Che alla attività di Trump l’opposizione dei democratici pare essere silente è una opinione condivisa, non si sa se il partito è in piena crisi al suo interno, per avere provocato una sconfitta che ha generato conseguenze mondiali, per una pessima gestione della campagna elettorale o se il silenzio sia una strategia consapevole per fare emergere tutta l’incapacità e la grettezza dell’inquilino della casa Bianca e dei suoi ministri. Il silenzio dei democratici si è però arrestato in campo internazionale, nella sede della scorsa Conferenza della sicurezza di Monaco, con la chiara intenzione di rassicurare i leader europei. Una rassicurazione soltanto potenziale perché riferita ad una auspicabile, ma non certa, vittoria alle prossime elezioni presidenziali americane. L’intento principale sembra essere stato quello di denunciare il tradimento del Presidente americano verso i suoi alleati europei, si tratta di un chiaro intento di accreditare il partito democratico come l’unico serio interlocutore degli Stati Uniti verso i governi occidentali. In particolare il governatore della California, Newsom, si è presentato come leader dell’opposizione e come possibile candidato democratico alle prossime presidenziali del 2028, secondo la sua idea Trump è temporaneo ed andrà via tra tre anni. Con la legislazione vigente sarà così in ogni modo, sempre che Trump non riesca a cambiare le regole attuali, tuttavia, con una conferma repubblicana, ad insediarsi sarebbe l’attuale vice presidente, Vance, che potrebbe rivelarsi ancora peggio, se possibile, dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Ora, anche con una vittoria democratica, l’Europa non deve crearsi un alibi per non percorrere la strada dell’autonomia: occorre ricordare che, sebbene con altre modalità, a partire da Obama ed anche con Biden, gli USA hanno spostato la propria attenzione principale sull’Oceano Pacifico, individuando la Cina come principale antagonista commerciale e geopolitico; con Trump sono cambiate le modalità dei rapporti con l’Europa, improntate ad una arroganza mai vista prima, ma gli obiettivi geostrategici sono identici a quelli dei democratici. L’Unione Europea deve in ogni maniera cautelarsi, non fidandosi più dell’alleato americano, soprattutto in materia di difesa, ed uno dei meriti di Trump è stato proprio quello di accelerare questo processo e della presa d’atto che i valori del “Make America Great Again” non collimano con gli ideali fondativi dell’Unione Europea. Ma il rapporto con l’Europa, condannato anche per la vicenda della Groenlandia e per i dazi, non è l’unico punto messo in risalto dai democratici: l’abbandono della lotta circa l’emergenza climatica, con il favorire il consumo delle energie provenienti da petrolio, gas e carbone, stanno portando gli USA indietro di due secoli, questo comportamento risulta particolarmente inviso all’Europa, sempre più sensibile al problema dell’inquinamento. Anche l’aumentata diseguaglianza economica sta portando il paese americano ad un autoritarismo dilagante, che non rassicura i partner europei. Presentare questi argomenti verso i paesi dell’Unione rappresenta un punto importante per riaccreditare i democratici presso i governi occidentali; non che sia troppo faticoso: gli effetti della politica di Trump hanno portato una grande instabilità nelle relazioni internazionali, che dovrà essere recuperata in caso di vittoria nelle presidenziali, una contro tendenza che si potrebbe verificare nelle elezioni di metà mandato, mettendo in crisi le sicurezze di Trump. In ogni caso la necessità dei democratici di presentarsi come interlocutori affidabili serve anche per rassicurare i mercati e porre basi profondamente differenti fin d’ora con gli alleati Europei: una occasione da sfruttare anche per tutti i membri dell’Unione.
Blog di discussione su problemi di relazioni e politica internazionale; un osservatorio per capire la direzione del mondo. Blog for discussion on problems of relations and international politics; an observatory to understand the direction of the world.
Politica Internazionale
Cerca nel blog
mercoledì 18 febbraio 2026
The Democratic Party presents itself as the only valid American interlocutor for Europe
It's a widely held opinion that the Democratic opposition to Trump's actions appears to be silent. It's unclear whether the party is in a full-blown internal crisis, having provoked a defeat that had global repercussions, due to poor campaign management, or whether the silence is a deliberate strategy to expose the incompetence and pettiness of the White House president and his ministers. The Democrats' silence, however, has been halted internationally, at the recent Munich Security Conference, with the clear intention of reassuring European leaders. This reassurance is only potential, as it refers to a desirable, but not certain, victory in the upcoming US presidential elections. The primary intent appears to have been to denounce the American president's betrayal of his European allies, a clear attempt to establish the Democratic Party as the United States' only serious interlocutor with Western governments. In particular, California Governor Newsom has presented himself as the leader of the opposition and a possible Democratic candidate in the 2028 presidential elections. According to him, Trump is temporary and will leave in three years. Under current legislation, this will be the case, assuming Trump fails to change the current rules. However, with a Republican confirmation, the current Vice President, Vance, would take office, and he could prove even worse, if possible, than the current White House incumbent. Now, even with a Democratic victory, Europe must not create an excuse for not pursuing autonomy. It is important to remember that, albeit in different ways, starting with Obama and also with Biden, the US has shifted its primary focus to the Pacific Ocean, identifying China as its main commercial and geopolitical rival. With Trump, the nature of relations with Europe has changed, marked by unprecedented arrogance, but the geostrategic objectives are identical to those of the Democrats. The European Union must take precautions at all costs, no longer trusting its American ally, especially when it comes to defense. One of Trump's achievements has been precisely to accelerate this process and recognize that the "Make America Great Again" values do not align with the founding ideals of the European Union. But the relationship with Europe, also condemned for the Greenland affair and tariffs, is not the only point highlighted by the Democrats: abandoning the fight against the climate emergency, favoring the consumption of energy from oil, gas, and coal, is taking the US back two centuries. This behavior is particularly unpopular in Europe, which is increasingly sensitive to the problem of pollution. Rising economic inequality is also leading the United States to rampant authoritarianism, which does not reassure its European partners. Presenting these arguments to EU countries is an important step towards reinforcing the Democrats' standing with Western governments. Not that it's too difficult: the effects of Trump's policies have brought great instability to international relations, which will need to be remedied if he wins the presidential election. This counter-trend could occur in the midterm elections, undermining Trump's confidence. In any case, the Democrats' need to present themselves as reliable interlocutors also serves to reassure markets and establish a fundamentally different foundation with their European allies, starting now: an opportunity that all EU members should also seize.
El Partido Demócrata se presenta como el único interlocutor estadounidense válido para Europa
Es una opinión generalizada que la oposición demócrata a las acciones de Trump parece guardar silencio. No está claro si el partido se encuentra en una profunda crisis interna, tras haber provocado una derrota con repercusiones globales debido a la mala gestión de la campaña, o si el silencio es una estrategia deliberada para exponer la incompetencia y la mezquindad del presidente de la Casa Blanca y sus ministros. Sin embargo, el silencio demócrata ha sido frenado internacionalmente, en la reciente Conferencia de Seguridad de Múnich, con la clara intención de tranquilizar a los líderes europeos. Esta tranquilidad es solo potencial, ya que se refiere a una victoria deseable, pero no segura, en las próximas elecciones presidenciales estadounidenses. La intención principal parece haber sido denunciar la traición del presidente estadounidense a sus aliados europeos, un claro intento de establecer al Partido Demócrata como el único interlocutor serio de Estados Unidos con los gobiernos occidentales. En particular, el gobernador de California, Newsom, se ha presentado como líder de la oposición y posible candidato demócrata a las elecciones presidenciales de 2028. Según él, Trump es temporal y dejará el cargo en tres años. Según la legislación vigente, así será, suponiendo que Trump no cambie las reglas vigentes. Sin embargo, con la confirmación republicana, el actual vicepresidente, Vance, asumiría el cargo, y podría resultar incluso peor, si cabe, que el actual presidente. Ahora bien, incluso con una victoria demócrata, Europa no debe crear una excusa para no buscar la autonomía. Es importante recordar que, aunque de diferentes maneras, empezando por Obama y también por Biden, Estados Unidos ha desplazado su atención principal hacia el océano Pacífico, identificando a China como su principal rival comercial y geopolítico. Con Trump, la naturaleza de las relaciones con Europa ha cambiado, marcada por una arrogancia sin precedentes, pero los objetivos geoestratégicos son idénticos a los de los demócratas. La Unión Europea debe tomar precauciones a toda costa, desconfiando ya de su aliado estadounidense, especialmente en materia de defensa. Uno de los logros de Trump ha sido precisamente acelerar este proceso y reconocer que los valores de «Make America Great Again» no se alinean con los ideales fundacionales de la Unión Europea. Pero la relación con Europa, también criticada por el caso Groenlandia y los aranceles, no es el único punto destacado por los demócratas: abandonar la lucha contra la emergencia climática, favoreciendo el consumo de energía procedente del petróleo, el gas y el carbón, está haciendo retroceder a Estados Unidos dos siglos. Este comportamiento es particularmente impopular en Europa, cada vez más sensible al problema de la contaminación. La creciente desigualdad económica también está llevando a Estados Unidos a un autoritarismo desenfrenado, que no tranquiliza a sus socios europeos. Presentar estos argumentos a los países de la UE es un paso importante para reforzar la posición de los demócratas ante los gobiernos occidentales. No es que sea demasiado difícil: los efectos de las políticas de Trump han generado una gran inestabilidad en las relaciones internacionales, que deberá remediarse si gana las elecciones presidenciales. Esta contratendencia podría ocurrir en las elecciones de mitad de mandato, minando la confianza de Trump. En cualquier caso, la necesidad de los demócratas de presentarse como interlocutores fiables también sirve para tranquilizar a los mercados y establecer una base fundamentalmente diferente con sus aliados europeos, a partir de ahora: una oportunidad que todos los miembros de la UE también deberían aprovechar.
Die Demokratische Partei präsentiert sich als einzig legitimer amerikanischer Gesprächspartner für Europa.
Es herrscht die weitverbreitete Meinung, dass die demokratische Opposition gegen Trumps Vorgehen schweigt. Unklar ist, ob die Partei sich in einer ausgewachsenen internen Krise befindet, nachdem sie aufgrund schlechten Wahlkampfmanagements eine Niederlage mit globalen Auswirkungen provoziert hat, oder ob das Schweigen eine bewusste Strategie ist, um die Inkompetenz und Kleinkariertheit des Präsidenten und seiner Minister offenzulegen. Auf der jüngsten Münchner Sicherheitskonferenz wurde das Schweigen der Demokraten jedoch international gebrochen, offenbar mit der Absicht, die europäischen Staats- und Regierungschefs zu beruhigen. Diese Beruhigung ist allerdings nur potenziell, da sie sich auf einen wünschenswerten, aber nicht sicheren Sieg bei den bevorstehenden US-Präsidentschaftswahlen bezieht. Hauptziel scheint die Anprangerung des Verrats des amerikanischen Präsidenten an seinen europäischen Verbündeten gewesen zu sein – ein klarer Versuch, die Demokratische Partei als einzigen ernstzunehmenden Gesprächspartner der USA gegenüber westlichen Regierungen zu etablieren. Insbesondere der kalifornische Gouverneur Newsom hat sich als Oppositionsführer und möglicher demokratischer Präsidentschaftskandidat für die Wahlen 2028 inszeniert. Laut ihm ist Trump nur vorübergehend im Amt und wird in drei Jahren abtreten. Nach geltendem Recht wird dies der Fall sein, vorausgesetzt, Trump ändert die bestehenden Regeln nicht. Sollte jedoch ein Republikaner Trump bestätigen, würde der amtierende Vizepräsident Vance das Amt übernehmen und sich, wenn möglich, als noch schlimmer erweisen als der jetzige Präsident. Selbst bei einem Sieg der Demokraten darf Europa nun keine Ausrede finden, seine Autonomie nicht weiter zu verfolgen. Es ist wichtig, sich daran zu erinnern, dass die USA, angefangen mit Obama und auch mit Biden, ihren Fokus – wenn auch auf unterschiedliche Weise – auf den Pazifik verlagert und China als ihren wichtigsten wirtschaftlichen und geopolitischen Rivalen identifiziert haben. Unter Trump hat sich das Verhältnis zu Europa verändert, geprägt von beispielloser Arroganz, doch die geostrategischen Ziele sind identisch mit denen der Demokraten. Die Europäische Union muss unbedingt Vorsichtsmaßnahmen treffen und darf ihrem amerikanischen Verbündeten nicht länger vertrauen, insbesondere in Verteidigungsfragen. Eine von Trumps Errungenschaften war es, diesen Prozess zu beschleunigen und zu erkennen, dass die Werte von „Make America Great Again“ nicht mit den Gründungsprinzipien der Europäischen Union übereinstimmen. Doch die Beziehungen zu Europa, die ebenfalls wegen der Grönland-Affäre und der Zölle in der Kritik stehen, sind nicht der einzige Punkt, den die Demokraten hervorheben: Die Aufgabe des Kampfes gegen die Klimakrise und die Bevorzugung des Verbrauchs von Energie aus Öl, Gas und Kohle werfen die USA um zwei Jahrhunderte zurück. Dieses Verhalten ist besonders in Europa unpopulär, wo das Problem der Umweltverschmutzung immer stärker ins Bewusstsein rückt. Die wachsende wirtschaftliche Ungleichheit treibt die USA zudem in einen grassierenden Autoritarismus, was die europäischen Partner nicht gerade beruhigt. Diese Argumente den EU-Staaten zu präsentieren, ist ein wichtiger Schritt, um die Position der Demokraten bei den westlichen Regierungen zu stärken. Nicht, dass dies allzu schwierig wäre: Die Auswirkungen von Trumps Politik haben die internationalen Beziehungen stark destabilisiert, was behoben werden muss, sollte er die Präsidentschaftswahlen gewinnen. Dieser Gegentrend könnte sich bereits bei den Zwischenwahlen bemerkbar machen und Trumps Selbstvertrauen untergraben. In jedem Fall dient das Bedürfnis der Demokraten, sich als verlässliche Gesprächspartner zu präsentieren, auch dazu, die Märkte zu beruhigen und eine grundlegend andere Basis mit ihren europäischen Verbündeten zu schaffen, und zwar ab sofort: eine Chance, die alle EU-Mitglieder ebenfalls nutzen sollten.
Le Parti démocrate se présente comme le seul interlocuteur américain légitime pour l'Europe.
