Politica Internazionale

Politica Internazionale

Cerca nel blog

lunedì 10 luglio 2017

La conquista di Mosul non evita il pericolo del terrorismo



Con la caduta di Mosul, i territori che sono ancora sotto la sovranità dello Stato islamico, si sono notevolmente ridotti: si calcola, infatti, che, sotto al dominio del califfato, resterebbe l’equivalente di circa un terzo rispetto alla sua massima espansione. La notizia della riconquista di osul, da parte delle forze irakene è sicuramente positiva, ma non costituisce un punto di arrivo, perchè resta sotto il dominio del califfato una fascia lunga circa 400 chilometri, situata la confine tra l’Iraq e  la Siria. Da questa porzione di territorio è parita l’offensiva dello Stato islamico contro l’occupazione militare, in questi territori il califfato può godere ancora di appoggi consistenti ed è verosimile pensare che la strategia dei superstiti dello Stato islamico sia quella di ritirarsi in queste zone, per poi cercare di riprendere le azioni militari. Ci potrebbero essere delle analogie con la tattica usata dai talebani in Afghanistan, che usano le valli al confine con il Pakistan, per portare a compimento i loro attacchi. D’altro canto la situazione in Irak, dal punto di vista dei rapporti tra sciiti, ora al comando del paese, e sunniti non è ancora pacificata e, terminata l’euforia della riconquista, non pare azzardato temere che il problema possa ripresentarsi con tutte le sue conseguenze destabilizzanti già sperimentate. Occorre cercare di prevedere quale sarà la strategia che lo Stato islamico vorrà portare avanti per non scomparire del tutto o comunque subire un ridimensionamento del tipo di quello che ha colpito Al Qaeda. Probabilmente il califfato vorrà giocare contemporaneamente su due piani diversi: il mantenimento dei territori dove è ancora insediato e l’incremento delle azioni terroristiche, che prima erano una modalità secondaria. Con la perdita di sovranità, al contrario, l’azione terroristica diventa almeno di eguale peso strategico, alla condotta militare portata avanti fino ad ora ed all’assoggettamento alla legge islamica dei territori conquistati. La riconquista di questi territori, sia sul versante siriano, che su quello irakeno, deve diventare essenziale per la sconfitta finale dello Stato islamico, anche in ottica preventiva delle possibili azioni terroristiche. Bisogna ricordare che gli attentati compiuti in occidente sono quelli che hanno un maggiore risalto mediatico e, seppure molto gravi, sono stati di gran lunga inferiori a quelli compiuti nel paese irakeno. La capacità di mobilitazione del califfato in Iraq è unita ad una presenza sul territorio che è ancora elevata e più che sufficiente per condurre una campagna di attentati capace di destabilizzare uno stato dove il potere, dopo la caduta di Saddam Hussein, non è stato ancora sufficientemente diviso tra sciiti e sunniti. Quindi, aldilà della importante vittoria militare, che ha portato alla riconquista di Mosul, l’azione per sconfiggere lo Stato islamico deve riguardare altre sfere della gestione dello scenario; la preponderanza sciita e l’appoggio iraniano, determinanti per la vittoria militare, potrebbero, se non attutiti, costituire un fattore di debolezza del sistema, che potrebbe dare modo al califfato, espressione essenzialmente sunnita, di tornare molto pericoloso. Tuttavia limitarsi ad una analisi della situazione interna, senza considerare gli interessi internazionali in gioco, non è sufficiente. Se con Obama c’era una tacita collaborazione con Teheran, l’avvento di Trump ha scompaginato l’azione americana, che è tornata ad essere incentrata sulle monarchie sunnite del Golfo Persico; ora l’atteggiamento dei regni sauditi e della Turchia, nei confronti dello Stato islamico è stato non molto chiaro, sopratutto per la valenza che queti stati davano al califfato in funzione anti siriana ed anti sciita. D’altra parte intorno agli sciiti si è concretizzata una coalizione, seppure non ufficiale, tra russi ed iraniani, che sembra essere fatta apposta per andare contro gli interessi statunitensi. Per la sconfitta del califfato molto dipenderà anche da come sarà risolta la vicenda siriana, la cui fine sembra essere molto lontana. Gli interessi sulla Siria potrebbero alterare gli equilibri molto fragili, che hanno permesso una sorta di coalizione internazionale contro il califfato, e creare una frattura capace di andare aldilà dello Stato islamico, evidenziando una contrapposizione sempre su base religiosa, ma integrata ed alimentata da interessi relativi a potenze esterne all’area. All’interno di questo dualismo potrebbe trovare nuovo vigore il terrorismo, come esecutore di compiti non possibili per gli stati nazionali, ma funzionali ai loro interessi. L’ipotesi non è lontana, perchè ha già contribuito in passato alla nascita di movimenti che sono poi confluiti nel califfato. Quindi occorre guardare molto oltre le vicende militari dello Stato islamico, perchè la possibilità di minacce peggiori, nel solco dell’integralismo sono, purtroppo ben presenti e concrete nello scenario irakeno.

