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giovedì 27 agosto 2026

La minaccia della riduzione dell'impegno militare USA in Europa

 La minaccia è concreta: il Pentagono sta pensando ad una revisione circa la presenza militare degli USA negli stati europei dell’Alleanza Atlantica. Le possibilità di una riduzione del numero di effettivi, basi e capacità militari sembrano essere diventate potenzialmente molto concrete. La data attesa per conoscere il futuro della presenza militare USA in Europa sarà il 6 novembre, quando il Pentagono presenterà almeno quattro diverse opzioni per il dispiegamento delle forze militari. La situazione dei rapporti tra gli stati europei ed il presidente Trump, non è delle migliori ed i paesi dell’Alleanza Atlantica temono una grande riduzione degli effettivi presenti sui loro territori, dove, attualmente, sono presenti circa 80.000 militari USA. La minaccia concreta è che verranno penalizzati i paesi che non hanno fornito il sostegno richiesto dalla Casa Bianca nel conflitto contro l’Iran. Dal punto di vista politico le decisioni dei paesi europei, di non concedere le loro basi, è stata corretta poiché l’amministrazione americana aveva intrapreso una guerra senza avvisare gli alleati, come da protocollo e senza, quindi, tenere conto delle eventuali, ma certe, discordanze. Anche dal punto di vista normativo il diritto di sorvolo, parcheggio e scalo dei velivoli militari americani, che costituiscono i trattati dell’alleanza, è stato rispettato per le casistiche per cui è stato rifiutato; tuttavia si conosce l’allergia di Trump verso le norme e le procedure ed i rifiuti hanno costituito degli affronti personali verso il capo della Casa Bianca.  Una possibile lettura è che l’amministrazione americana voglia ricontrattare le modalità dell’utilizzo delle basi estere, minacciando la riduzione della presenza in Europa. Secondo i membri dell’Alleanza Atlantica una riduzione unilaterale delle truppe USA non sarebbe possibile senza accordi preventivi, ma le intenzioni di Trump erano già queste appena insediato, quando rinfacciava ai membri europei dell’Alleanza Atlantica di non contribuire abbastanza al bilancio e di lasciare il grosso dell’impegno proprio agli Stati Uniti. Che ci sia stata una immobilità sugli investimenti nella difesa europea è un dato di fatto e che l’atteggiamento per molti anni sia stato quello di delegare praticamente del tutto la difesa dell’Europa agli Stati Uniti è ugualmente vero. La politica americana, però, non può, in questo momento, disimpegnarsi troppo dall’Europa, soprattutto ora che ha intrapreso la via di sanzioni più dure verso l’Iran e l’appoggio maggiore dovrà venire proprio dai paesi del vecchio continente, anche in funzione di contenimento russo, che verosimilmente si schiererà, insieme con Pechino, a fianco di Teheran. In ogni caso gli USA non chiederanno, come contropartita, l’ampliamento degli accordi delle basi europee, ma anche un diverso approccio a loro favore, delle questioni relative allo spazio, alla cybersicurezza ed alle infrastrutture di intelligence. Se gli stati europei qualcosa dovranno concedere, dovranno velocizzare il processo di affrancamento dalla difesa americana e diventare un soggetto sempre più autonomo, si tratta di un processo che non può essere istantaneo ma che deve prevedere investimenti economici e regole politiche, ma che rappresenta l’unica strada per diventare anche un soggetto politico rilevante ed in grado di difendersi in maniera autonoma; ciò non vuole dire sospendere l’alleanza con gli USA, ma mettersi al riparo di personaggi che non condividono la presenza di un soggetto europeo di primo livello. La guerra ucraina, pur nella sua drammaticità, può favorire questo processo, grazie al vuoto che gli americani stanno lasciando e che può essere riempito soltanto da un soggetto europeo, perché più vicino fisicamente e quindi maggiormente coinvolto.

The threat of a reduction in US military commitment in Europe

 The threat is real: the Pentagon is considering a review of the US military presence in the European states of the Atlantic Alliance. The possibility of a reduction in the number of troops, bases, and military capabilities appears to have become potentially very real. The expected date for knowing the future of the US military presence in Europe is November 6, when the Pentagon will present at least four different options for the deployment of military forces. Relations between European states and President Trump are not optimist, and the countries of the Atlantic Alliance fear a significant reduction in the number of troops present on their territories, where approximately 80,000 US troops are currently stationed. The real threat is that countries that have not provided the support requested by the White House in the conflict against Iran will be penalized. From a political standpoint, the European countries' decision not to grant their bases was correct, as the US administration had launched a war without notifying its allies, as per protocol, and therefore without taking into account any potential, but certain, disagreements. Even from a regulatory perspective, the right to overflight, parking, and landing for American military aircraft, which are enshrined in the alliance's treaties, has been respected in the circumstances for which it was denied; however, Trump's allergy to rules and procedures is well known, and his refusals constituted personal affronts to the White House president. One possible interpretation is that the US administration wants to renegotiate the terms of use of foreign bases, threatening to reduce its presence in Europe. According to members of the Atlantic Alliance, a unilateral reduction of US troops would not be possible without prior agreements, but Trump's intentions were already there as soon as he took office, when he criticized the European members of the Atlantic Alliance for not contributing enough to the budget and for leaving the bulk of the effort to the United States. That there has been stagnation in European defense investments is a fact, and that the attitude for many years has been to practically entirely delegate Europe's defense to the United States is equally true. American policy, however, cannot, at this time, disengage too much from Europe, especially now that it has embarked on the path of tougher sanctions against Iran. Greater support will need to come from European countries, also in the interests of containing Russia, which will likely side with Beijing on Tehran's side. In any case, the US will not demand, in return, an expansion of the European base agreements, but rather a different approach, in its favor, to issues related to space, cybersecurity, and intelligence infrastructure. If European states are to concede anything, they must accelerate the process of freeing themselves from American defense and becoming an increasingly autonomous entity. This process cannot be instantaneous but must involve economic investment and political rules. This does not mean suspending the alliance with the US, but rather protecting itself from those who do not share the need for a top-tier European player. The Ukrainian war, despite its dramatic nature, can foster this process, thanks to the void the Americans are leaving behind, which can only be filled by a European player, because it is physically closer and therefore more involved.

La amenaza de una reducción del compromiso militar estadounidense en Europa

 La amenaza es real: el Pentágono está considerando una revisión de la presencia militar estadounidense en los estados europeos de la Alianza Atlántica. La posibilidad de una reducción en el número de tropas, bases y capacidades militares parece haberse vuelto muy real. La fecha prevista para conocer el futuro de la presencia militar estadounidense en Europa es el 6 de noviembre, cuando el Pentágono presentará al menos cuatro opciones diferentes para el despliegue de fuerzas militares. Las relaciones entre los estados europeos y el presidente Trump no son optimistas, y los países de la Alianza Atlántica temen una reducción significativa en el número de tropas presentes en sus territorios, donde actualmente se encuentran estacionados aproximadamente 80.000 soldados estadounidenses. La verdadera amenaza es que los países que no hayan brindado el apoyo solicitado por la Casa Blanca en el conflicto contra Irán sean penalizados. Desde un punto de vista político, la decisión de los países europeos de no ceder sus bases fue correcta, ya que la administración estadounidense había lanzado una guerra sin notificar a sus aliados, según el protocolo, y por lo tanto sin tener en cuenta posibles, pero ciertas, discrepancias. Incluso desde una perspectiva regulatoria, el derecho de sobrevuelo, estacionamiento y aterrizaje para aeronaves militares estadounidenses, consagrado en los tratados de la alianza, se ha respetado en las circunstancias en que se denegó; sin embargo, la aversión de Trump a las normas y los procedimientos es bien conocida, y sus negativas constituían afrentas personales al presidente de la Casa Blanca. Una posible interpretación es que la administración estadounidense busca renegociar los términos de uso de las bases extranjeras, amenazando con reducir su presencia en Europa. Según los miembros de la Alianza Atlántica, una reducción unilateral de las tropas estadounidenses no sería posible sin acuerdos previos, pero las intenciones de Trump ya estaban presentes desde que asumió el cargo, cuando criticó a los miembros europeos de la Alianza Atlántica por no contribuir lo suficiente al presupuesto y por dejar la mayor parte del esfuerzo a Estados Unidos. Es un hecho que las inversiones europeas en defensa se han estancado, y también es cierto que durante muchos años la actitud ha sido prácticamente delegar por completo la defensa de Europa a Estados Unidos. La política estadounidense, sin embargo, no puede, en este momento, desentenderse demasiado de Europa, especialmente ahora que ha emprendido el camino de sanciones más severas contra Irán. Necesitará un mayor apoyo de los países europeos, también en aras de contener a Rusia, que probablemente se alineará con Pekín del lado de Teherán. En cualquier caso, Estados Unidos no exigirá, a cambio, una ampliación de los acuerdos de bases europeas, sino un enfoque diferente, a su favor, en cuestiones relacionadas con el espacio, la ciberseguridad y la infraestructura de inteligencia. Si los estados europeos han de ceder en algo, deben acelerar el proceso de liberarse de la defensa estadounidense y convertirse en una entidad cada vez más autónoma. Este proceso no puede ser instantáneo, sino que debe implicar inversión económica y normas políticas. Esto no significa suspender la alianza con Estados Unidos, sino protegerse de aquellos que no comparten la necesidad de un actor europeo de primer nivel. La guerra de Ucrania, a pesar de su dramatismo, puede impulsar este proceso, gracias al vacío que dejan los estadounidenses, que solo puede ser llenado por un actor europeo, ya que está físicamente más cerca y, por lo tanto, más involucrado.

