Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
mercoledì 17 dicembre 2014
Le strategie diplomatiche palestinesi
La Palestina intende partire con una offensiva diplomatica contro Israele, capace di sfruttare la buona predisposizione che si sta sviluppando in Europa sull’argomento del riconoscimento dello stato palestinese come stato sovrano. Pur trattandosi di iniziative prive di effetto pratico, le decisioni di alcuni parlamenti del vecchio continente di riconoscere lo stato palestinese, stanno aggravando lo stato di isolamento internazionale di Israele e ne compromettono fortemente l’immagine pubblica sulla scena diplomatica. Per i palestinesi, delusi dagli sforzi sempre più vani degli Stati Uniti, che non sono riusciti ad imporre a Tel Aviv la soluzione dei due stati sul medesimo territorio, la soluzione di praticare la via delle organizzazioni internazionali, appare, ormai, una scelta praticamente obbligata. L’intenzione principale è quella di presentare alle Nazioni Unite un testo destinato a diventare una possibile risoluzione del Consiglio di Sicurezza. La probabilità che questa iniziativa abbia successo è praticamente nulla, per il veto che gli USA metteranno quasi sicuramente, nonostante la Casa Bianca condivida in gran parte le ragioni palestinesi. Ma in questa fase la strategia dell’amministrazione statunitense è quella di aspettare l’esito delle elezioni, che in caso di sconfitta di Netanyahu, aprirebbero considerevoli possibilità per una trattativa nella direzione voluta da Washington ed anche dagli stessi palestinesi. Certo in caso contrario gli USA non potrebbero avere più alcuna scusante per continuare nell’atteggiamento di porre dei veti nel Consiglio di sicurezza per tutelare Israele, qualsiasi cosa faccia. Una vittoria di Netanyahu aprirebbe nella società americana e nella sua classe politica un dibattito molto acceso, tale da aprire profonde divisioni e lacerazioni nel tessuto politico del paese, ed è proprio su queste considerazioni che si basa l’atteggiamento di attesa dell’amministrazione Obama. Tuttavia i palestinesi sono decisi ad andare avanti lo stesso, anche per il solo fatto di costringere Israele ad un sempre maggiore isolamento internazionale. Il progetto dovrebbe contenere la richiesta di ritiro dalle zone occupate abusivamente, le così dette colonie o insediamenti, ma non si sa sarà contenuta una data di scadenza, che alcune previsioni indicano in due anni. Questa soluzione è ovviamente osteggiata da Netanyahu, ancora con più forza in questo periodo in cui il paese israeliano è entrato in campagna elettorale; la tesi del premier di Tel Aviv è che il ritiro dai territori occupati violando gli accordi del 1967, non potrebbe che favorire l’ingresso dei terroristi fin dentro Israele; come si vede si tratta di una tesi che deve risvegliare le paure della popolazione ed insieme mantenere il controllo sugli insediamenti. Sono ragioni in parte effettivamente condivise da Netanyahu ed in parte esasperate per raccogliere il maggior numero di voti possibili dalla destra nazionalista e da quanti osteggiano un accordo con i palestinesi. Viene ritenuto anche possibile che gli stessi Stati Uniti possano presentare un loro testo, ma questa eventualità appare in contrasto con l’attesa del risultato elettorale israeliano, che al momento sembra essere centrale nella strategia americana. I palestinesi, intanto, non focalizzano la loro azione soltanto sul Consiglio di sicurezza: altre iniziative vi saranno affiancate. Una riguarda l’intenzione di essere ammessa alle Nazioni Unite come membro effettivo e non più solo come paese osservatore, se ciò si verificasse la Palestina potrebbe chiedere di fare parte del Consiglio di sicurezza alla prima scadenza utile di un membro attuale non permanente. Questa operazione non ha alcuna possibilità di riuscita per il sicuro veto che gli USA porrebbero sulla questione, ma porterebbe alla ribalta il problema di una esclusione di un paese sostenuto, probabilmente in modo massiccio dall’assemblea. Un ulteriore passo dell’offensiva diplomatica palestinese è allo studio da tempo e riguarda la possibilità che la Palestina aderisca alla Corte Penale Internazionale e citi in giudizio Israele per i crimini commessi a Gaza; si tratterebbe di una possibilità letale per Tel Aviv, che sarebbe destinata quasi sicuramente ad una condanna. Questa scelta viene tenuta quasi come arma finale dai palestinesi, che, al momento preferiscono non sottoporre Israele ad una tale pressione, anche per evitare di fornire a Netanyahu ulteriori elementi a suo favore in campagna elettorale. Risulta più probabile la possibilità che la Palestina sottoponga all’Assemblea una risoluzione non vincolante di condanna degli insediamenti israeliani nella zona della Cisgiordania, che costituirebbe una misura simbolica e priva di effetto, ma destinata a raccogliere un ampio consenso nell’Assemblea della Nazioni Unite, dove non è previsto lo strumento del diritto di veto come nel Consiglio di sicurezza.
