Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

mercoledì 16 dicembre 2015

Nasce una nuova coalizione militare sunnita

L'Arabia Saudita ha creato una coalizione militare di paesi sunniti per combattere lo Stato islamico ed altri gruppi terroristici. Se la prima impressione può essere quella di una alleanza costituita per eliminare i dubbi sulla reale collaborazione con gli Usa e le potenze occidentali contro il califfato, ad una analisi più attenta, questo nuovo soggetto che entra sulla scena del sempre più confuso conflitto mediorientale, rischia di compromettere ulteriormente i fragili equilibri presenti. Intanto le finalità del socio fondatore della coalizione, l’Arabia Saudita, non sembrano essere essenzialmente quelle di sconfiggere lo Stato islamico, ma, sopratutto, di bilanciare l’azione di Iran e Russia, sia nella questione siriana, dove l’obiettivo è sempre quello di eliminare Assad dalla scena, per prendere l’influenza di Damasco, sia nello scenario irakeno, dove la presenza di Teheran è sempre maggiore. Proprio a riguardo del paese irakeno, la preoccupazione saudita è quella di contrastare l’accresciuto potere degli sciiti nei confronti dei sunniti, una conseguenza della cattiva gestione americana del dopo Saddam. Le finalità della coalizione sono quelle di contrastare l’azione di ogni gruppo terroristico, quindi non il solo Stato islamico, senza, peraltro, definire chi rientra in questa categoria. La questione non è secondaria, se si pensa all’accanimento con il quale le forze armate saudite si stanno battendo nello Yemen, contro ribelli sciiti non direttamente collegati con l’Iran. Appare chiaro che una interpretazione così larga dei possibili nemici, individuati come terroristi, rischia di fare entrare in questa categoria formazioni o movimenti, che presenti nello scenario in questione, non rientrano nella concezione di Riyadh. In questa ottica anche le formazioni laiche, che combattono contro Assad sostenute dagli Stati Uniti, potrebbero diventare obiettivo dell’azione della nuova coalizione guidata dall’Arabia Saudita. I paesi che hanno confermato la loro adesione alla coalizione sono la Giordania, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Bahrain, Bangladesh, Benin, la Turchia, il Ciad, Togo, Tunisia, Gibuti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea, Palestina, Repubblica di Comore, Qatar, Costa d'Avorio, Kuwait, Libano, Libia, Maldive, Mali, Malaysia, Egitto, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria e Yemen. L’operatività dall’alleanza dovrebbe svolgersi in maniera coordinata con le potenze occidental ie le organizzazioni internazionali, tuttavia il quadro politico delle parti in campo appare confuso e già compromesso da interessi troppo contrastanti. Appare fin troppo chiaro che l’obiettivo di sconfiggere lo Stato islamico, da parte tutti i soggetti sia soltanto una parte delle loro reali intenzioni e costituisca sempre più una scusante attraverso cui creare nuovi equilibri nella regione. Occorrerà interpretare quali saranno i sentimenti degli Stati Uniti nei confronti di questa alleanza. Da un lato uno schieramento di forze musulmane sul terreno è sempre stato un obiettivo della Casa Bianca, per evitare dubbi di generare un conflitto che poteva essere interpretato come neocolonialista e consentire di dare una soluzione interna alla crisi del medioriente. Tuttavia i punti di vista troppo distanti e gli atteggiamenti spesso equivoci di Arabia Saudita e Turchia, nei confronti del califfato, non chiariscono i dubbi sulle reali intenzioni della coalizione. La difficoltà dei rapporti con la Russia, ormai ritenuta essenziale per la soluzione del problema, potrebbe acuirsi tra l’Alleanza Atlantica e Mosca, se la Turchia, dall’interno della nuova coalizione, continuasse ad operare perseguendo i propri interessi, che sono quelli di eliminare Assad e rendere difficile la vita ai curdi. Ma anche le ambizioni saudite, che non sono solo politiche, ma anche religiose, potrebbero incrinare i rinnovati rapporti tra Iran ed USA, ed anzi, questo potrebbe essere proprio un obiettivo di Riyadh. Una questione ulteriore è proprio come potrà essere il rapporto con Teheran, dato che la creazione di una alleanza formata da soli stati sunniti, non può che non rischiare un peggioramento tra i due rami maggiori dell’islamismo, estremizzando così una situazione già grave. Il giudizio su questa alleanza non può essere positivo, perchè nasce proprio da una unione particolare, la matrice sunnita, anziché essere estesa ad una platea trasversale, ma ciò è dovuto a differenze rilevanti che sono tutt’altro che superate ed andrebbero appianate in via diplomatica in maniera preventiva, per non aggiungere nuovi elementi di discordia in grado di favorire l’entità che si dice di volere combattere: lo Stato islamico.

