Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
martedì 26 marzo 2019
La vittoria di Trump sulla questione russa, è anche la sconfitta dei democratici
Con la questione dell'influenza russa sulle elezioni ormai virtualmente conclusa, Trump esce da una situazione di oggettiva difficoltà, che non aveva, però, una corrispondenza nella percezione dei cittadini statunitensi. Secondo i più recenti sodaggi, infatti, soltanto il 28% degli intervistati era favorevole ad una procedura di censura contro il presidente o, peggio, l’avvio dell’impeachement; questo malgrado soltanto il 30% credesse alle ragioni di Trump, circa i suoi legami con Mosca. Anche se si tratta di una piccola parte, seppure selzionata a fini statistici, l’opinione che ne è risultata segnala come la questione dell’influenza russa sull’elezione di Trump sia un argomento che non incide sul giudizio dell’inquilino della Casa Bianca. La percezione è che gli americani siano lontani dal credere che la Russia sia effettivamente capace di influenzare gli Stati Uniti come nazione e come linea politica. In effetti gli ultimi tempi hanno segnato una distanza sempre maggiore nelle relazioni tra i due paesi, sopratutto lontano dalle aspettative dello stesso Trump e di Putin. Se, da un lato, i meccanismi previsti dal sistema politico americano dimostrano di funzionare, mantenendo una linea diplomatica sempre distante da Mosca, dall’altro lato la sensazione che vi sia una assenza di necessità di avere un presidente lontano da ogni dubbio sulla sua elezione, dimostra come gli americani siano condizionati da una visione lontana dagli affari politici, i quali sembra siano sostituiti da un senso di maggiore pragmaticità verso gli aspetti pratici della vita. Risulta essere significativo che il gradimento attuale di Trump si attesti sul valore del 39%, certamente lontano, ma non troppo dal 47% sul quale si attestava Obama nello stesso momento della sua presidenza. Occorre considerare i tanti elementi negativi, sopratutto di immagine, che hanno contraddistinto, fino a questo momento la presidenza Trump: un presidente che ha seriamente rischiato di essere inquisito e che è ancora seguito con molta attenzione critica dai media americani, proprio per i sospetti di avere mentito sui legami con la Russia durante la coampagna elettorale, argomento non certo esaurito con l’indagine della procura. Tuttavia il dato della fiducia a Trump, se si collega al sondaggio che ha espresso il 70% dei dati nella mancata fiducia delle ragioni del presidente, mette in evidenza anche che il paese americano non è solo pragmatico, ma anche sconnesso con la realtà politica, vi è, cioè, una discrepanza tra fiducia nelle isituzioni, che dovrebbe essere pretesa, e comportamento reale. Se si prende atto di questo fatto, si deve ragionare come la questione russa sia diventata avulsa al pubblico americano e, quindi, le strategie dei democratici possano essere controproducenti. Ma il problema non riguarda soltanto la sfera interna del paese statunitense: la prima potenza mondiale del pianeta ha evidenziato una debolezza intrinseca, che soltanto i meccanismi istituzionali hanno, in parte, protetto. L’elezione di Trump, che si sia verificata sotto l’influenza del Cremlino o no, ha alterato il panorama della politica internazionale in generale e di quella occidentale in particolare. L’attualità presenta il caso di Israele per il quale Trump sancisce la sovranità su il Golan: un atto contrario a qualsiasi prassi di diplomazia, ma che non è il primo e non sarà l’ultimo. Il presidente americano rappresenta una variabile sullo scacchiere internazionale, che non è sempre prevedbile e chi sperava in una sua messa in stato d’accusa deve rinunciare a questa possibilità, primi fra tutti i democratici, che devono concentrarsi su temi con una visuale più ampia ed uscire dalla logica legata alle vicende russe, per avere un orizzonte in grado di convincere una platea elettorale tutt’altro che sintonizzata sulle ragioni contro Trump. Se su di una parte dell’elettorato l’avversione a Trump è un aspetto vincente, ciò non basterà per scalzare il presidente in carica dalla sua attuale posizione nelle prossime elezioni. Ciò rivela l’esigenza di una strategia nuova, che potrà essere di rottura con candidature come Sanders o di continuità, ma niente dovrà essere dato per scontato.