L'opposition démocrate aux agissements de Trump semble garder le silence. On ignore si le parti traverse une crise interne majeure, suite à une défaite aux répercussions internationales due à une mauvaise gestion de campagne, ou si ce silence est une stratégie délibérée pour exposer l'incompétence et la mesquinerie du président et de ses ministres. Ce silence a toutefois été rompu sur la scène internationale, lors de la récente Conférence de Munich sur la sécurité, avec l'intention manifeste de rassurer les dirigeants européens. Ces assurances restent toutefois hypothétiques, car elles reposent sur une victoire souhaitable, mais non acquise, lors des prochaines élections présidentielles américaines. L'objectif principal semble avoir été de dénoncer la trahison du président américain envers ses alliés européens, une tentative claire d'imposer le Parti démocrate comme le seul interlocuteur sérieux des États-Unis auprès des gouvernements occidentaux. Le gouverneur de Californie, Gavin Newsom, s'est notamment présenté comme le chef de l'opposition et un candidat potentiel à l'élection présidentielle de 2028. Selon lui, Trump n'est qu'un homme de passage et quittera ses fonctions dans trois ans. Selon la législation actuelle, ce sera le cas si Trump ne modifie pas les règles en vigueur. Cependant, avec une confirmation républicaine, le vice-président actuel, Vance, entrerait en fonction et pourrait se révéler encore pire, si cela est possible, que l'actuel occupant de la Maison Blanche. Or, même en cas de victoire démocrate, l'Europe ne doit pas se trouver de prétexte pour renoncer à son autonomie. Il est important de rappeler que, bien que de différentes manières, sous Obama comme sous Biden, les États-Unis ont recentré leurs efforts sur l'océan Pacifique, identifiant la Chine comme leur principal rival commercial et géopolitique. Avec Trump, la nature des relations avec l'Europe a changé, marquée par une arrogance sans précédent, mais les objectifs géostratégiques sont identiques à ceux des démocrates. L'Union européenne doit prendre des précautions à tout prix, ne faisant plus confiance à son allié américain, surtout en matière de défense. L'un des « succès » de Trump a précisément été d'accélérer ce processus et de reconnaître que les valeurs du slogan « Make America Great Again » ne correspondent pas aux idéaux fondateurs de l'Union européenne. Mais la relation avec l'Europe, déjà mise à mal par l'affaire du Groenland et les droits de douane, n'est pas le seul point soulevé par les Démocrates : abandonner la lutte contre l'urgence climatique et privilégier la consommation d'énergie issue du pétrole, du gaz et du charbon fait reculer les États-Unis de deux siècles. Ce comportement est particulièrement impopulaire en Europe, de plus en plus sensible au problème de la pollution. La montée des inégalités économiques pousse également les États-Unis vers un autoritarisme galopant, ce qui ne rassure guère leurs partenaires européens. Présenter ces arguments aux pays de l'UE est une étape importante pour renforcer la position des Démocrates auprès des gouvernements occidentaux. Ce qui n'est pas insurmontable : les effets des politiques de Trump ont engendré une grande instabilité dans les relations internationales, qu'il faudra corriger s'il remporte l'élection présidentielle. Cette tendance inverse pourrait se manifester lors des élections de mi-mandat, minant la confiance de Trump. Quoi qu'il en soit, la nécessité pour les Démocrates de se présenter comme des interlocuteurs fiables sert également à rassurer les marchés et à établir dès maintenant des bases fondamentalement différentes avec leurs alliés européens : une opportunité que tous les États membres de l'UE devraient saisir.
O Partido Democrata se apresenta como o único interlocutor americano válido para a Europa.
É amplamente difundida a opinião de que a oposição democrata às ações de Trump parece estar em silêncio. Não está claro se o partido está em plena crise interna, após ter provocado uma derrota com repercussões globais devido à má gestão da campanha, ou se o silêncio é uma estratégia deliberada para expor a incompetência e a mesquinhez do presidente da Casa Branca e seus ministros. O silêncio dos democratas, contudo, foi interrompido internacionalmente, na recente Conferência de Segurança de Munique, com a clara intenção de tranquilizar os líderes europeus. Essa tranquilização é apenas potencial, pois se refere a uma vitória desejável, mas não certa, nas próximas eleições presidenciais americanas. A intenção principal parece ter sido denunciar a traição do presidente americano aos seus aliados europeus, uma clara tentativa de estabelecer o Partido Democrata como o único interlocutor sério dos Estados Unidos com os governos ocidentais. Em particular, o governador da Califórnia, Gavin Newsom, apresentou-se como o líder da oposição e um possível candidato democrata nas eleições presidenciais de 2028. Segundo ele, Trump é temporário e deixará o cargo em três anos. De acordo com a legislação atual, esse será o caso, supondo que Trump não altere as regras vigentes. No entanto, com a confirmação de um republicano, o atual vice-presidente, Vance, assumiria o cargo e poderia se mostrar ainda pior, se possível, do que o atual ocupante da Casa Branca. Agora, mesmo com uma vitória democrata, a Europa não deve criar uma desculpa para não buscar autonomia. É importante lembrar que, embora de maneiras diferentes, a partir de Obama e também com Biden, os EUA deslocaram seu foco principal para o Oceano Pacífico, identificando a China como seu principal rival comercial e geopolítico. Com Trump, a natureza das relações com a Europa mudou, marcada por uma arrogância sem precedentes, mas os objetivos geoestratégicos são idênticos aos dos democratas. A União Europeia deve tomar precauções a todo custo, não confiando mais em seu aliado americano, especialmente quando se trata de defesa. Uma das conquistas de Trump foi justamente acelerar esse processo e reconhecer que os valores do "Make America Great Again" não se alinham com os ideais fundadores da União Europeia. Mas a relação com a Europa, também condenada pelo caso da Groenlândia e pelas tarifas, não é o único ponto destacado pelos Democratas: abandonar a luta contra a emergência climática, privilegiando o consumo de energia proveniente do petróleo, gás e carvão, está fazendo os EUA retrocederem dois séculos. Esse comportamento é particularmente impopular na Europa, que está cada vez mais sensível ao problema da poluição. A crescente desigualdade econômica também está levando os Estados Unidos a um autoritarismo desenfreado, o que não tranquiliza seus parceiros europeus. Apresentar esses argumentos aos países da UE é um passo importante para reforçar a posição dos Democratas junto aos governos ocidentais. Não que seja muito difícil: os efeitos das políticas de Trump trouxeram grande instabilidade às relações internacionais, que precisará ser remediada caso ele vença a eleição presidencial. Essa contracorrente pode ocorrer nas eleições de meio de mandato, minando a confiança de Trump. De qualquer forma, a necessidade dos Democratas de se apresentarem como interlocutores confiáveis também serve para tranquilizar os mercados e estabelecer uma base fundamentalmente diferente com seus aliados europeus, a partir de agora: uma oportunidade que todos os membros da UE também devem aproveitar.
Демократическая партия позиционирует себя как единственный достойный американский собеседник для Европы.
Широко распространено мнение, что демократическая оппозиция действиям Трампа, похоже, хранит молчание. Неясно, находится ли партия в полномасштабном внутреннем кризисе, спровоцировав поражение с глобальными последствиями из-за плохого управления избирательной кампанией, или же молчание является преднамеренной стратегией, направленной на разоблачение некомпетентности и мелочности президента Белого дома и его министров. Однако молчание демократов было прервано на международном уровне на недавней Мюнхенской конференции по безопасности с явным намерением успокоить европейских лидеров. Это успокоение носит лишь потенциальный характер, поскольку оно относится к желательной, но не гарантированной победе на предстоящих президентских выборах в США. Основная цель, по-видимому, заключалась в том, чтобы осудить предательство американского президента по отношению к своим европейским союзникам, что является явной попыткой утвердить Демократическую партию в качестве единственного серьезного собеседника США с западными правительствами. В частности, губернатор Калифорнии Ньюсом представил себя лидером оппозиции и возможным кандидатом от Демократической партии на президентских выборах 2028 года. По его словам, Трамп — временная фигура, и он уйдет через три года. Согласно действующему законодательству, так и будет, если Трампу не удастся изменить нынешние правила. Однако, в случае утверждения республиканцами, нынешний вице-президент Вэнс займет свой пост, и он может оказаться даже хуже, чем нынешний президент Белого дома. Сейчас, даже при победе демократов, Европа не должна искать оправдания для отказа от автономии. Важно помнить, что, хотя и по-разному, начиная с Обамы и Байдена, США сместили свой основной фокус на Тихий океан, определив Китай как своего главного торгового и геополитического соперника. При Трампе характер отношений с Европой изменился, отмеченный беспрецедентной высокомерием, но геостратегические цели идентичны целям демократов. Европейский союз должен любой ценой принять меры предосторожности, больше не доверяя своему американскому союзнику, особенно в вопросах обороны. Одним из достижений Трампа стало именно ускорение этого процесса и признание того, что ценности «Сделаем Америку снова великой» не соответствуют основополагающим идеалам Европейского союза. Однако отношения с Европой, также подвергавшиеся критике из-за гренландского скандала и тарифов, — не единственный аргумент демократов: отказ от борьбы с климатической катастрофой, предпочтение потребления энергии из нефти, газа и угля отбрасывает США на два столетия назад. Такое поведение особенно непопулярно в Европе, которая все больше обеспокоена проблемой загрязнения окружающей среды. Растущее экономическое неравенство также ведет Соединенные Штаты к безудержному авторитаризму, что не внушает доверия их европейским партнерам. Представление этих аргументов странам ЕС — важный шаг к укреплению позиций демократов среди западных правительств. Впрочем, это не так уж и сложно: последствия политики Трампа привели к значительной нестабильности в международных отношениях, которую необходимо будет исправить, если он победит на президентских выборах. Эта противоположная тенденция может проявиться и на промежуточных выборах, подорвав доверие к Трампу. В любом случае, необходимость для демократов представить себя надежными собеседниками также служит для того, чтобы успокоить рынки и заложить принципиально иную основу для отношений со своими европейскими союзниками, начиная с сегодняшнего дня: это возможность, которой должны воспользоваться все члены ЕС.
民主黨自詡為美國與歐洲對話的唯一合法代表。
人們普遍認為,民主黨對川普的種種行徑保持沉默。目前尚不清楚,民主黨是否正因競選管理不善而遭遇一場影響全球的慘敗,從而陷入一場全面的內部危機;或者,這種沉默是否是一種刻意為之的策略,旨在揭露白宮總統及其部長們的無能和狹隘。然而,在最近的慕尼黑安全會議上,民主黨的沉默在國際上被打破,其明確意圖在於安撫歐洲領導人。這種安撫只是潛在的,因為它指的是即將到來的美國總統大選中有望獲勝,但並非板上釘釘。其主要目的似乎在於譴責美國總統背叛歐洲盟友,這顯然是為了將民主黨塑造成美國與西方政府之間唯一嚴肅的對話夥伴。尤其值得一提的是,加州州長紐森已公開表示自己是反對派的領袖,並可能成為2028年總統大選的民主黨候選人。他認為,川普只是暫時的,三年後就會下台。根據現行法律,如果川普不改變現有規則,情況就會如此。然而,如果共和黨確認任命,現任副總統萬斯將就任,他甚至可能比現任白宮總統更糟。如今,即便民主黨獲勝,歐洲也絕不能以此為藉口放棄追求自主。必須記住,儘管方式不同,但從歐巴馬到拜登,美國已將其主要關注點轉移到太平洋,並將中國視為其主要的商業和地緣政治競爭對手。川普上台後,美歐關係性質發生了變化,呈現出前所未有的傲慢,但其地緣戰略目標與民主黨如出一轍。歐盟必須不惜一切代價採取預防措施,不再信任其美國盟友,尤其是在國防領域。川普的「成就」之一正是加速了這一進程,並承認「讓美國再次偉大」的價值觀與歐盟的建國理念並不相符。但民主黨人強調的重點並非僅僅是與歐洲的關係——格陵蘭島事件和關稅問題也令歐洲深感不滿——而是:放棄應對氣候緊急狀況的努力,轉而青睞石油、天然氣和煤炭能源的消費,這正使美國倒退兩個世紀。這種做法在歐洲尤其不得人心,因為歐洲對污染問題日益敏感。日益加劇的經濟不平等也正將美國引向專制主義的蔓延,這令其歐洲夥伴感到不安。向歐盟國家闡述這些論點,是民主黨鞏固在西方國家政府中地位的重要一步。這並非難事:川普的政策已為國際關係帶來巨大的不穩定,如果他贏得總統大選,就必須採取措施來扭轉局面。這種逆轉趨勢可能會在中期選舉中出現,從而削弱川普的信心。無論如何,民主黨人需要將自己塑造成可靠的對話夥伴,這也有助於安撫市場,並從現在開始與歐洲盟友建立一個根本不同的基礎:這是所有歐盟成員國都應該抓住的機會。
民主党は、ヨーロッパにとって唯一の有効なアメリカの対話相手であると自称している。
