Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

lunedì 18 maggio 2015

Il governo iracheno chiede ancora aiuto agli sciiti contro lo Stato islamico

La caduta della città di Ramadi, nella provincia irachena di Anbar, territorio a maggioranza sunnita, conquistata dalle milizie dello Stato islamico, segna una nuova sconfitta per l’esercito regolare dell’Iraq. I morti sarebbero stati oltre 500. La città di Ramadi era una delle poche città della regione che lo stato irakeno riusciva ancora a controllare. La battaglia, che ne ha determinato la conquista da parte del califfato è stata molto cruenta e segna un nuovo avanzamento degli integralisti, con modalità simili a quelle che si verificavano all’inizio del conflitto. Infatti molti militari irakeni sarebbero fuggiti lasciando campo libero agli invasori e denunciando ancora una volta l’assoluta inadeguatezza dell’esercito di Bagdad. Nonostante il livello dello scontro si sia alzato e l’esperienza sul campo dei soldati regolari avrebbe dovuto essersi accresciuta, sembra che senza l’apporto di altre forze i militari dell’Iraq non siano in grado ancora di competere con i miliziani islamici. Malgrado questo segnale indichi che la guerra sarà ancora lunga, dal Pentagono sembrano minimizzare,sottolineando come la sconfitta denunci soltanto la necessità di un maggiore appoggio e sostegno all’esercito dell’Iraq. Questa ammissione, però, sottintende implicazioni, che potrebbero diventare problematiche nelle relazioni tra gli USA e di pesi sunniti. Accertato che la guerra contro lo Stato islamico si vince essenzialmente sul terreno, avendo caratteristiche di guerra classica, dove anche l’apporto della forza aerea risulta complementare, sarebbe necessario un maggiore coinvolgimento di reparti terrestri da parte della coalizione che combatte contro il califfato. Ma a questa esigenza non possono rispondere affermativamente gli Stati Uniti, i cui soldati Obama non sembra intenzionato a schierare, se non per operazioni brevi ed altamente mirate, ma neppure gli stati sunniti. Le ragioni sul perché gli stati islamici che partecipano alla coalizione non intendano schierare i loro uomini si possono soltanto presupporre, giacché non esistono spiegazioni ufficiali. Una potrebbe essere che sarebbe considerato controproducente scegliere di fare combattere sunniti contro sunniti, sebbene ragioni di opportunità consiglierebbero come migliore soluzione proprio questa eventualità per non inquinare con motivazioni di tipo religioso o politico la guerra contro lo Stato islamico. Una ulteriore ragione andrebbe nella direzione della scelta statunitense, che è condizionata dal rifiuto della società civile del paese a vedere ancora i propri soldati impiegati in conflitti poco comprensibili agli strati sociali americani. Tuttavia, questa obiezione non pare essere valida per stati che sono minacciati quasi fino al limitare dei propri confini delle milizie del califfato. Più probabile che si tratti di freddi calcoli politici, che cercano di guadagnare zone dell’Iraq e della Siria alla loro influenza. Se così fosse l’azzardo sarebbe non da poco, i paesi sunniti cercherebbero poi di sconfiggere il califfato quando questi fosse riuscito a mettere fuori gioco il paese irakeno guidato dagli sciiti e la stessa tattica potrebbe essere applicata in Siria. Per Bagdad l’unica alternativa è ancora una volta affidarsi ai combattenti iraniani ed a quelli curdi, gli unici che finora sono stati in grado di tenere testa sul terreno allo Stato islamico. Proprio in ragione di ciò il governo iracheno avrebbe già chiesto aiuto, autorizzandole ad operare sul proprio territorio, alle milizie sciite. Se questa decisione è vera non pare credibile che non sia stata concordata con gli Stati Uniti. Per Washington contenere il califfato è diventato il problema più urgente, che può fare passare in secondo piano anche i tentativi di ricucire i rapporti con le monarchie del Golfo, che vedono l’intervento iraniano un attentato alla loro stabilità. Forse Washington all’inizio della lotta contro il califfato ha valutato in modo errato l’appoggio garantito dagli stati sunniti, che non si sono spinti mai una certa soglia ed ora si trova con Teheran come alleato e quelli che dovevano essere i veri alleati, che non garantiscono l’appoggio necessario per motivi tutt’altro che chiari.

