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martedì 21 aprile 2015
الفلبين محاولة لوقف التوسع في بكين في بحر الصين الجنوبي
والتوسع
الصيني مشكلة في بحر الصين الجنوبي يعود إلى وسط الساحة الدولية، بعد أن
بدأت الفلبين وفيتنام المناقشات للتوصل إلى اتفاق الاستراتيجي، الذي يهدف
إلى التصدي للطموحات بكين على أجزاء من البحر اللف الاثنين البلدان. الصين
بتنفيذ تكتيك التوسع في المياه أمام البلدين التي من شأنها أن تحد من
مناطقها الاقتصادية الخالصة من هانوي ومانيلا، وكذلك لإعلان أراضيها
مجموعتين من الجزر، والتي هي في المرحلة المتنازع عليها من البحر. التوسع
الفلبين الصينية الاستجابة من خلال البحث عن تحالفات على أساس إقليمي،
والتي يمكن أن تشمل أيضا اليابان وإشراف الولايات المتحدة. وقد
وضعت بكين منذ فترة طويلة في مركز إرادته الخاصة الإقليمي، لتوسيع نفوذها
في المنطقة المجاورة مباشرة من أراضيها، في ما تعتبره حديقتها الخلفية. وقد
ولدت هذا الموضوع الكثير من التخوف في الماضي مرات، وخاصة بين بكين وطوكيو
وسيول، حتى تحصل على مركز النقاش الدولي حول التطورات الخطيرة المحتملة،
وأدى إلى مناخ الحرب الباردة تقريبا، مع الاستفزازات المستمرة من جهة و من جهة أخرى، فقد خلق حالات حوادث خطيرة محتملة مع تطرق مرارا وتكرارا. وكان
أوباما قد وضع في مركز سياستها الخارجية أولوية جدول أعمال تحتوي على
التوسع الصيني في بحر الصين الجنوبي والبحر الأصفر، ولكن تم تجاوز هذا
الصدد بالأولويات التي وضعت في الشرق الأوسط. لا اهتمام أقل الأمريكي، ومع ذلك، انخفضت. التمارين
العسكرية التي قامت به واشنطن مع اليابان وكوريا الجنوبية، وتبين من شأنها
أن تستمر الولايات المتحدة في اتخاذ مصلحة في هذه القضية، معتبرا ذلك
أولوية لآسيا في الإطار الاستراتيجي. حاليا وتشارك القوات المسلحة الأميركية على وجه التحديد مع الفلبين، في التدريبات المشتركة، حيث تضاعفت وجود جنود أمريكيين. هو، دون شك، إشارة واضحة بدأت في بكين. القصد من الفلبين، هو رسميا ليس ضد الصين، ولكن يلبي فقط لحماية المصالح المشتركة. ومع ذلك فمن الواضح أن الهدف من هذا العمل الدبلوماسي ويمكن إجراء فقط من جانب بكين. انتقل
مانيلا البيانات ملموسة، مثل صور الأقمار الصناعية، والتي تظهر أن الصين
تقوم ببناء البنية التحتية، والتي يمكن استخدامها لأغراض عسكرية، وربما
لاستخدام القوة الجوية الصينية. تعتزم
الفلبين لطرح هذه القضية حتى قبل الأمم المتحدة، وهو الإجراء الذي لا يوجد
لديه فرصة للقبول لوجود جمهورية الصين في مجلس الأمن، حيث، كعضو دائم أن
يمارس حق التصويت. الوضع
الراهن، من جهة النظر العسكرية هو الأخطار الحقيقية لقربه الشديد من قوات
البلدين، إعادة تقديم بالفعل الظروف الخطرة الناجمة عن موقف الصين، التي لا
يبدو لتقديم الحيطة اللازمة، أن مثل هذه الحالات يتطلب. والصراع
في المنطقة يمكن أن تجلب ضررا بالغا التجارة العالمية، بالنظر إلى أن بحر
الصين الجنوبي تنفق 40٪ من حركة الشحن على هذا الكوكب، بقيمة تقدر بنحو
5،000 مليار دولار. ان
تداعيات على الاقتصاد العالمي سيكون مبالغ وأرصدة هائلة وكل شيء، بما في
ذلك المالية، يمكن أن تتغير في مثل هذه الطريقة أن يعرض للخطر عملية من
اقتصادات العديد من البلدان. لهذا
السبب، يجب على المجتمع الدولي ألا نقلل من التوترات المتزايدة التي يتم
النامية في المنطقة والعمل من أجل التوصل إلى حل دبلوماسي لتفادي الأزمات
المحتملة، فقط حتى في العلاقات الدولية بين الجهات الفاعلة الإقليمية.