トランプ大統領の行動に対する民主党の反対派は沈黙しているように見えるというのが、広く共有されている見解だ。党が深刻な内部危機に陥っているのか、選挙戦運営のまずさから世界的な波紋を呼んだ敗北を招いたのか、それともこの沈黙はホワイトハウスの大統領とその閣僚たちの無能さと卑劣さを暴くための意図的な戦略なのかは不明だ。しかし、民主党の沈黙は、先日のミュンヘン安全保障会議において国際的に終止符が打たれた。その明確な意図は、欧州の指導者たちを安心させたいというものだ。この安心させようとする発言は、来たる米国大統領選挙での望ましい勝利を示唆するものの、確実ではない可能性に過ぎない。主な意図は、米国大統領による欧州同盟国への裏切りを非難することだったようで、民主党を米国にとって西側諸国との唯一の真摯な対話相手として確立しようとする明確な試みである。特に、カリフォルニア州知事ニューサムは、自らを野党のリーダー、そして2028年大統領選挙における民主党候補の有力候補であると位置付けている。彼によると、トランプ氏は暫定的な任期で、3年後に退任する。現行法の下では、トランプ氏が現行の規則を変えない限り、これは事実となる。しかし、共和党が承認すれば現副大統領のヴァンス氏が就任することになるが、ヴァンス氏は現職大統領よりもさらに悪い立場を取る可能性もある。今、民主党が勝利したとしても、欧州は自治権の追求を放棄する言い訳を作ってはならない。オバマ氏、そしてバイデン氏以降、方法は異なるものの、米国は中国を主要な商業的および地政学的ライバルと見なし、その重点を太平洋に移していることを忘れてはならない。トランプ氏の下では、欧州との関係は前例のない傲慢さを特徴とする変化を遂げたが、地政学的戦略上の目的は民主党の目標と全く同じである。欧州連合は、特に防衛に関しては、もはや同盟国である米国を信頼せず、いかなる犠牲を払ってでも予防措置を講じなければならない。トランプ氏の功績の一つは、まさにこのプロセスを加速させ、「アメリカを再び偉大にする」という価値観が欧州連合(EU)の建国理念と相容れないことを認識させたことにある。しかし、グリーンランド問題や関税問題でも非難されている欧州との関係は、民主党が強調する唯一の論点ではない。気候変動への対策を放棄し、石油、ガス、石炭によるエネルギー消費を優先することは、米国を2世紀も前に逆戻りさせている。こうした姿勢は、汚染問題への懸念が高まっている欧州では特に不評だ。経済格差の拡大は、米国を権威主義の蔓延へと導き、欧州のパートナー諸国を安心させることにも繋がっている。こうした主張をEU諸国に提示することは、西側諸国政府における民主党の立場を強化するための重要な一歩となる。しかし、それは決して難しいことではない。トランプ氏の政策の影響は国際関係に大きな不安定さをもたらしており、大統領選挙に勝利すれば、この不安定さを是正する必要がある。この逆潮流は中間選挙で起こり、トランプ大統領の自信を損なう可能性がある。いずれにせよ、民主党が信頼できる対話相手として自らをアピールする必要は、市場を安心させ、欧州同盟国との間に根本的に異なる基盤を築くことにも繋がる。そして今こそ、すべてのEU加盟国が捉えるべき機会である。
يقدم الحزب الديمقراطي نفسه باعتباره المحاور الأمريكي الوحيد الصالح لأوروبا
يسود اعتقاد واسع بأن المعارضة الديمقراطية لتصرفات ترامب تبدو صامتة. ولا يزال من غير الواضح ما إذا كان الحزب يعاني من أزمة داخلية حادة، بعد أن تسبب في هزيمة ذات تداعيات عالمية نتيجة لسوء إدارة الحملة الانتخابية، أم أن هذا الصمت استراتيجية متعمدة لكشف عدم كفاءة رئيس البيت الأبيض ووزرائه وتفاهتهم. إلا أن صمت الديمقراطيين قد توقف دوليًا، في مؤتمر ميونيخ للأمن الأخير، بهدف واضح لطمأنة القادة الأوروبيين. وهذه الطمأنة احتمالية فقط، إذ تشير إلى فوز مرغوب فيه، ولكنه غير مؤكد، في الانتخابات الرئاسية الأمريكية المقبلة. ويبدو أن الهدف الأساسي كان التنديد بخيانة الرئيس الأمريكي لحلفائه الأوروبيين، في محاولة واضحة لترسيخ الحزب الديمقراطي باعتباره الجهة الوحيدة الجادة التي تتفاوض مع الحكومات الغربية. وعلى وجه الخصوص، قدم حاكم كاليفورنيا، نيوسوم، نفسه كزعيم للمعارضة ومرشح ديمقراطي محتمل في انتخابات الرئاسة لعام 2028. ووفقًا له، فإن ترامب مؤقت وسيرحل بعد ثلاث سنوات. بموجب التشريعات الحالية، سيبقى الوضع على ما هو عليه، بافتراض فشل ترامب في تغيير القواعد الحالية. مع ذلك، في حال مصادقة الجمهوريين، سيتولى نائب الرئيس الحالي، فانس، منصبه، وقد يكون أسوأ، إن أمكن، من الرئيس الحالي للبيت الأبيض. الآن، حتى مع فوز الديمقراطيين، لا يجب على أوروبا أن تتخذ ذريعة لعدم السعي نحو الاستقلال. من المهم التذكير بأن الولايات المتحدة، وإن كان ذلك بطرق مختلفة، بدءًا من أوباما ثم بايدن، قد حولت تركيزها الأساسي إلى المحيط الهادئ، مُعتبرةً الصين منافسها التجاري والجيوسياسي الرئيسي. مع ترامب، تغيرت طبيعة العلاقات مع أوروبا، واتسمت بغطرسة غير مسبوقة، لكن الأهداف الجيوسياسية لا تزال مطابقة لأهداف الديمقراطيين. يجب على الاتحاد الأوروبي اتخاذ الاحتياطات اللازمة مهما كلف الأمر، وعدم الثقة بحليفه الأمريكي، خاصةً فيما يتعلق بالدفاع. من إنجازات ترامب تسريع هذه العملية والاعتراف بأن قيم "لنجعل أمريكا عظيمة مجدداً" لا تتوافق مع المُثل التأسيسية للاتحاد الأوروبي. لكن العلاقة مع أوروبا، التي أُدينت أيضاً بسبب قضية غرينلاند والتعريفات الجمركية، ليست النقطة الوحيدة التي يُسلط عليها الديمقراطيون الضوء: فالتخلي عن مكافحة حالة الطوارئ المناخية، وتفضيل استهلاك الطاقة من النفط والغاز والفحم، يُعيد الولايات المتحدة قرنين من الزمان إلى الوراء. هذا السلوك غير شعبي بشكل خاص في أوروبا، التي تزداد حساسية لمشكلة التلوث. كما أن تفاقم عدم المساواة الاقتصادية يدفع الولايات المتحدة نحو الاستبداد المتفشي، الأمر الذي لا يُطمئن شركاءها الأوروبيين. يُعدّ عرض هذه الحجج على دول الاتحاد الأوروبي خطوة مهمة نحو تعزيز مكانة الديمقراطيين لدى الحكومات الغربية. ليس الأمر صعباً للغاية: فقد أدت آثار سياسات ترامب إلى زعزعة استقرار العلاقات الدولية بشكل كبير، وهو ما سيتطلب معالجة في حال فوزه بالانتخابات الرئاسية. قد يحدث هذا التوجه المعاكس في انتخابات التجديد النصفي، مما يُقوّض ثقة ترامب. على أي حال، فإن حاجة الديمقراطيين إلى تقديم أنفسهم كمحاورين موثوق بهم تعمل أيضاً على طمأنة الأسواق وإرساء أساس مختلف جذرياً مع حلفائهم الأوروبيين، بدءاً من الآن: وهي فرصة يجب على جميع أعضاء الاتحاد الأوروبي اغتنامها أيضاً.
lunedì 16 febbraio 2026
Elezioni ungheresi: con una vittoria di Orban l'Unione Europea dovrebbe prendere decisioni drastiche sull'Ungheria
A due mesi dalle elezioni in Ungheria, il primo ministro in carica, Viktor Orban, deve registrare che i sondaggi indipendenti lo darebbero sconfitto dal suo principale rivale, Peter Magyar. La distanza dell’ultima rilevazione parla di una distanza di ben dieci punti percentuali, che rovescerebbe gli attuali rapporti di forza presenti nel parlamento ungherese, che al momento vedono una maggioranza qualificata di due terzi a favore del partito del primo ministro in carica. Questo dato viene smentito dai sondaggi degli istituti vicino al governo, che, al contrario, danno il partito del primo ministro in vantaggio di sei punti. Il giorno delle votazioni è fissato per il prossimo 12 Aprile e per Orban è venuto il tempo di ribadire i propri punti fondamentali del programma elettorale, esaltando ed esasperando alcuni concetti, che ritiene fondamentali per il proprio successo. Mentre il suo avversario ha promesso una maggiore adesione all’Unione Europea ed una lotta serrata alla corruzione, Orban è arrivato a sostenere che la reale minaccia per il paese ungherese non è la Russia ma la stessa Unione Europea di cui si ostina a fare parte e di cui sfrutta abbondantemente i finanziamenti che sostengono l’economia del paese ed infatti il premier ungherese, malgrado i ripetuti attacchi contro Bruxelles, non ha mai manifestato in modo chiaro la volontà di uscire dall’Unione; tuttavia non ha mancato, anche nei recenti comizi di definire l’Unione Europea come una macchina oppressiva per il suo paese, che invece, ha troppo tollerato le leggi illiberali promulgate nei suoi cinque mandati al governo, di cui gli ultimi quattro consecutivi. In realtà le condanne di Bruxelles contro le leggi illiberali, soprattutto in materia di giustizia, diritti civili e di informazione, sono sempre state insufficienti e non hanno prodotto alcun cambio di direzione, contravvenendo così alla stessa legislazione europea. L’Ungheria si conferma lo stato dell’Unione più vicino alla Russia e contro l’Ucraina ed anche particolarmente vicino alle posizioni ideologiche del Presidente americano Trump, proprio quando il recente intervento del cancelliere tedesco ha definito l’Europa completamente in disaccordo con le idee del movimento “Make American Great Again”. Budapest in questo ruolo di oppositore interno contro gli ideali europei può contare sulla Slovacchia ed in generale nei partiti sovranisti presenti in tutta Europa, che al momento sono, però, in minoranza rispetto al favore dei sentimenti europeisti. L’impressione è che Bruxelles attenda l’esito delle elezioni ungheresi, senza troppo esporsi, augurandosi nella vittoria degli avversari di Orban, che promettono una maggiore integrazione europea. Si dovesse verificare la vittoria dell’attuale primo ministro, si renderà necessario sanzionare Budapest fino a prevedere anche una possibile espulsione dall’Unione, anche se fare ciò sarà necessario cambiare le leggi vigenti. Questa eventualità impone un processo lungo, nel frattempo la severità di Bruxelles potrebbe farsi sentire con la riduzione progressiva dei finanziamenti e la riduzione della rilevanza ungherese all’interno dell’Unione; d’altronde i programmi di trovare soluzioni per accelerare le decisioni, non possono che facilitare decisioni e sanzioni pesanti contro quei membri che si allontanano troppo dagli scopi dell’Unione, sfruttandone soltanto i finanziamenti senza contribuire allo sviluppo comune. Un’Europa che deve trovare la propria dimensione di autonomia, soprattutto dagli USA, ma anche dalla Cina e capace di controllare la Russia, non può tollerare la presenza di elementi di disturbo come l’attuale Ungheria, o la Slovacchia, ed una eventuale vittoria di Orban dovrà determinare l’allontanamento di Budapest e poco importa se potrà ritornare nell’orbita russa, per l’Europa sarà un peso di meno non indifferente.
Hungarian elections: An Orban victory would mean the European Union would have to take drastic measures regarding Hungary.
Two months before the Hungarian elections, incumbent Prime Minister Viktor Orban must face the reality that independent polls predict his defeat by his main rival, Peter Magyar. The latest polls show a gap of a full ten percentage points, which would overturn the current balance of power in the Hungarian parliament, which currently sees a qualified two-thirds majority in favor of the incumbent Prime Minister's party. This finding is contradicted by polls from institutions close to the government, which, on the contrary, show the Prime Minister's party leading by six percentage points. Election day is set for April 12th, and the time has come for Orban to reiterate the key points of his electoral platform, both exaggerating and exaggerating certain concepts he believes are crucial to his success. While his opponent has promised greater membership in the European Union and a vigorous fight against corruption, Orban has gone so far as to argue that the real threat to Hungary is not Russia but the European Union itself, of which it persists in remaining a member and whose funds sustain the country's economy it lavishly exploits. Indeed, the Hungarian prime minister, despite repeated attacks against Brussels, has never clearly expressed his desire to leave the Union. However, he has not failed, even in recent rallies, to characterize the European Union as an oppressive machine for his country, which, in fact, has tolerated too much of the illiberal laws enacted during his five terms in office, the last four of which have been consecutive. In reality, Brussels' condemnations of illiberal laws, especially in the areas of justice, civil rights, and information, have always been insufficient and have failed to produce any change of direction, thus contravening European legislation itself. Hungary remains the EU member state closest to Russia and anti-Ukraine, and particularly close to the ideological positions of US President Trump, especially as the German Chancellor's recent statement defined Europe as completely at odds with the ideas of the "Make American Great Again" movement. In this role of internal opposition to European ideals, Budapest can count on Slovakia and, more generally, on the sovereignist parties present throughout Europe, which, however, are currently in a minority compared to pro-European sentiments. The impression is that Brussels is awaiting the outcome of the Hungarian elections, without exposing itself too much, hoping for a victory for Orbán's opponents, who promise greater European integration. Should the current prime minister win, sanctions against Budapest will be necessary, even potentially leading to expulsion from the Union, even if this would require changing existing laws. This eventuality requires a lengthy process, and in the meantime, Brussels' severity could be felt through the progressive reduction of funding and the reduction of Hungary's importance within the Union. Moreover, programs designed to find solutions to speed up decisions can only facilitate decisions and heavy sanctions against those members who stray too far from the Union's goals, merely exploiting its funding without contributing to common development. A Europe that must find its own dimension of autonomy, especially from the US, but also from China, and capable of controlling Russia, cannot tolerate the presence of disruptive elements such as the current Hungary or Slovakia. A possible victory for Orban will inevitably lead to Budapest's estrangement, and it matters little whether it can return to Russia's orbit; for Europe, it will be a significant burden lessened.
Elecciones húngaras: una victoria de Orban significaría que la Unión Europea tendría que tomar medidas drásticas con respecto a Hungría.