Mosul's conquest does not avoid the danger of terrorism

With the fall of Mosul, the territories that are still under the sovereignty of the Islamic State have been greatly reduced: it is estimated that, under the rule of the Caliphate, it would remain the equivalent of about a third compared to its maximum expansion. The news of the recovery of osul by the Iraqi forces is certainly positive, but it is not a point of arrival, because there is a 400-kilometer-long band of caliphate, located between Iraq and Syria. From this portion of territory is the offensive of the Islamic State against military occupation, in these territories the caliphate can still enjoy substantial support and it is likely to think that the strategy of the survivors of the Islamic state is to retreat to these areas, Then try to resume military action. There may be some Taliban-like tactics in Afghanistan, which use the valleys along the border with Pakistan to carry out their attacks. On the other hand, the situation in Iraq, from the point of view of the relations between Shiites, now the country's command, and the Sunni is still not pacified and, once the euphoria of the reconquest has ended, it seems unclear to fear that the problem can be re-emerged with all Its destabilizing consequences already experienced. We must try to predict what the strategy the Islamic state will want to pursue in order not to disappear altogether or to undergo any kind of repression of what has hit Al Qaeda. Probably the Caliphate wants to play simultaneously on two different levels: the maintenance of the territories where it is still stationed and the increase of terrorist acts, which were formerly a secondary mode. With the loss of sovereignty, on the contrary, terrorist action becomes at least of the same strategic weight, military conduct so far and subjugation to the Islamic law of the conquered territories. The reconquest of these territories, both on the Syrian and Iraqi sides, must become essential for the ultimate defeat of the Islamic state, even in the preventive sense of possible terrorist acts. It should be remembered that the attacks in the West are those that have a greater media coverage and, although very serious, were far less than those in the Iraqi country. The mobilization capacity of the Caliphate in Iraq is combined with a presence in the area that is still high and more than enough to conduct a campaign of attacks capable of destabilizing a state where power, after the fall of Saddam Hussein, has not yet been sufficiently Divided between Shiites and Sunnis. So, beyond the important military victory, which led to the re-conquest of Mosul, the action to defeat the Islamic state must cover other spheres of scenario management; Shi'a preponderance and Iranian support, determinants of military victory, could, if not mutilated, be a weakness of the system, which could give way to the caliphate, essentially Sunni expression, to return very dangerous. However, limited to an analysis of the internal situation, without considering the international interests involved, is not enough. If there was tacit collaboration with Obama with Tehran, Trump's advent disarmed American action, which was again focused on the Sunni monarchies of the Persian Gulf; Now the attitude of the Saudi kingdoms and Turkey to the Islamic State has been unclear, especially for the value that these states gave to the caliphate in anti-Syrian and anti-Shia. On the other hand, a coalition, albeit not official, between the Russians and the Iranians has emerged around the Shiites, which seems to be made to go against US interests. For the defeat of the Caliphate much will also depend on how the Syrian affair will be resolved, the end of which seems to be far behind. Syria's interests could alter the very fragile balance that allowed some sort of international coalition against the caliphate and create a fracture capable of going beyond the Islamic State, highlighting a religious-based, but integrated and sustained, To powers outside the area. Within this dualism, terrorism could be new force, as performers of tasks not possible for national states, but functional to their own interests. The hypothesis is not far off, because it has already contributed in the past to the emergence of movements that have then flowed into the caliphate. So it is necessary to look beyond the military affairs of the Islamic State, because the worst threats in the brink of integrity are unfortunately very present and concrete in the Iraqi scenario.

