Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
lunedì 18 maggio 2015
Il governo iracheno chiede ancora aiuto agli sciiti contro lo Stato islamico
La caduta della città di Ramadi, nella provincia irachena di Anbar, territorio a maggioranza sunnita, conquistata dalle milizie dello Stato islamico, segna una nuova sconfitta per l’esercito regolare dell’Iraq. I morti sarebbero stati oltre 500. La città di Ramadi era una delle poche città della regione che lo stato irakeno riusciva ancora a controllare. La battaglia, che ne ha determinato la conquista da parte del califfato è stata molto cruenta e segna un nuovo avanzamento degli integralisti, con modalità simili a quelle che si verificavano all’inizio del conflitto. Infatti molti militari irakeni sarebbero fuggiti lasciando campo libero agli invasori e denunciando ancora una volta l’assoluta inadeguatezza dell’esercito di Bagdad. Nonostante il livello dello scontro si sia alzato e l’esperienza sul campo dei soldati regolari avrebbe dovuto essersi accresciuta, sembra che senza l’apporto di altre forze i militari dell’Iraq non siano in grado ancora di competere con i miliziani islamici. Malgrado questo segnale indichi che la guerra sarà ancora lunga, dal Pentagono sembrano minimizzare,sottolineando come la sconfitta denunci soltanto la necessità di un maggiore appoggio e sostegno all’esercito dell’Iraq. Questa ammissione, però, sottintende implicazioni, che potrebbero diventare problematiche nelle relazioni tra gli USA e di pesi sunniti. Accertato che la guerra contro lo Stato islamico si vince essenzialmente sul terreno, avendo caratteristiche di guerra classica, dove anche l’apporto della forza aerea risulta complementare, sarebbe necessario un maggiore coinvolgimento di reparti terrestri da parte della coalizione che combatte contro il califfato. Ma a questa esigenza non possono rispondere affermativamente gli Stati Uniti, i cui soldati Obama non sembra intenzionato a schierare, se non per operazioni brevi ed altamente mirate, ma neppure gli stati sunniti. Le ragioni sul perché gli stati islamici che partecipano alla coalizione non intendano schierare i loro uomini si possono soltanto presupporre, giacché non esistono spiegazioni ufficiali. Una potrebbe essere che sarebbe considerato controproducente scegliere di fare combattere sunniti contro sunniti, sebbene ragioni di opportunità consiglierebbero come migliore soluzione proprio questa eventualità per non inquinare con motivazioni di tipo religioso o politico la guerra contro lo Stato islamico. Una ulteriore ragione andrebbe nella direzione della scelta statunitense, che è condizionata dal rifiuto della società civile del paese a vedere ancora i propri soldati impiegati in conflitti poco comprensibili agli strati sociali americani. Tuttavia, questa obiezione non pare essere valida per stati che sono minacciati quasi fino al limitare dei propri confini delle milizie del califfato. Più probabile che si tratti di freddi calcoli politici, che cercano di guadagnare zone dell’Iraq e della Siria alla loro influenza. Se così fosse l’azzardo sarebbe non da poco, i paesi sunniti cercherebbero poi di sconfiggere il califfato quando questi fosse riuscito a mettere fuori gioco il paese irakeno guidato dagli sciiti e la stessa tattica potrebbe essere applicata in Siria. Per Bagdad l’unica alternativa è ancora una volta affidarsi ai combattenti iraniani ed a quelli curdi, gli unici che finora sono stati in grado di tenere testa sul terreno allo Stato islamico. Proprio in ragione di ciò il governo iracheno avrebbe già chiesto aiuto, autorizzandole ad operare sul proprio territorio, alle milizie sciite. Se questa decisione è vera non pare credibile che non sia stata concordata con gli Stati Uniti. Per Washington contenere il califfato è diventato il problema più urgente, che può fare passare in secondo piano anche i tentativi di ricucire i rapporti con le monarchie del Golfo, che vedono l’intervento iraniano un attentato alla loro stabilità. Forse Washington all’inizio della lotta contro il califfato ha valutato in modo errato l’appoggio garantito dagli stati sunniti, che non si sono spinti mai una certa soglia ed ora si trova con Teheran come alleato e quelli che dovevano essere i veri alleati, che non garantiscono l’appoggio necessario per motivi tutt’altro che chiari.