The Iraqi government asks for more help to the Shiites against the Islamic state

The fall of the city of Ramadi, in Iraq's Anbar province, a Sunni-dominated territory, conquered by the militias of the Islamic State, marks a new setback for the army of Iraq. The dead would be over 500. The city of Ramadi was one of the few cities in the region that the state of Iraq could still control. The battle, which resulted in the conquest of the Caliphate was very bloody and marks a new advance of the fundamentalists, in ways similar to those that occurred at the beginning of the conflict. Indeed, many Iraqi soldiers have fled leaving the field open to the invaders and denouncing once again the total inadequacy of the army of Baghdad. Despite the level of confrontation has been lifted and the field experience of regular soldiers would have to have increased, it seems that without the support of other military forces of Iraq are not yet able to compete with the Islamic militants. Despite this signal indicates that the war is still long, by the Pentagon seem to minimize, stressing that defeat denounce only the need for more support and support for the army of Iraq. This admission, however, implies implications, that could become problematic in relations between the US and Sunni weights. Ensured that the war against the Islamic state is essentially won on the ground, having characteristics of classical war, where even the contribution of air power is complementary, it would require greater involvement of departments land by the coalition fighting against the caliphate. But this need can not answer yes the United States, whose soldiers Obama does not seem willing to deploy, if not for operations short and highly targeted, but not even the Sunni states. The reasons why the Islamic states participating in the coalition does not intend to deploy their men can only assume, since there are no official explanations. One might be that would be considered counterproductive choose to fight Sunnis against Sunnis, although reasons of expediency recommend as the best solution for this very eventuality not pollute with reasons of religious or political war against the Islamic state. Another reason would be in the direction of the US choice, which is conditioned by the refusal of civil society in the country to still see their soldiers used in conflicts difficult to understand the social strata Americans. However, this objection does not appear to be valid for the states that are threatened almost to the limit of their borders militia of the caliphate. More likely it is cold political calculations, seeking to gain parts of Iraq and Syria to their influence. If that were the venture would be no small feat, the Sunni countries then seek to defeat the Caliphate when they had managed to take out the Iraqi Shiite-led country and the same tactic could be applied in Syria. Baghdad for the only alternative is once again relying on the Iranian combatants and those Kurds, the only ones who so far have been able to stand up on the ground to the Islamic state. Precisely because of this, the Iraqi government would have already asked for help, authorizing them to operate on its territory under the Shiite militias. If this decision is true it not seems credible that has been agreed with the United States. Washington to contain the caliphate has become the most pressing problem, which can overshadow even the attempts to mend relations with the Gulf monarchies, which see the Iranian intervention an attack on their stability. Perhaps Washington at the beginning of the fight against the caliphate has wrongly evaluated the support provided by the Sunni states, who have never driven a certain threshold and is now with Tehran as an ally and those who were to be true allies, that do not provide the support necessary for reasons far from clear.