La tragedia dei migranti evidenzia la divisione nell'Unione Europea e la sua paralisi
Una delle conseguenze maggiori dell’instabilità politica e della povertà di alcune regioni del mondo è costituito dal fenomeno delle migrazioni. Intere parti di popolazione di una o più nazioni si spostano per necessità. A causa delle carestie o della negazione dei diritti civili, grandi masse di persone si dirigono verso quei paesi che detengono maggiori risorse e quindi sono ritenute mete che consentono di migliorare la qualità della vita. Non si tratta di parassiti, o meglio non lo è la grande maggior parte di essi, ma di persone che cercano di uscire dall’incubo della fame, della povertà e della violenza. Si tratta di un atteggiamento umano, che non dovrebbe essere difficile comprendere. La meta di queste migrazioni, che non seguono il regolare percorso stabilito dalla legge dei paesi di destinazione, vi è l’Europa, che ad una prosperità relativa, aggiunge una posizione geografica centrale, i due fattori sommati insieme costituiscono la destinazione meno difficile da raggiungere, il che non vuole dire facile, per i disperati in fuga dai loro paesi. Circa il fenomeno dell’immigrazione, però, non bisogna guardare al vecchio continente come un corpo unico, del resto l’identità comune europea vacilla, mancano istituzioni politiche comuni e Bruxelles sembra attivarsi soltanto di fronte ai conti ed alle esigenze di bilancio. La mancanza maggiore nei confronti degli arrivi dei clandestini è l’assenza di un senso comune delle frontiere e della relativa gestione: di fronte a ciò la divisione dei paesi aderenti all’Unione Europea risulta netta: da una parte quei paesi, soprattutto nella parte meridionale del continente, ma non solo, giacché anche la parte orientale dell’Europa è soggetta a questa pressione, che devono gestire il fenomeno migratorio senza alcuna assistenza degli organismi centrali, mentre dall’altra parte vi sono gli stati nordici o dell’Europa centrale, che rappresentano la meta preferita dei profughi. Le rispettive posizioni si differenziano perché i primi devono sostenere lo sforzo del primo impatto, l’arrivo dei profughi, mentre i secondi, così sostengono, devono affrontare le grandi quantità di richieste di asilo. Per il secondo tipo di paese, quelli appartenenti al primo dovrebbero fare da filtro ed impedire il più possibile l’arrivo di persone che poi, inevitabilmente, cercheranno di raggiungere il nord del continente. In questa visone si collocano perfettamente il progetto e gli scopi dell’operazione Triton, che l’Unione Europea ha pensato, non per fornire un aiuto umanitario, ma per difendere le frontiere meridionali europee, tra l’altro con un budget totalmente insufficiente. Occorre sottolineare che i governi dei paesi del nord Europa sono condizionati da un fenomeno sempre più presente che è quello del populismo e delle formazioni politiche xenofobe, che sfruttano la crisi economica per guadagnare voti associando la scarsità dei mezzi a disposizione con l’impossibilità di trasferirne ai migranti. Questa pressione politica a costretto forze di governo,sostanzialmente moderate ad intraprendere azioni per impedire l’emorragia di voti, che si sono concretizzate in azioni di mancato sostegno ai paesi che dovevano sopportare l’emergenza data dal primo impatto dell’arrivo delle ondate migratorie. Deve essere specificato che tutto questo avviene in concomitanza con l’assenza di una presenza istituzionale politica forte ed autorevole capace di mediare tra le varie esigenze con una normativa generale interna, sostenuta da una politica estera efficace. Mai come nel caso dell’emergenza dell’immigrazione si evidenzia la debolezza strutturale dell’Unione Europea, che si conferma un soggetto a livello internazionale fortemente debole. D’altro canto è un fatto che Bruxelles è uno dei maggiori fornitori di finanziamenti per la cooperazione internazionale, ma che le modalità con le quali questi contributi vengono erogati non sappiano garantire dei ritorni in termini di prestigio ed influenza, tali da consentire una gestione o una partecipazione alla gestione delle emergenze sul territorio stesso dove queste vengono originate, che spesso coincide con la destinazione dei finanziamenti. Ciò segnala, in modo evidente, che l’Europa ha trascurato la politica estera per concentrarsi troppo su quella finanziaria, trascurando così gli effetti di uno scarso peso internazionale, che si riflette anche sugli equilibri interni. Non c’è stata, di fatto, una unione politica e siamo rimasti ad una forma di aggregazione basata soltanto sulla finanza, che si è rivelata poi soltanto a favore di alcuni stati ed a svantaggio di altri, generando tensioni ed avversioni ad una percezione, spesso concreta, di una Europa matrigna. Anche la lentezza con cui vengono convocate le riunioni dei ministri dei paesi membri, che dovrebbero avere carattere di urgenza, denotano deficienze organizzative preoccupanti, che non autorizzano alcun ottimismo. Al contrario la necessità presente possiede carattere di urgenza, ma non è certo l’unica e neppure la prima volta, ma la triste vicenda della tragedia dei migranti potrebbe provocare una riflessione seria sugli strumenti politici dell’Unione, per una loro profonda revisione: sperare non costa nulla, anche se le premesse non vanno nella direzione dell’ottimismo.
