Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

martedì 21 ottobre 2014

الكثير من الخلافات في الائتلاف ضد الخلافة

أنشأت قبل الخلافة، يفضل خصوصا من قبل التقليل الأولي من هذه الظاهرة، في الأراضي العراقية والسورية نمطا جديدا من التحالفات الإقليمية، وأملى، وليس من القيود الاستراتيجية، ولكن الحاجة إلى القضاء على الدولة الإسلامية. هذا الشرط غير كافية للتغلب على انعدام الثقة من البلدان التي كثيرا ما كانت على الجانبين معارضة وليس تلقائيا بتحديد تعديل أهدافها الجيوسياسية، التي، بطبيعة الحال، بعيدون عن متطابقة. هذا الوضع لا يلبي معايير الاستعجال، التي يفترض أن تحتاج إلى رد عسكري. التحالف ضد الخلافة، على الورق واسعة جدا، ونحو 60 دولة، ولكن، حتى الآن، كانت الآثار العملية قليلة، كما البنتاغون قد أشار بحق. ولكن جزءا من حد كبير من أعضاء ائتلاف ضد الدولة الإسلامية، وأعضاء والتي قد تكون أكثر حسما، بالإضافة بالطبع إلى الولايات المتحدة والمملكة المتحدة هي الدول التي هي جزء من المنطقة وهم من المذهب السني. دورهم هو ذو شقين: من جهة نظر سياسية تسمح لك لمحاربة يعلن جيش بأن الجناح المسلح للمسلم السنة الحالية، وحقيقة أن تخاض من قبل إخوانهم الخاصة يكذب الادعاء المحتملة للحرب الدينية، بينما من وجهة القرب الجغرافي العسكري ونفس الطابع الديني من شأنه أن يسمح لاستخدامها على الأرض، تعتبر ضرورية من قبل جميع الخبراء من مجال للفوز الصراع العسكري. هناك أيضا وجود صامت من إيران، رسميا عدوا للولايات المتحدة ودول الخليج بشكل عام وجميع أهل السنة، والتيار الرئيسي للشيعة في البلاد. طهران، بشكل غير رسمي بالطبع، هو القوة المسلحة الوحيدة التي قاتلت على الأرض، سواء على جانب الأكراد العراقيين، وهذا كان حاسما لوقف تقدم الخلافة وبالتالي تقبله واشنطن، سواء في سوريا، ولكن جانب الأسد. لا يصلح ديكتاتور دمشق في خطط تحالف محتمل مع الولايات المتحدة، على الرغم من أنها قد تمثل حاجزا ضد زحف الأصوليين في سوريا. أما الآن، فإن البيت الأبيض يرى أنها مشكلة بسيطة، ولكن ينظر إلى استمرار نظامه مع الاستياء من تركيا والمملكة العربية السعودية، ولكن إيران وروسيا، والتي، حتى الآن، حافظت على موقف هامشي في السؤال على الرغم من التأثر بقوة، وليس لصالح الأمريكيين. بمشاركة المملكة العربية السعودية وتركيا تحالف ضد الدولة الإسلامية أمر مسؤول، ولكن يمكنك أن ترى بوضوح كيف هي مواقفهم متناقضة. روحاء تقتصر على بيان وزير الخارجية السعودي، الذي قال صراحة انه اذا كانت الخلايا الإرهابية، وهو ما يتجاوز عملها، في حين لا يزال خطيرا، ولكن محدودة وأن تتحول إلى استمرار الوجود العسكري في لبنان، ليبيا، العراق وسوريا و اليمن، فمن المرجح أن تصبح غير مستقرة للغاية الوضع. هذا البيان، والتي يمكن قراءتها بطرق مختلفة، حتى مع قبول غير مباشر من استراتيجية خاطئة من قبل المملكة العربية السعودية التي مولت أهدافها الجماعات المتطرفة ذات الاغلبية السنية في سوريا، لا يتم مشاركتها من قبل تركيا، التي لا تزال ترتبط رؤيته يحدد الأكراد خطر أكبر باعتباره عاملا لزعزعة الاستقرار الداخلي. الحكومة الحالية في أنقرة على أصوات السنة هي الحاسمة وخاضت حربا حقا، وهذا هو أبعد من تصريحات المبدأ، ضد الدولة الإسلامية، التي يتم وضعها على الحدود التركية القوات، يمكن للبلد أن يؤدي إلى مشاكل كبيرة من أجل في الداخل. من وجهة نظر عسكرية صارمة، ثم، واحد هو ترك مع التزام من جانب الأكراد على العمليات البرية والجوية للولايات المتحدة سلاح الجو. لا يمكن إلا أن هذه الأدوات يحد فقط من التقدم للخلافة، والتي، في الواقع، حسب اعتراف البنتاغون، لم تتوقف عند كل ما في الأراضي العراقية، حيث عمل الجيش الوطني لا يكفي وسوريا، حيث قوى تفشل الأسد والديمقراطيين المتمردين للحفاظ على السيطرة على الأرض. ما الناشئة هي حرب الاستنزاف، ونتيجة لكوباني، بما في ذلك الموقع، ثم مدة طويلة، وهو نوع من القتال الذي كان يعتبر التغلب تقريبا، ولكن أين تدخل الحصري لسلاح الجو يمكن إلا أن يكون الدعم، مهم لكنه ليس حاسما. الباقي من البداية الإدارة الأمريكية قد توقع هذا الاحتمال، لمجرد أنه كان يعرف مدى من الجيش العراقي نفذت الإمدادات العسكرية وتطرح من رجال الخلافة. القصة تبدو بعيدة جدا عن نهاية دون التوصل الى اتفاق بين دول التحالف السني من شأنها أن تمس، لا محالة، والالتزام على أرض الواقع مع القوات المسلحة. عدم الاستقرار أيضا في المناطق المحيطة بها.