El gobierno iraquí pide más ayuda para los chiítas contra el estado islámico

La caída de la ciudad de Ramadi, en la provincia iraquí de Anbar, un territorio dominado por los sunitas, conquistado por las milicias del Estado Islámico, marca un nuevo revés para el ejército de Irak. Los muertos sería de más de 500. La ciudad de Ramadi era una de las pocas ciudades de la región que el estado de Irak aún podía controlar. La batalla, que resultó en la conquista del Califato fue muy sangrienta y marca un nuevo avance de los fundamentalistas, de manera similar a los ocurridos en el inicio del conflicto. De hecho, muchos soldados iraquíes han huido dejando el campo libre a los invasores y denunciar una vez más la insuficiencia total del ejército de Bagdad. A pesar del nivel de confrontación se ha levantado y la experiencia de campo de los soldados regulares tendría que haber aumentado, parece que sin el apoyo de otras fuerzas militares de Irak aún no son capaces de competir con los militantes islámicos. A pesar de esta señal indica que la guerra es todavía largo, por el Pentágono parece reducir al mínimo, haciendo hincapié en que la derrota denuncia sólo la necesidad de más apoyo y ayuda para el ejército de Irak. Esta admisión, sin embargo, implica consecuencias, que podrían convertirse en un problema en las relaciones entre los pesos de Estados Unidos y sunitas. Aseguró que la guerra contra el estado islámico se gana esencialmente en la planta, que tiene características de la guerra clásica, donde incluso la contribución del poder aéreo es complementario, sería necesario una mayor participación de los departamentos de la tierra por los combates coalición contra el califato. Pero esta necesidad no puede responder sí los Estados Unidos, cuyos soldados Obama no parece dispuesto a implementar, si no fuera por las operaciones de corto y muy concretas, pero ni siquiera los estados sunitas. Las razones por las cuales los estados islámicos que participan en la coalición no tiene intención de desplegar a sus hombres sólo puede suponer, ya que no hay explicaciones oficiales. Uno podría ser que se consideraría contraproducente optar por luchar contra los sunitas contra los suníes, aunque razones de conveniencia recomiendan como la mejor solución para esto mismo eventualidad no contamina con las razones de la guerra religiosa o política contra el Estado islámico. Otra razón sería en la dirección de la selección de Estados Unidos, que está condicionado por la negativa de la sociedad civil en el país para seguir viendo sus soldados utilizados en conflictos difíciles de entender los estratos sociales estadounidenses. Sin embargo, esta objeción no parece ser válido para los estados que están amenazadas casi hasta el límite de sus fronteras milicia del califato. Lo más probable es fríos cálculos políticos, que buscan obtener partes de Irak y Siria a su influencia. Si ese fuera el emprendimiento sería una verdadera hazaña, los países sunitas entonces tratan de derrotar al Califato cuando se las habían arreglado para sacar el país chií iraquí y la misma táctica podría ser aplicado en Siria. Bagdad por la única alternativa es confiar una vez más en los combatientes iraníes y los kurdos, los únicos que hasta ahora han sido capaces de ponerse de pie en el suelo para el estado islámico. Precisamente por esto, el gobierno iraquí ya habría pedido ayuda, que les autoriza a operar en su territorio en virtud de las milicias chiítas. Si esta decisión es cierto que no parece creíble que se ha acordado con los Estados Unidos. Washington para contener el califato se ha convertido en el problema más acuciante, que puede eclipsar incluso los intentos de mejorar las relaciones con las monarquías del Golfo, que ven la intervención iraní un ataque a su estabilidad. Tal vez Washington a principios de la lucha contra el califato ha evaluado erróneamente el apoyo brindado por los estados sunitas, que nunca han impulsado un cierto umbral y ahora está con Teherán como un aliado y los que iban a ser verdaderos aliados, que no proporcionan el apoyo necesario por razones nada claro.

Die irakische Regierung fordert mehr Hilfe für die Schiiten gegen den islamischen Staat