Trump's victory over the Russian question is also the defeat of the Democrats
With the question of Russian influence on the elections now virtually concluded, Trump emerges from a situation of objective difficulty, which did not, however, correspond to the perception of US citizens. According to the most recent reports, in fact, only 28% of those interviewed were in favor of a censorship procedure against the president or, worse, the start of the impeachement; this despite only 30% believed Trump's reasons for his ties with Moscow. Even if it is a small part, although selected for statistical purposes, the resulting opinion indicates that the issue of Russian influence over Trump's election is a subject that does not affect the judgment of the White House tenant. The perception is that Americans are far from believing that Russia is actually capable of influencing the United States as a nation and as a political line. In fact, recent times have marked an ever greater distance in the relations between the two countries, especially far from the expectations of Trump himself and Putin. If, on the one hand, the mechanisms provided by the American political system prove to work, maintaining a diplomatic line always distant from Moscow, on the other hand the feeling that there is an absence of need to have a president far from any doubt about his election , shows how Americans are conditioned by a vision far from political affairs, which seems to be replaced by a sense of greater pragmatism towards the practical aspects of life. It turns out to be significant that Trump's current appreciation stands at 39%, certainly far, but not too much from the 47% that Obama stood at the same time as his presidency. It is necessary to consider the many negative elements, above all of image, which have characterized, until now the Trump presidency: a president who has seriously risked being investigated and who is still followed with great critical attention by the American media, precisely because of the suspicions of to have lied about ties with Russia during the electoral campaign, a topic that was certainly not exhausted with the prosecution's investigation. However, the figure of confidence in Trump, if it is linked to the survey that expressed 70% of the data in the lack of confidence in the president's reasons, also highlights that the American country is not only pragmatic, but also disconnected with political reality, that is, there is a discrepancy between trust in institutions, which should be demanded, and real behavior. If we take note of this fact, we must think about how the Russian question has become detached from the American public and, therefore, the strategies of the democrats can be counterproductive. But the problem does not concern only the internal sphere of the American country: the first world power of the planet has highlighted an intrinsic weakness, which only the institutional mechanisms have partly protected. The election of Trump, whether it occurred under the influence of the Kremlin or not, has altered the landscape of international politics in general and of Western politics in particular. Current events present the case of Israel for which Trump sanctions sovereignty over the Golan: an act contrary to any diplomatic practice, but which is not the first and will not be the last. The American president represents a variable on the international chessboard, which is not always predictable and those who hoped for his impeachment must renounce this possibility, first of all the democrats, who must concentrate on issues with a broader view and get out of the logic linked to Russian affairs, to have a horizon that can convince an electoral audience that is anything but attuned to the reasons against Trump. If on one side of the electorate the aversion to Trump is a winning aspect, this will not be enough to oust the incumbent president from his current position in the upcoming elections. This reveals the need for a new strategy, which may break with candidates like Sanders or continuity, but nothing should be taken for granted.
La victoria de Trump sobre la cuestión rusa es también la derrota de los demócratas.