The Iraqi government asks for more help to the Shiites against the Islamic state
The
fall of the city of Ramadi, in Iraq's Anbar province, a Sunni-dominated
territory, conquered by the militias of the Islamic State, marks a new
setback for the army of Iraq. The
dead would be over 500. The city of Ramadi was one of the few cities in
the region that the state of Iraq could still control. The
battle, which resulted in the conquest of the Caliphate was very bloody
and marks a new advance of the fundamentalists, in ways similar to
those that occurred at the beginning of the conflict. Indeed,
many Iraqi soldiers have fled leaving the field open to the invaders
and denouncing once again the total inadequacy of the army of Baghdad. Despite
the level of confrontation has been lifted and the field experience of
regular soldiers would have to have increased, it seems that without the
support of other military forces of Iraq are not yet able to compete
with the Islamic militants. Despite
this signal indicates that the war is still long, by the Pentagon seem
to minimize, stressing that defeat denounce only the need for more
support and support for the army of Iraq. This admission, however, implies implications, that could become problematic in relations between the US and Sunni weights. Ensured
that the war against the Islamic state is essentially won on the
ground, having characteristics of classical war, where even the
contribution of air power is complementary, it would require greater
involvement of departments land by the coalition fighting against the
caliphate. But
this need can not answer yes the United States, whose soldiers Obama
does not seem willing to deploy, if not for operations short and highly
targeted, but not even the Sunni states. The
reasons why the Islamic states participating in the coalition does not
intend to deploy their men can only assume, since there are no official
explanations. One
might be that would be considered counterproductive choose to fight
Sunnis against Sunnis, although reasons of expediency recommend as the
best solution for this very eventuality not pollute with reasons of
religious or political war against the Islamic state. Another
reason would be in the direction of the US choice, which is conditioned
by the refusal of civil society in the country to still see their
soldiers used in conflicts difficult to understand the social strata
Americans. However,
this objection does not appear to be valid for the states that are
threatened almost to the limit of their borders militia of the
caliphate. More likely it is cold political calculations, seeking to gain parts of Iraq and Syria to their influence. If
that were the venture would be no small feat, the Sunni countries then
seek to defeat the Caliphate when they had managed to take out the Iraqi
Shiite-led country and the same tactic could be applied in Syria. Baghdad
for the only alternative is once again relying on the Iranian
combatants and those Kurds, the only ones who so far have been able to
stand up on the ground to the Islamic state. Precisely
because of this, the Iraqi government would have already asked for
help, authorizing them to operate on its territory under the Shiite
militias. If this decision is true it not seems credible that has been agreed with the United States. Washington
to contain the caliphate has become the most pressing problem, which
can overshadow even the attempts to mend relations with the Gulf
monarchies, which see the Iranian intervention an attack on their
stability. Perhaps
Washington at the beginning of the fight against the caliphate has
wrongly evaluated the support provided by the Sunni states, who have
never driven a certain threshold and is now with Tehran as an ally and
those who were to be true allies, that do not provide the support necessary for reasons far from clear.