The Palestinian diplomatic strategies
Palestine intends to start with a diplomatic offensive against Israel, able to take advantage of the good preparation that is developing in Europe on the subject of the recognition of the Palestinian state as a sovereign state. While these initiatives have no practical effect, the decisions of some parliaments of the old continent to recognize the Palestinian state, are aggravating the state of international isolation of Israel and undermine the strong public image on the diplomatic scene. For Palestinians, disappointed by the efforts of the United States more and more futile, who failed to impose in Tel Aviv the two-state solution on the same territory, the solution to practice the way of international organizations, seems to have become a choice practically forced . The main intention is to present to the UN a text destined to become a possible resolution of the Security Council. The probability that this initiative will be successful is practically nil, for the veto that the US will put almost surely, despite the White House agrees to a great part of the reasons Palestinians. But at this stage of the US strategy is to wait for the outcome of the election, which in case of defeat to Netanyahu, open up considerable opportunities for negotiation in the direction desired by Washington and even by the Palestinians themselves. Sure otherwise the US could not have any more excuse to continue to put in the attitude of vetoes in the Security Council to protect Israel, whatever he does. A Netanyahu victory would open in American society and its political class much heated debate, as to open deep divisions and lacerations in the political fabric of the country, and it is on these considerations is based the attitude of waiting for the Obama administration. However, the Palestinians have decided to go ahead anyway, even for the mere fact of forcing Israel to a growing international isolation. The project should contain the request for withdrawal from areas occupied illegally, the so-called colonies or settlements, but it is unknown if contained an expiration date, that some forecasts point in two years. This solution is obviously opposed by Netanyahu, even more strongly in this period when the country joined the Israeli election campaign; the thesis of the premier of Tel Aviv is that withdrawal from the occupied territories in violation of the agreements of 1967, could only encourage the entry of terrorists from within Israel; as we see it is a thesis that should awaken the fears of the population and together maintain control over settlements. Reasons are in part actually shared by Netanyahu and partly exasperated to collect as many votes as possible by the nationalist right and how many oppose an agreement with the Palestinians. It is considered possible that the United States itself can submit their text, but this possibility appears at odds with the expectation of the Israeli election result, which at the moment seems to be central to the American strategy. The Palestinians, meanwhile, not only focus their action on the Security Council, other initiatives will be side by side. One concerns the intention of being admitted to the UN as a full member, and not just as an observer country, if this happens Palestine might ask to be part of the Security Council the first upcoming maturity of a current non-permanent member. This operation has no chance of success for sure that the US veto would place on the issue, but would bring to the fore the issue of a removal of a country supported, probably in large numbers by the assembly. Another step is to study the Palestinian diplomatic offensive for some time and concerns the possibility that Palestine to accede to the International Criminal Court and the courts cite Israel for crimes committed in Gaza; it would be a possibility lethal to Tel Aviv, which would almost certainly destined to a conviction. This choice is kept almost as ultimate weapon by the Palestinians, who, at the time they prefer not to subject Israel to such pressure, even for Netanyahu to avoid providing further evidence in his favor in the election campaign. It is more likely the possibility that Palestine Assembly submit a non-binding resolution condemning Israeli settlements in the West Bank, which would constitute a symbolic measure and void, but destined to collect a broad consensus in the Assembly of the United Nations, where it is expected the instrument of veto as in the security Council.