Con la cuestión de la influencia rusa en las elecciones ya concluidas, Trump surge de una situación de dificultad objetiva que, sin embargo, no correspondía a la percepción de los ciudadanos estadounidenses. Según los informes más recientes, de hecho, solo el 28% de los entrevistados estaba a favor de un procedimiento de censura contra el presidente o, lo que es peor, el inicio de la acusación; esto a pesar de que solo el 30% creyó las razones de Trump para sus lazos con Moscú. Incluso si es una parte pequeña, aunque se seleccione con fines estadísticos, la opinión resultante indica que el tema de la influencia rusa sobre la elección de Trump es un tema que no afecta el juicio del inquilino de la Casa Blanca. La percepción es que los estadounidenses están lejos de creer que Rusia es realmente capaz de influir en los Estados Unidos como nación y como línea política. De hecho, los tiempos recientes han marcado una distancia cada vez mayor en las relaciones entre los dos países, especialmente lejos de las expectativas del propio Trump y de Putin. Si, por un lado, los mecanismos provistos por el sistema político estadounidense prueban que funcionan, manteniendo una línea diplomática siempre alejada de Moscú, por otro lado, la sensación de que no hay necesidad de tener un presidente lejos de cualquier duda sobre su elección. , muestra cómo los estadounidenses están condicionados por una visión lejos de los asuntos políticos, que parece ser reemplazada por un sentido de mayor pragmatismo hacia los aspectos prácticos de la vida. Resulta significativo que la apreciación actual de Trump sea del 39%, sin duda muy lejos, pero no demasiado del 47% que Obama tenía al mismo tiempo que su presidencia. Es necesario considerar los muchos elementos negativos, sobre todo de la imagen, que han caracterizado, hasta ahora, la presidencia de Trump: un presidente que se ha arriesgado seriamente a ser investigado y al que los medios estadounidenses siguen con gran atención crítica, precisamente debido a las sospechas de haber mentido sobre los vínculos con Rusia durante la campaña electoral, un tema que ciertamente no se agotó con la investigación de la fiscalía. Sin embargo, la cifra de confianza en Trump, si está vinculada a la encuesta que expresó el 70% de los datos en la falta de confianza en las razones del presidente, también destaca que el país estadounidense no solo es pragmático, sino también desconectado de la realidad política. es decir, existe una discrepancia entre la confianza en las instituciones, que debe exigirse, y el comportamiento real. Si tomamos nota de este hecho, debemos pensar en cómo la cuestión rusa se ha separado del público estadounidense y, por lo tanto, las estrategias de los demócratas pueden ser contraproducentes. Pero el problema no concierne únicamente a la esfera interna del país estadounidense: la primera potencia mundial del planeta ha puesto de relieve una debilidad intrínseca, que solo los mecanismos institucionales han protegido en parte. La elección de Trump, ya sea bajo la influencia del Kremlin o no, ha alterado el panorama de la política internacional en general y de la política occidental en particular. Los acontecimientos actuales presentan el caso de Israel para el cual Trump sanciona la soberanía sobre el Golán: un acto contrario a cualquier práctica diplomática, pero que no es el primero y no será el último. El presidente estadounidense representa una variable en el tablero de ajedrez internacional, que no siempre es predecible y los que esperaban su destitución deben renunciar a esta posibilidad, en primer lugar, los demócratas, que deben concentrarse en temas con una visión más amplia y Salga de la lógica vinculada a los asuntos rusos, para tener un horizonte que pueda convencer a una audiencia electoral que no esté en sintonía con las razones contra Trump. Si en un lado del electorado la aversión a Trump es un aspecto ganador, esto no será suficiente para expulsar al actual presidente de su actual cargo en las próximas elecciones. Esto revela la necesidad de una nueva estrategia, que puede romper con candidatos como Sanders o la continuidad, pero nada debe darse por sentado.