A dos meses de las elecciones húngaras, el actual primer ministro, Viktor Orban, debe afrontar la realidad de que las encuestas independientes predicen su derrota ante su principal rival, Peter Magyar. Las últimas encuestas muestran una diferencia de diez puntos porcentuales, lo que alteraría el actual equilibrio de poder en el parlamento húngaro, que actualmente cuenta con una mayoría cualificada de dos tercios a favor del partido del actual primer ministro. Este resultado se contradice con las encuestas de instituciones cercanas al gobierno, que, por el contrario, muestran que el partido del primer ministro lidera por seis puntos porcentuales. La jornada electoral está fijada para el 12 de abril, y ha llegado el momento de que Orban reitere los puntos clave de su plataforma electoral, exagerando y exagerando ciertos conceptos que considera cruciales para su éxito. Mientras su oponente ha prometido una mayor adhesión a la Unión Europea y una enérgica lucha contra la corrupción, Orban ha llegado incluso a argumentar que la verdadera amenaza para Hungría no es Rusia, sino la propia Unión Europea, de la que persiste en seguir siendo miembro y cuyos fondos sustentan la economía del país, que explota profusamente. De hecho, el primer ministro húngaro, a pesar de los repetidos ataques contra Bruselas, nunca ha expresado claramente su deseo de abandonar la Unión. Sin embargo, incluso en recientes mítines, ha caracterizado a la Unión Europea como una máquina opresora para su país, que, de hecho, ha tolerado en exceso las leyes antiliberales promulgadas durante sus cinco mandatos, los cuatro últimos consecutivos. En realidad, las condenas de Bruselas a las leyes antiliberales, especialmente en materia de justicia, derechos civiles e información, siempre han sido insuficientes y no han logrado ningún cambio de rumbo, contraviniendo así la propia legislación europea. Hungría sigue siendo el Estado miembro de la UE más cercano a Rusia y antiucraniano, y especialmente cercano a las posturas ideológicas del presidente estadounidense Trump, sobre todo después de que la reciente declaración de la canciller alemana definiera a Europa como completamente opuesta a las ideas del movimiento "Make American Great Again". En este papel de oposición interna a los ideales europeos, Budapest puede contar con Eslovaquia y, en general, con los partidos soberanistas presentes en toda Europa, que, sin embargo, actualmente son minoritarios en comparación con los sentimientos proeuropeos. La impresión es que Bruselas espera el resultado de las elecciones húngaras, sin exponerse demasiado, con la esperanza de una victoria de los oponentes de Orbán, que prometen una mayor integración europea. Si el actual primer ministro gana, serán necesarias sanciones contra Budapest, que podrían incluso llevar a su expulsión de la Unión, aunque esto requiera modificar las leyes vigentes. Esta eventualidad requiere un largo proceso, y mientras tanto, la severidad de Bruselas podría dejarse sentir en la progresiva reducción de la financiación y la disminución de la importancia de Hungría dentro de la Unión. Además, los programas diseñados para encontrar soluciones que agilicen las decisiones solo pueden facilitar decisiones y sanciones severas contra aquellos miembros que se desvían demasiado de los objetivos de la Unión, simplemente explotando su financiación sin contribuir al desarrollo común. Una Europa que debe encontrar su propia dimensión de autonomía, especialmente de Estados Unidos, pero también de China, y capaz de controlar a Rusia, no puede tolerar la presencia de elementos disruptivos como las actuales Hungría o Eslovaquia. Una posible victoria de Orbán conducirá inevitablemente al distanciamiento de Budapest, y poco importa si logra regresar a la órbita de Rusia; para Europa, supondrá un importante alivio de carga.
Ungarische Wahlen: Ein Sieg Orbans würde bedeuten, dass die Europäische Union drastische Maßnahmen in Bezug auf Ungarn ergreifen müsste.
Zwei Monate vor den ungarischen Wahlen muss sich Ministerpräsident Viktor Orbán der Realität stellen, dass unabhängige Umfragen seine Niederlage gegen seinen Hauptrivalen Péter Magyar vorhersagen. Die jüngsten Umfragen zeigen einen Rückstand von zehn Prozentpunkten, was das derzeitige Kräfteverhältnis im ungarischen Parlament, in dem die Partei des Ministerpräsidenten aktuell über eine qualifizierte Zweidrittelmehrheit verfügt, grundlegend verändern würde. Demgegenüber sehen Umfragen regierungsnaher Institutionen die Partei des Ministerpräsidenten mit sechs Prozentpunkten vorn. Der Wahltag ist der 12. April, und es ist an der Zeit für Orbán, die Kernpunkte seines Wahlprogramms zu bekräftigen und dabei einige Konzepte, die er für seinen Erfolg als entscheidend erachtet, teils zu übertreiben, teils zu übertreiben. Während sein Gegner eine stärkere EU-Mitgliedschaft und einen energischen Kampf gegen die Korruption versprochen hat, geht Orbán sogar so weit zu behaupten, die eigentliche Bedrohung für Ungarn gehe nicht von Russland, sondern von der Europäischen Union selbst aus, deren Mitglied Ungarn weiterhin ist und deren Gelder die Wirtschaft des Landes stützen, die es verschwenderisch ausbeutet. Tatsächlich hat der ungarische Ministerpräsident trotz wiederholter Angriffe gegen Brüssel nie klar seinen Wunsch geäußert, die Union zu verlassen. Dennoch hat er es auch bei jüngsten Kundgebungen nicht versäumt, die Europäische Union als Unterdrückungsapparat für sein Land zu bezeichnen, das in der Tat zu viele der illiberalen Gesetze toleriert habe, die während seiner fünf Amtszeiten, von denen die letzten vier aufeinanderfolgend waren, erlassen wurden. In Wirklichkeit waren Brüssels Verurteilungen illiberaler Gesetze, insbesondere in den Bereichen Justiz, Bürgerrechte und Information, stets unzureichend und haben keine Kursänderung bewirkt, wodurch sie selbst gegen europäisches Recht verstoßen. Ungarn bleibt der EU-Mitgliedstaat mit den engsten Verbindungen zu Russland und der antiukrainischen Haltung, insbesondere zu den ideologischen Positionen von US-Präsident Trump, vor allem seit der jüngsten Erklärung der deutschen Bundeskanzlerin, die Europa als völlig unvereinbar mit den Ideen der „Make America Great Again“-Bewegung bezeichnete. In dieser Rolle als innereuropäischer Widerstand gegen europäische Ideale kann Budapest auf die Slowakei und allgemein auf die in ganz Europa vertretenen souveränistischen Parteien zählen, die jedoch derzeit im Vergleich zu den proeuropäischen Bestrebungen in der Minderheit sind. Es entsteht der Eindruck, dass Brüssel das Ergebnis der ungarischen Wahlen abwartet, ohne sich allzu sehr zu exponieren, und auf einen Sieg der Gegner Orbáns hofft, die eine stärkere europäische Integration versprechen. Sollte der amtierende Ministerpräsident gewinnen, wären Sanktionen gegen Budapest notwendig, die möglicherweise sogar zum Ausschluss aus der Union führen könnten, selbst wenn dies eine Änderung bestehender Gesetze erfordern würde. Dieser Fall erfordert einen langwierigen Prozess, und in der Zwischenzeit könnte die Härte Brüssels durch die schrittweise Kürzung der Finanzmittel und die abnehmende Bedeutung Ungarns innerhalb der Union spürbar werden. Programme zur Beschleunigung von Entscheidungen können lediglich Entscheidungen und harte Sanktionen gegen jene Mitglieder erleichtern, die sich zu weit von den Zielen der Union entfernen und deren Fördermittel lediglich ausnutzen, ohne zur gemeinsamen Entwicklung beizutragen. Ein Europa, das seine eigene Autonomie finden muss, insbesondere gegenüber den USA, aber auch gegenüber China, und das Russland kontrollieren kann, kann die Präsenz destabilisierender Elemente wie des derzeitigen Ungarns oder der Slowakei nicht dulden. Ein möglicher Sieg Orbáns wird unweigerlich zur Entfremdung Budapests führen, und es ist unerheblich, ob Ungarn in den russischen Einflussbereich zurückkehren kann; für Europa wäre dies eine erhebliche Erleichterung.
Élections hongroises : une victoire d’Orbán obligerait l’Union européenne à prendre des mesures drastiques concernant la Hongrie.
À deux mois des élections hongroises, le Premier ministre sortant, Viktor Orbán, doit se rendre à l'évidence : les sondages indépendants prévoient sa défaite face à son principal rival, Peter Magyar. Les derniers sondages affichent un écart de dix points de pourcentage, ce qui bouleverserait l'actuel équilibre des pouvoirs au Parlement hongrois, où le parti du Premier ministre bénéficie actuellement d'une majorité qualifiée des deux tiers. Ce résultat est contredit par les sondages d'institutions proches du gouvernement, qui, au contraire, donnent le parti du Premier ministre en tête avec six points d'avance. Le scrutin est fixé au 12 avril, et le moment est venu pour Orbán de réaffirmer les points clés de son programme électoral, n'hésitant pas à exagérer certains concepts qu'il juge essentiels à sa victoire. Tandis que son adversaire promet un renforcement de l'adhésion à l'Union européenne et une lutte acharnée contre la corruption, Orbán va jusqu'à affirmer que la véritable menace pour la Hongrie n'est pas la Russie, mais l'Union européenne elle-même, dont elle s'obstine à rester membre et dont les fonds alimentent une économie qu'elle exploite sans scrupules. En effet, le Premier ministre hongrois, malgré ses attaques répétées contre Bruxelles, n'a jamais clairement exprimé son désir de quitter l'Union. Cependant, il n'a pas manqué, même lors de récents rassemblements, de qualifier l'Union européenne de machine oppressive pour son pays, qui, de fait, aurait trop toléré les lois illibérales promulguées durant ses cinq mandats, dont les quatre derniers consécutifs. En réalité, les condamnations par Bruxelles des lois illibérales, notamment dans les domaines de la justice, des droits civiques et de l'information, ont toujours été insuffisantes et n'ont induit aucun changement de cap, contrevenant ainsi à la législation européenne elle-même. La Hongrie demeure l'État membre de l'UE le plus proche de la Russie et le plus hostile à l'Ukraine, et particulièrement proche des positions idéologiques du président américain Trump, d'autant plus que la chancelière allemande a récemment déclaré que l'Europe était en totale contradiction avec les idéaux du mouvement « Make America Great Again ». Dans ce rôle d'opposition interne aux idéaux européens, Budapest peut compter sur la Slovaquie et, plus généralement, sur les partis souverainistes présents à travers l'Europe, qui restent toutefois minoritaires face aux sentiments pro-européens. L'impression générale est que Bruxelles attend l'issue des élections hongroises, sans trop se dévoiler, espérant une victoire des adversaires d'Orbán, qui promettent une intégration européenne plus poussée. Si le Premier ministre actuel l'emporte, des sanctions contre Budapest seront nécessaires, pouvant même mener à une exclusion de l'Union, même si cela impliquerait de modifier la législation en vigueur. Cette éventualité requiert une procédure longue et, dans l'intervalle, la fermeté de Bruxelles pourrait se traduire par une réduction progressive des financements et une diminution de l'importance de la Hongrie au sein de l'Union. Par ailleurs, les programmes visant à accélérer les décisions ne peuvent que faciliter les décisions et les sanctions sévères contre les États membres qui s'éloignent trop des objectifs de l'Union, se contentant d'exploiter ses fonds sans contribuer au développement commun. Une Europe qui doit trouver sa propre dimension d'autonomie, notamment vis-à-vis des États-Unis, mais aussi de la Chine, et capable de contenir la Russie, ne peut tolérer la présence d'éléments perturbateurs tels que la Hongrie ou la Slovaquie actuelles. Une éventuelle victoire d'Orbán conduirait inévitablement à l'isolement de Budapest, et il importe peu qu'elle puisse ou non revenir dans l'orbite russe. Pour l'Europe, cela représentera un allègement considérable.
Eleições na Hungria: Uma vitória de Orbán significaria que a União Europeia teria que tomar medidas drásticas em relação à Hungria.
Dois meses antes das eleições húngaras, o primeiro-ministro Viktor Orbán precisa encarar a realidade de que pesquisas independentes preveem sua derrota para seu principal rival, Peter Magyar. As pesquisas mais recentes mostram uma diferença de dez pontos percentuais, o que alteraria o atual equilíbrio de poder no parlamento húngaro, que atualmente possui uma maioria qualificada de dois terços a favor do partido do primeiro-ministro. Essa constatação é contradita por pesquisas de instituições próximas ao governo, que, ao contrário, mostram o partido do primeiro-ministro à frente por seis pontos percentuais. O dia da eleição está marcado para 12 de abril, e chegou a hora de Orbán reiterar os pontos-chave de sua plataforma eleitoral, exagerando e distorcendo certos conceitos que considera cruciais para o seu sucesso. Enquanto seu oponente prometeu maior adesão à União Europeia e um combate vigoroso à corrupção, Orbán chegou ao ponto de argumentar que a verdadeira ameaça à Hungria não é a Rússia, mas a própria União Europeia, da qual o país persiste em ser membro e cujos fundos sustentam a economia húngara, que é explorada de forma desenfreada. De fato, o primeiro-ministro húngaro, apesar dos repetidos ataques contra Bruxelas, nunca expressou claramente seu desejo de deixar a União. Contudo, não deixou de caracterizar a União Europeia, mesmo em comícios recentes, como uma máquina opressora para o seu país, que, na verdade, tolerou em excesso as leis iliberais promulgadas durante seus cinco mandatos, os últimos quatro consecutivos. Na realidade, as condenações de Bruxelas às leis iliberais, especialmente nas áreas da justiça, direitos civis e informação, sempre foram insuficientes e não produziram qualquer mudança de rumo, contrariando, assim, a própria legislação europeia. A Hungria permanece o Estado-membro da UE mais próximo da Rússia e anti-Ucrânia, e particularmente próximo das posições ideológicas do presidente americano Trump, especialmente considerando a recente declaração da chanceler alemã, que definiu a Europa como completamente oposta aos ideais do movimento "Make America Great Again". Nesse papel de oposição interna aos ideais europeus, Budapeste pode contar com a Eslováquia e, de modo mais geral, com os partidos soberanistas presentes em toda a Europa, que, no entanto, são atualmente minoria em comparação com os sentimentos pró-europeus. A impressão é que Bruxelas aguarda o resultado das eleições húngaras, sem se expor muito, na esperança de uma vitória dos oponentes de Orbán, que prometem maior integração europeia. Caso o atual primeiro-ministro vença, sanções contra Budapeste serão necessárias, podendo inclusive levar à expulsão da União, mesmo que isso exija a alteração de leis vigentes. Essa eventualidade requer um longo processo e, enquanto isso, a severidade de Bruxelas poderá ser sentida por meio da redução progressiva do financiamento e da diminuição da importância da Hungria dentro da União. Além disso, programas concebidos para encontrar soluções que acelerem as decisões podem apenas facilitar decisões e sanções severas contra os membros que se afastam demais dos objetivos da União, limitando-se a explorar seu financiamento sem contribuir para o desenvolvimento comum. Uma Europa que precisa encontrar sua própria dimensão de autonomia, especialmente em relação aos EUA, mas também à China, e capaz de controlar a Rússia, não pode tolerar a presença de elementos disruptivos como a atual Hungria ou a Eslováquia. Uma possível vitória de Orbán levará inevitavelmente ao afastamento de Budapeste, e pouco importa se ela conseguirá retornar à órbita da Rússia. Para a Europa, isso representará uma redução significativa do fardo.
Выборы в Венгрии: победа Орбана будет означать, что Европейскому союзу придется принять радикальные меры в отношении Венгрии.