La conquista de Mosul no evita el peligro del terrorismo

Con la caída de Mosul, los territorios que aún se encuentran bajo la soberanía del estado islámico, se han reducido significativamente: se estima, en efecto, que, bajo el gobierno del califato, seguiría siendo la equivalente de alrededor de un tercio de su máxima expansión. La noticia de la recaptura de o sobre, por las fuerzas iraquíes es ciertamente buena, pero no un punto final, ya que sigue siendo bajo el gobierno del califato una tira larga a unos 400 kilómetros, que se encuentra en la frontera entre Irak y Siria. Desde esta porción de tierra es la paridad de la ofensiva Estado Islámico contra la ocupación militar, en estos territorios el califato todavía puede disfrutar de un apoyo considerable y es probable que pensar que la estrategia de supervivencia del Estado Islámico es retirarse a estas áreas, y luego tratar de emprender una acción militar. Puede haber similitudes con las tácticas utilizadas por los talibanes en Afganistán, que utilizan los valles en la frontera con Paquistán, para llevar a cabo sus ataques. Por otra parte, la situación en Irak, desde el punto de vista de las relaciones entre chiíes, ahora al mando del país, y sunitas aún no se pacifica y, una vez que la euforia de la reconquista, no es arriesgado tener miedo de que el problema podría volver en absoluto sus consecuencias desestabilizadoras ya han sido juzgados. Debemos tratar de predecir lo que va a ser la estrategia que el Estado islámico quiere seguir no desaparecer por completo o al menos someterse a una reducción del tamaño de la clase que afectó a Al Qaeda. Probablemente el califato jugará simultáneamente en dos niveles diferentes: el mantenimiento de los territorios donde aún está instalado y el aumento de las actividades terroristas, que antes eran un modo secundario. Con la pérdida de la soberanía, por el contrario, el acto terrorista se convierte en, al menos, la misma importancia estratégica a la conducta militar llevada a cabo hasta ahora y el sometimiento a la ley islámica de los territorios conquistados. La reconquista de estos territorios, tanto en el lado sirio, y en la de Irak, debe ser esencial para la derrota final del Estado Islámico, también como una perspectiva preventiva de posibles acciones terroristas. Hay que recordar que los ataques llevados a cabo en Occidente son los que tienen mayores medios y, a pesar de la prominencia muy grave, eran muy inferiores a las realizadas en el país de Irak. Las capacidades de movilización califato en Irak se combina con una presencia local que sigue siendo alto y más que suficiente para llevar a cabo campaña de ataques capaz de desestabilizar un estado en el poder después de la caída de Saddam Hussein, aún no ha sido suficientemente dividir entre chiíes y suníes. Entonces, más allá importante victoria militar, lo que dio lugar a la recaptura de Mosul, la acción para derrotar al estado islámico debe cubrir otras áreas de la gestión de escenario; el predominio chií, y el apoyo de Irán, que es crucial para la victoria militar, pueden, si no silenciado, constituyen una debilidad en el factor del sistema, lo que podría dar paso al califato, principalmente suní expresión, volver muy peligroso. Sin embargo limitada a un análisis de la situación interna, sin considerar los intereses internacionales en juego, no es suficiente. Si Obama era una cooperación tácita con Teherán, el advenimiento de Trump interrumpe la acción estadounidense, que se centra una vez más en las monarquías suníes del Golfo Pérsico; Ahora la actitud de los reinos Arabia y Turquía hacia el estado islámico no era muy clara, sobre todo por el valor que su paz se dio al califato en Siria función anti y anti chiíta. Por otra parte alrededor de los chiíes que tomó la forma de una coalición, aunque no oficial, entre los rusos y los iraníes, que parece estar hecha para ir en contra de los intereses estadounidenses. Por la derrota del Califato mucho que también dependerá de la forma en que se resuelva el asunto de Siria, cuyo final parece estar muy lejos. Los intereses de Siria podría alterar el frágil equilibrio que permitía una especie de coalición internacional contra el califato, y crear una grieta capaz de ir más allá del estado islámico, poniendo de relieve un contraste siempre basada en la religión, pero integrado y alimentado por intereses sobre los mismos alimentación externa a la zona. Dentro de esta dualidad podría encontrar nuevo terrorismo vigor, como ejecutor de tareas que no son posibles para los estados nacionales, pero funcionales a sus intereses. La hipótesis no está muy lejos, ya que en el pasado ha contribuido a la aparición de movimientos que luego se fusionaron en el califato. Por lo que debe mirar más allá de los acontecimientos militares del Estado islámico, debido a la posibilidad de las mayores amenazas a raíz del fundamentalismo son por desgracia muy presente y concreto en el escenario iraquí.