Die Gefahr einer Reduzierung des militärischen Engagements der USA in Europa

 Die Bedrohung ist real: Das Pentagon erwägt eine Überprüfung der US-Militärpräsenz in den europäischen Staaten des Atlantischen Bündnisses. Die Möglichkeit einer Reduzierung der Truppenstärke, der Stützpunkte und der militärischen Kapazitäten erscheint nun sehr wahrscheinlich. Am 6. November wird voraussichtlich über die Zukunft der US-Militärpräsenz in Europa entschieden. An diesem Tag wird das Pentagon mindestens vier verschiedene Optionen für die Stationierung der Streitkräfte vorstellen. Die Beziehungen zwischen den europäischen Staaten und Präsident Trump sind angespannt, und die Länder des Atlantischen Bündnisses befürchten eine deutliche Reduzierung der Truppenstärke auf ihrem Territorium, wo derzeit rund 80.000 US-Soldaten stationiert sind. Die eigentliche Bedrohung besteht darin, dass Länder, die die vom Weißen Haus im Konflikt gegen den Iran geforderte Unterstützung nicht geleistet haben, bestraft werden. Aus politischer Sicht war die Entscheidung der europäischen Länder, ihre Stützpunkte nicht zur Verfügung zu stellen, richtig, da die US-Regierung einen Krieg begonnen hatte, ohne ihre Verbündeten – entgegen dem Protokoll – zu informieren und somit mögliche, aber sichere Meinungsverschiedenheiten zu berücksichtigen. Auch aus regulatorischer Sicht wurde das in den Bündnisverträgen verankerte Recht auf Überflug, Parken und Landen amerikanischer Militärflugzeuge in den Fällen, in denen es verweigert wurde, respektiert. Trumps Abneigung gegen Regeln und Verfahren ist jedoch bekannt, und seine Weigerungen stellten eine persönliche Beleidigung für den Präsidenten des Weißen Hauses dar. Eine mögliche Interpretation ist, dass die US-Regierung die Nutzungsbedingungen ausländischer Stützpunkte neu verhandeln und mit einer Reduzierung ihrer Präsenz in Europa drohen will. Laut Mitgliedern des Atlantischen Bündnisses wäre eine einseitige Reduzierung der US-Truppen ohne vorherige Vereinbarungen nicht möglich. Trumps Absichten waren jedoch bereits nach seinem Amtsantritt erkennbar, als er die europäischen Mitglieder des Atlantischen Bündnisses dafür kritisierte, nicht genug zum Budget beizutragen und den Großteil der Arbeit den Vereinigten Staaten zu überlassen. Dass die europäischen Verteidigungsinvestitionen stagnieren, ist eine Tatsache, und dass die Haltung seit vielen Jahren darin besteht, die europäische Verteidigung praktisch vollständig den Vereinigten Staaten zu überlassen, ist ebenso wahr. Die amerikanische Politik kann sich derzeit jedoch nicht zu weit von Europa lösen, insbesondere jetzt, da sie den Kurs verschärfter Sanktionen gegen den Iran eingeschlagen hat. Mehr Unterstützung vonseiten der europäischen Länder ist erforderlich, auch im Interesse der Eindämmung Russlands, das sich voraussichtlich an die Seite Pekings und Teherans stellen wird. Die USA werden im Gegenzug jedenfalls keine Ausweitung der europäischen Militärstützpunktabkommen fordern, sondern vielmehr eine für sie vorteilhaftere Herangehensweise an Fragen der Weltraum-, Cybersicherheits- und Geheimdienstinfrastruktur. Sollten die europäischen Staaten Zugeständnisse machen, müssen sie den Prozess der Unabhängigkeit von der amerikanischen Verteidigung und der Entwicklung zu einer zunehmend autonomen Einheit beschleunigen. Dieser Prozess kann nicht von heute auf morgen erfolgen, sondern erfordert wirtschaftliche Investitionen und politische Regelungen. Dies bedeutet nicht, das Bündnis mit den USA aufzulösen, sondern sich vor jenen zu schützen, die die Notwendigkeit eines führenden europäischen Akteurs nicht teilen. Der Ukraine-Krieg kann, trotz seiner dramatischen Natur, diesen Prozess fördern, da er ein Vakuum hinterlässt, das nur von einem europäischen Akteur gefüllt werden kann, weil dieser geografisch näher und somit stärker involviert ist.

La menace d'une réduction de l'engagement militaire américain en Europe

 La menace est bien réelle : le Pentagone envisage de revoir la présence militaire américaine dans les États européens de l'Alliance atlantique. La possibilité d'une réduction du nombre de soldats, de bases et de capacités militaires semble désormais très concrète. La date prévue pour connaître l'avenir de la présence militaire américaine en Europe est le 6 novembre, date à laquelle le Pentagone présentera au moins quatre options de déploiement. Les relations entre les États européens et le président Trump sont tendues, et les pays de l'Alliance atlantique craignent une réduction significative du nombre de soldats présents sur leur territoire, où sont actuellement stationnés environ 80 000 soldats américains. La véritable menace réside dans les sanctions que pourraient subir les pays n'ayant pas apporté le soutien demandé par la Maison-Blanche dans le conflit iranien. D'un point de vue politique, la décision des pays européens de ne pas céder leurs bases était justifiée, car l'administration américaine avait déclenché une guerre sans en informer ses alliés, contrairement au protocole, et donc sans tenir compte d'éventuels désaccords, pourtant inévitables. Même d'un point de vue réglementaire, le droit de survol, de stationnement et d'atterrissage des aéronefs militaires américains, inscrit dans les traités de l'Alliance, a été respecté dans les circonstances où il a été refusé. Cependant, l'aversion de Trump pour les règles et les procédures est notoire, et ses refus ont été perçus comme des affronts personnels par le président américain. Une interprétation possible est que l'administration américaine souhaite renégocier les conditions d'utilisation des bases étrangères, menaçant de réduire sa présence en Europe. Selon les membres de l'Alliance atlantique, une réduction unilatérale des troupes américaines serait impossible sans accords préalables, mais les intentions de Trump étaient déjà manifestes dès sa prise de fonctions, lorsqu'il a reproché aux membres européens de l'Alliance de ne pas contribuer suffisamment au budget et de laisser l'essentiel de l'effort aux États-Unis. La stagnation des investissements européens dans la défense est un fait, tout comme le fait que, depuis de nombreuses années, la défense de l'Europe soit pratiquement entièrement déléguée aux États-Unis. La politique américaine ne peut toutefois pas, à l'heure actuelle, se désengager trop de l'Europe, surtout maintenant qu'elle s'est engagée sur la voie de sanctions plus sévères contre l'Iran. Un soutien accru sera nécessaire de la part des pays européens, notamment pour contenir la Russie, qui se rangera vraisemblablement du côté de Pékin et de Téhéran. En tout état de cause, les États-Unis n'exigeront pas, en contrepartie, un élargissement des accords européens sur les bases, mais plutôt une approche différente, en leur faveur, sur les questions liées à l'espace, à la cybersécurité et aux infrastructures de renseignement. Si les États européens doivent faire des concessions, ils doivent accélérer le processus d'émancipation de la défense américaine et devenir des entités de plus en plus autonomes. Ce processus ne peut être instantané ; il nécessite des investissements économiques et une réglementation politique. Il ne s'agit pas de suspendre l'alliance avec les États-Unis, mais plutôt de se prémunir contre ceux qui ne partagent pas la nécessité d'un acteur européen de premier plan. La guerre en Ukraine, malgré son caractère dramatique, peut favoriser ce processus, grâce au vide laissé par les Américains, vide que seul un acteur européen peut combler, car il est géographiquement plus proche et donc plus impliqué.

A ameaça de uma redução do empenhamento militar dos EUA na Europa.