lunedì 20 ottobre 2014

Yemen: il conflitto tra Al Qaeda e sciiti, ulteriore problema per gli USA

Con il contesto internazionale concentrato sulle vicende dello stato islamico, la situazione nello Yemen, sta passando, ingiustamente, in secondo piano.  La battaglia che si svolge in un paese abbandonato a  se stesso perché privo di autorità dallo scorso settembre, rischia di avere conseguenze ben più pesanti dell’attenzione che gli viene dedicata. Il confronto si svolge tra le milizie sciite, che rappresentano la minoranza della popolazione del paese, circa un terzo del totale, contro le formazioni jihadiste di Al Qaeda. Il confronto è una replica locale del conflitto tra sciiti e sunniti, con i primi appoggiati dall’Iran. In questa situazione delicata viene anche ripetuta l’alleanza informale tra Teheran e Washington, che sta usando i suoi droni, per combattere le milizie sunnite. Gli Stati Uniti, infatti, in questa fase, contraddistinta dalla progressiva avanzata del califfato, ha come esigenza principale quella di limitarne ad ogni costo l’espansione. La collaborazione non ufficiale con l’Iran è resa necessaria per combattere l’espansione dell’integralismo sunnita, tuttavia sul grado di influenza che riesce ad esercitare Teheran sui combattenti sciiti, esistono alcune perplessità: l’Iran, infatti, non avrebbe un controllo totale su questi combattenti, ma più che altro rappresenterebbe un punto di riferimento. Nonostante l’aiuto indiretto fornito dagli americani, che hanno rivolto le loro armi soltanto contro i combattenti di Al Qaeda, gli umori degli sciiti contro gli USA sarebbero nettamente contrari; in ogni caso la valutazione della Casa Bianca è di ritenere meno pericolosi gli sciiti rispetto agli aderenti di Al Qaeda, che potrebbero virare verso lo stato islamico. La posizione geografica dello Yemen presenta gravi controindicazioni strategiche e politiche per l’equilibrio regionale e per i rapporti di alleanza degli Stati Uniti. Se una caduta del paese nelle mani di Al Qaeda sarebbe pericolosa per l’accesso al Mar Rosso, una presa del potere degli sciiti, potrebbe scatenare pericolose reazioni nei confronti di Washington da parte dell’Arabia Saudita, che si troverebbe sui suoi confini un alleato di Teheran; questo fatto favorito dagli interventi militari americani, potrebbe riacutizzare la crisi tra i due stati, che ha già vissuto momenti di profonda tensione in occasione dei precedenti incontri sul nucleare iraniano, tra Teheran e la Casa Bianca. Obama continua a praticare la sua tattica senza programmazione, affrontando i problemi  emergenti di volta in volta, apparentemente senza un quadro complessivo che sappia tenere in conto tutte le variabili. Se l’emergenza maggiore è il califfato, gli USA non possono prescindere dall’appoggio dei sauditi, anche se, praticamente, per ora l’apporto fornito è stato soltanto politico. Negli obiettivi del Presidente USA nei confronti dell’Arabia Saudita è principale che la monarchia del Golfo resti immune al contagio del califfato ed in seconda battuta c’è sempre la speranza di una partecipazione dei soldati sauditi ad eventuali operazioni di terra; questo dal punto di vista pratico, ma è altrettanto, se non di più, necessario l’appoggio politico del maggior paese sunnita contro una forza che fa dell’integralismo religioso sunnita il suo punto di forza. Una soluzione, che però sembra troppo ardita per un presidente non certo audace in politica estera come si sta sempre di più confermando Obama, sarebbe quella di tornare a dividere lo Yemen su base religiosa tra sciiti e sunniti, con quest’ultima parte magari controllata proprio dai sauditi  e depurata dalla presenza di Al Qaeda. Nel frattempo il paese yemenita è nel caos e rischia di trasformarsi nell’ennesima polveriera capace di allargare il contagio dell’instabilità anche alle zone limitrofe.   