Die Eroberung von Mosul meidet nicht die Gefahr des Terrorismus

Mit dem Fall von Mosul, die Gebiete, die noch unter der Herrschaft des islamischen Staates sind, wurden deutlich reduziert: es berechnet, dass unter der Herrschaft des Kalifats, wäre das Äquivalent von etwa einem Drittel seiner maximalen Ausdehnung bleiben. Die Nachricht von der Wiedereinnahme von o auf, durch die irakischen Streitkräfte ist sicherlich gut, aber kein Endpunkt, denn es bleibt unter der Herrschaft des Kalifats einen langer Streifen etwa 400 Kilometer, an der Grenze zwischen dem Irak und Syrien. Da dieser Teil des Landes die Parität der Islamischen Staat Offensive gegen die militärische Besetzung ist, kann das Kalifat in diesen Gebieten noch erhebliche Unterstützung genießt und ist wahrscheinlich die überlebende Strategie des Islamischen Staates zu glauben, dass in diesen Bereichen in den Ruhestand ist, und dann versuchen, militärische Aktionen fortzusetzen. Es kann durch die Taliban in Afghanistan, der die Täler mit Pakistan an der Grenze nutzen verwendet Ähnlichkeiten mit der Taktik sein, ihre Angriffe durchzuführen. Auf der anderen Seite, die Lage im Irak, aus der Sicht der Beziehungen zwischen Schiiten, jetzt im Befehl des Landes, und Sunniten sind noch nicht befriedet und nach der Euphorie der Reconquista, ist es nicht riskant, Angst zu haben, dass das Problem überhaupt zurückkehren konnte seine destabilisierende Folgen haben bereits versucht worden. Wir müssen versuchen, vorherzusagen, was die Strategie sein wird, dass der islamische Staat will nicht mehr weiter ganz oder zumindest durchlaufen eine Verkleinerung der Art verschwinden, die Al Qaida getroffen. Wahrscheinlich wird das Kalifat spielen gleichzeitig auf zwei verschiedenen Ebenen: die Erhaltung der Gebiete, in denen es noch installiert ist und die Zunahme der terroristischen Aktivitäten, die zuvor Modus eine sekundäre waren. Mit dem Verlust der Souveränität, im Gegenteil, wird der Terrorakt mindestens gleich strategisches Gewicht der militärischen Führung durchgeführt, so weit und Unterwerfung islamisches Recht der eroberten Gebiete. Die Rückeroberung dieser Gebiete sowohl die syrische Seite, und die irakische, müssen für die endgültige Niederlage des Islamischen Staates, auch als vorbeugende Perspektive einer möglichen terroristischer Aktionen unerlässlich worden. Man sollte sich daran erinnern, dass Angriffe im Westen durchgeführt sind diejenigen, die mehr Medien haben und, wenn auch sehr ernste Bedeutung, waren weit schlechter als die in der irakischen Stadt gemacht. Die Kalifat Mobilisierung