Der Fall der Stadt Ramadi, in der irakischen Provinz Anbar, einer sunnitisch dominierten Gebiet, von den Milizen der Islamischen Staat erobert, markiert einen neuen Rückschlag für die Armee des Irak. Die Toten würden mehr als 500 sein, die Stadt Ramadi war eine der wenigen Städte in der Region, die der Staat im Irak immer noch kontrollieren konnte. Die Schlacht, die in der Eroberung des Kalifats führte war sehr blutig und markiert einen neuen Fortschritt der Fundamentalisten, in einer Weise ähnlich zu denen, die am Anfang des Konflikts aufgetreten. Tatsächlich sind viele irakische Soldaten geflohen Verlassen des Feldes offen für Eindringlinge und verurteilte erneut die Gesamt Unzulänglichkeit der Armee von Bagdad. Trotz der Höhe der Konfrontation wurde aufgehoben und die Felderfahrung von Zeitsoldaten müssten erhöht haben, so scheint es, dass ohne die Unterstützung der anderen Streitkräfte im Irak sind noch nicht in der Lage, mit den Islamisten zu konkurrieren. Trotz dieses Signal zeigt an, dass der Krieg ist noch lang, vom Pentagon scheint zu minimieren und betonte, dass die Niederlage denounce nur die Notwendigkeit für mehr Unterstützung und Unterstützung für die Armee des Irak. Dieses Eingeständnis impliziert jedoch Auswirkungen, die problematisch in den Beziehungen zwischen den USA und sunnitischen Gewichte werden könnte. Gewährleistet, dass der Krieg gegen den islamischen Staat im Wesentlichen auf dem Boden gewonnen, mit Eigenschaften der klassischen Krieg, in dem auch der Beitrag der Luftleistung ergänzt, wäre es eine stärkere Beteiligung erfordern Abteilungen landen von der Koalition im Kampf gegen das Kalifat. Das muss aber nicht ja zu beantworten, die Vereinigten Staaten, deren Soldaten Obama scheint nicht bereit zu implementieren, wenn nicht für Operationen kurz und sehr gezielte, aber nicht einmal die sunnitischen Staaten. Die Gründe, warum die islamischen Staaten die Teilnahme an der Koalition nicht die Absicht, ihre Männer bereitstellen kann nur annehmen, da gibt es keine offiziellen Erklärungen. Man könnte sein, das wäre kontraproduktiv, als wählen zu kämpfen Sunniten gegen Sunniten werden, obwohl aus Zweckmäßigkeitsgründen zu empfehlen als die beste Lösung für diese sehr Eventualität nicht verschmutzen mit Gründen der religiösen oder politischen Krieg gegen die islamischen Staat. Ein weiterer Grund wäre in Richtung der US-Wahl, die durch die Weigerung der Zivilgesellschaft des Landes bedingt ist, ihre Soldaten in Konflikten schwierig, die sozialen Schichten Amerikaner verstehen, verwendet immer noch zu sehen. Allerdings ist dieser Einwand nicht angezeigt, für die Staaten, die fast bis an die Grenze ihrer Grenzen Miliz des Kalifats bedroht sind gültig zu sein. Desto wahrscheinlicher ist es kalt politisches Kalkül, suche, Teile der Irak und Syrien, um ihren Einfluss zu gewinnen. Wenn das der Venture würde keine leichte Aufgabe sein, die sunnitischen Ländern dann versuchen, das Kalifat zu besiegen, wenn sie es geschafft hatte, um so den irakischen Schiiten geführte Land und die gleiche Taktik könnte in Syrien angewandt werden. Bagdad für die einzige Alternative ist wiederum unter Berufung auf die iranischen Kämpfern und jene Kurden, die einzigen, die bisher in der Lage, aufzustehen auf dem Boden, um den islamischen Staat. Genau aus diesem Grund, die irakische Regierung würde bereits um Hilfe gebeten haben, die sie ermächtigen, in ihrem Hoheitsgebiet unter den schiitischen Milizen zu betreiben. Wenn diese Entscheidung gilt es nicht glaubwürdig erscheint, dass mit den Vereinigten Staaten vereinbart. Washington, um das Kalifat enthalten hat sich das dringendste Problem, das auch die Versuche, die Beziehungen zu den Golfmonarchien, die der iranischen Intervention sehen einen Angriff auf ihre Stabilität überschatten flicken kann. Vielleicht Washington zu Beginn des Kampfes gegen das Kalifat zu Unrecht untersuchten die Unterstützung der sunnitischen Staaten, die noch nie eine bestimmte Schwelle getrieben haben und ist jetzt mit Teheran als Verbündeten und die, die es zu wahren Verbündeten vorgesehen, dass bieten nicht die aus Gründen alles andere als klar notwendige Unterstützung.

Le gouvernement irakien demande plus d'aide pour les chiites contre l'Etat islamique

La chute de la ville de Ramadi, dans la province d'Anbar en Irak, un territoire dominé par les sunnites, conquise par les milices de l'État islamique, marque un nouveau revers pour l'armée de l'Irak. La mort serait plus de 500. La ville de Ramadi était l'une des rares villes de la région que l'état de l'Irak pourrait toujours contrôler. La bataille, qui a abouti à la conquête du Califat était très sanglante et marque une nouvelle avance des fondamentalistes, de façon similaire à ceux qui ont eu lieu au début du conflit. En effet, de nombreux soldats irakiens ont fui laissant le champ libre aux envahisseurs et en dénonçant une fois de plus l'insuffisance totale de l'armée de Bagdad. Malgré le niveau de la confrontation a été levé et l'expérience de terrain des soldats réguliers devrait avoir augmenté, il semble que, sans le soutien d'autres forces militaires de l'Irak ne sont pas encore en mesure de rivaliser avec les militants islamiques. Malgré ce signal indique que la guerre est encore longue, par le Pentagone semblent minimiser, soulignant que la défaite dénoncer seulement le besoin de plus de soutien et de soutien pour l'armée de l'Irak. Cet aveu, cependant, implique des conséquences, qui pourraient devenir problématique dans les relations entre les États-Unis et poids sunnites. Veiller à ce que la guerre contre l'Etat islamique est essentiellement remporté sur le terrain, ayant des caractéristiques de la guerre classique, où même la contribution de la puissance aérienne est complémentaire, il faudrait une plus grande implication des départements terres par les combats de la coalition contre le califat. Mais ce besoin ne peut pas répondre oui aux États-Unis, dont les soldats Obama ne semble pas disposé à déployer, si pas pour les opérations courtes et très ciblées, mais pas même les Etats sunnites. Les raisons pour lesquelles les Etats islamiques participant à la coalition n'a pas l'intention de déployer leurs hommes ne peut assumer, car il n'y a pas d'explications officielles. On peut être cela serait considéré comme contre-productif choisir de combattre les sunnites contre les sunnites, bien des raisons d'opportunité recommandent comme la meilleure solution pour cette éventualité très polluent pas les motifs de la guerre religieuse ou politique contre l'Etat islamique. Une autre raison serait dans le sens du choix des États-Unis, qui est conditionné par le refus de la société civile dans le pays pour voir encore leurs soldats utilisés dans des conflits difficiles à comprendre les couches sociales les Américains. Toutefois, cette objection ne semble pas être valide pour les États qui sont menacés presque à la limite de leur frontières milice du califat. Plus il est probable calculs politiques froids, qui cherchent à gagner parties de l'Irak et la Syrie à leur influence. Si tel était le risque serait pas un mince exploit, les pays sunnites cherchent alors à vaincre le califat quand ils avaient réussi à prendre le pays à majorité chiite irakienne et la même tactique pourrait être appliquée en Syrie. Bagdad pour la seule alternative est de nouveau compte sur les combattants iraniens et les Kurdes, les seuls qui ont été jusqu'à présent en mesure de se tenir debout sur le sol à l'état islamique. Précisément à cause de cela, le gouvernement irakien aurait déjà demandé de l'aide, les autorisant à opérer sur son territoire, dans les milices chiites. Si cette décision est vrai, il ne semble pas crédible qui a été convenu avec les États-Unis. Washington pour contenir le califat est devenue le problème le plus pressant, qui peut éclipser même les tentatives pour réparer les relations avec les monarchies du Golfe, qui voient l'intervention iranienne une attaque sur leur stabilité. Peut-être Washington au début de la lutte contre le califat a tort évalué le soutien apporté par les Etats sunnites, qui ont jamais conduit un certain seuil et est maintenant avec Téhéran comme un allié et ceux qui devaient être de véritables alliés, que ne fournit pas le soutien nécessaire pour des raisons loin d'être claire.