El gobierno iraquí pide más ayuda para los chiítas contra el estado islámico
La
caída de la ciudad de Ramadi, en la provincia iraquí de Anbar, un
territorio dominado por los sunitas, conquistado por las milicias del
Estado Islámico, marca un nuevo revés para el ejército de Irak. Los
muertos sería de más de 500. La ciudad de Ramadi era una de las pocas
ciudades de la región que el estado de Irak aún podía controlar. La
batalla, que resultó en la conquista del Califato fue muy sangrienta y
marca un nuevo avance de los fundamentalistas, de manera similar a los
ocurridos en el inicio del conflicto. De
hecho, muchos soldados iraquíes han huido dejando el campo libre a los
invasores y denunciar una vez más la insuficiencia total del ejército de
Bagdad. A
pesar del nivel de confrontación se ha levantado y la experiencia de
campo de los soldados regulares tendría que haber aumentado, parece que
sin el apoyo de otras fuerzas militares de Irak aún no son capaces de
competir con los militantes islámicos. A
pesar de esta señal indica que la guerra es todavía largo, por el
Pentágono parece reducir al mínimo, haciendo hincapié en que la derrota
denuncia sólo la necesidad de más apoyo y ayuda para el ejército de
Irak. Esta
admisión, sin embargo, implica consecuencias, que podrían convertirse
en un problema en las relaciones entre los pesos de Estados Unidos y
sunitas. Aseguró
que la guerra contra el estado islámico se gana esencialmente en la
planta, que tiene características de la guerra clásica, donde incluso la
contribución del poder aéreo es complementario, sería necesario una
mayor participación de los departamentos de la tierra por los combates
coalición contra el califato. Pero
esta necesidad no puede responder sí los Estados Unidos, cuyos soldados
Obama no parece dispuesto a implementar, si no fuera por las
operaciones de corto y muy concretas, pero ni siquiera los estados
sunitas. Las
razones por las cuales los estados islámicos que participan en la
coalición no tiene intención de desplegar a sus hombres sólo puede
suponer, ya que no hay explicaciones oficiales. Uno
podría ser que se consideraría contraproducente optar por luchar contra
los sunitas contra los suníes, aunque razones de conveniencia
recomiendan como la mejor solución para esto mismo eventualidad no
contamina con las razones de la guerra religiosa o política contra el
Estado islámico. Otra
razón sería en la dirección de la selección de Estados Unidos, que está
condicionado por la negativa de la sociedad civil en el país para
seguir viendo sus soldados utilizados en conflictos difíciles de
entender los estratos sociales estadounidenses. Sin
embargo, esta objeción no parece ser válido para los estados que están
amenazadas casi hasta el límite de sus fronteras milicia del califato. Lo más probable es fríos cálculos políticos, que buscan obtener partes de Irak y Siria a su influencia. Si
ese fuera el emprendimiento sería una verdadera hazaña, los países
sunitas entonces tratan de derrotar al Califato cuando se las habían
arreglado para sacar el país chií iraquí y la misma táctica podría ser
aplicado en Siria. Bagdad
por la única alternativa es confiar una vez más en los combatientes
iraníes y los kurdos, los únicos que hasta ahora han sido capaces de
ponerse de pie en el suelo para el estado islámico. Precisamente
por esto, el gobierno iraquí ya habría pedido ayuda, que les autoriza a
operar en su territorio en virtud de las milicias chiítas. Si esta decisión es cierto que no parece creíble que se ha acordado con los Estados Unidos. Washington
para contener el califato se ha convertido en el problema más
acuciante, que puede eclipsar incluso los intentos de mejorar las
relaciones con las monarquías del Golfo, que ven la intervención iraní
un ataque a su estabilidad. Tal
vez Washington a principios de la lucha contra el califato ha evaluado
erróneamente el apoyo brindado por los estados sunitas, que nunca han
impulsado un cierto umbral y ahora está con Teherán como un aliado y los
que iban a ser verdaderos aliados, que no proporcionan el apoyo necesario por razones nada claro.