Yemen: the conflict between Al Qaeda and Shia, further problem for the USA

With the international focus on the events of the Islamic state, the situation in Yemen is going through, unjustly, in the second floor. The battle that takes place in an abandoned town in itself because it lacks authority since last September, is likely to have consequences far heavier than the attention that was dedicated to him. The comparison is carried out between the Shiite militias, which represent the minority of the population of the country, about one-third of the total, against jihadi formations of Al Qaeda. The comparison is a local replica of the conflict between Shiites and Sunnis, with the first backed by Iran. In this delicate situation is also repeated the informal alliance between Tehran and Washington, which is using its drones to fight the Sunni militias. The United States, in fact, at this stage, characterized by the progressive advance of the caliphate, has as its primary requirement to limit the expansion at all costs. The unofficial collaboration with Iran is necessary in order to combat the spread of fundamentalism Sunni Islam, however the degree of influence that is able to exert on Tehran Shiite fighters, there are some concerns: Iran, in fact, would not have total control of these fighters, but more than that would be a point of reference. Despite the indirect aid provided by the Americans, who have turned their weapons only against fighters of Al Qaeda, the moods of the Shiites against the United States would be strongly against; in each case the evaluation of the White House is less dangerous to believe Shias respect to members of Al Qaeda, which could turn into an Islamic state. The geographical position of Yemen has serious contraindications and strategic policies for regional balance and relations of alliance of the United States. If a fall in the country in the hands of Al Qaeda would be dangerous for access to the Red Sea, a seizure of power of the Shiites, could trigger dangerous reactions to Washington by Saudi Arabia, which would be an ally on its borders Tehran; this fact favored by the American military interventions, could exacerbate the crisis between the two countries, which has already experienced moments of profound tension at previous meetings on the Iranian nuclear issue between Tehran and the White House. Obama continues to practice his tactics without programming, addressing emerging problems from time to time, apparently without an overall framework that is able to take into account all the variables. If the emergency the greater the caliphate, the United States can not be separated from the support of the Saudis, though, practically, for now the input provided was only political. The objectives of the President of the USA against Saudi Arabia is the main Gulf monarchy remains immune to the contagion of the caliphate and secondly there is always the hope of a participation of Saudi soldiers in any operation of the earth; this from the practical point of view, but it is equally, if not more, necessary political backing from the country's Sunni majority against a Sunni religious fundamentalism force that makes her strong point. One solution, but it seems too bold for a president not some bold foreign policy as it is increasingly confirming Obama, would be to return to Yemen-based religious divide between Shia and Sunni Muslims, with the latter part maybe its subsidiary by the Saudis and purified by the presence of Al Qaeda. Meanwhile, the country of Yemen is in chaos and danger of turning into yet tinderbox capable of widening the contagion of instability also to the surroundings.