O governo iraquiano pede mais ajuda para os xiitas contra o Estado islâmico

A queda da cidade de Ramadi, na província iraquiana de Anbar, um território dominado pelos sunitas, conquistado pelas milícias do Estado islâmico, marca um novo revés para o exército do Iraque. Os mortos seriam mais de 500. A cidade de Ramadi foi uma das poucas cidades da região que o estado do Iraque ainda podia controlar. A batalha, que resultou na conquista do Califado foi muito sangrenta e marca um novo avanço dos fundamentalistas, de maneiras semelhantes aos que ocorreram no início do conflito. De fato, muitos soldados iraquianos fugiram deixando o campo livre para os invasores e denunciando mais uma vez a total inadequação do exército de Bagdá. Apesar do nível de confrontação foi levantada ea experiência de campo de soldados regulares teriam de ter aumentado, parece que sem o apoio de outras forças militares do Iraque ainda não são capazes de competir com os militantes islâmicos. Apesar de este sinal indica que a guerra ainda é longa, pelo Pentágono parecem minimizar, salientando que a derrota denúncia só a necessidade de mais apoio e suporte para o exército do Iraque. Esta admissão, no entanto, implica implicações, que poderiam se tornar problemática nas relações entre os pesos dos EUA e sunitas. Assegurou que a guerra contra o Estado islâmico é essencialmente venceu no terreno, tendo características de guerra clássica, onde até mesmo a contribuição do poder aéreo é complementar, seria necessário um maior envolvimento dos departamentos de terra pelos combates coalizão contra o califado. Mas esta necessidade não pode responder sim os Estados Unidos, cujos soldados Obama não parece disposto a implementar, se não para as operações de curto e altamente segmentados, mas nem mesmo os estados sunitas. As razões pelas quais os Estados islâmicos que participam na coalizão não tem intenção de implantar seus homens só podem assumir, uma vez que não há explicações oficiais. Um pode ser que possa ser considerada contraproducente optar por lutar sunitas contra os sunitas, embora razões de oportunidade de recomendar como a melhor solução para esta eventualidade não polui muito com motivos de guerra religiosa ou política contra o Estado islâmico. Outra razão seria no sentido da escolha dos EUA, que está condicionada pela recusa da sociedade civil no país para continuar a ver seus soldados utilizados em conflitos difíceis de compreender os estratos sociais americanos. No entanto, esta oposição não parece ser válido para os estados que estão ameaçadas quase até o limite de suas fronteiras milícia do califado. Mais provável é cálculos políticos frios, procurando ganhar partes do Iraque ea Síria a sua influência. Se fosse esse o empreendimento seria pouca coisa, os países sunitas em seguida, procurar para derrotar o Califado, quando eles tinham conseguido tirar o país xiita iraquiano e a mesma tática poderia ser aplicado na Síria. Bagdá para a única alternativa é mais uma vez contando com os combatentes iranianos e os curdos, os únicos que até agora têm sido capazes de levantar-se no chão para o Estado islâmico. Justamente por isso, o governo iraquiano já teria pedido ajuda, autorizando-os a operar no seu território sob as milícias xiitas. Se essa decisão é verdade que não parece crível que foi acordado com os Estados Unidos. Washington para conter o califado se tornou o problema mais urgente, o que pode ofuscar até mesmo as tentativas de consertar as relações com as monarquias do Golfo, que vêem a intervenção iraniana um ataque à sua estabilidade. Talvez Washington no início da luta contra o califado avaliou erradamente o apoio prestado pelos estados sunitas, que nunca dirigiu um certo limite e agora está com Teerã como um aliado e aqueles que estavam a ser verdadeiros aliados, que não prestar o apoio necessário por razões longe de ser clara.