A new military coalition Sunni

Saudi Arabia has created a military coalition of countries to fight Sunni Islamic state and other terrorist groups. If the first impression may be that of an alliance formed to remove doubts about the real cooperation with the US and the Western powers against the caliphate, a more careful analysis, this new person who enters the scene of increasingly confused the Middle East conflict, is likely further damage the fragile present. Meanwhile, the aims of the founding member of the coalition, Saudi Arabia, do not seem to be essentially the defeat of the Islamic state, but, above all, to balance the action of Iran and Russia, both in the Syrian issue, where the goal is always to eliminate Assad from the scene, to take the influence of Damascus, Iraqi both in the scenario, where the presence of Tehran is always greater. Just about the country of Iraq, the Saudi concern is to counteract the increased power of Shiites against Sunnis, a consequence of the mismanagement of the American post-Saddam Iraq. The objectives of the coalition are to counteract the action of any terrorist group, then not only the Islamic State, without, however, define who falls into this category. The issue is not secondary, if you think doggedness with which the Saudi armed forces are fighting in Yemen, against Shiite rebels not directly connected with Iran. It seems clear that a broad interpretation as possible enemies, identified as terrorists, is likely to bring into this category formations or movements, that in the scenario in question, does not fall within the concept of Riyadh. In this perspective, even the secular formations, fighting against Assad borne by Member States, could become the objective of the new coalition led by Saudi Arabia. The countries that have confirmed their participation in the coalition are Jordan, United Arab Emirates, Pakistan, Bahrain, Bangladesh, Benin, Turkey, Chad, Togo, Tunisia, Djibouti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Somalia, Gabon, Guinea , Palestine, Republic of Comoros, Qatar, Ivory Coast, Kuwait, Lebanon, Libya, Maldives, Mali, Malaysia, Egypt, Morocco, Mauritania, Niger, Nigeria and Yemen. The operation by the alliance should take place in a coordinated manner with the western powers ie international organizations, but the framework of political parties in the field is confused and compromised by conflicting interests too. It seems all too clear that the objective of defeating the Islamic state, by all parties is only a part of their real intentions and acts more and more an excuse by which to create a new balance in the region. Which it will be necessary to interpret the feelings of the United States against this alliance. On the one hand an array of Muslim forces on the ground has always been a goal of the White House, to avoid doubts of a conflict that could be interpreted as neo-colonialist and the capacity to raise an internal solution to the crisis in the Middle East. However the views are too distant and often equivocal attitudes of Saudi Arabia and Turkey, against the caliphate, does not clarify the doubts about the true intentions of the coalition. The difficulties in relations with Russia, now seen as essential for the solution of the problem could worsen between the Atlantic Alliance and Moscow, if Turkey, from the inside of the new coalition, were to be continued pursuing their own interests, which are to eliminate Assad and make life difficult for the Kurds. But also the ambitions Saudi, who are not only political, but also religious, could disrupt the renewed relations between Iran and the US, and indeed, this might just be a target of Riyadh. A further question is just how will be the relationship with Tehran, given that the creation of an alliance of Sunni states alone, can not risk a worsening between the two major branches of Islam, an extreme so an already serious situation. The judgment of this alliance can not be positive, because it was born out of a particular union, the matrix Sunni, rather than being extended to an audience cross, but this is due to significant differences that are far from outdated and should be resolved through diplomatic channels preventively, not add new elements of discord are able to promote the entity that says he wants to fight: the Islamic state.

