitpunkt zwischen Brüssel und Warschau. Tatsächlich hat die Europäische Kommission Polen an den Gerichtshof der Europäischen Union verwiesen, um die Unabhängigkeit der Richter der polnischen Nation zu schützen. Das zentrale Argument des Streits ist das am 14. Februar 2020 in Polen in Kraft getretene Gesetz, das nach Angaben der Europäischen Kommission mit dem Vorrang des EU-Rechts unvereinbar zu sein scheint, da es die notwendige Unabhängigkeit der Richter von der EU beeinträchtigt Exekutive. Ein besonderer erschwerender Faktor der diskutierten Rechtsvorschrift ist auch das Verbot, dass Richter die Bestimmungen des europäischen Rechts, die genau die Unabhängigkeit der Justiz schützen wollen, direkt anwenden, indem sie Disziplinarverfahren gegen Richter aktivieren. Das Verbot ist vorgesehen vorläufige Entscheidungen zu Fragen der Unabhängigkeit der Justiz gemäß den Bestimmungen der ebenfalls von Warschau unterzeichneten Verträge an den luxemburgischen Gerichtshof zu delegieren. Wenn der Berufung der Europäischen Kommission für die polnische Regierung stattgegeben würde, wäre dies der zweite Satz, nachdem festgestellt wurde, dass die Modalitäten für die Ernennung der Richter des Obersten Gerichtshofs von Polen im Widerspruch zum europäischen Recht stehen. Die Rechtfertigungen der Warschauer Exekutive betreffen die Tatsache, dass das Justizsystem effizienter ist und auch die Spuren der Gesetzgebung vor 1989 beseitigt werden, als das Land von der kommunistischen Diktatur regiert wurde. Die Entschuldigung erscheint jedoch widersprüchlich, da die amtierende Regierung die Beseitigung der unter einem diktatorischen Regime geltenden Regeln fordert und sie durch ein Gesetz ersetzen möchte, das die Unabhängigkeit der Richter nicht respektiert, ein Verhalten, das daher Ihrem Verhalten ähnelt will kämpfen. Die Unabhängigkeit der Richter ist eine Grundvoraussetzung des europäischen Rechts, die Warschau freiwillig akzeptiert hat und für Brüssel nicht verhandelbar ist. Noch schwerwiegender ist, dass der Verstoß gegen dasselbe Thema zum zweiten Mal und in so kurzer Entfernung wiederholt wird, da die erste Sanktion erst auf den 2. März zurückgeht. Eine neue Verurteilung würde Polen und seine reaktionäre Regierung weiter von den Gründungsprinzipien der Union distanzieren und erforderlichenfalls einen Beitritt des polnischen Landes bestätigen, um die wirtschaftlichen Vorteile der Union zu erzielen, die beide belasten das Budget des Landes. Das Problem ist bekannt: Die Länder des Visegrad-Pakts scheinen sich noch nicht an westliche Ideale gewöhnt zu haben und werden von rechten Führungskräften regiert, die immer noch Macht mit den kommunistischen Wegen und Formen ausüben, die in Kraft waren, als sie unter dem Einfluss von standen die Sowjetunion. In den Institutionen der ehemaligen sozialistischen Länder, insbesondere in Polen und Ungarn, gab es keine angemessene Reifung hin zu demokratischem Respekt für die Ausübung von Regierung und Opposition. In der Praxis wurde nicht nur dieses System der gegenseitigen Kontrolle nicht aufgebaut, das eine demokratische Konfrontation gewährleisten muss, sondern im Gegenteil, es wurde die Richtung eingeschlagen, alle Mächte zu zerstören, die sich einer einzigen Regierungsmaßnahme widersetzen können, sei es der Justiz Die notwendige Unabhängigkeit und die Pressefreiheit werden zunehmend komprimiert, was zu einer Verringerung der Garantie der Bürgerrechte führt. Die Frage ist, ob es erträglich sein kann, als Mitglieder der EU-Staaten so weit hinter ihren Rechten zurückzubleiben, dass die Einreise und der Aufenthalt in Europa stattdessen Fortschritte gemacht und garantiert haben sollten. Die Anwesenheit von Nationalstaaten, die jegliche Verpflichtung und Anwendung von Normen ablehnen, die sie selbst frei unterzeichnet haben und die zu frei übertreten, erscheint in einem supranationalen Forum, das früher oder später eine von der Garantie geprägte politische Union anstreben will, nicht mehr erträglich des Gesetzes. Wenn diese Mindestvorschriften nicht akzeptiert werden, darf nicht einmal auf die von der Union garantierten Vorteile zugegriffen werden, und es reicht nicht aus, Geldbußen zu verhängen und keinen Zugang zu europäischen Haushalten zu gewähren, da eine Reue angesichts dieser Bedrohungen nur eine ist unaufrichtige Reue, die die Wiederholung des Verstoßes bei der ersten verfügbaren Gelegenheit begünstigt. Es ist notwendig, den Mut zu haben, diese Länder als unnötige Belastungen für den Prozess der europäischen Integration zu definieren und folglich den Mut zu haben, drastische Maßnahmen wie den Ausschluss aus der Union zu ergreifen: Zumindest werden europäische Mittel nicht unnötig verschwendet Finanzierung ohne Zweck.