Иракское правительство просит больше помощи шиитов против исламского государства

Падение города Рамади, в иракской провинции Анбар, в суннитами территории, завоеванной боевиков Исламского Государства, знаменует собой новый удар по армии Ирака. Умер бы на 500. Город Рамади был одним из немногих городов в регионе, что государство Ирака все еще может контролировать. Битва, в результате которой завоевания халифата был очень кровавый и знаменует собой новый шаг в фундаменталистов, таким образом, аналогичным тем, которые произошли в начале конфликта. В самом деле, многие иракские солдаты бежали покидает поле открыто для захватчиков и осуждая раз общее неадекватность армии в Багдаде. Несмотря уровень конфронтации был поднят и поле опыта регулярных солдат придется увеличились, кажется, что без поддержки других военных сил Ирака пока не в состоянии конкурировать с исламскими боевиками. Несмотря на это сигнала показывает, что война еще долго, по-видимому, Пентагон минимизировать, подчеркнув, что поражение денонсировать только потребность в большей поддержке и поддержке армии Ирака. Это признание, однако, означает, последствия, которые могли бы стать проблематичным в отношениях между США и весов суннитских. Заверил, что война против исламского государства, по существу, выиграл на земле, имея характеристики классической войны, где даже вклад авиации дополняют друг друга, это потребует большего вовлечения отделов приземлиться коалиции борьбы против халифата. Но это не может ответить да Соединенные Штаты, чьи солдаты Обама, кажется, не готовы для развертывания, если не для операций коротких и очень целевых, но даже не сунниты государств. Причины, почему исламские государства, участвующие в коалиции не намерены развернуть их мужчин можно только предположить, так как нет никаких официальных объяснений. Один может быть, что бы считать обратным выбрать, чтобы бороться против суннитов суннитами, хотя причины целесообразности рекомендовать как лучшее решение для этого очень случайность не загрязняют с доводами религиозной или политической войны против исламского государства. Еще одна причина будет в направлении выбора США, что обусловлено отказом гражданского общества в стране по-прежнему видеть своих солдат, используемые в конфликтах трудно понять социальные слои американцев. Тем не менее, это возражение не является допустимым для государств, которые находятся под угрозой почти до предела их границ милиции халифата. Скорее это холодные политические расчеты, стремящиеся получить части Ирака и Сирии в их влияния. Если бы это было предприятие не будет маленький подвиг, суннитские страны, то искать, чтобы победить халифат, когда им удалось вывезти иракского шиитского под руководством страны и же тактика может применяться в Сирии. Багдад для единственной альтернативой вновь опираясь на иранских боевиков и тех курдов, только те, кто до сих пор были в состоянии встать на землю, чтобы исламского государства. Именно из-за этого, иракское правительство уже обратились за помощью, поручив им работать на своей территории в соответствии с шиитским боевикам. Если это решение верно, то это не кажется вероятно, что было согласовано с США. Вашингтон содержать халифата стал наиболее актуальным проблема, которая может затмить даже попытки наладить отношения с монархиями Персидского залива, которые видят иранскому вмешательство, нападение на их устойчивости. Возможно, Вашингтон в начале борьбы с халифата ошибочно оценили поддержку, оказываемую суннитских государств, которые никогда не водил определенный порог, и в настоящее время с Тегераном в качестве союзника и те, кто были, чтобы быть правдой союзники, что не обеспечивают необходимую поддержку по причинам далеко не ясно.