Una nueva coalición militar sunita

Arabia Saudita ha creado una coalición militar de los países para luchar estado islámico sunita y otros grupos terroristas. Si la primera impresión puede ser el de una alianza formada para despejar las dudas sobre la verdadera cooperación con los EE.UU. y las potencias occidentales contra el califato, un análisis más cuidadoso, esta nueva persona que entra en el escenario de cada vez más confuso el conflicto de Oriente Medio, es probable dañar aún más la frágil presente. Mientras tanto, los objetivos del miembro fundador de la coalición, Arabia Saudita, no parecen ser esencialmente la derrota del Estado islámico, pero, sobre todo, para equilibrar la acción de Irán y Rusia, tanto en el tema de Siria, donde el objetivo es siempre para eliminar a Assad de la escena, para tomar la influencia de Damasco, Irak, tanto en el escenario, donde la presencia de Teherán es siempre mayor. Casi el país de Irak, la preocupación de Arabia es contrarrestar el creciente poder de los chiítas contra sunitas, una consecuencia de la mala gestión de la American Irak post-Saddam. Los objetivos de la coalición son para contrarrestar la acción de cualquier grupo terrorista, entonces no sólo el Estado islámico, sin embargo, definir quién entra en esta categoría. La cuestión no es secundario, si usted piensa tenacidad con la que las fuerzas armadas saudíes están luchando en Yemen, contra los rebeldes chiíes que no están conectados directamente con Irán. Parece claro que una interpretación amplia como posibles enemigos, identificado como terroristas, es probable que poner en esta categoría formaciones o movimientos, que en el escenario en cuestión, no está comprendida en el concepto de Riad. En esta perspectiva, incluso las formaciones seculares, luchando contra Assad cargo de los Estados miembros, podría convertirse en el objetivo de la nueva coalición liderada por Arabia Saudita. Los países que han confirmado su participación en la coalición son Jordania, Emiratos Árabes Unidos, Pakistán, Bahrein, Bangladesh, Benin, Turquía, Chad, Togo, Túnez, Djibouti, Senegal, Sudán, Sierra Leona, Somalia, Gabón, Guinea , Palestina, República de Comoros, Qatar, Costa de Marfil, Kuwait, Líbano, Libia, Maldivas, Malí, Malasia, Egipto, Marruecos, Mauritania, Níger, Nigeria y Yemen. La operación por la alianza debe llevarse a cabo de manera coordinada con las potencias occidentales, es decir, las organizaciones internacionales, pero el marco de los partidos políticos en el campo está confundido y comprometida por conflictos de intereses también. Parece muy claro que el objetivo de derrotar al estado islámico, por todas las partes es sólo una parte de sus intenciones reales y actúa cada vez más una excusa por la que crear un nuevo equilibrio en la región. ¿Qué será necesario para interpretar los sentimientos de los Estados Unidos en contra de esta alianza. Por un lado una serie de fuerzas musulmanas en la tierra siempre ha sido un objetivo de la Casa Blanca, para evitar dudas de un conflicto que podría interpretarse como neo-colonialista y la capacidad de plantear una solución interna a la crisis en el Medio Oriente. Sin embargo, las vistas son actitudes muy distantes ya menudo equívocas de Arabia Saudita y Turquía, contra el califato, no aclarar las dudas sobre las verdaderas intenciones de la coalición. Las dificultades en las relaciones con Rusia, ahora vistos como esenciales para la solución del problema podría empeorar entre la Alianza Atlántica y Moscú, si Turquía, desde el interior de la nueva coalición, se debe continuar la búsqueda de sus propios intereses, que son de eliminar Assad y hacer la vida más difícil para los kurdos. Pero también las ambiciones de Arabia Saudita, que no son sólo políticas, sino también religiosa, podrían perturbar las relaciones renovadas entre Irán y los EE.UU., y de hecho, esto sólo podría ser un objetivo de Riad. Otra cuestión es cómo será la relación con Teherán, ya que la creación de una alianza de estados sunitas solo, no puede correr el riesgo de un empeoramiento entre las dos principales ramas del Islam, un extremo por lo que una situación ya grave. El juicio de esta alianza no puede ser positivo, porque nació de un sindicato en particular, la matriz sunita, en lugar de ser extendido a una cruz de audiencia, pero esto se debe a las diferencias significativas que están lejos de obsoleto y debe resolverse por la vía diplomática preventivamente, no añadir nuevos elementos de discordia son capaces de promover la entidad que dice que quiere pelear: el estado islámico.