Las estrategias diplomáticas palestinas
Palestina tiene la intención de comenzar con una ofensiva diplomática contra Israel, capaz de tomar ventaja de la buena preparación que se está desarrollando en Europa sobre el tema del reconocimiento del Estado palestino como un estado soberano. Si bien estas iniciativas no tienen ningún efecto práctico, las decisiones de algunos parlamentos del viejo continente a reconocer al Estado palestino, están agravando la situación de aislamiento internacional de Israel y socavar la fuerte imagen pública en la escena diplomática. Para los palestinos, decepcionado por los esfuerzos de los Estados Unidos cada vez más inútil, que no lograron imponer en Tel Aviv la solución de dos estados en el mismo territorio, la solución a la práctica la forma de las organizaciones internacionales, parece haberse convertido en una opción prácticamente forzado . La intención principal es presentar a la ONU un texto destinado a convertirse en una posible resolución del Consejo de Seguridad. La probabilidad de que esta iniciativa tenga éxito es prácticamente nula, por el veto que los EE.UU. pondremos casi seguro, a pesar de que la Casa Blanca está de acuerdo en gran parte de las razones de los palestinos. Pero en esta etapa de la estrategia de Estados Unidos es que esperar el resultado de las elecciones, que en caso de derrota de Netanyahu, se abren grandes oportunidades para la negociación en la dirección deseada por Washington e incluso por los propios palestinos. Claro que de lo contrario los EE.UU. no podía tener más excusas para seguir poniendo en la actitud de los vetos en el Consejo de Seguridad para proteger a Israel, haga lo que haga. Una victoria de Netanyahu podría abrir en la sociedad estadounidense y su clase política acalorado debate, como para abrir profundas divisiones y laceraciones en el tejido político del país, y es en estas consideraciones se basa la actitud de esperar a que el gobierno de Obama. Sin embargo, los palestinos han decidido seguir adelante de todos modos, aunque sea por el mero hecho de obligar a Israel a un creciente aislamiento internacional. El proyecto debe contener la solicitud de retiro de las áreas ocupadas ilegalmente, los llamados colonias o asentamientos, pero se desconoce si contenida una fecha de caducidad, que algunas previsiones apuntan en dos años. Esta solución es, obviamente, la oposición de Netanyahu, incluso con más fuerza en este período cuando el país se unió a la campaña electoral israelí; la tesis de la premier de Tel Aviv es que la retirada de los territorios ocupados en violación de los acuerdos de 1967, sólo podía favorecer la entrada de terroristas desde el interior de Israel; como vemos que es una tesis que debe despertar los temores de la población y juntos mantener el control sobre los asentamientos. Razones son, en parte, de hecho compartidos por Netanyahu y en parte exasperados recoger la mayor cantidad de votos posible por la derecha nacionalista y cuantos se oponen a un acuerdo con los palestinos. Se considera posible que los propios Estados Unidos puede presentar su texto, pero esta posibilidad parece en desacuerdo con la expectativa del resultado electoral israelí, que por el momento parece ser fundamental para la estrategia estadounidense. Los palestinos, por su parte, no sólo centran su acción en el Consejo de Seguridad, otras iniciativas estarán al lado del otro. Uno se refiere a la intención de ingresar en la ONU como miembro de pleno derecho, y no sólo como país observador, si esto sucede Palestina podría preguntar a formar parte del Consejo de Seguridad de la primera próximo vencimiento de un miembro no permanente actual. Esta operación no tiene ninguna posibilidad de éxito para asegurarse de que el veto de Estados Unidos pondría en el tema, pero sería poner en primer plano la cuestión de la retirada de un país con el apoyo, probablemente en gran número por la asamblea. Otro paso es el estudio de la ofensiva diplomática palestina durante algún tiempo y se refiere a la posibilidad de que Palestina a adherirse a la Corte Penal Internacional y los tribunales citar a Israel por crímenes cometidos en Gaza; sería una posibilidad letal para Tel Aviv, lo que es casi seguro destinado a una condena. Esta elección se mantiene casi como arma definitiva por los palestinos, que, en el momento que no prefieren a someter a Israel a tal presión, incluso para Netanyahu para evitar dar más pruebas a su favor en la campaña electoral. Es más probable la posibilidad de que la Asamblea Palestina presentara una resolución no vinculante que condena los asentamientos israelíes en Cisjordania, lo que constituiría una medida simbólica y sin valor, pero destinado a recoger un amplio consenso en la Asamblea de las Naciones Unidas, donde se espera que el instrumento de veto como en el Consejo de Seguridad.