The tragedy of migrants highlights the division in the European Union and its paralysis
One
of the major consequences of political instability and poverty in some
regions of the world is constituted by the phenomenon of migration. Entire parts of the population of one or more nations moving necessity. Because
of the famine or the denial of civil rights, large numbers of people
make their way to those countries that hold more resources and therefore
are considered goals that improve the quality of life. These
are not parasites, or rather it is not the great majority of them, but
of people trying to escape from the nightmare of hunger, poverty and
violence. It is a human attitude, which should not be difficult to understand. The
goal of this migration, which do not follow the regular path
established by the law of the destination countries, there is Europe,
that a relative prosperity, adds a central geographical position, the
two factors added together constitute the target less difficult to
achieve , which does not mean easy, for the desperate fleeing from their countries. About
immigration, however, we must not look to the old continent as a single
body, the rest of the common European identity falters, they lack
common political institutions and Brussels seems to be activated only in
the face of accounts and budget requirements. Lack
higher against the arrivals of illegal immigrants is the absence of a
common sense of borders and their management: the face of what the
division of the European Union countries is clear: on the one hand those
countries, especially in the southern part the
continent, but not only, as also the eastern part of Europe is subject
to this pressure, it must manage the migration without any assistance of
the central institutions, while on the other hand there are the states
of central Europe or Nordic, representing the preferred destination for refugees. Their
positions are different because the former have to support the effort
of the first impact, the arrival of the refugees, while the latter, so
say, are facing the large amount of requests for asylum. For
the second kind of country, those belonging to the first should act as a
filter and prevent as much as possible the arrival of persons who then,
inevitably, they will try to reach the north of the continent. This
mink are placed perfectly on the project and the goals of the operation
Triton, that the European Union has decided not to provide humanitarian
aid, but to defend the southern borders of Europe, among others on a
budget totally inadequate. It
should be stressed that the governments of the countries of northern
Europe are conditioned by a phenomenon that is increasingly populist and
xenophobic political parties, which exploit the economic crisis to gain
votes by associating the scarcity of resources available with the
inability to transfer migrants. This
political pressure forced the government forces, substantially
moderated to take action to prevent the loss of votes, which came to
fruition in shares of non-support to countries that had to endure the
emergence date from the first impact of the arrival of waves of
migration. It
must be specified that all this is done in conjunction with the absence
of a strong institutional presence policy and authoritative able to
mediate between the various needs with a general internal legislation,
supported by an effective foreign policy. Never
before in the case of emergency immigration highlights the structural
weakness of the European Union, which remains a subject internationally
strongly weak. On
the other hand it is a fact that Brussels is one of the largest
providers of funding for international cooperation, but that the manner
in which these contributions are paid not know how to ensure the returns
in terms of prestige and influence, such as to allow management or a
participation in the management of emergencies on the same territory
where they are originated, which often coincides with the allocation of
funding. This
signals, so obvious, that Europe has neglected foreign policy to focus
too much on the financial one, thus neglecting the effects of poor
international weight, which is also reflected on the internal balance. There
was, in fact, a political union, and we were a form of aggregation
based only on finance, which proved then only in favor of some states
and to the detriment of others, creating tensions and aversions to a
perception, often concrete, a Europe stepmother. Even
the slowness with which they are convened meetings of the ministers of
the member countries, which should have urgency, denote organizational
deficiencies worrying, that does not authorize any optimism. Instead
the need has this sense of urgency, but it is certainly not the only,
nor the first time, but the sad story of the tragedy of migrants could
result in a serious reflection on the policy instruments of the Union,
for their thorough review: hope costs nothing, even if the premises are not going in the direction of optimism.