Trumps Sieg über die russische Frage ist auch die Niederlage der Demokraten
Mit der Frage des russischen Einflusses auf die Wahlen ist die Situation praktisch abgeschlossen. Trump geht aus einer Situation objektiver Schwierigkeiten hervor, die jedoch nicht der Wahrnehmung der US-Bürger entspricht. Nach den neuesten Berichten befürworteten nur 28% der Befragten ein Zensurverfahren gegen den Präsidenten oder, schlimmer noch, den Beginn der Amtsenthebung; Trotz nur 30% glaubten Trumps Gründe für seine Beziehungen zu Moskau. Auch wenn es sich um einen kleinen Teil handelt, der zwar zu statistischen Zwecken ausgewählt wurde, deutet die daraus resultierende Stellungnahme jedoch darauf hin, dass die Frage des russischen Einflusses auf Trumps Wahl ein Thema ist, das das Urteil des Mieters des Weißen Hauses nicht berührt. Die Wahrnehmung ist, dass die Amerikaner weit davon entfernt sind zu glauben, dass Russland tatsächlich in der Lage ist, die Vereinigten Staaten als Nation und als politische Linie zu beeinflussen. Tatsächlich hat die jüngste Zeit eine immer größere Distanz in den Beziehungen zwischen den beiden Ländern erreicht, besonders weit entfernt von den Erwartungen von Trump selbst und Putin. Wenn sich einerseits die vom amerikanischen politischen System gebotenen Mechanismen als funktionierend erweisen und eine stets von Moskau entfernte diplomatische Linie aufrechterhalten wird, andererseits das Gefühl, dass es keinen Bedarf an einem Präsidenten gibt, weit entfernt von jeglichem Zweifel an seiner Wahl zeigt, wie die Amerikaner von einer Vision fernab von politischen Angelegenheiten abhängig sind, die scheinbar durch einen größeren Pragmatismus gegenüber den praktischen Aspekten des Lebens ersetzt wird. Es stellt sich als bedeutsam heraus, dass Trumps gegenwärtige Aufwertung bei 39% liegt, sicherlich weit, aber nicht zu viel von den 47%, die Obama zur gleichen Zeit wie seine Präsidentschaft vertrat. Es ist notwendig, die vielen negativen Elemente, vor allem das Image, zu berücksichtigen, die bis jetzt die Präsidentschaft von Trump charakterisiert haben: Ein Präsident, der ernsthaft eine Untersuchung riskiert hat und von den amerikanischen Medien immer noch mit großer kritischer Aufmerksamkeit verfolgt wird, gerade wegen des Verdachts auf über die Beziehungen zu Russland während des Wahlkampfs gelogen zu haben, ein Thema, das mit der Untersuchung der Staatsanwaltschaft sicherlich nicht erschöpft war. Die Zahl des Vertrauens in Trump zeigt jedoch, dass das amerikanische Land nicht nur pragmatisch ist, sondern auch mit der politischen Realität verbunden ist, wenn es an die Umfrage gebunden ist, in der 70% der Daten aus mangelndem Vertrauen in die Gründe des Präsidenten ausgedrückt wurden. Das heißt, es besteht eine Diskrepanz zwischen Vertrauen in Institutionen, die gefordert werden sollten, und tatsächlichem Verhalten. Wenn wir diese Tatsache zur Kenntnis nehmen, müssen wir darüber nachdenken, wie die russische Frage sich von der amerikanischen Öffentlichkeit losgelöst hat, und daher können die Strategien der Demokraten kontraproduktiv sein. Das Problem betrifft jedoch nicht nur den inneren Bereich des amerikanischen Landes: Die erste Weltmacht des Planeten hat eine inhärente Schwäche hervorgehoben, die nur die institutionellen Mechanismen teilweise geschützt haben. Die Wahl von Trump, ob sie nun unter dem Einfluss des Kreml stattgefunden hat oder nicht, hat die Landschaft der internationalen Politik im Allgemeinen und der westlichen Politik im Besonderen verändert. Die aktuellen Ereignisse stellen den Fall Israels dar, für den Trump die Souveränität über den Golan sanktioniert: eine Handlung, die einer diplomatischen Praxis widerspricht, die aber nicht die erste ist und nicht die letzte sein wird. Der amerikanische Präsident stellt eine Variable auf dem internationalen Schachbrett dar, die nicht immer vorhersehbar ist. Wer auf seine Amtsenthebung gehofft hat, muss auf diese Möglichkeit verzichten, vor allem die Demokraten, die sich auf Fragen mit einer breiteren Sichtweise konzentrieren müssen raus aus der mit russischen Angelegenheiten verbundenen Logik, um einen Horizont zu haben, der ein Wahlpublikum überzeugen kann, das alles andere als auf die Gründe gegen Trump abgestimmt ist. Wenn auf einer Seite der Wählerschaft die Abneigung gegen Trump ein gewinnender Aspekt ist, wird dies nicht ausreichen, um den amtierenden Präsidenten von seinen derzeitigen Positionen in den anstehenden Wahlen zu verdrängen. Dies zeigt die Notwendigkeit einer neuen Strategie, die mit Kandidaten wie Sanders oder Kontinuität brechen kann, aber nichts sollte als selbstverständlich betrachtet werden.