Eine neue Militärkoalition sunnitische

Saudi-Arabien hat eine militärische Koalition von Ländern erstellt, um sunnitisch-islamischen Staat und anderen terroristischen Gruppen zu bekämpfen. Wenn der erste Eindruck kann sein, dass in einem Bündnis gebildet, um Zweifel an der wirklichen Zusammenarbeit mit den USA und den Westmächten gegen das Kalifat, eine sorgfältige Analyse, diese neue Person, die die Szene zunehmend verwirrt den Nahost-Konflikt tritt zu entfernen, ist wahrscheinlich, weitere Schäden die fragile Gegenwart. Inzwischen sind die Ziele der Gründungsmitglied der Koalition, Saudi-Arabien, scheinen nicht zu wesentlichen die Niederlage der islamischen Staat zu sein, sondern vor allem, um die Wirkung von Iran und Russland sowohl in der syrischen Frage, wo das Ziel ist immer auszugleichen, um Assad von der Bildfläche zu beseitigen, um den Einfluss von Damaskus zu nehmen, irakische sowohl in dem Szenario, wo die Anwesenheit von Teheran immer größer ist. Nur über das Land des Irak ist die Saudi Sorge um die erhöhte Leistung von Schiiten gegen Sunniten, eine Folge der Misswirtschaft der amerikanischen Irak nach Saddam entgegenzuwirken. Die Ziele der Koalition sind, um die Wirkung von jedem Terrorgruppe entgegen zu wirken, wird nicht nur die islamischen Staat, ohne jedoch festzulegen, die in diese Kategorie fällt. Die Frage ist nicht sekundär, wenn Sie denken, Verbissenheit, mit der die Saudi-Streitkräfte im Jemen kämpft, gegen die schiitischen Rebellen nicht direkt mit dem Iran verbunden sind. Es scheint klar, dass eine weite Auslegung wie möglich Feinde, als Terroristen identifiziert, wird wahrscheinlich in diese Kategorie Formationen oder Bewegungen zu bringen, dass in dem Fall in Frage, nicht unter den Begriff der Riyadh fallen. In dieser Perspektive, auch die weltlichen Formationen, im Kampf gegen Assad von den Mitgliedstaaten getragen wird, könnte das Ziel der neuen Koalition, die von Saudi-Arabien geführt zu werden. Die Länder, die ihre Beteiligung an der Koalition bestätigt haben, sind Jordanien, Vereinigte Arabische Emirate, Pakistan, Bahrain, Bangladesch, Benin, der Türkei, Tschad, Togo, Tunesien, Dschibuti, Senegal, Sudan, Sierra Leone, Somalia, Gabun, Guinea , Palästina, Republik Komoren, Qatar, Elfenbeinküste, Kuwait, Libanon, Libyen, Malediven, Mali, Malaysia, Ägypten, Marokko, Mauretanien, Niger, Nigeria und