La tragedia de los migrantes pone de manifiesto la división en la Unión Europea y su parálisis
Una
de las principales consecuencias de la inestabilidad política y la
pobreza en algunas regiones del mundo lo constituye el fenómeno de la
migración. Partes enteras de la población de una o más naciones necesidad de transporte. A
causa de la hambruna o la negación de los derechos civiles, un gran
número de personas se dirigen a los países que tienen más recursos y por
lo tanto se consideran objetivos que mejoren la calidad de vida. Estos
no son parásitos, o más bien no es la gran mayoría de ellos, sino de
personas que tratan de escapar de la pesadilla del hambre, la pobreza y
la violencia. Es una actitud humana, que no debería ser difícil de entender. El
objetivo de esta migración, que no siguen el camino habitual
establecida por la ley de los países de destino, no es Europa, que una
relativa prosperidad, añade una posición geográfica central, los dos
factores sumados constituyen el blanco más fácil de alcanzar , lo que no significa fácil, por la huida desesperada de sus países. Sobre
la inmigración, sin embargo, no debemos mirar hacia el viejo continente
como un solo cuerpo, el resto de la identidad común europea se
tambalea, carecen de instituciones políticas comunes y Bruselas parece
ser activado sólo en la cara de las cuentas y las necesidades
presupuestarias. Falta
mayor contra la llegada de inmigrantes ilegales es la ausencia de un
sentido común de las fronteras y su gestión: la cara de lo que la
división de los países de la Unión Europea es clara: por un lado los
países, sobre todo en la parte sur el
continente, pero no sólo, como también la parte oriental de Europa está
sujeto a esta presión, se debe gestionar la migración sin ninguna ayuda
de las instituciones centrales, mientras que por otro lado están los
estados de Europa central o nórdica, que representa el destino preferido para los refugiados. Sus
posiciones son diferentes porque los primeros tienen para apoyar el
esfuerzo del primer impacto, la llegada de los refugiados, mientras que
el segundo, por lo que dicen, se enfrentan a la gran cantidad de
solicitudes de asilo. Para
el segundo tipo de país, los que pertenecen a la primera debe actuar
como un filtro y evitar en lo posible la llegada de personas que luego,
inevitablemente, van a tratar de alcanzar el norte del continente. Esta
visón se colocan perfectamente en el proyecto y los objetivos de la
operación Tritón, que la Unión Europea ha decidido no proporcionar ayuda
humanitaria, sino para defender las fronteras del sur de Europa, entre
otros con un presupuesto totalmente insuficiente. Cabe
destacar que los gobiernos de los países del norte de Europa están
condicionados por un fenómeno que es partidos políticos, que se
aprovechan de la crisis económica para ganar votos mediante la
asociación de la escasez de los recursos disponibles con la incapacidad
de transferir cada vez más populista y xenófoba los migrantes. Esta
presión política obligó a las fuerzas del gobierno, moderó
sustancialmente a tomar medidas para evitar la pérdida de votos, que se
materializó en acciones de no apoyo a los países que tuvieron que
soportar la fecha de aparición del primer impacto de la llegada de olas
de migración. Se
debe especificar que todo esto se hace en conjunto con la ausencia de
una política fuerte presencia institucional y con autoridad capaz de
mediar entre las diversas necesidades con una legislación interna
general, con el apoyo de una política exterior eficaz. Nunca
antes en el caso de la inmigración de emergencia pone de relieve la
debilidad estructural de la Unión Europea, que sigue siendo un tema
internacional fuertemente débil. Por
otro lado, es un hecho de que Bruselas es uno de los mayores
proveedores de fondos para la cooperación internacional, pero que la
manera en que estas contribuciones no se pagan sabe cómo asegurar los
retornos en términos de prestigio e influencia, como para permitir la
gestión o una
participación en la gestión de emergencias en el mismo territorio donde
se originaron, que suele coincidir con la asignación de fondos. Esto
indica, por lo obvio, que Europa ha dejado de lado la política exterior
que se centran demasiado en el financiero, descuidando así los efectos
de la mala peso internacional, que se refleja también en el equilibrio
interno. Hubo,
de hecho, una unión política, y nos quedamos una forma de agregación
basado sólo en las finanzas, que resultó luego sólo a favor de algunos
estados y en detrimento de otros, creando tensiones y las aversiones a
la percepción, frecuencia concreta, una madrastra Europa. Incluso
la lentitud con la que se convocan reuniones de los ministros de los
países miembros, que deben tener la urgencia, denotan deficiencias
organizativas preocupante, que no autoriza a ninguna optimismo. En
cambio, la necesidad tiene este sentido de urgencia, pero ciertamente
no es la única, ni la primera vez, pero la triste historia de la
tragedia de los inmigrantes podría resultar en una seria reflexión sobre
los instrumentos de la política de la Unión, para su examen a fondo: la
esperanza no cuesta nada, aunque los locales no van en la dirección de optimismo.