 A ameaça é real: o Pentágono está a considerar uma revisão da presença militar dos EUA nos países europeus da Aliança Atlântica. A possibilidade de redução do número de tropas, bases e capacidades militares parece ter-se tornado muito concreta. A data prevista para se conhecer o futuro da presença militar dos EUA na Europa é 6 de novembro, altura em que o Pentágono apresentará pelo menos quatro opções diferentes para o destacamento de forças militares. As relações entre os países europeus e o Presidente Trump não são optimistas, e os países da Aliança Atlântica temem uma redução significativa do número de tropas presentes nos seus territórios, onde estão actualmente estacionados cerca de 80.000 soldados norte-americanos. A verdadeira ameaça é que os países que não prestaram o apoio solicitado pela Casa Branca no conflito contra o Irão sejam penalizados. Do ponto de vista político, a decisão dos países europeus de não cederem as suas bases foi correcta, uma vez que o governo americano iniciou uma guerra sem notificar os seus aliados, de acordo com o protocolo, e, portanto, sem ter em conta quaisquer potenciais, mas inevitáveis, desacordos. Mesmo do ponto de vista regulamentar, o direito de sobrevoo, estacionamento e aterragem das aeronaves militares americanas, consagrado nos tratados da aliança, foi respeitado nas circunstâncias em que foi negado; contudo, a aversão de Trump a regras e procedimentos é notória, e as suas recusas constituíram afrontas pessoais ao presidente da Casa Branca. Uma possível interpretação é a de que o governo americano deseja renegociar os termos de utilização das bases estrangeiras, ameaçando reduzir a sua presença na Europa. Segundo os membros da Aliança Atlântica, uma redução unilateral das tropas norte-americanas não seria possível sem acordos prévios, mas as intenções de Trump já estavam presentes desde a sua tomada de posse, quando criticou os membros europeus da Aliança Atlântica por não contribuírem o suficiente para o orçamento e por deixarem a maior parte do esforço para os Estados Unidos. É um facto que se verificou uma estagnação nos investimentos europeus na defesa, e também é verdade que a postura adotada durante muitos anos foi praticamente a de delegar toda a defesa da Europa nos Estados Unidos. A política americana, contudo, não pode, neste momento, distanciar-se muito da Europa, especialmente agora que embarcou no caminho de sanções mais duras contra o Irão. Será necessário maior apoio dos países europeus, também no interesse de conter a Rússia, que provavelmente se aliará a Pequim ao lado de Teerão. Em todo o caso, os EUA não exigirão, em troca, uma expansão dos acordos das bases militares europeias, mas sim uma abordagem diferente, a seu favor, em questões relacionadas com o espaço, a cibersegurança e as infraestruturas de inteligência. Se os Estados europeus tiverem de ceder em alguma coisa, deverão acelerar o processo de desvinculação da defesa americana e tornarem-se entidades cada vez mais autónomas. Este processo não pode ser instantâneo, mas deve envolver investimentos económicos e regras políticas. Isto não significa suspender a aliança com os EUA, mas sim proteger-se daqueles que não partilham a necessidade de um actor europeu de primeira linha. A guerra na Ucrânia, apesar da sua natureza dramática, pode impulsionar este processo, graças ao vazio deixado pelos americanos, que só pode ser preenchido por um actor europeu, por estar fisicamente mais próximo e, por isso, mais envolvido.

Угроза сокращения военного присутствия США в Европе

 Угроза реальна: Пентагон рассматривает вопрос о пересмотре военного присутствия США в европейских государствах Атлантического альянса. Возможность сокращения численности войск, баз и военных возможностей, похоже, стала вполне реальной. Ожидаемая дата, когда станет известна судьба американского военного присутствия в Европе, — 6 ноября, когда Пентагон представит как минимум четыре различных варианта развертывания вооруженных сил. Отношения между европейскими государствами и президентом Трампом не оптимистичны, и страны Атлантического альянса опасаются значительного сокращения численности войск на своих территориях, где в настоящее время дислоцировано около 80 000 американских военнослужащих. Реальная угроза заключается в том, что страны, не предоставившие поддержку, запрошенную Белым домом в конфликте против Ирана, будут подвергнуты санкциям. С политической точки зрения, решение европейских стран не предоставлять свои базы было правильным, поскольку администрация США начала войну, не уведомив своих союзников, как того требует протокол, и, следовательно, не приняв во внимание потенциальные, но неизбежные разногласия. Даже с точки зрения регулирования, право на пролет, стоянку и посадку американских военных самолетов, закрепленное в договорах альянса, соблюдалось в тех случаях, когда в нем было отказано; однако известно, что Трамп не приемлет правил и процедур, и его отказы представляли собой личное оскорбление президента Белого дома. Одно из возможных толкований заключается в том, что администрация США хочет пересмотреть условия использования иностранных баз, угрожая сократить свое присутствие в Европе. По мнению членов Атлантического альянса, одностороннее сокращение американских войск было бы невозможно без предварительных соглашений, но намерения Трампа были таковыми еще до вступления в должность, когда он критиковал европейских членов Атлантического альянса за недостаточный вклад в бюджет и за то, что они оставляют основную часть усилий на Соединенные Штаты. Тот факт, что европейские инвестиции в оборону стагнируют, является фактом, и то, что на протяжении многих лет практически полностью оборона Европы делегируется Соединенным Штатам, также верно. Однако американская политика в настоящее время не может слишком сильно дистанцироваться от Европы, особенно сейчас, когда она встала на путь ужесточения санкций против Ирана. Необходима большая поддержка со стороны европейских стран, в том числе в интересах сдерживания России, которая, вероятно, встанет на сторону Пекина в противостоянии с Тегераном. В любом случае, США не будут требовать взамен расширения европейских соглашений о базовых структурах, а скорее иного, в свою пользу, подхода к вопросам, связанным с космосом, кибербезопасностью и разведывательной инфраструктурой. Если европейские государства и готовы на что-либо пойти, они должны ускорить процесс освобождения от американской обороны и превращения в более автономное образование. Этот процесс не может быть мгновенным, он должен включать экономические инвестиции и политические правила. Это не означает приостановку альянса с США, а скорее защиту от тех, кто не разделяет потребность в ведущем европейском игроке. Украинская война, несмотря на свой драматический характер, может способствовать этому процессу благодаря вакууму, который оставляют после себя американцы, и который может быть заполнен только европейским игроком, поскольку он физически ближе и, следовательно, более вовлечен.

美國在歐洲減少軍事投入的威脅

 威脅真實存在:五角大廈正在考慮重新評估美國在大西洋聯盟歐洲國家的軍事存在。減少駐軍人數、基地數量和軍事能力的可能性似乎已變得非常現實。預計11月6日將宣布美國在歐洲軍事存在的未來走向,屆時五角大廈將提出至少四種不同的軍事部署方案。歐洲國家與川普總統的關係並不樂觀,大西洋聯盟國家擔心駐紮在其領土上的美軍人數會大幅減少,目前約有8萬美軍駐紮在這些國家。真正的威脅在於,那些沒有按照白宮的要求在對伊衝突中提供支持的國家將受到懲罰。從政治角度來看,歐洲國家拒絕提供軍事基地的決定是正確的,因為美國政府在沒有按照相關協議通知盟友的情況下發動了戰爭,因此也沒有考慮到任何潛在的、但必然存在的分歧。即使從監管角度來看,美國軍用飛機飛越、停放和降落的權利——這些權利已寫入聯盟條約——在被拒絕的情況下也得到了尊重;然而,川普對規則和程序的抵觸是眾所周知的,他的拒絕構成了對白宮總統的個人冒犯。一個可能的解釋是,美國政府希望重新談判海外基地的使用條款,並威脅要減少在歐洲的駐軍。大西洋聯盟成員國表示,如果沒有事先協議,單方面削減美軍是不可能的,但川普上任之初就已顯露其意圖,當時他批評大西洋聯盟的歐洲成員國對預算的貢獻不足,並將大部分國防工作留給了美國。歐洲國防投資停滯不前是事實,多年來幾乎完全將歐洲國防委託給美國的態度也同樣不爭的事實。然而,美國目前的政策不能與歐洲完全脫鉤,尤其是在其已開始對伊朗實施更嚴厲制裁的情況下。歐洲國家需要給予更多支持,這也關乎遏制俄羅斯的利益,因為俄羅斯很可能與北京站在德黑蘭這邊。無論如何,美國不會要求歐洲國家擴大其基地協議,而是希望它們在太空、網路安全和情報基礎設施等問題上採取更有利於美國的立場。如果歐洲國家要做出任何讓步,就必須加快擺脫美國防務的步伐,成為一個日益獨立的實體。這個過程不可能一蹴而就,而是需要經濟投入和政治規則的共同作用。這並不意味著中止與美國的聯盟,而是要保護自身免受那些不認同需要一個頂級歐洲力量的國家的侵害。烏克蘭戰爭雖然性質惡劣,但卻能促進這項進程,因為美國撤離後留下的權力真空只能由歐洲國家填補,因為歐洲國家地理位置較近,也因此更能參與其中。