La Pologne a évoqué sa réforme judiciaire, il est temps pour l'Union européenne de réfléchir à des sanctions même extrêmes

 La question de l'indépendance de la justice polonaise devient officiellement un sujet de différend entre Bruxelles et Varsovie; en fait, la Commission européenne a renvoyé la Pologne devant la Cour de justice de l'Union européenne, dans le but de protéger l'indépendance des juges de la nation polonaise. L'argument central du litige est la loi entrée en vigueur en Pologne le 14 février 2020, qui, selon la Commission européenne, semble incompatible avec la primauté du droit de l'UE, car elle affecte la nécessaire indépendance des juges vis-à-vis de la exécutif. L'interdiction pour les juges d'appliquer directement les dispositions du droit européen, qui veulent précisément protéger l'indépendance du pouvoir judiciaire, en engageant des procédures disciplinaires à l'encontre des juges, est également un facteur aggravant particulier de la disposition légale en discussion. de déléguer des décisions préliminaires sur les questions d'indépendance judiciaire à la Cour luxembourgeoise, conformément aux dispositions des traités également signés par Varsovie. Si l'appel de la Commission européenne devait être accueilli pour le gouvernement polonais, ce serait la deuxième phrase, après que les modalités de nomination des juges de la Cour suprême de Pologne se soient avérées en contradiction avec le droit européen. Les justifications de l'exécutif de Varsovie concernent le fait d'avoir une plus grande efficacité dans le système judiciaire, aussi pour éliminer les traces encore présentes de la législation antérieure à 1989, lorsque le pays était gouverné par la dictature communiste. L'excuse paraît cependant incohérente puisque le gouvernement en exercice fait appel à l'élimination des règles en vigueur sous un régime dictatorial, voulant les remplacer par une loi qui ne respecte pas l'indépendance des magistrats, un comportement donc similaire à ce que vous veux se battre. L'indépendance des juges est une exigence fondamentale du droit européen que Varsovie a volontairement acceptée et n'est pas négociable pour Bruxelles. Plus grave encore, la violation sur le même sujet se répète pour la deuxième fois et à une distance si courte, étant donné que la première sanction ne date que du 2 mars dernier. Une nouvelle condamnation éloignerait davantage la Pologne et son gouvernement réactionnaire des principes fondateurs de l'Union et confirmerait, si nécessaire, une adhésion du pays polonais dans le seul but d'obtenir les avantages économiques provenant de l'Union, qui pèsent tous deux sur le budget du pays. Le problème est bien connu: les pays du pacte de Visegrad ne semblent pas encore s'être habitués aux idéaux occidentaux et sont gouvernés par des cadres de droite qui exercent encore le pouvoir avec les voies et formes communistes en vigueur lorsqu'ils étaient sous l'influence de l'Union soviétique. Dans les institutions des anciens pays socialistes, en particulier la Pologne et la Hongrie, il n'y a pas eu de maturation adéquate vers le respect démocratique de l'exercice du gouvernement et de l'opposition; dans la pratique, non seulement ce système de freins et contrepoids n'a pas été construit, qui doit garantir la confrontation démocratique, mais, au contraire, la direction a été prise pour détruire tous les pouvoirs qui peuvent s'opposer à une seule action gouvernementale, que ce soit le pouvoir judiciaire, avec sa nécessaire indépendance, et la liberté de la presse, de plus en plus comprimée, avec la diminution conséquente de la garantie des droits civils. La question est de savoir s’il peut être tolérable d’avoir en tant que membres de l’Union européenne des pays si en retard dans leurs droits que l’entrée et le séjour en Europe auraient plutôt dû progresser et être garantis. La présence d'États-nations qui rejettent toute obligation et application de normes qu'ils ont eux-mêmes librement signées et qui transgressent trop librement n'apparaît plus tolérable dans un forum supranational qui veut aspirer à réaliser, tôt ou tard, une union politique caractérisée par la garantie de la loi. Si ces règles minimales ne sont pas acceptées, il ne faut même pas lui permettre d'accéder aux avantages que garantit l'Union et il ne suffit pas d'imposer des amendes et de ne pas permettre l'accès aux budgets européens, car un repentir face à ces menaces n'est qu'un repentir non sincère, qui favorise la répétition de la violation à la première occasion disponible. Il est nécessaire d'avoir le courage de définir ces pays comme des charges inutiles pour le processus d'intégration européenne et, par conséquent, d'avoir le courage de prendre des mesures drastiques telles que l'expulsion de l'Union: au moins, les fonds européens ne seront pas gaspillés inutilement en financement sans aucun but.