La victoire de Trump sur la question russe est aussi la défaite des démocrates
La question de l’influence de la Russie sur les élections étant pratiquement pratiquement réglée, Trump émerge d’une situation de difficulté objective qui, toutefois, ne correspondait pas à la perception des citoyens américains. Selon les rapports les plus récents, 28% seulement des personnes interrogées étaient en faveur d'une procédure de censure contre le président ou, pire, du début de la procédure de destitution; malgré 30% seulement, Trump était convaincu des raisons de ses liens avec Moscou. Même s'il s'agit d'une petite partie, bien que sélectionnée à des fins statistiques, l'opinion qui en résulte indique que la question de l'influence de la Russie sur l'élection de Trump est un sujet qui n'affecte pas le jugement du locataire de la Maison Blanche. La perception est que les Américains sont loin de croire que la Russie est réellement capable d'influencer les États-Unis en tant que nation et en tant que ligne politique. En fait, la période récente a marqué une distance toujours plus grande dans les relations entre les deux pays, notamment loin des attentes de Trump lui-même et de Poutine. Si, d’une part, les mécanismes mis en place par le système politique américain s’avèrent efficaces, en maintenant une ligne diplomatique toujours éloignée de Moscou, d’autre part, le sentiment qu’il n’est pas nécessaire d’avoir un président loin de douter de son élection , montre comment les Américains sont conditionnés par une vision éloignée des affaires politiques, qui semble être remplacée par un sentiment de plus grand pragmatisme à l’égard des aspects pratiques de la vie. Il est significatif que l'appréciation actuelle de Trump soit de 39%, certes loin, mais pas trop des 47% d'Obama en même temps que sa présidence. Il est nécessaire de prendre en compte les nombreux éléments négatifs, principalement d'image, qui ont caractérisé jusqu'à présent la présidence Trump: un président qui a sérieusement risqué d'être étudié et qui est toujours suivi avec une grande attention critique par les médias américains, justement à cause des soupçons de avoir menti sur les liens avec la Russie pendant la campagne électorale, un sujet qui n'a certainement pas été épuisé avec l'enquête de l'accusation. Cependant, le chiffre de confiance dans Trump, s'il est lié à l'enquête qui exprime 70% des données dans le manque de confiance dans les raisons du président, souligne également que le pays américain est non seulement pragmatique, mais également déconnecté de la réalité politique, c'est-à-dire qu'il existe un décalage entre la confiance dans les institutions, qui devrait être exigée, et un comportement réel. Si nous prenons acte de ce fait, nous devons réfléchir à la manière dont la question russe s'est détachée de l'opinion publique américaine et, par conséquent, les stratégies des démocrates peuvent être contre-productives. Mais le problème ne concerne pas que la sphère interne du pays américain: la première puissance mondiale de la planète a mis en évidence une faiblesse intrinsèque, que seuls les mécanismes institutionnels ont partiellement protégée. L'élection de Trump, qu'elle ait eu lieu sous l'influence du Kremlin ou non, a modifié le paysage de la politique internationale en général et de la politique occidentale en particulier. L'actualité présente le cas d'Israël pour lequel Trump sanctionne la souveraineté sur le Golan: un acte contraire à toute pratique diplomatique, mais qui n'est pas le premier et ne sera pas le dernier. Le président américain représente une variable sur l'échiquier international, ce qui n'est pas toujours prévisible et ceux qui espéraient sa destitution doivent renoncer à cette possibilité, en premier lieu les démocrates, qui doivent se concentrer sur des problèmes avec une vision plus large et sortez de la logique liée aux affaires russes pour avoir un horizon qui puisse convaincre un public électoral qui n’est pas à l’écoute des raisons qui militent contre Trump. Si d’un côté de l’électorat l’aversion pour Trump est un facteur gagnant, cela ne suffira pas pour évincer le président en place de son poste actuel aux prochaines élections. Cela révèle la nécessité d'une nouvelle stratégie, qui pourrait rompre avec des candidats tels que Sanders ou la continuité, mais rien ne doit être pris pour acquis.