欧州における米軍の関与縮小の脅威

 脅威は現実のものだ。国防総省は、北大西洋条約機構(NATO)加盟の欧州諸国における米軍の駐留状況の見直しを検討している。兵力、基地、軍事能力の削減の可能性は、非常に現実味を帯びてきているようだ。欧州における米軍の駐留の将来が明らかになるのは11月6日と予想されており、国防総省は少なくとも4つの異なる軍事力展開案を提示する予定だ。欧州諸国とトランプ大統領の関係は楽観視できるものではなく、NATO加盟国は、現在約8万人の米軍が駐留している自国領土における米軍の大幅な削減を懸念している。真の脅威は、イランとの紛争においてホワイトハウスが要請した支援を提供しなかった国々が制裁を受けることだ。政治的な観点から言えば、欧州諸国が基地の提供を拒否した決定は正しかった。なぜなら、米国政権は、議定書に従って同盟国に通知することなく、したがって、起こりうる、しかし確実な意見の相違を考慮せずに戦争を開始したからだ。規制の観点から見ても、同盟条約に明記されている米軍機の領空通過、駐機、着陸の権利は、拒否された状況下でも尊重されてきた。しかし、トランプ氏の規則や手続きに対するアレルギーはよく知られており、彼の拒否はホワイトハウス大統領に対する個人的な侮辱となった。考えられる解釈の一つは、米国政権が外国基地の使用条件を再交渉し、ヨーロッパにおける駐留規模を縮小すると脅迫しているということだ。大西洋同盟加盟国によれば、事前の合意なしに米軍を一方的に削減することは不可能だが、トランプ氏の意図は就任直後から明らかで、大西洋同盟のヨーロッパ加盟国が予算に十分な貢献をしておらず、防衛努力の大部分を米国に任せていると批判していた。ヨーロッパの防衛投資が停滞していることは事実であり、長年にわたりヨーロッパの防衛を事実上完全に米国に委ねてきた姿勢も同様に事実である。しかし、アメリカの政策は、特にイランに対するより厳しい制裁措置に乗り出した今、現時点ではヨーロッパとの関係を過度に断つことはできない。ロシアを封じ込めるためにも、ヨーロッパ諸国からのより大きな支援が必要となるだろう。ロシアはテヘラン側に立って北京と連携する可能性が高いからだ。いずれにせよ、アメリカは見返りにヨーロッパの基地協定の拡大を要求するのではなく、宇宙、サイバーセキュリティ、情報インフラに関する問題について、アメリカに有利な異なるアプローチを要求するだろう。ヨーロッパ諸国が何らかの譲歩をするとすれば、アメリカの防衛から脱却し、より自律的な存在へと進化するプロセスを加速させなければならない。このプロセスは即座に完了するものではなく、経済投資と政治的ルールを伴う必要がある。これはアメリカとの同盟を停止することを意味するのではなく、むしろヨーロッパをトップレベルのプレーヤーとして必要としない国々から自国を守ることを意味する。ウクライナ戦争は、その劇的な性質にもかかわらず、このプロセスを促進する可能性がある。なぜなら、アメリカが残した空白は、地理的に近く、したがってより深く関与できるヨーロッパのプレーヤーによってのみ埋められるからである。

خطر تقليص الالتزام العسكري الأمريكي في أوروبا

 التهديد حقيقي: يدرس البنتاغون مراجعة الوجود العسكري الأمريكي في الدول الأوروبية الأعضاء في حلف شمال الأطلسي. ويبدو أن احتمال تقليص عدد القوات والقواعد والقدرات العسكرية بات وارداً جداً. ومن المتوقع أن يُحسم مصير الوجود العسكري الأمريكي في أوروبا في السادس من نوفمبر، حيث سيقدم البنتاغون أربعة خيارات على الأقل لنشر القوات. ولا تبشر العلاقات بين الدول الأوروبية والرئيس ترامب بالخير، وتخشى دول حلف شمال الأطلسي من تقليص كبير في عدد القوات الموجودة على أراضيها، حيث يتمركز حالياً نحو 80 ألف جندي أمريكي. ويكمن التهديد الحقيقي في معاقبة الدول التي لم تقدم الدعم الذي طلبه البيت الأبيض في الصراع ضد إيران. ومن الناحية السياسية، كان قرار الدول الأوروبية بعدم منح قواعدها صحيحاً، إذ شنت الإدارة الأمريكية حرباً دون إخطار حلفائها، خلافاً للبروتوكول، وبالتالي دون مراعاة أي خلافات محتملة، وإن كانت مؤكدة. حتى من منظور تنظيمي، فقد تم احترام حق الطائرات العسكرية الأمريكية في التحليق والوقوف والهبوط، وهو حق مكفول في معاهدات الحلف، في الظروف التي مُنع فيها هذا الحق؛ إلا أن نفور ترامب من القواعد والإجراءات معروف، وقد شكّلت رفضه إهانات شخصية لرئيس البيت الأبيض. أحد التفسيرات المحتملة هو أن الإدارة الأمريكية ترغب في إعادة التفاوض على شروط استخدام القواعد الأجنبية، مما يهدد بتقليص وجودها في أوروبا. ووفقًا لأعضاء حلف شمال الأطلسي، فإن خفض القوات الأمريكية من جانب واحد غير ممكن دون اتفاقيات مسبقة، لكن نوايا ترامب كانت واضحة منذ توليه منصبه، عندما انتقد الأعضاء الأوروبيين في الحلف لعدم مساهمتهم الكافية في الميزانية ولتركهم الجزء الأكبر من الجهد للولايات المتحدة. إن ركود الاستثمارات الدفاعية الأوروبية حقيقة واقعة، وكذلك حقيقة أن الموقف السائد لسنوات عديدة كان يتمثل في تفويض الدفاع الأوروبي بالكامل تقريبًا إلى الولايات المتحدة. مع ذلك، لا يمكن للسياسة الأمريكية، في الوقت الراهن، أن تنفصل كثيراً عن أوروبا، لا سيما بعد أن شرعت في فرض عقوبات أشد على إيران. سيتطلب الأمر دعماً أكبر من الدول الأوروبية، أيضاً لمصلحة احتواء روسيا، التي من المرجح أن تنحاز إلى بكين في صف طهران. على أي حال، لن تطالب الولايات المتحدة، في المقابل، بتوسيع نطاق اتفاقيات القواعد الأوروبية، بل بنهج مختلف، يصب في مصلحتها، تجاه القضايا المتعلقة بالفضاء والأمن السيبراني والبنية التحتية الاستخباراتية. إذا أرادت الدول الأوروبية تقديم أي تنازلات، فعليها تسريع عملية تحررها من الدفاع الأمريكي والتحول إلى كيان أكثر استقلالية. لا يمكن أن تكون هذه العملية فورية، بل يجب أن تشمل استثمارات اقتصادية وقواعد سياسية. هذا لا يعني تعليق التحالف مع الولايات المتحدة، بل يعني حماية نفسها من أولئك الذين لا يشاركونها الحاجة إلى لاعب أوروبي بارز. يمكن للحرب الأوكرانية، على الرغم من طبيعتها المأساوية، أن تعزز هذه العملية، بفضل الفراغ الذي يتركه الأمريكيون، والذي لا يمكن ملؤه إلا من قبل لاعب أوروبي، لأنه أقرب جغرافياً وبالتالي أكثر انخراطاً.

martedì 25 agosto 2026

Il Regno Unito assume la leadership al posto degli USA nella questione ucraina.