Die Tragödie von Migranten unterstreicht die Spaltung in der Europäischen Union und ihrer Lähmung
Eine
der wichtigsten Folgen der politischen Instabilität und Armut in
einigen Regionen der Welt wird durch das Phänomen der Migration besteht.
Ganze Teile der Bevölkerung eines oder mehrerer Länder bewegen Notwendigkeit. Wegen
der Hungersnot oder die Verweigerung von Bürgerrechten großen Zahl von
Menschen ihren Weg zu den Ländern, die mehr Ressourcen zu halten und
sind daher als Ziele, die die Lebensqualität verbessern. Das
sind keine Parasiten, oder besser gesagt es ist nicht die große
Mehrheit von ihnen, sondern von Menschen, die versuchen, um aus dem
Alptraum von Hunger, Armut und Gewalt zu entkommen. Es ist eine menschliche Haltung, die nicht schwer zu verstehen sein sollte. Das
Ziel dieser Wanderung, die sich nicht an den regulären Weg durch das
Recht der Zielländer gegründet, gibt es Europa, dass ein relativer
Wohlstand, fügt eine zentrale geographische Lage, die beiden Faktoren
zusammengerechnet sind das Ziel nur erreicht werden , die nicht einfach bedeutet, für die verzweifelte Flucht aus ihren Ländern. Über
die Einwanderung aber wir dürfen uns nicht auf den alten Kontinent als
ein einziger Körper aus, der Rest der gemeinsamen europäischen Identität
ins Wanken gerät, fehlt ihnen gemeinsamen politischen Institutionen und
Brüssel scheint nur im Angesicht der Konten und Budgetvorgaben
aktiviert werden. Lack
ist gegenüber der Ankunfts illegaler Einwanderer ist das Fehlen einer
gemeinsamen Sinn für Grenzen und deren Management: das Gesicht von dem,
was die Aufteilung der Länder der Europäischen Union ist klar: auf der
einen Seite die Länder, vor allem im südlichen Teil der
Kontinent, aber nicht nur, wie auch die östlichen Teil Europas
unterliegt diesen Druck, muss die Migration ohne Hilfe der zentralen
Institutionen zu verwalten, während auf der anderen Seite gibt es die
Staaten in Mitteleuropa oder Nordic, die die bevorzugte Destination für Flüchtlinge. Ihre
Positionen sind unterschiedlich, weil die ersteren, um den Aufwand der
ersten Auswirkungen, die Ankunft der Flüchtlinge zu unterstützen,
während die letzteren, so sagen darf, stehen vor der großen Menge der
Asylanträge. Für
die zweite Art von Land, sollten die auf den ersten gehören, als Filter
wirken und verhindern, dass so viel wie möglich auf die Ankunft von
Personen, die dann zwangsläufig, werden sie versuchen, den Norden des
Kontinents zu erreichen. Diese
Nerz sind perfekt auf das Projekt und die Ziele der Operation Triton
platziert, dass die Europäische Union hat beschlossen, humanitäre Hilfe
zu leisten, aber die südlichen Grenzen Europas, unter anderem auf einen
Haushalt völlig unzureichend verteidigen. Es