A Polónia referiu-se à sua reforma judicial, é altura de a União Europeia pensar mesmo em sanções extremas

 A questão da independência do judiciário polonês torna-se oficialmente uma questão de disputa entre Bruxelas e Varsóvia; na verdade, a Comissão Europeia remeteu a Polónia para o Tribunal de Justiça da União Europeia, com o objectivo de proteger a independência dos juízes da nação polaca. O argumento central da disputa é a lei que entrou em vigor na Polônia em 14 de fevereiro de 2020, que, segundo a Comissão Europeia, parece ser incompatível com o primado do direito da UE, pois afeta a necessária independência dos juízes em relação ao executivo. Um agravante particular da disposição legal em discussão é também a proibição de os juízes aplicarem diretamente as disposições do direito europeu, que pretendem precisamente proteger a independência do poder judicial, acionando procedimentos disciplinares contra os juízes. de delegar decisões preliminares sobre questões de independência judicial ao Tribunal do Luxemburgo, em conformidade com as disposições dos tratados também assinados por Varsóvia. Se o recurso da Comissão Europeia fosse julgado procedente para o governo polaco, seria a segunda sentença, depois de as modalidades de nomeação dos juízes do Supremo Tribunal da Polónia serem consideradas em conflito com o direito europeu. As justificativas do executivo de Varsóvia dizem respeito ao fato de ter maior eficiência no sistema judiciário, inclusive para eliminar os vestígios ainda presentes da legislação anterior a 1989, quando o país era governado pela ditadura comunista. A desculpa, porém, parece incoerente uma vez que o governo em exercício apela à eliminação das normas em vigor sob regime ditatorial, querendo substituí-las por uma lei que não respeite a independência dos magistrados, comportamento, portanto, semelhante ao que você quer lutar. A independência dos juízes é um requisito fundamental do direito europeu que Varsóvia aceitou voluntariamente e não é negociável para Bruxelas. Mais grave ainda é que a violação sobre o mesmo assunto se repete pela segunda vez e a tão curta distância, visto que a primeira sanção data apenas de 2 de março passado. Uma nova condenação distanciaria ainda mais a Polónia e o seu governo reaccionário dos princípios fundadores da União e confirmaria, se necessário, uma adesão do país polaco com o único objectivo de obter as vantagens económicas provenientes da União, que tanto pesam orçamento do país. O problema é bem conhecido: os países do Pacto de Visegrado não parecem ter se acostumado aos ideais ocidentais e são governados por executivos de direita que ainda exercem o poder com os modos e formas comunistas vigentes quando estavam sob a influência de a União Soviética. Nas instituições dos antigos países socialistas, em particular a Polónia e a Hungria, não tem havido um amadurecimento adequado no sentido do respeito democrático pelo exercício do governo e da oposição; na prática, não só não se construiu aquele sistema de freios e contrapesos, que deve garantir o confronto democrático, mas, ao contrário, se dirigiu a destruição de todos os poderes que podem opor-se a uma mesma ação governamental, seja o judiciário, a sua necessária independência, e a liberdade de imprensa, cada vez mais comprimida, com a consequente diminuição da garantia dos direitos civis. A questão é se pode ser tolerável ter como membros da União Europeia nações tão atrasadas em seus direitos que a entrada e a permanência na Europa deveriam ter progredido e garantido. A presença de Estados nacionais que rejeitem qualquer obrigação e aplicação de normas que eles próprios tenham livremente assinado e que transgridam livremente já não se afigura tolerável num foro supranacional que pretende alcançar, mais cedo ou mais tarde, uma união política caracterizada pela garantia da lei. Se estas regras mínimas não forem aceites, não deve sequer ser permitido o acesso às vantagens que a União garante e não basta impor multas e não permitir o acesso aos orçamentos europeus, porque o arrependimento face a estas ameaças é apenas um arrependimento insincero, que favorece a repetição da violação na primeira oportunidade disponível. É necessário ter a coragem de definir estes países como fardos desnecessários ao processo de integração europeia e, consequentemente, ter a coragem de tomar medidas drásticas como a expulsão da União: pelo menos, os fundos europeus não serão desperdiçados desnecessariamente em financiamento sem qualquer finalidade.