dem Jemen. Der Betrieb von der Allianz sollte in koordinierter Weise zu nehmen mit den Westmächten, dh internationalen Organisationen, aber der Rahmen der politischen Parteien auf dem Gebiet wird durch widerstreitende Interessen zu verwirrt und kompromittiert. Es scheint nur allzu deutlich, dass das Ziel der Sieg über den islamischen Staat, von allen Parteien ist nur ein Teil ihrer wahren Absichten und wirkt mehr und mehr eine Ausrede, mit der ein neues Gleichgewicht in der Region zu schaffen. Welche wird es notwendig sein, um die Gefühle der Vereinigten Staaten gegen diese Allianz zu interpretieren. Auf der einen Seite eine Reihe von muslimischen Kräften auf den Boden war schon immer ein Ziel, das Weiße Haus, die Zweifel eines Konflikts, der als Neokolonialismus und die Fähigkeit, eine interne Lösung der Krise im Nahen Osten zu erheben interpretiert werden könnten, zu vermeiden. Aber die Aussicht ist zu weit entfernt und oft zweideutige Haltung von Saudi-Arabien und der Türkei gegen das Kalifat, keine Klärung der Zweifel über die wahren Absichten der Koalition. Die Schwierigkeiten in den Beziehungen zu Russland, die heute als wesentlich für die Lösung des Problems könnte zwischen dem Atlantischen Bündnis und Moskau verschlechtern gesehen, wenn die Türkei, aus dem Inneren der neuen Koalition, sollten weiterhin ihre eigenen Interessen verfolgen, die es werden beseitigen Assad und stellen für die Kurden das Leben schwer. Aber auch die Ambitionen Saudi, der nicht nur politisch, sondern auch religiös sind, könnte die erneute Beziehungen zwischen dem Iran und den USA zu stören, und in der Tat, könnte dies nur ein Ziel von Riyadh zu sein. Eine weitere Frage ist, wie wird die Beziehung mit Teheran zu sein, da die Schaffung einer Allianz von sunnitischen Staaten allein können nicht riskieren, eine Verschlechterung zwischen den beiden großen Zweige des Islam, einer extremen so einem bereits ernste Situation. Die Beurteilung dieser Allianz kann nicht positiv sein, weil sie aus einem bestimmten Union geboren wurde, die Matrix Sunniten, anstatt an ein Publikum Quer verlängert, aber das ist wegen der erheblichen Unterschiede, die fern von überholt und sollten auf diplomatischem Wege gelöst werden präventiv, nicht neue Elemente der Zwietracht in der Lage sind, um die Einheit, die sagt, dass er kämpfen will zu fördern: den islamischen Staat.