ist zu betonen, dass die Regierungen der Länder Nordeuropas werden von
einem Phänomen, das zunehmend populistische und fremdenfeindlichen
politischen Parteien, die die Wirtschaftskrise zu Stimmen durch Zuordnen
der Ressourcenknappheit mit der Unfähigkeit, zu übertragen gewinnen zu
nutzen ist konditioniert werden Migranten. Dieser
politische Druck zwang die Regierungstruppen, wesentlich gemildert,
Maßnahmen zu ergreifen, um den Verlust der Stimmen, die in Aktien von
Nicht-Unterstützung für die Länder, die an der Entstehung Datum aus der
ersten Auswirkungen der Ankunft der Migrationswellen zu ertragen hatte
zum Tragen kam zu verhindern. Es
muss festgelegt werden, dass all dies in Verbindung mit dem Fehlen
einer starken institutionellen Präsenz Politik und maßgebliche in der
Lage, zwischen den verschiedenen Anforderungen mit einer allgemeinen
internen Rechtsvorschriften zu vermitteln, durch eine wirksame
Außenpolitik unterstützt wurde. Nie
zuvor in der Notfall Einwanderung unterstreicht die strukturelle
Schwäche der Europäischen Union, die ein Thema international stark
schwach bleibt. Auf
der anderen Seite ist es eine Tatsache, dass Brüssel ist einer der
größten Anbieter von Finanzierung für internationale Zusammenarbeit,
sondern die Art, wie diese Beiträge nicht bezahlt, wie man die Renditen
in Bezug auf Prestige und Einfluss, wie, damit Management oder
sicherzustellen eine
Beteiligung an der Bewältigung von Notsituationen auf dem gleichen
Gebiet, in dem sie entstanden sind, die oft mit der Zuteilung von
Finanzmitteln zusammen. Dies
signalisiert, so offensichtlich, dass Europa Außenpolitik versäumt,
sich zu sehr auf das Geschäfts einen konzentrieren, damit
Vernachlässigung der Auswirkungen der schlechten internationalen
Gewicht, die auch auf der internen Bilanz widerspiegelt. Es
gab in der Tat, eine politische Union, und wir eine Form der
Aggregation nur auf Finanz basiert, die dann nur zugunsten einiger
Staaten und zu Lasten der anderen bewiesen, zu Spannungen und
Abneigungen zu einer Wahrnehmung waren, oft Beton, ein Europa, Stiefmutter. Auch
die Langsamkeit, mit der sie einberufenen Sitzungen der Minister der
Mitgliedstaaten, die Dringlichkeit haben sollten, bezeichnen
organisatorische Mängel besorgniserregend, die jeden Optimismus nicht zu
genehmigen hat. Anstatt
die Notwendigkeit hat dieses Gefühl der Dringlichkeit, aber es ist
sicherlich nicht der einzige, noch das erste Mal, aber die traurige
Geschichte der Tragödie von Migranten könnte in eine ernsthafte
Reflexion über die politischen Instrumente der Union zur Folge haben,
für ihre gründliche Überprüfung: Hoffnung kostet nichts, auch wenn das Gelände nicht in Richtung Optimismus gehen.