Fähigkeiten im Irak mit einer lokalen Präsenz kombiniert, die nach wie vor hoch und mehr als genug ist, Angriffe Kampagne der Lage zu destabilisieren einen Zustand, in dem die Macht nach dem Sturz von Saddam Hussein zu führen, ist noch nicht ausreichend gewesen aufgeteilt zwischen Schiiten und Sunniten. Also, über den großen militärischen Sieg, die auf die Gewinnung von Mosul führte, die Aktion des islamischen Staat besiegen sollten andere Bereiche des Szenario-Management abdecken; die schiitische Vorherrschaft, und die iranische Unterstützung von entscheidenden Bedeutung für den militärischen Sieg können, wenn nicht stumm geschaltet, eine Schwäche im System Faktor dar, der Weg zum Kalifat geben könnte, vor allem sunnitischem Ausdruck, zurückzukehren sehr gefährlich. einer Analyse der internen Situation jedoch begrenzt, ohne Berücksichtigung der internationalen Interessen auf dem Spiel, es ist nicht genug. Wenn Obama eine stillschweigende Zusammenarbeit mit Teheran war, gestört das Aufkommen von Trump die amerikanischen Aktion, die auf den sunnitischen Monarchien am Persischen Golf konzentriert wieder ist; Nun ist die Haltung der Saudi Königreich und die Türkei gegenüber dem islamischen Staat war nicht ganz klar, vor allem für den Wert, der Ihre Ruhe auf das Kalifat in syrischer Anti-Funktion und anti Schiiten gibt worden. Auf der anderen Seite um die Schiiten nahm es die Form einer Koalition, wenn auch nicht offiziell, zwischen den Russen und Iraner, die für den Gang gegen die Interessen der USA gemacht zu werden scheint. Für die Niederlage des Kalifats viel wird es auch davon abhängen, wie wird er die syrische Angelegenheit gelöst werden, deren Ende scheint weit weg zu sein. Das Interesse an Syrien könnte das fragile Gleichgewicht verändern, die eine Art internationalen Koalition gegen das Kalifat erlaubt, und einen Riss der Lage schafft über den islamischen Staat zu gehen, Hervorhebung einen Kontrastes immer aufgrund der Religion, sondern integrierte und angetrieben von Zinsen externe Stromversorgung zu dem Bereich. Innerhalb dieser Dualität könnte neue Kraft Terrorismus zu finden, als Vollstrecker der Aufgaben nicht möglich, Nationalstaaten, aber funktional, um ihre Interessen. Die Hypothese ist nicht weit entfernt, denn in der Vergangenheit zur Entstehung von Bewegungen beigetragen hat, die dann in das Kalifat verschmolzen. So muss es weit über die militärischen Ereignisse des islamischen Staates betrachtet, weil die Möglichkeit der größten Bedrohungen im Zuge des Fundamentalismus ist leider sehr präsent und Beton in dem irakischen Szenario.