Die irakische Regierung fordert mehr Hilfe für die Schiiten gegen den islamischen Staat
Der
Fall der Stadt Ramadi, in der irakischen Provinz Anbar, einer
sunnitisch dominierten Gebiet, von den Milizen der Islamischen Staat
erobert, markiert einen neuen Rückschlag für die Armee des Irak. Die
Toten würden mehr als 500 sein, die Stadt Ramadi war eine der wenigen
Städte in der Region, die der Staat im Irak immer noch kontrollieren
konnte. Die
Schlacht, die in der Eroberung des Kalifats führte war sehr blutig und
markiert einen neuen Fortschritt der Fundamentalisten, in einer Weise
ähnlich zu denen, die am Anfang des Konflikts aufgetreten. Tatsächlich
sind viele irakische Soldaten geflohen Verlassen des Feldes offen für
Eindringlinge und verurteilte erneut die Gesamt Unzulänglichkeit der
Armee von Bagdad. Trotz
der Höhe der Konfrontation wurde aufgehoben und die Felderfahrung von
Zeitsoldaten müssten erhöht haben, so scheint es, dass ohne die
Unterstützung der anderen Streitkräfte im Irak sind noch nicht in der
Lage, mit den Islamisten zu konkurrieren. Trotz
dieses Signal zeigt an, dass der Krieg ist noch lang, vom Pentagon
scheint zu minimieren und betonte, dass die Niederlage denounce nur die
Notwendigkeit für mehr Unterstützung und Unterstützung für die Armee des
Irak. Dieses
Eingeständnis impliziert jedoch Auswirkungen, die problematisch in den
Beziehungen zwischen den USA und sunnitischen Gewichte werden könnte. Gewährleistet,
dass der Krieg gegen den islamischen Staat im Wesentlichen auf dem
Boden gewonnen, mit Eigenschaften der klassischen Krieg, in dem auch der
Beitrag der Luftleistung ergänzt, wäre es eine stärkere Beteiligung
erfordern Abteilungen landen von der Koalition im Kampf gegen das
Kalifat. Das
muss aber nicht ja zu beantworten, die Vereinigten Staaten, deren
Soldaten Obama scheint nicht bereit zu implementieren, wenn nicht für
Operationen kurz und sehr gezielte, aber nicht einmal die sunnitischen
Staaten. Die
Gründe, warum die islamischen Staaten die Teilnahme an der Koalition
nicht die Absicht, ihre Männer bereitstellen kann nur annehmen, da gibt
es keine offiziellen Erklärungen. Man
könnte sein, das wäre kontraproduktiv, als wählen zu kämpfen Sunniten
gegen Sunniten werden, obwohl aus Zweckmäßigkeitsgründen zu empfehlen
als die beste Lösung für diese sehr Eventualität nicht verschmutzen mit
Gründen der religiösen oder politischen Krieg gegen die islamischen
Staat. Ein
weiterer Grund wäre in Richtung der US-Wahl, die durch die Weigerung
der Zivilgesellschaft des Landes bedingt ist, ihre Soldaten in
Konflikten schwierig, die sozialen Schichten Amerikaner verstehen,
verwendet immer noch zu sehen. Allerdings
ist dieser Einwand nicht angezeigt, für die Staaten, die fast bis an
die Grenze ihrer Grenzen Miliz des Kalifats bedroht sind gültig zu sein.
Desto wahrscheinlicher ist es kalt politisches Kalkül, suche, Teile der Irak und Syrien, um ihren Einfluss zu gewinnen. Wenn
das der Venture würde keine leichte Aufgabe sein, die sunnitischen
Ländern dann versuchen, das Kalifat zu besiegen, wenn sie es geschafft
hatte, um so den irakischen Schiiten geführte Land und die gleiche
Taktik könnte in Syrien angewandt werden. Bagdad
für die einzige Alternative ist wiederum unter Berufung auf die
iranischen Kämpfern und jene Kurden, die einzigen, die bisher in der
Lage, aufzustehen auf dem Boden, um den islamischen Staat. Genau
aus diesem Grund, die irakische Regierung würde bereits um Hilfe
gebeten haben, die sie ermächtigen, in ihrem Hoheitsgebiet unter den
schiitischen Milizen zu betreiben. Wenn diese Entscheidung gilt es nicht glaubwürdig erscheint, dass mit den Vereinigten Staaten vereinbart. Washington,
um das Kalifat enthalten hat sich das dringendste Problem, das auch die
Versuche, die Beziehungen zu den Golfmonarchien, die der iranischen
Intervention sehen einen Angriff auf ihre Stabilität überschatten
flicken kann. Vielleicht
Washington zu Beginn des Kampfes gegen das Kalifat zu Unrecht
untersuchten die Unterstützung der sunnitischen Staaten, die noch nie
eine bestimmte Schwelle getrieben haben und ist jetzt mit Teheran als
Verbündeten und die, die es zu wahren Verbündeten vorgesehen, dass bieten nicht die aus Gründen alles andere als klar notwendige Unterstützung.