За два месяца до выборов в Венгрии действующему премьер-министру Виктору Орбану предстоит столкнуться с реальностью: независимые опросы предсказывают его поражение от главного соперника, Петера Мадьяра. Последние опросы показывают разрыв в целых десять процентных пунктов, что изменит нынешний баланс сил в венгерском парламенте, где сейчас квалифицированное большинство в две трети голосов находится в пользу партии действующего премьер-министра. Этот вывод противоречит опросам учреждений, близких к правительству, которые, напротив, показывают, что партия премьер-министра опережает своего соперника на шесть процентных пунктов. День выборов назначен на 12 апреля, и настало время для Орбана повторить ключевые пункты своей предвыборной программы, как преувеличивая, так и преувеличивая некоторые концепции, которые, по его мнению, имеют решающее значение для его успеха. В то время как его оппонент обещал расширение членства в Европейском союзе и энергичную борьбу с коррупцией, Орбан зашел так далеко, что заявил, что реальная угроза для Венгрии исходит не от России, а от самого Европейского союза, членом которого она продолжает оставаться и чьи средства поддерживают экономику страны, которую она щедро эксплуатирует. Действительно, премьер-министр Венгрии, несмотря на неоднократные нападки на Брюссель, никогда четко не выражал своего желания выйти из Союза. Однако даже на последних митингах он не упускал случая охарактеризовать Европейский союз как репрессивную машину для своей страны, которая, по сути, слишком терпела нелиберальные законы, принятые за пять сроков его пребывания у власти, последние четыре из которых были подряд. В действительности, осуждения Брюсселем нелиберальных законов, особенно в областях правосудия, гражданских прав и информации, всегда были недостаточными и не приводили к изменению курса, тем самым противореча самому европейскому законодательству. Венгрия остается государством-членом ЕС, наиболее близким к России и антиукраинской политике, и особенно близким к идеологическим позициям президента США Трампа, особенно после недавнего заявления канцлера Германии, в котором Европа была названа полностью противоречащей идеям движения «Сделаем Америку снова великой». В этой роли внутренней оппозиции европейским идеалам Будапешт может рассчитывать на Словакию и, в более общем смысле, на суверенистские партии, присутствующие по всей Европе, которые, однако, в настоящее время находятся в меньшинстве по сравнению с проевропейскими настроениями. Создается впечатление, что Брюссель ожидает результатов венгерских выборов, не слишком рискуя, надеясь на победу оппонентов Орбана, которые обещают более глубокую европейскую интеграцию. В случае победы нынешнего премьер-министра против Будапешта потребуются санкции, которые потенциально могут привести к исключению из Союза, даже если это потребует изменения существующих законов. Такой исход предполагает длительный процесс, и тем временем жесткость Брюсселя может проявиться в постепенном сокращении финансирования и уменьшении роли Венгрии в Союзе. Более того, программы, направленные на поиск решений для ускорения принятия решений, могут лишь способствовать принятию решений и введению жестких санкций против тех членов, которые слишком сильно отклоняются от целей Союза, просто используя его финансирование, не внося вклад в общее развитие. Европа, которая должна обрести собственную автономию, особенно от США, а также от Китая, и способная контролировать Россию, не может мириться с присутствием таких деструктивных элементов, как нынешние Венгрия или Словакия. Возможная победа Орбана неизбежно приведет к отчуждению Будапешта, и не имеет большого значения, сможет ли он вернуться в орбиту влияния России; для Европы это будет значительным облегчением бремени.
匈牙利大選:如果奧爾班獲勝,歐盟將不得不對匈牙利採取嚴厲措施。
距離匈牙利大選還有兩個月,現任總理維克多·歐爾班不得不面對一個殘酷的現實:獨立民調預測他將輸給主要競爭對手彼得·馬扎爾。最新民調顯示,兩人支持率差距高達10個百分點,這將顛覆匈牙利議會目前的權力平衡——目前歐爾班所在的政黨在議會中擁有三分之二的多數席次。然而,政府相關機構的民調卻截然相反,顯示歐爾班所在的政黨領先6個百分點。大選日定於4月12日,歐爾班現在需要重申其競選綱領的關鍵內容,並誇大或渲染他認為對勝選至關重要的某些理念。儘管他的對手承諾加強與歐盟的聯繫並大力打擊腐敗,但歐爾班聲稱,匈牙利真正的威脅並非來自俄羅斯,而是歐盟本身。匈牙利堅持留在歐盟,歐盟的資金支撐著匈牙利經濟,但匈牙利卻肆意揮霍這些資金。事實上,儘管匈牙利總理一再抨擊布魯塞爾,但他從未明確表達過退出歐盟的意願。然而,即便在最近的集會上,他仍然不遺餘力地將歐盟描述為壓迫匈牙利的機器。事實上,匈牙利容忍了太多在他五屆任期內(其中後四屆是連任)通過的非自由主義法律。實際上,布魯塞爾對非自由主義法律的譴責,尤其是在司法、公民權利和資訊領域,始終力度不足,未能帶來任何改變,這本身就違背了歐盟的立法原則。匈牙利仍然是歐盟成員國中與俄羅斯關係最為密切且反烏克蘭的國家,尤其與美國總統川普的意識形態立場高度接近,特別是考慮到這位德國總理最近的聲明將歐洲定義為與「讓美國再次偉大」運動的理念完全背道而馳。在匈牙利國內,匈牙利扮演反對歐洲理想的反對派角色,布達佩斯可以依靠斯洛伐克,以及更廣義遍布歐洲的主權政黨。然而,與親歐派相比,這些政黨目前仍處於少數地位。布魯塞爾方面似乎正在觀望匈牙利大選的結果,但並未過多暴露自身立場,而是希望歐爾班的反對派能夠獲勝,因為他們承諾將推動匈牙利進一步融入歐洲一體化。如果現任總理連任,對布達佩斯的製裁將是必要的,甚至可能導致匈牙利被逐出歐盟,即便這意味著需要修改現有法律。這個過程需要相當長的時間,在此期間,布魯塞爾的強硬態度可能會透過逐步削減對匈牙利的資金支持和降低其在歐盟內部的地位來體現。此外,旨在加快決策進程的方案只會加速對那些偏離歐盟目標過遠、僅僅利用其資金而不為共同發展做出貢獻的成員國的決策和嚴厲制裁。一個必須尋求自身自主性,尤其是在擺脫美國乃至中國的影響,並且能夠制約俄羅斯的歐洲,絕不能容忍像匈牙利或斯洛伐克這樣的破壞性因素的存在。歐爾班若獲勝,勢必會導致布達佩斯與歐盟的疏遠,至於它能否重返俄羅斯的軌道則無關緊要;對歐洲而言,這將大大減輕其負擔。
ハンガリー選挙:オルバーン氏が勝利すれば、欧州連合はハンガリーに関して抜本的な措置を取らざるを得なくなるだろう。
ハンガリー総選挙まで2か月を切った今、現職のヴィクトル・オルバーン首相は、独立系世論調査で主要ライバルのペーテル・マジャール氏に敗北すると予測されているという現実に直面しなければならない。最新の世論調査では、その差は10パーセントポイントにも達し、ハンガリー議会における現在の勢力バランスを覆すことになる。現在、現職首相の政党が3分の2以上の議席を獲得している。しかし、この結果は政府に近い機関による世論調査とは矛盾しており、逆に首相の政党が6パーセントポイントの差でリードしていることが示されている。選挙日は4月12日に予定されており、オルバーン首相は選挙公約の主要点を改めて強調し、自身の勝利に不可欠だと考える特定の概念を誇張したり、誇張したりする時が来ている。対立候補であるオルバーン氏は、欧州連合(EU)への加盟拡大と腐敗撲滅への徹底的な取り組みを約束している一方で、ハンガリーにとって真の脅威はロシアではなく、EUそのものであるとまで主張している。ハンガリーはEUに加盟し続け、その資金によってハンガリー経済は潤沢に搾取されている。実際、ハンガリー首相はEUを度々批判しているにもかかわらず、EU離脱の意向を明確に表明したことはない。しかしながら、最近の集会でも、EUはハンガリーにとって抑圧的な機関であると繰り返し批判している。実際、ハンガリーは5期(うち最後の4期は連続)の在任期間中に制定された非自由主義的な法律をあまりにも多く容認してきた。実際には、EUによる非自由主義的な法律、特に司法、公民権、情報分野への非難は常に不十分であり、方向転換を促しておらず、EUの立法自体に違反している。ハンガリーはEU加盟国の中でロシアと反ウクライナに最も近い立場にあり、特にトランプ大統領のイデオロギー的立場に近い。特に、ドイツ首相が最近の声明で、ヨーロッパは「アメリカを再び偉大に」運動の理念と完全に相容れないと明確に述べたように、ハンガリーはEU加盟国の中でその立場を強く支持している。ヨーロッパの理想に対する国内の反対勢力としての役割において、ブダペストはスロバキア、そしてより一般的にはヨーロッパ各地に存在する主権主義政党に頼ることができる。しかしながら、これらの政党は親欧州派に比べると現時点では少数派である。ブリュッセルはハンガリー選挙の結果を待ちつつも、自らの立場を過度に露呈することなく、欧州統合の拡大を約束するオルバン首相の反対派の勝利を期待しているという印象を受ける。現首相が勝利した場合、ブダペストに対する制裁措置が必要となり、既存の法律の改正が必要となるとしても、EUからの離脱につながる可能性もある。この事態に至るには長いプロセスが必要であり、その間、ブリュッセルの厳しさは、資金の段階的な削減と、EUにおけるハンガリーの重要性の低下という形で体現される可能性がある。さらに、意思決定を迅速化するための解決策を見出すためのプログラムは、EUの目標から大きく逸脱し、共通の発展に貢献することなく資金を搾取するだけの加盟国に対する決定と厳しい制裁を助長するだけだ。特に米国だけでなく中国からも自主性を確保し、ロシアを統制できる能力を持たなければならないヨーロッパは、現在のハンガリーやスロバキアのような破壊的な勢力の存在を容認することはできない。オルバーンの勝利は必然的にブダペストの離反につながるだろう。ブダペストがロシアの勢力圏に復帰できるかどうかは重要ではない。ヨーロッパにとって、それは大きな負担軽減となるだろう。
الانتخابات المجرية: فوز أوربان يعني أن الاتحاد الأوروبي سيضطر إلى اتخاذ إجراءات جذرية فيما يتعلق بالمجر.
قبل شهرين من الانتخابات المجرية، يواجه رئيس الوزراء الحالي، فيكتور أوربان، حقيقة أن استطلاعات الرأي المستقلة تتوقع هزيمته أمام منافسه الرئيسي، بيتر ماغيار. تُظهر أحدث الاستطلاعات فارقًا يصل إلى عشر نقاط مئوية، ما قد يُغيّر موازين القوى الحالية في البرلمان المجري، الذي يتمتع فيه حزب رئيس الوزراء بأغلبية ثلثي المقاعد. يتناقض هذا مع استطلاعات رأي أجرتها مؤسسات مقربة من الحكومة، والتي تُظهر، على العكس، تقدم حزب رئيس الوزراء بست نقاط مئوية. يُجرى الاقتراع في الثاني عشر من أبريل، وقد حان الوقت لأوربان ليُعيد التأكيد على النقاط الرئيسية لبرنامجه الانتخابي، مُبالغًا في بعض المفاهيم التي يعتقد أنها حاسمة لنجاحه. بينما وعد منافسه بتوسيع عضوية المجر في الاتحاد الأوروبي ومكافحة الفساد بشدة، ذهب أوربان إلى حدّ القول بأن التهديد الحقيقي للمجر ليس روسيا، بل الاتحاد الأوروبي نفسه، الذي تُصرّ المجر على البقاء عضوًا فيه، والذي تُموّل أمواله اقتصاد البلاد الذي تستغله ببذخ. في الواقع، لم يُبدِ رئيس الوزراء المجري، رغم هجماته المتكررة على بروكسل، رغبةً صريحةً في مغادرة الاتحاد الأوروبي. ومع ذلك، لم يتوانَ، حتى في تجمعاته الأخيرة، عن وصف الاتحاد الأوروبي بأنه آلة قمعية لبلاده، التي تسامحت، في الحقيقة، مع الكثير من القوانين غير الليبرالية التي سُنّت خلال ولاياته الخمس، والتي كانت آخر أربع منها متتالية. في الواقع، لطالما كانت إدانات بروكسل للقوانين غير الليبرالية، لا سيما في مجالات العدالة والحقوق المدنية والإعلام، غير كافية، ولم تُفضِ إلى أي تغيير في المسار، ما يُخالف التشريعات الأوروبية نفسها. تبقى المجر الدولة العضو في الاتحاد الأوروبي الأقرب إلى روسيا والمعادية لأوكرانيا، وقريبةً بشكل خاص من المواقف الأيديولوجية للرئيس الأمريكي ترامب، لا سيما بعد تصريح المستشارة الألمانية الأخير الذي وصف أوروبا بأنها تتعارض تمامًا مع أفكار حركة "لنجعل أمريكا عظيمة مرة أخرى". في هذا الدور المعارض الداخلي للمُثُل الأوروبية، يُمكن لبودابست الاعتماد على سلوفاكيا، وبشكلٍ أعم، على الأحزاب السيادية المنتشرة في جميع أنحاء أوروبا، والتي تُشكّل حاليًا أقليةً مقارنةً بالمشاعر المؤيدة لأوروبا. ويبدو أن بروكسل تنتظر نتائج الانتخابات المجرية، دون أن تُعرّض نفسها للخطر بشكلٍ كبير، على أمل فوز خصوم أوربان، الذين يعدون بمزيدٍ من التكامل الأوروبي. وإذا فاز رئيس الوزراء الحالي، فسيكون من الضروري فرض عقوبات على بودابست، قد تصل إلى حدّ الطرد من الاتحاد، حتى لو تطلّب ذلك تغيير القوانين القائمة. ويتطلّب هذا الاحتمال عمليةً طويلة، وفي غضون ذلك، يُمكن الشعور بصرامة بروكسل من خلال التخفيض التدريجي للتمويل وتقليص أهمية المجر داخل الاتحاد. علاوةً على ذلك، فإن البرامج المصممة لإيجاد حلول لتسريع القرارات لا تُؤدي إلا إلى تسهيل اتخاذ القرارات وفرض عقوباتٍ قاسية على الأعضاء الذين يبتعدون كثيرًا عن أهداف الاتحاد، مُستغلّين تمويله دون المساهمة في التنمية المشتركة. إن أوروبا التي تسعى إلى إيجاد بُعدها الخاص من الاستقلال، لا سيما عن الولايات المتحدة، وكذلك عن الصين، والقادرة على ضبط روسيا، لا يمكنها التسامح مع وجود عناصر مُزعزعة للاستقرار مثل المجر أو سلوفاكيا في الوقت الراهن. إن أي انتصار مُحتمل لأوربان سيؤدي حتماً إلى ابتعاد بودابست، ولا يهم كثيراً ما إذا كان بإمكانها العودة إلى فلك روسيا؛ فبالنسبة لأوروبا، سيُخفف ذلك عبئاً كبيراً.