La conquête de Mosul ne permet pas d'éviter le danger du terrorisme

Avec la chute de Mosul, les territoires qui sont encore sous la souveraineté de l'Etat islamique, ont été considérablement réduits: on estime, en effet, qu'en vertu de la règle du califat, resterait l'équivalent d'environ un tiers de son expansion maximale. Les nouvelles de la reprise de o sur, par les forces irakiennes est certainement une bonne chose, mais pas un point final, car il reste sous la domination du califat une longue bande d'environ 400 kilomètres, située à la frontière entre l'Irak et la Syrie. Étant donné que cette partie de la terre est la parité de l'offensive Etat islamique contre l'occupation militaire, dans ces territoires le califat peut encore bénéficier d'un soutien considérable et est susceptible de penser que la stratégie survivante de l'Etat islamique est de se retirer dans ces zones, et puis essayer de reprendre les actions militaires. Il peut y avoir des similitudes avec les tactiques utilisées par les talibans en Afghanistan, qui utilisent les vallées à la frontière avec le Pakistan, pour mener à bien leurs attaques. D'autre part, la situation en Irak, du point de vue des relations entre les Chiites, maintenant à la tête du pays, et sunnites ne sont pas encore pacifiée et, une fois l'euphorie de la Reconquête, est-il pas risqué d'avoir peur que le problème pourrait revenir tout ses conséquences déstabilisatrices ont déjà été jugés. Nous devons essayer de prédire ce que sera la stratégie que l'Etat islamique veut continuer de ne pas disparaître complètement ou au moins subir une réduction des effectifs du genre qui a frappé Al-Qaïda. Probablement le califat jouera simultanément sur deux niveaux différents: le maintien des territoires où elle est toujours installée et l'augmentation des activités terroristes, qui étaient auparavant un mode secondaire. Avec la perte de la souveraineté, au contraire, l'acte terroriste devient au moins égale poids stratégique à la conduite militaire menée jusqu'à présent et de l'assujettissement à la loi islamique des territoires conquis. La reconquête de ces territoires, tant du côté syrien, et les autorités irakiennes, doit devenir indispensable à la défaite définitive de l'Etat islamique, également en perspective préventive des actions terroristes possibles. Il faut se rappeler que les attaques menées en Occident sont ceux qui ont de plus grands médias et, bien que d'importance très grave, étaient bien inférieurs à ceux réalisés dans le pays de l'Irak. Les capacités de mobilisation des Califat en Irak est combiné avec une présence locale qui est encore élevé et plus que suffisant pour mener campagne attaques capables de déstabiliser un Etat où le pouvoir après la chute de Saddam Hussein, n'a pas encore été suffisamment répartis entre les chiites et les sunnites. Ainsi, au-delà de la grande victoire militaire, ce qui a entraîné la reprise de Mossoul, l'action pour vaincre l'Etat islamique devrait couvrir d'autres domaines de la gestion des scénarios; la prédominance chiite, et le soutien iranien, crucial pour la victoire militaire peut, sinon mis en sourdine, constituent une faiblesse dans le facteur du système, ce qui pourrait céder la place à Califat, principalement l'expression sunnite, pour revenir très dangereux. Cependant limitée à une analyse de la situation intérieure, sans tenir compte des intérêts internationaux en jeu, il ne suffit pas. Si Obama était une coopération tacite avec Téhéran, l'avènement de Trump a perturbé l'action américaine, qui est à nouveau concentrée sur les monarchies sunnites du Golfe Persique; Maintenant, l'attitude des royaumes saoudiens et la Turquie envers l'Etat islamique n'a pas été très clair, en particulier pour la valeur que votre paix a été au califat en fonction anti syrienne et anti chiite. D'autre part autour des Chiites, il a pris la forme d'une coalition, bien que non officielle, entre les Russes et les Iraniens, qui semble être fait pour aller à l'encontre des intérêts des États-Unis. Pour la défaite du Califat bien elle dépendra aussi de la façon dont il sera résolu l'affaire syrienne, dont l'extrémité semble être loin. Les intérêts sur la Syrie pourrait modifier l'équilibre fragile qui a permis une sorte de coalition internationale contre le califat, et de créer une faille capable d'aller au-delà de l'état islamique, mettant en évidence un contraste toujours fondée sur la religion, mais intégrée et alimentée par l'intérêt sur celui-ci l'alimentation externe à la région. Au sein de cette dualité pourrait trouver un nouveau terrorisme vigueur, comme exécuteur des tâches pas possible pour les États nationaux, mais fonctionnels à leurs intérêts. L'hypothèse est pas loin, parce que dans le passé a contribué à l'émergence de mouvements qui sont ensuite fusionnés dans le califat. Donc, il doit regarder bien au-delà des événements militaires de l'Etat islamique, parce que la possibilité des plus grandes menaces à la suite de l'intégrisme sont malheureusement très présent et concret dans le scénario irakien.