Yemen: el conflicto entre Al Qaeda y los chiítas, más problema para los EE.UU.

Con la atención internacional sobre los acontecimientos del estado islámico, la situación en Yemen está atravesando, injustamente, en el segundo piso. La batalla que tiene lugar en una ciudad abandonada en sí mismo, porque carece de autoridad desde el pasado septiembre, es probable que tenga consecuencias mucho más pesados ​​que la atención que se le dedica. La comparación se realiza entre las milicias chiíes, que representan la minoría de la población del país, alrededor de un tercio del total, contra formaciones yihadistas de Al Qaeda. La comparación es una réplica local del conflicto entre chiítas y sunitas, con el primero apoyado por Irán. En esta delicada situación también se repite la alianza informal entre Teherán y Washington, que está utilizando sus aviones no tripulados para combatir a las milicias sunitas. Los Estados Unidos, de hecho, en esta etapa, caracterizada por el progresivo avance del califato, tiene como requisito principal para limitar la expansión a toda costa. La colaboración no oficial con Irán es necesaria con el fin de combatir la propagación del fundamentalismo sunita del Islam, sin embargo, el grado de influencia que puede ejercer sobre los combatientes chiítas de Teherán, hay algunas preocupaciones: Irán, de hecho, no tendría el control total de estos combatientes, pero más que eso sería un punto de referencia. A pesar de la ayuda indirecta proporcionada por los estadounidenses, que se han vuelto sus armas sólo contra combatientes de Al Qaeda, los estados de ánimo de los chiítas contra los Estados Unidos serían fuertemente en contra; en cada caso, la evaluación de la Casa Blanca es menos peligroso creer chiíes respetan a los miembros de Al Qaeda, lo que podría convertirse en un Estado islámico. La posición geográfica de Yemen tiene contraindicaciones graves y políticas estratégicas para el equilibrio y las relaciones de alianza de los Estados Unidos regional. Si una caída en el país en manos de Al Qaeda sería peligroso para el acceso al Mar Rojo, la toma del poder de los chiítas, podría desencadenar reacciones peligrosas a Washington por parte de Arabia Saudita, lo que sería un aliado en sus fronteras Teherán; este hecho favorecido por las intervenciones militares estadounidenses, podría exacerbar la crisis entre los dos países, que ya ha vivido momentos de profunda tensión en las reuniones anteriores sobre la cuestión nuclear iraní entre Teherán y la Casa Blanca. Obama continúa practicando sus tácticas sin necesidad de programación, frente a los problemas que surgen de vez en cuando, al parecer, sin un marco general que es capaz de tener en cuenta todas las variables. Si la emergencia mayor es el califato, los Estados Unidos no se puede separar de la ayuda de los saudíes, sin embargo, en la práctica, por ahora la entrada proporcionada era sólo política. Los objetivos del Presidente de los EE.UU. en contra de Arabia Saudita es el principal monarquía del Golfo permanece inmune al contagio del califato y en segundo lugar, siempre existe la esperanza de una participación de soldados sauditas en cualquier operación de la tierra; esto desde el punto de vista práctico, pero es igualmente, si no más, el respaldo político necesario de mayoría suní del país contra una fuerza fundamentalismo religioso sunita que hace que su punto fuerte. Una solución, pero parece demasiado audaz para un presidente no una política exterior audaz, ya que está confirmando cada vez Obama, sería para volver a división religiosa con base en Yemen entre chiítas y sunitas musulmanes, con la última parte tal vez de su filial por los saudíes y purificada por la presencia de al Qaeda. Mientras tanto, el país de Yemen es un caos y el peligro de convertirse en aún polvorín, capaz de ampliar el contagio de la inestabilidad también a los alrededores.