Das palästinensische diplomatische Strategien
Palästina beabsichtigt, mit einer diplomatischen Offensive gegen Israel zu starten, in der Lage, die Vorteile der guten Vorbereitung, dass die Entwicklung in Europa zum Thema der Anerkennung des palästinensischen Staates als souveräner Staat zu nehmen. Diese Initiativen haben keine praktischen Auswirkungen, die Entscheidungen einiger Parlamente des alten Kontinents, den palästinensischen Staat, verschärfen den Zustand der internationalen Isolation Israels anerkennen und untergraben die starke öffentliche Bild auf der diplomatischen Szene. Für die Palästinenser durch die Bemühungen der Vereinigten Staaten mehr und mehr sinnlos, der in Tel Aviv zu verhängen die Zweistaatenlösung auf dem gleichen Gebiet, die Lösung, um den Weg der internationalen Organisationen üben gescheitert enttäuscht, scheint eine Wahl praktisch gezwungen geworden . Das Hauptziel ist es, bei den Vereinten Nationen einen Text dazu bestimmt, eine mögliche Auflösung des Sicherheitsrates zu präsentieren. Die Wahrscheinlichkeit, dass diese Initiative erfolgreich sein, ist praktisch gleich Null, für das Veto, das die USA fast sicher gestellt, obwohl das Weiße Haus erklärt sich bereit, einen großen Teil der Gründe, warum die Palästinenser. Aber in dieser Phase des US-Strategie ist es, für den Ausgang der Wahl, die im Falle einer Niederlage gegen Netanyahu, eröffnen große Chancen für die Verhandlungen in der von Washington und auch von den Palästinensern selbst gewünschte Richtung zu warten. Sicher sonst könnten die USA keine Ausrede mehr, auch weiterhin in der Haltung des Vetos im Sicherheitsrat nach Israel, was auch immer er tut, zu schützen. Ein Sieg würde Netanyahu in der amerikanischen Gesellschaft und ihrer politischen Klasse sehr hitzige Debatte öffnen, um tiefe Gräben und Platzwunden im politischen Gefüge des Landes zu öffnen, und es ist von diesen Überlegungen ist die Haltung des Wartens auf die Obama-Regierung basiert. Doch die Palästinenser haben sich entschieden, trotzdem weitermachen, auch für die bloße Tatsache Israel zu einer wachsenden internationalen Isolation zwingen. Das Projekt sollte den Antrag auf Rückzug aus Gebieten illegal besetzten, den sogenannten Kolonien oder Siedlungen enthalten, aber es ist nicht bekannt, ob ein Ablaufdatum enthalten, dass einige Prognosen deuten in zwei Jahren. Diese Lösung wird offensichtlich von Netanyahu in dieser Zeit gegenüber, noch stärker als das Land der israelischen Wahlkampf trat; die These von der Premiere von Tel Aviv ist, dass der Rückzug aus den besetzten Gebieten unter Verletzung der Vereinbarungen von 1967, konnte nur das Eindringen von Terroristen in Israel zu fördern; wie wir sehen, es ist eine These, die die Ängste der Bevölkerung zu wecken und gemeinsam die Kontrolle über Siedlungen sollten. Gründe sind zum Teil tatsächlich von Netanyahu geteilt und teilweise verärgert, so viele Stimmen wie möglich von der nationalistischen Rechten sammeln und wie viele entgegen ein Abkommen mit den Palästinensern. Es wird für möglich gehalten, dass die Vereinigten Staaten selbst können ihre Texte einreichen, aber diese Möglichkeit scheint im Widerspruch zu der Erwartung der israelischen Wahlergebnis, das im Moment scheint von zentraler Bedeutung für die amerikanische