Une nouvelle coalition militaire sunnite

L'Arabie saoudite a créé une coalition militaire des pays pour lutter contre l'Etat islamique sunnite et d'autres groupes terroristes. Si la première impression peut être celle d'une alliance formée pour lever les doutes sur la réelle coopération avec les Etats-Unis et les puissances occidentales contre le califat, une analyse plus minutieuse, cette nouvelle personne qui entre dans la scène de plus en plus confus le conflit du Moyen-Orient, est susceptible endommager davantage le fragile présente. Pendant ce temps, les objectifs de la membre fondateur de la coalition, l'Arabie saoudite, ne semblent pas être essentiellement la défaite de l'Etat islamique, mais, surtout, pour équilibrer l'action de l'Iran et de la Russie, à la fois dans la question syrienne, où le but est toujours pour éliminer Assad de la scène, de prendre de l'influence de Damas, irakienne tant dans le scénario, où la présence de Téhéran est toujours plus grande. Juste sur le pays de l'Irak, l'Arabie préoccupation est de contrer la montée en puissance des chiites contre les sunnites, une conséquence de la mauvaise gestion de l'American Irak post-Saddam. Les objectifs de la coalition sont pour contrecarrer l'action d'un groupe terroriste, alors non seulement l'État islamique, sans toutefois définir qui tombe dans cette catégorie. La question est non secondaire, si vous pensez acharnement avec lequel les forces armées saoudiennes se battent au Yémen, contre les rebelles chiites ne sont pas directement liés à l'Iran. Il semble clair qu'une interprétation large comme des ennemis possibles, identifiés comme des terroristes, est susceptible d'apporter dans cette catégorie de formations ou de mouvements, que dans le scénario en question, ne tombe pas dans le concept de Riyad. Dans cette perspective, même les formations laïques, la lutte contre Assad supportées par les États membres, pourraient devenir l'objectif de la nouvelle coalition dirigée par l'Arabie saoudite. Les pays qui ont confirmé leur participation à la coalition sont la Jordanie, Emirats arabes unis, le Pakistan, Bahreïn, le Bangladesh, le Bénin, la Turquie, le Tchad, le Togo, la Tunisie, Djibouti, Sénégal, Soudan, Sierra Leone, Somalie, Gabon, Guinée , Palestine, République des Comores, Qatar, Côte-d'Ivoire, le Koweït, le Liban, la Libye, les Maldives, le Mali, la Malaisie, l'Egypte, le Maroc, la Mauritanie, le Niger, le Nigeria et le Yémen. L'opération par l'alliance devrait avoir lieu d'une manière coordonnée avec les puissances occidentales à savoir les organisations internationales, mais le cadre des partis politiques dans le domaine est confus et compromise par des intérêts conflictuels trop. Il semble que trop clair que l'objectif de vaincre l'Etat islamique, par toutes les parties est seulement une partie de leurs véritables intentions et agit de plus en plus une excuse permettant de créer un nouvel équilibre dans la région. Lequel il sera nécessaire d'interpréter les sentiments des Etats-Unis contre cette alliance. D'une part, un tableau des forces musulmanes sur le terrain a toujours été un objectif de la Maison Blanche, pour éviter les doutes d'un conflit qui pourrait être interprété comme néo-colonialiste et la capacité de lever une solution interne à la crise au Moyen-Orient. Cependant, les points de vue sont trop éloignés et attitudes souvent équivoques de l'Arabie saoudite et la Turquie, contre le califat, ne clarifie pas les doutes sur les véritables intentions de la coalition. Les difficultés dans les relations avec la Russie, désormais considérée comme essentielle pour la solution du problème pourrait empirer entre l'Alliance atlantique et Moscou, si la Turquie, de l'intérieur de la nouvelle coalition, devaient se poursuivre la poursuite de leurs propres intérêts, qui sont à éliminer Assad et rendre la vie difficile pour les Kurdes. Mais aussi les ambitions saoudiennes, qui sont non seulement politique, mais aussi religieux, pourrait perturber la reprise des relations entre l'Iran et les Etats-Unis, et, en fait, ce pourrait bien être une cible de Riyad. Une autre question est juste comment seront les relations avec Téhéran, étant donné que la création d'une alliance des seuls Etats sunnites, ne peut pas risquer une aggravation entre les deux principales branches de l'islam, l'extrême donc une situation déjà grave. Le jugement de cette alliance ne peut pas être positif, parce qu'il est né d'un syndicat en particulier, la matrice sunnite, plutôt que d'être étendu à une croix en public, mais cela est dû à des différences significatives qui sont loin d'être dépassés et doivent être résolus par la voie diplomatique préventivement, pas ajouter de nouveaux éléments de discorde sont en mesure de promouvoir l'entité qui dit qu'il veut se battre: l'Etat islamique.