Jemen: der Konflikt zwischen Al-Kaida und Schiiten, weiteres Problem für die USA

Mit der internationalen Ausrichtung auf die Ereignisse des islamischen Staates ist die Situation im Jemen durchmacht, zu Unrecht, in der zweiten Etage. Die Schlacht, die in einem verlassenen Stadt für sich nimmt, weil es fehlt Behörde seit September letzten Jahres, ist wahrscheinlich, Folgen weit schwerer als die Aufmerksamkeit, die ihm gewidmet wurde haben. Der Vergleich wird zwischen den schiitischen Milizen, die die Minderheit der Bevölkerung des Landes, etwa ein Drittel der Gesamt darstellen, gegen den Dschihad-Formationen von Al-Qaida durchgeführt. Der Vergleich ist eine lokale Kopie der Konflikt zwischen Schiiten und Sunniten, mit dem ersten durch den Iran unterstützt. In dieser heiklen Situation wird auch wiederholt die informelle Allianz zwischen Teheran und Washington, die mit seine Drohnen, um die sunnitischen Milizen kämpfen. Die Vereinigten Staaten, in der Tat, in dieser Phase, gekennzeichnet durch die fortschreitende Vorschub des caliphate weist als Grundvoraussetzung, um die Expansion unter allen Umständen zu begrenzen. Die inoffizielle Zusammenarbeit mit Iran ist notwendig, um die Ausbreitung des Fundamentalismus sunnitischen Islam, aber der Grad des Einflusses, die in der Lage, auf Teheran schiitischen Kämpfer üben ist zu bekämpfen, gibt es einige Bedenken: Iran, in der Tat nicht hätte die totale Kontrolle dieser Kämpfer, aber mehr als das wäre ein Bezugspunkt sein. Trotz der indirekten Beihilfen von den Amerikanern, die ihre Waffen nur gegen Kämpfer der Al-Kaida eingeschaltet haben vorgesehen, würden die Stimmungen der Schiiten gegen die Vereinigten Staaten stark gegen sein; in jedem Fall ist die Auswertung des Weißen Hauses ist weniger gefährlich zu glauben, Schiiten respektieren die Mitglieder der Al-Qaida, die in einen islamischen Staat verwandeln konnte. Die geographische Lage des Jemen hat schwerwiegende Kontraindikationen und strategische Maßnahmen für das regionale Gleichgewicht und die Beziehungen der Allianz der Vereinigten Staaten. Wenn ein Fall in dem Land, in den Händen von Al-Qaida würde für den Zugang zum Roten Meer, eine Machtübernahme der Schiiten gefährlich sein könnte gefährlichen Reaktionen nach Washington Saudi-Arabien auslösen, die ein Verbündeter an seinen Grenzen wäre Teheran; diese Tatsache von den amerikanischen Militärinterventionen begünstigt, könnte die Krise zwischen den beiden Ländern, die bereits tiefgreifende Momente der Spannung bei früheren Treffen in der iranischen Nuklearfrage zwischen Teheran und dem Weißen Haus erlebt hat, verschärfen. Obama weiterhin seine Taktik ohne Programmierpraxis, aufkommende Probleme von Zeit zu Zeit, offenbar ohne einen umfassenden Rahmen, der in der Lage zu berücksichtigen, alle Variablen zu nehmen ist. Wenn der Notfall desto größer das Kalifat, können die Vereinigten Staaten nicht von der Unterstützung der Saudis getrennt werden, obwohl, praktisch, denn nun war der Eingang vorgesehen nur politisch. Die Ziele des Präsidenten der USA gegen Saudi-Arabien ist der wichtigste Golf-Monarchie bleibt immun gegen die Ansteckung des Kalifats, und zweitens gibt es immer die Hoffnung auf eine Beteiligung von Saudi-Soldaten in jedem Betrieb der Erde; dies aus der praktischen Sicht, aber es ist ebenso, wenn nicht mehr, notwendige politische Unterstützung von sunnitischen Mehrheit des Landes gegen einen sunnitischen religiösen Fundamentalismus Kraft, die ihre Stärke macht. Eine Lösung, aber es scheint zu kühn für einen Präsidenten nicht einige mutige Außenpolitik, wie sie sich zunehmend bestätigt Obama, wäre, in den Jemen-basierte religiöse Kluft zwischen Schiiten und Sunniten zurück, mit dem letzten Teil vielleicht ihre Tochtergesellschaft von den Saudis und durch die Anwesenheit von Al-Qaida gereinigt. Inzwischen ist das Land der Jemen in Chaos und Gefahr Drehen in Pulverfass noch in der Lage, die Erweiterung der Ansteckung der Instabilität auch in die Umgebung.