A conquista de Mosul não evita o perigo do terrorismo

Com a queda de Mosul, os territórios que ainda estão sob a soberania do Estado islâmico, foram significativamente reduzidos: estima-se, de fato, que, sob o governo do califado, permaneceria o equivalente a cerca de um terço de sua máxima expansão. A notícia da recaptura do sobre, por forças iraquianas é boa, mas não um ponto final, porque permanece sob o domínio do califado uma longa faixa de cerca de 400 km, localizado na fronteira entre Iraque e Síria. Uma vez que esta porção de terra é a paridade da ofensiva Estado Islâmico contra a ocupação militar, nestes territórios do califado ainda pode desfrutar de um apoio considerável e é provável que pense que a estratégia de sobrevivência do Estado Islâmico é retirar-se para estas áreas, e depois tentar retomar as ações militares. Pode haver semelhanças com as táticas usadas pelos talibãs no Afeganistão, que usam os vales na fronteira com o Paquistão, para realizar seus ataques. Por outro lado, a situação no Iraque, do ponto de vista das relações entre xiitas, agora no comando do país, e sunitas não é ainda pacificadas e, uma vez a euforia da reconquista, não é arriscado ter medo de que o problema poderia voltar em tudo suas conseqüências desestabilizadoras já foram julgados. Temos de tentar prever o que vai ser a estratégia que o Estado islâmico quer continuar para não desaparecer ou pelo menos passar por um enxugamento do tipo que bateu Al Qaeda. Provavelmente o califado vai jogar simultaneamente em dois níveis diferentes: a manutenção dos territórios onde ainda está instalada eo aumento das actividades terroristas, que foram anteriormente um modo secundário. Com a perda de soberania, pelo contrário, o ato terrorista torna-se pelo menos igual peso estratégico à conduta militar realizado até agora e submissão à lei islâmica dos territórios conquistados. A reconquista destes territórios, tanto no lado sírio, e no Iraque, deve tornar-se essencial para a derrota final do Estado Islâmico, também como uma perspectiva preventiva de possíveis ações terroristas. Temos que lembrar que os ataques realizados no Ocidente são os que têm meios maiores e, embora destaque muito grave, foram muito menores do que os feitos no país do Iraque. As capacidades califado de mobilização no Iraque é combinada com uma presença local que é ainda elevado e mais do que suficiente para realizar campanha de ataques capazes de desestabilizar um estado onde o poder após a queda de Saddam Hussein, ainda não foram suficientemente dividido entre xiitas e sunitas. Assim, para além da grande vitória militar, que resultou na recaptura de Mosul, a ação para derrotar o Estado islâmico deve cobrir outras áreas da gestão de cenário; a predominância xiita, e apoio iraniano, crucial para a vitória militar, pode, se não for silenciado, constituem uma fraqueza no fator de sistema, o que poderia dar lugar ao califado, principalmente expressão sunita, para voltar muito perigoso. No entanto limitado a uma análise da situação interna, sem considerar os interesses internacionais em jogo, não é o suficiente. Se Obama era uma cooperação tácita com Teerã, o advento da Trump interrompeu a ação americano, que é mais uma vez focada nas monarquias sunitas do Golfo Pérsico; Agora, a atitude dos reinos da Arábia Saudita e Turquia para com o Estado islâmico não foi muito claro, especialmente para o valor que a sua paz foi deu ao califado na síria anti função e anti xiita. Por outro lado em torno dos xiitas que tomou a forma de uma coalizão, embora não oficial, entre os russos e iranianos, que parece ser feito por ir contra os interesses dos EUA. Pela derrota do Califado quanto isso também vai depender de como será resolvido o caso da Síria, cujo fim parece estar longe. Juros sobre a Síria poderia alterar o frágil equilíbrio que permitiu uma espécie de coligação internacional contra o califado, e criar uma fenda capaz de ir além do Estado islâmico, destacando um contraste sempre com base na religião, mas integrado e alimentado por juros correspondentes alimentação externa para a área. Dentro desta dualidade pode encontrar novo terrorismo vigor, como executor de tarefas não possíveis para os estados nacionais, mas funcionais aos seus interesses. A hipótese não está longe, porque no passado tem contribuído para o surgimento de movimentos que são então incorporadas ao califado. Por isso, deve olhar muito além dos acontecimentos militares do Estado islâmico, porque a possibilidade das maiores ameaças na sequência do fundamentalismo são, infelizmente, muito presente e concreto no cenário iraquiano.

