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giovedì 27 agosto 2026

La minaccia della riduzione dell'impegno militare USA in Europa

 La minaccia è concreta: il Pentagono sta pensando ad una revisione circa la presenza militare degli USA negli stati europei dell’Alleanza Atlantica. Le possibilità di una riduzione del numero di effettivi, basi e capacità militari sembrano essere diventate potenzialmente molto concrete. La data attesa per conoscere il futuro della presenza militare USA in Europa sarà il 6 novembre, quando il Pentagono presenterà almeno quattro diverse opzioni per il dispiegamento delle forze militari. La situazione dei rapporti tra gli stati europei ed il presidente Trump, non è delle migliori ed i paesi dell’Alleanza Atlantica temono una grande riduzione degli effettivi presenti sui loro territori, dove, attualmente, sono presenti circa 80.000 militari USA. La minaccia concreta è che verranno penalizzati i paesi che non hanno fornito il sostegno richiesto dalla Casa Bianca nel conflitto contro l’Iran. Dal punto di vista politico le decisioni dei paesi europei, di non concedere le loro basi, è stata corretta poiché l’amministrazione americana aveva intrapreso una guerra senza avvisare gli alleati, come da protocollo e senza, quindi, tenere conto delle eventuali, ma certe, discordanze. Anche dal punto di vista normativo il diritto di sorvolo, parcheggio e scalo dei velivoli militari americani, che costituiscono i trattati dell’alleanza, è stato rispettato per le casistiche per cui è stato rifiutato; tuttavia si conosce l’allergia di Trump verso le norme e le procedure ed i rifiuti hanno costituito degli affronti personali verso il capo della Casa Bianca.  Una possibile lettura è che l’amministrazione americana voglia ricontrattare le modalità dell’utilizzo delle basi estere, minacciando la riduzione della presenza in Europa. Secondo i membri dell’Alleanza Atlantica una riduzione unilaterale delle truppe USA non sarebbe possibile senza accordi preventivi, ma le intenzioni di Trump erano già queste appena insediato, quando rinfacciava ai membri europei dell’Alleanza Atlantica di non contribuire abbastanza al bilancio e di lasciare il grosso dell’impegno proprio agli Stati Uniti. Che ci sia stata una immobilità sugli investimenti nella difesa europea è un dato di fatto e che l’atteggiamento per molti anni sia stato quello di delegare praticamente del tutto la difesa dell’Europa agli Stati Uniti è ugualmente vero. La politica americana, però, non può, in questo momento, disimpegnarsi troppo dall’Europa, soprattutto ora che ha intrapreso la via di sanzioni più dure verso l’Iran e l’appoggio maggiore dovrà venire proprio dai paesi del vecchio continente, anche in funzione di contenimento russo, che verosimilmente si schiererà, insieme con Pechino, a fianco di Teheran. In ogni caso gli USA non chiederanno, come contropartita, l’ampliamento degli accordi delle basi europee, ma anche un diverso approccio a loro favore, delle questioni relative allo spazio, alla cybersicurezza ed alle infrastrutture di intelligence. Se gli stati europei qualcosa dovranno concedere, dovranno velocizzare il processo di affrancamento dalla difesa americana e diventare un soggetto sempre più autonomo, si tratta di un processo che non può essere istantaneo ma che deve prevedere investimenti economici e regole politiche, ma che rappresenta l’unica strada per diventare anche un soggetto politico rilevante ed in grado di difendersi in maniera autonoma; ciò non vuole dire sospendere l’alleanza con gli USA, ma mettersi al riparo di personaggi che non condividono la presenza di un soggetto europeo di primo livello. La guerra ucraina, pur nella sua drammaticità, può favorire questo processo, grazie al vuoto che gli americani stanno lasciando e che può essere riempito soltanto da un soggetto europeo, perché più vicino fisicamente e quindi maggiormente coinvolto.

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