Le gouvernement irakien demande plus d'aide pour les chiites contre l'Etat islamique
La
chute de la ville de Ramadi, dans la province d'Anbar en Irak, un
territoire dominé par les sunnites, conquise par les milices de l'État
islamique, marque un nouveau revers pour l'armée de l'Irak. La
mort serait plus de 500. La ville de Ramadi était l'une des rares
villes de la région que l'état de l'Irak pourrait toujours contrôler. La
bataille, qui a abouti à la conquête du Califat était très sanglante et
marque une nouvelle avance des fondamentalistes, de façon similaire à
ceux qui ont eu lieu au début du conflit. En
effet, de nombreux soldats irakiens ont fui laissant le champ libre aux
envahisseurs et en dénonçant une fois de plus l'insuffisance totale de
l'armée de Bagdad. Malgré
le niveau de la confrontation a été levé et l'expérience de terrain des
soldats réguliers devrait avoir augmenté, il semble que, sans le
soutien d'autres forces militaires de l'Irak ne sont pas encore en
mesure de rivaliser avec les militants islamiques. Malgré
ce signal indique que la guerre est encore longue, par le Pentagone
semblent minimiser, soulignant que la défaite dénoncer seulement le
besoin de plus de soutien et de soutien pour l'armée de l'Irak. Cet
aveu, cependant, implique des conséquences, qui pourraient devenir
problématique dans les relations entre les États-Unis et poids sunnites.
Veiller
à ce que la guerre contre l'Etat islamique est essentiellement remporté
sur le terrain, ayant des caractéristiques de la guerre classique, où
même la contribution de la puissance aérienne est complémentaire, il
faudrait une plus grande implication des départements terres par les
combats de la coalition contre le califat. Mais
ce besoin ne peut pas répondre oui aux États-Unis, dont les soldats
Obama ne semble pas disposé à déployer, si pas pour les opérations
courtes et très ciblées, mais pas même les Etats sunnites. Les
raisons pour lesquelles les Etats islamiques participant à la coalition
n'a pas l'intention de déployer leurs hommes ne peut assumer, car il
n'y a pas d'explications officielles. On
peut être cela serait considéré comme contre-productif choisir de
combattre les sunnites contre les sunnites, bien des raisons
d'opportunité recommandent comme la meilleure solution pour cette
éventualité très polluent pas les motifs de la guerre religieuse ou
politique contre l'Etat islamique. Une
autre raison serait dans le sens du choix des États-Unis, qui est
conditionné par le refus de la société civile dans le pays pour voir
encore leurs soldats utilisés dans des conflits difficiles à comprendre
les couches sociales les Américains. Toutefois,
cette objection ne semble pas être valide pour les États qui sont
menacés presque à la limite de leur frontières milice du califat. Plus il est probable calculs politiques froids, qui cherchent à gagner parties de l'Irak et la Syrie à leur influence. Si
tel était le risque serait pas un mince exploit, les pays sunnites
cherchent alors à vaincre le califat quand ils avaient réussi à prendre
le pays à majorité chiite irakienne et la même tactique pourrait être
appliquée en Syrie. Bagdad
pour la seule alternative est de nouveau compte sur les combattants
iraniens et les Kurdes, les seuls qui ont été jusqu'à présent en mesure
de se tenir debout sur le sol à l'état islamique. Précisément
à cause de cela, le gouvernement irakien aurait déjà demandé de l'aide,
les autorisant à opérer sur son territoire, dans les milices chiites. Si cette décision est vrai, il ne semble pas crédible qui a été convenu avec les États-Unis. Washington
pour contenir le califat est devenue le problème le plus pressant, qui
peut éclipser même les tentatives pour réparer les relations avec les
monarchies du Golfe, qui voient l'intervention iranienne une attaque sur
leur stabilité. Peut-être
Washington au début de la lutte contre le califat a tort évalué le
soutien apporté par les Etats sunnites, qui ont jamais conduit un
certain seuil et est maintenant avec Téhéran comme un allié et ceux qui
devaient être de véritables alliés, que ne fournit pas le soutien nécessaire pour des raisons loin d'être claire.