A nova coalizão militar sunita

Arábia Saudita criou uma coalizão militar dos países para lutar Estado islâmico sunita e outros grupos terroristas. Se a primeira impressão pode ser a de uma aliança formada para tirar dúvidas sobre a verdadeira cooperação com os EUA e as potências ocidentais contra o califado, uma análise mais cuidadosa, esta nova pessoa que entra em cena de cada vez mais confuso o conflito no Oriente Médio, é provável danificar ainda mais o frágil presente. Enquanto isso, os objectivos do membro fundador da coalizão, Arábia Saudita, não parecem ser essencialmente a derrota do Estado islâmico, mas, acima de tudo, para equilibrar a ação do Irã e Rússia, tanto na questão da Síria, onde o objetivo é sempre para eliminar Assad da cena, para levar a influência de Damasco, Iraqi tanto no cenário, em que a presença de Teerã é sempre maior. Apenas sobre o país do Iraque, a Arábia preocupação é para neutralizar o aumento do poder dos xiitas contra sunitas, uma consequência da má gestão da American Iraque pós-Saddam. Os objetivos da coalizão são para neutralizar a ação de um grupo terrorista, então não só o Estado Islâmico, sem, contudo, definir quem pertence a esta categoria. A questão não é secundário, se você acha doggedness com que as forças armadas sauditas estão lutando no Iêmen, contra os rebeldes xiitas não directamente relacionados com o Irã. Parece claro que uma interpretação ampla como possíveis inimigos, identificados como terroristas, é susceptível de trazer a esta categoria formações ou movimentos, que, no cenário em questão, não se enquadra no conceito de Riyadh. Nesta perspectiva, mesmo as formações seculares, lutando contra Assad suportadas pelos Estados-Membros, poderia tornar-se o objetivo da nova coalizão liderada pela Arábia Saudita. Os países que já confirmaram a sua participação na coalizão são Jordânia, Emirados Árabes Unidos, Paquistão, Bahrein, Bangladesh, Benin, Turquia, República do Tchad, Togo, Tunísia, Djibouti, Senegal, Sudão, Serra Leoa, Somália, Gabão, Guiné , Palestina, República das Comores, Catar, Costa do Marfim, Kuwait, Líbano, Líbia, Maldivas, Mali, Malásia, Egito, Marrocos, Mauritânia, Níger, Nigéria e Iêmen. A operação pela aliança deve ocorrer de forma coordenada com as potências ocidentais, ou seja, organizações internacionais, mas a estrutura dos partidos políticos no domínio está confuso e comprometido por interesses conflitantes também. Parece tudo muito claro que o objetivo de derrotar o Estado islâmico, por todas as partes é apenas uma parte de suas reais intenções e age mais e mais uma desculpa por que criar um novo equilíbrio na região. Que será necessário para interpretar os sentimentos dos Estados Unidos contra esta aliança. Por um lado, um conjunto de forças muçulmanas no chão sempre foi um objetivo da Casa Branca, para evitar dúvidas de um conflito que poderia ser interpretado como neo-colonialista ea capacidade de levantar uma solução interna para a crise no Oriente Médio. No entanto, as vistas são atitudes muito distantes e muitas vezes equivocadas da Arábia Saudita e Turquia, contra o califado, não esclarece as dúvidas sobre as verdadeiras intenções da coalizão. As dificuldades nas relações com a Rússia, agora visto como essencial para a solução do problema pode piorar entre a Aliança Atlântica e Moscovo, se a Turquia, a partir do interior da nova coalizão, eram para ser continuado perseguir seus próprios interesses, que são a eliminar Assad e tornar a vida difícil para os curdos. Mas também as ambições da Arábia Saudita, que não são apenas político, mas também religioso, poderia perturbar as relações renovadas entre o Irã e os EUA, e, na verdade, isso pode ser apenas uma meta de Riyadh. Uma outra questão é apenas como será a relação com Teerã, dado que a criação de uma aliança de estados sunitas sozinhos, não podemos arriscar um agravamento entre os dois principais ramos do Islã, um extremo tão uma situação já grave. O julgamento desta aliança não pode ser positivo, porque ele nasceu de uma união particular, a matriz sunita, ao invés de ser estendida a uma cruz de audiência, mas isso é devido a diferenças significativas que estão longe de ultrapassada e deve ser resolvida por via diplomática preventivamente, não adicionar novos elementos de discórdia são capazes de promover a entidade que diz que quer lutar: o Estado islâmico.