Yémen: le conflit entre Al-Qaïda et chiite, autre problème pour les Etats-Unis

Avec l'attention internationale sur les événements de l'Etat islamique, la situation au Yémen traverse, injustement, dans le deuxième étage. La bataille qui se déroule dans une ville abandonnée à elle-même, car il n'a pas le pouvoir depuis Septembre dernier, est susceptible d'avoir des conséquences bien plus lourdes que l'attention que lui était dédié. La comparaison est effectuée entre les milices chiites, qui représentent la minorité de la population du pays, environ un tiers du total, contre les formations jihadistes d'Al-Qaïda. La comparaison est une réplique locale du conflit entre chiites et sunnites, le premier soutenu par l'Iran. Dans cette situation délicate est également répété l'alliance informelle entre Téhéran et Washington, qui utilise ses drones pour combattre les milices sunnites. Les Etats-Unis, en fait, à ce stade, caractérisé par l'avance progressive du califat, a pour principale exigence de limiter l'expansion à tout prix. La collaboration officieuse avec l'Iran est nécessaire pour lutter contre la propagation du fondamentalisme sunnite Islam, mais le degré d'influence que peut exercer sur Téhéran combattants chiites, il ya des préoccupations: l'Iran, en fait, n'aurait pas le contrôle total de ces combattants, mais plus que cela serait un point de référence. Malgré les aides indirectes fournies par les Américains, qui ont tourné leurs armes que contre les combattants d'Al-Qaïda, les humeurs des chiites contre les Etats-Unis seraient fortement contre; dans chaque cas, l'évaluation de la Maison Blanche est moins dangereux de croire chiites qui concerne les membres d'Al-Qaïda, qui pourrait se transformer en un Etat islamique. La position géographique du Yémen a contre-indications graves et des politiques stratégiques pour l'équilibre régional et les relations d'alliance des États-Unis. En cas de chute dans le pays entre les mains d'Al-Qaïda serait dangereux pour l'accès à la mer Rouge, une prise de pouvoir des chiites, pourrait déclencher des réactions dangereuses à Washington par l'Arabie saoudite, qui serait un allié à ses frontières Téhéran; ce fait favorisé par les interventions militaires américaines, pourrait aggraver la crise entre les deux pays, qui a déjà connu des moments de profonde tension lors des réunions précédentes sur la question du nucléaire iranien entre Téhéran et la Maison Blanche. Obama continue de pratiquer sa tactique sans programmation, traiter les problèmes naissants de temps à autre, apparemment sans un cadre global qui est capable de prendre en compte toutes les variables. Si la situation d'urgence la plus grande du califat, les Etats-Unis ne peut pas être séparé de l'appui des Saoudiens, mais, en pratique, pour l'instant l'entrée fournie était seulement politique. Les objectifs du président des Etats-Unis contre l'Arabie Saoudite est le principal monarchie du Golfe reste à l'abri de la contagion du califat et d'autre part, il ya toujours l'espoir d'une participation de soldats saoudiens dans toute opération de la terre; ce du point de vue pratique, mais il est tout aussi, sinon plus, le soutien politique nécessaire de majorité sunnite du pays contre une force de l'intégrisme religieux sunnite qui fait son point fort. Une solution, mais il semble trop audacieux pour un président pas une politique étrangère en gras car il est de plus en plus de confirmer Obama, serait de revenir à clivage religieux basé au Yémen entre chiites et sunnites, avec peut-être la dernière partie de sa filiale par les Saoudiens et purifié par la présence d'Al-Qaïda. Pendant ce temps, le pays du Yémen est dans le chaos et le danger de se transformer en poudrière encore capable d'élargir la contagion de l'instabilité aussi à l'environnement.