O governo iraquiano pede mais ajuda para os xiitas contra o Estado islâmico
A
queda da cidade de Ramadi, na província iraquiana de Anbar, um
território dominado pelos sunitas, conquistado pelas milícias do Estado
islâmico, marca um novo revés para o exército do Iraque. Os
mortos seriam mais de 500. A cidade de Ramadi foi uma das poucas
cidades da região que o estado do Iraque ainda podia controlar. A
batalha, que resultou na conquista do Califado foi muito sangrenta e
marca um novo avanço dos fundamentalistas, de maneiras semelhantes aos
que ocorreram no início do conflito. De
fato, muitos soldados iraquianos fugiram deixando o campo livre para os
invasores e denunciando mais uma vez a total inadequação do exército de
Bagdá. Apesar
do nível de confrontação foi levantada ea experiência de campo de
soldados regulares teriam de ter aumentado, parece que sem o apoio de
outras forças militares do Iraque ainda não são capazes de competir com
os militantes islâmicos. Apesar
de este sinal indica que a guerra ainda é longa, pelo Pentágono parecem
minimizar, salientando que a derrota denúncia só a necessidade de mais
apoio e suporte para o exército do Iraque. Esta
admissão, no entanto, implica implicações, que poderiam se tornar
problemática nas relações entre os pesos dos EUA e sunitas. Assegurou
que a guerra contra o Estado islâmico é essencialmente venceu no
terreno, tendo características de guerra clássica, onde até mesmo a
contribuição do poder aéreo é complementar, seria necessário um maior
envolvimento dos departamentos de terra pelos combates coalizão contra o
califado. Mas
esta necessidade não pode responder sim os Estados Unidos, cujos
soldados Obama não parece disposto a implementar, se não para as
operações de curto e altamente segmentados, mas nem mesmo os estados
sunitas. As
razões pelas quais os Estados islâmicos que participam na coalizão não
tem intenção de implantar seus homens só podem assumir, uma vez que não
há explicações oficiais. Um
pode ser que possa ser considerada contraproducente optar por lutar
sunitas contra os sunitas, embora razões de oportunidade de recomendar
como a melhor solução para esta eventualidade não polui muito com
motivos de guerra religiosa ou política contra o Estado islâmico. Outra
razão seria no sentido da escolha dos EUA, que está condicionada pela
recusa da sociedade civil no país para continuar a ver seus soldados
utilizados em conflitos difíceis de compreender os estratos sociais
americanos. No
entanto, esta oposição não parece ser válido para os estados que estão
ameaçadas quase até o limite de suas fronteiras milícia do califado. Mais provável é cálculos políticos frios, procurando ganhar partes do Iraque ea Síria a sua influência. Se
fosse esse o empreendimento seria pouca coisa, os países sunitas em
seguida, procurar para derrotar o Califado, quando eles tinham
conseguido tirar o país xiita iraquiano e a mesma tática poderia ser
aplicado na Síria. Bagdá
para a única alternativa é mais uma vez contando com os combatentes
iranianos e os curdos, os únicos que até agora têm sido capazes de
levantar-se no chão para o Estado islâmico. Justamente
por isso, o governo iraquiano já teria pedido ajuda, autorizando-os a
operar no seu território sob as milícias xiitas. Se essa decisão é verdade que não parece crível que foi acordado com os Estados Unidos. Washington
para conter o califado se tornou o problema mais urgente, o que pode
ofuscar até mesmo as tentativas de consertar as relações com as
monarquias do Golfo, que vêem a intervenção iraniana um ataque à sua
estabilidade. Talvez
Washington no início da luta contra o califado avaliou erradamente o
apoio prestado pelos estados sunitas, que nunca dirigiu um certo limite e
agora está com Teerã como um aliado e aqueles que estavam a ser
verdadeiros aliados, que não prestar o apoio necessário por razões longe de ser clara.