 In occasione della ricorrenza del trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza della nazione Ucraina, il primo ministro britannico Andy Burnham ha fatto una promessa politicamente molto rilevante: il Regno Unito, infatti, fornirà i progetti per la produzione dei missili a lungo raggio a Kiev; ciò consentirà, con la declassificazione delle informazioni circa la componentistica del i missili Storm Shadow, di impiantare linee di produzione in terra ucraina. Questa autonomia consentirà alle forze ucraine di superare gli ostacoli dati dalle forniture di materiali preassemblati e con limitazioni di utilizzo. La gittata di questi missili è di circa 250 km ed in teoria consente di colpire obiettivi all’interno del territorio russo. Questo nuovo elemento dovrebbe costringere ad arretrare le basi logistiche russe situate immediatamente dietro le linee di combattimento e rallentare così i già difficili rifornimenti; inoltre con opportune correzioni ai missili potrebbero essere colpite basi strategiche di Mosca ancora più interne. Tuttavia questi benefici, dal lato pratico militare, non saranno immediati per la necessità di approntare le linee di produzione, che necessitano di un tempo di allestimento non certo veloce, ma che potrebbe essere misurato in termini di mesi o forse di anni. L’importanza, come già sottolineato, al momento è esclusivamente politica, perché il significato di consegnare a Kiev i piani di costruzione dei missili significa che Londra innalza la sfida al Cremlino, nonostante le conseguenze sulla riconfigurazione dell’assetto difensivo russo siano ancora lontane. Ma le implicazioni politiche non riguardano solo le relazioni tra Regno Unito e Russia, ma anche tra Londra e Bruxelles con il primo ministro inglese che è apparso molto determinato a rafforzare le relazioni con L’Unione Europea, inoltre l’Ucraina ha espressamente affermato che il paese ucraino rappresenta la prima linea a difesa dell’Europa contro il neo imperialismo russo. In politica estera sembra proprio che Londra voglia prendere il posto abbandonato da Washington nel ruolo di leadership della difesa europea. Non che il Regno Unito sia solo, la coalizione dei volenterosi, composta anche da Francia e Germania, ha ribadito la volontà di schierare truppe, nel ruolo di forze di pace, in Ucraina una volta terminato il conflitto. La grande incertezza dell’atteggiamento americano nei confronti del conflitto ucraino-russo ha determinato una posizione più convinta nel sostegno a Kiev da parte degli europei, che pare quasi un esercizio preparatorio ed obbligato al progressivo sganciamento degli USA dal vecchio continente e che si è materializzato in un impegno finanziario costante ma non solo: anche la lotta contro il traffico di petrolio portato avanti dalla Russia ha subito gravi perdite, arrivando a privare la Russia di introiti di circa 495 miliardi di dollari, che sarebbero stati destinati ad alimentare le spese per il conflitto. Sul piano degli investimenti attivi i paesi nordici ed i baltici hanno finalizzato il piano congiunto di difesa aerea, in funzione di protezione anche dell’Ucraina. La Commissione europea ha sbloccato altri 6,1 miliardi di euro per l’acquisto, da parte di Kiev, dei sistemi missilistici franco-italiani SAMP/T, che saranno destinati ad aumentare le capacità della difesa aerea. Con questo stanziamento l’Unione Europea arriva ad un investimento che supera i 22 miliardi per gli aiuti militari verso il paese ucraino a cui devono essere aggiunti i 9,2 miliardi di euro che la Norvegia ha destinato nel 2026 e che rinnoverà nel 2027, facendo entrare il sostegno a Kiev come programma statale. Nonostante esistano ancora nazioni che paiono timide nel sostegno all’Ucraina, il percorso appare avviato in modo sostanziale e può diventare, con investimenti costanti e mirati, un programma di affrancamento dagli USA, caratterizzati da un atteggiamento di minore attenzione verso l’Europa. 

The United Kingdom takes over the leadership from the US on the Ukrainian issue.

 On the occasion of the thirty-fifth anniversary of Ukraine's independence, British Prime Minister Andy Burnham made a politically significant promise: the United Kingdom will provide Kiev with the blueprints for the production of long-range missiles. This, with the declassification of information regarding the components of the Storm Shadow missiles, will allow production lines to be established on Ukrainian soil. This autonomy will allow Ukrainian forces to overcome the obstacles posed by the supply of pre-assembled materials with limited use. The range of these missiles is approximately 250 km and, in theory, allows them to strike targets deep inside Russian territory. This new element should force Russian logistics bases located immediately behind the battle lines to retreat, thus slowing the already difficult supply routes. Furthermore, with appropriate adjustments to the missiles, even more strategic bases inland from Moscow could be hit. However, these benefits, from a practical military perspective, will not be immediate due to the need to prepare the production lines, which certainly require a timeframe that is far from rapid, but could be measured in months or perhaps years. The importance, as already emphasized, is currently exclusively political, because handing over the missile construction plans to Kiev signifies London's raising the bar on the Kremlin, even though the consequences for the reconfiguration of Russia's defense posture are still far off. But the political implications concern not only relations between the United Kingdom and Russia, but also between London and Brussels, with the British Prime Minister appearing very determined to strengthen relations with the European Union. Furthermore, Ukraine has explicitly stated that Ukraine represents the front line in Europe's defense against Russian neo-imperialism. In foreign policy, it seems London is eager to take over the leadership role of European defense abandoned by Washington. Not that the United Kingdom is alone; the coalition of the willing, also including France and Germany, has reaffirmed its willingness to deploy troops as peacekeepers in Ukraine once the conflict is over. The great uncertainty surrounding the American stance on the Ukrainian-Russian conflict has led to a more determined European stance in supporting Kiev, which appears almost like a preparatory exercise, obligatory for the US's gradual disengagement from the old continent. This has materialized in a constant financial commitment, but not only that: the fight against Russian oil trafficking has also suffered serious losses, depriving Russia of approximately $495 billion in revenue, which would have been used to finance the conflict. In terms of active investments, the Nordic and Baltic countries have finalized a joint air defense plan, also to protect Ukraine. The European Commission has released an additional €6.1 billion for Kiev's purchase of the Franco-Italian SAMP/T missile systems, which will be used to increase its air defense capabilities. With this allocation, the European Union has invested more than €22 billion in military aid to Ukraine. This investment should be added to the €9.2 billion Norway has allocated in 2026 and will renew in 2027, establishing its support for Kiev as a state program. Although there are still nations that appear timid in their support for Ukraine, the process appears to be well underway and, with sustained and targeted investments, could become a program of emancipation from the United States, which has become less attentive to Europe.

El Reino Unido asume el liderazgo de Estados Unidos en la cuestión ucraniana.

 Con motivo del trigésimo quinto aniversario de la independencia de Ucrania, el primer ministro británico, Andy Burnham, hizo una promesa de gran trascendencia política: el Reino Unido proporcionará a Kiev los planos para la producción de misiles de largo alcance. Esto, junto con la desclasificación de la información relativa a los componentes de los misiles Storm Shadow, permitirá establecer líneas de producción en territorio ucraniano. Esta autonomía permitirá a las fuerzas ucranianas superar los obstáculos que supone el suministro de materiales preensamblados de uso limitado. El alcance de estos misiles es de aproximadamente 250 km y, en teoría, les permite alcanzar objetivos en lo profundo del territorio ruso. Este nuevo elemento debería obligar a las bases logísticas rusas situadas inmediatamente detrás de las líneas del frente a replegarse, ralentizando así las ya de por sí complicadas rutas de suministro. Además, con los ajustes adecuados a los misiles, podrían alcanzarse bases aún más estratégicas en el interior del país, lejos de Moscú. Sin embargo, desde una perspectiva militar práctica, estos beneficios no serán inmediatos debido a la necesidad de preparar las líneas de producción, lo que sin duda requiere un plazo considerable, que podría medirse en meses o incluso años. La importancia, como ya se ha destacado, es actualmente exclusivamente política, pues entregar los planes de construcción de misiles a Kiev supone que Londres está elevando el listón para el Kremlin, aunque las consecuencias para la reconfiguración de la postura defensiva rusa aún estén lejos. Pero las implicaciones políticas no solo afectan a las relaciones entre el Reino Unido y Rusia, sino también entre Londres y Bruselas, dado que el Primer Ministro británico parece muy decidido a fortalecer las relaciones con la Unión Europea. Además, Ucrania ha declarado explícitamente que representa la primera línea de defensa de Europa contra el neoimperialismo ruso. En política exterior, parece que Londres está deseoso de asumir el liderazgo en la defensa europea, abandonado por Washington. No es que el Reino Unido esté solo; la coalición de países dispuestos, que también incluye a Francia y Alemania, ha reafirmado su disposición a desplegar tropas como fuerzas de paz en Ucrania una vez finalizado el conflicto. La gran incertidumbre que rodea la postura estadounidense sobre el conflicto ucraniano-ruso ha propiciado una postura europea más firme en apoyo a Kiev, lo que parece casi un ejercicio preparatorio, obligatorio para la retirada gradual de Estados Unidos del viejo continente. Esto se ha materializado en un compromiso financiero constante, pero no solo eso: la lucha contra el tráfico de petróleo ruso también ha sufrido graves pérdidas, privando a Rusia de aproximadamente 495 mil millones de dólares en ingresos, que se habrían utilizado para financiar el conflicto. En cuanto a inversiones activas, los países nórdicos y bálticos han finalizado un plan conjunto de defensa aérea, también para proteger a Ucrania. La Comisión Europea ha liberado 6.100 millones de euros adicionales para la compra por parte de Kiev de los sistemas de misiles franco-italianos SAMP/T, que se utilizarán para aumentar sus capacidades de defensa aérea. Con esta asignación, la Unión Europea ha invertido más de 22 mil millones de euros en ayuda militar a Ucrania. Esta inversión se suma a los 9.200 millones de euros que Noruega asignó en 2026 y que renovará en 2027, consolidando su apoyo a Kiev como un programa estatal. Si bien todavía hay naciones que parecen tímidas en su apoyo a Ucrania, el proceso parece estar bien encaminado y, con inversiones sostenidas y específicas, podría convertirse en un programa de emancipación de Estados Unidos, que se ha vuelto menos atento a Europa.