venerdì 6 febbraio 2026
L'Unione Europea ha necessità di dotarsi di un proprio arsenale nucleare
La seconda presidenza di Trump ha evidenziato una impostazione della difesa che mette in secondo piano l’Europa, la stessa sopravvivenza dell’Alleanza Atlantica come è stata conosciuta fino ad ora è fortemente messa in dubbio, il tutto giunto con le minacce tariffarie e le mire sulla Groenlandia, completamente al di fuori da ogni canone dei rapporti tra Washington e gli stati alleati. Restava soltanto il trattato nucleare START ha mantenere un certo ordine sul tema del nucleare militare, finito questo si apre il tempo dell’incertezza e per l’Europa la necessità di dotarsi di una difesa atomica autonoma. La guerra fredda ha garantito la protezione di tutta l’Europa grazie agli USA, ma ora sono mutate le condizioni: non si è più in un contesto bipolare e, soprattutto, Trump non sembra deciso ad impiegare la forza nucleare americana per difendere il vecchio continente da un potenziale attacco russo. Il primo effetto tangibile per la politica internazionale è la caduta della storica contrarietà tedesca ad opporsi ad uno scudo nucleare, sebbene non di portata nazionale, ma che riguardi l’intera Unione Europea. Anche in altri paesi europei, come Svezia e Polonia e, sicuramente, gli stati baltici aprono alla possibilità immediata di utilizzare lo scudo nucleare francese. L’esempio ucraino è esemplare, Kiev alla dissoluzione dell’Unione Sovietica era la seconda potenza atomica del mondo, proprio in virtù della vicinanza all’Europa; ceduti tutti gli ordigni atomici alla Russia, in cambio di un trattato di non aggressione evidentemente non rispettato da Mosca, ha perso la propria capacità di deterrenza dagli attacchi del Cremlino. Per l’Europa la soluzione francese e, forse, inglese, rappresenta soltanto una misura temporanea, che deve essere superata per il necessario potenziamento della difesa continentale. Per fare ciò sono necessari investimenti massicci ed una adeguata volontà politica, sia centrale, che periferica, ed un diverso atteggiamento sociale dei popoli. Abituare le persone non ad un riarmo tradizionale, ma ad essere dotati dell’arma atomica non potrà che generare forti tensioni. Dotarsi dell’arma atomica non è una cosa istantanea, sono necessari anni e competenze tecniche che potrebbero essere non presenti nell’Unione. Nell’immediato, quindi è impossibile essere del tutto indipendenti dagli Stati Uniti, che sono comunque da convincere nel proseguimento della difesa europea, ma è indispensabile partire da subito ad organizzarsi per dotarsi di una deterrenza atomica, che sicuramente contribuirà a realizzare nuovi equilibri del terrore, ma non lascerà indifesa l’Europa da minacce geopolitiche, da qualsivoglia parte provengano. Anche perché se ora lo scudo è assicurato dalla Francia, Parigi non intende offrire gratis questa protezione, richiede investimenti non soltanto a carico della repubblica francese, mantenendo l’esclusiva autorità per lanciare un attacco nucleare; tuttavia, oltre queste limitazioni, che possono apparire anche legittime, l’arsenale nucleare della Francia è di sole 290 testate atomiche, che garantiscono uno scudo limitato, se confrontate alle oltre 4.300 della Russia ed anche alle 3.700 degli USA. Ora, se si pensa agli stati potenzialmente ostili, escludendo gli USA, come Russia, Cina e Corea del Nord, senza dimenticare attori come Pakistan ed India, che potrebbero avere più di un interesse a minacciare l’Europa, la necessità di un arsenale comune dell’Unione Europea diventa, purtroppo, improrogabile e non rinviabile. L’Unione Europea, attualmente è con poca o nulla difesa contro minacce di ogni genere e non potendo contare più sulla copertura americana, è molto vulnerabile; occorre stabilire nuovi accordi con Washington che proteggano l’Europa per un tempo determinato, necessario a diventare una potenza nucleare atomica in tutto e per tutto.
The European Union needs to equip itself with its own nuclear arsenal
Trump's second presidency has highlighted a defense posture that puts Europe on the back burner. The very survival of the Atlantic Alliance as it has been known until now is seriously in doubt. This has all come with tariff threats and designs on Greenland, completely outside the norms of relations between Washington and its allies. Only the START nuclear treaty remained to maintain some order on the issue of military nuclear power. Once this is over, a period of uncertainty begins, and Europe will need to equip itself with its own nuclear defense. The Cold War guaranteed the protection of all of Europe thanks to the United States, but now the conditions have changed: we are no longer in a bipolar context, and, above all, Trump does not appear willing to use American nuclear power to defend the old continent from a potential Russian attack. The first tangible effect for international politics is the end of Germany's historic opposition to a nuclear shield, albeit not a national one, but one that involves the entire European Union. Other European countries, such as Sweden and Poland, and certainly the Baltic states, are also open to the immediate possibility of using the French nuclear shield. The Ukrainian example is exemplary. At the dissolution of the Soviet Union, Kiev was the world's second-largest nuclear power, precisely because of its proximity to Europe. Having ceded all its nuclear weapons to Russia in exchange for a non-aggression treaty evidently violated by Moscow, it has lost its ability to deter attacks from the Kremlin. For Europe, the French and, perhaps, British solution represents only a temporary measure, which must be overcome in order to strengthen the continent's defenses. This requires massive investments and adequate political will, both central and peripheral, as well as a different social attitude among the people. Accustoming people not to traditional rearmament but to nuclear weapons will only generate strong tensions. Equipping oneself with nuclear weapons is not an instantaneous achievement; it requires years and technical expertise that may not be available within the Union. In the immediate future, therefore, it is impossible to be completely independent of the United States, which must be convinced to continue European defense. However, it is essential to begin organizing now to equip ourselves with a nuclear deterrent. This will certainly contribute to creating a new balance of terror, but will not leave Europe defenseless from geopolitical threats, wherever they come from. Moreover, while the shield is currently provided by France, Paris does not intend to offer this protection free of charge. It requires investments not only from the French Republic, while maintaining the exclusive authority to launch a nuclear attack. However, beyond these limitations, which may even appear legitimate, France's nuclear arsenal consists of only 290 nuclear warheads, which provide a limited shield compared to Russia's more than 4,300 and even the US's 3,700. Now, if we consider potentially hostile states, excluding the US, such as Russia, China, and North Korea, not to mention actors like Pakistan and India, which could have a vested interest in threatening Europe, the need for a common European Union arsenal becomes, unfortunately, urgent and cannot be postponed. The European Union currently has little or no defense against threats of all kinds, and no longer being able to count on American protection, it is highly vulnerable; new agreements must be established with Washington that protect Europe for the limited time necessary to become a fully-fledged nuclear power.
La Unión Europea necesita dotarse de su propio arsenal nuclear
La segunda presidencia de Trump ha puesto de relieve una postura de defensa que relega a Europa a un segundo plano. La propia supervivencia de la Alianza Atlántica, tal como se la conocía hasta ahora, está seriamente en duda. Todo esto ha conllevado amenazas y planes arancelarios sobre Groenlandia, completamente al margen de las normas de las relaciones entre Washington y sus aliados. Solo quedaba el tratado nuclear START para mantener cierto orden en la cuestión de la energía nuclear militar. Una vez finalizado esto, comienza un período de incertidumbre, y Europa deberá dotarse de su propia defensa nuclear. La Guerra Fría garantizó la protección de toda Europa gracias a Estados Unidos, pero ahora las condiciones han cambiado: ya no nos encontramos en un contexto bipolar y, sobre todo, Trump no parece dispuesto a utilizar la energía nuclear estadounidense para defender al viejo continente de un posible ataque ruso. El primer efecto tangible para la política internacional es el fin de la histórica oposición de Alemania a un escudo nuclear, aunque no nacional, sino que involucre a toda la Unión Europea. Otros países europeos, como Suecia y Polonia, y sin duda los países bálticos, también están abiertos a la posibilidad inmediata de utilizar el escudo nuclear francés. El ejemplo ucraniano es ejemplar. Tras la disolución de la Unión Soviética, Kiev era la segunda potencia nuclear del mundo, precisamente por su proximidad a Europa. Tras ceder todas sus armas nucleares a Rusia a cambio de un tratado de no agresión evidentemente violado por Moscú, ha perdido su capacidad para disuadir los ataques del Kremlin. Para Europa, la solución francesa, y quizás británica, representa solo una medida temporal, que debe superarse para fortalecer las defensas del continente. Esto requiere inversiones masivas y una voluntad política adecuada, tanto central como periférica, así como una actitud social diferente entre la población. Acostumbrar a la gente no al rearme tradicional, sino a las armas nucleares, solo generará fuertes tensiones. Equiparse con armas nucleares no es un logro instantáneo; requiere años y conocimientos técnicos que podrían no estar disponibles dentro de la Unión. Por lo tanto, en el futuro inmediato es imposible ser completamente independiente de Estados Unidos, al que hay que convencer para que continúe con la defensa europea. Sin embargo, es esencial comenzar a organizarnos ahora para dotarnos de una fuerza disuasoria nuclear. Esto sin duda contribuirá a crear un nuevo equilibrio de terror, pero no dejará a Europa indefensa ante las amenazas geopolíticas, provengan de donde provengan. Además, si bien Francia proporciona actualmente el escudo, París no pretende ofrecer esta protección gratuitamente. Requiere inversiones no solo de la República Francesa, sino que mantiene la autoridad exclusiva para lanzar un ataque nuclear. Sin embargo, más allá de estas limitaciones, que incluso pueden parecer legítimas, el arsenal nuclear francés consta de tan solo 290 ojivas nucleares, lo que proporciona un escudo limitado en comparación con las más de 4.300 de Rusia e incluso las 3.700 de Estados Unidos. Ahora bien, si consideramos a los estados potencialmente hostiles, excluyendo a Estados Unidos, como Rusia, China y Corea del Norte, por no mencionar a actores como Pakistán e India, que podrían tener un interés particular en amenazar a Europa, la necesidad de un arsenal común de la Unión Europea se vuelve, lamentablemente, urgente e inaplazable. La Unión Europea actualmente tiene poca o ninguna defensa contra amenazas de todo tipo, y al no poder contar ya con la protección estadounidense, es altamente vulnerable. Es necesario establecer nuevos acuerdos con Washington que protejan a Europa durante el tiempo limitado necesario para convertirse en una potencia nuclear de pleno derecho.
Die Europäische Union muss sich mit einem eigenen Atomwaffenarsenal ausstatten.
Trumps zweite Präsidentschaft hat eine Verteidigungspolitik offenbart, die Europa in den Hintergrund rückt. Das Überleben des Atlantischen Bündnisses, wie wir es bisher kannten, ist ernsthaft gefährdet. Dies alles ging einher mit angedrohten Zöllen und dem Vorgehen gegen Grönland, das völlig außerhalb der Normen der Beziehungen zwischen Washington und seinen Verbündeten liegt. Einzig der START-Vertrag sorgte noch für eine gewisse Ordnung in der Frage der militärischen Atomwaffen. Mit dessen Ende beginnt eine Phase der Unsicherheit, und Europa wird sich mit einer eigenen nuklearen Verteidigung ausrüsten müssen. Der Kalte Krieg garantierte dank der Vereinigten Staaten den Schutz ganz Europas, doch die Bedingungen haben sich geändert: Wir befinden uns nicht mehr in einem bipolaren Kontext, und vor allem scheint Trump nicht bereit zu sein, die amerikanische Atomkraft zur Verteidigung des alten Kontinents gegen einen möglichen russischen Angriff einzusetzen. Die erste spürbare Folge für die internationale Politik ist das Ende des historischen Widerstands Deutschlands gegen einen nuklearen Schutzschild – allerdings nicht einen nationalen, sondern einen, der die gesamte Europäische Union einbezieht. Auch andere europäische Länder wie Schweden und Polen und insbesondere die baltischen Staaten sind offen für die Möglichkeit, den französischen nuklearen Schutzschild unmittelbar zu nutzen. Das Beispiel der Ukraine ist beispielhaft. Zum Zeitpunkt des Zerfalls der Sowjetunion war Kiew die zweitgrößte Atommacht der Welt, gerade wegen seiner Nähe zu Europa. Nachdem es all seine Atomwaffen an Russland abgetreten hatte – im Austausch für einen Nichtangriffspakt, den Moskau offenkundig gebrochen hat –, verlor es seine Fähigkeit, Angriffe des Kremls abzuschrecken. Für Europa stellen die französische und möglicherweise auch die britische Lösung nur eine Übergangsmaßnahme dar, die überwunden werden muss, um die Verteidigung des Kontinents zu stärken. Dies erfordert massive Investitionen und ausreichenden politischen Willen, sowohl auf zentraler als auch auf peripherer Ebene, sowie einen Wandel der gesellschaftlichen Einstellung. Die Menschen nicht an traditionelle Aufrüstung, sondern an Atomwaffen zu gewöhnen, wird nur starke Spannungen erzeugen. Die Ausrüstung mit Atomwaffen ist kein Prozess, der über Nacht abgeschlossen ist; er erfordert Jahre und technisches Know-how, das innerhalb der Union möglicherweise nicht vorhanden ist. Daher ist es in naher Zukunft unmöglich, völlig unabhängig von den Vereinigten Staaten zu sein, die von der Fortsetzung der europäischen Verteidigung überzeugt werden müssen. Es ist jedoch unerlässlich, jetzt mit den Vorbereitungen für den Aufbau einer nuklearen Abschreckung zu beginnen. Dies wird sicherlich zu einem neuen Gleichgewicht des Schreckens beitragen, Europa aber nicht schutzlos gegenüber geopolitischen Bedrohungen jeglicher Art machen. Zwar wird der Schutzschild derzeit von Frankreich bereitgestellt, doch Paris beabsichtigt nicht, diesen Schutz kostenlos anzubieten. Er erfordert Investitionen nicht nur der Französischen Republik, während gleichzeitig das ausschließliche Recht auf einen Atomangriff erhalten bleibt. Abgesehen von diesen Einschränkungen, die sogar legitim erscheinen mögen, besteht Frankreichs Atomwaffenarsenal jedoch nur aus 290 Atomsprengköpfen, was im Vergleich zu Russlands über 4.300 und selbst den 3.700 der USA einen begrenzten Schutz bietet. Betrachtet man nun potenziell feindliche Staaten – die USA ausgenommen – wie Russland, China und Nordkorea, ganz zu schweigen von Akteuren wie Pakistan und Indien, die ein Eigeninteresse an einer Bedrohung Europas haben könnten, wird die Notwendigkeit eines gemeinsamen EU-Atomwaffenarsenals leider dringlich und unaufschiebbar. Die Europäische Union verfügt derzeit über kaum oder gar keine Verteidigung gegen Bedrohungen jeglicher Art und ist, da sie nicht mehr auf den Schutz der USA zählen kann, äußerst verwundbar. Es müssen neue Abkommen mit Washington geschlossen werden, die Europa für die begrenzte Zeit schützen, die notwendig ist, um eine vollwertige Atommacht zu werden.