Польша сослалась на судебную реформу, Евросоюзу пора подумать даже о крайних санкциях

 Вопрос о независимости польской судебной системы официально становится предметом спора между Брюсселем и Варшавой; Фактически, Европейская Комиссия передала Польшу в Суд Европейского Союза с целью защиты независимости судей польского народа. Центральным аргументом в споре является закон, вступивший в силу в Польше 14 февраля 2020 года, который, по мнению Европейской комиссии, кажется несовместимым с верховенством права ЕС, поскольку затрагивает необходимую независимость судей от исполнительный. Особым отягчающим фактором обсуждаемой правовой нормы также является запрет судьям напрямую применять положения европейского права, которые как раз и хотят защитить независимость судебной власти, путем активации дисциплинарных процедур в отношении судей. Предусмотрен запрет о передаче предварительных решений по вопросам судебной независимости в Люксембургский суд в соответствии с положениями договоров, также подписанных Варшавой. Если апелляция Европейской комиссии будет поддержана в пользу правительства Польши, это будет второй приговор после того, как условия назначения судей Верховного суда Польши будут признаны противоречащими европейскому праву. Оправдания варшавской исполнительной власти касаются факта повышения эффективности судебной системы, а также устранения следов законодательства, существовавшего до 1989 года, когда страной управляла коммунистическая диктатура. Оправдание, однако, кажется непоследовательным, поскольку действующее правительство апеллирует к отмене правил, действующих при диктаторском режиме, желая заменить их законом, не уважающим независимость магистратов, - поведение, поэтому похожее на то, что вы хочу воевать. Независимость судей является фундаментальным требованием европейского права, которое Варшава приняла добровольно и не подлежит обсуждению для Брюсселя. Еще более серьезным является то, что нарушение по той же теме повторяется во второй раз и на таком коротком расстоянии, учитывая, что первая санкция была применена только 2 марта прошлого года. Новое осуждение еще больше отдалит Польшу и ее реакционное правительство от основополагающих принципов Союза и подтвердит, в случае необходимости, присоединение польской страны с единственной целью получения экономических преимуществ, исходящих от Союза, которые оба оказывают давление на бюджет страны. Проблема хорошо известна: страны Вышеградского пакта, похоже, еще не привыкли к западным идеалам и управляются правыми руководителями, которые все еще осуществляют власть с коммунистическими методами и формами, действовавшими, когда они находились под влиянием Советский Союз. В институтах бывших социалистических стран, в частности Польши и Венгрии, не произошло адекватного созревания в направлении демократического уважения к деятельности правительства и оппозиции; на практике не только не была построена та система сдержек и противовесов, которая должна гарантировать демократическую конфронтацию, но, напротив, было взято направление на уничтожение всех тех сил, которые могут противодействовать отдельным действиям правительства, будь то судебная система, с помощью его необходимая независимость и свобода прессы, все более ограниченная, с последующим уменьшением гарантии гражданских прав. Вопрос в том, можно ли допустить, чтобы в качестве членов Европейского Союза страны настолько отстали в своих правах, что въезд и пребывание в Европе вместо этого должны были прогрессировать и гарантироваться. Присутствие национальных государств, которые отвергают любое обязательство и применение норм, которые они сами добровольно подписали и которые слишком свободно нарушают, больше не кажется терпимым на наднациональном форуме, который хочет стремиться рано или поздно достичь политического союза, характеризуемого гарантией. закона. Если эти минимальные правила не будут приняты, он не должен даже получить доступ к преимуществам, которые гарантирует Союз, и недостаточно налагать штрафы и не разрешать доступ к европейским бюджетам, потому что раскаяние перед этими угрозами - это только неискреннее раскаяние, которое способствует повторению нарушения при первой же возможности. Необходимо иметь смелость определить эти страны как ненужное бремя для процесса европейской интеграции и, следовательно, иметь смелость предпринять решительные действия, такие как исключение из Союза: по крайней мере, европейские фонды не будут растрачиваться без надобности в финансирование без цели.