A vitória de Trump sobre a questão russa é também a derrota dos democratas
Com a questão da influência russa nas eleições agora praticamente concluídas, Trump emerge de uma situação de dificuldade objetiva, que, no entanto, não corresponde à percepção dos cidadãos norte-americanos. De acordo com os relatórios mais recentes, de fato, apenas 28% dos entrevistados eram a favor de um processo de censura contra o presidente ou, pior, o início do impasse; isso apesar de apenas 30% acreditarem nas razões de Trump para seus laços com Moscou. Mesmo que seja uma pequena parte, embora selecionada para fins estatísticos, a opinião resultante indica que a questão da influência russa sobre a eleição de Trump é um assunto que não afeta o julgamento do inquilino da Casa Branca. A percepção é de que os americanos estão longe de acreditar que a Rússia é realmente capaz de influenciar os Estados Unidos como nação e como linha política. De fato, os tempos recentes marcaram uma distância cada vez maior nas relações entre os dois países, especialmente longe das expectativas do próprio Trump e de Putin. Se, por um lado, os mecanismos fornecidos pelo sistema político norte-americano funcionam, mantendo uma linha diplomática sempre distante de Moscou, por outro lado, a sensação de que não há necessidade de ter um presidente longe de qualquer dúvida sobre sua eleição. , mostra como os americanos são condicionados por uma visão longe dos assuntos políticos, o que parece ser substituído por um senso de maior pragmatismo em relação aos aspectos práticos da vida. Acontece que é significativo que a atual apreciação de Trump seja de 39%, certamente longe, mas não muito dos 47% que Obama manteve ao mesmo tempo que sua presidência. É necessário considerar os muitos elementos negativos, sobretudo da imagem, que caracterizaram, até agora, a presidência Trump: um presidente que corre sério risco de ser investigado e que ainda é seguido com grande atenção crítica pela mídia americana, justamente por causa das suspeitas de ter mentido sobre os laços com a Rússia durante a campanha eleitoral, um assunto que certamente não se esgotou com a investigação da promotoria. No entanto, a figura da confiança em Trump, se estiver ligada à pesquisa que expressou 70% dos dados na falta de confiança nas razões do presidente, também destaca que o país americano não é apenas pragmático, mas também desconectado da realidade política, ou seja, há uma discrepância entre a confiança nas instituições, que deve ser exigida, e o comportamento real. Se tomarmos nota deste fato, devemos pensar em como a questão russa se destacou do público americano e, portanto, as estratégias dos democratas podem ser contraproducentes. Mas o problema não diz respeito apenas à esfera interna do país americano: a primeira potência mundial do planeta destacou uma fraqueza intrínseca, que apenas os mecanismos institucionais protegeram parcialmente. A eleição de Trump, se ocorreu sob a influência do Kremlin ou não, alterou a paisagem da política internacional em geral e da política ocidental em particular. Os acontecimentos atuais apresentam o caso de Israel pelo qual Trump sanciona a soberania sobre o Golã: um ato contrário a qualquer prática diplomática, mas que não é o primeiro e não será o último. O presidente americano representa uma variável no tabuleiro de xadrez internacional, o que nem sempre é previsível e aqueles que esperavam por seu impeachment devem renunciar a essa possibilidade, em primeiro lugar os democratas, que devem se concentrar em questões com uma visão mais ampla e saia da lógica ligada aos assuntos russos, para ter um horizonte que possa convencer um público eleitoral que é tudo menos sintonizado com as razões contra Trump. Se de um lado do eleitorado a aversão a Trump é um aspecto vitorioso, isso não será suficiente para expulsar o atual presidente de sua posição atual nas próximas eleições. Isso revela a necessidade de uma nova estratégia, que pode romper com candidatos como Sanders ou continuidade, mas nada deve ser considerado garantido.