Strategie zu sein. Die Palästinenser, inzwischen nicht nur ihre Wirkung auf den Sicherheitsrat konzentrieren, werden andere Initiativen nebeneinander sein. Die eine betrifft die Absicht, an die UNO als Vollmitglied aufgenommen, und nicht nur als Beobachter Land, wenn dies der Fall Palästina könnte fragen, einen Teil der Sicherheitsrat der ersten kommenden Laufzeit von einem aktuellen nicht-ständiges Mitglied sein. Dieser Vorgang hat keine Aussicht auf Erfolg für Sie sicher, dass die US-Veto zu diesem Thema in großer Zahl von der Baugruppe platzieren, würde aber in den Vordergrund die Frage einer Streichung eines Landes unterstützt zu bringen, wahrscheinlich. Ein weiterer Schritt ist die palästinensische diplomatische Offensive für einige Zeit zu studieren und betrifft die Möglichkeit, dass Palästina, um den Internationalen Strafgerichtshof beizutreten und die Gerichte zu nennen Israel für Verbrechen in Gaza begangen werden; es wäre eine Möglichkeit, tödlich für Tel Aviv, die mit ziemlicher Sicherheit zu einer Verurteilung bestimmt wäre. Diese Wahl ist fast so, als ultimative Waffe von den Palästinensern, der zum Zeitpunkt der lieber nicht nach Israel, um einen solchen Druck zu unterwerfen gehalten, auch für Netanyahu zu vermeiden, was ein weiterer Beweis zu seinen Gunsten in den Wahlkampf. Es besteht die Möglichkeit, dass Palästina Versammlung vorzulegen eine unverbindliche Resolution zur Verurteilung der israelischen Siedlungen in der Westbank , die eine symbolische Maßnahme und nichtig, aber dazu bestimmt, einen breiten Konsens in der Vollversammlung der Vereinten Nationen zu sammeln darstellen würde eher, wo es das Instrument der Veto als im Sicherheitsrat erwartet.
Les stratégies diplomatiques palestiniens
Palestine a l'intention de commencer par une offensive diplomatique contre Israël, en mesure de profiter de la bonne préparation qui se développe en Europe au sujet de la reconnaissance de l'Etat palestinien comme un Etat souverain. Bien que ces initiatives ne ont aucun effet pratique, les décisions de certains parlements du vieux continent à reconnaître l'Etat palestinien, aggravent l'état de l'isolement international d'Israël et de saper l'image publique forte sur la scène diplomatique. Pour les Palestiniens, déçus par les efforts des États-Unis de plus en plus futile, qui ne ont pas d'imposer à Tel Aviv la solution à deux Etats sur le même territoire, la solution de pratiquer la voie des organisations internationales, semble être devenu un choix pratiquement forcé . L'intention principale est de présenter à l'ONU un texte destiné à devenir une éventuelle résolution du Conseil de sécurité. La probabilité que cette initiative sera couronnée de succès est pratiquement nulle, pour le droit de veto que les États-Unis de mettre presque sûrement, en dépit de la Maison-Blanche se engage à une grande partie des raisons pour lesquelles les Palestiniens. Mais à ce stade de la stratégie américaine est d'attendre le résultat de l'élection, qui en cas de défaite de Netanyahu, ouvrir des opportunités considérables pour la négociation dans la direction souhaitée par Washington et même par les Palestiniens eux-mêmes. Bien sûr, sinon les Etats-Unis ne pouvions pas avoir plus de prétexte pour continuer à mettre dans l'attitude du droit de