Das Vereinigte Königreich übernimmt die Führungsrolle von den USA in der Ukraine-Frage.

 Anlässlich des 35. Jahrestages der ukrainischen Unabhängigkeit gab der britische Premierminister Andy Burnham ein politisch bedeutsames Versprechen ab: Großbritannien wird Kiew die Baupläne für die Produktion von Langstreckenraketen zur Verfügung stellen. Dies, zusammen mit der Freigabe der Informationen über die Komponenten der Sturmschatten-Raketen, ermöglicht den Aufbau von Produktionslinien auf ukrainischem Boden. Diese Autonomie wird es den ukrainischen Streitkräften ermöglichen, die Schwierigkeiten zu überwinden, die durch die Lieferung vormontierter Materialien mit begrenzter Einsatzfähigkeit entstehen. Die Reichweite dieser Raketen beträgt etwa 250 km und erlaubt es ihnen theoretisch, Ziele tief im russischen Territorium anzugreifen. Dieses neue Element sollte russische Logistikbasen unmittelbar hinter den Frontlinien zum Rückzug zwingen und so die ohnehin schon schwierigen Nachschubwege weiter verlangsamen. Mit entsprechenden Anpassungen an den Raketen könnten zudem noch strategischere Stützpunkte im Landesinneren von Moskau angegriffen werden. Aus militärischer Sicht werden diese Vorteile jedoch nicht sofort eintreten, da die Produktionslinien erst aufgebaut werden müssen. Dieser Prozess erfordert sicherlich einen langen Zeitraum, der sich auf Monate oder gar Jahre belaufen kann. Die Bedeutung ist, wie bereits betont, derzeit ausschließlich politischer Natur, denn die Übergabe der Raketenbaupläne an Kiew bedeutet, dass London die Messlatte für den Kreml höher legt, auch wenn die Folgen für die Neuausrichtung der russischen Verteidigungsstrategie noch in weiter Ferne liegen. Die politischen Implikationen betreffen jedoch nicht nur die Beziehungen zwischen Großbritannien und Russland, sondern auch zwischen London und Brüssel, wobei der britische Premierminister sehr entschlossen scheint, die Beziehungen zur Europäischen Union zu stärken. Darüber hinaus hat die Ukraine ausdrücklich erklärt, dass sie die vorderste Front im Kampf Europas gegen den russischen Neoimperialismus darstellt. Außenpolitisch scheint London bestrebt zu sein, die von Washington aufgegebene Führungsrolle in der europäischen Verteidigung zu übernehmen. Großbritannien steht damit nicht allein da; die Koalition der Willigen, zu der auch Frankreich und Deutschland gehören, hat ihre Bereitschaft bekräftigt, nach dem Ende des Konflikts Truppen als Friedenstruppen in die Ukraine zu entsenden. Die große Unsicherheit über die amerikanische Haltung im ukrainisch-russischen Konflikt hat zu einer entschlosseneren europäischen Unterstützung für Kiew geführt, die beinahe wie eine obligatorische Vorbereitungsmaßnahme für den schrittweisen Rückzug der USA vom europäischen Kontinent wirkt. Dies manifestiert sich in einem kontinuierlichen finanziellen Engagement, aber nicht nur darin: Auch der Kampf gegen den russischen Ölschmuggel hat schwere Verluste erlitten und Russland Einnahmen in Höhe von rund 495 Milliarden US-Dollar entzogen, die zur Finanzierung des Konflikts verwendet worden wären. Was aktive Investitionen betrifft, haben die nordischen und baltischen Staaten einen gemeinsamen Luftverteidigungsplan, ebenfalls zum Schutz der Ukraine, finalisiert. Die Europäische Kommission hat zusätzliche 6,1 Milliarden Euro für den Kauf der französisch-italienischen SAMP/T-Raketensysteme durch Kiew freigegeben, die zur Stärkung der ukrainischen Luftverteidigungskapazitäten eingesetzt werden sollen. Mit dieser Zuweisung hat die Europäische Union mehr als 22 Milliarden Euro in Militärhilfe für die Ukraine investiert. Diese Investition soll zu den 9,2 Milliarden Euro hinzukommen, die Norwegen für 2026 bereitgestellt und 2027 erneuert hat, wodurch die Unterstützung für Kiew zu einem staatlichen Programm wird. Obwohl es immer noch Nationen gibt, die die Ukraine nur zögerlich unterstützen, scheint der Prozess gut im Gange zu sein und könnte, bei nachhaltigen und gezielten Investitionen, zu einem Programm der Emanzipation von den Vereinigten Staaten werden, die Europa immer weniger Aufmerksamkeit schenken.

Le Royaume-Uni prend le relais des États-Unis dans le dossier ukrainien.

 À l'occasion du trente-cinquième anniversaire de l'indépendance de l'Ukraine, le Premier ministre britannique Andy Burnham a fait une promesse politiquement significative : le Royaume-Uni fournira à Kiev les plans de production de missiles à longue portée. Cette mesure, conjuguée à la déclassification d'informations concernant les composants des missiles Storm Shadow, permettra la mise en place de chaînes de production sur le sol ukrainien. Cette autonomie permettra aux forces ukrainiennes de surmonter les difficultés liées à l'approvisionnement en matériel pré-assemblé à usage limité. La portée de ces missiles est d'environ 250 km et, en théorie, leur permet d'atteindre des cibles en profondeur en territoire russe. Ce nouvel élément devrait contraindre les bases logistiques russes situées immédiatement derrière les lignes de front à se replier, ralentissant ainsi les voies d'approvisionnement déjà saturées. De plus, moyennant quelques ajustements, il serait possible de toucher des bases encore plus stratégiques à l'intérieur des terres, loin de Moscou. Toutefois, d'un point de vue militaire pratique, ces avantages ne seront pas immédiats, car la mise en place des chaînes de production nécessite un délai conséquent, qui pourrait se compter en mois, voire en années. L'importance de cette affaire, comme nous l'avons déjà souligné, est pour l'instant exclusivement politique, car la remise des plans de construction de missiles à Kiev signifie que Londres met la pression sur le Kremlin, même si les conséquences sur la reconfiguration du dispositif de défense russe sont encore lointaines. Mais les implications politiques concernent non seulement les relations entre le Royaume-Uni et la Russie, mais aussi entre Londres et Bruxelles, le Premier ministre britannique semblant très déterminé à renforcer les relations avec l'Union européenne. De plus, l'Ukraine a explicitement déclaré qu'elle représente la première ligne de défense de l'Europe contre le néo-impérialisme russe. En matière de politique étrangère, Londres semble désireuse de reprendre le rôle de chef de file de la défense européenne abandonné par Washington. Le Royaume-Uni n'est d'ailleurs pas seul ; la coalition des pays volontaires, qui comprend également la France et l'Allemagne, a réaffirmé sa volonté de déployer des troupes comme forces de maintien de la paix en Ukraine une fois le conflit terminé. La grande incertitude qui entoure la position américaine sur le conflit ukraino-russe a conduit à une position européenne plus résolue en faveur de Kiev, ce qui apparaît presque comme un exercice préparatoire, une étape nécessaire au désengagement progressif des États-Unis du vieux continent. Cela s'est concrétisé par un engagement financier constant, mais pas seulement : la lutte contre le trafic de pétrole russe a également subi de lourdes pertes, privant la Russie d'environ 495 milliards de dollars de recettes qui auraient servi à financer le conflit. En matière d'investissements concrets, les pays nordiques et baltes ont finalisé un plan commun de défense aérienne, notamment pour protéger l'Ukraine. La Commission européenne a débloqué 6,1 milliards d'euros supplémentaires pour l'acquisition par Kiev de systèmes de missiles franco-italiens SAMP/T, qui renforceront ses capacités de défense aérienne. Grâce à cette allocation, l'Union européenne a investi plus de 22 milliards d'euros dans l'aide militaire à l'Ukraine. Cet investissement s'ajoute aux 9,2 milliards d'euros alloués par la Norvège en 2026 et qu'elle renouvellera en 2027, inscrivant ainsi son soutien à Kiev dans un programme d'État. Bien que certains pays semblent encore timides dans leur soutien à l'Ukraine, le processus paraît bien engagé et, grâce à des investissements soutenus et ciblés, pourrait devenir un programme d'émancipation vis-à-vis des États-Unis, dont l'attention envers l'Europe s'est considérablement réduite.

O Reino Unido assume a liderança dos EUA na questão ucraniana.