Нова војна коалиција сунитски

Саудовская Аравия создала военную коалицию стран, чтобы бороться суннитского исламского государства и других террористических групп. Если первое впечатление может быть то, что из альянса, созданного, чтобы удалить сомнения о реальном сотрудничестве с США и западными державами против халифата, более тщательного анализа, в этом нового человека, который выходит на сцену более запутанной ближневосточного конфликта, скорее всего, дополнительно повредить хрупкую подарок. Между тем, цели учредительного члена коалиции, Саудовской Аравии, похоже, не будет, по существу поражение исламского государства, но, прежде всего, чтобы сбалансировать действие Ираном и Россией, как в сирийском вопросе, где цель всегда устранить Асада со сцены, чтобы занять влияния Дамаска, Ирака и в сценарии, где присутствие Тегеране всегда больше. Просто о стране Ираке, Саудовской Аравии задачей является противодействие повышенной мощности шиитов против суннитов, следствие нерациональной американской пост-Саддама Ираке. Цели коалиции, чтобы противодействовать действие какой-либо террористической группы, то не только исламское государство, без, однако, определить, кто попадает в эту категорию. Вопрос не вторичный, если вы думаете, упорство, с которым саудовские войска борются в Йемене против шиитских мятежников, не связанных непосредственно с Ираном. Кажется, ясно, что широкое толкование в качестве возможных врагов, определены в качестве террористов, скорее всего, привести в этой категории образований или движений, что в случае в вопросе, не подпадают под понятие Эр-Рияде. С этой точки зрения, даже светские образования, борьбы с Асадом нести государства-члены, может стать целью новой коалиции во главе с Саудовской Аравией. Страны, которые уже подтвердили свое участие в коалиции Иордания, Объединенные Арабские Эмираты, Пакистан, Бангладеш, Бахрейн, Бенин, Турция, Чад, Того, Тунис, Джибути, Сенегал, Судан, Сьерра-Леоне, Сомали, Габон, Гвинея Палестина, Республика Коморские Острова, Катар, Кот-д'Ивуар, Кувейт, Ливан, Ливия, Мальдивы, Мали, Малайзии, Египта, Марокко, Мавритании, Нигере, Нигерии и Йемене. Операция по альянсу должно происходить на скоординированной основе с западными державами, то есть международные организации, но база политических партий в области путают и под угрозу интересы конфликтующих тоже. Кажется, все слишком ясно, что цель победить исламское государство, всеми сторонами является лишь частью их реальных намерений и действует все больше и больше повод, по которому для создания нового баланса сил в регионе. Какой это будет необходимо интерпретировать чувства Соединенных Штатов против этого союза. С одной стороны, массив мусульманских сил на земле всегда была цель Белого дома, чтобы избежать сомнений в конфликте, который может быть истолковано как нео-колониальных и способность поднять внутреннее решение кризиса на Ближнем Востоке. Однако взгляды слишком далекие и часто сомнительные отношения Саудовской Аравии и Турции, против халифата, не прояснить сомнения по поводу истинных намерений коалиции. Трудности в отношениях с Россией, в настоящее время рассматривается в качестве важнейших для решения проблемы может ухудшить между Атлантическим Альянсом и Москвой, если Турция, изнутри новой коалиции, должны были быть по-прежнему преследуют свои собственные интересы, которые должны устранить Асада и усложнить жизнь для курдов. Но и амбиции Саудовской, которые не только политической, но и религиозной, может нарушить обновленные отношения между Ираном и США, и, действительно, это может быть просто объектом Эр-Рияде. Еще один вопрос только, как будут отношения с Тегераном, учитывая, что создание альянса только суннитских государств, не может рисковать ухудшением между двумя важнейших отраслей ислама, крайности так уже серьезной ситуации. Решение этого союза не может быть положительным, потому что он был рожден из конкретного союза, матрица суннитов, а не продолжается до креста аудитории, но это из-за значительных различий, которые далеки от устарели и должны быть решены дипломатическим путем превентивно, не добавить новые элементы раздора могут способствовать лицо, говорит, что он хочет драться: исламское государство.