veto au Conseil de sécurité pour protéger Israël, quoi qu'il fasse. Une victoire Netanyahu serait ouvrir dans la société américaine et son plus vif débat de la classe politique, à ouvrir de profondes divisions et des lacérations dans le tissu politique du pays, et ce est sur ces considérations repose l'attitude de l'attente pour l'administration Obama. Cependant, les Palestiniens ont décidé d'aller de l'avant de toute façon, même pour le simple fait de forcer Israël à un isolement international croissant. Le projet doit contenir la demande de retrait des zones occupées illégalement, les colonies dites ou établissements, mais on ignore se il est contenu une date d'expiration, que certaines prévisions indiquent en deux ans. Cette solution est évidemment opposé par Netanyahu, encore plus fortement dans cette période où le pays a rejoint la campagne électorale israélienne; la thèse du premier ministre de Tel Aviv, ce est que le retrait des territoires occupés en violation des accords de 1967, ne pouvait encourager l'entrée de terroristes de l'intérieur d'Israël; comme nous le voyons est une thèse qui devrait réveiller les craintes de la population et ainsi garder le contrôle sur les colonies. Raisons sont en partie effectivement partagées par Netanyahu et en partie exaspérés de recueillir autant de voix que possible par la droite nationaliste et combien se opposent à un accord avec les Palestiniens. Il est considéré comme possible que les Etats-Unis lui-même peut soumettre leur texte, mais cette possibilité semble être en contradiction avec l'attente du résultat de l'élection israélienne, qui pour l'instant semble être au cœur de la stratégie américaine. Les Palestiniens, quant à lui, non seulement se concentrer leur action sur le Conseil de sécurité, d'autres initiatives seront côte à côte. L'un concerne l'intention d'être admis à l'ONU comme un membre à part entière, et pas seulement comme un pays observateur, si cela se produit Palestine pourrait demander à faire partie du Conseil de sécurité de la première échéance prochaine d'un membre non-permanent actuel. Cette opération n'a aucune chance de succès pour assurer que le veto américain mettrait sur la question, mais se mettre en avant la question d'un retrait d'un pays pris en charge, probablement en grand nombre par l'assemblée. Une autre étape consiste à étudier l'offensive diplomatique palestinienne pendant un certain temps et concerne la possibilité que la Palestine à adhérer à la Cour pénale internationale et les tribunaux citer Israël pour des crimes commis à Gaza; ce serait une possibilité létale à Tel-Aviv, qui serait presque certainement destiné à une condamnation. Ce choix est maintenu presque comme arme ultime par les Palestiniens, qui, au moment où ils préfèrent ne pas soumettre Israël à une telle pression, même pour Netanyahu pour éviter de fournir une preuve supplémentaire en sa faveur dans la campagne électorale. Il est plus probable la possibilité que la Palestine Assemblée soumettre une résolution non contraignante condamnant les colonies israéliennes en Cisjordanie, ce qui constituerait une mesure symbolique et non avenue, mais destiné à recueillir un large consensus à l'Assemblée des Nations Unies, où il est attendu l'instrument de veto au Conseil de sécurité.