Победа Трампа над русским вопросом также является поражением демократов
С вопросом о влиянии России на выборы, который теперь практически завершен, Трамп выходит из ситуации объективной трудности, которая, однако, не соответствует восприятию граждан США. Согласно последним сообщениям, на самом деле, только 28% опрошенных высказались за процедуру цензуры против президента или, что еще хуже, за начало импичмента; это несмотря на то, что только 30% верили в причины Трампа для его связей с Москвой. Даже если это небольшая часть, хотя и отобранная для статистических целей, итоговое мнение указывает на то, что вопрос влияния России на выборы Трампа является вопросом, который не влияет на решение арендатора Белого дома. Существует мнение, что американцы далеки от убеждения, что Россия действительно способна влиять на Соединенные Штаты как нацию и как политическую линию. Фактически, в последнее время отмечается все большая дистанция в отношениях между двумя странами, особенно вдали от ожиданий самого Трампа и Путина. Если, с одной стороны, механизмы, предоставляемые американской политической системой, сработают, сохраняя дипломатическую линию, всегда удаленную от Москвы, с другой стороны, возникает ощущение, что нет необходимости в президенте, далеком от каких-либо сомнений относительно его избрания. , показывает, как американцы обусловлены видением, далеким от политических дел, которое, похоже, заменяется чувством большего прагматизма в отношении практических аспектов жизни Оказывается значительным, что нынешняя оценка Трампа составляет 39%, безусловно, далеко, но не слишком сильно по сравнению с 47%, которые Обама стоял в то же время, что и его президентство. Необходимо рассмотреть множество негативных элементов, прежде всего имиджа, которые до сих пор характеризовали президентство Трампа: президента, который серьезно рискует быть расследованным и за которым все еще пристально следят американские СМИ, именно из-за подозрений в лгать о связях с Россией во время избирательной кампании, тема, которая, конечно, не была исчерпана расследованием обвинения. Тем не менее, показатель доверия к Трампу, если он связан с опросом, который выразил 70% данных в отсутствии доверия к причинам президента, также подчеркивает, что американская страна не только прагматична, но и не связана с политической реальностью, то есть существует несоответствие между доверием к институтам, которое должно быть востребовано, и реальным поведением. Если мы примем к сведению этот факт, мы должны подумать о том, как русский вопрос отделился от американской общественности, и поэтому стратегии демократов могут быть контрпродуктивными. Но проблема касается не только внутренней сферы американской страны: первая мировая держава планеты высветила внутреннюю слабость, которую частично защитили только институциональные механизмы. Выборы Трампа, независимо от того, произошли они под влиянием Кремля или нет, изменили картину международной политики в целом и западной политики в частности. Нынешние события представляют собой случай Израиля, в отношении которого Трамп санкционирует суверенитет над Голанами: акт, противоречащий любой дипломатической практике, но который не является первым и не будет последним. Американский президент представляет переменную на международной шахматной доске, что не всегда предсказуемо, и те, кто надеется на его импичмент, должны отказаться от этой возможности, прежде всего демократы, которые должны сосредоточиться на вопросах с более широкой точкой зрения и выйти из логики, связанной с российскими делами, иметь горизонт, который может убедить избирательную аудиторию в том, что она не настроена на причины против Трампа. Если на одной стороне электората отвращение к Трампу является выигрышным аспектом, этого будет недостаточно, чтобы вытеснить действующего президента с его нынешней должности на предстоящих выборах. Это показывает необходимость новой стратегии, которая может порвать с такими кандидатами, как Сандерс или преемственность, но ничего не следует воспринимать как должное.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)