La tragédie des migrants souligne la division dans l'Union européenne et ses paralysie
L'une des principales conséquences de l'instabilité politique et la pauvreté dans certaines régions du monde est constitué par le phénomène de la migration. Des pans entiers de la population d'un ou plusieurs nations mobiles nécessité. En raison de la famine ou de la négation des droits civils, un grand nombre de personnes font leur chemin vers les pays qui détiennent plus de ressources et sont donc considérés objectifs qui améliorent la qualité de vie. Ce ne sont pas des parasites, ou plutôt ce ne est pas la grande majorité d'entre eux, mais de personnes qui tentent de se échapper du cauchemar de la faim, la pauvreté et la violence. Ce est une attitude humaine, qui ne devrait pas être difficile à comprendre. Le but de cette migration, qui ne suivent pas le chemin régulier institué par la loi du pays de destination, il est l'Europe, qu'une relative prospérité, ajoute une position géographique centrale, les deux facteurs additionnés constituent la cible moins difficile à atteindre , qui ne veut pas dire facile, pour la fuite désespérée de leurs pays. À propos de l'immigration, cependant, nous ne devons pas regarder vers le vieux continent comme une seule entité, le reste de l'identité européenne commune vacille, ils manquent des institutions politiques communes et de Bruxelles semble être activée que dans le visage des comptes et les exigences budgétaires. Manque plus élevé contre les arrivées d'immigrants illégaux est l'absence d'un sens commun des frontières et de leur gestion: le visage de ce que la division des pays de l'Union européenne est claire: d'une part les pays, en particulier dans la partie sud le continent, mais pas seulement, ainsi que la partie orientale de l'Europe est soumise à cette pression, il doit gérer la migration sans aucune aide des institutions centrales, tandis que d'autre part il ya les Etats d'Europe centrale ou nordique, représentant la destination préférée pour les réfugiés. Leurs positions sont différentes parce que les premiers ont pour soutenir l'effort du premier impact, l'arrivée des réfugiés, tandis que le second, pour ainsi dire, sont face à la grande quantité de demandes d'asile. Pour la deuxième genre de pays, ceux qui appartiennent à la première devrait agir comme un filtre et d'éviter autant que possible l'arrivée de personnes qui ont ensuite, inévitablement, ils vont essayer d'atteindre le nord du continent. Cette vison sont placés parfaitement sur le projet et les objectifs de l'opération Triton, que l'Union européenne a décidé de ne pas fournir une aide humanitaire, mais pour défendre les frontières sud de l'Europe, entre autres, sur un budget tout à fait insuffisant. Il convient de souligner que les gouvernements des pays d'Europe du Nord sont conditionnées par un phénomène de plus en plus populiste et xénophobe partis politiques, qui exploitent la crise économique pour gagner des voix en associant la rareté des ressources disponibles à l'incapacité de transférer migrants. Cette pression politique contraint les forces gouvernementales, sensiblement modéré à prendre des mesures pour prévenir la perte de voix, qui se est concrétisée dans des actions de non-soutien aux pays qui ont dû endurer la date de sortie de la première impact de l'arrivée de vagues de migration. Il faut préciser que tout cela est fait en collaboration avec l'absence d'une politique forte de la présence institutionnelle et faisant autorité en mesure de servir de médiateur entre les différents besoins d'une législation interne générale, soutenue par une politique étrangère efficace. Jamais auparavant dans le cas de l'immigration d'urgence met en évidence la faiblesse structurelle de l'Union européenne, qui reste un sujet fortement internationalement faible. D'autre part, il est un fait que Bruxelles est l'un des plus importants fournisseurs de financement pour la coopération internationale, mais que la manière dont ces cotisations sont versées ne pas savoir comment se assurer que les retours en termes de prestige et d'influence, comme pour permettre la gestion ou une participation à la gestion des situations d'urgence sur le même territoire où ils sont originaires, qui coïncide souvent avec l'allocation des fonds. Cette signaux, tellement évident, que l'Europe a négligé la politique étrangère de se concentrer trop sur l'aspect financier, négligeant ainsi les effets de la mauvaise poids international, qui se reflète également sur l'équilibre interne. Il y avait, en fait, une union politique, et nous avons une forme d'agrégation basée uniquement sur la finance, qui se est avéré alors seulement en faveur de certains Etats et au détriment des autres, créant des tensions et des aversions à une perception, souvent en béton, une belle-mère Europe. Même la lenteur avec laquelle ils sont les réunions des ministres des pays membres, qui devraient avoir urgence, désignent lacunes organisationnelles préoccupante, qui ne autorisent pas l'optimisme convoquées. Au lieu de cela la nécessité a ce sentiment d'urgence, mais il ne est certainement pas la seule, ni la première fois, mais la triste histoire de la tragédie des migrants pourrait entraîner une réflexion sérieuse sur les instruments de la politique de l'Union, pour leur examen approfondi: l'espoir ne coûte rien, même si les locaux ne vont pas dans le sens de l'optimisme.