 Por ocasião do trigésimo quinto aniversário da independência da Ucrânia, o primeiro-ministro britânico, Andy Burnham, fez uma promessa politicamente significativa: o Reino Unido fornecerá a Kiev os projectos para a produção de mísseis de longo alcance. Isto, juntamente com a desclassificação da informação sobre os componentes dos mísseis Storm Shadow, permitirá o estabelecimento de linhas de produção em território ucraniano. Esta autonomia permitirá às forças ucranianas ultrapassar os obstáculos impostos pelo fornecimento de materiais pré-montados com uma utilização limitada. O alcance destes mísseis é de aproximadamente 250 km e, em teoria, permite atingir alvos em território russo. Este novo elemento deverá obrigar as bases logísticas russas localizadas imediatamente atrás das linhas de batalha a recuar, dificultando ainda mais as já complexas rotas de abastecimento. Além disso, com os ajustes apropriados nos mísseis, poderão ser atingidas bases ainda mais estratégicas no interior do país, próximas de Moscovo. No entanto, estes benefícios, numa perspectiva militar prática, não serão imediatos devido à necessidade de preparar as linhas de produção, o que requer certamente um calendário que está longe de ser curto, podendo demorar meses ou mesmo anos. A importância, como já foi sublinhado, é actualmente exclusivamente política, uma vez que a entrega dos planos de construção de mísseis a Kiev significa que Londres está a elevar o nível de exigência em relação ao Kremlin, embora as consequências para a reconfiguração da postura de defesa da Rússia ainda estejam longe. Mas as implicações políticas dizem respeito não só às relações entre o Reino Unido e a Rússia, mas também entre Londres e Bruxelas, tendo o primeiro-ministro britânico demonstrado grande determinação em reforçar os laços com a União Europeia. Além disso, a Ucrânia declarou explicitamente que representa a linha da frente na defesa da Europa contra o neoimperialismo russo. Em política externa, Londres parece ansiosa por assumir a liderança na defesa europeia, papel abandonado por Washington. Não que o Reino Unido esteja sozinho; a coligação de países dispostos a colaborar, que inclui também a França e a Alemanha, reafirmou a sua disponibilidade para enviar tropas como forças de manutenção da paz para a Ucrânia assim que o conflito terminar. A grande incerteza em torno da posição americana sobre o conflito ucraniano-russo levou a uma postura europeia mais determinada em apoio de Kiev, o que parece quase um exercício preparatório, obrigatório para o gradual desengajamento dos EUA do velho continente. Isto materializou-se num compromisso financeiro constante, mas não só: a luta contra o tráfico de petróleo russo também sofreu perdas significativas, privando a Rússia de aproximadamente 495 mil milhões de dólares em receitas, que teriam sido utilizadas para financiar o conflito. Em termos de investimentos ativos, os países nórdicos e bálticos finalizaram um plano conjunto de defesa aérea, também para proteger a Ucrânia. A Comissão Europeia libertou mais 6,1 mil milhões de euros para a compra, por parte de Kiev, dos sistemas de mísseis franco-italianos SAMP/T, que serão utilizados para aumentar as suas capacidades de defesa aérea. Com esta verba, a União Europeia investiu mais de 22 mil milhões de euros em ajuda militar à Ucrânia. Este investimento deverá ser somado aos 9,2 mil milhões de euros que a Noruega destinou em 2026 e renovará em 2027, estabelecendo o seu apoio a Kiev como um programa de Estado. Embora ainda existam nações que se mostram tímidas no seu apoio à Ucrânia, o processo parece estar bem encaminhado e, com investimentos sustentados e direcionados, poderá vir a ser um programa de emancipação dos Estados Unidos, que se têm mostrado menos atentos à Europa.

Соединенное Королевство принимает на себя ведущую роль США в украинском вопросе.

 По случаю тридцать пятой годовщины независимости Украины премьер-министр Великобритании Энди Бернхэм дал политически важное обещание: Соединенное Королевство предоставит Киеву чертежи для производства ракет большой дальности. Это, наряду с рассекречиванием информации о компонентах ракет «Штормовая тень», позволит создать производственные линии на украинской территории. Такая автономия позволит украинским войскам преодолеть препятствия, связанные с поставкой предварительно собранных материалов ограниченного назначения. Дальность действия этих ракет составляет приблизительно 250 км и, теоретически, позволяет поражать цели глубоко на территории России. Этот новый элемент должен заставить российские логистические базы, расположенные непосредственно за линией фронта, отступить, тем самым замедлив и без того сложные пути снабжения. Более того, при соответствующей доработке ракет можно будет поражать еще более стратегически важные базы в глубине материка от Москвы. Однако эти преимущества с практической военной точки зрения не будут ощутимы немедленно из-за необходимости подготовки производственных линий, что, безусловно, потребует времени, далеко не быстрого, а может быть измерено в месяцы или даже годы. Как уже подчеркивалось, в настоящее время это имеет исключительно политическое значение, поскольку передача Киеву планов строительства ракет означает повышение Лондоном требований к Кремлю, хотя последствия для перестройки оборонной стратегии России еще далеки. Но политические последствия касаются не только отношений между Великобританией и Россией, но и отношений между Лондоном и Брюсселем, поскольку британский премьер-министр, похоже, полон решимости укрепить отношения с Европейским союзом. Более того, Украина прямо заявила, что представляет собой передовую линию в европейской обороне против российского неоимпериализма. Во внешней политике, похоже, Лондон стремится взять на себя ведущую роль в европейской обороне, от которой отказался Вашингтон. При этом Великобритания не одинока; коалиция желающих, в которую также входят Франция и Германия, подтвердила свою готовность разместить войска в качестве миротворцев на Украине после окончания конфликта. Большая неопределенность вокруг американской позиции по украинско-российскому конфликту привела к более решительной европейской позиции в поддержке Киева, что выглядит почти как подготовительное мероприятие, обязательное для постепенного ухода США со старого континента. Это материализовалось в постоянных финансовых вложениях, но не только в это: борьба с российским незаконным оборотом нефти также понесла серьезные потери, лишив Россию примерно 495 миллиардов долларов дохода, которые могли бы быть использованы для финансирования конфликта. Что касается активных инвестиций, то страны Северной Европы и Балтии завершили разработку совместного плана противовоздушной обороны, в том числе для защиты Украины. Европейская комиссия выделила дополнительные 6,1 миллиарда евро на закупку Киевом франко-итальянских зенитно-ракетных комплексов SAMP/T, которые будут использованы для повышения его возможностей противовоздушной обороны. С учетом этих средств Европейский союз инвестировал более 22 миллиардов евро в военную помощь Украине. Эти инвестиции должны быть добавлены к 9,2 миллиардам евро, выделенным Норвегией в 2026 году и продленным в 2027 году, что подтверждает поддержку Киева в рамках государственной программы. Хотя некоторые страны по-прежнему проявляют нерешительность в своей поддержке Украины, процесс, похоже, идет полным ходом и при условии постоянных и целенаправленных инвестиций может превратиться в программу освобождения от влияния Соединенных Штатов, которые стали уделять меньше внимания Европе.

英國在烏克蘭問題上取代美國成為領導者。

 在烏克蘭獨立35週年之際,英國首相安迪伯納姆做出了一項意義重大的政治承諾:英國將向基輔提供遠程飛彈的生產藍圖。隨著「風暴陰影」導彈部件資訊的解密,烏克蘭將能夠在本土建立生產線。這種自主性將使烏克蘭軍隊能夠克服因預組裝零件供應有限而造成的障礙。這些飛彈的射程約為250公里,理論上可以打擊俄羅斯境內縱深目標。這項新要素將迫使位於戰線後方的俄羅斯後勤基地撤退,減緩本已困難的補給線。此外,透過對飛彈進行適當調整,甚至可以打擊莫斯科內陸更多戰略要地。然而,從實際軍事角度來看,這些好處不會立竿見影,因為生產線的建設需要時間,這絕非一朝一夕之功,可能需要數月甚至數年。如前文所述,此事目前的重要性完全在於政治層面,因為將飛彈建造計畫移交給基輔,這意味著倫敦提高了對克里姆林宮的要求,儘管對俄羅斯國防態勢調整的影響尚不明朗。但其政治意義不僅關乎英國與俄羅斯的關係,也關乎倫敦與布魯塞爾的關係,英國首相似乎決心加強與歐盟的關係。此外,烏克蘭已明確表示,烏克蘭是歐洲抵禦俄羅斯新帝國主義的前線。在外交政策方面,倫敦似乎渴望接過華盛頓放棄的歐洲防衛領導權。當然,英國並非孤軍奮戰;包括法國和德國在內的「自願聯盟」已重申,一旦衝突結束,他們願意向烏克蘭派遣維和部隊。美國在烏克蘭-俄羅斯衝突問題上的立場極度不明朗,導致歐洲更加堅定支持基輔,這幾乎像是美國逐步從歐洲大陸撤軍的必要準備。這種支持體現在持續的財政投入上,不僅如此,打擊俄羅斯石油走私的行動也造成了重大損失,使俄羅斯損失了約4,950億美元的收入,而這些收入原本可能被用於資助衝突。在實際投資方面,北歐和波羅的海國家已敲定一項聯合防空計劃,旨在保護烏克蘭。歐盟委員會已額外撥款61億歐元,用於基輔購買法義聯合研發的SAMP/T飛彈系統,以提升其防空能力。加上這筆撥款,歐盟對烏克蘭的軍事援助總額已超過220億歐元。這項投資應與挪威在2026年撥出的92億歐元(將於2027年續約)合併,從而將挪威對基輔的支持確立為國家計畫。儘管仍有一些國家在支持烏克蘭方面顯得猶豫不決,但這一進程似乎正在順利進行,並且如果能夠持續進行有針對性的投資,最終可能成為一項擺脫美國控制的計劃,因為美國對歐洲的關注度已有所下降。