L'Union européenne doit se doter de son propre arsenal nucléaire.
La seconde présidence de Trump a mis en lumière une posture de défense qui relègue l'Europe au second plan. La survie même de l'Alliance atlantique, telle que nous la connaissions jusqu'à présent, est sérieusement compromise. Cette situation s'accompagne de menaces de droits de douane et de visées sur le Groenland, en totale contradiction avec les normes des relations entre Washington et ses alliés. Seul le traité START sur le nucléaire iranien maintenait un certain ordre en matière d'armement nucléaire. Une fois ce traité expiré, une période d'incertitude s'ouvre et l'Europe devra se doter de sa propre défense nucléaire. La Guerre froide garantissait la protection de toute l'Europe grâce aux États-Unis, mais la situation a changé : nous ne sommes plus dans un contexte bipolaire et, surtout, Trump ne semble pas disposé à utiliser la puissance nucléaire américaine pour défendre le vieux continent contre une éventuelle attaque russe. Le premier effet tangible sur la scène internationale est la fin de l'opposition historique de l'Allemagne à un bouclier nucléaire, non pas national, mais européen. D'autres pays européens, comme la Suède et la Pologne, et certainement les pays baltes, sont également ouverts à la possibilité d'un recours immédiat au bouclier nucléaire français. L'exemple ukrainien est révélateur. Lors de la dissolution de l'Union soviétique, Kiev était la deuxième puissance nucléaire mondiale, précisément du fait de sa proximité avec l'Europe. Ayant cédé l'ensemble de son arsenal nucléaire à la Russie en échange d'un traité de non-agression manifestement violé par Moscou, elle a perdu sa capacité de dissuasion face aux attaques du Kremlin. Pour l'Europe, la solution française et, peut-être, britannique ne représente qu'une mesure transitoire, qu'il convient de dépasser pour renforcer la défense du continent. Cela exige des investissements massifs et une volonté politique adéquate, tant au niveau national que régional, ainsi qu'un changement d'attitude au sein de la société. Habituer les populations non pas à un réarmement traditionnel, mais à l'armement nucléaire, ne fera qu'engendrer de fortes tensions. Se doter de l'arme nucléaire n'est pas chose instantanée ; cela requiert des années et une expertise technique dont l'Union européenne ne dispose peut-être pas. Dans l'immédiat, il est donc impossible d'être totalement indépendant des États-Unis, qu'il faut convaincre de poursuivre la défense européenne. Il est cependant essentiel de commencer dès maintenant à s'organiser pour se doter d'une force de dissuasion nucléaire. Cela contribuera certainement à instaurer un nouvel équilibre en matière de terrorisme, mais ne laissera pas l'Europe sans défense face aux menaces géopolitiques, d'où qu'elles viennent. De plus, bien que ce bouclier soit actuellement assuré par la France, Paris n'entend pas offrir cette protection gratuitement. Cela nécessite des investissements non seulement de la part de la République française, mais aussi du fait que la France conserve l'autorité exclusive de lancer une attaque nucléaire. Cependant, au-delà de ces limitations, qui peuvent même paraître légitimes, l'arsenal nucléaire français ne compte que 290 ogives nucléaires, ce qui constitue une protection limitée comparée aux plus de 4 300 ogives de la Russie et même aux 3 700 ogives des États-Unis. Or, si l'on considère les États potentiellement hostiles, outre les États-Unis, tels que la Russie, la Chine et la Corée du Nord, sans oublier des acteurs comme le Pakistan et l'Inde, qui pourraient avoir intérêt à menacer l'Europe, la nécessité d'un arsenal commun à l'Union européenne devient, malheureusement, urgente et ne peut être différée. L'Union européenne ne dispose actuellement que de peu ou pas de défense contre les menaces de toutes sortes et, ne pouvant plus compter sur la protection américaine, elle est extrêmement vulnérable. De nouveaux accords doivent être établis avec Washington afin de protéger l'Europe pendant la période limitée nécessaire pour devenir une puissance nucléaire à part entière.
A União Europeia precisa de se equipar com o seu próprio arsenal nuclear.
O segundo mandato de Trump evidenciou uma postura de defesa que relega a Europa para segundo plano. A própria sobrevivência da Aliança Atlântica, tal como a conhecemos até agora, está seriamente ameaçada. Tudo isto foi acompanhado de ameaças tarifárias e de planos para a Gronelândia, completamente fora das normas das relações entre Washington e os seus aliados. Apenas o tratado nuclear START restava para manter alguma ordem na questão da energia nuclear militar. Uma vez terminado o tratado, inicia-se um período de incerteza, e a Europa necessitará de se equipar com a sua própria defesa nuclear. A Guerra Fria garantiu a proteção de toda a Europa graças aos Estados Unidos, mas agora as condições mudaram: já não estamos num contexto bipolar e, sobretudo, Trump não parece disposto a usar a energia nuclear americana para defender o velho continente de um potencial ataque russo. O primeiro efeito tangível para a política internacional é o fim da histórica oposição da Alemanha a um escudo nuclear, ainda que não nacional, mas que envolva toda a União Europeia. Outros países europeus, como a Suécia e a Polónia, e certamente os Estados Bálticos, estão também abertos à possibilidade imediata de utilizar o escudo nuclear francês. O exemplo ucraniano é exemplar. Na dissolução da União Soviética, Kiev era a segunda maior potência nuclear do mundo, precisamente devido à sua proximidade com a Europa. Tendo cedido todas as suas armas nucleares à Rússia em troca de um tratado de não agressão evidentemente violado por Moscovo, perdeu a capacidade de dissuadir os ataques do Kremlin. Para a Europa, a solução francesa e, talvez, britânica representa apenas uma medida temporária, que necessita de ser ultrapassada para reforçar as defesas do continente. Isto exige investimentos maciços e uma vontade política adequada, tanto central como periférica, bem como uma mudança de atitude social entre as pessoas. Habituar as pessoas não ao rearmamento tradicional, mas às armas nucleares, só irá gerar fortes tensões. Equipar-se com armas nucleares não é uma conquista instantânea; requer anos e conhecimentos técnicos que podem não estar disponíveis dentro da União. No futuro imediato, é, portanto, impossível ser completamente independente dos Estados Unidos, que precisam de ser convencidos a continuar a defesa europeia. No entanto, é essencial começar já a organizar-nos para nos equiparmos com uma dissuasão nuclear. Isto contribuirá certamente para a criação de um novo equilíbrio do terror, mas não deixará a Europa indefesa contra as ameaças geopolíticas, independentemente da sua origem. Além disso, embora o escudo seja atualmente fornecido pela França, Paris não pretende oferecer esta proteção gratuitamente. Isto exige investimentos não só da República Francesa, mantendo a autoridade exclusiva para lançar um ataque nuclear. No entanto, para além destas limitações, que podem até parecer legítimas, o arsenal nuclear francês é constituído por apenas 290 ogivas nucleares, o que proporciona uma protecção limitada em comparação com as mais de 4.300 da Rússia e mesmo com as 3.700 dos EUA. Ora, se considerarmos Estados potencialmente hostis, excluindo os EUA, como a Rússia, a China e a Coreia do Norte, sem mencionar actores como o Paquistão e a Índia, que poderiam ter interesse em ameaçar a Europa, a necessidade de um arsenal comum da União Europeia torna-se, infelizmente, urgente e não pode ser adiada. A União Europeia tem actualmente pouca ou nenhuma defesa contra ameaças de todos os tipos e, não podendo continuar a contar com a protecção americana, é altamente vulnerável. É necessário estabelecer novos acordos com Washington que protejam a Europa durante o tempo limitado necessário para que esta se torne uma potência nuclear plena.
Европейскому союзу необходимо вооружиться собственным ядерным арсеналом.
Второе президентство Трампа выделило оборонную политику, которая отодвинула Европу на второй план. Само существование Атлантического альянса в том виде, в каком он существовал до сих пор, находится под серьёзным сомнением. Всё это сопровождалось угрозами введения тарифов и планами в отношении Гренландии, что полностью выходит за рамки норм отношений между Вашингтоном и его союзниками. Только договор СНВ-3 оставался для поддержания порядка в вопросе военной ядерной мощи. После его расторжения начнётся период неопределённости, и Европе потребуется вооружиться собственной ядерной обороной. Холодная война гарантировала защиту всей Европы благодаря Соединённым Штатам, но теперь условия изменились: мы больше не находимся в биполярном контексте, и, прежде всего, Трамп, похоже, не готов использовать американскую ядерную мощь для защиты старого континента от потенциального российского нападения. Первым ощутимым следствием для международной политики является прекращение исторического противодействия Германии созданию ядерного щита, пусть и не национального, а охватывающего весь Европейский союз. Другие европейские страны, такие как Швеция и Польша, и, конечно же, страны Балтии, также открыты для непосредственной возможности использования французского ядерного щита. Украинский пример показателен. На момент распада Советского Союза Киев был второй по величине ядерной державой в мире именно благодаря своей близости к Европе. Уступив все свое ядерное оружие России в обмен на договор о ненападении, явно нарушенный Москвой, он утратил способность сдерживать нападения со стороны Кремля. Для Европы французское и, возможно, британское решение представляют собой лишь временную меру, которую необходимо преодолеть для укрепления обороны континента. Это требует масштабных инвестиций и адекватной политической воли, как центральной, так и периферийной, а также иного отношения населения. Приучение людей не к традиционному перевооружению, а к ядерному оружию лишь породит сильную напряженность. Оснащение себя ядерным оружием — это не мгновенное достижение; оно требует лет и технических знаний, которые могут отсутствовать в рамках Союза. Поэтому в ближайшем будущем невозможно быть полностью независимым от Соединенных Штатов, которые необходимо убедить в необходимости продолжения европейской обороны. Однако крайне важно начать организовываться уже сейчас, чтобы обеспечить себя ядерным сдерживающим фактором. Это, безусловно, будет способствовать созданию нового баланса в сфере терроризма, но не оставит Европу беззащитной перед геополитическими угрозами, откуда бы они ни исходили. Более того, хотя в настоящее время защиту обеспечивает Франция, Париж не намерен предоставлять эту защиту бесплатно. Для этого требуются инвестиции не только со стороны Французской Республики, при сохранении исключительного права на нанесение ядерного удара. Однако, помимо этих ограничений, которые могут даже показаться законными, ядерный арсенал Франции состоит всего из 290 ядерных боеголовок, что обеспечивает ограниченную защиту по сравнению с более чем 4300 боеголовками России и даже 3700 боеголовками США. Теперь, если мы рассмотрим потенциально враждебные государства, за исключением США, такие как Россия, Китай и Северная Корея, не говоря уже о таких игроках, как Пакистан и Индия, которые могут быть заинтересованы в угрозе Европе, необходимость в общем арсенале Европейского союза становится, к сожалению, неотложной и не может быть отложена. В настоящее время Европейский союз практически не имеет защиты от угроз любого рода, и, больше не имея возможности рассчитывать на американскую защиту, он крайне уязвим; Необходимо заключить с Вашингтоном новые соглашения, которые защитят Европу на тот ограниченный период времени, который необходим для того, чтобы стать полноценной ядерной державой.