Iêmen: o conflito entre a Al Qaeda e xiitas, outro problema para os EUA

Com o foco internacional sobre os acontecimentos do Estado islâmico, a situação no Iêmen está passando, injustamente, no segundo andar. A batalha que ocorre em uma cidade abandonada, em si, porque ela não tem autoridade desde setembro do ano passado, é provável que tenha consequências muito mais pesados ​​do que a atenção que lhe foi dedicada. A comparação é feita entre as milícias xiitas, que representam a minoria da população do país, cerca de um terço do total, contra formações jihadistas da Al Qaeda. A comparação é uma réplica local do conflito entre xiitas e sunitas, com o primeiro apoiado pelo Irã. Nesta situação delicada também é repetida a aliança informal entre Teerã e Washington, que está usando seus drones para combater as milícias sunitas. Os Estados Unidos, de fato, nesta fase, caracterizada pelo avanço progressivo do califado, tem como exigência principal para limitar a expansão a todo custo. A colaboração não-oficial com o Irã é necessário, a fim de combater a disseminação do fundamentalismo sunita Islam, no entanto, o grau de influência que pode exercer sobre Teerã combatentes xiitas, existem algumas preocupações: o Irã, de fato, não teria o controle total desses lutadores, mas mais do que isso seria um ponto de referência. Apesar da ajuda indirecta fornecido pelos americanos, que deram as armas apenas contra combatentes da Al Qaeda, o humor dos xiitas contra os Estados Unidos seriam fortemente contra; em cada caso, a avaliação da Casa Branca é menos perigoso acreditar xiitas respeito aos membros da Al Qaeda, o que poderia se transformar em um Estado islâmico. A posição geográfica do Iêmen tem contra-indicações graves e políticas estratégicas para o equilíbrio e relações de aliança dos Estados Unidos regional. Se a queda no país nas mãos da Al-Qaeda seria perigoso para o acesso ao Mar Vermelho, a tomada do poder dos xiitas, pode desencadear reações perigosas para Washington pela Arábia Saudita, o que seria um aliado nas suas fronteiras Teerã; este fato favorecido pelas intervenções militares americanas, poderia agravar a crise entre os dois países, que já passou por momentos de profunda tensão em reuniões anteriores sobre a questão nuclear iraniana entre Teerã ea Casa Branca. Obama continua a praticar suas táticas sem programação, abordando problemas emergentes de vez em quando, aparentemente sem um quadro global que seja capaz de levar em conta todas as variáveis​​. Se a urgência maior é o califado, os Estados Unidos não pode ser separado do apoio dos sauditas, porém, praticamente, por enquanto, a entrada fornecida foi apenas político. Os objectivos do Presidente dos EUA contra a Arábia Saudita é o principal monarquia do Golfo permanece imune ao contágio do califado e em segundo lugar, há sempre a esperança de uma participação de soldados sauditas em qualquer operação da terra; isso do ponto de vista prático, mas é igualmente, se não mais, o apoio político necessário a partir de maioria sunita do país contra uma força fundamentalismo religioso sunita que faz com que o seu ponto forte. Uma solução, mas parece muito ousado para um presidente não uma política externa ousada, uma vez que é cada vez mais confirmando Obama, seria para voltar à divisão religiosa baseada no Iêmen entre xiitas e sunitas, com a última parte talvez da sua subsidiária pelos sauditas e purificados pela presença de Al Qaeda. Enquanto isso, o país do Iêmen está um caos e do perigo de se transformar em ainda barril de pólvora capaz de alargar o contágio da instabilidade também para o ambiente.