As estratégias diplomáticas palestinas
Palestina tem a intenção de começar com uma ofensiva diplomática contra Israel, capaz de tirar partido da boa preparação que está se desenvolvendo na Europa sobre o tema do reconhecimento do Estado da Palestina como um Estado soberano. Embora estas iniciativas não têm nenhum efeito prático, as decisões de alguns parlamentos do velho continente a reconhecer o Estado palestino, estão agravando o estado de isolamento internacional de Israel e de prejudicar a imagem pública forte na cena diplomática. Para os palestinos, decepcionado com os esforços dos Estados Unidos cada vez mais inútil, que não conseguiram impor em Tel Aviv a solução de dois Estados no mesmo território, a solução para praticar o caminho das organizações internacionais, parece ter se tornado uma escolha praticamente forçado . A intenção principal é apresentar à ONU um texto destinado a se tornar uma possível resolução do Conselho de Segurança. A probabilidade de que esta iniciativa será bem-sucedida é praticamente nula, pois o veto que os EUA vão colocar quase certamente, apesar de a Casa Branca concorda em grande parte das razões palestinos. Mas nesta fase da estratégia dos EUA é de esperar que o resultado da eleição, que em caso de derrota de Netanyahu, abrir oportunidades consideráveis para a negociação na direção desejada por Washington e até mesmo pelos próprios palestinos. Claro que de outra forma os EUA não poderiam ter mais desculpa para continuar a colocar na atitude dos vetos no Conselho de Segurança para proteger Israel, o que ele faz. Uma vitória Netanyahu abriria na sociedade americana e sua classe política muito debate acalorado, como para abrir profundas divisões e lacerações no tecido político do país, e é sobre essas considerações se baseia a atitude de esperar para a administração Obama. No entanto, os palestinos decidiram ir em frente de qualquer maneira, mesmo para o simples fato de forçar Israel a um isolamento internacional crescente. O projeto deve conter o pedido de retirada de áreas ocupadas ilegalmente, as chamadas colônias ou assentamentos, mas não se sabe se continha uma data de validade, que algumas previsões apontam em dois anos. Esta solução é, obviamente, a oposição de Netanyahu, ainda mais fortemente neste período em que o país aderiu à campanha eleitoral israelense; a tese do premier de Tel Aviv é que a retirada dos territórios ocupados em violação dos acordos de 1967, só poderia incentivar a entrada de terroristas de dentro de Israel; como vemos, é uma tese que deve despertar os temores da população e, juntos, manter o controle sobre os assentamentos. Razões são, em parte, na verdade compartilhada por Netanyahu e parcialmente exasperado para recolher tantos votos quanto possível pela direita nacionalista e quantos se opõem a um acordo com os palestinos. É considerado possível que os próprios Estados Unidos podem enviar seu texto, mas esta possibilidade parece em desacordo com a expectativa do resultado das eleições de Israel, que no momento parece ser fundamental para a estratégia americana. Os palestinos, por sua vez, não só centrar a sua acção no Conselho de Segurança, outras iniciativas estarão lado a lado. Uma diz respeito à intenção de ser admitida na ONU como membro pleno, e não apenas como um país observador, se isso acontecer Palestina pode pedir para fazer parte do Conselho de Segurança o primeiro próxima maturidade de um membro não-permanente atual. Esta operação não tem chance de sucesso para a certeza de que o veto dos Estados Unidos iria colocar sobre a questão, mas traria à tona a questão da retirada de um país suportado, provavelmente em grande número pela assembleia. Outro passo é estudar a ofensiva diplomática palestina há algum tempo e diz respeito à possibilidade de que a Palestina a aderir ao Tribunal Penal Internacional e os tribunais citar Israel por crimes cometidos em Gaza; seria uma possibilidade letal para Tel Aviv, que quase certamente destinada a uma condenação. Esta escolha é mantido quase como arma definitiva pelos palestinos, que, no momento em que eles preferem não submeter Israel a tal pressão, mesmo para Netanyahu para evitar fornecer mais evidências em seu favor na campanha eleitoral. É mais provável a possibilidade de que a Palestina Assembleia apresentar uma resolução não vinculante condenando os assentamentos israelenses na Cisjordânia, o que constituiria uma medida simbólica e sem efeito, mas destinado a recolher um amplo consenso na Assembleia das Nações Unidas, onde espera-se o instrumento de veto como no Conselho de Segurança.