Завоевание Мосула отвращает опасность терроризма

С падением Мосула, территории, которые еще находится под суверенитетом исламского государства, были значительно сокращены: по оценкам, в самом деле, что, согласно правилу халифата, останется эквивалент примерно одной трети от его максимального расширения. Новость о повторной поимке о на, иракских силы, конечно, хорошо, но не конечный пункт, поскольку он остается под властью халифата длинная полоса около 400 км, находится на границе между Ираком и Сирией. Так как эта часть земли является соотношение исламского государства наступления против военной оккупации, на этих территориях халифат может по-прежнему пользуются значительной поддержкой и, скорее всего, думать о том, что выживание стратегии исламского государства является уединиться в этих областях, а затем попытаться возобновить военные действия. Там может быть сходство с тактикой, используемыми талибами в Афганистане, которые используют долины на границе с Пакистаном, чтобы проводить свои атаки. С другой стороны, ситуация в Ираке, с точки зрения отношений между шиитами, сейчас в команде страны, и сунниты еще не умиротворенные, а после эйфории реконкисты, не рискованно бояться, что проблема может вернуться на все его дестабилизирующие последствия уже пытались. Мы должны попытаться предсказать, что будет стратегия, что исламское государство хочет продолжать не исчезнуть совсем или, по крайней мере, пройти разукрупнение рода, который ударил Аль-Каиды. Вероятно, халифат будет играть одновременно на двух разных уровнях: содержание территорий, где она до сих пор установлены и увеличение террористической деятельности, которые ранее были второстепенный режим. С потерей суверенитета, наоборот, террористический акт становится по крайней мере, равна стратегическим весом военного поведения, проводимым до сих пор и покорение исламского закона завоеванных территорий. Отвоевание таких территорий, как на сирийской стороне, и иракском, должно стать существенным для окончательного разгрома Исламского государства, а также в качестве превентивной точки зрения возможных террористических действий. Мы должны помнить, что атаки, проведенные на Западе те, которые имеют большие СМИ и, несмотря на очень серьезный протуберанец, были намного ниже, чем сделанные в стране Ирака. Возможности мобилизации халифата в Ираке в сочетании с местным присутствием, которое до сих пор высоко и более чем достаточно, чтобы проводить атаки кампании, способную дестабилизировать состояние, при котором власть после падения режима Садэм Хусейн, до сих пор не достаточно раскол между шиитами и суннитами. Таким образом, за крупную военную победу, в результате которого в улавливании Мосула, действие, чтобы победить исламское государство должны охватывать и другие области управления сценарием; преобладание шиитов и Ирана поддержку, имеет решающее значение для военной победы, может, если не приглушен, являются слабость в системообразующий фактор, который мог бы дать путь к халифата, в первую очередь суннитского выражения, чтобы вернуться очень опасно. Однако ограничиваться анализом внутренней ситуации, без учета международных интересов на карте, это не достаточно. Если Обама был молчаливое сотрудничество с Тегераном, появление Трампа нарушили американское действие, которое в очередной раз сосредоточена на суннитских монархий Персидского залива; Сейчас отношение саудовского королевства и Турции по отношению к исламскому государству было не очень понятно, особенно для значения, что ваш мир был дали халифат в сирийском анти функции и анти шиитов. С другой стороны, вокруг шиитов она приняла форму коалиции, хотя и неофициальный, между русскими и иранцами, которые, кажется, сделаны для идти против интересов США. Для поражения халифата, сколько это будет также зависеть от того, как она будет решена сирийским дело, конец которой, кажется, далеко. Проценты по Сирии могут изменить хрупкий баланс, который позволил своего рода международной коалиции против халифата, и создать разрыв, способный выйти за пределы исламского государства, подчеркивая контраст всегда основываются на религии, но интегрированный и подпитываются проценты по ним внешняя сила в этом районе. В этой двойственности может найти новые силы терроризм, как исполнитель задача не представляется возможным для национальных государств, но функционального в их интересы. Гипотеза не далеко, потому что в прошлом способствовало возникновению движений, которые затем слились в халифате. Таким образом, она должна смотреть далеко за пределами военных событий исламского государства, так как возможность наиболее серьезных угроз в результате фундаментализма, к сожалению, очень присутствуют и бетон в иракском сценарии.