歐盟需要擁有自己的核武庫。
川普的第二個總統任期凸顯了一種將歐洲置於次要地位的防禦姿態。先前為人所知的跨大西洋聯盟的存亡正面臨嚴重威脅。這一切都伴隨著關稅威脅和對格陵蘭島的圖謀,完全違背了華盛頓與其盟友之間的既定關係。僅存的《削減戰略武器條約》(START)勉強維持軍事核武問題上的秩序。一旦該條約失效,一段不確定時期將隨之而來,歐洲將不得不建立自己的核子防禦體系。冷戰時期,美國保障了整個歐洲的安全,但如今情況已然改變:我們不再處於兩極格局,而且,最重要的是,川普似乎不願意動用美國的核武力量來保衛歐洲大陸免受俄羅斯的潛在攻擊。對國際政治而言,最直接的影響是德國結束了長期以來反對建立核子防禦體系的立場,儘管並非針對德國國內,而是針對整個歐盟。其他歐洲國家,例如瑞典和波蘭,以及波羅的海國家,也對立即使用法國的核子防禦系統持開放態度。烏克蘭的例子堪稱典範。蘇聯解體時,基輔是世界第二大核子大國,這正是因為它毗鄰歐洲。然而,為了換取一項莫斯科明顯違反的互不侵犯條約,烏克蘭將所有核武拱手讓給了俄羅斯,從而失去了威懾克里姆林宮攻擊的能力。對歐洲而言,法國(或許還有英國)的解決方案只是一種權宜之計,必須克服這個難題才能加強歐洲大陸的防禦。這需要中央和地方的大規模投資和充足的政治意願,以及人民轉變的社會態度。讓人們習慣於核武而非傳統的重新武裝只會加劇緊張局勢。擁有核武並非一朝一夕之功,它需要數年時間和歐盟內部可能並不具備的技術專長。因此,在可預見的未來,要完全擺脫對美國的依賴是不可能的,必須說服美國繼續承擔歐洲的防禦責任。然而,現在就著手組織起來,為我們自身配備核威懾力量至關重要。這無疑會促成新的恐怖主義平衡,但不會讓歐洲在面對任何地緣政治威脅時毫無防備,無論這些威脅來自何方。此外,雖然目前防禦體係由法國提供,但巴黎並不打算免費提供這種保護。這不僅需要法蘭西共和國的投資,還需要法國保留發動核打擊的專屬權力。然而,撇開這些看似合理的限制不談,法國的核武庫僅有290枚核彈頭,與俄羅斯的4,300多枚甚至美國的3,700枚相比,其防禦能力十分有限。現在,如果我們考慮美國以外的潛在敵對國家,例如俄羅斯、中國和朝鮮,更不用說像巴基斯坦和印度這樣可能出於自身利益威脅歐洲的勢力,那麼建立歐盟共同核武庫的需求就變得迫切而迫切,不容推遲。歐盟目前幾乎沒有防禦能力來應對各種威脅,而且由於無法再依賴美國的保護,它變得極其脆弱。必須與華盛頓達成新的協議,以在成為成熟的核子大國所需的有限時間內保護歐洲。
欧州連合は独自の核兵器を装備する必要がある
トランプ氏の第二期大統領就任は、ヨーロッパを後回しにする防衛態勢を浮き彫りにした。これまで知られていた大西洋同盟の存続自体が深刻な危機に瀕している。これは関税の脅威やグリーンランドへの計画といった、ワシントンとその同盟国間の関係規範を全く逸脱した動きを伴っている。軍事的な核兵器問題における秩序を維持するために残されたのは、START核兵器条約だけだった。これが終結すれば不確実性の時代が始まり、ヨーロッパは自ら核防衛体制を整備する必要に迫られる。冷戦時代はアメリカのおかげでヨーロッパ全体の防衛を保証されていたが、今や状況は変化した。もはや二極体制ではなく、何よりもトランプ氏は、この古き良き大陸を潜在的なロシアの攻撃から守るためにアメリカの核兵器を使用する意思がないように見える。国際政治への最初の具体的な影響は、ドイツが核の盾に対する歴史的反対に終止符を打ったことだ。ただし、これは一国だけのものではなく、欧州連合(EU)全体を巻き込むものとなる。スウェーデンやポーランド、そしてバルト三国といった他のヨーロッパ諸国も、フランスの核の盾を直ちに活用する可能性を示唆している。ウクライナの例はまさにその好例である。ソ連崩壊当時、キエフはヨーロッパに近いという理由から、世界第二位の核保有国であった。しかし、モスクワが明らかに違反した不可侵条約と引き換えに全ての核兵器をロシアに譲渡したことで、クレムリンからの攻撃を抑止する能力を失ってしまった。ヨーロッパにとって、フランス、そしておそらくイギリスによる解決策は、大陸の防衛力を強化するためには一時的な措置に過ぎず、克服しなければならない。そのためには、巨額の投資と、中央および周辺地域における十分な政治的意思、そして人々の社会的な態度の変化が必要となる。人々を従来の再軍備ではなく核兵器に慣れさせることは、強い緊張を生み出すだけだ。核兵器の装備は瞬時に達成できるものではなく、長年の歳月と技術的専門知識を必要とし、それらはEU内では得られないかもしれない。したがって、近い将来、米国から完全に独立することは不可能であり、米国は欧州防衛の継続を説得しなければなりません。しかしながら、核抑止力を備えるための組織作りを今から始めることが不可欠です。これは確かに新たな恐怖の均衡の創出に貢献するでしょうが、それがどこから来るにせよ、地政学的脅威から欧州を無防備にすることはできません。さらに、現在この防衛はフランスによって提供されていますが、パリはこの防衛を無償で提供するつもりはありません。核攻撃を行うための独占的権限を維持しながら、フランス共和国からの投資だけでなく、他の国々からの投資も必要とします。しかし、一見正当に見えるこれらの制限に加えて、フランスの核兵器はわずか290発の核弾頭で構成されており、ロシアの4,300発以上、さらには米国の3,700発と比較すると、その防御力は限られています。さて、ロシア、中国、北朝鮮といった米国以外の潜在的敵対国、そしてパキスタンやインドといった、ヨーロッパを脅かすことに既得権益を持つ可能性のある国々を考慮すると、残念ながら、欧州連合(EU)共通の核兵器の必要性は緊急を要し、先送りすることはできません。EUは現在、あらゆる種類の脅威に対する防衛力がほとんど、あるいは全くなく、もはや米国の保護に頼ることができないため、非常に脆弱です。本格的な核保有国となるために必要な限られた期間、ヨーロッパを保護するための新たな協定を米国と締結する必要があります。
يحتاج الاتحاد الأوروبي إلى تجهيز نفسه بترسانة نووية خاصة به.
أبرزت ولاية ترامب الرئاسية الثانية توجهاً دفاعياً يُهمّش أوروبا. بات بقاء حلف شمال الأطلسي، بصورته الحالية، موضع شكٍّ جدي. وقد تزامن ذلك مع تهديدات بفرض تعريفات جمركية ومخططاتٍ تجاه غرينلاند، خارجة تماماً عن أعراف العلاقات بين واشنطن وحلفائها. لم يبقَ سوى معاهدة ستارت النووية للحفاظ على قدرٍ من النظام في مسألة القوة النووية العسكرية. بمجرد انتهاء هذه المعاهدة، ستبدأ فترة من عدم اليقين، وستحتاج أوروبا إلى تجهيز نفسها بدفاعها النووي الخاص. ضمنت الحرب الباردة حماية أوروبا بأكملها بفضل الولايات المتحدة، لكن الظروف تغيرت الآن: لم نعد في سياق ثنائي القطب، والأهم من ذلك، لا يبدو أن ترامب مستعدٌّ لاستخدام القوة النووية الأمريكية للدفاع عن القارة العجوز من هجوم روسي محتمل. أول أثرٍ ملموس على السياسة الدولية هو إنهاء معارضة ألمانيا التاريخية للدرع النووي، وإن لم يكن درعاً وطنياً، بل درعاً يشمل الاتحاد الأوروبي بأكمله. كما أن دولاً أوروبية أخرى، مثل السويد وبولندا، وبالتأكيد دول البلطيق، منفتحةٌ أيضاً على إمكانية استخدام الدرع النووي الفرنسي على الفور. يُعدّ المثال الأوكراني نموذجًا يُحتذى به. فمع تفكك الاتحاد السوفيتي، كانت كييف ثاني أكبر قوة نووية في العالم، وذلك تحديدًا لقربها من أوروبا. وبعد أن تنازلت عن جميع أسلحتها النووية لروسيا مقابل معاهدة عدم اعتداء انتهكتها موسكو بشكل واضح، فقدت قدرتها على ردع أي هجمات من الكرملين. بالنسبة لأوروبا، لا يُمثل الحل الفرنسي، وربما البريطاني، سوى إجراء مؤقت، يجب تجاوزه لتعزيز دفاعات القارة. وهذا يتطلب استثمارات ضخمة وإرادة سياسية كافية، مركزية وإقليمية، فضلًا عن تغيير في الموقف الاجتماعي لدى الشعوب. إن تعويد الناس على الأسلحة النووية بدلًا من إعادة التسلح التقليدية لن يؤدي إلا إلى توترات شديدة. إن امتلاك الأسلحة النووية ليس إنجازًا فوريًا؛ بل يتطلب سنوات وخبرة فنية قد لا تكون متوفرة داخل الاتحاد. لذلك، من المستحيل في المستقبل القريب أن نكون مستقلين تمامًا عن الولايات المتحدة، التي يجب إقناعها بمواصلة الدفاع الأوروبي. ومع ذلك، من الضروري البدء الآن في تنظيم أنفسنا لامتلاك قوة ردع نووية. سيساهم هذا بلا شك في خلق توازن جديد للإرهاب، لكنه لن يترك أوروبا عاجزة عن الدفاع عن نفسها ضد التهديدات الجيوسياسية، أياً كان مصدرها. علاوة على ذلك، فبينما توفر فرنسا الحماية حالياً، لا تنوي باريس تقديمها مجاناً. فهي تتطلب استثمارات ليس فقط من الجمهورية الفرنسية، بل أيضاً مع احتفاظها بالسلطة الحصرية لشن هجوم نووي. ومع ذلك، وبغض النظر عن هذه القيود، التي قد تبدو مشروعة، فإن الترسانة النووية الفرنسية لا تضم سوى 290 رأساً نووياً، وهو ما يوفر حماية محدودة مقارنة بأكثر من 4300 رأس نووي لدى روسيا، وحتى 3700 رأس نووي لدى الولايات المتحدة. الآن، إذا أخذنا في الاعتبار الدول التي يُحتمل أن تكون معادية، باستثناء الولايات المتحدة، مثل روسيا والصين وكوريا الشمالية، ناهيك عن جهات فاعلة مثل باكستان والهند، التي قد يكون لها مصلحة راسخة في تهديد أوروبا، فإن الحاجة إلى ترسانة مشتركة للاتحاد الأوروبي تصبح، للأسف، ملحة ولا يمكن تأجيلها. فالاتحاد الأوروبي حالياً لا يملك سوى القليل من الدفاع، أو لا يملك أي دفاع على الإطلاق، ضد جميع أنواع التهديدات، وبفقدانه القدرة على الاعتماد على الحماية الأمريكية، أصبح عرضة للخطر بشكل كبير. يجب إبرام اتفاقيات جديدة مع واشنطن تحمي أوروبا خلال الفترة الزمنية المحدودة اللازمة لتصبح قوة نووية كاملة.
mercoledì 4 febbraio 2026
Come la Cina prepara il fronte interno per affrontare le sfide internazionali
Nell’attuale situazione di profonda incertezza dello scenario internazionale, che si è sviluppata grazie alle mutate condizioni delle intenzioni statunitensi riguardo la sfera geopolitica mondiale, giunte alla presenza della guerra nel continente europeo ed alla profonda instabilità nel medio Oriente, la Cina sta perseguendo una riorganizzazione interna tale da renderla sempre più fedele al suo Presidente Xi Jinping, per assicurare alla postura cinese una fermezza in grado di aumentare il proprio peso specifico nell’ambito della politica mondiale. La necessità di uniformare il punto di vista delle classi dirigenti viene perseguita con una serie di repressioni interne, che hanno visto protagonisti gli alti gradi militari, gli esponenti del partito dai livelli più alti fino a quelli più bassi. La storia delle indagini a carico dei militari cinesi è una costante nella Repubblica Popolare Cinese e si basa su imputazioni circa le violazioni disciplinari; in realtà si è sempre trattato di casi di insubordinazione alle direttive del partito ed i casi recenti, dell’estromissione di due Generali di grado molto elevato, non presentano novità: Xi Jinping ha bisogno di assoluta fedeltà per non compromettere l’adesione alle direttive del partito ed alle possibili conseguenze sull’eventuale modo di combattere. Queste disposizioni non devono, tuttavia, trarre in inganno su di un possibile effetto negativo sulle forze armate cinesi ed è certo che sul lungo periodo, quello che è funzionale ad una possibile invasione di Taiwan, i cambiamenti al vertice dell’esercito sono un investimento sull’ancora maggiore indottrinamento politico e quindi sulla fedeltà delle forze armate. Occorre tenere presente che gli investimenti sugli armamenti cinesi sono sempre più corposi: la marina militare ha sviluppato piani di espansione che dovrebbero portare a nove le portaerei di Pechino entro il 2035 e la crescita dell’arsenale atomico arriverà a contare almeno mille testate entro il 2030. Questi sviluppi potrebbero accentuare il disimpegno americano dal territorio europeo per concentrarsi militarmente sui mari cinesi in difesa delle rotte marittime, di Taiwan, della Corea del Sud e del Giappone. Se sul versante militare l’atteggiamento è particolarmente severo, non è da meno quello verso la società politica e civile. Nel 2025 sono state indagate più di un milione di persone, formalmente per corruzione, un fenomeno che è ancora troppo presente nel tessuto politico cinese, ma che spesso ha nascosto la cattiva condotta politica, che deve essere interpretata soprattutto per forme di dissenso a vario livello. I numeri di indagati del 2025 sono i più alti da quando Xi Jinping è al potere, cioè dal 2012 ed è particolarmente rilevante l’incremento del sessanta per cento rispetto ad appena due anni prima. Una caratteristica particolarmente rilevante è che, attualmente, in Cina non vi è in corso una lotta di potere, ma che questi numeri di indagati riguardano l’applicazione sempre più ferrea applicata dal Partito Comunista per mantenere nel paese una rigida disciplina. Non si può non pensare che questa sia una tattica ferocemente ispirata dal Presidente e perseguita attraverso i suoi più fedeli collaboratori. L’impressione è Xi Jinping non voglia farsi trovare impreparato sul piano interno, per avere una situazione sempre più salda in patria in modo da affrontare le sfide internazionali senza altro pensiero. Si tratta non di una possibilità, ma di una certezza che l’occidente dovrà valutare attentamente prima di intraprendere qualsiasi rapporto con la Cina, che sarà sempre di più un monolite ben difficile da scalfire.
How China is preparing its domestic front to meet international challenges
In the current climate of profound international uncertainty, which has developed due to the changing conditions of US intentions regarding global geopolitics, including the presence of war in Europe and profound instability in the Middle East, China is pursuing an internal reorganization aimed at making it increasingly loyal to its President Xi Jinping, to ensure a firm Chinese posture capable of increasing its weight in global politics. The need to standardize the views of the ruling classes is being pursued through a series of internal crackdowns, involving high-ranking military officials and party officials from the highest to the lowest levels. The history of investigations against Chinese military personnel is a constant in the People's Republic of China and is based on accusations of disciplinary violations; in reality, these have always been cases of insubordination to party directives, and the recent cases, involving the dismissal of two very high-ranking generals, are nothing new: Xi Jinping requires absolute loyalty to avoid compromising adherence to party directives and the potential consequences for the possible methods of fighting. These provisions, however, should not mislead us regarding a possible negative impact on the Chinese armed forces. It is certain that in the long term, which is instrumental in a possible invasion of Taiwan, the changes at the top of the military are an investment in even greater political indoctrination and therefore in the loyalty of the armed forces. It should be kept in mind that Chinese investments in armaments are increasingly substantial: the navy has developed expansion plans that should bring Beijing's aircraft carriers to nine by 2035, and the growth of its nuclear arsenal will reach at least a thousand warheads by 2030. These developments could accentuate the American disengagement from European territory to focus militarily on the Chinese seas, defending the sea lanes, Taiwan, South Korea, and Japan. While the attitude on the military front is particularly severe, its attitude towards political and civil society is no less so. In 2025, more than a million people were investigated, formally for corruption, a phenomenon that is still all too present in China's political fabric, but which has often concealed political misconduct, which must be interpreted primarily as forms of dissent at various levels. The number of people under investigation in 2025 is the highest since Xi Jinping came to power in 2012, and the sixty percent increase compared to just two years earlier is particularly significant. A particularly notable feature is that, currently, China is not experiencing a power struggle, but rather that these numbers of people under investigation relate to the Communist Party's increasingly ironclad efforts to maintain rigid discipline in the country. One cannot help but suspect that this is a tactic fiercely inspired by the President and pursued through his most loyal aides. The impression is that Xi Jinping does not want to be caught unprepared domestically, aiming to maintain an increasingly solid situation at home and thus be able to face international challenges without further ado. This is not a possibility, but a certainty that the West will have to carefully evaluate before undertaking any relationship with China, which will increasingly be a monolith that will be very difficult to undermine.