Иракское правительство просит больше помощи шиитов против исламского государства
Падение
города Рамади, в иракской провинции Анбар, в суннитами территории,
завоеванной боевиков Исламского Государства, знаменует собой новый удар
по армии Ирака. Умер бы на 500. Город Рамади был одним из немногих городов в регионе, что государство Ирака все еще может контролировать. Битва,
в результате которой завоевания халифата был очень кровавый и знаменует
собой новый шаг в фундаменталистов, таким образом, аналогичным тем,
которые произошли в начале конфликта. В
самом деле, многие иракские солдаты бежали покидает поле открыто для
захватчиков и осуждая раз общее неадекватность армии в Багдаде. Несмотря
уровень конфронтации был поднят и поле опыта регулярных солдат придется
увеличились, кажется, что без поддержки других военных сил Ирака пока
не в состоянии конкурировать с исламскими боевиками. Несмотря
на это сигнала показывает, что война еще долго, по-видимому, Пентагон
минимизировать, подчеркнув, что поражение денонсировать только
потребность в большей поддержке и поддержке армии Ирака. Это признание, однако, означает, последствия, которые могли бы стать проблематичным в отношениях между США и весов суннитских. Заверил,
что война против исламского государства, по существу, выиграл на земле,
имея характеристики классической войны, где даже вклад авиации
дополняют друг друга, это потребует большего вовлечения отделов
приземлиться коалиции борьбы против халифата. Но
это не может ответить да Соединенные Штаты, чьи солдаты Обама, кажется,
не готовы для развертывания, если не для операций коротких и очень
целевых, но даже не сунниты государств. Причины,
почему исламские государства, участвующие в коалиции не намерены
развернуть их мужчин можно только предположить, так как нет никаких
официальных объяснений. Один
может быть, что бы считать обратным выбрать, чтобы бороться против
суннитов суннитами, хотя причины целесообразности рекомендовать как
лучшее решение для этого очень случайность не загрязняют с доводами
религиозной или политической войны против исламского государства. Еще
одна причина будет в направлении выбора США, что обусловлено отказом
гражданского общества в стране по-прежнему видеть своих солдат,
используемые в конфликтах трудно понять социальные слои американцев. Тем
не менее, это возражение не является допустимым для государств, которые
находятся под угрозой почти до предела их границ милиции халифата. Скорее это холодные политические расчеты, стремящиеся получить части Ирака и Сирии в их влияния. Если
бы это было предприятие не будет маленький подвиг, суннитские страны,
то искать, чтобы победить халифат, когда им удалось вывезти иракского
шиитского под руководством страны и же тактика может применяться в
Сирии. Багдад
для единственной альтернативой вновь опираясь на иранских боевиков и
тех курдов, только те, кто до сих пор были в состоянии встать на землю,
чтобы исламского государства. Именно
из-за этого, иракское правительство уже обратились за помощью, поручив
им работать на своей территории в соответствии с шиитским боевикам. Если это решение верно, то это не кажется вероятно, что было согласовано с США. Вашингтон
содержать халифата стал наиболее актуальным проблема, которая может
затмить даже попытки наладить отношения с монархиями Персидского залива,
которые видят иранскому вмешательство, нападение на их устойчивости. Возможно,
Вашингтон в начале борьбы с халифата ошибочно оценили поддержку,
оказываемую суннитских государств, которые никогда не водил определенный
порог, и в настоящее время с Тегераном в качестве союзника и те, кто
были, чтобы быть правдой союзники, что не обеспечивают необходимую поддержку по причинам далеко не ясно.
Iscriviti a:
Post (Atom)