Палестинские дипломатические стратегии
Палестина намерена начать с дипломатическое наступление против Израиля, в состоянии воспользоваться хорошей подготовки, которая развивается в Европе на предмет признания палестинского государства как суверенного государства. Хотя эти инициативы не имеют никакого практического эффекта, решения некоторых парламентов старого континента признать палестинское государство, усугубление состояния международной изоляции Израиля и подорвать сильный имидж на дипломатическом сцены. Для палестинцев разочарованы усилий Соединенных Штатов все более и более бесполезным, которые не смогли навязать в Тель-Авиве двух государств на той же территории, решение практиковать путь международных организаций, кажется, стал выбор практически вынуждены ,Основной целью является представить в ООН текст суждено стать возможное разрешение Совета Безопасности.Вероятность того, что эта инициатива будет успешной, практически равны нулю, за вето, что США поставят почти наверняка, несмотря на Белый дом согласится на большей части из причин палестинцев. Но на данном этапе американской стратегии является ждать результатов выборов, которая, в случае поражения Нетаниягу, открыть большие возможности для переговоров в желаемом направлении Вашингтона и даже самими палестинцами. Конечно противном случае США не могут иметь больше повод, чтобы продолжать ставить в отношении вето в Совете безопасности, чтобы защитить Израиль, что он делает.Победа Нетаньяху открыть в американском обществе и его политического класса много жарких споров, как открыть глубокие разногласия и рваные раны в политической ткани страны, и именно на этих соображений основан отношение ожидания для администрации Обамы. Тем не менее, палестинцы решили идти вперед в любом случае, даже для простого факта заставить Израиль растущей международной изоляции.Проект должен содержать запрос на выход из районов, оккупированных незаконно, так называемых колониях или поселениях, но неизвестно, если он содержится дата истечения срока действия, что некоторые прогнозы говорят о том в течение двух лет. Это решение, очевидно, против Нетаниягу, даже в большей степени в тот период, когда страна присоединилась к израильской избирательной кампании;Тезис премьера Тель-Авива в том, что выход из оккупированных территорий в нарушение соглашений 1967 года, мог только способствовать вступлению террористов из территории Израиля; как мы видим, это тезис, который должен пробудить страхи населения и вместе сохранить контроль над поселениями. Причины кроются в части фактически разделяют Нетаньяху и частично раздраженный, чтобы собрать как можно больше голосов, как это возможно с помощью правых националистов и сколько выступают против соглашения с палестинцами. Считается, возможно, что сами Соединенные Штаты могут представить свои тексты, но эта возможность появляется не в ладах с ожиданием израильской результате выборов, которые в настоящее время, кажется, центральное место в американской стратегии. Палестинцы, между тем, не только сосредоточить свое действие в Совете Безопасности, и другие инициативы будут бок о бок. Один из них касается намерением быть принята в ООН в качестве полноправного члена, а не только в качестве страны-наблюдателя, если это произойдет, Палестина может попросить, чтобы быть частью Совета Безопасности первый предстоящий погашения текущего непостоянного члена. Эта операция не имеет никаких шансов на успех наверняка, что вето США будет разместить по этому вопросу, но будет вывести на передний план вопрос о снятии страна поддерживает, вероятно, в больших количествах сборки. Еще один шаг, чтобы изучить палестинского дипломатическое наступление в течение некоторого времени и касается возможности того, что Палестина присоединиться к Международному уголовному суду и суды ссылаться Израиль за преступления, совершенные в Газе; было бы возможно смертельным для Тель-Авива, который почти наверняка обречены на убеждения. Этот выбор остается почти абсолютное оружие палестинцами, которые, в то время они предпочитают не подвергать Израиль такому давлению, даже для Нетаньяху, чтобы избежать предоставления дополнительных доказательств в его пользу в избирательной кампании. Это более вероятно, вероятность того, что Палестина Ассамблея представить не обязывающую резолюцию, осуждающую израильские поселения на Западном берегу, который будет представлять собой символическую меру и пустота, а суждено собрать широкий консенсус в Ассамблее Организации Объединенных Наций, где он, как ожидается, инструмент вето как в Совете Безопасности.
Iscriviti a:
Post (Atom)