英国はウクライナ問題において、米国から主導権を引き継いだ。

 ウクライナ独立35周年を記念して、英国のアンディ・バーナム首相は政治的に重要な約束をした。英国はキエフに対し、長距離ミサイルの製造設計図を提供するというものだ。これにより、ストームシャドウミサイルの構成部品に関する情報が機密解除され、ウクライナ国内に生産ラインを確立することが可能になる。この自主性によって、ウクライナ軍は使用回数が限られている既製資材の供給によって生じる障害を克服できる。これらのミサイルの射程は約250kmで、理論上はロシア領土の奥深くにある標的を攻撃できる。この新たな兵器は、戦線のすぐ後ろに位置するロシアの兵站基地を後退させ、既に困難な補給ルートをさらに遅らせるはずだ。さらに、ミサイルを適切に調整すれば、モスクワから内陸にあるより戦略的な基地も攻撃できる可能性がある。しかし、実際の軍事的観点から見ると、これらの利点はすぐには得られないだろう。生産ラインの準備には、決して短期間ではなく、数ヶ月、あるいは数年かかる可能性があるからだ。既に強調したように、その重要性は今のところもっぱら政治的なものである。ミサイル製造計画をキエフに引き渡すことは、ロシアの防衛態勢の再編への影響はまだ遠いとはいえ、ロンドンがクレムリンに対してハードルを引き上げたことを意味しているからだ。しかし、政治的な意味合いは、英国とロシアの関係だけでなく、ロンドンとブリュッセルの関係にも及ぶ。英国首相は、欧州連合との関係強化に非常に強い意欲を示しているようだ。さらに、ウクライナは、ウクライナがロシアの新帝国主義に対する欧州防衛の最前線であると明言している。外交政策において、ロンドンはワシントンが放棄した欧州防衛のリーダーシップを引き継ぐことに熱心であるように見える。英国だけがそうしているわけではない。フランスやドイツを含む有志連合は、紛争終結後にウクライナに平和維持部隊を派遣する意思を改めて表明している。ウクライナ・ロシア紛争に対するアメリカの立場をめぐる大きな不確実性は、キエフ支援に対する欧州のより断固とした姿勢につながり、これはまるでアメリカが徐々に欧州大陸から撤退するための準備演習のように見える。これは継続的な財政的コミットメントという形で具体化しているが、それだけではない。ロシアの石油密輸との戦いも深刻な損失を被り、ロシアは約4950億ドルの収入を失った。この収入は紛争の資金に充てられるはずだった。積極的な投資という点では、北欧諸国とバルト諸国はウクライナを守るための共同防空計画を策定した。欧州委員会は、キエフが防空能力を強化するために使用するフランス・イタリア製のSAMP/Tミサイルシステムを購入するために、さらに61億ユーロを拠出した。この割り当てにより、欧州連合はウクライナへの軍事援助に220億ユーロ以上を投資したことになる。この投資は、ノルウェーが2026年に拠出し、2027年に更新する予定の92億ユーロに加算されるべきであり、キエフへの支援を国家プログラムとして確立するものである。ウクライナへの支援に依然として消極的な国もあるものの、このプロセスは順調に進んでいるようで、持続的かつ的を絞った投資によって、欧州への関心が薄れつつある米国からの独立プログラムとなる可能性もある。

تتولى المملكة المتحدة زمام المبادرة من الولايات المتحدة في القضية الأوكرانية.

 بمناسبة الذكرى الخامسة والثلاثين لاستقلال أوكرانيا، قطع رئيس الوزراء البريطاني آنذاك، آندي بورنهام، وعدًا ذا دلالة سياسية بالغة: ستزود المملكة المتحدة كييف بمخططات إنتاج صواريخ بعيدة المدى. هذا، إلى جانب رفع السرية عن المعلومات المتعلقة بمكونات صواريخ "ستورم شادو"، سيمكن من إنشاء خطوط إنتاج على الأراضي الأوكرانية. ستتيح هذه الاستقلالية للقوات الأوكرانية التغلب على العقبات التي يفرضها توريد المواد المُجمّعة مسبقًا ذات الاستخدام المحدود. يبلغ مدى هذه الصواريخ حوالي 250 كيلومترًا، ونظريًا، يسمح لها بضرب أهداف في عمق الأراضي الروسية. من شأن هذا العنصر الجديد أن يُجبر قواعد الإمداد الروسية الواقعة خلف خطوط القتال مباشرةً على التراجع، مما يُبطئ طرق الإمداد الصعبة أصلًا. علاوة على ذلك، مع إجراء التعديلات المناسبة على الصواريخ، يُمكن ضرب قواعد استراتيجية أخرى داخل الأراضي الروسية بعيدًا عن موسكو. مع ذلك، لن تكون هذه الفوائد، من منظور عسكري عملي، فورية نظرًا للحاجة إلى تجهيز خطوط الإنتاج، الأمر الذي يتطلب بالتأكيد فترة زمنية طويلة، قد تُقاس بأشهر أو ربما سنوات. تكمن الأهمية، كما سبق التأكيد، في الجانب السياسي البحت حاليًا، إذ يُشير تسليم خطط بناء الصواريخ إلى كييف إلى رفع لندن سقف التوقعات من الكرملين، رغم أن تداعيات ذلك على إعادة تشكيل الموقف الدفاعي الروسي لا تزال بعيدة المنال. ولا تقتصر التداعيات السياسية على العلاقات بين المملكة المتحدة وروسيا فحسب، بل تمتد لتشمل العلاقات بين لندن وبروكسل، حيث يبدو رئيس الوزراء البريطاني عازمًا على تعزيز العلاقات مع الاتحاد الأوروبي. علاوة على ذلك، صرّحت أوكرانيا صراحةً بأنها تمثل خط المواجهة في دفاع أوروبا ضد النزعة الإمبريالية الروسية الجديدة. وفي السياسة الخارجية، يبدو أن لندن حريصة على تولي زمام قيادة الدفاع الأوروبي الذي تخلت عنه واشنطن. ولا تقف المملكة المتحدة وحدها في هذا الموقف؛ فقد أكد تحالف الدول الراغبة، الذي يضم فرنسا وألمانيا أيضًا، استعداده لنشر قوات حفظ سلام في أوكرانيا حال انتهاء النزاع. وقد أدى الغموض الكبير الذي يكتنف الموقف الأمريكي من الصراع الأوكراني الروسي إلى موقف أوروبي أكثر حزمًا في دعم كييف، وهو ما يبدو أشبه بتدريب تحضيري، لا غنى عنه لانسحاب الولايات المتحدة التدريجي من القارة العجوز. وقد تجسد ذلك في التزام مالي مستمر، بل وأكثر من ذلك: فقد تكبدت الحرب ضد تهريب النفط الروسي خسائر فادحة، إذ حرمت روسيا من عائدات تُقدر بنحو 495 مليار دولار، كان من الممكن استخدامها لتمويل الصراع. أما فيما يتعلق بالاستثمارات الفعّالة، فقد وضعت دول الشمال ودول البلطيق اللمسات الأخيرة على خطة مشتركة للدفاع الجوي، لحماية أوكرانيا أيضاً. وقد خصصت المفوضية الأوروبية مبلغاً إضافياً قدره 6.1 مليار يورو لكييف لشراء منظومات صواريخ SAMP/T الفرنسية الإيطالية، والتي ستُستخدم لتعزيز قدراتها الدفاعية الجوية. وبهذا التخصيص، يكون الاتحاد الأوروبي قد استثمر أكثر من 22 مليار يورو في المساعدات العسكرية لأوكرانيا. ومن المقرر إضافة هذا الاستثمار إلى مبلغ 9.2 مليار يورو خصصته النرويج في عام 2026، والذي سيتم تجديده في عام 2027، مما يرسخ دعمها لكييف كبرنامج حكومي. ورغم وجود دول لا تزال تبدو مترددة في دعمها لأوكرانيا، إلا أن العملية تبدو جارية على قدم وساق، ومع الاستثمارات المستدامة والموجهة، يُمكن أن تُصبح برنامجاً للتحرر من الولايات المتحدة، التي باتت أقل اهتماماً بأوروبا.