A tragédia dos migrantes destaca a divisão na União Europeia e os seus paralisia
Uma das principais consequências da instabilidade política e da pobreza em algumas regiões do mundo é constituído pelo fenômeno da migração. Peças inteiras da população de um ou mais nações necessidade que se deslocam. Por causa da fome ou a negação de direitos civis, grande número de pessoas fazem o seu caminho para os países que possuem mais recursos e, portanto, são considerados os objetivos que melhorem a qualidade de vida. Estes não são parasitas, ou melhor, não é a grande maioria deles, mas de pessoas que tentam escapar do pesadelo da fome, da pobreza e da violência. É uma atitude humana, o que não deve ser difícil de entender. O objetivo dessa migração, que não seguem o caminho regular estabelecido pela lei do país de destino, não é a Europa, que a prosperidade relativa, acrescenta uma posição geográfica central, os dois fatores somados constituem o alvo menos difícil de conseguir , o que não quer dizer fácil, para a fuga desesperada de seus países. Sobre a imigração, no entanto, não devemos olhar para o velho continente como um único corpo, o resto da identidade europeia comum vacila, faltam instituições políticas comuns e Bruxelas parece ser ativado apenas em face de contas e requisitos de orçamento. Falta maior contra as chegadas de imigrantes ilegais é a ausência de um sentido comum de fronteiras e da sua gestão: o rosto do que a divisão dos países da União Europeia é clara: por um lado os países, especialmente na parte sul do continente, mas não só, como também a parte oriental da Europa está sujeito a essa pressão, deve gerir a migração sem qualquer assistência das instituições centrais, enquanto, por outro lado, há os estados da Europa central ou nórdica, representando o destino preferido para os refugiados. Suas posições são diferentes, porque os primeiros têm para apoiar o esforço do primeiro impacto, a chegada dos refugiados, enquanto o último, assim dizem, estão a enfrentar a grande quantidade de pedidos de asilo. Para o segundo tipo de país, aqueles que pertencem ao primeiro deve atuar como um filtro e evitar, tanto quanto possível a chegada de pessoas que, em seguida, inevitavelmente, eles vão tentar chegar ao norte do continente. Este mink são colocados perfeitamente sobre o projeto e os objetivos da operação Triton, que a União Europeia decidiu não prestar ajuda humanitária, mas para defender as fronteiras do sul da Europa, entre outros em um orçamento totalmente inadequada. Ressalte-se que os governos dos países do Norte da Europa são condicionados por um fenômeno que é cada vez mais populista e xenófoba partidos políticos, que exploram a crise econômica para ganhar votos, associando a escassez de recursos disponíveis com a incapacidade de transferir migrantes. Esta pressão política forçou as forças do governo, substancialmente moderado a tomar medidas para evitar a perda de votos, que chegaram a ser concretizadas em ações de não-apoio aos países que tiveram de suportar a data de surgimento do primeiro impacto da chegada de ondas de migração. Ele deve ser especificado que tudo isso é feito em conjunto com a ausência de uma política de presença institucional forte e autoritário capaz de mediar entre as várias necessidades com uma legislação interna geral, apoiada por uma política externa eficaz. Nunca antes, no caso de imigração de emergência destaca a fragilidade estrutural da União Europeia, que continua a ser um assunto internacional fortemente fraco. Por outro lado, é um facto que Bruxelas é um dos maiores provedores de financiamento para a cooperação internacional, mas que a maneira em que essas contribuições não são pagas saber como garantir o retorno em termos de prestígio e influência, como para permitir o gerenciamento ou a participação na gestão de situações de emergência no mesmo território onde são originados, que muitas vezes coincide com a atribuição de financiamento. Isso sinaliza, tão óbvio, que a Europa tem negligenciado a política externa para se concentrar demais em o financeiro, negligenciando assim os efeitos da má peso internacional, o que também se reflete no equilíbrio interno. Havia, de fato, uma união política, e nós éramos uma forma de agregação com base apenas em finanças, que se mostrou apenas em favor de alguns estados e em detrimento de outros, criando tensões e aversões a uma percepção, frequentemente concreto, uma madrasta Europa. Mesmo a lentidão com que são convocadas reuniões dos ministros dos países membros, que devem ter urgência, denotam deficiências organizacionais preocupante, que não autoriza qualquer otimismo. Em vez disso, a necessidade tem esse senso de urgência, mas certamente não é a única, nem a primeira vez, mas a triste história da tragédia de migrantes poderia resultar em uma séria reflexão sobre os instrumentos de política da União, para a sua revisão completa: esperança não custa nada, mesmo que as instalações não estão indo na direção de otimismo.
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